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Come sanare L’IVA Periodica non inviata

IVA Periodica non inviata: ecco come sanare, ridurre le sanzioni o evitarle.

IVA Periodica non inviata: ecco come sanare, ridurre le sanzioni o evitarle.

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Che cos’è ’IVA? L’IVA è l’imposta sul valore aggiunto, si applica tutte le volte in cui l’imprenditore effettua cessioni beni, dunque vende beni, come prevede l’art. 1 del D.P.R.633/72, oppure vengono effettuate prestazioni di servizi verso corrispettivo, si pensi ai contratti d’opera, agli appalti, ai trasporti, alle mediazioni, ai depositi e in genere alle obbligazioni di fare, non fare e permettere, quale che ne sia la fonte, come stabilisce l’art.3 del D.P.R.633/72.

Liquidazioni mensili o trimestrali?

Se sei titolare di un’azienda sarai tenuto a seguire tutti gli adempimenti in materia di liquidazione IVA mensile o trimestrale a seconda del tuo volume d’affari, cosicché avrai una liquidazione IVA trimestrale nel caso in cui il tuo volume d’affari non supera i 400.000,00 euro per le prestazioni di servizi e 700.000,00 per le altre attività e in tutti gli altri casi avrai una liquidazione mensile, come stabilisce la Risoluzione dell’Agenzia delle Entrate n. 15/E del 13 febbraio 2012.

Tuttavia esistono dei contribuenti speciali per i quali è ammessa la liquidazione IVA trimestrale senza vincoli di fatturato, è il caso degli esercenti arti e professioni sanitarie, degli esercenti attività di servizi al pubblico, dei distributori di carburanti, degli autotrasportatori di merci per conto terzi.

Perché si dice che l’IVA è periodica? come si effettua il calcolo?

L’IVA è periodica perché segue delle scadenze precise per il suo versamento.

Per i contribuenti mensili, il versamento dell’IVA, qualora dalla differenza tra l’Iva esigibile sulle vendite nel mese precedente (iva a debito) e l’Iva detraibile sugli acquisti nel mese precedente (iva a credito) risulti un debito IVA questa va versata all’Erario entro il 16 del mese successivo a quello di riferimento.

Segue un esempio per chiarire meglio:

Fatture emesse a gennaio 2018 = imponibile 10.000,00 + IVA a debito (22%) 2.200,00;

Fatture acquisti a gennaio 2018 = imponibile 8.000,00 + IVA a credito (22%) 1.760,00;

IVA a debito – IVA a credito = 2.200-1.760 = 440 Euro.

Come possiamo notare, dalla liquidazione mensile del mese di gennaio, si è originato un debito IVA che va versato entro il 16 del mese di febbraio con un apposito modello F24 e con codice tributo dell’Iva mensilecomposto dal numero60 seguito dal mese di riferimentoad esempio 6001 perché nel nostro caso il mese è gennaio.

Qualora, invece, l’IVA a debito sia inferiore alla somma dell’IVA a credito, dalla differenza si origina un credito Iva che può essere utilizzato per compensare le posizioni debitorie dei periodi successivi.

Esempio concreto

Un’azienda ha acquistato tavoli e sedie per un totale di 55.000,00 euro + IVA al 22%

Successivamente riceve un ordine di acquisto per n. 15 tavoli e n. 15 sedie pari a 17.100,00 euro + IVA al 22%, per un totale di 20.862,00.

Il prezzo di un tavolo è pari a 920,00 euro, la sedia costa 220,00 euro

l’IVA a credito pari a 12.100,00 euro (22% su 55.000,00)

l’IVA a debito pari a 3.760,00 euro (22% su 17.100,00)

In questo caso risulta che l’IVA a credito è maggiore di quella a debito.

Siccome tu hai un credito IVA, non devi versare alcuna IVA allo Stato, anzi, potrai usare l’IVA a credito per compensare altri debiti fiscali dal 1° gennaio dell’anno successivo.

La compensazione del credito deve essere fatta mediante la sua esposizione nel modello F24, nella colonna “importi a credito” usando il seguente codice tributo 6099

Scadenze IVA trimestrale: quali sono?

Per quanto riguarda, invece, le liquidazioni trimestrali seguono le rispettive scadenze:

Per il I° trimestre la liquidazione si effettua entro il 31 maggio 2018;

Per il II° trimestre la liquidazione si effettua entro il 17 settembre 2018;

Per il III° trimestre la liquidazione si effettua entro il 30 novembre 2018;

Per il IV° trimestre la liquidazione si effettua entro il 28 febbraio 2019, l’ultimo giorno del mese di febbraio dell’anno successivo.

Rimborso Credito IVA

Voglio precisare che il credito IVA può essere anche chiesto a rimborso, infatti l’art. 32 della conversione del decreto 193/2016 ha addirittura innalzato da 15.000,00 euro a 30.000,00 la soglia dell’ammontare dei rimborsi IVA subordinati al rilascio di apposite garanzie da parte del beneficiario, modificando così anche l’art. 38-bis del D.P.R.633/72.

Ciò vuol dire che se tu hai un credito IVA di 30.000,00 euro potrai chiederlo a rimborso senza presentare garanzie.

Non hai più bisogno che il tuo commercialista apponga il visto di conformità, non devi presentare le attestazioni di solidità patrimoniale, né di continuità aziendale o il DURC, il documento di regolarità contributiva che dimostra che, sei un’azienda sana finanziariamente e, riesci ad assolvere tutti i pagamenti, ai fini previdenziali, assicurativi e assistenziali, e non hai debiti nei confronti dell’INPS, dell’ INAIL e Cassa Edili.

Com’è possibile sanare la propria posizione per non aver inviato la comunicazione dati IVA?

Qualora ti accorgi di aver trasmesso dati sbagliati o incompleti o addirittura non hai inviato la comunicazione stessa, l’Agenzia delle Entrate nella Risoluzione 104/E/2017 ha stabilito che puoi porre rimedio, inviando la comunicazione corretta e successivamente versando le sanzioni, eventualmente ridotte per l’applicazione del ravvedimento operoso, in due momenti successivi.

La omessa, la incompleta e la infedele comunicazione dei dati delle liquidazioni periodiche IVA viene punita con la sanzione amministrativa da euro 500,00 a euro 2.000,00, ridotta alla metà se la comunicazione è effettuata entro i 15 giorni successivi alla scadenza di legge, ovvero se, nel medesimo termine, è effettuata la trasmissione corretta dei dati.

Se regolarizzi prima di presentare la Dichiarazione annuale IVA 2018 sei obbligato comunque a inviare la comunicazione errata, omessa o incompleta.

Non sei obbligato ad inviare la comunicazione errata, omessa o incompleta se la regolarizzi direttamente con la dichiarazione annuale IVA oppure successivamente alla sua presentazione.

Infatti se con la Dichiarazione Iva annuale sono stati corretti oppure integrati e, vengono inviati, i dati precedentemente omessi, incompleti o errati, e inseriti nell’apposito quadro VH della dichiarazione IVA annuale, allora la sanzione viene ridotta.

Se, invece, con la Dichiarazione Iva annuale le omissioni, le irregolarità non sono state sanate, si dovrà ricorrere al ravvedimento operoso, presentare una Dichiarazione Iva annuale integrativa e versare la sanzione eventualmente ridotta.

Istituto del ravvedimento operoso: come funziona?

Con il ravvedimento operoso il contribuente, sia esso professionista, che azienda o intermediario abilitato, sana eventuali ritardi, omissioni, errori nelle dichiarazioni o mancati pagamenti di tasse e tributi.

Infatti il ravvedimento può essere applicato al nuovo Spesometro e di conseguenza alla comunicazione IVA fatture emesse e ricevute e alla comunicazione periodica IVA. Il contribuente può da solo compilare il modello F24 e inserire il codice tributo, relativo alla omessa o errata comunicazione periodica IVA inserendo il seguente codice tributo 8911.

Per quanto riguarda il quarto trimestre 2017, qualora hai omesso la comunicazione della liquidazione periodica puoi effettuare la comunicazione e ricorrere al ravvedimento entro il 2 aprile 2018, dietro il versamento di una sanzione pari a 55,56 euro; oppure entro il 10 settembre 2018, qualora tu abbia provveduto ad inserire i dati della comunicazione trimestrale omessa nella dichiarazione IVA 2018 dietro il versamento di 71,43 euro.

Inoltre, grazie al provvedimento inerente allo Spesometro light, nel caso si verifichino errori con l’invio delle fatture del primo semestre e il contribuente le corregge con l’invio del II° semestre entro il 6 aprile 2018 non vi saranno sanzioni spesometro 2018.

Sia per lo Spesometro ravvedimento Comunicazioni delle liquidazioni IVA che per lo Spesometro ravvedimento fatture emesse e ricevute si possono avere sanzioni più o meno ridotte a seconda del tempo impiegato per porvi rimedio, a titolo di esempio, prendiamo due estremi: un minimo di giorni e un massimo.

Se invii o correggi la comunicazione delle liquidazioni IVA, entro 15 giorni dalla scadenza, la sanzione è ridotta a 1/9 di 250 euro, ed è pari a 27,78 euro, oltre i termini dei due anni, la sanzione è ridotta a 1/6 di 500 ed è pari a 83,33 euro. Diversamente, dopo aver constatato la violazione, la sanzione è pari a 100 euro.

Per lo Spesometro ravvedimento fatture emesse e ricevute, qualora vi provvedi entro 15 giorni, la sanzione è ridotta a 1/9 di 180 euro ed è pari a 20 euro. Oltre 15 giorni dalla scadenza la sanzione è 1/9 di 360 ed è pari a 40 euro.

Infine dopo la constatazione della violazione con processo verbale di constatazione e, fino al giorno della notifica dell’atto impositivo, la sanzione nei primi 15 giorni dalla scadenza è ridotta a 1/5 di 180, ed è pari a 36 euro. Oltre i 15 giorni la sanzione è ridotta a 1/5 di 360 ed è pari a 72 euro.

Come puoi notare è sempre possibile rimediare ai propri errori!

Non ti resta altro che metterti in regola con le scadenze!

Dal momento che i casi sono tanti e, qui per comodità espositiva non li elenchiamo tutti, ti invitiamo a chiamarci e, ad esporci il tuo, cosicché possiamo aiutarti nell’immediato ad evitare la sanzione, se è possibile, oltre che a ridurla.

Hai ancora dubbi su Come sanare L’IVA Periodica non inviata? Scrivilo nei commenti

Come sanare L’IVA Periodica non inviata ultima modifica: 2018-07-10T08:01:16+02:00 da Dr. Andrea Raffaele
Dr. Andrea Raffaele
Dr. Andrea Raffaele
Corporate Tax Consultant, Advisor e CTU del Tribunale di Roma con una solida esperienza Aziendale in attività di Amministrazione, Finanza, Controllo di Gestione, Pianificazione Strategica, Business Planning, HR e di gestione di progetti di Start-up aziendali, di Riorganizzazione e Change Management maturata in prestigiose aziende Nazionali e Internazionali

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