Finanza d'impresa

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16 Ottobre 2019
Quote di partecipazione: Scopriamo cosa sono

Quote di partecipazione: definizione e obblighi

Le quote di partecipazione sono delle misure applicate alle S.r.l. che definiscono una frazione del capitale sociale necessario per creare la società Le quote di partecipazione sono delle misure applicate alle S.r.l. che definiscono una frazione del capitale sociale necessario per creare la società. Le quote di partecipazione appartengono ai soci della società. Ogni socio ha diritto a una quota che corrisponde alla quantità di capitale sociale sottoscritta. Le quote di partecipazione sono funzionali per le S.r.l., ma non per le S.p.A., dove la partecipazione dei soci si misura nelle azioni, tanto che ogni socio può essere titolare di più azioni la cui somma rappresenta la quantità di capitale da lui versata. I diritti sociali e le quote di partecipazione In base alla partecipazione ai soci vengono attribuiti anche i diritti sociali sulla società. Tuttavia, qualora si volesse agire diversamente lo si potrebbe specificare nell’atto costitutivo. Per esempio ad alcuni soci è possibili attribuire i diritti sociali sull’amministrazione dell’impresa, mentre agli altri i diritti sulla distribuzione degli utili. Il tutto deve comunque avvenire uniformemente con la volontà di tutti i soci che hanno partecipato alla creazione dell’impresa, altrimenti l’atto costitutivo è da considerarsi nullo per mancata volontà di uno dei soci. quota di partecipazione non pagata cosa succede Per mancato pagamento della quota di partecipazione gli altri soci dell’attività possono intraprendere una serie di azioni. Il mancato pagamento della quota potrebbe comportare la diffida da parte degli amministratori societari. La quota del socio può essere rivenduta su accordo comune di tutti i soci, oppure il socio moroso può essere escluso dalla società previa la riduzione del capitale sociale. La diffida non deve per forza di cose essere comunicata sulla Gazzetta Ufficiale, come è previsto per le S.p.A. Comunicazione dell’ottenimento quote di partecipazione Chi detiene la partecipazione della quota di una o più società deve comunicarlo alla Consob. Quest’ultima ha stabilito che la variazione degli assetti amministrativi finanziari può comportare l’obbligo di comunicare altre volte successive alla prima il possesso della quota di partecipazione. Una disciplina simile è prevista anche per le società che, seppur non quotate, sono sotto il controllo il pubblico per via della grande rilevanza dei loro interessi. Sanzioni per la violazione degli obblighi di comunicazione quote di partecipazione La Legge prevede alcune sanzioni per la violazione dell’obbligo di comunicazione. Tali sanzioni possono essere pecuniarie o amministrative. In questo secondo caso viene sospeso il voto del socio all’interno dell’attività in relazione alla quota per cui è stato ignorato l’obbligo di comunicazione. La società può comunque decidere di ammettere il socio al voto su accordo di tutti i soci. Le sanzioni possono essere proposte dalla Consob oppure altri enti del settore. La conoscenza di cosa sono le quote di partecipazione è il primo passo utile per evitare delle pericolose sanzioni e per gestire una società con più criterio di causa. Altrimenti la gestione potrebbe essere svolta male e sarebbe un’inutile perdita di tempo per tutti. Perché permettere a un’azione simile di avvenire?
9 Ottobre 2019
interessi moratori

Interessi moratori: cosa sono, come si calcolano e quale formula

Interessi moratori – In questo artiocolo esploriamo la loro definizione, come si calcolano e la formula che ne permette la stesura In questo articolo approfondiremo un argomento che interesserà sicuramente molti di coloro che abbiano in corso un prestito o un mutuo oppure che siano intenzionati a chiederne uno: gli interessi moratori. Gli interessi moratori, o di mora, sono somme dovute in caso di tardivo pagamento di rate di prestiti o mutui. La legge consente al creditore di addebitare tali somme a titolo di interesse e, ad oggi, si fa fede a quanto specificato dalla legge 91 del 2015. Interessi moratori definizione Per definizione, gli interessi di mora vengono incassati dal creditore a titolo di risarcimento per il danno avuto dal mancato incasso per tempo delle somme che gli spettano. Interessi legali e moratori Quando si ha a che fare con la restituzione di un capitale, ci si imbatterà in interessi legali e, in caso di tardivo pagamento, in interessi di mora. Ecco quindi che la differenza tra legali e moratori è che i primi sono dovuti per ripagare il creditore delle somme di cui si è privato per concedere il prestito, diversamente dagli interessi di mora che ripagano un ritardo. Calcolo degli interessi legali   Interessi corrispettivi e moratori Va specificato che vi sono due tipologie di interessi che non sono cumulabili e sono definiti interessi “corrispettivi” e “moratori”. Stando a quanto sancito dal Tribunale di Roma con la sentenza numero 12674 del 2018, gli interessi di mora non possono essere calcolati utilizzando a montante anche gli interessi corrispettivi. Interessi moratori cosa sono Gli interessi moratori, infatti, devono risarcire (non remunerare) il danno subito dal creditore che non ha incassato per tempo quota parte del credito vantato nei confronti del debitore. Non vanno, quindi, a risarcire un eventuale danno per la quota di interessi legali maturati dalla concessione del prestito. Calcolo interessi moratori Il calcolo degli interessi di mora è relativamente semplice, vi sono molti applicativi online che permettono di effettuare un calcolo ma è importante conoscere alcuni dati. È infatti necessario comprendere che questo calcolo viene effettuato sempre secondo quanto stabilito dalla normativa vigente, ovvero il decreto legislativo numero 231 del 2002, poi modificato dal decreto legislativo numero 192 del 2012. È importante conoscere il periodo di riferimento dell’accensione del debito per poter conoscere il tasso relativo stabilito dalla BCE, la Banca Centrale Europea, e la maggiorazione stabilita dalla legge. Calcolo degli interessi di mora   Formula calcolo interessi moratori Ovviamente è possibile anche provare a calcolare gli interessi autonomamente tramite la formula: im=(DxSxN)/365 dove im sono gli interessi di mora, D è il totale dell’importo dovuto, S è il tasso di mora ed N è il numero di giorni per la maturazione degli interessi. Il denominatore resta 365 anche in caso di anni bisestili. Calcolo interessi moratori excel Attraverso questo foglio di calcolo interessi moratori excel potrai effettuare il calcolo degli interessi di mora cumulati su un debito in base ai giorni intercorsi dalla scadenza pattuita. Interessi moratori: tutti i tipi Come anticipato, l’interesse di mora è la sommatoria del tasso definito dalla Banca Centrale Europea con la maggiorazione che andrà a determinare il tasso soglia invalicabile, cioè oltre il quale si avrebbe un caso di usura. Interessi moratori transazioni commerciali Nelle transazioni commerciali distinguiamo gli interessi legali di mora, quelli stabiliti dalla legge, e quelli concordati tra le imprese in fase contrattuale, cioè prima del manifestarsi del tardivo pagamento. Questa distinzione è importante anche per valutare eventuali casi di usura. Interessi moratori 231 Gli interessi di mora decorrono dal giorno successivo alla scadenza pattuita per il pagamento. Questo in attuazione della direttiva europea numero 35 del 2000 che trova applicazione nel decreto legislativo 231 del 2002 e successive modificazioni. Interessi moratori iva È anche importante sapere che l’Agenzia delle Entrate, con la risposta numero 74 del 2019, precisa che non vi è il presupposto impositivo per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto ad importi a titolo di indennizzo come nel caso degli interessi di mora. Interessi moratori fallimento Uno dei quesiti che ricorrono più spesso riguarda i casi in cui una società debitrice sia in liquidazione. È importante sapere che anche in caso di fallimento, il creditore ha il diritto di pretendere il pagamento degli interessi di mora maturati sul credito vantato. Interessi moratori professionista Non solo, con il decreto legislativo numero 192 del 2012 si sancisce la possibilità, anche per i professionisti, di esigere gli interessi di mora per le prestazioni professionali fatturate e non pagate per tempo dal committente. In questo modo anche il professionista acquisisce delle tutele legali simili alle società. Interessi moratori decreto ingiuntivo Va specificato, inoltre, che gli interessi moratori sono applicabili anche a seguito di un decreto ingiuntivo. Infatti la domanda giudiziale è un credito di somme di cui il titolare viene privato ed è giusto che ottenga un indennizzo per il danno subito. Interessi moratori usurari conseguenze Un altro tema ampiamente dibattuto è il tasso soglia ed il suo eventuale superamento. Infatti, se il contratto di prestito include interessi di mora che risultano superare, direttamente o indirettamente tramite meccanismi esterni al tasso stesso, il tasso soglia, si è davanti ad un caso di usura. Pertanto il patto risulta nullo ed il debitore dovrà restituire soltanto la quota capitale mentre gli interessi non saranno dovuti. Tabella interessi moratori È possibile consultare una tabella degli interessi moratori divisa in periodi a seconda del tasso BCE e del tasso di maggiorazione. TABELLA dei TASSI DI MORA ex d.lgs. 231/2002 Dal Al Tasso B.C.E. Maggiora zione Totale 01/07/2002 31/12/2002 3,35% 7,00% 10,35% 01/01/2003 30/06/2003 2,85% 7,00% 9,85% 01/07/2003 31/12/2003 2,10% 7,00% 9,10% 01/01/2004 30/06/2004 2,02% 7,00% 9,02% 01/07/2004 31/12/2004 2,01% 7,00% 9,01% 01/01/2005 30/06/2005 2,09% 7,00% 9,09% 01/07/2005 31/12/2005 2,05% 7,00% 9,05% 01/01/2006 30/06/2006 2,25% 7,00% 9,25% 01/07/2006 31/12/2006 2,83% 7,00% 9,83% 01/01/2007 30/06/2007 3,58% 7,00% 10,58% 01/07/2007 31/12/2007 4,07% 7,00% 11,07% 01/01/2008 30/06/2008 4,20% 7,00% 11,20% 01/07/2008 31/12/2008 4,10% 7,00% 11,10% 01/01/2009 30/06/2009 2,50% 7,00% 9,50% 01/07/2009 31/12/2009 1,00% 7,00% 8,00% 01/01/2010 30/06/2010 1,00% 7,00% 8,00% 01/07/2010 31/12/2010 1,00% 7,00% 8,00% 01/01/2011 30/06/2011 1,00% 7,00% 8,00% 01/07/2011 31/12/2011 1,25% 7,00% 8,25% 01/01/2012 30/06/2012 1,00% 7,00% 8,00% 01/07/2012 31/12/2012 1,00% 7,00% 8,00% 01/01/2013 30/06/2013 0,75% 8,00% 8,75% 01/07/2013 31/12/2013 0,50% 8,00% 8,50% 01/01/2014 30/06/2014 0,25% 8,00% 8,25% 01/07/2014 31/12/2014 0,15% 8,00% 8,15% 01/01/2015 30/06/2015 0,05% 8,00% 8,05% 01/07/2015 31/12/2015 0,05% 8,00% 8,05% 01/01/2016 30/06/2016 0,05% 8,00% 8,05% 01/07/2016 31/12/2016 0,00% 8,00% 8,00% 01/01/2017 30/06/2017 0,00% 8,00% 8,00% 01/07/2017 31/12/2017 0,00% 8,00% 8,00% 01/01/2018 30/06/2018 0,00% 8,00% 8,00% 01/07/2018 31/12/2018 0,00% 8,00% 8,00% 01/01/2019 30/06/2019 0,00% 8,00% 8,00% 01/07/2019 31/12/2019 0,00% 8,00% 8,00% Conclusioni Come puoi notare, è necessaria una attenta valutazione della forma contrattuale in materia di prestiti e mutui. Per essere sicuro di aver effettuato la scelta giusta o se intendi conoscere meglio e farti consigliare per le tue future decisioni, scegli la nostra consulenza. La nostra professionalità saprà darti gli strumenti idonei a compiere la scelta migliore per le tue esigenze.
3 Ottobre 2019
fideiussione

Fideiussione: Il significato, che cos’è e come funzionano le fideiussioni

Fideiussione: in questo articolo andreamo ad esplorare la fideiussione nel suo significato, che cos’è, i costi e come funziona e il contratto Oggi parliamo della fideiussione, analizzando ogni singolo aspetto che riguarda questo contratto, affinché sia possibile avere ben chiara la situazione in merito a questo particolare tipo di rapporto con banche e assicurazioni. Fideiussione significato Art 1936 Codice Civile Il significato di fideiussione è molto semplice: questo è un rapporto dove il garante, definito fideiussore, si occupa di far fronte a un debito che viene acceso da parte di un soggetto che necessita di una somma di denaro per soddisfare le proprie esigenze. MODELLO DI POLIZZA FIDEIUSSORIA PER RATEAZIONE modelli e moduli excel doc Fideiussione cos’è Art 1936 Codice Civile La fideiussione è quindi un contratto che viene instaurato tra le tre figure, ovvero debitore, ente bancario e garante, nel quale vengono inseriti tutti i termini grazie ai quali i vari soggetti sono a conoscenza dei svariati termini che riguarda il rapporto contrattuale che li lega. Come funziona la fideiussione La fideiussione funziona in modo molto semplice: quando un debitore, che potrebbe essere un cattivo pagatore, richiede un prestito ma non ha una garanzia solida come potrebbe essere lo stipendio, richiede al garante fideiussore, di inserirsi nel rapporto tra lui e la banca, garantendo l’estinzione del debito, utilizzando interamente il suo patrimonio, qualora il debitore non riuscisse a far fronte al medesimo. Fideiussione codice civile Art 1936 e 1950 Codice Civile  A parlare della fideiussione è l’articolo 1936 del Codice Civile che spiega che il fideiussore è colui che garantisce l’adempimento del debito nei confronti del creditore per il debitore, anche se questo non ne ha coscienza secondo quanto riportato nell’articolo 1950: quest’ultimo è leggermente controverso dato che la fideiussione è un contratto quindi è a conoscenza di avere quel debito. Costo fideiussione Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria ha un costo pari all’1% sulla somma di denaro, che rappresenta la commissione che deve essere pagata alla banca. Inoltre vi sono gli interessi pari al 3%, i quali ricadono sul debito acceso da parte del richiedente di un prestito. Revoca e recesso fideiussione Art 1955 Codice Civile Questi due atti, che permettono al fideiussore di uscire dal contratto pur trovandosi costretto ad adempire al debito contratto dal richiedente, possono essere messi in pratica nel momento in cui lo stesso debitore adotta un comportamento, accidentale o intenzionale, che ha l’obiettivo di danneggiare il garante. Questo deve dimostrare l’esistenza dei fatti per poter uscire dal contratto senza ripercussioni negative. Escussione fideiussione Art 1957 Codice Civile L’escussione è una clausola che prevede che il creditore sia totalmente tutelato nel caso di mancato pagamento da parte del debitore: ciò significa che il garante dovrà effettuare il pagamento senza che possa opporsi. Prescrizione fideiussione Art 1957 Codice Civile Generalmente la prescrizione serve per mettere in chiaro quali siano le responsabilità che deve avere il garante nei confronti del finanziatore, prevenendo quindi debiti eccessivi complessi da restituire e che possono avere un impatto negativo sul reddito del garante. Svincolo fideiussione Art 1957 Codice Civile Lo svincolo della fideiussione avviene al termine del rapporto che lega il garante al creditore del richiedente e serve per evitare che il finanziatore possa richiedere al fideiussore ulteriori pagamenti nei confronti di nuovi debiti del richiedente. Fideiussione bancaria o assicurativa Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che la banca copra il debito del richiedente mentre, quella assicurativa, vede presente nel contratto un’agenzia assicurativa che stipula una polizza nella quale si impegna a far fronte al debito del richiedente. Quest’ultimo tipo di contratto è molto diffuso nell’ambito immobiliare, dove la compagnia assicurativa copre l’eventuale mancato pagamento di affitti di locazione. Fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che il richiedente sfrutti la sua banca come garante: in questo caso non vi sono terzi soggetti fisici ma solo giuridici e la banca potrà applicare svariate clausole per tutelarsi nei confronti del debitore. Fideiussione bancaria a prima richiesta Art 1957 Codice Civile La fideiussione bancaria a prima richiesta è la clausola di escussione che viene attivata nel momento in cui il garante è un ente bancario. Chi riveste il ruolo di creditore obbligherà la paga a effettuare il pagamento del debito senza che la banca possa opporsi: spetterà poi all’ente rifarsi sul suo cliente per ottenere indietro la somma di denaro versata nei confronti del debitore. Fideiussione finanziaria Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione viene richiesta agli enti finanziari e a differenza di quella bancaria, non vi è l’immobilizzazione del denaro o dei beni del garante e del richiedente, cosa che invece accade con quella bancaria. Testo fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile Il testo della fideiussione bancaria è il documento nel quale vengono riportati nel dettaglio tutti i termine dell’accordo preso da parte del richiedente, con la banca che renderà noti quali sono i suoi adempimenti nel caso in cui il richiedente non dovesse riuscire a far fronte ai suoi debiti. Fac simile fideiussione bancaria AG.E.A. Agenzia per le erogazioni in Agricoltura Via Palestro, 81 00185 ROMA Fidejussione n. _____(obbligatorio) Premesso che la ditta__________________ ___________________________________________________________ con sede in__________________ ___________________________________________________________ Via________________________ ___________________________________________________________con domanda del _____________ ___intende effettuare l’ammasso privato di tonnellate________________di _________________________ ____per la durata di giorni______________alle condizioni stabilite dai regolamenti CE nn. 826/2008 e 68/2011 e dalla disciplina nazionale – che a garanzia dell’adempimento delle condizioni e delle modalità di esecuzione di detto ammasso la ditta deve prestare cauzione mediante atto di fideiussione pari al 20% dell’importo richiesto e cioè € __________________________(in lettere)__________________________________________________ tutto ciò premesso: La BANCA…………………………………………..……Cod. Fiscale …………………………………….con sede in…………………………………………..iscritta nel Registro delle Imprese di……………………………… al numero………………………………(di seguito indicata come “fideiussore”) in persona del legale rappresentante pro tempore/procuratore speciale Sig………………………………………………………nato a…………………………………………..……… il……………..………………… dichiara di costituirsi, come in effetti si costituisce, fideiussore (oppure, nel caso di impresa ASSICURATRICE, con sede in …………………………………………………………………………….via………………………………………………….. in persona del Sig……………………………………….nella sua qualità di Agente………………………… autorizzata dal Ministero dell’Industria ad esercitare le assicurazioni nel Ramo Cauzioni ed inclusa nell’elenco di cui all’art. 1 lettera C della legge n. 384 del 10.06.1982 pubblicato sulla G.U. n……………………………………..…….del…………………………a cura dell’ISVAP) nell’interesse della ditta …………..…………………………………………………………. indicato/a in premessa, si obbliga nei confronti dell’AGEA, al versamento di un importo pari al 20% dell’aiuto, che ammonta ad €………………………………(in lettere…………………….) a garanzia dell’adempimento degli obblighi derivanti dall’accettazione della domanda di cui in premessa. CONDIZIONI DELLA FIDEIUSSIONE 1 ) L’avviso di pagamento della somma richiesta dall’Agea sarà comunicato dall’Agea medesima all’Ente garante e, contestualmente, al Contraente a mezzo raccomandata R.R.. L’Ente garante si obbliga a versare, sempre che il Contraente non abbia provveduto, entro 30 giorni dalla data di ricezione della suddetta comunicazione Agea, la somma richiesta. 2 ) Il pagamento dell’importo richiesto da AGEA sarà effettuato dalla Società a prima e semplice richiesta scritta, in modo automatico ed incondizionato, entro e non oltre il termine notificato nella richiesta stessa, senza possibilità per il Fideiussore di opporre all’AGEA alcuna eccezione, anche nell’eventualità di opposizione proposta dal Contraente o da altri soggetti comunque interessati ed anche nel caso che il Contraente nel frattempo sia stato dichiarato fallito o sottoposto a procedure concorsuali ovvero posto in liquidazione, ed anche nel caso di mancato pagamento dei premi o di rifiuto a prestare eventuali controgaranzie da parte del Contraente. 3 ) La presente garanzia viene rilasciata con espressa rinuncia al beneficio della preventiva escussione di cui all’art. 1944 cod. civ. e di quanto contemplato agli art. 1955 e 1957 cod. civ. volendo ed intendendo il fideiussore rimanere obbligato in solido con il Contraente fino all’estinzione del credito garantito, nonché con espressa rinuncia ad opporre eccezioni ai sensi degli artt. 1242 e 1247 cod. civ. per quanto riguarda crediti certi, liquidi ed esigibili che il Contraente abbia, a qualunque titolo, maturato nei confronti di AGEA. 4 ) La presente garanzia avrà durata di : – 10 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 90 giorni; – 11 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 120 giorni; – 12 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 150 giorni; Al termine di ciascun periodo la garanzia verrà a cessare, fatta salva la possibilità da parte di AGEA di richiedere una proroga per un ulteriore semestre. 5 ) In caso di controversie fra AGEA ed il Fideiussore, foro competente sarà esclusivamente quello di Roma. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE ______________________ _____________________________ Si intendono specificamente approvate per iscritto le clausole di cui alla lettera e) delle premesse e le clausole  di cui ai paragrafi 2, 3 4 e 5. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE _______________________ __________________________ Fideiussione assicurativa Art 1936 Codice Civile In questo caso la fideiussione viene richiesta a una compagnia di assicurazioni: le modalità sono identiche a quelle del contratto con la banca, anche se i tempi di erogazione e i vari vincoli tendono a essere maggiormente flessibili, avvantaggiando tutti e tre i soggetti legati da questo rapporto. Fideiussione assicurativa a prima richiesta Art 1957 Codice Civile Come nel caso della fideiussione bancaria a prima richiesta, anche in questo caso l’ente assicurativo si troverà a dover saldare il debito del richiedente senza potersi opporre. Fideiussione omnibus Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione è caratterizzata da due vincoli, ovvero quello a prima richiesta, già analizzato precedentemente e quello estensivo che prevede che il garante faccia fronte a tutti i successivi debiti del richiedente. Fideiussione omnibus nullità Art 1936 Codice Civile La fideiussione omnibus è nulla quando il garante ha estinto completamente i debiti del richiedente ma su di lui gravano ancora interessi relativi a debiti inesistenti oppure quando manca la buona fede da parte del finanziatore nell’esecuzione e realizzazione del contratto. Fideiussione omnibus limitata Art 1941 Codice Civile Questa clausola limita, come suggerisce il nome stesso, gli adempimenti del garante, il quale sarà responsabile solo dei debiti attuali del richiedente e per la somma di denaro residua, evitando quindi pesante incisioni economiche sul patrimonio del garante. Fideiussione solidale Art 1944 Codice Civile La Fideiussione solidale è quella che prevede diversi garanti, che possono essere soggetti fisici o enti bancari, che suddividono il debito in parti uguali. Per esempio due banche possono decidere di dividere un debito di 10 mila euro per poi richiedere al debitore la restituzione della somma di denaro una volta che il debito principale viene estinto. Fideiussione specifica Art 1944 Codice Civile Questo contratto, invece, prevede che la banca o il garante fisico si impegnino a pagare solamente la parte restante del debito contratto dal richiedente. Fideiussione affitto – contratto locazione Art 1936, 1957 e 1958 Codice Civile Questo contratto prevede che coloro che affittano un locale, oppure un appartamento, richiedano alla banca oppure a una compagnia assicurativa di far fronte al pagamento delle rate del contratto di locazione o affitto nel momento in cui il richiedente non riesce a far fronte a tale costo. Fideiussione per visto turistico Questa fideiussione serve al cittadino straniero per poter entrare nel nostro Paese senza dover dimostrare al consolato le sue disponibilità economiche: generalmente questo contratto viene acceso quando gli stranieri vengono invitati da altri connazionali già residenti in Italia oppure per permessi di studio. Fideiussione immobili da costruire giurisprudenza Art 3 del d.lgs. 122/200 Questa è invece una garanzia per gli acquirenti che vogliono far costruire un nuovo immobile e li tutela nel caso in cui lo stesso non dovesse rispondere a tutte le proprie esigenze e non raggiunga il valore previsto dal contratto di realizzazione dello stesso immobile. Pertanto la fideiussione e un contratto facilmente accessibile ma che si presenta come leggermente rischioso per il garante.
20 Settembre 2019
Finanziamento Soci: infruttifero, restituzione e Rinuncia

Finanziamento Soci: infruttifero, restituzione e Rinuncia

Il Finanziamento Soci è una forma alternativa, alle banche e a capitali esterni, di finanziare le attività aziendali. Vediamo come funziona Un finanziamento è infruttifero quando non produce interessi, ossia quando la somma prestata viene restituita senza maggiorazioni. E’ possibile avere il finanziamento sotto forma di prestito o di versamento. In genere è richiesta la forma scritta . Le S.r.l. possono essere finanziate dai soci se è previsto dallo statuto della società e se ricoprono la carica di socio da almeno tre mesi e deve essere iscritto al Registro delle Imprese e possiedono una partecipazione pari ad almeno il 2% del capitale sociale attestato dall’ ultimo bilancio approvato. Forma scritta del finanziamento soci infruttifero E’ consigliabile adottare la forma scritta in quanto rappresenta una forma di tutela nei confronti dei soci i quali si vedono restituire le somme di denaro che non rappresentano apporti di capitale; inoltre la norma contenuta nell’art.1284 cod. civ. impone la forma scritta in presenza di interessi superiori alla misura legale. Si ricorre alla forma scritta anche per limitare la circolazione del  contante, perché i versamenti potrebbero essere effettuati in  contanti e in più rate. Per evitare che il versamento sia qualificato come frazionato artificiosamente, è necessario che le parti manifestino preventivamente la volontà di effettuare il versamento o la restituzione a determinate scadenze. Inoltre con la forma scritta del contratto stipulato tra le parti si può dimostrare la natura non fruttifera di interessi del prestito. Tipologia di finanziamento soci Esistono due forme di finanziamento che possono essere utilizzate dai soci come apporto alla società il prestito e il versamento. Vediamo insieme le modalità di funzionamento di entrambi. Il prestito nel finanziamento soci Il prestito è un finanziamento che ci viene concesso da una banca tutte le volte che abbiamo bisogno di una somma di denaro che siamo liberi di utilizzare per far fronte a spese personali. I prestiti non osservano il vincolo di destinazione, nel senso che le somme di denaro erogate non devono essere utilizzate necessariamente e in senso stretto per soddisfare il fine per il quale sono state richieste, ma sono soggetti al vincolo di restituzione, secondo un piano rateale stabilito in sede di accordi precontrattuali. Per chiarire meglio, quando ci rechiamo in banca o in altre società finanziarie  per chiedere un prestito personale non dobbiamo giustificare il motivo né la tipologia di spesa che dobbiamo affrontare. Nel caso specifico dei prestiti soci intesi come apporti di somme di denaro o capitale da parte dei soci alla società in difficoltà economica, i soci prestano appunto somme di denaro alla società in proporzione alle loro quote di partecipazione al capitale sociale. Uno dei motivi per i quali la società ricorre al prestito soci sono le condizioni economiche vantaggiose; si pensi agli interessi, ai costi, alle spese e commissioni inferiori rispetto a quelle praticate da una banca. Anche le somme di denaro che i soci prestano alla società vengono rimborsate secondo un piano rateale concordato a scadenza prefissate. L’unico limite è rappresentato dalla prescrizione, infatti se il socio non ottiene il rimborso del suo prestito in 5 anni, tale diritto non è più esercitabile, in quanto è soggetto a prescrizione, a meno che la società non abbia inserito il debito vantato nei confronti del socio in bilancio, tale da renderlo riconoscibile ed ostativo alla prescrizione. REGOLAMENTO DEL PRESTITO modelli e moduli excel doc I versamenti di finanziamento soci I versamenti soci  sono somme di denaro che i soci apportano alla società per sanare eventuali perdite di bilancio, ma non vanno necessariamente ad aumentare il capitale, anche se tra i versamenti soci vigono alcuni finalizzati proprio all’aumento futuro di capitali. Se volessimo elencarli, dovremo citare le tre tipologie di versamenti soci utilizzate a seconda dell’ obiettivo da raggiungere: Versamenti in conto capitale, Versamenti a copertura perdite, Versamenti in conto futuro aumenti di capitale    In genere i versamenti soci non sono soggetti all’obbligo di restituzione  ma esistono alcune eccezioni. Nei versamenti in conto aumento di capitale in cui i versamenti dei soci  hanno la funzione precisa di contribuire all’aumento proprio del capitale, qualora ciò non dovesse avvenire i soci non avrebbero diritto ad alcuna restituzione; allo stesso modo accade per i versamenti in conto futuro aumenti di capitali, in cui i soci provvedono ad anticipare somme di denaro in funzione di un futuro aumento di capitale ma se il capitale per qualsiasi motivo non dovesse incrementare i soci non avrebbero la restituzione di quanto versato. Tuttavia l’obbligo di non restituzione delle somme versate ai soci può essere disatteso quando l’assemblea   decide di non voler aumenti di capitale e vi rinuncia. Disciplina giuridica del finanziamento infruttifero del soci Secondo l’art. 2467 del codice civile nelle società i soci possono ottenere il rimborso delle somme erogate a favore della società rimandato ad un momento successivo, dopo che i creditori siano stati soddisfatti.  Qualora i soci vengono rimborsati delle somme prestate alla società prima della dichiarazione di fallimento della società, sono tenuti a restituirle. Allo stesso modo l’art. 2497-quinquies c.c. stabilisce che i finanziamenti possono essere effettuati nei confronti di una società da chi esercita attività di direzione  e di coordinamento. Però è necessario che la società affinché possa accettare i finanziamenti dei soci debba versare veramente in uno stato di crisi economica tenuto conto del settore economico in cui opera e deve presentare una situazione di eccessivo indebitamento rispetto al capitale netto. Postergazione del finanziamento soci Nei finanziamenti dei soci come stabilisce l’art. 2467 cod. civ. opera la postergazione secondo la quale i soci verranno rimborsati delle somme di denaro apportate nella società in difficoltà economica dopo che altri creditori siano stati soddisfatti delle loro pretese creditorie. Il finanziamento è postergato in origine, dunque anche nel caso in cui la situazione economica della società peggiori vale la regola della postergazione. Quando i soci decidono di fare un finanziamento favore della società I soci decidono di fare un finanziamento a favore di una società in qualsiasi forma, o sotto forma di prestito o sotto forma di versamento nei due seguenti momenti: Quando la società presenta una situazione finanziaria di eccessivo squilibrio, ossia la società è fortemente indebitata rispetto al patrimonio netto, allora i soci decidono di aiutare e fornire le disponibilità liquide di cui ha bisogno la società; Oppure quando la società si trova in un momento di disagio economico ragionevole o opportuno fare un conferimento, ossia non necessariamente un socio, ma anche un terzo finanziatore potrebbe procedere ad un finanziamento oppure all’apporto di capitale di rischio. Restituzione del finanziamento soci infruttifero da parte del socio Il finanziamento infruttifero viene restituito qualora ricorrano due condizioni: postergazione del rimborso rispetto alla soddisfazione degli altri creditori; il prestito concesso nell’anno pregresso alla dichiarazione di fallimento   Rinuncia del finanziamento soci infruttifero da parte del socio Il socio può decidere di rinunciare alla restituzione delle somme dovute per far sì che queste confluiscano e aumentino il capitale sociale. Infatti, il socio, in forma libera manifesterà la sua volontà di rinunciare alla restituzione del  finanziamento infruttifero erogato in data 12/05/2018 per un importo pari a 20.000,00 euro, destinando tali somme a  Versamenti in conto futuro aumenti di capitale    ; oltre alla possibilità di scegliere di destinarli anche al Versamento in conto aumento capitale; Versamento in conto capitale; Versamento a copertura perdite. Imposta di registro nel finanziamento soci quando è dovuta? In caso di stipula mediante scrittura privata di un contratto di finanziamento infruttifero, è dovuta l’imposta di registro in misura proporzionale pari al 3%. L’unico caso in cui non è prevista l’imposta di registro è la richiesta di finanziamento fatta dalla società al socio tramite lettera commerciale, ossia corrispondenza spedite senza busta al fine di verificarne il contenuto, oppure tramite PEC. L’imposta di registro non è dovuta se il contratto è richiamato in un altro atto non soggetto a registrazione, come può essere, ad esempio, un verbale di assemblea dei soci. In conclusione possiamo dire che la rinuncia al credito o, comunque, il suo utilizzo per la ricapitalizzazione, è fondamentale che risulti da un verbale dell’assemblea dei soci non soggetto a registrazione. Alternativamente, il socio può rinunciare al finanziamento mediante uno scambio di lettera commerciale per corrispondenza o tramite PEC ciò servirà a costituire una riserva per versamenti in conto futuri aumenti di capitali, la quale, sarà usata proprio per incrementare il capitale. È chiaro che è molto importante capire quando un finanziamento è deciso ed eseguito a titolo di prestito e quando, invece, come versamento. Consiglio un’attenta lettura dei seguenti articoli, molto esaustivi in materia di finanziamenti infruttiferi: https://www.italiaoggi.it https://www.commercialistatelematico.com http://consulenzadellavalle.it Se hai bisogno di qualche consiglio o vuoi chiarimenti in merito perché sei un socio e vuoi dare il tuo apporto alla società non esitare a chiedere la nostra  consulenza oppure puoi segnalarci un quesito scrivendo nei commenti ti risponderemo in tempi brevi.
16 Settembre 2019
Il patrimonio aziendale: mini guida

Il patrimonio aziendale: mini guida

Il patrimonio aziendale si compone di elementi dell’attivo e del passivo facenti parte dello stato patrimoniale, vediamo come proteggerlo Il patrimonio aziendale è costituito da tutti i mezzi, siano essi beni materiali e immateriali economici, siano essi diritti quali crediti, siano essi vincoli  gravanti sul patrimonio, quali i debiti, che un soggetto aziendale dispone in un determinato momento. Il patrimonio aziendale si compone di elementi dell’attivo ed elementi del passivo facenti parte dello stato patrimoniale. Il patrimonio di un’azienda subisce continui cambiamenti, può succedere, infatti che alcuni beni escono fuori dal ciclo produttivo perché hanno esaurito la loro utilità economica;  può accadere che determinata merce presente in magazzino è stata venduta e non è più disponibile; allo stesso modo, può accadere che, le disponibilità liquide sono state utilizzate per far fronte a pagamenti con i fornitori e  non sono presenti né come valori finanziari nella cassa, né come forma di deposito sul conto corrente. Aspetto qualitativo del patrimonio aziendale Nell’aspetto qualitativo il patrimonio aziendale  è l’insieme degli impieghi in fattori produttivi associato alle corrispondenti fonti di finanziamento. Tra le attività nel patrimonio aziendale troviamo gli investimenti che si ripartiscono in: immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie. Dunque tutti i beni strumentali destinati ad essere utilizzati nell’impresa per più cicli produttivi, quali fabbricati, impianti, automezzi. immobilizzazioni immateriali, quali costi d’impianto, brevetti, marchi, licenze, costi di ricerca, sviluppo e pubblicità, avviamento. immobilizzazioni finanziarie sono rappresentate dai crediti di durata ultra-annuale e dalle partecipazioni durature in altre imprese, altri titoli e azioni proprie. L’ attivo circolante nel patrimonio aziendale si divide in: Rimanenze di Prodotti finiti e Merci, Materie prime e di consumo destinate alla rivendita. Crediti verso la clientela, crediti tributari. Fondi liquidi depositati presso banche o conti correnti postali, assegni, danaro e valori in cassa.  Nelle passività del patrimonio aziendale troviamo: debiti verso fornitori, debiti tributari, debiti verso dipendenti per TFR, debiti verso le banche. Patrimonio netto o capitale proprio è la differenza tra le attività e le passività e rappresenta la ricchezza interna, i mezzi propri, la consistenza del patrimonio di proprietà dell’impresa, ed esprime la capacità dell’impresa di autofinanziarsi con mezzi propri senza ricorrere a forme esterne di finanziamento, ossia al capitale di terzi, detto anche capitale di debito. Tutele patrimoniali Prima di parlare di come rafforzare il patrimonio aziendale è opportuno dare alcuni cenni su come tutelarlo. Innanzitutto occorre prevenire i rischi tenendo sotto controllo le informazioni, infatti se queste sono a disposizione di tutti sarà difficile difendersi dai potenziali concorrenti. Successivamente occorre individuare quali sono i rischi a cui l’azienda è esposta,  da parte di chi è possibile subirli e porre in essere misure dirette a contenere i rischi. Pertanto bisogna attivare una procedura che consente di identificare le informazioni  riservate e una per il loro trattamento. Sistema di protezione informatica patrimoniale del patrimonio aziendale Al fine di rafforzare il patrimonio dell’azienda occorre installare un buon software, un sistema di protezione informatica, un sistema di password e un regolamento interno che stabilisca le sanzioni in caso di violazioni. Bisogna predisporre i listini dei prezzi in modo che se vengono smarriti non forniscano informazioni utili alla concorrenza, inoltre è necessario far impegnare e rispettare coloro che trattano informazioni riservate con un patto di non concorrenza. Nelle PMI la conoscenza di processi produttivi e tecnologici, la capacità di innovazione, la conoscenza di marchi e brevetti,  è pienamente condivisa tra le risorse umane, in quanto i ruoli, le funzioni, le competenze e infine le stesse conoscenze sono scambiabili tra i dipendenti, di conseguenza è molto semplice che informazioni riservate vengano cedute a terzi. Strumenti a tutela del patrimonio aziendale Uno degli strumenti che negli ultimi anni ha visto almeno un socio di minoranza entrare a far parte di grandi realtà imprenditoriali, è il private equity, infatti le imprese italiane si sono mostrate ben disposte ad aprire il loro capitale per finanziare la crescita. Le imprese si sono impegnate a cercare nuove forme di finanziamento per riequilibrare il rapporto tra mezzi propri e mezzi terzi, ma ciò che ha contribuito alla crescita economica sono stati anche gli incentivi provenienti dall’ACE, definiti proprio aiuti per la crescita economica. Altri strumenti previsti per il rafforzamento del patrimonio aziendale è l’opportunità di reinvestire gli utili in azienda, di aumentare il capitale e la possibilità di entrare in Borsa per raccogliere nuovi capitali e rendere agevole l’ingresso  del complesso azionario a un fondo di private equity Incentivi diretti del patrimonio aziendale Al rafforzamento del patrimonio aziendale contribuiscono i seguenti strumenti di finanziamento, quali i prestiti partecipativi e il private equity. I prestiti partecipativi primi si suddividono in: Prestiti a medio termine che anticipano futuri aumenti di capitale netto per mezzo di versamenti da parte dei soci per futuri aumenti di capitale a pagamento, Accantonamento di utili a riserva, Autofinanziamento o risorse dei soci di controllo I prestiti partecipativi Possono beneficiare della garanzia confidi Presentano rischi facilmente valutabili e gestibili per un Istituto di credito. I secondi sono i Private Equity: apporti al capitale netto o finanziamento di leveraged buy-out di imprese non quotate in Borsa tramite intermediari specializzati. L’investitore con il Private Equity è motivato perché ha aspettative di  elevati rendimenti e/o incrementi di valore di smobilizzo della sua partecipazione a medio termine. Il Private Equity consente un immediato incremento del capitale netto. Incentivi indiretti del patrimonio aziendale Uno degli incentivi che contribuisce alla crescita e al rafforzamento del patrimonio aziendale è la trasformazione in società di capitali o all’aggregazione tra imprese dirette maggiormente alle imprese individuali e alle società di persone con un valore dell’attivo sufficiente. Il fine è quello di consentire una separazione tra il patrimonio familiare e il bilancio dell’impresa; nonché la gestione della finanza personale dalla finanza dell’impresa. In conclusione è possibile affermare che occorre consentire lo svincolo delle garanzie personali e reali su beni familiari per incentivare il rafforzamento patrimonio aziendale. Per tale finalità è possibile ricevere incentivi che consentono di coprire le spese di trasformazione in SRL e forme di investimento fruttifero della liquidità aziendale con rendimento operativo, incentivo a spostare sull’azienda parte della ricchezza finanziaria familiare. Per approfondimenti suggerisco di leggere i seguenti articoli http://www.diritto24.ilsole24ore.com http://www.ilsole24ore.com https://www.icer.it Se hai bisogno di aiuto per fare uno schema di patrimonio aziendale contattaci per una consulenza Se vuoi qualche chiarimento scrivi nei commenti la tua domanda, ti risponderemo in tempi brevi.
15 Settembre 2019
fundraising: Cos’è e come richiederlo

Fundraising significato e Esempi

Il fundraising è una raccolti di soldi fatta da un professionista – consulente, dunque è una singola persona che si impegna di raccogliere fondi Il fundraising è una raccolti di soldi fatta da un professionista – consulente, dunque è una singola persona che si impegna di raccogliere fondi per sostenere una causa, a favore di una persona, il donante può essere anche una società, un ente, un organizzazione non profit il cui fine ultimo è quello di contribuire a realizzare un progetto di utilità sociale. fundraising significato Il decreto legislativo n. 460/1997 disciplina le raccolte pubbliche di fondi, fundraising, per sostenere le attività di enti non commerciali. Secondo l’art. 148 del TUIR, Testo Unico sulle Imposte dei Redditi, gli enti non commerciali sono le fondazioni, i comitati, le organizzazioni non profit, associazioni che si occupano di attività assistenziale, ricreativa, di solidarietà sociale, di promozione culturale; che non perseguono fini di lucro. Il soggetto che organizza un evento per la raccolta di fondi fundraising, può essere anche un ente che si occupa di attività commerciale perché la legge vieta solo al destinatario-beneficiario della raccolta di non essere un ente commerciale; per i primi, gli organizzatori della raccolta fondi, vale il diritto di associarsi liberamente per fini che non sono vietati dalla legge penale così come previsto dall’art. 18 della Costituzione. Metodi tradizionali nel fundraising I soldi nel fundraising possono essere raccolti mediante sistemi tradizionali, dunque dagli stessi volontari dell’associazione; da persone fisiche che organizzano l’evento, spontaneamente, per beneficenza ad una associazione, oppure da un’agenzia esterna che organizza su commissione l’evento. “Un esempio, molto semplice di fundraising, che ci riporta indietro negli anni adolescenziali, può essere la classica colletta, per raccogliere soldi tra amici, quando non si dispone materialmente della somma liquida necessaria e si decide di contribuire all’acquisto di un unico regalo, per il compleanno di un amico comune, tutti insieme solidalmente”. Metodi innovativi nel fundraising Accanto a questi metodi ve ne sono altri più moderni che presuppongono una conoscenza e competenza di database attraverso l’uso di strumenti informatici. Una delle modalità di fundraising più diffuse per raccogliere fondi online è attraverso l’uso di piattaforme web specifiche per aprire pagine di raccolte fondi. All’ interno della piattaforma online è possibile gestire il proprio spazio web dedicato all’iniziativa e inserire tutte le informazioni in merito al progetto da sostenere; è fondamentale scrivere un testo, provvedere ad inserire foto, immagini, video e lanciare un appello oppure una sottoscrizione. Molto utile è la condivisione della nostra iniziativa anche attraverso la community sociale del web, attraverso i social network, il più noto è facebook, che aiuta a diffondere la conoscenza della nostra pagina. I contributi andranno direttamente sul conto dedicato alla causa. Ogni donazione di fundraising sarà tracciata e per garantire trasparenza il totale raccolto sarà reso pubblico e visibile in maniera chiara e non equivoca. Un’altra modalità di raccolta è il direct marketing che consiste nell’inviare lettere, mirate e studiate con strategie tipiche del marketing, con il nostro progetto ad un potenziale numero di donatori; o anche inviare e-mail. Esempi di fundraising di successo Un caso concreto di successo, che mi ha colpito particolarmente, vede al centro dell’attenzione i problemi vissuti dai disabili a causa delle barriere architettoniche. Con il progetto “Casa del Sole” la Cooperativa Cecilia Onlus di Roma e due famiglie, con uno spiccato altruismo, hanno lanciato una iniziativa di fundraising,  raccolta fondi pari a 80.00,00 euro che servirà per coprire i costi per i lavori di ristrutturazione della casa e garantire così un posto sicuro a 4 disabili gravi. Grazie alla struttura potranno vivere serenamente perché saranno seguiti da esperti operatori sociali che oltre alle competenze tecniche uniranno passione e amore per il loro lavoro. Un altro esempio di fundraising è la raccolta fondi organizzata dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia a favore della popolazione di Amatrice colpita dal terremoto. Il progetto ha avuto come iniziativa il seguente slogan “Un’Amatriciana per Amatrice” che riportava la caratteristica culinaria di Amatrice. I fondi raccolti sono stati pari a 348.877,51 euro. Il fundraising ammesso al beneficio fiscale Da una lettura comparata dell’art.143 comma 3, lett. a del T.U.I.R e dell’art. 2, comma 2 del D.Lgs 460/1997 si evince che non sono tassati ai fine IRES, in quanto non contribuiscono alla formazione del reddito degli enti non commerciali, i fondi ricevuti dagli enti non commerciali, solo se la raccolta è pubblica; infatti deve coinvolgere tutti e si deve favorire la diffusione e la conoscenza dell’iniziativa mediante pubblicità. La raccolta deve essere organizzata occasionalmente, non più di due volte nell’arco di un anno e la somma raccolta non deve superare l’importo di 51.645,69 euro; infine la raccolta deve svolgersi in concomitanza a celebrazioni, campagne di sensibilizzazione o ricorrenze, per esempio le festività religiose o un evento come il compimento dell’anniversario dell’associazione. La raccolta fondi può avvenire anche mediante offerte di beni di modico valore. Un esempio comune, di raccolta fondi, di modesto valore, è la vendita di piantine che si organizza nelle diverse piazze delle città nel nostro Paese. Fundraising: obblighi di rendiconto separato L’art. 20 comma 2 del DPR 600/1973 stabilisce che gli enti non commerciali sono obbligati a redigere un rendiconto separato, in cui vengono annotate tutte le entrate e le uscite/spese inerenti a ciascuna celebrazione, ricorrenza, campagna di sensibilizzazione, per ciascuno evento organizzato nell’anno. Va redatto secondo le norme di un’ordinata contabilità, senza spazi in bianco, senza interlinee, senza cancellazioni o abrasioni così come stabilisce l’art. 2219 del codice civile. Le modalità di redazione del rendiconto secondo i principi enunciati rispondono al bisogno di garantire onestà e serietà a chi crede nel progetto e l’ha sostenuto economicamente. Questo apposito rendiconto va redatto entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio e conservato per almeno dieci anni presso la sede legale dell’ente come disciplinato dall’art.22 del D.P.R. 600/1973. Il fundraising è una nuova forma finanziaria che consente di creare start up nel terzo settore e del non profit producendo capitale e valore sociale. Invito tutti coloro che si sentono fortemente motivati ad investire e ad unirsi nel sostenere progetti di solidarietà-utilità sociale. Dedicarsi al prossimo ci rende migliori. Non aspettare a domani. D.Lgs 460/1997 Art. 20 comma 2 DPR 600/1973 Art. 22 DPR 600/1973 Art. 148 TUIR ART.143 COMMA 3 TUIR
11 Settembre 2019
Come funziona il Private Equity

Private Equity: Ecco come funziona

I private equity sono forme di investimento dove i privati investono in progetti caratterizzati da un rischio elevato ad alto rendimento private equity definizione I private equity sono forme o meglio fondi di investimento in cui soggetti privati hanno somme da investire in progetti caratterizzati da un livello di rischio più o meno elevato. Al fine di ripartire il rischio i soggetti coinvolti  tendono a investire le somme in diversi progetti, quali possono essere il lancio di un nuovo prodotto sul mercato da parte dell’impresa finanziata, il finanziamento, la crescita e lo sviluppo anche internazionale dell’impresa, la quotazione in Borsa di una società, o ancora i passaggi generazionali societari. società di private equity L’ investimento è realizzato da: fondi di private equity inquadrati su aziende di grande e media dimensione, fondi di venture capital investitori cosiddetti angels, quando i soggetti target sono sia nuove start-up o realtà imprenditoriali già esistenti, ma di ridotte dimensioni. Come funziona il private equity I fondi di Private Equity si caratterizzano per operazioni di investimento  in cui i soggetti privati valutano le opportunità presenti sul mercato ed acquistano le quote societarie in un lasso di tempo di cinque anni. Successivamente inizia una nuova fase definita di disinvestimento, che dura cinque anni, nella quale si valorizzano le aziende in portafoglio e si provvede alla loro liquidazione. In genere  un fondo di Private Equity  individua tramite i propri gestori e comitati d’investimento le opportunità aziendali in cui investire i capitali ricevuti da parte di investitori istituzionali o meno. Pensiamo ai ricchi investitori, ai banchieri, alle società di assicurazioni, ai fondi pensione che si assumono il rischio e rispondono in proporzione ai capitali investiti nell’operazione.  Il fondo di Private Equity ha interesse ad entrare nel capitale della società target per aumentarne il valore e ottenere in seguito un capital gain al momento del disinvestimento, propriamente la cessione della partecipazione way-out. Come investono i fondi di private equity Le ragioni che inducono il fondo di Private Equity ad investire è la potenzialità di crescita aziendale diretta e interna all’azienda stessa o indiretta che si manifesta attraverso acquisizioni, o fusioni con altre società appartenenti allo stesso settore. Il metodo che consente di valutare il valore della società target, definita enterprise value, si basa sul calcolo dei flussi di cassa attualizzati il cosiddetto discounted cash flow. A questo si aggiungono il valore residuo aziendale detto terminal value al termine dell’investimento. Dall’ enterprise value si sottrae la posizione finanziaria netta determinata dalla differenza tra l’ammontare dei debiti finanziari e quello delle attività finanziarie liquide. Il valore che risulta viene messo a confronto con quello che risulta dall’applicazione di altri criteri tra cui, per esempio, quello dei multipli di mercato. Clausole contrattuali di private equity Il fondo di Private Equity dopo essere entrato in una determinata realtà societaria, ma si trova in una posizione di minoranza, deve in qualche modo tutelarsi dai rischi della natura stessa del progetto, cosicché prevede nello statuto apposite clausole di governance, non solo dai rischi deve tutelarsi, ma anche dalle decisioni di gestione ordinaria dell’impresa prese dal management in carica, che  non interessano al Private Equity. Inoltre il fondo  Private Equity è interessato a monitorare quotidianamente e costantemente l’andamento della società attraverso report dettagliati, al fine di  tenere sotto controllo l’andamento del proprio investimento. All’interno della società il fondo attua programmi di controllo di gestione che sono utili a far crescere sia l’azienda che l‘imprenditore. L’interesse del fondo Private Equity è quello di recuperare i soldi investiti nel progetto in breve termine, in genere è previsto un periodo di recupero  che va dai tre ai cinque anni. Come effettuare un disinvestimento nel private equity  Le forme di disinvestimento, way-out, sono variabili, un fondo può liquidare il suo investimento iniziale tramite le seguenti operazioni di disinvestimento: la cessione delle quote nella società target in occasione della sua quotazione in Borsa, cessione delle sue quote a una società terza concorrente o ad altro fondo di Private Equity; stessa partecipazione può essere riacquistata da parte dello stesso socio imprenditore. A tale proposito le operazioni di Private Equity possono prevedere clausole di co-vendita, definite tag along odrag along right,  inserite nei patti parasociali stipulati tra gli altri soci della società. Sono  previsioni contrattuali che tutelano sia il fondo di Private Equity che l’imprenditore, per ridurre o eliminare eventuali svantaggi a causa di posizioni minoritarie ricoperte nelle aziende. A causa della loro piccola dimensione, molte realtà aziendali hanno difficoltà, anzi lamentano frequentemente carenze nella gestione finanziaria più dinamica, sia in termini di catalogazione delle operazioni che dei relativi costi, degli investimenti in ricerca e sviluppo e sul piano della fidelizzazione e del mantenimento delle relazioni con la clientela. C’è bisogno, soprattutto per le imprese che operano oltre i confini nazionali, di investimenti diretti all’estero. E’ fondamentale, a tale scopo, la presenza di operatori specializzati nell’apporto di capitale di rischio, che operano con un’ orizzonte di medio-lungo periodo, che mirano a sostenere gli imprenditori nella crescita delle proprie imprese e che li conduca soprattutto a mettere a disposizione il capitale delle proprie imprese senza paura di perderne la gestione. I migliori investimenti per il fondo di Private Equity Il fondo di Private Equity si occupa di imprese già consolidate nei confronti delle quali mette in atto operazioni di buy out e replacement capital. L’investimento in quote di fondi di Private Equity è adatto per l’investitore che ha un lasso temporale di medio lungo termine, una buona attitudine al rischio che, non avendo né le capacità, nè il tempo per disinvestire un portafoglio di investimenti diretti in imprese, affida il proprio capitale a un intermediario specializzato, il cui team è in grado di offrire una consulenza tattica alle imprese, definendo le opportune regole di corporate governance, la possibilità di identificare le way out più abili e di garantire rendimenti attesi superiori.  Voglio segnalare siti utili in quanto contengono informazioni interessanti http://www.assogestioni.it http://fondoitaliano.it http://www.ilsole24ore.com  Inoltre vi invito a leggere un nostro precedente articolo in materia di private equity Il Private Equity è una modalità di investimento istituzionale che consente alla persona interessata di rilevare le quote della società target non quotata ma con un elevato potenziale di crescita e di sviluppo che la rende attrattiva agli occhi degli investitori, i quali vorranno accrescere il valore dell’azienda per avere un ritorno sull’investimento, in termini di guadagno e capital-gain. Pertanto l’obiettivo è il raggiungimento del successo economico aziendale dal quale dipendono le sorti di imprenditori e investitori. Durata dei fondi Private Equity L’investitore decide di apportare nuovi capitali e nuovi patrimoni che serviranno per acquisire le quote societarie. Questi apporti rappresentano il fondo Private Equity. La durata media dei fondi di private equity è di 10-12 anni. In questo lasso di tempo l’investitore deve compiere operazioni di investimento contenendo i rischi derivanti dalla gestione della impresa a cui sono esposti sia il Socio Investitore che il Socio Imprenditore, i quali dovranno instaurare un rapporto fiduciario e collaborativo. Il socio investitore dovrà dettare le strategie di impresa da seguire per un riassetto aziendale produttivo e il Socio Imprenditore dovrà supportare le sue linee per raggiungere gli obiettivi comuni. www.finanze.net Fasi del Private Equity La prima fase si sviluppa in 5 anni, in questi anni si valutano le opportunità di investimento e si acquisiscono le quote; le operazioni avranno come obiettivo quello di sostenere l’avvio di nuove imprese, il cosiddetto Seed Start Up Financing, investimenti rivolti a società start-up che non hanno ancora fatturato. Oppure gli investimenti saranno finalizzati a sviluppare imprese già esistenti, il cosiddetto Expansion financing. O, ancora, si può ricorrere ai Venture capital che investono in società già attive che realizzano flussi di cassa negativi e con esponenziali possibilità di crescita, di contro, troviamo, i Development capital, investimenti in società avviate, ma con flussi di cassa positivi. La seconda fase del disinvestimento dura altri 5 anni e non possono essere fatti nuovi apporti, ma si gestiscono e si valorizzano le società partecipate, accrescendo il loro valore e provvedendo alla loro successiva liquidazione. Dove cercare il Private Equity? Il fondo di Private Equity, è un fondo comune di investimento chiuso, distinto dal patrimonio della società di gestione, disciplinato dal Decreto Legislativo 24 febbraio 1998 n. 58. In Italia, infatti, la gestione di un fondo di private equity è affidata a un istituto di intermediazione finanziaria come Società di Gestione del Risparmio (SGR) in recepimento della Direttiva europea 85/611/CEE che in funzione dei loro compiti si ripartiscono in società promotrice e gestore come stabilisce l’art. 1 del D.Lgs 58 del 1998. www.aifi.it, www.sole24ore.com www.assogestioni.it Strategia Algedo SGR S.p.A. per Private Equity Algedo SGR sostiene la crescita di piccole e medie imprese, sia nel medio che nel lungo termine, affiancando imprenditori e manager nel processo di rilancio economico aziendale e strategico. Opera da più di 25 anni con una sede a Treviso. Nel corso degli anni ha maturato esperienza in diversi settori lavorando con grandi gruppi industriali, per lo più holding di partecipazione. Segue una strategia improntata non solo all’apporto di capitale ma al rafforzamento dei punti vitali della società, riducendo i punti di fragilità. La sua attività ha piena visibilità nel suo sito di riferimento Investimenti Consiglio di non ricorrere ai fondi di private equity che per loro natura sono molto costosi e non aderiscono alle esigenze dei piccoli risparmiatori , né sono così appetibili per i grandi investitori per gli esosi costi a cui afferiscono. I fondi di Private Equity nascono come fondi non quotati, molto audaci, pericolosi e poco liquidi, ne consegue che sono destinati solo agli investitori istituzionali. Per un’accurata consulenza rivolgiti a noi, i tuoi professionisti di fiducia Se sei interessato a saperne di più o vuoi investire in un progetto puoi rivolgerti a noi, ti offriremo una consulenza aziendale dedicata al tuo caso specifico. Ad  ogni modo puoi sempre  scriverci e contattarci  per ogni tipo di dubbio.  
11 Settembre 2019
Come diventare Advisor (M&A)

M&A e advisor – significato e difinizione

M&A e Advisor – significato e difinizione: Il corporate finance advisor M&A analizza tutti gli aspetti aziendali e ne sintetizza i punti cruciali da migliorare. il corporate finance Advisor M&A è un consulente esterno all’azienda specializzato in operazioni straordinarie, dotato di particolari abilità e competenze tecnico-professionali risultato di un percorso accademico e formativo dinamico. L’Advisor è colui che analizza tutti gli aspetti di un’azienda e che sintetizza i punti cruciali da migliorare, da sviluppare o da eliminare dal processo produttivo o dall’organigramma aziendale. Valorizza i punti di forza e cerca di semplificare i punti di debolezza societari. Deve avere una chiara visione del posizionamento competitivo dell’azienda sul mercato. L’Advisor m&a è investito di fiducia da parte dell’azienda mediante un mandato, con il quale l’azienda investe denaro nell’acquisto di competenze tattiche e strategiche, che gli consentiranno di conoscere notizie e di disporre di informazioni sui valori correnti di mercato, che in sede di trattativa, lo porranno in una posizione privilegiata rispetto al venditore. M&A significato Considerata la complessità delle operazioni per quanto riguarda le operazioni di M&A (Merger and Acquisition) nelle quali deve essere gestita l’integrazione di due strutture aziendali, o di fusioni per incorporazioni o di acquisizioni aziendali è richiesta una elevata specializzazione che un singolo Advisor m&a deve aver maturato dopo il conseguimento di una laurea a indirizzo economico-finanziario-aziendale e una buona pratica professionale presso studi internazionali specializzati in operazioni di (M&A); oppure possono essere chiamate a ricoprire tale incarico società specializzate operanti a livello internazionale, oppure banche che dispongono di una divisione corporate banking e/o private equity. Cosa fa il corporate finance advisor m&a Quando una società decide di acquisire un’altra e non dispone di tutte le risorse finanziarie per procedere interviene l’Advisor che pone in essere alcuni interventi di delibera aumento capitale, ricorso al finanziamento bancario, emissioni di  obbligazioni, vendita di asset non strategici. Oppure interviene in operazioni di ristrutturazione dei debiti aziendali, infatti, nel caso in cui la società non riesce a pagare i creditori con i quali ha dei contratti in essere, l’Advisor m&a ricorre all’uso di strumenti finanziari come il debt-to-equity swaps oppure,  cerca di procedere alla ristrutturazione dei debiti mediante accordi con i creditori o ancora, cerca investitori interessati all’operazione. Quando una società per azioni non quotata su di un mercato azionario decide di entrare in borsa l’Advisor indirizza e segue l’azienda nella scelta dei soggetti  che intervengono nell’operazione e ne gestisce il lavoro durante la fase che porta al collocamento dei titoli. Conferimento del mandato m&a al corporate finance  I motivi per cui un’azienda debba delegare un consulente esterno nell’assolvimento delle operazioni straordinarie sono da rinvenire nella esigenza di avvalersi di competenze specializzate che solo un Advisor possiede e di cui l’azienda ha bisogno. Rivolgersi ad un Advisor significa avere la certezza e la garanzia che le notizie e le informazioni, che l’Advisor è riuscito ad acquisire mediante le sue analisi, ricerche di mercato o  i suoi contatti in merito ai potenziali venditori o compratori interessati alla trattativa, siano state condotte con riservatezza, al fine di non compromettere l’esito dell’accordo. Inoltre l’Advisor m&a grazie all’uso di provider dedicati e a una serie di contatti all’interno del team di Advisory è capace di ottenere informazioni privilegiate di natura finanziaria, economica e industriale sui potenziali venditori e compratori. E’ capace di attrarre un numero elevato di potenziali acquirenti a livello internazionale e di aumentare le probabilità di concludere affari importanti. Funzioni del corporate finance advisor Prepara tutta la documentazione aziendale utile ad elaborare il progetto mediante la predisposizione del profilo anonimo, l’information memorandum, la company presentation, la lettera di intenti, attiva  analisi e modelli finanziari, evitando che di questi aspetti se ne occupino le risorse interne all’azienda prive di esperienza maturata nel settore che non potrebbero svolgere in maniera puntuale tali adempimenti. Obiettivi del corporate finance advisor L’Advisor agirà in nome e per conto dell’azienda, apportando non solo abili competenze negoziali ma anche giudizi esterni fondamentali per interpretare le situazioni in maniera chiara, razionale e con meno coinvolgimento emotivo. L’obiettivo dell’Advisor m&a è quello di massimizzare il profitto, infatti il contratto inziale, o meglio il mandato conferito è stato sottoscritto con una commissione a success fee, con la finalità di negoziare il miglior prezzo per entrambe le parti. Conclusione e consigli sulla professione di corporate finance In conclusione possiamo affermare che l’Advisor m&a gioca un ruolo chiave, determinante in tutte le fasi del processo. Deve essere in grado di esercitare il suo ruolo e mantenere la giusta tensione e attenzione all’affare, deve saper coordinare il flusso di informazioni di cui viene a conoscenza grazie alle sue abilità, ricerche, conoscenze e deve sfruttarlo a vantaggio dell’operazione che sta per concludere. Deve porsi come fulcro aziendale nella fase di operazione straordinaria a cui tutti i soggetti interessati all’operazione devono rivolgersi e deve organizzare i compiti di ciascuno dei soggetti che agiscono nell’operazione, garantendo un giusto equilibrio tra tutte le parti coinvolte nel processo. Consiglio di leggere alcuni articoli interessanti sul ruolo dell’ Advisor nelle più disparate operazioni di finanza straordinaria ai seguenti link: https://www.fpcu.it http://www.knetproject.com https://www.borsaitaliana.it Se hai un’azienda e devi porre in essere un’operazione straordinaria, ma non sai a chi chiedere aiuto, puoi affidarti alla nostra consulenza Inoltre se hai bisogno di individuare un advisor competente puoi  scrivere la tua domanda nei commenti così cercheremo di individuare al posto tuo chi meglio soddisfa le tue esigenze e chi, rispetta meglio degli altri, i requisiti professionali richiesti per concludere la trattativa.  
2 Settembre 2019
Rating bancario: Regole e basi di calcolo

Rating bancario: Regole e basi di calcolo

Per rating bancario si ritiene uno strumento che sia in grado di “tenere sotto controllo il livello del rischio di impresa o di titoli obbligazionari Per rating bancario si ritiene uno strumento che sia in grado di “tenere sotto controllo il livello del rischio di impresa o di titoli obbligazionari. Il rating bancario ha un suo valore che si esprime in lettere”. In base a queste valutazioni fatte con le lettere, si stabilisce una specie di premio riguardo il rischio che verrà richiesto all’azienda, sul quando effettuare un investimento. Questo giudizio sarà espresso da un soggetto che sia esterno ed indipendente, in tal caso ci si affida alle agenzie di rating che valuteranno la solvibilità del soggetto analizzato. Il giudizio delle agenzie di rating viene sempre sottoposto a revisione, onde evitare di viziare il mercato obbligazionario. La determinazione del rating si fa seguendo la normativa Basilea 2, cioè un accordo sui requisiti minimi del capitale. Per capire il rating bancario bisogna capire come viene calcolato e sulla base di quali elementi. Come viene calcolato il rating bancario Il rating bancario può essere valutato anche dalla banca. Questa in possesso di parametri di valutazione specifici. Ma come si calcola il rating bancario? Verrà considerato il patrimonio e l’andamento sul mercato del settore in cui opera l’impresa. Il programma dell’azienda e gli obiettivi da perseguire, oltre quelli già realizzati. Verranno analizzati i dati contenuti nella “centrale dei rischi” dove verranno monitorate le attività dell’azienda e gli investimenti fatti. Verrà considerato lo stato della liquidità e il management che ha un’impresa nel momento dell’analisi. Calcolo rating bancario Il rating bancario quindi altro non è che il “calcolo della stabilità economico- finanziaria di un soggetto che va ad emettere un titolo obbligazionario“. Per svolgere queste ricerche circa l’affidabilità, ci sono le agenzie di rating bancario. Queste saranno in grado di analizzare in maniera oculata la situazione finanziaria dell’impresa in questione. Qualora per la banca non sia possibile effettuare questo tipo di operazione, ci si potrà affidare ai broker che operano in questo campo. Quando il rating bancario è alto, il rischio di investimento sarà basso. Il rating bancario si calcola su un lasso di tempo di dodici mesi. L’analisi però è più estesa, infatti continua dopo la scadenza annuale. Quando il rating bancario sarà negativo, questo verrà inserito in liste ad hoc. Le liste servono per gli studi futuri di soggetti che cercheranno informazioni circa quell’impresa e il suo operato. Come conoscere il proprio rating bancario Per emettere il giudizio circa una società, l’agenzia di rating dovrà avviare una procedura basata sull’analisi di caratteristiche di tipo finanziario od economico, circa la società da analizzare. Si terrà conto di diversi elementi: Bilancio e della redditività dell’azienda Capacità di produrre reddito Remunerazione del capitale nonché di flussi di cassa Rapporti tra proprie risorse e debiti accumulati. Verranno confrontate anche le altre società operanti nello stesso settore e l’andamento del mercato. È bene non tralasciare il fattore qualitativo nella valutazione, l’affidabilità e la credibilità dei progetti e degli obiettivi perseguiti ed imposti. Spesso però, non è possibile affidarsi al giudizio di queste imprese, poiché chi ci lavora all’interno, i broker, non sempre sono disinteressati nell’attività di analisi. Il rating bancario quando verrà espresso, avrà un impatto sul mercato e sui titoli in borsa. Le analisi condotte verranno verificate e supportate da fatti certi, prima di essere considerate attendibili. Per questa ragione sarà necessario aumentare la trasparenza delle operazioni svolte in termini di rating bancario.
1 Settembre 2019
Smart e Start

Smart e start – come funziona il bando invitalia

smart e start, l’agevolazione che ti permette di ricevere un contributo a fondo perduto dalla regione lazio, come funziona il finanziamento? Il 2017 ha portato davvero tantissime innovazioni alle Startup innovative: una di queste è lo smart e start Smart e start – il bando Con la pubblicazione del 18 ottobre nella Gazzetta Ufficiale il D.M. del 09/08/2017 che contiene tutti gli importanti cambiamenti nel programma di incentivi presentati dal Governo nel 2014 con l’obiettivo di supportare e promuovere la nascita e lo sviluppo di nuove Startup finalizzate all’innovazione. Il bando smart e start, che ha la durata massima fino al 31 dicembre 2020, è stato semplificato di tantissimo per aiutare le imprese Vediamolo in particolare Possibilità di accedere alle aziende per un massimo di 60 mesi; L’investimento è concesso anche per il web marketing I marchi, oltre ai brevetti e alle licenze, possono essere finanziati; C’è anche la possibilità anticiparsi fatture ancora non emesse. Vediamo il dettaglio qui sotto come funziona questa agevolazione Definizione smart e start L’incentivo di smart e start Italia è il programma finalizzato alla creazione di aziende innovative nel nostro territorio nazionale per il finanziamento di progetti da un minimo di 100.000 euro e un massimo di 1,5 milioni di euro, in dettaglio si possono comprendere i seguenti costi e nell’agevolazione degli investimenti: Investimenti in impianti, macchinari e attrezzature tecnologiche, o nuove tecniche scientifiche, o spese sostenute in affitto o in leasing; I costi sostenuti per interessi sul finanziamento esterno; Brevetti, marchi e licenze; Componenti hardware e software; Investimenti in progettazione, sviluppo, personalizzazione, collaudo di soluzioni IT architettoniche e impianti tecnologici di produzione, consulenza tecnologica specializzata, nonché interventi correttivi e adattativi; Investimento in marketing e web marketing; Costi per dipendenti; Incubazione e servizi di accelerazione commerciale. Le spese sono riconosciute ad ogni presentazione dello stato di avanzamento nei due anni limite successivi al contratto di finanziamento. Chi può usufruire di smart e start Il beneficiari gli innovatori cui lo scopo sociale è quello di dare priorità allo sviluppo e alla commercializzazione dei  prodotti e servizi innovativi ad altissimo valore tecnologico. Come funziona smart e start invitalia Viene concesso fino al 70% del prestito a taso 0 senza interessi da restituire per un massimo di otto anni con la possibilità di aumentare l’importo fino all’80% se la società richiedente è composta esclusivamente da donne o giovani sotto i 36 anni o se all’interno di essa c’è un ricercatore italiano che lavora stabilmente all’estero e vuole tornare in Italia. Come trasmettere la domanda smart e start invitalia? L’incentivo di smart e start Italia è gestito da Invitalia e la richiesta deve essere inviata online direttamente dal sito à www.smartstart.invitalia.it. Le domande sono gestite attraverso una procedura per la quale le stesse sono esaminate secondo l’ordine di presentazione e gli incentivi sono concessi fino all’esaurimento dei fondi disponibili. Insieme all’applicazione, il piano aziendale deve essere presentato e firmato digitalmente; Quando viene inviata una domanda, viene emesso un protocollo elettronico e, entro 60 giorni dalla presentazione, è possibile conoscere il risultato della valutazione. Stanziamento finanziamenti smart e start In caso di esito positivo, il beneficiario dei finanziamenti smart e start può richiedere l’erogazione dei fondi durante lo svolgimento dei lavori. C’è inoltre la possibilità di ottenere un anticipo del 25% dell’importo finanziato attraverso la presentazione di una garanzia.  
31 Agosto 2019
Fondo patrimoniale

Fondo patrimoniale – una mini guida

Hai sentito parlare dei fondo patrimoniale? Ottima garanzia per difendere i propri beni immobiliari. Leggi la mini guida Non hai mai sentito parlare dei fondo patrimoniale non aggredibile? Eppure si tratta un’ottima garanzia per difendere i propri beni immobiliari o beni mobili dalle aggressioni del Fisco o dagli altri imprevisti economici. Come stabilito dalla legge, difatti, Equitalia e i creditori non possono iscrivere ipoteca su un immobile registrato per il fondo patrimoniale non aggredibile. Questo poiché il fondo patrimoniale rappresenta un vincolo individuato da un componente della famiglia che individua in determinati titoli, beni o immobili degli oggetti finalizzati al bisogno esclusivo famigliare. finalità e costituzione fondo patrimoniale Come accennato precedentemente, il fondo patrimoniale protegge i beni famigliari (e persino dei redditi derivanti dai titoli) dall’aggressione dei creditori. Il tutto a patto che i creditori siano sorti dopo la costituzione del fondo. Lo stesso discorso vale, come citato nel codice civile, anche per quanto concerne i debiti fiscali e la possibilità dell’ipoteca su di un immobile da parte dell’Equitalia. Grazie al fondo patrimoniale non aggredibile, insomma, è possibile aggirare una pericolosa evenienza come il pignoramento La durata e revocatoria fondo patrimoniale Quest’istituto è caratterizzato da un vincolo di temporaneità legato alla costituzione coniugale. Qualora tale vincolo dovesse venire meno con il divorzio, il fondo patrimoniale verrebbe annullato tramite lo scioglimento. L’unica eccezione a quest’evenienza è la presenza di figli minori. In questo caso il fondo patrimoniale durerà fino a che il minore raggiungerà la maggiore età. Ovviamente la presenza di più figli minori comporta che il fondo patrimoniale duri fino a che l’ultimo figlio non diventi maggiorenne. Quali beni protegge con il fondo patrimoniale Sarebbe gravemente erroneo pensare che la difesa del fondo patrimoniale valga per tutti i debiti. Tutt’altro, lo scudo protettivo contro i creditori offerto dal fondo patrimoniale e citato in diritto privato non vale per le esigenze che sono estranee alle esigenze della famiglia. Il patrimonio patrimoniale non aiuterebbe nel caso in cui ci fosse il mancato pagamento delle varie imposte sull’abitazione oppure nel caso in cui nel condominio vi fosse la morosità degli oneri mensili. Pignoramento beni fondo patrimoniale familiare I beni mobili o immobili iscritti al fondo patrimoniale sono di proprietà di entrambi i coniugi. Nell’atto di costituzione del fondo patrimoniale può essere specificato diversamente, anche se i redditi o i frutti prodotti dai beni del fondo patrimoniale possono essere utilizzati esclusivamente per il bene della famiglia. In caso di separazione i beni vengono suddivisi a metà tra i due coniugi. Il patrimoniale famigliare è in grado di evitare numerosi problemi. Perché privarsi di questo scudo?
31 Agosto 2019
Come leggere i dati in crif

Crif – Come leggere i dati, la cancellazione e la visura

Le banche hanno accesso alla CRiF per poter consultare la posizione di una persona e decidere successivamente se erogare o un mutuo o finanziamento. Come leggere i dati in CRiF Cos’è la CRiF? Nella Centrale Rischi Finanziari vengono depositati i dati relativi alla situazione finanziaria delle persone. Le banche e le finanziarie hanno accesso alla CRiF per poter consultare la posizione di una persona e decidere successivamente se erogare o meno un mutuo o un finanziamento. Tale posizione finanziaria deve essere pulita, ovvero non devono esserci i presupposti tali, o segnalazioni in crif, perché il credito non venga erogato. In caso di ritardo durante un rapporto di credito, la segnalazione crif del primo ritardo viene resa visibile sul SIC solo in caso di mancato pagamento rate per 2 mesi consecutivi (o 2 rate). 15 giorni prima dell’invio della segnalazione al SIC, l’istituto di credito invierà al debitore, una segnalazione che lo avviserà di tale ritardo e che verrà segnalato. Questo perché, in caso di disguidi e provvedendo al chiarimento di questi o al saldo delle rate in ritardo, si evita la segnalazione in CRiF. La segnalazione di eventuali ritardi, successivi al primo, avviene mensilmente attraverso aggiornamenti inviati dall’istituto di credito al crif. Analisi dati crif Ma entriamo nel vivo dell’analisi crif delle varie voci che troviamo nei documenti in CRiF: FINANZIARIA o BANCA: è la società che ha segnalato a CRIF i dati (richiesta, rifiuto, approvazione finanziamento, estinzione finanziamento); RICHIEDENTE: è il soggetto che richiede il finanziamento; GARANTE: è l’eventuale soggetto a garanzia del finanziamento; DATI AGGIORNATI AL: viene visualizzata l’ultima data in cui la banca o la finanziaria ha segnalato eventuali aggiornamenti di carattere creditizio. Normalmente questi aggiornamenti sono mensili; CODICE RAPPORTO DA ISTITUTO: è il codice con cui la banca o la finanziaria identificano un mutuo, una carta di credito o un finanziamento; TIPO DI CREDITO: identifica il tipo di finanziamento richiesto (tipo di mutuo, carta di credito, prestito personale, ecc); FASE DEL CREDITO: indica a che punto è la pratica, se è in fase di RICHIESTA, EROGATO, RINUNCIA , RESPINTO, DELIBERATO,ESTINTO.; DATA INIZIO: riporta la data di inizio del finanziamento; DATA FINE: riporta la “data prevista” per l’estinzione del finanziamento o del mutuo sottoscritta sul contratto con la finanziaria o con la banca. Diciamo data prevista, perché in alcuni casi la data può variare. Ad esempio, una sospensione di mutuo; PERIODICITA’ RIMBORSI: stabilisce la cadenza rateale del finanziamento o del mutuo (es. mensile, semestrale); NUMERO TOTALE DELLE RATE: indica il numero di rate totali da rimborsare; IMPORTO RATA: indica il valore della rata da rimborsare; RATE RESIDUE: indica il numero totale di rate “ancora e non totale” da rimborsare; IMPORTO RESIDUO: indica il montante di debito in essere con l’istituto di credito; tale importo è comprensivo della quota capitale più la quota interessi; RATE SCADUTE E NON PAGATE: indica il numero totale delle rate risultate non pagate, indicato alla data dell’ultimo aggiornamento. Segnalazione in Crif Nei casi di segnalazioni crif  ‘C’ credito ceduto, ‘S’ sofferenza o ‘P’ perdita, il numero di rate insolute non sarà riportato, quindi il dato indicato sarà 0; IMPORTO SCADUTO E NON PAGATO IN CRIF: corrisponde all’importo totale delle rate non pagate ed insolute. Nei casi di segnalazioni ‘C’ credito ceduto, ‘S’ sofferenza o ‘P’ perdita, il numero di rate insolute non sarà riportato, quindi il dato indicato sarà 0; DETTAGLIO ANDAMENTO PAGAMENTI IN CRIF: indica quanti ritardi sono stati segnalati. Questa sezione comprende queste sotto categorie: RITARDI DI PAGAMENTO IN CRIF: riporta una serie di trattini, che indicano quando il finanziamento o il mutuo hanno dato inizio, ed una serie di numeri che indicano, mensilmente, il numero di rate scadute accumulate. I numeri crif vanno da 0 a 9 per un numero massimo di 12 (corrispondente agli ultimi 12 mesi rispetto alla data di aggiornamento). Esempio numeti crif: se oggi è il 01/01/2013 ed il sig. Mario Rossi ha acceso un finanziamento il 01/8/2012 sempre pagato regolarmente, la sua posizione sarebbe così rappresentata: – – – – – – – 0 0 0 0 0 Se invece nel mese di Ottobre, Novembre e Dicembre 2012 il sig. Rossi non ha pagato le tre rate, la sua posizione sarà così rappresentata: – – – – – – – 0 0 1 2 3 Altre segnalazioni in crif ALTRE SEGNALAZIONI crif: vengono riportate eventuali segnalazioni crif sullo stato del finanziamento. Queste sono espresse in lettere; nel caso ci sia un trattino ‘-‘ vorrà dire che non ci sono segnalazioni. Le lettere in crif possono essere: A: esprime ‘acconto’, ovvero la o le rate non sono state pagate per intero, ma è stato versato alla finanziaria un solo acconto. C: indica che l’istituto di credito ha ceduto il credito ad una terza società di recupero crediti. D: disguidi di pagamento regolarizzati. F: dato riportato per le imprese, ed indica la richiesta di fallimento. G: quando è stata emessa una sentenza di pignoramento. H: nel caso in cui è stato emesso un decreto ingiuntivo a fronte di rate scadute e non pagate. I: nel caso di finanziamenti in contenzioso o incaglio; si ha in presenza di rate non pagate. P: credito passato a perdita. U: risanamento delle posizioni. Nel caso in cui l’istituto di credito aveva segnalato una sofferenza, comunica l’aggiornamento dati per regolarizzazione debitoria. W: accollo del finanziamento. X: ristrutturazione del credito. Numero massimo di rate con ritardi in crif esprime il numero massimo di rate non pagate nel corso del finanziamento. Nel caso di ritardi fino ad un massimo di 2 rate, queste informazioni rimarranno segnalate per un massimo di 12 mesi dalla data di avvenuta regolarizzazione degli insoluti. Se invece il numero di rate non pagate è uguale o superiore a 3, dall’avvenuta regolarizzazione, la segnalazione rimarrà presente in banca dati per 24 mesi; Peggior stato crif segnalato per comprendere questo stato si veda l’elenco riportato alla voce ALTRE SEGNALAZIONI; Mese dal quale i pagamenti sono regolari in crif indica il mese in cui sono state regolarizzate le posizioni insolute. Crif e segnalazione di recupero crediti B: blocco della carta. C: il credito è stato ceduto ad una società di recupero crediti. P: il credito risulta passato a perdita. R: revoca per morosità (nel caso di carte di credito, quando il cliente non è regolare con il rimborso delle rate della carta). S: sofferenza (dopo numerose rate insolute viene attribuito questo stato). T: il cliente contesta la correttezza degli importi addebitati. U: risanamento delle posizioni. Nel caso in cui l’istituto di credito aveva segnalato una sofferenza, comunica l’aggiornamento dati per regolarizzazione debitoria. V: rinuncia volontaria del cliente di una carta di credito o alla linea di credito. W: accollo del finanziamento. Cancellazione crif  – Tempi di conservazione dei dati I dati relativi a prestiti e prestiti nel sistema di informazione creditizia CRIF vengono automaticamente eliminati, senza la necessità di richieste specifiche. I tempi di cancellazione sono stabiliti dal Codice di condotta e cambiano in base al tipo di dati. Il prestito in corso di valutazione dura fino a 6 mesi dalla data richiesta Le richieste di finanziamento o prestito revocate durano 1 mese a far data dal rifiuto I prestiti rimborsati regolarmente durano 36 mesi dalla data effettiva di risoluzione del rapporto di credito o dal primo aggiornamento effettuato nel mese successivo a tale data. 1 o 2 rate pagate in ritardo durano 12 mesi dopo l’avviso di regolarizzazione, a condizione che i pagamenti vengano sempre effettuati entro 12 mesi 3 o più rate pagate in ritardo durano 24 mesi dopo la notifica di regolarizzazione, a condizione che i pagamenti siano sempre regolari entro 24 mesi Prestiti non rimborsati durano circa 36 mesi dalla data di scadenza prevista o dalla data in cui l’ente creditizio ha fornito l’ultimo aggiornamento Visura crif di seguoto un’esempio di visura crif Modulo richiesta crif La richiesta dei propri dati crif viene effettuato direttamente online tramite il sito -> https://www.modulorichiesta.crif.com/consumers/Persona.aspx  Tramite lo stesso modulo richiesta crif, seguendo le facili istruzioni, è possibile richiedere il documento che verrà inviato in formato digitale tramite pec. Crif perizie Il nostro studio ormai da anni si occupa di periziare e verificare i dati in crif di aziende e persone fisiche. Se ne avete l’esigenza, vi allego in una email privata, alcuni file che riportano varie situazioni di finanziamento e segnalazione in crif. Come leggere i dati in CRiF
30 Agosto 2019
Merito Creditizio e Rating

Rating bancario e merito creditizio

Migliorare rating bancario – il modo in cui una banca vede l’impresa. Il risultato, già raggiunto per tante imprese, il merito creditizio Perchè migliorare il rating bancario Migliorare il modo in cui una banca vede l’impresa. Il risultato, già raggiunto per tante imprese, è quello di un rapporto fra impresa e banca molto più solido e proficuo, dove sia l’azienda che la banca trovano la massima soddisfazione nella collaborazione fra loro. Contribuire al successo della tua impresa migliorando il tuo rapporto con le banche e il tuo accesso al credito. come migliorare il rating bancario Molti imprenditori vedono le banche come dei nemici per le proprie imprese. Ma le banche possono essere validi alletati per quelle imprese. La cosa importante è comprendere e parlare il linguaggio del sistema bancario, comprendere a fondo i principi su cui si fonda ed essere sempre aggiornati sulle discipline e regolamanti anche a livello europeo. La cosa importante da fare sempre è capire come la banca vede e soprattutto giudica la tua azienda. Il nostro lavoro è migliorate il tuo rating bancario, ovvero come la banca ti vede e aumentare il tuo merito creditizio, ovvero come la banca ti giudica. check list rating bancario e merito creditizio Per migliorare il rating bancario e il merito creditizio della tua azienda mettiamo in campo diverse attività: Analisi dei bilanci secondo ottiche bancarie e finanziarie Accesso a numerose banche dati nazionali ed internazionali Visure Lince di Cerved, un servizio esclusivo per banche e intermediari finanziari Analisi approfondita della Centrale Rischi Banca d’Italia Monitoraggio e consulenza sulla Centrale Rischi Banca d’Italia Consulenza finalizzata al miglioramento del rating Risk management: individuazione delle area di rischio specifico rating bancario – Conclusioni Analizzare il rating bancario e conoscere il proprio rating bancario, tramite l’analisi della centrale rischi, i dati di bilanci e le informazioni di sistema accessibili solo dai professionisti del settore, diventa essenziale per consentire alle imprese di poter accedere più facilmente e a tassi migliori al sistema bancario. Il nostro obiettivo è intraprendere le migliori strategie per poter dialogare in modo più efficiente ed efficace con le banche, ottenere nuovo credito e tassi d’interesse più vantaggiosi.
17 Agosto 2019
Come strutturare la gestione finanziaria d’azienda

Gestione finanziaria: Come strutturarla in azienda

Gestione finanziaria: La gestione finanziaria di impresa e il modo in cui gestiamo il denaro all’interno della nostra azienda. Ecco spiegato come strutturarla Quando parliamo di gestione finanziaria dell impresa, ci riferiamo al modo in cui gestiamo il denaro all’interno della nostra azienda.  L’azienda deve disporre materialmente del denaro che userà per lavori di ristrutturazione, per acquistare nuova piccola attrezzatura, oppure per fare grandi investimenti in beni immateriali, si pensi ad una piattaforma inngestione finanziaria personaleovativa digitale sulla quale veicolare tutta l’attività al fine di ottenere visibilità online e di incrementare il fatturato, o ancora si pensi agli investimenti in beni materiali che verranno utilizzati per più cicli produttivi all’interno dell’azienda, quali nuovi macchinari, impianti, veicoli aziendali. Definizione di gestione finanziaria La gestione finanziaria deve tener conto di tutte le risorse economiche necessarie a produrre un bene e ai costi da sostenere per immettere il bene o il servizio sul mercato. La gestione finanziaria si deve occupare di retribuire equamente tutte le risorse umane impegnate nei processi produttivi, sotto questo profilo nno si genera ricchezza ma si consuma. A differenza di attività, che anziché assorbire denaro, lo producono, come le attività di marketing, che mirano ad incrementare  la visibilità e ad accrescere positivamente la reputazione. La gestione finanziaria si occupa di assicurare l’equilibrio tra fonti e impieghi alle quali si ricorre sia nel breve che nel lungo termine, si occupa di stabilire le dilazioni di pagamento da concedere ai propri clienti nonché le modalità di pagamento stabilite con i fornitori. gestione finanziaria aziendale e flussi di cassa  Qualora l’azienda non disponga di liquidità può ricorrere ai prestiti bancari o alle forme alternative di investimento di cui abbiamo già parlato abbondantemente nei precedenti articoli e che provvederò ad evidenziarvi nel prosieguo. Pertanto l’azienda deve operare delle scelte ponderate tenendo sotto controllo i flussi di cassa in entrata, cash inflow e i flussi di cassa in uscita, cash outflow. Esempio rendiconto per flussi di cassa nella gestione finanziaria Il flusso di cassa è da intendersi come liquidità netta, ottenuta rettificando il valore della cassa e banche attive da eventuali c/c bancari passivi. Reddito netto d’esercizio 350.000 1253.000 989.000 100.000 -150.000 -70.000 -1766.000 895.000 Ammortamenti Accantonamenti Minusvalenze Costi capitalizzati Plusvalenze da rivalutazione Utilizzo fondi Oneri finanziari Cash flow reddituale 1846.000 Fonti correnti: Crediti v/clienti 715.250 36.000 Ratei e risconti attivi Partecipazioni 65.000 1850.000 1523.526 163.822 459.000 Prodotti finiti Acconti a fornitori Debiti previdenziali Ratei e risconti passivi Impieghi correnti Cambiali attive -756.000 -640.000 -41.000 -2956.000 -498.000 -150.000 -168.000 Merci Mutui passivi Debiti v/fornitori Acconti da clienti Debiti tributari Altri debiti Saldo della gestione corrente -396.402 1449.598 Flusso della gestione corrente Disinvestimenti: Partecipazioni in controllate 49.000 37.000   Impianti e macchinari Investimenti: Fabbricati -62.000 -985.000 -37.000 -20.000 Impianti e macchinari Attrezzature industriali Brevetti Saldo della gestione industriale -1018.000 Flusso della gestione industriale 789.598 Profilo della gestione finanziaria: Fonti: Aumento di capitale sociale 100.000 179.000 Crediti v/controllate Crediti v/clienti 44.000 1100.000 -400.000 Debiti v/fornitori Impieghi: Obbligazioni Flusso per remunerare i capitali -132.000 Pagamento interessi passivi -880.150 -496.000 Pagamento dividendi Cash outflow -1508.150 Dall’analisi di gestione finanziaria conto economico e del rendiconto finanziario per flussi di cassa emerge che dopo il contributo positivo dato dalla gestione reddituale che ha generato flussi finanziari, cash flow reddituali, si è assistito ad un consistente assorbimento delle risorse finanziarie, in quanto sono state utilizzate per far fronte a ingenti investimenti che oltre ad annullare il saldo della gestione corrente, ha  addirittura determinato un flusso della gestione industriale negativo. L’ impresa si mostra attenta a gestire al  meglio le scorte e gli immobilizzi. Il capitale sociale aumenta solo di 100.000, in quanto una parte si compensa con la diminuzione delle obbligazioni convertite e la restante parte sono crediti v/soci, in diminuzione del capitale sociale. Inoltre i capitali dei terzi finanziatori e dei soci vengono remunerati accendendo ulteriori posizioni debitorie. Tipologie di flussi di cassa nella gestione finanziaria Flusso di cassa operativo, detto Free Cash Flow from Operations, che si genera dalla gestione ordinaria dell’impresa, indica la capacità dell’impresa di produrre moneta liquida per mantenere o incrementare le sue attività. Flusso di cassa per l’impresa, detto Unlevered Free Cash Flow, è l’entrata di moneta effettiva all’interno dell’impresa, dopo che l’imprenditore ha fatto gli investimenti necessari, dopo aver pagato le sue spese caratteristiche e dopo aver adempiuto ai suoi doveri con il fisco prima del rimborso del debito. Il flusso di cassa disponibile per gli azionisti, detto Free Cash Flow to Equity, tiene conto solo dei flussi di cassa dovuti agli azionisti, al netto di tutti i pagamenti effettuati e ricevuti anche dai detentori di capitale di debito. Rendiconto finanziario nella gestione finanziaria Il rendiconto finanziario è un utile strumento nella gestione finanziaria , descrive in maniera sintetica i flussi di cassa avvenuti in un determinato periodo. Analizza le fonti che hanno incrementato i fondi liquidi e gli impieghi che hanno decurtato le liquidità. Il flusso di CCN, Capitale Circolante Netto consente di verificare quali poste del CCN, hanno subito variazioni ed in che misura hanno contribuito alla variazione di CCN. Nell’esempio è facilmente intuibile quali sono i fattori che hanno generato risorse finanziarie e quali quelle che le hanno assorbito. Fonti Impieghi Crediti v/clienti 927.400 Crediti v/controllate 65.000 Ratei e risconti attivi 36.000 Cambiali attive e altri crediti 775.000 Partecipazioni 65.000 Altri titoli 16.000 Prodotti finiti 1.642.000 Merci 845.000 Acconti a fornitori 1.632.000 Mutui passivi 41.000 Obbligazioni 400.000 Debiti v/fornitori 3.496.000 Debiti previdenziali  162.000 Acconti da clienti 468.000   Ratei e risconti passivi 435.000 Debiti tributari 100.000 Cassa e banche 1562.000 Altri debiti 138.600 Banche c/c passivo 162.000 Utilizzo fondo svalutazioni crediti 40.000 Pagamento dividendi 686.000 Obbligazioni convertibili 450.000 Totale fonti 7023.400 Totale impieghi 7120.600         Le modalità di compilazione di questo documento sono stabiliti dal principio internazionale IAS n. 7 e, per l’Italia, nel principio OIC n.10 www.fondazioneoic.eu Il rendiconto finanziario deve  informare sulle modalità di reperimento (fonti) e di utilizzo (Impieghi) della risorsa finanziaria. Prima di procedere a qualunque analisi occorre stabilire quale sia la risorsa finanziaria di riferimento. Può essere individuata nel capitale circolante netto (CCN) o nel cash (cassa, saldo conti correnti attivi e passivi). Inoltre voglio anche invitarti a leggere un nostro articolo, come ti accennavo in precedenza, in cui parliamo di Crowdfunding, una modalità di reperimento fondi mirante a sostenere economicamente progetti tramite la gestione finanziaria di personale o gruppi di persone privi di disponibilità economiche per finanziarsi.   Finanziare l’azienda: L’impresa costituisce il motore di una nazione, la modalità per produrre beni o servizi e, allo stesso tempo, dare lavoro a molte persone . L’economia italiana si basa sull’industria di cui le singole imprese sono le protagoniste e, dal punto di vista di assetto organizzativo, queste si presentano, generalmente, in forma societaria. Esistono dunque diverse tipologie di impresa e, sia per motivi legati a situazioni contingenti che crisi economica che proprio come strumento di sostentamento minimo che consente di portare avanti la produzione, vi sono molti modi che consentono di finanziare efficacemente un’impresa. Il versamento di capitali per finanziare l’azienda Il versamento di capitali rappresenta la via principale per finanziare un’impresa. Per effettuare ciò si procede mediante l’elargizione di somme di denaro che transitano direttamente nelle casse della società. Tali somme possono essere vincolate, ossia possono essere legate all’esecuzione di un determinato adempimento oppure all’acquisto di un dato macchinario. Oltre a importi di denaro liquido possono essere versate azioni, titoli di Stato e altri emolumenti da sbloccare in caso di necessità. In questo modo, disponendo di una sorta di tesoretto da sfruttare nei casi di necessità, le imprese possono dunque fronteggiare ogni evenienza, che sia di carattere positivo che negativo. finanziare l’azienda per l’acquisto di macchinari Un’altra modalità di finanziamento è rappresentata dall’acquisto di macchinari da parte di soggetti terzi che, avendo a cuore le sorti dell’azienda, decidono di investire su di essa. Ad esempio, i macchinari di alta tecnologia o gli strumenti informatici costituiscono degli accessori indispensabili per lo svolgimento dell’attività, soprattutto quando si tratta di produrre prodotti moderni che entrano per la prima volta nel mercato. I fondi europei per finanziare l’azienda Quando non vi è la possibilità di avvalersi dell’aiuto di un finanziatore o benefattore esterno, per finanziare la propria impresa è possibile ricorrere ai fondi europei, messi a disposizione annualmente allo scopo. Tali fondi vengono resi conoscibili mediante appositi bandi ai quali gli imprenditori possono aderire presentando una domanda. Alcuni di essi sono a fondo perduto, ossia non è necessaria la restituzione, altri invece prevedono una restituzione favorevole, spalmata su un periodo di tempo più o meno lungo. I fondi regionali per finanziare l’azienda Determinate categorie di imprenditori, come ad esempio le donne, i giovani, i portatori di handicap, attraverso i fondi regionali, ossia di fondi messi a disposizione dalle varie regioni d’Italia, possono beneficiare di liquidità per porre in essere nuove imprese, per modernizzare o rendere maggiormente efficienti le aziende o per sanare situazioni compromesse. Hai dubbi su come gestire le disponibilità liquide all’interno della tua azienda o vuoi essere aiutato a redigere il rendiconto finanziario scrivici nei commenti e ti daremo il nostro aiuto oppure contattaci direttamente!
14 Agosto 2019
Come si calcola l’autofinanziamento societario

Autofinanziamento: Come si calcola nelle società

L’autofinanziamento è la capacità dell’azienda di far fronte alle esigenze finanziarie, si pensi all’azienda che ha sostenuto dei costi per fare investimenti L’autofinanziamento è la capacità dell’azienda di far fronte alle esigenze finanziarie, si pensi all’azienda che ha sostenuto dei costi per fare investimenti  ma non ha ancora ottenuto degli introiti, senza ricorrere a forme di indebitamento o a capitale di credito ma grazie agli utili conseguiti dall’azienda stessa e non prelevati. Autofinanziamento come forma di risparmio L’autofinanziamento inteso come forma di risparmio capace di coprire il fabbisogno finanziario richiesto dalla gestione stessa dell’azienda per sostenere investimenti miranti allo sviluppo aziendale. Fabbisogno finanziario e autofinanziamento con le risorse interne Utilizzando gli utili conseguiti, gli accantonamenti per rischi e oneri, gli ammortamenti,  evitando di ricorrere a finanziamenti esterni, riducendo l’indebitamento, riducendo i debiti più di quanto si sono ridotti gli investimenti nel corso della gestione. autofinanziamento con risorse interne proprie Il trattamento di fine rapporto, il TFR, rappresenta una delle principali forme di autofinanziamento dell’azienda, infatti è una risorsa a cui è possibile attingere grazie alle quote accantonate durante gli anni. Utili portati a nuovo  sono gli utili non distribuiti tra i soci ma reinvestiti all’interno dell’azienda stessa. Accantonamenti  per fondi rischi e oneri futuri  le risorse accantonate consentono di coprire i costi e le perdite che si sono manifestate nell’esercizio. Spesso rappresentano una solida forma durevole  di finanziamento  per l’impresa. Infatti secondo l’art. 2424 bis, comma 3 del codice civile  gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile dei quali tuttavia alla chiusura dell’esercizio sono indeterminati l’ammontare o la data di sopravvenienza.  Ammortamento è un procedimento tecnico-contabile che consente di ripartire il costo sostenuto dall’azienda per acquistare un bene durevole da impiegare nel processo produttivo per più anni. Si pensi ad un macchinario il cui costo pluriennale viene ripartito tra gli esercizi di vita utile del bene, in virtù della sua utilità aziendale. Il costo viene ripartito in quote costanti per il numero degli anni in cui sarà utilizzato il bene. L’ammortamento offre la possibilità all’azienda di recuperare il capitale investito, di procurarsi liquidità imputando a conto economico i costi non monetari, contrapposti a ricavi monetari derivanti dalle vendite. Ripartizione del fabbisogno finanziario nell’autofinanziamento E’ necessario effettuare un’ adeguata e puntuale qualificazione del fabbisogno al fine di scegliere  le più opportune modalità di copertura. Pertanto è possibile distinguere il fabbisogno in: Fabbisogno duraturo, legato ad investimenti in immobilizzazioni e quindi a ciclo economico pluriennale, il cui valore si riduce di anno in anno per effetto del processo di ammortamento; tali investimenti richiedono un esborso concentrato nel tempo e non sono liquidabili fino al momento della sostituzione; Fabbisogno duraturo legato a poste rinnovabili. E’ il caso del capitale circolante il cui ammontare complessivo può rimanere invariato anche se le singole poste che lo compongono mutano continuamente. Fabbisogno temporaneo è estraneo alla ordinaria gestione dell’impresa, si pensi ad eventi occasionali, esempio investire in scorte speculative legata a circostanze che rendono favorevole l’operazione di acquisto. Il fabbisogno finanziario si caratterizza per la durata e la stabilità, pertanto le imprese devono assicurarsi una tempestiva disponibilità di fondi ma anche un piano  di rimborso  di finanziamenti  coerente con la capacità dell’impresa di adempiere regolarmente ai pagamenti. Esempio un mutuo decennale è adatto a far fronte all’esigenza di acquistare un impianto di durata pluriennale. Gli ammortamenti che si genereranno da questo investimento si tradurranno in una sorta di autofinanziamento poiché mettono a disposizione i flussi necessari per sostenere le operazioni di mutuo. E’ importante la coerenza temporale tra fonti e impieghi perché garantisce un rientro di capitale nei termini prestabiliti. Patrimonio netto  Il patrimonio netto è l’insieme delle risorse, differenza attività e passività, che un’azienda possiede come finanziamento interno, detto anche capitale proprio, e si compone di: Capitale sociale, apporti dei soci in denaro o in natura, l’insieme dei mezzi necessari, a dare vita alla società; Riserve, utili non distribuiti, che possono essere utilizzate per aumentare il capitale o per garantire stabilità al capitale sociale in caso di perdite; Perdite che si sono verificate nell’ esercizio e che devono essere sanate con le risorse disponibili. Utili conseguiti in attesa di destinazione. Possono essere distribuiti ai soci, investiti per aumentare le riserve o usati per coprire le perdite. Correlazione entrata finanziaria e entrata monetaria Affinché l’azienda possa contare sulle proprie risorse interne è necessario che le entrate finanziarie si traducano in entrate monetaria. Si pensi ad un credito, potenziale entrata finanziaria, finché non viene riscosso, finché non si traduce in denaro contante,  l’azienda pur essendo solida finanziariamente, dal punto di vista monetario, non ha soldi. Esempio  di autofinanziamento Flussi di impiego Flussi di finanziamento Capitale lordo   Autofinanziamento netto di esercizio (E) 386 Scorte liquide 48 Fonti esterne   Crediti di regolamento 210 Indebitamento per prestiti 146 Magazzino 70 Rimborso per prestiti -108 Totale (A) 328 Indebitamento netto (F) 163 -Passivo corrente       Debiti di regolamento 158     Debiti presunti 104     Totale (B) 262     Capitale circolante netto (C=A-B) 66     Immobilizzazioni nette (D) 521     Fabbisogno capitale per flussi netti di impiego (C+D) 587 Coperture da flussi netti di finanziamento (E+F) 587 Dall’esempio emerge che l’azienda ha un’ottima capacità di autocopertura finanziaria, infatti l’autofinanziamento generatosi dalla gestione corrente per 386  contro un fabbisogno per circolante netto per 66. Un altro esempio pratico e molto chiaro è rappresentato sul seguente sito http://www.businessplanvincente.com in cui sono descritte due situazioni: la prima è il caso in cui un’azienda ricorre al finanziamento di investimenti  con i debiti e con versamenti da parte di soci. Un altro è il caso  in cui l’azienda ricorre per la maggior parte a proprie risorse interne, dunque all’autofinanziamento.  Inoltre in un nostro precedente articolo abbiamo affrontato la tematica inerente al controllo di gestione, alla pianificazione finanziaria per avviare il controllo di gestione, al piano degli investimenti in capitale fisso ai fini del controllo di gestione, al piano degli investimenti in capitale circolante, con budget di cassa utile strumento per il controllo di gestione ed  esempio pratico di controllo di gestione, al seguente link: Come avviare il controllo di gestione Se hai bisogno di aiuto per pianificare le tue risorse possiamo aiutarti nel calcolo specifico del fabbisogno finanziario che soddisfi le tue esigenze.  Se hai Ancora dubbi su Come si calcola l’autofinanziamento scrivilo nei commenti, a presto!
10 Agosto 2019
Venture Capital:  cosa sono e come trovarli

Venture Capital – investitori, fondo e funzionamento

Venture capital – una nuova forma di investimento alternativa ed ha ad oggetto principale aziende e startup con elevato indice di fallimento Il Venture Capital è una forma di investimento alternativa, molto rischiosa, in quanto ha ad oggetto imprese e startup con un elevato indice di fallimento, ma in caso di successo i ritorni in termini di capitale sono così elevati da riuscire a coprire gli investitori delle perdite subite.  Questo è il motivo che rende questa forma di finanza molto attrattiva. Come funziona il venture capital Le persone che gestiscono un fondo di VC sono chiamati venture capital, i quali raccolgono i capitali rivolgendosi alle banche, alle fondazioni bancarie, alle assicurazioni, agli enti previdenziali e enti pubblici territoriali. Dopo aver raggiunto la somma prevista nel loro business plan, acquisiscono quote della società e aiutano la stessa  fornendo loro competenze manageriali, tecniche , relazionali. Ovviamente per realizzare ciò è richiesta la presenza del Venture Capital nel direttivo della società. Gli elementi che inducono il Venture Capital a decidere di investire in una società sono: l’ampio  mercato di riferimento, la competitività del prodotto o servizio già acquisito sul mercato, la presenza di uno staff competente e affidabile. Investitori istituzionali e fondi venture capital I primi sono gli investitori istituzionali più probabili quali  family office, holding, fondi sovrani, privati molto abbienti, sono coloro che praticamente mettono i soldi; i secondi sono  le persone fisiche che gestiscono il fondo stesso. Nulla vieta che il General Partner sia anche colui che investe nel fondo. https://www.startupbusiness.it/cose-il-venture-capital/88667/ Forma giuridica SGR di venture capital in italia Il fondo di venture Capital italiano affinché  sia  autorizzato ad operare deve assumere la forma giuridica della SGR , società di gestione del risparmio. Si devono pertanto costituire sotto forma di società per azioni a regime speciale secondo le norme del Tuf, Testo Unico Finanziario, secondo la disciplina stabilita dagli artt. 34 e 35. La Banca d’Italia stabilisce l’ammontare del capitale sociale. I partecipanti devono possedere i requisiti di onorabilità, professionalità secondo quanto indicato nell’art. 14 del Tuf. Gli stessi requisiti di onorabilità e professionalità devono essere posseduti da tutti coloro che svolgono compiti di amministrazione, controllo e direzione. Struttura societaria di venture capital E’ molto importante la struttura del gruppo di eventuale appartenenza della società. Non deve infatti essere tale da “pregiudicare l’effettivo esercizio” delle funzioni di vigilanza. L’atto costitutivo e lo statuto della società dovranno essere integrati da un documento in cui viene esplicitato e chiarito il programma con l’elenco delle attività iniziali della società. Occorre infine una relazione sul suo assetto organizzativo. Sarà la Banca d’Italia ad autorizzare l’esercizio delle attività, essendo tuttavia stabilito dal secondo comma della norma che la autorizzazione deve essere “ negata” qualora esistano motivi sufficienti per ritenere che l’operare della società non potrebbe garantire una sana e prudente gestione delle risorse finanziarie ad essa consegnate. Inoltre la Banca d’Italia provvederà a garantire la stabilità patrimoniale e il contenimento del rischio, essendo perciò necessarie le più rigorose valutazioni in tema di adeguatezza strutturale e patrimoniale della società. Casi di successo nel venture capital I principali fondi di Venture Capital di tutto il mondo, quali Battery Venture, Accel, Bessemer, Andreessen Horowitz, Greylock Ventures, Sequoia, Kleiner Perkins,  hanno investito in alcune startup note. Ne citiamo alcune a titolo di esempio: la Nauto, è una telecamera per automobili dotata di intelligenza artificiale capace di rilevare in anticipo i pericoli per gli automobilisti, ha ricevuto finanziamenti per un totale di 173,9 milioni. https://www.nauto.com/ Altro esempio è la Zume Pizza, una startup capace di portare la robotica in cucina, offre una vasta gamme di pizze, con consegna di pizza calda a domicilio come se fosse stata appena fatta.  E’ possibile installare anche l’app  sul proprio smartphone e ordinare direttamente la pizza. Ha ricevuto 48 milioni di finanziamenti. https://zumepizza.com/ Toast è un’applicazione usata dai ristoratori che raccoglie le ordinazioni e riceve anche gli ordini da consegnare a domicilio. Ha ricevuto 134 milioni di finanziamento. Riscuotendo molti consensi. https://pos.toasttab.com/  Caso di venture capital: Reflektive È un software che fornisce feedback sulle prestazioni dei dipendenti, integrabile con applicazioni professionali come Outlook, Slack o Gmail. Ha ricevuto 41,6 milioni di finanziamenti   https://www.reflektive.com/ In conclusione il venture capital è quell’area molto specifica che si occupa di investimento l’early stage, ossia l’insieme dei finanziamenti, seed financing e startup financing, che mirano a sostenere e ad affiancare le startup o imprese innovative con elevata probabilità di crescita nei primissimi anni della loro vita aziendale; e di l’expansion financing, ossia quella serie di operazioni  da attuare in imprese già esistenti (scaleup) che hanno bisogno di capitali per affermare, rafforzare  e  velocizzare la crescita in atto e indirizzarsi verso la exit o l’IPO. Dubbi su Come trovare i Venture Capital? Scrivilo nei commenti
9 Agosto 2019
Crediti non incassati: Cosa succede all’IVA?

Svalutazione crediti – Fondo, accantonamento e utilizzo

Nella svalutazione crediti, i crediti non incassati sono somme di denaro che il creditore deve avere da un soggetto cliente i crediti non incassati Svalutazione crediti: I crediti non incassati sono somme di denaro che il creditore, fornitore di un servizio o produttore di un bene, deve avere da un altro soggetto, suo debitore che non ha ancora provveduto a pagargli le somme dovute a fronte del servizio reso o di un  bene consegnato. Recupero IVA sulla svalutazione crediti Il creditore può recuperare l’IVA sulle somme che non ha incassato portandola in detrazione. Infatti il cedente del bene o il prestatore di servizi ha diritto di portare in detrazione l’imposta che corrisponde alla variazione, secondo l’art. 19 del D.P.R. 633/72,  tutte le volte in cui un’operazione per la quale è stata emessa la fattura viene meno o si riduce l’ammontare dell’imponibile  come conseguenza a  un mancato  pagamento a causa di procedure concorsuali o procedure esecutive rimaste infruttuose, provvedendo alla corretta registrazione della stessa come stabilisce l’art. 25 del D.P.R. 633/72, che detta le norme sulla registrazione delle fatture acquisti. L’IVA di riferimento è quella addebitata sulla fattura originaria, di conseguenza anche se nel corso del tempo l’aliquota IVA è aumentata, occorre sempre fare riferimento a quella vigente nel momento in cui è stata emessa l’originale. Svalutazione crediti – l’iva sui crediti non incassati L’IVA sulla svalutazione crediti non incassati può essere recuperata secondo le disposizioni contenute nell’art. 26 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 tutte le volte che, dopo l’emissione della fattura e la registrazione,  l’imponibile o l’imposta subiscano  variazioni; esempio potrebbero aumentare, a causa di inesattezze sulla fattura o errori commessi, quando si registra una fattura con il software di contabilità. Qualora si verificano errori materiali o di calcolo nella registrazione delle fatture emesse e nelle liquidazioni periodiche IVA dalle quale si origina  un debito o un credito, deve essere fatta una variazione dell’IVA in aumento nel registro vendite di cui all’art. 23 del D.P.R 633/72, e variazioni in diminuzione dell’IVA nel registro acquisti di cui all’art. 25 del D.P.R 633/72. Nota di credito per il recupero dei crediti svalutati La nota di credito, nel caso di recupero e svalutazione crediti è un documento fiscale che deve essere emessa secondo le modalità previste per la fattura ai sensi l’art. 21 del DPR 633/72. Si ricorre ad essa quando l’azienda deve stornare in tutto o in parte una fattura precedentemente emessa. L’azienda che si accorge di aver commesso errori mentre compilava la fattura emessa, perché  ad esempio ha sbagliato a calcolare l’imposta o l’imponibile, o perché il prestatore di servizi non ha ultimato la sua opera e deve annullare la fattura emessa, o ancora perché l’azienda ha consegnato quantitativi di merce difettosa, in tutti questi casi può recuperare il credito sanando la fattura con l’emissione di una nota di credito. Esempio svalutazione crediti Si pensi a una grande azienda produttrice di vernice ad acqua che riceve un ordinativo da parte di una carrozzeria industriale di produrre 3000 barattoli da kg di vernice ad acqua, del valore di 70 euro ciascuna + Iva al 22%, per un valore di  85,40 euro a barattolo. Il totale della fattura sarà pari 256.200,00 euro. Quando i barattoli di vernice ad acqua sono pronti, l’azienda emette fattura in data 20/05/2018 n. 350. La carrozzeria industriale che ha commissionato l’ordine quando riceve l’ordinativo si accorge che 1000 barattoli di vernice ad acqua sono scaduti, ovviamente non pagherà tutti i barattoli. Allora l’azienda produttrice per recuperare il suo credito è obbligata ad emettere una nota di credito a storno parziale della fattura originale n. 350 per n.1000 barattoli di vernice ad acqua scaduta, il  prezzo sarà il seguente 85.400,00, euro. Importo fattura originaria 256.200,00 euro Importo nota di accredito -85.400,00 euro Importo a pagare 170.800,00 euro A questo punto la carrozzeria industriale potrà  stornare parte della merce già fatturata, insieme al relativo importo iscritto nei libri contabili e l’IVA. Pertanto l’azienda produttrice di vernice ad acqua emetterà la nota di variazione a favore della carrozzeria industriale committente, indicando l’IVA addebitata nella fattura originaria e non riscossa e riportando nel documento la seguente annotazione “Documento di accredito emesso ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. n. 633/1972, al solo fine di recuperare l’imposta IVA. Non comporta rinuncia al credito rimasto insoddisfatto” Affinché sia sempre ammesso il recupero dell’IVA è fondamentale che sia dimostrata dalla fattura, diversamente non è riconosciuta la possibilità di recuperare l’IVA qualora il documento fiscale che testimonia l’esistenza del credito è una ricevuta fiscale o uno scontrino. E’ utile e opportuno ricordare che  la nota di credito segue un termine oltre il quale non è consentito alcun recupero. L’art. 26 del D.P.R 633/1972, infatti, stabilisce che la nota di credito non può essere emessa dopo il decorso di un anno da quando è stata effettuata l’operazione imponibile, ossia da quando è stata emessa la fattura di pagamento di un bene o la prestazione di un servizio, qualora gli eventi indicati, ossia, la variazione dell’imponibile deriva da un accordo tra le parti. Lo stesso termine di un anno e le stesse disposizioni summenzionate valgono anche per le rettifiche o le inesattezze della fatturazione, esempio se viene emessa fattura per operazioni inesistenti, ai sensi dell’art. 21 comma 7 del D.P.R. 633/1972,  l’IVA è dovuta per l’intero ammontare risultante in  fattura. Pertanto è sempre ammissibile recuperare l’IVA per i crediti non riscossi.
8 Agosto 2019
Fondo perduto: Cos’è e Come trovarlo

Finanziamenti a fondo perduto – Richiesta, limiti e consigli

i Finanziamenti a fondo perduto servono da stimolo e da incentivo per i giovani che vogliono avviare una nuova impresa, ecco come finanziarsi a fondo perduto i Finanziamenti a fondo perduto: Il fondo perduto è un finanziamento che serve da stimolo e da incentivo per i giovani che vogliono avviare una nuova impresa o che vogliono ampliarne una già costituita. Caratteristiche dei finanziamenti a fondo perduto La peculiarità del fondo perduto è che non è prevista la restituzione dell’importo concesso. Però i bandi, in alcuni casi e a certe condizioni, ricorrendone anche i requisiti, possono prevedere una restituzione parziale del capitale finanziato. In genere, però i finanziamenti che promuovono lo sviluppo economico e l’autoimpiego nel Paese sono a fondo perduto. Tali finanziamenti possono essere finanziati da fondi europei, statali, regionali, dalle province, dai comuni ma anche dai fondi nazionali gestita da Invitalia. Tipologie e richiesta di finanziamenti a fondo perduto Esistono diverse tipologie di finanziamenti, alcuni sono rivolti a donne per favorire l’imprenditoria femminile, altri a giovani dai 30 ai 35 anni che risiedono in zone d’Italia più svantaggiate nel settore occupazionale. Periodicamente gli enti istituzionali provvedono a pubblicare i bandi, accessibili mediante i rispettivi siti online, www.invitalia.it La domanda va presentata telematicamente, alla stessa va allegata un buon business plan. In genere per la sua corretta redazione ci si fa aiutare da un professionista del settore, un dottore commercialista, un avvocato o un consulente finanziario. Inoltre i prestiti a fondo perduto possono essere cumulati tra di loro, cosicché è possibile che un giovane riceva fondi sia per l’apertura della sua start up che successivamente per la crescita e lo sviluppo della sua impresa. Limiti, vincoli e obblighi dei finanziamenti a fondo perduto Chi riceve il prestito a fondo perduto è tenuto ad osservare alcuni obblighi inderogabili. Innanzitutto il giovane deve garantire, per un periodo di 5 anni, l’esercizio dell’attività per la quale ha ottenuto il finanziamento, che decorre dalla data del suo inizio effettivo. Allo stesso modo, deve mantenere, contemporaneamente, anche la sede operativa dell’impresa nei territori agevolati. Inoltre, gli stessi beni oggetto dell’agevolazione hanno un vincolo di destinazione che non può essere modificato da quello per il quale sono stati acquistati, sempre, per un periodo minimo di cinque anni dalla data di effettivo esercizio dell’attività e fino all’estinzione del mutuo. Nuove imprese finanziate a tasso zero Il decreto MISE 140/2015 ha previsto per i giovani dai 35 anni e le donne che hanno creato da meno di dodici mesi un‘impresa la possibilità di accedere ai finanziamenti agevolati per investimenti a tasso zero. Le rate sono semestrali e saranno restituite in otto anni. L’impresa deve coprire l’investimento con risorse proprie o ricorrendo ad un finanziamento esterno pari al 25% delle spese ammissibili complessive, ma non un finanziamento pubblico. Le spese ammissibili sono quelle relative all’investimento a partire dalla data in cui l’impresa è stata costituita, o la domanda è stata presentata. Oggetto delle spese ammissibili sono l’acquisto di beni materiali come i fabbricati, macchinari, impianti, software, terreni aziendali e beni immateriali come i marchi, i brevetti, le licenze, i corsi di formazione dei propri collaboratori. Storie di successo nei finanziamenti a fondo perduto Un’idea di start up senz’altro innovativa e curiosa arriva da Milano, nel 2015 nasce Uman, una start up che opera nel settore dei servizi alla persona, un maggiordomo digitale attivo h24 che ritira e consegna vestiti, scarpe e accessori sia a casa che in ufficio. Per usufruire del servizio è sufficiente prenotare tramite una piattaforma online, accedendo al sito http://myluman.com/ e al massimo in 48 sarete soddisfatti. Questo servizio è attivo su Roma, Torino, Milano, Bologna, Firenze. Trai maggiori clienti troviamo Accenture, Dolce & Gabbana, Fastweb, Generali, Banca Intesa, Hogan, Zurich, Microsoft etc. Questo servizio nasce per andare incontro alle esigenze di chi non ha tempo per dedicarsi ai servizi quotidiani. A Roma invece nasce CUC, un’app molto divertente, che si scarica sul proprio smartphone, ma anche sul proprio PC, https://cuc.bio/, consente in pochi click di ricevere direttamente a casa gli ingredienti per il proprio piatto preferito. Gli ingredienti arriveranno a casa già pesati e puliti pronti per preparare il piatto per il numero di persone desiderate. Consigli sul finanziamento a fondo perduto In genere le startup, nuove imprese a tasso zero, più promettenti sono proprio quelle sostenute da Invitalia grazie ai finanziamenti e ai riconoscimenti concessi. Per merito dei finanziamenti a fondo perduto sono stati creati nuovi posti di lavoro, fondati principalmente sull’autoimpiego e sull’autoimprenditoria. I dati sono incoraggianti, perché non richiedi anche tu una consulenza, per fatti guidare, e consigliare, da professionisti esperti nella scelta della tua start up?
6 Agosto 2019
Prestiti a fondo perduto

Invitalia resto al sud

Invitalia resto al sud: Resto al Sud è un uno dei prestiti a fondo perduto, introdotto dal DL 91/2017, pensato appositamente per i giovani del sud in difficoltà Invitalia resto al sud è uno dei prestiti a fondo perduto, introdotto dal DL 91/2017, pensato e studiato appositamente per i giovani che hanno difficoltà ad inserirsi nel modo del lavoro, a causa della grave congiuntura economica che ha colpito il nostro Paese, negli ultimi anni e che penalizza alcune zone geografiche, soprattutto nel Mezzogiorno. Questa tipologia di finanziamento agevolato favorisce l’autoimpiego, contribuisce all’autodeterminazione del singolo definendone compiti e responsabilità e valorizza le risorse già presenti nel territorio donando loro nuova linfa. Requisiti di accesso a invitalia resto al sud Con la circolare n. 33/2017 emanata dal Dipartimento per le politiche di Coesione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sono stati stabiliti i requisiti degli incentivi rivolti ai giovani. Per poter usufruire di questi, prestiti a fondo perduto, bisogna aver compiuto la maggiore età, ossia 18 anni e non aver superato i 35 anni di età per chi decidesse di iniziare una nuova attività o chi avesse già avviato un’impresa. Occorre essere residenti in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Non aver tratto vantaggio da altri contributi per autoimprenditorialità (self employment) negli ultimi 3 anni; non essere stati assunti con un contratto a tempo indeterminato per la durata dei prestiti a fondo perduto; non essere già titolari di un’altra attività di impresa attiva; non essere titolari di un rapporto di lavoro subordinato, a tempo indeterminato, per tutta la durata dei prestiti a fondo perduto; non essere titolari di attività professionali e commerciali. Come funziona invitalia resto al sud Tutti coloro che sono interessati a ricevere prestiti a fondo perduto, dopo aver verificato il possesso dei requisiti, potranno dal giorno 15 gennaio 2018, compilare la domanda telematicamente sul sito di Invitalia corredata dal proprio progetto imprenditoriale. E’ fondamentale inviare il progetto firmato digitalmente e seguito da un indirizzo di posta elettronica certificato (PEC) Successivamente il progetto presentato sarà esaminato. Qualora Invitalia si esprima positivamente, i giovani potranno accedere a due agevolazioni. E’ importante ricordare che non è prevista una data di scadenza per la presentazione delle domande, perché si terrà conto del loro arrivo in ordine cronologico. Le agevolazioni di invitalia resto al sud Contributo a fondo perduto che copre il 35% delle spese ammissibili concesso da Invitalia. Finanziamento bancario a tasso zero al 65% delle spese ammissibili, che va restituito in 8 anni. Concesso da una banca aderente alla convenzione tra Invitalia e ABI, e garantito per l’80% dal Fondo di garanzia per le PMI. E’ possibile ricevere fino a un massimo di 50.000 euro. Se il progetto è presentato da più persone è possibile richiedere 50.000 euro per ognuno, fino a un massimo di 200.000 euro. Invitalia resto al sud, quali spese ammissibili Tra le spese ammissibili rientrano le spese per la ristrutturazione di immobili che non devono superare il 30% della spesa totale; le spese destinate all’acquisto di impianti, macchinari e attrezzature e software informatici; le spese per l’acquisto di materie prime, materiali di consumo, canoni di locazione e tute le garanzie assicurative, non devono superare il 20% del totale della spesa. Diversamente, sono escluse tutte le altre spese inerenti alle consulenze tecniche di periti, architetti, ingegneri in merito alla progettazione e alla consulenza del lavoro circa i costi dei dipendenti. Esempio pratico di prestiti a fondo perduto invitalia resto al sud Vi voglio parlare brevemente di due casi che mi stanno particolarmente a cuore perché vedono come protagonisti due imprenditori di successo accomunati da un’unica origine di provenienza la regione Puglia e lo stesso desiderio di rivincita. La prima startup vede al timone Maria Rita Costanza, già nota per il format tv Shark Tank, che con la collaborazione del marito ha fondato la Macnil, azienda di informatica, specializzata in sistemi di smart city, digital mobile marketing, telemedicina e geolocalizzazione, entrata a far parte del Gruppo Zucchetti. L’altro caso ha come protagonista il giovanissimo pugliese Gianluigi Parrotto, che ha creato Renewable, una startup innovativa che progetta e vende online pale eoliche da montare sui tetti delle case. Ha destato l’attenzione del gruppo americano Air che l’ha rilevata per 5 milioni e mezzo di euro. In conclusione, voglio precisare, che trattandosi di un bando pubblico, Invitalia ha a disposizione due mesi per valutare il merito e il possesso dei requisiti, perciò consiglio di preparare con cura il progetto e di farsi aiutare, in caso di dubbi, dagli esperti di enti accreditati con Invitalia. Puoi trovare l’elenco disponibile sul sito di Invitalia. resto al sud è l’incentivo introdotto dal Decreto Mezzogiorno che sostiene la creazione di nuove attività imprenditoriali per la produzione di beni e servizi avviati dai giovani nelle regioni meridionali. Il budget totale è di 1.250 milioni di euro. A chi è indirizzatoresto invitalia resto al sud I benefici di Resto al sud sono rivolti ai giovani tra i 18 ei 35 anni che: risiedono in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia al momento della richiesta di finanziamento; non hanno un rapporto di lavoro permanente durante l’intera durata del prestito; non hanno un’altra attività commerciale in funzione. Possono richiedere finanziamenti le aziende, incluse cooperative, singole società costituite dopo la data del 21 giugno 2017 e il gruppo di persone che si trovano entro 60 giorni (o 120 se vivono all’estero) dopo la valutazione positiva. Incentivo economico resto al sud Ogni richiedente di Resto al sud può ricevere un prestito massimo di 50 mila euro. Nel caso in cui la domanda provenga da più argomenti, già stabiliti o costituiti, il finanziamento massimo è pari a 200 mila euro. I progetti imprenditoriali possono avere un programma di spesa con un valore massimo di 200 mila euro. I benefici coprono il 100% delle spese e includono: contributo a fondo perduto è pari al 35% del programma di spesa; Finanziamento bancario, pari al 65% del programma di spesa, concesso da un istituto di credito che aderisce all’accordo tra Invitalia e ABI, garantito dal Fondo di garanzia per le PMI. Gli interessi sui prestiti sono coperti da un contributo in conto interessi. Il prestito bancario deve essere rimborsato in 8 anni, di cui 2 per rimborsi precedenti. Attività che possono essere finanziate con resto al sud interventi per la ristrutturazione o la manutenzione straordinaria di immobili (massimo 30% del programma di spesa); impianti, attrezzature, nuovi macchinari; programmi per computer e servizi di TLC (tecnologia dell’informazione e telecomunicazioni); altre spese per avviare l’attività (materie prime, beni di consumo, servizi pubblici e affitti, tassi di leasing, garanzie assicurative fino ad un limite massimo del 20% del programma spese). Le spese di progettazione, le spese di consulenza e i costi relativi ai costi del personale non sono ammissibili. Come inviare la domanda di resto al sud Le domande per Resto al sud possono essere inviate a partire dal 15 gennaio 2018, esclusivamente online, attraverso la piattaforma web Invitalia. Devi registrarti sulla piattaforma dedicata all’agevolazione Resto al sud, avere una firma digitale e un indirizzo email certificato (PEC). L’applicazione consiste nel piano aziendale che sarà completato online e nella documentazione che verrà allegata, secondo i moduli sul sito. Le domande sono valutate in ordine cronologico di arrivo entro 60 giorni dalla data di spedizione da avviare dopo il 15 gennaio 2018. Aggiornamenti e dettagli su come richiedere i fondi verranno rese disponibili tramite il form di contatto Ricordiamo, inoltre, che sono stati messi a disposizione 1.250 milioni di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, dunque affrettatevi, non perdete questa occasione, potrebbe essere quella giusta! Circolare 22 dicembre 2017, n. 33 Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2017 DL 91/2017
3 Agosto 2019
Investire in Pir: cos’è il piano individuale di risparmio?

PIR – Piano individuale di risparmio

Il piano individuale di risparmio ribattezzato in breve PIR, è uno strumento di investimento strutturato per piccoli investitori Un pir piano individuale di risparmio ribattezzato in breve con la sigla PIR, è uno strumento di investimento di media-lunga durata, strutturato per piccoli investitori con il fine di indirizzare risorse economiche a favore delle piccole e medie imprese. Già in auge in Paesi come il Giappone, gli USA, la Gran Bretagna,dove da anni vengono considerati come una fonte di approvvigionamento finanziario per le aziende, sono stati introdotti in Italia con l’ultima Legge di Bilancio voluta dal Governo, che ha delineato i parametri attuativi Vediamo come investire in pir piano individuale di risparmio la proposta a cura di società di gestione del risparmio (SGR)siano esse Banche o Assicurazioni la peculiarità di essere riservati alle persone fisiche e non giuridiche di alcuna natura la durata minima di investimento che non potrà essere inferiore ai cinque anni il tetto massimo di capitale per ogni investimento pari a trentamila euro annui(quindi ogni singolo investitore non potrà superare i cento cinquanta mila euro) nessuna imposizione fiscale su capital gain, successioni o donazioni. In parole povere chiunque voglia indirizzare il proprio risparmio attraverso l’acquisizione di azioni,obbligazioni o altri strumenti di natura finanziaria,purchè emessi da aziende presenti sul suolo italiano, ovvero appartenenti alla Comunità Europea che operano prevalentemente e in pianta stabile in Italia, addesso ha l’opportunità di garantirsi un rendimento che non sarà assoggettato a nessun tipo di tassazione. Il tutto nel pieno rispetto di limiti di “vincolo di diversificazione” che prevede che il 70% di quanto investito debba essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee, e il restante 30% a strumenti finanziari come conti correnti o conti deposito, e di un “vincolo di concentrazione” che impone non più del 10% del carnet investito indirizzato a strumenti emessi dallo stesso fruitore. Capito tutto? piano individuale di risparmio: Riepilogo e conclusione pir Prima ancora di decidere sul quando, sarebbe bene pensare al come sia meglio. In ciò, l’unica figura che può essere consapevolmente coinvolta nello strutturare tutto il piano di risparmio/investimento è un ottimo commercialista. Ebbene si, il nostro uomo delle tasse, è l’individuo che meglio di tutti saprà orientare la nostra scelta, poichè è lui che conosce vita,morte e miracoli delle nostre vicissitudini finanziarie, ed è il preposto a garantire la stabilità dei nostri patrimoni. In parole povere sarebbe una follia e improvvisarsi esperti economisti o magici assi dei mercati finanziari, e gettarsi allo sbaraglio poiché allettati sia da una formula di rendimento tax flat che convinti di prevedere le possibilità a rialzo dei fluttuanti mercati finanziari. Un commercialista fidato saprà, quindi, al meglio della sua professionalità, come e quando indirizzare la sorte dei nostri futuri investimenti, garantendo al contempo, il mantenimento della nostra solidità patrimoniale.