Come si calcola l'autofinanziamento societario | Societaria

Come si calcola l’autofinanziamento societario

Come si calcola l’autofinanziamento societario

Come si calcola l’autofinanziamento societario

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L’autofinanziamento è la capacità dell’azienda di far fronte alle esigenze finanziarie, si pensi all’azienda che ha sostenuto dei costi per fare investimenti  ma non ha ancora ottenuto degli introiti, senza ricorrere a forme di indebitamento o a capitale di credito ma grazie agli utili conseguiti dall’azienda stessa e non prelevati.

Autofinanziamento come forma di risparmio

L’autofinanziamento inteso come forma di risparmio capace di coprire il fabbisogno finanziario richiesto dalla gestione stessa dell’azienda per sostenere investimenti miranti allo sviluppo aziendale.

In che modo l’azienda riesce a fronteggiare al fabbisogno finanziario ricorrendo a risorse interne?

Utilizzando gli utili conseguiti, gli accantonamenti per rischi e oneri, gli ammortamenti,  evitando di ricorrere a finanziamenti esterni, riducendo l’indebitamento, riducendo i debiti più di quanto si sono ridotti gli investimenti nel corso della gestione.

Quali sono le risorse interne proprie?

Il trattamento di fine rapporto, il TFR, rappresenta una delle principali forme di autofinanziamento dell’azienda, infatti è una risorsa a cui è possibile attingere grazie alle quote accantonate durante gli anni.

Utili portati a nuovo  sono gli utili non distribuiti tra i soci ma reinvestiti all’interno dell’azienda stessa.

Accantonamenti  per fondi rischi e oneri futuri  le risorse accantonate consentono di coprire i costi e le perdite che si sono manifestate nell’esercizio. Spesso rappresentano una solida forma durevole  di finanziamento  per l’impresa. Infatti secondo l’art. 2424 bis, comma 3 del codice civile  gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile dei quali tuttavia alla chiusura dell’esercizio sono indeterminati l’ammontare o la data di sopravvenienza.

 Ammortamento è un procedimento tecnico-contabile che consente di ripartire il costo sostenuto dall’azienda per acquistare un bene durevole da impiegare nel processo produttivo per più anni.

Si pensi ad un macchinario il cui costo pluriennale viene ripartito tra gli esercizi di vita utile del bene, in virtù della sua utilità aziendale. Il costo viene ripartito in quote costanti per il numero degli anni in cui sarà utilizzato il bene.

L’ammortamento offre la possibilità all’azienda di recuperare il capitale investito, di procurarsi liquidità imputando a conto economico i costi non monetari, contrapposti a ricavi monetari derivanti dalle vendite.

Ripartizione del fabbisogno finanziario

E’ necessario effettuare un’ adeguata e puntuale qualificazione del fabbisogno al fine di scegliere  le più opportune modalità di copertura. Pertanto è possibile distinguere il fabbisogno in:

  • Fabbisogno duraturo, legato ad investimenti in immobilizzazioni e quindi a ciclo economico pluriennale, il cui valore si riduce di anno in anno per effetto del processo di ammortamento; tali investimenti richiedono un esborso concentrato nel tempo e non sono liquidabili fino al momento della sostituzione;
  • Fabbisogno duraturo legato a poste rinnovabili. E’ il caso del capitale circolante il cui ammontare complessivo può rimanere invariato anche se le singole poste che lo compongono mutano continuamente.
  • Fabbisogno temporaneo è estraneo alla ordinaria gestione dell’impresa, si pensi ad eventi occasionali, esempio investire in scorte speculative legata a circostanze che rendono favorevole l’operazione di acquisto.

Il fabbisogno finanziario si caratterizza per la durata e la stabilità, pertanto le imprese devono assicurarsi una tempestiva disponibilità di fondi ma anche un piano  di rimborso  di finanziamenti  coerente con la capacità dell’impresa di adempiere regolarmente ai pagamenti. Esempio un mutuo decennale è adatto a far fronte all’esigenza di acquistare un impianto di durata pluriennale. Gli ammortamenti che si genereranno da questo investimento si tradurranno in una sorta di autofinanziamento poiché mettono a disposizione i flussi necessari per sostenere le operazioni di mutuo.

E’ importante la coerenza temporale tra fonti e impieghi perché garantisce un rientro di capitale nei termini prestabiliti.

Patrimonio netto risorsa interna

Il patrimonio netto è l’insieme delle risorse, differenza attività e passività, che un’azienda possiede come finanziamento interno, detto anche capitale proprio, e si compone di:

  • Capitale sociale, apporti dei soci in denaro o in natura, l’insieme dei mezzi necessari, a dare vita alla società;
  • Riserve, utili non distribuiti, che possono essere utilizzate per aumentare il capitale o per garantire stabilità al capitale sociale in caso di perdite;
  • Perdite che si sono verificate nell’ esercizio e che devono essere sanate con le risorse disponibili.
  • Utili conseguiti in attesa di destinazione. Possono essere distribuiti ai soci, investiti per aumentare le riserve o usati per coprire le perdite.

Correlazione entrata finanziaria e entrata monetaria

Affinché l’azienda possa contare sulle proprie risorse interne è necessario che le entrate finanziarie si traducano in entrate monetaria.

Si pensi ad un credito, potenziale entrata finanziaria, finché non viene riscosso, finché non si traduce in denaro contante,  l’azienda pur essendo solida finanziariamente, dal punto di vista monetario, non ha soldi.

Esempio  di autofinanziamento analizzando il rapporto tra impieghi e fonti

Flussi di impiegoFlussi di finanziamento
Capitale lordo Autofinanziamento netto di esercizio (E)386
Scorte liquide48Fonti esterne 
Crediti di regolamento210Indebitamento per prestiti146
Magazzino70Rimborso per prestiti-108
Totale (A)328Indebitamento netto (F)163
-Passivo corrente   
Debiti di regolamento158  
Debiti presunti104  
Totale (B)262  
Capitale circolante netto (C=A-B)66  
Immobilizzazioni nette (D)521  
Fabbisogno capitale per flussi netti di impiego (C+D) 587Coperture da flussi netti di finanziamento (E+F) 587

Dall’esempio emerge che l’azienda ha un’ottima capacità di autocopertura finanziaria, infatti l’autofinanziamento generatosi dalla gestione corrente per 386  contro un fabbisogno per circolante netto per 66.

Un altro esempio pratico e molto chiaro è rappresentato sul seguente sito http://www.businessplanvincente.com in cui sono descritte due situazioni: la prima è il caso in cui un’azienda ricorre al finanziamento di investimenti  con i debiti e con versamenti da parte di soci.

Un altro è il caso  in cui l’azienda ricorre per la maggior parte a proprie risorse interne, dunque all’autofinanziamento. 

Inoltre in un nostro precedente articolo abbiamo affrontato la tematica inerente al controllo di gestione, alla pianificazione finanziaria per avviare il controllo di gestione, al piano degli investimenti in capitale fisso ai fini del controllo di gestione, al piano degli investimenti in capitale circolante, con budget di cassa utile strumento per il controllo di gestione ed  esempio pratico di controllo di gestione, al seguente link: Come avviare il controllo di gestione

Se hai bisogno di aiuto per pianificare le tue risorse possiamo aiutarti nel calcolo specifico del fabbisogno finanziario che soddisfi le tue esigenze. 

Se hai Ancora dubbi su Come si calcola l’autofinanziamento scrivilo nei commenti, a presto!

Come si calcola l’autofinanziamento societario ultima modifica: 2018-07-27T11:11:57+00:00 da Dr. Andrea Raffaele
Dr. Andrea Raffaele
Dr. Andrea Raffaele
Corporate Tax Consultant, Advisor e CTU del Tribunale di Roma con una solida esperienza Aziendale in attività di Amministrazione, Finanza, Controllo di Gestione, Pianificazione Strategica, Business Planning, HR e di gestione di progetti di Start-up aziendali, di Riorganizzazione e Change Management maturata in prestigiose aziende Nazionali e Internazionali

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