Diritto Societario

Diritto Societario

12 Dicembre 2019
Come si svolge l’amministrazione straordinaria

Amministrazione straordinaria – atti e commissari

L’amministrazione straordinaria è una procedura concorsuale che mira a difendere beni e know-how delle grandi imprese, ecco come si svolge La procedura di amministrazione straordinaria è una procedura concorsuale introdotta dal D.Lgs. 8 luglio 1999, n. 270 che mira a difendere tutti i mezzi tecnici, commerciali, produttivi, occupazionali delle grandi imprese che versano in stato di insolvenza, garantendo alle stesse continuità dell’attività dell’impresa dissestata. Inoltre, tale procedura tende anche a soddisfare i creditori dell’imprenditore insolvente salvando sia il complesso aziendale che il livello occupazionale.  Pur in presenza di insolvenza, l’azienda continua la sua attività attraverso la sostituzione di un commissario all’imprenditore insolvente. La continuazione dell’esercizio dell’impresa viene separata dalle preesistenti vicende dell’imprenditore cui faceva capo e diventa autonoma rispetto ad esso. Requisiti per l’amministrazione straordinaria Le imprese per poter essere ammesse ad usufruire dei benefici di tale procedura devono possedere i seguenti requisiti previsti dall’art. 2 del D.Lgs.  270/1999 devono avere un numero di dipendenti occupati pari o superiore alle 200 unità da almeno un anno anteriore alla dichiarazione dello stato di insolvenza; devono avere una esposizione debitoria pari almeno ai due terzi dell’attivo patrimoniale e dei ricavi generati dalle vendite e dalle prestazioni dell’ultimo esercizio; devono presentare concrete possibilità di recupero dell’equilibrio economico, in seguito ad accertamento del commissario giudiziale, sentito il Ministro dello Sviluppo Economico. Procedura d’ammissione all’amministrazione straordinaria Se le imprese commerciali possiedono i requisiti summenzionati allora il Tribunale deve verificare che sussista lo stato di insolvenza, avviando una fase intermedia, mirante a verificare se sussiste la possibilità di recuperare l’equilibrio economico dell’impresa, e se sia possibile ammetterla alla procedura di amministrazione straordinaria o se si debba dichiarare il fallimento.  Le modalità di recupero si basano su tre programmi: si prevede un programma di cessione dei complessi aziendali, con finalità liquidatorie, della durata massima di un anno; un programma di ristrutturazione aziendale, con finalità conservative e rinnovative, della durata massima di due anni; un programma di cessione dei complessi di beni e contratti, della durata massima di un anno. Il commissario giudiziale deve predisporre, nel termine di trenta giorni, la relazione sulle cause del dissesto e la sussistenza delle condizioni per il recupero aziendale. Successivamente  presenta la relazione al Tribunale che, dopo aver acquisito il parere del Ministero dello sviluppo economico e dopo averlo depositato in cancelleria, può dichiarare con decreto l’apertura dell’amministrazione straordinaria. Diversamente, qualora non intravede la possibilità di recuperare l’azienda, può procedere a dichiarare con decreto il fallimento. Prosecuzione attività aziendale in amministrazione straordinaria In fase di apertura dell’amministrazione giudiziaria, l’attività dell’impresa continua sotto la direzione e gestione di uno o tre Commissari Giudiziari,  che subentrano in tutti i rapporti bancari, nei contratti di lavoro con i dipendenti, nei rapporti con i fornitori e con i clienti al fine di amministrare i beni dell’impresa insolvente, di garantire il normale proseguimento di tutte le attività lavorative e i pagamenti di tutte le risorse umane, di mantenere fede alle promesse di pagamento fatte ai fornitori e di riscuotere tutte le dilazioni di pagamento concesse ai propri clienti concesse al solo fine di fidelizzare al meglio il rapporto. Dunque entro 60 giorni dall’apertura della amministrazione straordinaria deve presentare al Ministero dello sviluppo economico un programma di conservazione del patrimonio produttivo che preveda in alternativa la cessione di complessi aziendali ovvero la ristrutturazione economica e finanziaria dell’impresa per un tempo circoscritto, rispettivamente, a uno o due anni. Il Ministero nomina anche un Comitato di Sorveglianza con funzioni consultive che è tenuto ad esprimersi in merito all’esecuzione del programma di risanamento aziendale. Amministrazione straordinaria: il caso Parmalat Un colosso imprenditoriale come la Parmalat ha creato la condizione necessaria affinché il legislatore apportasse alcune modifiche, introducendo una normativa speciale la L.39/2004, di conversione del D.L. 347/2003, in situazioni di crisi particolarmente rilevanti. Il legislatore ha previsto una procedura di amministrazione straordinaria accelerata, che, nella sostanza, resta la stessa procedura contemplata dal D.Lgs. 270/1999,  ma con elementi di novità tesi a rendere la procedura più agevole, introducendo nuovi presupposti in merito ai requisiti di ammissione alla stessa e prevedendo un rafforzamento delle competenze dell’Autorità Amministrativa e del Commissario Straordinario. Nello specifico l’impresa deve possedere congiuntamente: lavoratori dipendenti non inferiore a 500 da almeno un anno; una esposizione debitoria, inclusi i debiti derivanti da garanzie rilasciate, per un ammontare complessivo non inferiore a 300 milioni di euro; L’impresa che possieda i seguenti requisiti può chiedere al Ministero dello Sviluppo Economico, presentando contemporaneamente un ricorso per la dichiarazione dello stato di insolvenza al Tribunale del luogo in cui ha la sede principale, l’ammissione immediata alla procedura di amministrazione straordinaria, posticipando, la fase preliminare di accertamento prevista dal D.Lgs. 270/1999. Se il Ministro dello sviluppo economico si esprime positivamente sull’istanza presentata dall’impresa, provvede immediatamente ad ammettere la stessa alla procedura di amministrazione straordinaria ed alla nomina del commissario straordinario. Con il decreto ministeriale di apertura della procedura il debitore è spossessato dei suoi beni e della sua impresa, che vengono amministrati e gestiti insieme all’impresa dal commissario. All’organo giudiziario compete deliberare, con sentenza, lo stato di insolvenza dell’impresa. Compiti del commissario straordinario nell’amministrazione straordinaria Il commissario straordinario: provvede ad amministrare l’impresa e a compiere ogni atto utile ad accertare lo stato di insolvenza, sino alla dichiarazione dello stato di insolvenza. presenta all’Autorità Amministrativa entro centottanta giorni il programma di cessione del complesso aziendale, oppure il programma di ristrutturazione finanziaria ed economica dell’impresa. può richiedere al Ministero l’ammissione alla procedura di amministrazione straordinaria di altre imprese del gruppo, presentando contemporaneamente ricorso per la dichiarazione dello stato di insolvenza al Tribunale. Requisti del commissario amministrazione straordinaria Al seguente link è possibile leggere tutti i requisti di professionalità e di onorabilità che devono possedere i commissari straordinari per esercitare la loro funzione, nonchè le situazioni che impediscono la sua nomina e le cause di sospensione del suo incarico. In conclusione possiamo dire che in caso di esito negativo della procedura, al termine del periodo stabilito, qualora risulti che la stessa non possa essere utilmente proseguita, il Tribunale dispone con decreto la conversione dell’amministrazione in fallimento. In caso di esito positivo il Tribunale con decreto motivato dichiara chiusa la procedura di amministrazione giudiziaria. Una importante novità introdotta all’art.4bis del D.L. 347/2003, convertito in L.39/2004 è la possibilità di prevedere nel programma di ristrutturazione aziendale la soddisfazione delle pretese dei creditori attraverso la predisposizione di un concordato. Voglio segnalare tre casi celebri di amministrazione straordinaria, il primo richiama l’attenzione  sul gruppo  Cirio http://cirio-as.it/ http://cirio-as.it/documenti/ http://www.ilsole24ore.com/ Un altro caso eclatante è l’amministrazione straordinaria di Alitalia Servizi S.p.A È possibile acquisire tutta la documentazione della procedura e le notizie sulla verifica degli  stati passivi, i piani di riparto, gli stati passivi per domande tardive e altre informazioni in merito allo svolgimento della procedura. Questo sito è riservato ai creditori  ammessi allo stato passivo, inoltre tra le operazioni in evidenza è possibile leggere tutta la documentazione inerente al caso Parmalat. Se vuoi approfondire la materia o hai bisongo di una consulenza in merito ad un caso personale specifico siamo disponibili ad aiutarti. Lascia un commento nell’apposita sezione o contattaci direttamente.
11 Dicembre 2019
Come soddisfare i creditori privilegiati nel concordato preventivo

Concordato preventivo – Soddisfare i creditori privilegiati

Il concordato preventivo è una procedura concorsuale che consente all’imprenditore che versa in stato di crisi di evitare la procedura fallimentare Il concordato preventivo è una procedura concorsuale che consente all’imprenditore che versa in stato di crisi di evitare la procedura fallimentare attraverso un accordo con i creditori e mediante una soddisfazione, anche parziale, degli stessi, garantisce all’imprenditore stesso la possibilità di proseguire la propria attività. La finalità del concordato preventivo è quella di tentare il risanamento dell’impresa,  sfuggendo alle conseguenze sconvolgenti e radicali della procedura fallimentare. Con il concordato preventivo l’imprenditore ha la possibilità di pensare ad una soluzione, sacrificando una sola parte di creditori per eliminare la situazione di crisi in cui si trova. Tipologie di soggetti diversi nel concordato preventivo Il concordato preventivo mira a soddisfare tre categorie di soggetti diversi: debitore insolvente creditori Stato Il debitore, infatti, conserva l’amministrazione dei suoi beni, le azione esecutive nei suoi confronti sono sospese, evita lo scioglimento della sua impresa conseguente alla liquidazione fallimentare.  I creditori, vogliono in tempi brevi ottenere il soddisfacimento delle proprie pretese, evitando una lunga e gravosa procedura fallimentare. Lo Stato, inteso come tutela dell’interesse pubblico affinché venga salvaguardata un’impresa fonte di ricchezza per tutta la collettività. Presupposti di concordato preventivo Il presupposto del concordato preventivo come prevede l’art. 160 L.F. 2°comma è lo stato di crisi. Per stato di crisi si intende sia la situazione di insolvenza in senso stretto, sia la situazione temporanea di difficoltà economico-finanziaria ma non è richiesta che sia irreversibile. Con il testo dopo la Riforma del 2006 sulla Legge fallimentare vengono meno i requisiti di meritevolezza, infatti non sono più richiesti l’iscrizione dell’impresa debitrice nel registro delle Imprese, la corretta e regolare tenuta della contabilità aziendale, l’assenza di condanne penali o di fallimenti o altri concordati nei cinque anni precedenti. Concordato preventivo requisiti soggettivi Affinché la domanda di concordato sia ammessa è necessario: che l’istante sia imprenditore commerciale non pubblico, che versi in stato di crisi Requisiti oggettivi nel concordato preventivo L’imprenditore deve proporre ai creditori un piano  di risanamento della propria esposizione debitoria  attraverso: la ristrutturazione dei debiti e la soddisfazione dei crediti anche mediante cessione dei beni, accollo, attribuzione ai creditori di azioni, quote, obbligazioni, attribuzione delle attività delle imprese interessate dalla proposta di concordato ad un assuntore. Nel piano di risanamento il debitore può prevedere la suddivisione dei creditori in classi secondo posizioni giuridiche e interessi economici omogenei, con trattamenti differenziati ed offerte di risanamento tra creditori appartenenti a classi diverse. Natura dei crediti di concordato preventivo ipotecari, privilegiati e chirografari In base al principio della par condicio creditorum  tutti i creditori hanno uguali diritti di soddisfarsi sui beni del debitore fino a capienza del proprio debito. Però sono previste delle deroghe a tale principio in presenza di particolari categorie di creditori. Infatti ai crediti privilegiati  la legge riconosce un privilegio, ossia una preferenza rispetto agli altri crediti. Tali sono i crediti scaturenti da rapporto di lavoro o i crediti dovuti per alimenti o, ancora, i crediti dovuti per tributi diretti allo Stato. I crediti  ipotecari, sono crediti garantiti da ipoteca, i quali vengono soddisfatti per primi in sede di ripartizione del patrimonio del debitore. Tra i crediti ipotecari speciali vi sono quelli fondiari, derivanti dalla concessione di mutui e finanziamenti da parte di istituti di credito e finanziari. Gli stessi Istituti di credito saranno soddisfatti immediatamente dalle somme ricavate dalla vendita del bene ipotecato. I crediti chirografari  sono tutti i crediti diversi  non assistiti da alcuna garanzia reale, quale pegno o ipoteca, né personale quale fideiussione. Il codice civile stabilisce un ordine nei privilegi con riferimento alla graduazione dei crediti secondo l’art. 2777 c.c. Soddisfazione del creditore privilegiato nel concordato preventivo Il creditore privilegiato generale ha la prevalenza sul creditore privilegiato speciale, infatti può rivalersi sul ricavato della vendita del bene su cui il creditore privilegiato speciale ha la prelazione qualora nessun altro bene mobile gli consente di ricevere il pagamento. Legge 19 ottobre 2017, n. 155 Importanti novità sono state introdotte con la legge 19 ottobre 2017, n. 155 all’art. 6,  nella procedura di concordato preventivo che: ammette proposte che abbiano natura liquidatoria solo quando è previsto l’apporto di risorse esterne che aumentino in misura apprezzabile la soddisfazione dei creditori; inoltre è anche assicurato il pagamento di almeno il 20 per cento dell’ammontare complessivo dei crediti chirografari, revoca misure protettive del patrimonio dell’impresa ammessa al concordato preventivo liquidatorio, su istanza degli stessi creditori, qualora si dimostri che esse non siano funzionali al buon esito della procedura e alla soddisfazione dei creditori, aumenta i poteri del Tribunale nel valutare la fattibilità economica del piano concordatario, però questa disposizione è in contrasto con le recenti pronunce giurisprudenziali di legittimità che hanno ridimensionato il potere del Tribunale per evitare il prolungarsi dei tempi nel Concordato Preventivo. al fine di integrare la disciplina del concordato con continuità aziendale si prevede che il piano contenga una moratoria per il pagamento dei creditori muniti di privilegio, ipoteca, pegno per un periodo di tempo anche superiore ad un anno, riconoscendo ai creditori il diritto di voto. è prevista la possibilità che i creditori vengano soddisfatti in misura prevalente dal ricavato prodotto dalla continuità aziendale. Riporto il testo integrale della legge con l’art. 6 procedura di concordato preventivo  Inoltre segnalo il sito che riporta le modifiche introdotte al concordato preventivo con sentenze recenti Modalità di presentazione della domanda di concordato preventivo art. 161, regio decreto 16 marzo 1942, n. 267 La domanda di concordato preventivo si propone con ricorso al Tribunale del luogo in cui l’impresa ha la propria sede principale. Il trasferimento della sede principale qualora sia intervenuto nell’anno antecedente al deposito del ricorso non rileva ai fini della individuazione della competenza. Il debitore insieme al ricorso deve presentare: una relazione aggiornata sulla situazione patrimoniale, economica e finanziaria dell’impresa, uno stato analitico ed estimativo delle attività e l’elenco dei creditori, indicando i rispettivi crediti e cause di prelazione, elenco dei titolari dei diritti reali o personali sui beni di proprietà o in possesso del debitore; il valore dei beni e i creditori particolari degli eventuali soci illimitatamente responsabili. Il piano di risanamento deve essere accompagnato da una relazione di un professionista, in possesso dei requisiti per esercitare la funzione di curatore, che attesti la fattibilità del piano e la veridicità dei dati aziendali. La domanda deve essere trasmessa al Pubblico Ministero, il cancelliere del Tribunale si occupa di pubblicarla nel registro delle imprese entro il giorno successivo al deposito in cancelleria. Ammissione alla procedura di concordato preventivo secondo l’ art. 163 L.F L’art. 163 della L.F. prevede che qualora siano presenti più classi di creditori, il Tribunale, debba provvedere a verificare che le diverse classi siano formate secondo criteri di correttezza. Se dal suo esame risulta che le classi siano state formate seguendo le procedure previste allora il Tribunale ammette con decreto: il debitore alla procedura di concordato preventivo, ordina la convocazione dei creditori entro trenta giorni, designa il commissario giudiziale, stabilisce il termine entro il quale il debitore deve depositare in Cancelleria la somma pari al 50% delle spese che si stima siano necessarie per l’intera procedura, o alla minor somma, non inferiore al 20% di esse, determinata dal giudice delegato. Successivamente il cancelliere provvederà a pubblicare il decreto secondo quanto disposto dall’art. 17 L.F. e andrà comunicato per via telematica per l’iscrizione all’ufficio del registro delle imprese. Il decreto di ammissione alla procedura di concordato preventivo non è soggetto a reclamo, come è espressamente previsto dall’art. 163 L.F., né tanto meno è impugnabile con ricorso per Cassazione ai sensi dell’art. 111 Cost., poiché non ha carattere definitivo. Il Commissario procede al controllo dell’elenco dei debitori e dei creditori redatto dall’imprenditore, qui a differenza del fallimento, non esiste un  procedimento di verifica dei crediti, quali accertamento del passivo ed eventuali giudizi di opposizione. Dunque ogni questione in merito all’esistenza e all’ammontare dei crediti, in caso di contestazione è rimessa ad un normale giudizio di cognizione. Il Commissario successivamente comunica a tutti i creditori la data di convocazione, mediante telegramma o raccomandata, nonché le proposte del debitore. Inoltre redige un inventario dei beni del debitore ed una relazione particolareggiata sulle cause del dissesto, sulla condotta del debitore, sulla proposta di concordato e sulle garanzie offerte ai creditori; tale relazione va depositata in Cancelleria almeno tre giorni prima dell’adunanza de creditori. In conclusione possiamo dire che  nel concordato preventivo l’assenza dell’accertamento dello stato passivo  priva di certezza il controllo e la verifica dell’esistenza dei crediti, del loro ammontare e della loro natura. Detto ciò è auspicabile che i creditori attivino sin da subito un dialogo con il Commissario Giudiziale, al fine di monitorare i propri crediti  e di conoscere la destinazione dello stesso, rivolgendo domande al commissario, e all’occorrenza fornendogli i documenti che integrano la prova dell’esistenza del privilegio. Nella fase precedente all’adunanza dei creditori potrebbe accadere che il Commissario Giudiziale disconosca il privilegio richiesto dal creditore, il creditore in seno all’adunanza davanti al Giudice Delegato dovrebbe poterlo contestare, qualora il Giudice Delegato non accolga l’istanza presentata dal creditore, allora al creditore dovrebbe essere offerta la possibilità di opporsi alla proposta di concordato. Suggerisco di leggere le soluzioni prospettate da diversi orientamenti giurisprudenziali al seguente link: Segnalo questo sito dedicato ai creditori che consente di conoscere in che modo viene ripartito l’attivo, inoltre sono contenute novità normative importanti sia per i creditori che per i curatori Guida alla ripartizione dell’attivo  Se sei un creditore e hai bisogno di essere aiutato perché conoscere la sorte del tuo credito possiamo valutare insieme le soluzioni adatte al tuo caso specifico. Non esitare a scrivere i tuoi dubbi nei commenti e a contattarci per un confronto!
10 Dicembre 2019
Come determinare il conferimento d’azienda

Conferimento d’azienda – Come determinarlo

Il Conferimento d’azienda è un’operazione di gestione straordinaria non disciplinata espressamente nel nostro codice civile. Ecco come determinarlo Il conferimento d’azienda è un’operazione di gestione straordinaria non disciplinata espressamente  nel nostro codice civile. Tale operazione consiste nel trasferire  un intero complesso aziendale da un soggetto economico cosiddetto conferente, ad una società cosiddetta conferitaria, al fine di ricevere in cambio azioni/quote e non denaro. Il conferimento d’azienda rappresenta l’ apporto patrimoniale del conferente che non può superare il valore risultante dalla perizia (laddove sia richiesta) e il rapporto di scambio che lega le due prestazioni è rappresentato da partecipazioni sociali. A differenza di quanto avviene nella cessione che esprime una vendita e si basa sul valore dell’impresa e sulle capacità contrattuali dei partecipanti e il suo corrispettivo si manifesta in denaro. I conferimenti rientrano nelle operazioni di ristrutturazioni aziendali che mirano a raggiungere dimensioni societarie ottimali. Infatti la struttura societaria della conferente non subisce variazioni, in sostituzione dei beni conferiti si rilevano le partecipazioni nella società conferitaria. Conferimento d’azienda – perchè proporlo? Le motivazioni che inducono l’imprenditore  al conferimento d’azienda assolvono a diverse finalità: alla ristrutturazione finanziaria, al fine di separare i settori più sviluppati che possono ricorrere a capitale di credito da quelli che invece necessitano solo di capitale proprio. si pensi al caso di un riassetto organizzativo in un’azienda di notevoli dimensioni, qualora si voglia superare un temporaneo momento di crisi economica in una realtà con problemi organizzativi e di diversificazione dei settori; alla concentrazione di imprese, che riesce a garantire un maggiore vantaggio economico come quello di abbattere la concorrenza, grazie all’unione di più forze; alla liquidazione di parte del patrimonio dell’impresa, qualora nell’impresa vi sono settori redditizi e altri in perdita. Si procede a separare i due rami con un conferimento parziale e una liquidazione di quello in perdita; alle agevolazioni fiscali, si pensi alla possibilità di un’eventuale rivalutazione dei beni aziendali senza i gravosi e incombenti oneri tributari. Soggetti coinvolti nel conferimento d’azienda Conferente è colui che apporta all’azienda ricevendo partecipazioni, può essere: una persona fisica non imprenditore, un imprenditore individuale, una società, un ente, titolare di diritti di proprietà o altro diritto reale. Conferitario è colui che riceve l’azienda aumentando il proprio capitale, può essere: una società, un ente. Tipologia di conferimento d’azienda Conferimento per scorporo Conferimento per concentrazione Nel conferimento per scorporo un imprenditore conferisce un’azienda, o ramo di essa, per creare un nuovo soggetto economico. La società conferente resta in vita. Lo scorporo, rappresenta un’operazione di finanza straordinaria attraverso la quale un’azienda o un suo ramo vengono conferiti ad un ente giuridicamente diversi dall’impresa che conferisce. La società scorporante varia  qualitativamente il suo patrimonio, infatti escono elementi patrimoniali attivi e passivi ed entrano azioni o quote. Il capitale sociale resta inalterato. Lo scorporo può essere  diretto o indiretto. Nel primo caso un’azienda, detta società scorporante, o ramo di essa, viene conferita ad un’altra società , conferitaria. L’impresa scorporante in cambio riceve azioni o quote della beneficiaria. Con lo scorporo indiretto, la società scorporante riduce il proprio patrimonio netto mediante la restituzione ai soci di beni che fanno parte dell’azienda. I soci utilizzeranno i beni ricevuti conferendoli a una società già esistente o a una in fase di costituzione, che attribuirà quote e azioni ai soci della società conferente. Il conferimento per concentrazione si realizza quando un imprenditore conferisce l’azienda o parte di essa a favore di una società preesistente per  concentrare l’attività produttiva nella conferitaria, che realizzerà un aumento di capitale sociale con assegnazione delle azioni o quote alla conferente. Disciplina normativa del conferimento d’azienda Il codice civile fa riferimento alla natura dei conferimenti, infatti l’art.  2342 dispone che il conferimento deve essere fatto in denaro e disciplina la modalità di versamento stabilendo che al momento della sottoscrizione dell’atto costitutivo deve essere versato presso una banca almeno il 25% dei conferimenti in denaro; qualora invece la costituzione avviene con un atto unilaterale allora deve essere versato l’intero ammontare. Per i conferimenti di beni in natura e crediti l’art. 2343 prevede una stima dei beni con la descrizione di tutti i beni e crediti conferiti il cui valore non deve essere inferiore a quello attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale. Con la nuova normativa è ammesso anche il conferimento d’opera e di servizi nelle S.r.l. Diversamente da quanto previsto dall’art. 2342 c.c., secondo il quale era preclusa alle società per azioni, il conferimento di prestazioni d’opera e di servizi come apporto al capitale in sede di costituzione aziendale. Prestazioni d’opera e servizi Il  nuovo art. 2464 c.c. nel disciplinare i conferimenti nelle società a responsabilità limitata, consente  che il capitale sociale sia formato, oltre che dall’apporto di denaro, anche di ogni elemento dell’attivo suscettibile di valutazione economica. Con la nuova normativa, l’art. 2464, recepisce l’art 3 della legge delega 3ottobre 2001, n. 366, 2° comma, che prevedeva che la riforma del diritto societario avrebbe dovuto dettare una disciplina dei conferimenti tale da consentire l’acquisizione di ogni elemento utile per il proficuo svolgimento dell’impresa sociale, tale da contribuire  alla reale formazione del capitale sociale e di consentire ai soci di partecipare alla formazione del capitale sociale anche mediante conferimenti di proprie prestazioni o di servizi. Proprio il principio dell’intuitus personae che si fonda sulle qualità personali e professionali dei soci hanno consentito di associare lo schema sociale delle S.r.l. a quello delle società di persone. Da ciò ne consegue che sarà più facile reperire capitale di rischio , costituito non solo da denaro, ma anche  da ogni utilità suscettibile di valutazione economica, compresa la prestazione lavorativa o di servizi da parte del socio. In questo modo la struttura delle nuove S.r.l. appare più flessibile ed adeguata alle caratteristiche personali dei soci. Secondo l’art. 2464 il valore dei conferimenti non può essere complessivamente inferiore all’ammontare globale del capitale sociale, infatti deve esserci proporzione tra valore del conferimento e valore conteggiato nella composizione del capitale sociale. Garanzie assicurative e bancarie per il conferimento d’azienda Il conferimento di opera o di servizi è ammesso a condizione che il socio presti alla società una polizza assicurativa o una fideiussione bancaria a garanzia degli obblighi assunti e per l’intero valore ad essi assegnato; se l’atto costitutivo lo prevede, la polizza o la fideiussione possono essere sostituite dal socio prestando alla società una cauzione di importo corrispondente. Da ciò si potrebbe evincere che oggetto del conferimento non è la prestazione d’opera o di servizi, ma la messa a disposizione della società di una polizza assicurativa o di una fideiussione bancaria, indipendentemente dall’esecuzione dell’obbligazione garantita sia opera che servizi. Il capitale sottoscritto con il conferimento della polizza o della fideiussione non è considerato versato fino all’avvenuta escussione di queste garanzie. La quota emessa in corrispondenza delle garanzie conferite, non è ancora integralmente liberata e svincolata dall’effettuazione delle prestazioni d’opera e di servizi. La stipulazione della polizza fideiussoria o della assicurazione  sostituisce il versamento del capitale non la sottoscrizione. Queste forme di garanzie consentono ai soci di costituire società anche in mancanza di mezzi propri e fanno sì che l’azienda pur non disponendo di patrimonio  possa soddisfare le pretese dei creditori sociali. Stima dei beni e crediti per il conferimento d’azienda Per quanto riguarda i conferimenti di beni in natura e crediti, l’art. 2465 in merito alle S.p.A.  introduce una novità rispetto a quanto previsto dall’art. 2343,  infatti non ritiene obbligatorio che l’esperto tenuto a presentare la relazione giurata attestante il  valore dei beni e crediti conferiti sia nominato dal Tribunale; in sostituzione dell’esperto nominato dal Tribunale la relazione può essere presentata da un revisore legale o da una società di revisione legale iscritta nell’apposito registro, scelti dallo stesso socio e non è soggetta ad ulteriori controlli come prevedeva l’art. 2343 che ammetteva i controlli e la revisione della stima da parte degli amministratori nel caso fossero intervenuti fatti nuovi rilevanti tali da modificare il valore equo dei beni o dei crediti conferiti. Socio moroso nel conferimento d’azienda L’art. 2466 contiene una specifica normativa in base alla quale nell’ipotesi in cui il socio non esegue i versamenti nel termine prescritto, gli amministratori provvedono a diffidare il socio moroso ad eseguire il pagamento nel termine di trenta giorni, dunque con la riforma gli amministratori hanno l’obbligo, e non più la facoltà, di diffidare il socio moroso. Qualora il termine è decorso senza esito positivo, ossia il socio non ha adempiuto ai suoi impegni, e gli amministratori non ritengono conveniente esperire l’azione per l’esecuzione coattiva dei conferimenti dovuti, possono decidere di vendere la quota del socio moroso, agli altri soci che vantano un diritto di prelazione,   in proporzione alla loro partecipazione alla società e per il valore risultante dall’ultimo bilancio approvato; la quota può essere venduta anche all’incanto in mancanza di offerte da parte dei soci. Aspetti fiscali del conferimento d’azienda Ai fini delle imposte dirette occorre determinare il risultato del conferimento e la modalità di tassazione della eventuale plusvalenza. Il risultato del conferimento si determina seguendo la disciplina prevista dall’art. 175,  e art.176 del TUIR. L’art. 175 del DPR n. 917/1986 stabilisce che il valore di realizzo dell’azienda trasferita sia pari al maggiore tra il  valore attribuito dal conferente nelle proprie scritture contabili alla partecipazione ricevuta in cambio e il valore attribuito all’azienda conferita nelle scritture contabili del conferitario. La plusvalenza è pari alla differenza tra  il maggiore dei 2 valori ed il costo fiscalmente riconosciuto dell’azienda; questo è il valore al quale la società è iscritta nelle scritture contabili del conferente prima del conferimento. Da ciò deriva che se il valore di realizzo è pari al valore fiscalmente riconosciuto, dal conferimento di azienda non si sono originate plusvalenze fiscalmente imponibili. Secondo l’art. 175 per la conferitaria i beni rilevano fiscalmente in base al valore attribuito nelle proprie scritture contabili, inoltre alla conferitaria vengono trasferite i valori al netto delle voci di rettifica dei beni conferiti; in questo modo anche il magazzino perde la sua diversificazione. L’art. 176 del TUIR viene definito regime di “doppia sospensione di imposta” in quanto sia il conferente che il conferitario possono iscrivere nelle proprie contabilità i valori che risultano dalla perizia in regime di assoluta neutralità fiscale; in questo caso il valore fiscalmente fiscalmente riconosciuto è quello risultante dalle scritture del conferente. Il valore fiscalmente riconosciuto della partecipazione ricevuta dal conferente sarà pari all’ultimo valore fiscalmente riconosciuto dell’azienda conferita. Le conseguenze sono le seguenti: Nel caso di successiva cessione della partecipazione, l’eventuale plusvalenza si otterrà sulla base di tale valore di carico e non su quello superiore assunto in contabilità; Il soggetto conferitario subentra nella posizione del conferente per tutti gli elementi dell’attivo e del passivo dell’azienda stessa, facendo risultare da un apposito prospetto di riconciliazione della dichiarazione die redditi i dati esposti in bilancio e i valori fiscalmente riconosciuti, pertanto avremo un doppio binario, da un lato i valori civilistici, dall’altro i valori fiscali. Conferimento a saldi aperti, se al conferitario viene trasferito sia il costo storico che il relativo fondo di ammortamento, il magazzino non perde la sua configurazione di magazzino e rimanenze . Secondo la  norma antielusiva di cui all’ art. 37-bis DPR 600/73, sono inopponibili all’Amministrazione finanziaria, se  privi di valide ragioni economiche, gli atti, i fatti e i negozi, anche collegati tra loro, diretti ad aggirare obblighi o divieti previsti dall’ordinamento tributario e ad ottenere riduzioni di imposte o rimborsi, altrimenti indebiti, tra le quali rientrano anche le operazioni straordinarie quali i conferimenti di azienda. Nello specifico invito a leggere un estratto della normativa in pdf contenente casi specifici inerenti al conferimento d’azienda e alla norma antielusiva. Slide Elusione e abuso Conferimento d’azienda – Imposte indirette Ai sensi dell’art. 2 co. 3 DPR 633/72, il conferimento di azienda  rientra tra le operazioni escluse da IVA. In merito all’ imposta di registro, l’atto di conferimento va registrato nel termine fisso entro 20 giorni dalla stipula, ovvero dall’iscrizione nel registro imprese dello stesso, ed è soggetto all’imposta in misura fissa di € 168; Per le imposte ipotecarie e catastali è stabilita la misura fissa di € 168 cadauna. In conclusione il comma 2 dell’art. 1 del decreto D.Lgs. n. 128 del 5 agosto 2015 recante “Disposizioni sulla certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente”, ha abrogato l’art. 37-bis del D.P.R. 600/1973, attraverso il quale finora è stata disciplinata l’elusione fiscale. Hai bisogno di aiuto perchè non sai come fare un conferimento di azienda? Rivolgiti pure a noi,  possiamo aiutarti, scrivi il tuo quesito, dubbio o domanda nei commenti oppure contattaci!
1 Dicembre 2019
Come fare la cessione di ramo d’azienda

Cessione ramo d’azienda: Ecco come farla

La cessione ramo d’azienda per il cessionario simboleggia un momento di crescita esterna della propria attività.Ecco come effettuarla La cessione ramo d’azienda per il cessionario simboleggia un momento di crescita esterna della propria attività. L’imprenditore, in genere, esercita l’attività d’impresa utilizzando beni materiali, quali macchinari, impianti, attrezzature, locali etc., servendosi di beni immateriali quali marchi d’impresa, brevetti, concessioni e di prestazioni di servizi. Secondo l’art. 2555 del codice civile: “l’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa”. Dunque, secondo questa accezione, l’azienda composta da beni eterogenei è legata da un rapporto di strumentalità e funzionalità all’impresa, intesa come attività economica organizzata ed esercitata professionalmente dall’imprenditore al fine di produrre e scambiare beni o servizi come stabilisce l’art. 2082 del codice civile. Peculiarità della cessione ramo d’azienda Elementi eterogenei uniti da un fine comune, ai quali viene anche attribuita una destinazione unitaria all’ interno dell’impresa.  Tale destinazione è una condizione sufficiente a concepire un bene come aziendale, in virtù della sua stretta inerenza e utilità all’ interno dell’impresa. Da ciò deriva che ogni bene giunto, mediante la cessione ramo d’azienda, all’imprenditore, purché sia destinato a servire l’impresa, diventa automaticamente aziendale, a prescindere se l’imprenditore sia proprietario di quel bene. Oggetto di cessione può essere anche un solo ramo d’azienda, ossia un settore specifico di essa, dotato di sistematicità operativa, in grado di svolgere in piena autonomia la propria attività. L’imprenditore ricorre alla cessione del ramo di azienda perché è una modalità che gli consente di vedere la sua attività proseguire. Grazie all’acquisizione del ramo d’azienda da parte di un terzo soggetto, l’imprenditore alienante potrà godere dei vantaggi economici uguali al prezzo realizzato dalla cessione, detto plusvalenza da cessione, incassando così il corrispettivo pari al valore dell’azienda ceduta. La cessione del ramo aziendale è vista come garanzia di continuità aziendale.     Disciplina civilistica dell’ avviamento L’avviamento è il maggior valore rappresentato da tutti i beni che compongono l’azienda e che sono organizzati dall’imprenditore, rispetto ai singoli beni che hanno un prezzo e a quel prezzo vengono acquistati dall’imprenditore. L’avviamento si distingue: in oggettivo e fa riferimento ai beni che costituiscono l’azienda e che si trasferiscono automaticamente con l’azienda, e soggettivo, che ha ad oggetto le qualità caratteriale dell’imprenditore, il suo talento, la sua capacità di persuasione e di acquisire clientela. La clientela però non appartiene all’avviamento, ma ne rappresenta il risultato raggiunto. Il valore dell’avviamento può essere calcolato dalla differenza tra il valore netto patrimoniale e il prezzo di cessione dell’azienda. L’avviamento riceve riscontri normativi nell’art.2424 del codice civile che stabilisce il contenuto dello stato patrimoniale e lo colloca nell’Attivo alla voce B) tra le immobilizzazioni immateriali al numero 5); invece l’art. 2426 al comma 6 si preoccupa di dettare i criteri di valutazione, definendo, che l’avviamento può essere iscritto nell’attivo con il consenso del Collegio Sindacale, qualora sia previsto,  e che deve essere ammortizzato entro un periodo di cinque anni, se sia stato acquisito a titolo oneroso. Inoltre stabilisce che può essere prevista anche una durata superiore ai cinque anni, a patto che non superi la durata per l’utilizzazione di questo attivo e che ne sia data adeguata motivazione in nota integrativa.   Successione nei contratti La norma civile in materia di successione nei contratti con l’art. 2558 dispone che “se non è stabilito diversamente, l’acquirente dell’azienda subentra nei contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa che non abbiano carattere personale”. Qualora il trasferimento abbia ad oggetto un ramo di azienda i beni e i rapporti afferenti a tale ramo riconoscibili come strumentali e funzionali  all’esercizio del settore ad essi collegato si trasferiscono in conformità a quanto previsto dall’art 2558 c.c., salvo si tratti di beni personali. La norma si ispira al principio di conservazione dell’unità aziendale, che prende in considerazione la difficoltà dell’imprenditore alienante ad adempiere ai contratti in corso di esecuzione e dell’interesse dell’acquirente ad acquisire i rapporti in corso con la clientela e ad acquisire il complesso dei beni o servizi funzionali all’azienda, per il quale ormai l’imprenditore non ha più interesse. Il subingresso dell’ acquirente nei contratti in corso di esecuzione e in tutti i contratti direttamente o indirettamente inerenti all’organizzazione e all’esercizio dell’impresa non aventi carattere personale, non avviene mediante una esplicita manifestazione di volontà, ma si produce ex lege anche se non esiste un patto tra l’imprenditore alienante e l’acquirente. Tuttavia però il terzo contraente può recedere dal contratto entro tre mesi dalla notizia del trasferimento se sussiste una giusta causa come stabilisce l’art. 2558 c.c. comma 2. Il recesso del terzo comporta l’obbligo di risarcimento del danno a carico del cedente. Il recesso dell’acquirente opera ex nunc, provocando l’estinzione del rapporto contrattuale. Voglio segnalare la sentenza  11/10/2016 n°20417 della Cassazione civile, sez. III civile, che riprende la tematica inerente la successione dei contratti nell’ipotesi di cessione ramo d’azienda, disponibile sul seguente link http://www.altalex.com/ Contratti a carattere personale I contratti che hanno natura personale sono quelli che sono stati stipulati in virtù di un rapporto fiduciario, venutosi a creare tra l’imprenditore e l’altra parte, grazie alle abilità professionali dell’imprenditore, al suo talento, al suo intuito, alla sua identità e alle sue qualità personali,  senza le quali non si sarebbe determinato il consenso dell’altra parte contraente a concludere un affare, esempio nei rapporti intercorrenti con le banche, oppure nei contratti di assicurazione, etc. Rapporti di lavoro Il ramo d’azienda è una unità aziendale autonoma, infatti è organizzato autonomamente, al fine di confluire nell’unico patrimonio dell’imprenditore ma con una propria identità aziendale. E’ definito come un’articolazione funzionalmente autonoma di un’attività economica organizzata, identificata come tale dal cedente o dal cessionario al momento del trasferimento, infatti le parti, al momento della cessione, possono individuare singole fasi o unità del processo produttivo, apportando variazioni alla propria organizzazione aziendale, per esempio affidando alcuni settori del ciclo produttivo a persone esterne all’azienda. Il ramo di azienda assume rilevanza  nella disciplina del mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento di azienda, infatti  come disciplinato dall’art. 2112 c.c. i rapporti di lavoro preesistenti alla cessione continuano  in capo al nuovo acquirente e al lavoratore sono garantiti tutti i diritti. La cessione del ramo d’azienda non è causa di licenziamento dei dipendenti , però all’imprenditore è riconosciuta la facoltà di esercitare il diritto di recesso secondo la normativa vigente in materia di licenziamenti. Ai lavoratori che continuano a lavorare per l’ impresa acquirente si applica lo stesso contratto collettivo, stesso trattamento economico e normativo cui erano sottoposti  prima. Una recente sentenza della Corte di Cassazione, Sez. Lavoro, n. 1316 del 19 gennaio 2017, ha recepito quanto previsto dall’art. 2112, infatti dispone che non è sufficiente che la cessione ramo d’azienda comprenda solo beni organizzati e personale per poter parlare di trasferimento di azienda,  ma deve trattarsi di un settore distinto idoneo a svolgere l’attività in modo autonomo. Crediti e debiti relativi all’azienda ceduta I crediti inerenti all’azienda ceduta si trasferiscono in capo al nuovo acquirente, infatti il creditore può decidere di cedere il suo credito o a titolo oneroso oppure gratuito, ad esclusone di quelli che hanno carattere personale, anche senza averlo prima notificato al debitore, o in mancanza di sua accettazione, così come stabilisce l’art.1260 c.c. in materia di cedibilità dei crediti. La cessione dei crediti ha effetto tra le parti quando il trasferimento dell’azienda viene iscritto nel registro delle imprese come prevede l’art. 2559 c.c. Inoltre, il debitore ceduto non è più obbligato nei confronti dell’imprenditore alienante qualora dimostri di aver pagato in buona fede. Per quanto riguarda i debiti relativi all’azienda ceduta, anteriori alla cessione,  l’art. 2560 c.c. prevede che l’imprenditore alienante e l’acquirente siano responsabili in solidi nei confronti dei creditori che hanno concesso credito all’imprenditore alienante nella convinzione che potessero successivamente soddisfarsi sul suo patrimonio, ma che, evidentemente  in seguito alla cessione ramo azienda, potrebbe aver subito delle modifiche. Qualora il trasferimento di azienda abbia ad oggetto un’azienda commerciale e i debiti sono evidenti dai documenti contabili obbligatori,  sono tenuti entrambi a soddisfare le pretese dei loro creditori. I creditori di un’azienda commerciale potranno rivalersi sia sull’imprenditore alienante che sull’acquirente. Diversamente, in caso di trasferimento di azienda non commerciale, i creditori potranno rivalersi solo sull’imprenditore alienante. Qualora, però i creditori hanno espresso il loro consenso al trasferimento dell’ azienda, l’imprenditore alienante è liberato dai debiti. Questo significa che non è ammesso il cambiamento della persona del debitore se non con il consenso del creditore. Inoltre, per tutelare l’acquirente, l’imprenditore alienante risponde dei soli debiti aziendali che risultano iscritti nella contabilità al momento della cessione, perché l’acquirente  di questi ne aveva conoscenza al momento in cui gli è stata trasferita l’azienda. Per i debiti di lavoro sia l’imprenditore alienante che l’acquirente sono responsabili in solido, tuttavia il lavoratore può liberarli a prescindere dai risultati contabili o dalla conoscenza dell’acquirente, secondo le modalità previste dagli artt. 410, 411, c.p.c. È uno schema sintetico delle due procedure previste dagli articoli summenzionati. segue l’articolo 410 c.p.c  integrale  che prevede il Tentativo di conciliazione  e l’articolo 411 c.p.c integrale che prevede il Processo Verbale di Conciliazione Regimi di Tassazione  della Plusvalenza A seconda del soggetto cedente e del periodo di possesso dell’azienda la normativa prevede diversi regimi di tassazione della plusvalenza da cessione ramo di azienda. Per possesso si intende il giorno in cui si è costituita l’impresa, a prescindere da quando sono stati acquistati i beni che costituiscono l’azienda. Periodo di possesso dell’azienda Imprenditore individuale Società Unica Azienda Una tra le più aziende Più di 5 anni –         regime normale –         regime di tassazione separata –         regime normale –         regime normale-rateazione –         regime di tassazione separata -regime normale; -regime normale-rateazione Meno di 5 anni e almeno 3 anni –         regime normale -regime normale -regime normale-rateazione –  regime normale – regime normale-rateazione Meno di 3 anni regime normale obbligatorio regime normale obbligatorio regime normale obbligatorio Disciplina fiscale  Ai fini dell’imposizione diretta, la disciplina ordinaria della cessione d’azienda è fissata dall’articolo 86,  DPR n. 917/86 del T.U.I.R. che stabilisce che le plusvalenze dei beni relativi all’impresa, concorrono a formare il reddito se sono realizzate mediante cessione a titolo oneroso. Concorrono alla formazione del reddito anche le plusvalenze delle aziende, compreso il valore di avviamento, realizzate unitariamente mediante cessione a titolo oneroso. La plusvalenza realizzata mediante la cessione ramo d’azienda un complesso aziendale rientra tra i componenti positivi di reddito di impresa e concorre per l’intero ammontare realizzato a formare il reddito di impresa del periodo di competenza. Possono essere tassate ai fini delle imposte sui redditi, o con l’aliquota Ires o con le aliquote progressive Irpef, a seconda della natura del soggetto cedente, in ogni caso la plusvalenza da cessione è esclusa dalla base imponibile IRAP. L’art. 109  DPR n°917/86 del TUIR al comma 2 stabilisce che i corrispettivi delle cessioni si considerano conseguiti alla data di stipulazione dell’atto per gli immobili e per le aziende, ovvero se diversa e successiva, alla data in cui si verifica l’effetto traslativo o costitutivo della proprietà. Se l’azienda ceduta risulta posseduta da almeno 3 anni, il cedente può scegliere di assoggettare a tassazione la plusvalenza realizzata su più periodi di imposta, in quote costanti nell’esercizio stesso e nei successivi, ma non oltre il quarto. Infatti, il contribuente deve effettuare la scelta nella propria dichiarazione dei redditi, se questa scelta non è effettuata, allora la plusvalenza concorre a formare il reddito ed è tassata  per l’intero ammontare nell’esercizio stesso in cui è stata realizzata. Tassazione separata L’art. 58 c.1 e l’art. 17 c. 1 lett. g) e c.2 DPR 917/86 prevedono un regime di tassazione separata della plusvalenza quando l’imprenditore possiede l’azienda da più di 5 anni. In questo caso la plusvalenza non concorre a formare il reddito complessivo del periodo e viene tassata separatamente, secondo le regole proprie di tale regime. Esempio di cessione ramo azienda Prima di procedere alla cessione è necessario redigere un bilancio, denominato situazione patrimoniale di cessione , il quale deve riportare, nello specifico: Il prezzo di cessione del complesso aziendale; Le attività e le passività cedute; Il valore di avviamento dell’azienda ceduta; Questo bilancio straordinario è redatto a valori correnti e si compone solo dello Stato Patrimoniale; è sottoposto all’approvazione dell’assemblea, qualora si verifichino le condizioni di cui all’art. 2343-bis, c.c. ovvero: acquisto da socio, fondatore di beni o amministratore per un valore almeno pari al 10% del capitale sociale, nei due anni successivi alla costituzione di una società di capitali. L’atto di cessione riporta, in un solo documento, il trasferimento di proprietà di un complesso di beni; affinché sia valido è necessario adottare sempre la forma scritta, o un atto pubblico oppure una scrittura privata autenticata, perché l’atto di cessione dovrà essere depositato per l’iscrizione presso il Registro delle imprese entro 30 giorni dalla stipula. E’ fatto divieto all’imprenditore alienante, per un periodo di cinque anni, di intraprendere una nuova attività d’ impresa  qualora quest’ultima si ponga in concorrenza con l’azienda ceduta, per oggetto, ubicazione o altre circostanze e sia idonea a sviare la clientela  dell’azienda ceduta, così come stabilisce l’art. 2557 c.c. in materia di divieto di concorrenza  onde evitare un indebito sviamento della clientela. Da un lato la norma cerca di salvaguardare l’acquirente dell’azienda che ha diritto a trattenere la clientela dell’impresa e a godere anche dell’avviamento soggettivo di cui si è tenuto conto in sede di pattuizione del prezzo di cessione. Dall’altro si tutela l’imprenditore alienante che non può essere limitato nella sua libertà di iniziativa economica oltre un determinato lasso di tempo necessario a consentire all’acquirente di consolidare la propria clientela, perché potrebbe accadere che la nuova attività dell’imprenditore alienante sia potenzialmente lesiva e diretta a sottrarre clientela all’azienda ceduta. Si consideri l’azienda A, il cui bilancio di verifica al 31.12 è il seguente: Cassa Immobilizzazioni materiali Crediti verso clienti Rimanenze iniziali di merci Acquisto merci Spese di impianto 3.000 1.000 5.000 1.500 1.200 400 200 Risconti attivi Fondo ammortamento Imm. Debiti v/fornitori Patrimonio netto 700 7.300 4.300   12.300 TOTALE 12.300 Al 31.01, ossia un mese dopo il bilancio di chiusura, l’imprenditore decide di vendere l’azienda. Per prima cosa deve determinare i valori correnti degli elementi dello Stato Patrimoniale, del valore di cessione e, quindi, dell’avviamento. Per la determinazione di tale ultima componente si rileva che il prezzo stabilito dalle parti è di € 10.500. Pertanto si avrà la seguente situazione patrimoniale di cessione. BILANCIO DI CESSIONE Attività Passività Immobilizzazioni materiali nette Crediti v/clienti 400 4.500 Debiti v/fornitori Valore di cessione 7.300 10.500 Magazzino merci Avviamento Totale pareggio 4.900 8.000 17.800   Totale pareggio   17.800 Da cui deriva un avviamento di 8.000. Quindi, è possibile determinare la plusvalenza derivante dalla differenza tra il valore contabile di attività e passività trasferite e prezzo di cessione riconosciuto dall’acquirente, ovvero dalla differenza fra il patrimonio netto contabile risultante dalla contabilità del cedente e il prezzo effettivamente pagato dal cessionario.: Valori contabili Valori di Cessione Differenze Immobilizzazioni materiali 284 400 +116 Crediti verso clienti 5.000 4.500 -500 Magazzino merci 2.700 4.900 +2.200 Avviamento 8.000 +8.000 Debiti v/fornitori 7.300 7.300 TOTALE 684 10.500 9.816 Plusvalenza   9.816 L’ art. 2426 c.c.  stabilisce che il costo delle immobilizzazioni materiali e immateriali il cui utilizzo è limitato nel tempo deve essere ammortizzato in ogni esercizio in relazione con la residua possibilità di utilizzo. Nel nostro caso abbiamo assunto un’aliquota al  20%, abbiamo calcolato il 20% su 1.000/12=16  abbiamo sottratto dal valore dell’immobilizzazione materiale pari a 1.000 il fondo ammortamento pari a 700 + 16 e abbiamo ottenuto il valore contabile della immobilizzazione materiale pari a 284. Con specifico riguardo alle immobilizzazioni materiali, il valore di 284 è stato così determinato: valore contabile Fondo ammortamento Ammortamento primo mese TOTALE 1.000 700 200/12=16 716 Per cui, al 31.01 il conto economico dell’alienante sarà così strutturato: CONTO ECONOMICO A)Valore della produzione 1)     Ricavi merci cessione azienda 2.700 2)   Variazione di rimanenze -1.500 Totale 1.200 B) Costi di produzione      6) per merci 1.200     7) per servizi 400    10) ammortamenti 16 Totale 1.616 Differenza tra valore e costi di produzione -416 Proventi e oneri straordinari (Plusvalenza civilistica) 8.816 Utile prima delle imposte 8.400 La gestione caratteristica tiene conto del valore di costo delle merci. Il plusvalore di questo componente è incluso nel totale complessivo della plusvalenza inerente all’azienda ceduta. In conclusione la plusvalenza è l’aumento di valore di un complesso aziendale, ossia è il prezzo maggiore che l’imprenditore alienante riesce ad ottenere dalla cessione del ramo aziendale, rispetto al suo costo originario. Si ha plusvalenza tutte le volte in cui il prezzo di vendita di un bene  è superiore al suo costo di acquisto. Per completezza possiamo dire che le plusvalenze da cessione d’azienda sono imponibili secondo il principio di cassa e non di competenza tipico dei redditi di impresa. Infatti, qualora il soggetto che cede l’azienda non eserciti attività di impresa, la plusvalenza realizzata è assoggettata a tassazione tra i redditi diversi. Secondo l’art. 67 , comma 1, del DPR n. 917/86, le plusvalenze da cessione d’azienda sono imponibili come redditi diversi e concorrono a formare il reddito dell’ alienante con l’effettivo incasso del corrispettivo pattuito. In un nostro precedente articolo abbiamo trattato il contratto di affitto ramo d’azienda Hai bisogno di aiuto perché devi cedere un ramo della tua azienda? Non esitare a scriverci i tuoi dubbi o domande nei commenti.
29 Novembre 2019
ristrutturazione aziendale

Ristrutturazione aziendale – il piano di risanamento

Ristrutturazione aziendale: Sempre più spesso le aziende si trovano a fronteggiare periodi di crisi societaria a causa della congiuntura economica Sempre più spesso le aziende si trovano a fronteggiare periodi di crisi societaria a causa della congiuntura economica determinata dai ritardi nella riscossione dei pagamenti per i lavori eseguiti dalla società, oppure causata dalla mancanza di richieste di commissioni lavori, dunque contrazione della domanda per il settore di riferimento. Si può determinare la crisi anche a  causa del superamento, o meglio dell’obsolescenza, delle attrezzature tecnico-produttive, o, ancora può essere determinata da risorse umane inefficienti o strategie di mercato inefficienti. Strutturare la ristrutturazione aziendale Innanzitutto occorre individuare le cause che hanno determinato la crisi; Successivamente bisogna attivare le procedure per risanare la struttura societaria e garantire continuità aziendale. Successivamente si procede ad un piano di risanamento aziendale e alla ristrutturazione del debito. La legge fallimentare offre due possibilità per reagire alla crisi aziendale: un accordo di ristrutturazione del debito con i creditori secondo quanto previsto dall’art. 182-bis della Legge Fallimentare e un piano di risanamento industriale , secondo quanto stabilito dall’art. 67, comma 3, lettera d, che consentono all’impresa di non pagare subito i creditori perché l’impresa non ha i mezzi finanziari immediati, però consentendo agli stessi di essere tutelati con garanzie certificate. Art. 182-bis della Legge fallimentare ristrutturazione aziendale Affinché si possa proporre l’accordo di ristrutturazione è necessario che ricorra lo stato di crisi, lo stato di insolvenza deve essere tale da evitare la dichiarazione di fallimento. L’accordo di ristrutturazione per la crisi societaria è un patto stragiudiziale che un imprenditore in stato di crisi fa con il 60% dei creditori con il quale cerca di risolvere la crisi aziendale prima che essa sfoci nella dichiarazione di fallimento. Questo accordo deve essere accompagnato da una relazione giurata da parte di un professionista, revisore legale dei conti, iscritto nell’apposito registro o dottore commercialista,  che attesti la veridicità delle notizie riportate inerenti ai dati contabili aziendali. L’accordo di ristrutturazione è  indicato nei casi in cui l’impresa abbia un’esposizione significativa con le banche ma non con quello dei normali fornitori. Infatti l’accordo di ristrutturazione dei debiti è un accordo stragiudiziale tra l’azienda e la maggior parte dei suoi creditori, che viene regolamentato dalla legge e che passa attraverso un procedimento di omologazione da parte del tribunale Tale accordo prevede che i creditori, di solito le banche, sospendano qualsiasi azione legale nei confronti dell’azienda in crisi patrimoniale per un periodo di tempo concordato; inoltre le banche prevedono di applicare tassi di interesse più agevoli in quanto più bassi al fine di allungare la struttura finanziaria del debito. Ci sono due requisiti indispensabili per ottenere l’omologa del tribunale: l’accordo deve essere firmato da creditori che rappresentano almeno il 60% dei debiti complessivi dell’azienda e inoltre si deve assicurare il pagamento degli altri creditori, che dovrà avvenire prima dell’ottenimento dell’omologa del tribunale e dovrà essere attestato da un professionista esterno. L’aspetto rilevante per l’imprenditore è che una volta ottenuta l’omologa, tutti i pagamenti effettuati dall’azienda in esecuzione dell’accordo omologato sono esonerati dall’esercizio dell’azione revocatoria fallimentare. Tempistiche per proporre l’accordo di piano di ristrutturazione aziendale Per assicurare l’integrale pagamento dei creditori estranei è necessario che l’accordo venga presentato: entro cento venti giorni dall’omologazione, nel caso di crediti già scaduti a quella data; entro cento venti giorni dalla scadenza, nel caso di crediti non ancora scaduti alla data dell’omologazione. Legge fallimentare ristrutturazione aziendale Articoli 67 comma 3 lett. d Il piano di risanamento aziendale, serve a garantire che gli atti, i pagamenti, le garanzie e i contratti di esecuzione siano eseguiti al fine di ristabilire l’equilibrio della situazione finanziaria e di escludere dall’azione revocatoria il bene del debitore. Il piano di risanamento deve essere redatto da un professionista abilitato dottore commercialista oppure revisore legale dei conti  iscritto nel registro dei revisori dei conti con i requisiti indicati dall’art. 28, lett. a) e b) ai sensi dell’art. 2501-bis, co. 4, Codice Civile. La garanzia per i creditori sta appunto nella non revocabilità dei pagamenti anche in caso di fallimento, prevista dalla legge se l’azienda predispone un piano di risanamento finanziario certificato. Nel piano di risanamento la scelta del professionista spetti all’imprenditore  e non al Presidente del Tribunale. Il piano di risanamento può essere associato alla categoria dei piani strategici, industriali e finanziari della società  previsti dall’art. 2381 comma 3 codice civile, per i quali è prevista l’attribuzione all’organo di gestione  sia dell’adozione che  dell’esecuzione del piano. Ruoli del professionista che assevera il piano risanamento aziendale Il professionista abilitato deve rispondere ai requisiti di terzietà e di indipendenza, non solo nei confronti dell’imprenditore ma anche nei confronti di altri soggetti coinvolti. Il professionista non si deve trovare nelle situazioni di incompatibilità previste per i soggetti che svolgono attività di revisione contabile per le società quotate ai sensi dell’ art. 160 TUF Regolamento Consob adottato con delibera n. 11971. Deve essere terzo rispetto ai creditori; rispetto a coloro che potrebbero beneficiare dell’attestazione del piano e rispetto al consulente che redige il piano. Durata e forma della ristrutturazione aziendale E’ importante redigere il piano secondo principi di continuità aziendale. Il piano  generalmente deve essere redatto per periodi che vanno dai tre ai cinque anni, un lasso di tempo utile per esprimere al meglio le potenzialità e le opportunità di risanamento aziendale. Deve assumere necessariamente la forma scritta, e deve recare una data certa affinché gli atti eseguiti per la sua attuazione siano sottratti all’azione revocatoria. Indicatori di crisi economica finanziaria e patrimoniale Gli indicatori che l’azienda utilizza per valutare il rischio di entrare in crisi sono i seguenti: ROS; ROI; Variazione media del fatturato; Rapporto tra mezzi propri e capitale investito; Rapporto tra il capitale proprio e il capitale investito: Rapporto tra risorse interne aziendali e credito finanziario ottenuto; Gradi di copertura dei costi finanziari; Capacità di generare cassa. Ti consiglio di leggere la normativa, inerente, al piano di risanamento e, agli accordi di ristrutturazione, troverai informazioni utili sulle procedure attivabili ai seguenti link: www.studiocataldi.it www.laleggepertutti.it www.diritto.it Se hai difficoltà a comprendere  gli indici possiamo aiutarti noi a stabilire le capacità finanziarie e patrimoniali della tua azienda. Inoltre ti aiutiamo a scegliere il momento adeguato per proporre un accordo di ristrutturazione, per preparare una proposta ricca di argomentazioni, sostenuta da piani attendibili  e per persuadere i creditori ad accettare il piano di ristrutturazione presentato dalla tua impresa. Cosa ne pensi? Scrivi subito nei commenti,  se hai dubbi o domande, oppure, contattaci direttamente per un’assistenza completa.
27 Novembre 2019
capitale sociale

Aumento, versamento e riduzione del capitale sociale

Capitale sociale -in questo articolo una mini guida sulla sottoscrizione dell’ aumento, il versamento e la riduzione capitale sociale Capitale Sociale – Un’azienda è un insieme di risorse che opera per uno scopo. Ogni azienda è composta da tante entità quali i mezzi e gli strumenti, le risorse umane e quelle finanziarie. Un elemento essenziale per un’azienda è il capitale sociale. In questo articolo trovarari le informazioni più importanti da conoscere sul capitale sociale di una società di capitali come una Srl, una Spa ed una Srl semplificata Cos è il capitale sociale Il capitale sociale non è altro che le risorse economico-finanziarie che i soci di un’azienda hanno conferito alla stessa in fase di costituzione o anche successivamente. Questo conferimento può interessare beni o crediti ma più comunemente trattasi di denaro liquido. Capitale sociale definizione Precisamente, il capitale sociale rientra tra i conferimenti dei soci come stabilito dall’articolo 2343 del Codice Civile e viene anche definito capitale di rischio in quanto, in caso di liquidazione, è l’ultima voce soddisfatta a seguito di tutte le categorie di creditori. Versamento capitale sociale Come stabilito dall’articolo 2464 al comma 4 del Codice Civile, successivamente chiarito dal Decreto Legge numero 76 del 2013 convertito in Legge numero 99 dello stesso anno, all’atto costitutivo i soci sono tenuti a versare almeno il 25% del capitale sociale sottoscritto; ciò vale per tutte le società di capitali. Pertanto se si sottoscrive un capitale sociale di € 30.000, che sia per una SRL o una SpA, i soci dovranno versarne almeno € 7.500. Aumento capitale sociale Ai sensi dell’articolo 2479, comma 2, numero 4 del Codice Civile, è facoltà dei soci delle SRL e delle SpA poter aumentare in ogni momento il capitale sociale conferito all’azienda tramite l’emissione di titoli nelle proporzioni adeguate alla volontà dei singoli soci di apportare capitale. Volontà che deve essere espressa con il voto a maggioranza su quella che sarà di fatto una modifica dell’atto costitutivo. Essendo una procedura da effettuarsi esclusivamente tramite un atto pubblico, bisognerà sottoporre la pratica ad un notaio che avrà cura di redigere l’atto per poi notificarlo alla Camera di Commercio. Un aumento può anche essere effettuato utilizzando capitali accantonati a fondi non più attivi o utili oppure utilizzando in toto o quota parte di eventuali utili d’esercizio. AVVISO DI OPZIONE PER L’AUMENTO DEL CAPITALE SOCIALE modelli e moduli excel doc Riduzione capitale sociale È altresì possibile optare anche per una riduzione volontaria del capitale sociale della SRL e della SpA che può avvenire in diversi modi. Ad esempio registrando perdite superiori ad 1/3, come accennato, del capitale sociale che in tal caso potrebbe essere ridimensionato così come può essere ridotto a seguito del venir meno di uno o più soci. Non soltanto, il capitale sociale può essere ridotto nel caso in cui i beni conferiti per costituirlo si siano svalutati fino ad un valore inferiore ad 1/5 rispetto quanto previsto. La riduzione del capitale sociale, di cui dispone l’articolo 2482 del Codice Civile, è una procedura per la quale è sempre il notaio a doversene occupare (tranne per i casi di Srl innovativa). Capitale sociale minimo L’articolo 2327 del Codice Civile definisce le soglie minime del capitale sociale per le varie tipologie di società di capitali. Una differenziazione che tocca le Società per azioni SpA, le Società a Responsabilità Limitata SRL e quelle a Responsabilità Limitata Semplificata (dove i soci hanno età inferiore a 35 anni). Per le SpA il capitale sociale minimo è fissato ad € 50.000 dalla Legge 116/2014 (in precedenza la soglia era fissata a € 120.000), per le SRL è invece di € 10.000 mentre per le SRL semplificate il capitale sociale dev’essere di almeno € 1. Sottoscrizione capitale sociale Per una corretta sottoscrizione del capitale sociale è anche necessario comunicare il versamento totale o parziale presso la camera di commercio. Un adempimento burocratico che deve essere completato entro 30 giorni, sia dai soci della SpA che da quelli della SRL, dall’avvenuta sottoscrizione e versando l’imposta di bollo oltre che i diritti di segreteria. Nel caso in cui si optasse per un versamento parziale, bisognerà poi rinnovare la comunicazione al momento del versamento ulteriore o residuo. Perdita superiore al capitale sociale Pertanto, qualora occorresse l’eventualità che siano registrate perdite superiori a due terzi del capitale sociale, l’amministratore dovrà provvedere a convocare l’assemblea dei soci che dovranno ridurre il capitale sociale. La riduzione non potrà avvenire al di sotto della soglia minima, in tal caso i soci sono chiamati a ricostituire il capitale sociale. RELAZIONE DEL COLLEGIO SINDACALE PER PERDITA DEL CAPITALE DI OLTRE 13, CON DISCESA DELLO STESSO AL DI SOTTO DEL LIMITE LEGALE (ART. 2447, C.C.) modelli e moduli excel doc Pignoramento capitale sociale Nel caso in cui vi siano situazioni debitorie non colmate, il creditore può richiedere il pignoramento del capitale sociale come strumento di recupero del credito vantato in alternativa al pignoramento di crediti o all’istanza di fallimento. Ricostituzione capitale sociale In caso di perdite, è necessario ricostituire il capitale sociale. In questo caso l’assemblea può decidere l’azzeramento del capitale e la copertura delle perdite occorse oppure può scegliere di aumentarlo ad una cifra almeno pari alla soglia minima legale. Capitale sociale nominale Un concetto importante da definire è quello di capitale nominale, ovvero il valore in denaro dei conferimenti risultanti all’atto costitutivo della società. Un importo che rientra tra le passività dello stato patrimoniale e non è distribuibile, quindi, tra i soci. Il valore è espressione dei conferimenti in denaro, in beni ed in crediti per ogni socio. Capitale sociale partita doppia Contabilmente, infine, la sottoscrizione del capitale sociale vede l’accensione del conto finanziario nel quale vengono registrati i crediti vantati dalla società nei confronti dei soci relativamente alla sottoscrizione, mentre invece il capitale sociale è un conto economico di capitale. Conclusioni È fondamentale per il proprio business concentrarsi bene sulla fase progettuale, affidarsi a degli esperti significa poter ottenere il meglio da una corretta pianificazione della propria impresa dal punto di vista amministrativo come dal punto di vista fiscale. Contattaci per una consulenza per capire subito quali sono le tue esigenze ed il tuo potenziale nel business che intendi amministrare.
19 Novembre 2019
Come scrivere il contratto di Affitto ramo d’azienda

Affitto d’azienda – Contratto, durata e dipendenti

Affitto d’azienda: L’imprenditore nel corso della sua attività può decidere di fare l’affitto d’azienda. Ecco come scrivere il contratto Prima di analizzare le singole parti di un contratto di affitto d’azienda è giusto soffermarci su alcuni concetti fondamentali sia per l’affittante, che per l’affittuario e il lavoratore dipendente. Definizione affitto d’azienda Nel codice civile l’art. 2555 c.c. dispone che l’azienda è il complesso dei beni organizzati dall’imprenditore per l’esercizio dell’impresa. L’imprenditore esercita l’attività d’impresa servendosi di beni materiali, quali macchinari, locali, di beni immateriali come concessioni, marci, brevetti e di prestazioni di lavoro. L’imprenditore nel corso della sua attività può decidere di affittare l’azienda o parte di essa, affitto d’azienda, un settore particolare dell’azienda dotato di organicità operativa. Nell’azienda possono coesistere più settori, basti pensare alle filiali, alle sedi, alle succursali, alle agenzie che possono essere organizzate in modo da formare una unità aziendale autonoma pur facendo parte di un unico patrimonio, sia nell’uno che nell’altro caso vigono dei doveri che l’affittuario deve rispettare. Affitto d’azienda dipendenti – tutela Il ramo di azienda assume particolare rilevanza secondo quanto stabilisce l’art. 2112 c.c. nel mantenimento dei diritti dei lavoratori in caso di trasferimento d’azienda. Infatti il rapporto di lavoro continua con il cessionario ed il lavoratore conserva tutti i diritti che ne derivano. Vengono rispettati tutti i contratti collettivi nazionali di lavoro, i trattamenti economici e normativi. Il lavoratore può anche decidere di recedere dal contratto, o meglio può rassegnare le sue dimissioni qualora le condizioni di lavoro subiscano delle modifiche, anche se occorre precisare che il trasferimento d’azienda non è causa di licenziamento. Doveri dell’affittuario nell’affitto d’azienda L’affittuario ha il dovere di conservare l’identità dell’azienda e di esercitarla sotto il nome della ditta che la contraddistingue; deve mantenere la destinazione economica dell’azienda; deve conservare l’avviamento, detto maggior valore , dato dall’insieme di tutti i beni che fanno parte dell’azienda nel suo complesso e organizzati dall’imprenditore; deve subentrare nei contratti aziendali per la durata dell’affitto d’azienda; All’alienante come dispone l’art.2557 del c.c. è vietato fare concorrenza per un periodo di cinque anni dal trasferimento, infatti,  non può iniziare una nuova attività che ha ad oggetto gli stessi prodotti, beni o servizi, né tanto meno che si trovi, per posizione geografica, vicina a quella che ha alienato, ciò per evitare di indurre in errore,  o, confondere o, ancora, a sviare la clientela dell’azienda ceduta. Debiti, crediti e contratti affitto d’azienda Poiché manca un espresso richiamo all’affitto d’azienda nell’art. 2560 c.c. i debiti aziendali sorti prima della costituzione dell’affitto d’azienda saranno esclusivamente a carico del nudo proprietario o del locatore, eccetto i debiti di lavoro di cui risponde anche il titolare del diritto di affitto d’azienda. Per i crediti l’art. 2559 non menziona il caso di affitto d’azienda, ma solo il caso di usufrutto dell’azienda, in cui la cessione dei crediti dell’azienda ceduta ha effetto nei confronti dei terzi, dal momento dell’iscrizione del trasferimento nel registro delle imprese. Per quanto riguarda la successione nei contratti l’art. 2558 si applica anche all’affitto d’azienda infatti l’acquirente subentra in tutti i contratti stipulati per l’esercizio dell’azienda stessa, per tutta la durata dell’affitto d’azienda, ciò al fine di garantire continuità e unità aziendale, infatti l’acquirente acquisisce beni e servizi funzionali all’azienda, nonché tutti i rapporti in corso con la clientela. Diversamente l’alienante non potrebbe adempiere ai contratti in corso di esecuzione, perché non ha più il complesso organizzato di beni, servizi e personale. Ovviamente, occorre precisare che l’affittuario non subentra nei contratti che hanno carattere personale, in quanto questi ultimi si basano sulla fiducia delle parti, sulle qualità caratteriali dell’imprenditore che sono state tali da determinare il consenso per un affare, pensiamo ai contratti di assicurazione o ai rapporti intercorrenti con le banche. Tuttavia il terzo contraente, qualora esista una giusta causa,  entro 3 mesi dalla notizia del trasferimento, può recedere dal contratto. Elementi costitutivi contratto affitto d’azienda Il contratto deve essere redatto con atto notarile per poter essere pubblicato nel competente registro delle imprese. Deve assumere, pertanto, la forma scritta. Vediamo di cosa si compone un contratto di affitto d’azienda: dati identificativi dei due soggetti, l’Affittante che concede in affitto d’azienda all’Affittuario il d’azienda denominazione sociale, partita iva, indirizzo, sede legale e operativa del ramo di Azienda; l’elenco dei beni, servizi che fanno parte del ramo aziendale, il loro valore economico, riportato in un’apposita tabella; l’oggetto del ramo d’azienda, esempio può comprendere l’uso esclusivo del punto di ristoro o locale commerciale e relative pertinenze; la durata del contratto, esempio può essere stabilito che per otto anni l’ affittante concede in affitto il suo ramo aziendale. Il Conduttore dichiara di ricevere in consegna i beni costituenti il ramo aziendale, ritenendoli di suo gradimento e idonei all’uso convenuto e si obbliga a restituire gli stessi beni alla scadenza del contratto in buono stato di conservazione; alla scadenza  del contratto l’Affittuario dovrà riconsegnare l’immobile oggetto di attività costituente il ramo di azienda senza pretesa alcuna in ordine ad indennità né per avviamento, né per altra causa. A detta scadenza sarà tenuto a compiere tutti gli atti volti a ripristinare in capo alla Società la titolarità della gestione del ramo aziendale; Le parti possono decidere di recedere dal contratto prima della scadenza con un preavviso non inferiore a mesi sei che dovrà essere formalizzato, a cura della Parte che intende recedere, con lettera raccomandata A.R che dovrà pervenire alla parte destinataria entro e non oltre il suddetto termine di preavviso; In tal caso la Parte recedente dovrà corrispondere all’altra Parte un congruo indennizzo da determinarsi anche tenuto conto del valore degli investimenti effettuati e non ammortizzati, nonché degli anni di utilizzo della struttura; il canone di affitto d’azienda, le Parti stabiliscono  l’importo pattuito a titolo di canone di affitto, comprensivo dell’uso dell’immobile nell’ambito del quale verranno organizzati e gestiti i servizi e le attività facenti parte del ramo d’azienda, oltre I.V.A. all’anno, soggetti a rivalutazione annuale sulla base dell’indice ISTAT; ricordiamo, infatti, che l’affitto d’azienda rappresenta  un’operazione imponibile ai fini IVA, ed è soggetta ad imposta di registro in misura fissa; per quanto riguarda i pagamenti si può stabilire che il canone verrà pagato con rate trimestrali, anticipate entro i primi cinque giorni di ogni mese, mediante accredito sul  c/c bancario. le garanzie in caso di ritardato pagamento del canone potrà implicare l’applicazione degli interessi legali a favore della Società, senza necessità di messa in mora dell’affittuario; il mancato pagamento, in tutto o in parte, di due mensilità consecutive, per qualsiasi motivo, costituisce causa immediata di risoluzione del contratto senza preavviso e con incameramento della cauzione prestata a garanzia del pagamento del canone; a garanzia dell’esatto e puntuale pagamento del canone e degli obblighi assunti col presente contratto, l’ Affittuario presenta, contestualmente alla sottoscrizione del presente contratto, apposita garanzia bancaria o assicurativa; per i contratti lavorativi  in  essere, ai sensi dell’art. 2112 cod. civ. l’affittuario assumerà i dipendenti nell’azienda qualora vi siano lavoratori subordinati; in caso di cessazione del rapporto di lavoro in corso di contratto, il trattamento di fine rapporto sarà corrisposto dal concedente e dall’affittuario in proporzione alla quota maturata dal lavoratore presso ciascuno dei predetti soggetti; per la manutenzione l’affittuario si impegna ad effettuare, a proprie esclusive cure e spese, le attività e gli interventi necessari ad assicurare la manutenzione ordinaria e riparativa dell’immobile, degli impianti, degli arredi e delle attrezzature, comprese le aree di pertinenza; lo stesso dovrà inoltre garantire la pulizia e la disinfezione di tutto quanto gli è stato affidato in gestione, in particolare dei locali bar, ristoro, spogliatoi, servizi igienici, arredi nonché la fornitura di materiale necessario al servizio di primo soccorso; l’affittuario si impegna a mantenere in uso i segni distintivi dell’imprenditore concedente, a non mutare la destinazione all’azienda affittata ed a conservare l’efficienza dell’organizzazione della stessa; le spese di registrazione del presente contratto sono a carico dell’affittuario; l’atto è soggetto ad IVA e quindi si chiede l’assoggettamento del presente atto a imposta di registro in misura fissa. Tutte le controversie nascenti dal presente contratto verranno deferite al servizio di mediazione dell’ apposita  Camera di Commercio risolte secondo il Regolamento da questa adottato in quanto compatibile con la normativa vigente in materia. Conclusioni e consigli sull’affitto d’azienda Abbiamo visto i diritti dei lavoratori che vengono tutelati nell’affitto d’azienda, abbiamo compreso quali sono i doveri dell’affittuario, come sono disciplinati giuridicamente i crediti, i debiti, la successione dei contratti, nonché abbiamo analizzato gli elementi costitutivi e generali che un contratto di affitto d’azienda deve contenere. Avete sicuramente notato come, nel contratto di affitto d’azienda, non abbiamo fatto riferimento ai crediti e ai debiti proprio perché il codice civile non li richiama espressamente nella tipologia dell’affitto d’azienda. Se sei l’affittante possiamo aiutarti a  rilevare il tuo avviamento e assisterti in tutta la fase di trasferimento. Se sei l’affittante e hai dubbi in merito ai tuoi doveri possiamo aiutarti a comprenderli insieme. Se sei, invece, un lavoratore dipendente e vuoi sapere cosa succede al tuo contratto possiamo aiutarti a capire meglio la normativa, partendo proprio dall’ analisi del tuo contratto. Ancora dubbi su Come scrivere il contratto di Affitto d’azienda? Scrivi i tuoi dubbi nei commenti o contattaci
17 Novembre 2019
Come intestare gli immobili alla società fiduciaria: tutti i vantaggi

Società fiduciaria – Vantaggi e svantaggi nell’immobiliare

La società fiduciaria vantaggi è una società che amministra i beni per conto di un terzo soggetto in virtù di un contratto di mandato senza rappresentanza La società fiduciaria è una società che amministra i beni per conto di un  terzo soggetto in virtù di un contratto di mandato senza rappresentanza al fine di agire per conto del fiduciante o mandante senza utilizzare il suo nome. Tale tipologia di società è disciplinata dalla legge 23/11/1939 n. 1966 e dal D.M. 16 gennaio 1995. Obblighi della società fiduciaria Il fiduciante è libero di revocare l’incarico alla società in qualsiasi momento; Il fiduciante ha l’obbligo di non operare direttamente a nome della fiduciaria, cosicché consente alla fiduciaria di recedere dal contratto di mandato in qualsiasi momento. Il fiduciante deve fornire e garantire i mezzi necessari e utili affinché si possa svolgere l’incarico. Alla società fiduciaria è vietato cedere il contratto. Occorre determinare il compenso, le condizioni e i criteri al fine di determinare il suo importo. Il fiduciante ha l’obbligo di stabilire per iscritto le sue direttive per esercitare i sui diritto, nonché è obbligato a redigere il rendiconto. Ricorre alla società fiduciaria per interposizione fittizia Il signor Rossi medico, detto fiduciante ha un esoso patrimonio costituito da beni immobili, un giorno decide di rivolgersi ad una società fiduciaria affinché amministri i suoi beni immobili, consistenti in strutture ad uso sanitario, ambulatori privati, nonché studi medici specialistici. Alcuni di questi li concede in locazione e dai quali riscuote normali canoni periodici, in altri esercita la sua attività di medico. Poiché in futuro teme di dover rispondere di eventuali danni professionali, pone in essere tutte le operazioni previste dalla normativa vigente, al fine di tutelare il suo patrimonio e di garantire a lui proprietario di restare anonimo e segreto, dunque decide di accordarsi con una persona di fiducia affinché si intesti formalmente i suoi beni che in realtà appartengono  a lui. Pertanto opera  una sorta di interposizione fittizia, in cui la società fiduciaria investita da tale potere da parte del signor Rossi, subentra in tutti i generi rapporti civili, fiscali, tributari di spettanza del legittimo proprietario . Società fiduciaria – Vincolo di riservatezza e principio di segretezza La società fiduciaria impone una sorta di vincolo di riservatezza sull’identità del proprietario.  Tuttavia si tratta di una tutela che non assicura intromissioni da parte di terzi che vogliono rivendicare qualche diritto sul patrimonio, è il caso di creditori insoddisfatti che voglio far valere le loro pretese creditorie rivalendosi sul bene del proprietario, però non è possibile aggredire qualcosa di cui non si conosce l’esistenza. La società fiduciaria  si impegna ad amministrare i beni in base ad un accordo con il fiduciante che le trasferisce la titolarità dei beni immobili, mobili, eredità, quote di partecipazione in società. Inoltre operano una netta separazione tra il patrimonio della società fiduciaria e il patrimonio gestito in nome e per conto del fiduciante, cosicché i beni saranno soggetti solo alle azioni e pretese creditorie del fiduciante non anche dei creditori della società fiduciaria. I creditori del soggetto fiduciante, avranno molte difficoltà ad individuare i beni del fiduciante  debitore gestiti  dalla società fiduciaria, grazie al principio del segreto fiduciario. Poiché non esiste una specifica regolamentazione, la dottrina e la giurisprudenza, individuano  il rapporto tra le due parti in un patto fiduciario in forza del quale il fiduciante trasferisce un proprio diritto alla società fiduciaria, e successivamente la società fiduciaria assume l’obbligo verso il fiduciante di ritrasferirgli il diritto. Pertanto dal patto fiduciario nasce sia un diritto di amministrare i beni immobili in nome e per conto  del fiduciante sia un obbligo di ritrasferire i beni al fiduciante stesso. Qualora la società fiduciaria  non adempie agli obblighi previsti dal patto fiduciario il fiduciante  può agire e chiedere il risarcimento dei danni , oppure può rivendicare il proprio bene affinché lo stesso ritorni nella sua piena disponibilità con ripercussioni a danno del terzo acquirente. La legge 23/11/1939 n. 1966 della società fiduciaria La legge 23/11/1939 n. 1966 all’art. 1 dispone che  “Sono società fiduciarie e di revisione e sono soggette alla presente legge quelle che, comunque denominate, si propongono sotto forma di impresa, di assumere l’amministrazione dei beni per conto di terzi, l’organizzazione e la revisione contabile di aziende e la rappresentanza dei portatori di azioni e di obbligazioni”  e secondo l’art. 6 sono tali anche le società fiduciarie che abbiano per oggetto la gestione fiduciaria di beni conferiti da terzi, corrispondendo utili della gestione; inoltre esistono anche le società fiduciarie inquadrabili come le SIM secondo il TUF (D. Lgs. n. 58/1998) che si occupano di collocare portafogli di investimento mediante intestazione fiduciaria . La Società Fiduciaria disciplinata dall’art. 1 summenzionato  non ha il potere di disporre liberamente del bene o del diritto affidatole in amministrazione dal fiduciante, diversamente, invece l’art. 6 della stessa legge succitata, dispone che la società fiduciaria che si occupa della gestione dei beni e dei diritti, ne acquista la piena disponibilità e può disporne liberamente infatti può decidere anche di venderli a terzi e con l’utile conseguito può decidere di fare nuovi acquisti nell’interesse del conferente, prerogativa esclusa alla società fiduciaria disciplinata dall’ art. 1. Trasferimento fiduciario di Immobili Quando il fiduciante chiede l’intervento di una Società fiduciaria l’intestazione fiduciaria del bene immobile priva il fiduciante dei suoi beni immobili, la titolarità degli stessi viene attribuita formalmente e intestata alla Società Fiduciaria; Il reddito fondiario prodotto dall’immobile viene tassato. Qualora la società fiduciaria pone in essere delle operazioni dalle quali si originano   plusvalenze sull’immobile, queste sono soggette a tassazione; Quando il patto fiduciario termina il fiduciante rientra nella titolarità e possesso dei propri beni e diritti. Adempimenti fiscali società fiduciaria  Il contratto fiduciario, quale atto avente ad oggetto prestazioni a contenuto patrimoniale, deve essere sottoposto a registrazione con aliquota del 3% applicata sulla commissione percepita dalla Società Fiduciaria; Poiché la proprietà del bene rimane in capo all’effettivo proprietario, il reddito fondiario è tassato in capo al fiduciante, il quale è anche tenuto a presentare la dichiarazione. Nella propria dichiarazione fiscale il fiduciante potrà inserire la posta reddituale nell’apposito quadro non menzionando il riferimento, che sarà evidenziato in sede di eventuale verifica, ciò al fine di tutelare il principio di riservatezza che sta alla base del contratto  fiduciario; La società fiduciaria sarà tenuta a pagare l’IMU a decorrere dalla data dell’intestazione; Le eventuali plusvalenze conseguite faranno carico all’effettivo proprietario-fiduciante quale reale percettore della fonte di reddito da esporre nella dichiarazione; la società fiduciaria non sarà tenuta ad osservare alcun adempimento in materia di dichiarazione fiscale, in merito al ricavato dagli immobili intestati fiduciariamente. Regime di trasparenza fiscale della società fiduciaria  I fiducianti possono decidere di avvalersi del regime di trasparenza di cui agli articoli 115 e 116 del DPR n. 917/86, a condizione che abbiano le percentuali di voti e utili previsti dalla norma, e che, indipendentemente,  dal numero dei soci persone fisiche che la stessa fiduciaria rappresenta, non vi sia l’obbligo di ritenuta sui dividendi. La Società fiduciaria comunicherà alla partecipata la volontà dei fiducianti di volersi avvalere del regime di trasparenza e che gli stessi abbiano i requisiti previsti dalla norma. La partecipata deve trasmettere alla Società fiduciaria l’attestazione delle quote di reddito che risultano imputabili ai soci, la Società fiduciaria a sua volta dovrà comunicare ai soci la quota di reddito imputabile a ciascuno. Le società fiduciarie devono compilare il quadro SK della dichiarazione del sostituto d’imposta (modello 770) inerente alle quote di reddito dei soci, fornendo all’Amministrazione finanziaria i dati relativi agli effettivi possessori dei redditi derivanti da partecipazioni ad esse intestate. Disciplina IVA società fiduciaria Per quanto riguarda le operazioni di cessione di titoli, valori mobiliari ed altri strumenti finanziari  poste in essere dalla società fiduciaria sono esenti dall’Iva ai sensi dell’articolo 10, n. 4 del DPR n. 633/1972. Infatti rientrano nell’ordinario svolgimento del mandato conferito dal rapporto fiduciario, dunque sono operazioni strumentali all’ amministrazione dei beni, in quanto per ogni singola operazione di cessione la società fiduciaria riceve un preciso incarico dal fiduciante. Profili civilistici società fiduciaria e separazione tra proprietà Dal lato civilistico, in materia di società fiduciarie il legislatore opera  una netta  separazione tra proprietà ed intestazione. In particolare, l’art. 1, ultimo comma, del R.D. n. 239/1942, stabilisce che: “le società fiduciarie che abbiano intestato al proprio nome titoli azionari appartenenti a terzi sono tenute a dichiarare le generalità degli effettivi proprietari dei titoli stessi”. Inoltre l’Amministrazione finanziaria ha la facoltà di richiedere alla società fiduciaria i dati identificativi dei soci effettivi nei termini previsti dall’art. 32, primo comma, n. 7, del D.P.R. n. 600/1973. Viene così meno il principio di riservatezza e segretezza sancito dal patto fiduciario e inerente alla natura dello stesso. In conclusione  appare doveroso citare alcuni casi in cui il segreto fiduciario non è applicabile. Il D.L.143/2001 prevede che, in rispetto alla normativa antiriciclaggio, le società fiduciarie hanno l’obbligo di segnalare i nominativi dei fiducianti  e le eventuali operazioni sospette; il D.Lgs. 58/1998 gli artt. 17 e 115 del TUF ha previsto i poteri ispettivi in capo alla CONSOB alla Banca d’Italia; inoltre gli artt. 61 e 80 stabiliscono l’obbligo per le società fiduciarie di specifici doveri di informazioni alla CONSOB; il DPR 600/1973  e il DPR 633/72 in merito all’ accertamento fiscale attribuiscono all’Amministrazione finanziaria specifici poteri di ispezione sulle attività detenute dalle società fiduciarie e sui nominativi dei relativi fiducianti. Questi e tanti altri casi valuteremo insieme per consigliarti sul da farsi nel caso in cui tu voglia affidare i tuoi beni a società fiduciarie e voglia avvalerti del principio di segretezza e riservatezza. Inoltre con l’intestazione fiduciaria il fiduciante trasferisce alla società fiduciaria l’intestazione dell’immobile, ma la proprietà dello stesso resta del fiduciante. Alla società fiduciaria spetta una titolarità formale, mentre il fiduciante mantiene l’appartenenza sostanziale.   Se, i creditori del fiduciante riescono a provare che lui è il proprietario reale anche se il bene è intestato formalmente alla società fiduciaria il bene potrà essere oggetto di esecuzione forzata o pignoramento da  parte dei creditori. Non esitare a contattarci per una consulenza immediata nel caso in cui tu voglia trasferire la proprietà di un immobile ad un soggetto al quale sei legato da un rapporto fiduciario e proprio in funzione di questo rapporto  lo acquisisce e ne diventa intestatario o titolare . Hai dubbi su Come intestare gli immobili alla società fiduciaria? scrivilo nei commenti
10 Novembre 2019
Smart working: cos’è il contratto di telelavoro?

Smart working: Cos’è il contratto di telelavoro

Il contratto di telelavoro è una nuova forma di lavoro subordinato, introdotta dalla Legge n. 81/2017, che per concretizzarsi non presuppone la presenza fisica a Smart working Il contratto di telelavoro è una nuova forma di lavoro subordinato,  introdotta dalla Legge n. 81/2017,  che per concretizzarsi non presuppone la presenza fisica del lavoratore dipendente in ufficio o in azienda,  ad orario prestabiliti. Al lavoratore è riconosciuta ampia libertà decisionale e autonomia organizzativa nell’adempiere alla sue prestazioni lavorative, in quanto le stesse si esplicano mediante l’ausilio di Tecnologia Informatica e della Comunicazione, quale pc, connessione a internet, l’uso del telefono, fax, stampante, fotocopiatrice e scanner, in ogni luogo attrezzato a ciò, diverso dal posto di lavoro tradizionale a cui siamo abituati. Dunque il lavoratore può onorare gli impegni assunti verso l’azienda anche all’esterno della stessa in qualsiasi momento usando gli strumenti telematici. Il telelavoro flessibile Una sorta di telelavoro era già presente in Italia prima della Legge n. 81/2017, con l’accordo  interconfederale del 9 giugno 2004 che disciplinava il telelavoro domiciliare. L’art. 18 del Testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017 “promuove il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.” Contratto di telelavoro in forma scritta L’art. 19 del Testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017 stabilisce che la forma che deve assumere il contratto di telelavoro non può esulare dalla forma scritta, ai fini della sua regolarizzazione e della prova legale dello stesso tra le parti.  L’art. 21 del testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017  “Disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore. L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro” Assenza di controllo del datore di lavoro Diciamo che è impossibile per il datore di lavoro controllare l’attività del dipendente dal momento che la stessa si svolge fuori dai locali aziendali,  però se è stata assicurata la possibilità di svolgere la propria prestazione lavorativa da casa, vuol dire che la fiducia è già stata data al lavoratore, dunque parlare di un potenziale esercizio di potere sembra un controsenso. Piuttosto il datore di lavoro dovrebbe mettere in atto tutte le misure cautelative e preventive in materia di sicurezza sul lavoro e di tutela della salute del lavoratore dai rischi derivanti dall’esercizio della sua prestazione  lavorativa al di fuori dei locali aziendali. Diritto di disconnessione La Circolare n. 48 dell’INAIL e gli artt. 22-23 della Legge 81/2017 riconoscono al lavoratore il cd. diritto alla disconnessione, ossia il diritto al riposo settimanale e alle pause giornaliere alla stessa stregua di un normale rapporto di lavoro subordinato. Infatti l’accordo in materia di Smart working  individua anche le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Allo stesso modo il lavoratore ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi nazionali e aziendali, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda. Vantaggi per il lavoratore Per i lavoratori i vantaggi sono diversi. Innanzitutto eviteranno di prendere l’auto, o qualsiasi altro mezzo di trasporto pubblico o privato, bus, treno, taxi, per raggiungere la propria sede di lavoro e di restare imbottigliati nel traffico. Inoltre ridurranno i ritmi frenetici, lo stress e i costi che comporta il carburante, la manutenzione alla propria auto e gli abbonamenti ai mezzi pubblici. Il dipendente potrà contare su un miglioramento qualitativo della propria  vita, in quanto potrà gestire meglio gli impegni familiari e sociali. Lavorare comodamente da casa  riduce i costi di un pranzo fuori casa, spesso disordinato e ricco di grassi e zuccheri , a differenza di un pranzo nutriente e proteico, fatto di verdura, frutta, carboidrati  che ristabilisce il nostro equilibrio alimentare con continuità settimanale, aiutandoci a sentirci in forma, energici, di buon umore e contribuisce a non avere cali di concentrazione e rendere al massimo. A ciò va unita anche una adeguata attività fisica, infatti lavorando agevolmente da casa è possibile conciliare il lavoro con i propri hobby, come dedicarsi a una passeggiata salutare o a un giro in mountain bike. Vantaggi per l’azienda L’azienda  vedrà  diminuiti  poco a poco i permessi di lavoro richiesti dai propri dipendenti, caleranno le giornate non lavorate. In virtù di una norma contenuta nell’articolo 23 del D.Lgs 15 giugno 2015, n. 80  i datori di lavoro privati che ricorrono  all’istituto del telelavoro per motivi legati ad esigenze di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro in forza di accordi collettivi stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, possono escludere i lavoratori ammessi al telelavoro dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti. Ne consegue che non saranno più attive politiche fiscali volte a favorire,  con incentivi e agevolazioni, le aziende che assumono con contratti di apprendistato e di tirocinio professionalizzante, o aziende che assumono disabili. Le aziende potranno risarcire il lavoratore licenziato illegittimamente con somme irrisorie. Inoltre l’azienda ridurrebbe i costi inerenti al pagamento del fitto per l’utilizzo di un locale commerciale o di un locale da adibire ad attività professionali, nonché le spese da sostenere per l’ acquisto di attrezzature e arredi. Smart Working non prende il volo in Italia In Italia, lo Smart Working, nonostante abbia rappresentato un’alternativa alla crisi occupazionale, non ha trovato solide radici; sia perché, sembra un paradosso, i lavoratori hanno interpretato in negativo questa forma flessibile di lavoro che, anziché incentivarli a vedere positivamente e in ottica moderna un cambiamento nel rapporto qualità  lavorativa e vita privata, li ha scoraggiati. Infatti i lavoratori hanno temuto il peggio, ossia che dietro questa apparente opportunità si nascondesse una triste e amara verità, quale il presagio di un imminente licenziamento a fronte di una riduzione dei costi del lavoro, quali spese inerente al personale, il peso dei contributi inps, gli adempimenti INAIL, accantonamento TFR,  i premi produttivi per anzianità di servizio, e tante altre voci che gravano sul budget aziendale. C’è da ricordare che la normativa sul lavoro agile è entrata in vigore il 14 giugno, ma il decreto che disciplinava le modalità per la richiesta degli incentivi è arrivato solo a settembre del 2017. A questo si aggiunge che la richiesta presupponeva un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, che in molti casi non è stato possibile realizzare in tempi brevi. Come si evince dai siti che seguono: https://www.agi.it/economia/lavoro_smart_working_flop_dati-3864387/news/2018-05-08/ https://www.italiaoggi.it/news/dai-primi-dati-lo-smart-working-si-rivela-un-flop-2266548 A San Francisco la settimana si divide in due Se in Italia lo Smart Working viene vissuto come una forma disincentivante, dall’altra parte del mondo, nel Nord della California, c’è chi ha trovato un accordo con un giorno della settimana… Shari Buck, co-fondatore di Domixity, piattaforma americana di servizi di social networking con base a San Francisco, ha deciso che, per ridurre i costi, tutti i suoi 298 impiegati lavorassero da casa il mercoledì, organizzando, nei primi due giorni della settimana e negli ultimi due, una ingente mole di lavoro e riunioni. Ciò ha fatto sorgere nei dipendenti un senso di responsabilità maggiore in quanto non hanno vissuto il mercoledì come un giorno di riposo settimanale, ma un giorno qualsiasi di lavoro da svolgere, e concludere, comodamente da casa, senza rimandare, in quanto il giovedì si sarebbe ritornati in ufficio. https://work.qz.com/1268092/why-wednesday-is-the-best-day-to-work-from-home/ https://www.doximity.com/ Questa nuova modalità lavorativa di Smart Working, cosiddetto Telelavoro, promosso dal Jobs Act, tipico di un modello economico on demand, che sta prendendo piede, in quanto consente di lavorare solo quando sono richieste determinate prestazioni, senza avere la certezza e la stabilità economica di un posto fisso e a tempo indeterminato, desta molti interrogativi in quanto il pericolo è che vengano incentivate sempre di più forme di lavoro autonomo precarie rispetto al più tutelato lavoro dipendente. Dubbi su Smart working e contratto di telelavoro? scrivilo nei commenti
6 Novembre 2019
durc

Durc: che cos’è, quale procedura online e richiesta all’inps

Durc – in questa mini guida sul durc andremo a capire che cos’è, qual’è la procedura online e quella di richiesta inps Nel mondo del lavoro le regole sono tante così come tanti sono gli adempimenti e le pratiche che la burocrazia impone agli operatori economici ed ai privati per scambiarsi beni e servizi. Molte di queste regole hanno la funzione di controllo e di garanzia per chi sul mercato chiede o offre. Un elemento fondamentale che serve a garantire la regolarità di un operatore commerciale nei confronti degli enti previdenziali è il DURC. In questo articolo troverai informazioni essenziali per capire cos’è il DURC, perché è necessario per la tua impresa e come puoi ottenerlo. Durc cos’è Precisamente, con l’acronimo DURC si intende il Documento Unico di Regolarità Contributiva, ovvero una certificazione che dimostra la regolarità nel versamento dei contributi INPS ed INAIL di un determinato operatore commerciale. Talvolta è necessario per quelle ditte che intendano aggiudicarsi un appalto pubblico per i quali è ovviamente richiesto un DURC positivo. DICHIARAZIONE PER LA PARTECIPAZIONE AD APPALTI PUBBLICI modelli e moduli excel doc Normativa durc Il rilascio di questa certificazione è diretta conseguenza di una convenzione stipulata dalle Casse Edili e da INPS ed INAIL secondo quanto disposto dalla Legge numero 266 del 2002 ed il successivo Decreto Legislativo numero 276 del 2003. Da quel momento la regolarità contributiva è necessaria per l’assegnazione di determinati lavori pubblici a committenti privati. Richiesta durc È possibile richiedere il DURC agli enti che lo rilasciano, ovvero l’INPS, l’INAIL e le Casse Edili oltre che gli altri enti di assicurazione obbligatoria a patto che abbiano stipulato la convenzione con INPS ed INAIL. Può essere richiesto dalle imprese e da enti pubblici e privati. Durc online La procedura per ottenere il DURC è molto semplice e veloce, basta collegarsi ai siti internet di INPS o INAIL o Cassa Edile, accreditarsi ed accedere ai servizi per effettuare la richiesta online ed ottenere il documento immediatamente. qui il sito inail per fare la richiesta durc online Validità durc – scadenza È importante sapere che come ogni documento che fotografa una data situazione in un preciso momento, il DURC non può avere una durata illimitata, infatti la validità del documento è fissata a 120 giorni. Autocertificazione durc – modello dichiarazione sostitutiva Limitatamente ai contratti di fornitura con la PA per importi fino a 20.000 euro, è possibile produrre un’autocertificazione a mezzo PEC ai sensi dell’articolo 46, primo comma, del Testo Unico di cui al Decreto del Presidente della Repubblica numero 445 del 2000. autocertificazione regolarità durc in pdf autocertificazione regolarità durc modello doc Durc irregolare La documentazione ottenuta a seguito della richiesta potrà avere un esito positivo (quindi posizione contributiva regolare) o un esito negativo nel caso di irregolarità. È possibile che, quindi, ci siano irregolarità nella contribuzione così come è possibile che il sistema non sia ancora aggiornato. Durc irregolare cosa fare Per poter regolarizzare la propria posizione ed ottenere un DURC idoneo è necessario ottemperare ai propri obblighi nei confronti delle casse previdenziali oppure, nel caso in cui si trattasse di mancato aggiornamento, è opportuno contattare l’ente al quale si è fatta la richiesta per effettuare un sollecito. Durc inail Per effettuare la richiesta di DURC all’INAIL bisogna connettersi con la sezione del sito dedicata ed accedervi tramite le credenziali fornite dall’ente mentre per le amministrazioni aggiudicatrici ed i concessionari e gestori di pubblici servizi possono valere le stesse credenziali del portale SportelloUnicoPrevidenziale.it. Inps durc La richiesta del DURC tramite il sito INPS è altrettanto semplice e la si completa una volta effettuato l’accesso tramite PIN, SPID (identità digitale) o CNS. L’esito verrà comunque inoltrato sulla casella PEC. Sportello durc Prima del mese di luglio del 2015, il DURC era possibile ottenerlo tramite lo Sportello Unico Previdenziale, ora questo servizio non è più attivo per l’inoltro di nuove richieste ma resta disponibile soltanto per la consultazione. Modello durc Qualora fosse necessario l’autocertificazione, attraverso l’apposito modello il richiedente dichiara la propria anagrafica con gli indirizzi di sede legale ed operative e le varie matricole riferite alle posizioni previdenziali INPS ed INAIL ed altre casse previdenziali specificando che non vi sono inadempienze per ciascuna di esse. Durc ditta individuale Anche le ditte individuali possono ottenere il DURC anche se non hanno dipendenti. Chiaramente sarà necessario segnalare all’ente al quale si fa richiesta che non vi siano dipendenti, in questo modo l’ente potrà procedere con al produzione della certificazione. In caso contrario mancherebbe il presupposto per consentire all’ente di certificare la regolarità della ditta. Durc professionisti Come per le ditte individuali, anche i professionisti possono ottenere il DURC ma sempre dopo aver segnalato all’ente l’eventuale assenza di dipendenti, in questo modo l’ente produrrà la certificazione senza problemi. Durc autotrasportatori Il committente che intenda stipulare un contratto di trasporto con un’impresa autotrasportatrice dovrà assolvere all’obbligo di certificare la regolarità contributiva dell’impresa stessa. Il servizio è reso sempre da INPS ed INAIL. Durc inarcassa Anche la cassa di previdenza dedicata agli ingegneri e gli architetti liberi professionisti consente di ottenere il certificato di regolarità contributiva DURC. È sufficiente collegarsi alla piattaforma messa a disposizione da Inarcassa ed inserire i dati anagrafici con il codice CIG, si riceverà l’esito tramite PEC. Quando non serve il durc Non si è obbligati all’ottenimento del DURC in caso di forniture non soggette a procedure negoziali e di piccola entità affidate per procedura diretta secondo quanto stabilito dal Ministero del Lavoro con la nota 10 del 2009 Circolare inail Durc di seguito le circolari inail sul durc durc Circolare n 48 del 14 dicembre 2016 durc allegato circolare 1 durc allegato circolare 2 Conclusioni Come è facile intuire, anche la materia degli appalti, seppur specifica, richiede ampie conoscenze delle dinamiche che la muovono. Per ottenere una pianificazione sempre puntuale per ogni esigenza ti consigliamo di affidarti alla nostra consulenza per essere guidato passo dopo passo anche nelle procedure necessarie alla corretta gestione amministrativa di una gara d’appalto.
5 Novembre 2019
Concordato Preventivo: definizione e spunti

Concordato preventivo: definizione e spunti

Quando si parla di concordato preventivo, ci si riferisce ad un iter di natura concorsuale, dove il debitore propone o ai suoi creditori di riformulare i debiti Concordato Preventivo: Quando si parla di concordato preventivo, ci si riferisce ad un iter di natura concorsuale, dove il debitore propone o ai suoi creditori di riformulare i debiti, soddisfacendoli anche con la cessione di beni o con altre forme di accollo o ancora con varie operazioni di tipo straordinario. Tocca naturalmente ai creditori decidere, con relativa maggioranza, se accettare o meno la suddetta richiesta. In caso affermativo, il debitore viene liberato dalla restante parte di debiti non pagati per via dell’effetto esdebitatorio. concordato preventivo: piano di risanamento e classi di creditori L’attuale Normativa prevede che sia l’imprenditore insolvente a presentare il piano di risanamento dei suoi debiti. I creditori vengono distinti in due classi: – Privilegiati: come dice l’aggettivo stesso, hanno la precedenza nell’incassare i pagamenti. Fra questi rientrano lo Stato, i lavoratori dipendenti e gli ipotecari. – Chirografari: vengono pagati dopo i privilegiati e si ritrovano con il rischio di non incassare denaro se quest’ultimo è stato utilizzato per il pagamento dei creditori privilegiati. Fra i chirografari rientrano i fornitori. Esempio riscossione con par condicio creditorum nel concordato preventivo Al fine di approfondire le dinamiche del concordato preventivo, citiamo un esempio di concordato preventivo, dove si evince che il Legislatore, secondo il principio della par condicio creditorm, accontenta tutti. A fronte di una procedura fallimentare di una società, vi sono due creditori chirografari: X vanta un credito di 10.000 euro e Y ne vanta uno più cospicuo da 100.000. Dato che entrambi dovrebbero essere soddisfatti nella stessa percentuale, se i ricavi totali provenienti dalle casse della società fallita ammontassero a 55.000 euro, X riscuoterebbe 5.000 euro ed Y 50.000. Soggetti che possono proporre il concordato preventivo Ai sensi dell’articolo 1 della Legge Fallimentare, a proporre il concordato preventivo può essere un imprenditore che può fare business sia a livello individuale che attraverso una società di capitali o mediante una società di persone. In rapporto agli ultimi tre esercizi della sua attività, per effettuare l’accesso al concordato, è sufficiente anche uno solo dei suddetti requisiti: – somma di debiti maggiore di 500.000 euro – ricavi lordi maggiori di 200.000 euro – attivo patrimoniale maggiore di 300.000 euro Soggetti che non possono proporre il concordato preventivo E’ opportuno precisare che per i soci di una società di persone che hanno responsabilità illimitata, non risulta possibile procedere al concordato preventivo. Sulla base di quanto sancisce l’articolo 187 della Legge Fallimentare, questi possono usufruire degli effetti positivi del procedura concorsuale in oggetto, soltanto nella circostanza in cui a depositare la domanda sia stata la società in maniera diretta. Creditori tutelati nel concordato preventivo Gli obiettivi del concordato preventivo sono molteplici: da un lato, quello di risanare l’attività di impresa, al fine di assicurarne la prosecuzione; dall’altro, tutelare chi fa impresa a fronte di una situazione critica. Lo stesso dicasi per i creditori che evitano le lunghe attese per andare avanti con la procedura fallimentare e ottengono nel medio termine parte del loro credito. Omologa concordato preventivo Dopo che i creditori hanno accettato il concordato preventivo con relativa maggioranza, ai sensi dell’articolo 180 della Legge Fallimentare, ha inizio la fase di omologazione. Occorrono sei mesi dalla presentazione della domanda di concordato per la chiusura dell’intero procedimento inerente al concordato preventivo. L’imprenditore insolvente, di fatto, ha la possibilità di riappropriarsi di tutti i suoi beni. concordato preventivo in continuità aziendale In base a quanto sancisce l’articolo 186 della Legge Fallimentare, il concordato preventivo con continuità aziendale è indirizzato alle imprese che intendono portare avanti il loro business, sebbene versino in una situazione di crisi, in quanto reputano di avere gli strumenti e le caratteristiche necessarie sia per apportare gli opportuni accorgimenti che per cambiare drasticamente rotta. Cosa aspetti a chiederci una consulenza circa il contenuto ed i documenti necessari per presentare la domanda di concordato preventivo?
4 Novembre 2019
Regime fiscale

Il regime fiscale – Ordinario e semplificato

Il regime fiscale – in questa breve guida vedremo come effettuare il Controllo del regime fiscale prendendo come il regime Ordinario e semplificato Con il termine “regime fiscale” è indicato un insieme di documenti che riguardano il calcolo preciso del risultato dello specifico esercizio e quindi la messa in regola con il fisco. È importante inoltre per la compilazione della dichiarazione dei redditi e del bilancio complessivo. In questo articolo approfondiremo le nozioni principali dei diversi regimi contabili, con alcuni consigli ad hoc per farti scegliere il più adatto in base alla tua impresa.regime fiscale semplificato Tipologie di regime fiscale Il tipo di regime fiscale che gli imprenditori e le imprese possono adottare è suddiviso essenzialmente in 3 forme, ovvero, quello ordinario, quello agevolato e quello per le imprese minori. Con la Legge di bilancio 2017 la nuova normativa sul regime di cassa per tutte le partite ive si trasforma in regime semplificato. Ogni ditta ha quindi l’obbligo di avere un regime contabile. Regime fiscale ordinario Il primo è proprio quello ordinario, che riguarda tutte le S.r.l, S.p.a, S.a.p.a, Soc.coop.ve ed è obbligatorio per le società capitali; esso include i libri e i registri contabili/societari, quelli per l’iva e per gli eventuali dipendenti. I vantaggi sono: -ottimi dettagli sull’andamento dell’azienda; -bilanci con informazioni economiche e finanziarie; -elasticità per l’accertamento sul reddito. Tra gli svantaggi si possono elencare i numerosi adempimenti formali, l’assoluta necessità di una buona conoscenza contabile ed un costo più alto per la tenuta del regime. Regime fiscale semplificato Il regime contabile semplificato è il cosiddetto regime naturale, applicabile per le ditte individuali, le s.n.c., le s.a.s e i lavoratori autonomi. Con questo regime è possibile tenere i registri dei dipendenti e dell’iva, sui quali vengono poi registrati i fatti di gestione. I costi minori e le conoscenze di base rientrano sicuramente fra i vantaggi di avere un regime semplificato, gli svantaggi potrebbero invece essere collegati alla difficoltà di avere un bilancio periodico e ai pochi elementi informativi per il controllo della gestione. Oltre ad essere obbligatorio per legge avere un regime contabile, scegliere quello adatto al tuo tipo di impresa è molto importante, perché permette di tenere conto di tutte le caratteristiche della società e di accedere in qualunque momento ai controlli per l’andamento della stessa. Regime fiscale fofettario Il regime forfettario (con partita iva agevolata) è adatto alle ditte individuali, i professionisti e le aziende familiari. Bisogna tener conto però del tipo di attività svolta e dei ricavi, oltre ad avere dei requisiti minimi per potervi accedere. È fruibile sia da coloro che hanno già un’azienda sia per le nuove iniziative imprenditoriali, infatti la nuova normativa prevede la soddisfazione di “molti” requisiti per accedervi e per rimanervi. Consigli sul regime fiscale Il consiglio è quindi quello di raccogliere tutte le informazioni possibili sulla tua azienda ed optare per il regime contabile migliore per te, in base alle tue conoscenze tecniche e alle tue esigenze. In questo modo avrai il controllo completo della gestione della tua società, con registri e libri sempre a portata di mano.
2 Novembre 2019
Il Concordato Preventivo: una via di uscita per le imprese in crisi

Concordato preventivo in continuità

Concordato Preventivo: Se anche tu ti sei trovato nella situazione di crisi aziendale e di non sapere come fare, ecco come fare il concordato preventivo Quando i debiti da pagare sono troppi, l’unica cosa che vorresti è scappare alle Hawaii e aprire un bar in riva al mare. Se anche tu ti sei trovato nella situazione di dover pagare un sacco di debiti e di non sapere come fare, avrai sicuramente espresso un desiderio simile! Ma la soluzione c’è, esiste ed è possibile e si chiama concordato preventivo. Il concordato preventivo è un istituto giuridico disciplinato dalla legge fallimentare (Regio Decreto 16 marzo 1942 n. 267) e negli anni ha subito diverse revisioni per venire incontro alle imprese nel superare lo stato di crisi. Cos’è il concordato preventivo Il concordato preventivo è una procedura a cui possono ricorrere tutte le imprese, sia le ditte individuali , che le società purchè si verifichino i requisiti di fallibilità indicati nell’art. 1 L.F. qualora si trovino in uno stato di grave insolvenza di crisi. Tale procedura permette di risanare la tua azienda anche continuando l’attività oppure dà la possibilità di vendere l’attività a terzi e utilizzare il ricavato per compensare i debiti maturati. Ad esempio se la tua azienda è subissata di debiti verso i fornitori e le entrate non ti permettono di coprire tutte le spese, il concordato preventivo è la soluzione ideale! Quali sono i criteri per accedere al concordato preventivo Il concordato preventivo può essere richiesto a patto che vengano rispettate le seguenti condizioni: – L’azienda deve esercitare un’attività commerciale – Deve esserci uno stato di crisi (art. 160 L.F.) e quindi l’impresa non è in grado di far fronte al monte debiti accumulato – Deve essere poi predisposto un piano dettagliato a cura di un professionista per uscire dallo stato di crisi indicando modalità e tempistiche (art. 1 L.F.). Il professionista designato inoltre deve avere i requisiti indicati nell’art.2399cc. Il concordato preventivo quindi è il punto di partenza dell’imprenditore all’interno della procedura di ristrutturazione del debito e può essere stipulato con i debitori a patto che questi rappresentino almeno il 60% dei debiti da estinguere. I creditori che non rientrano nell’accordo invece dovranno essere pagati entro i termini previsti. La procedura di concordato preventivo Dopo aver pianificato il concordato preventivo è necessario presentare domanda al Tribunale competente corredato da una documentazione completa e da una relazione redatta da un professionista. Un vero e proprio piano di rientro dettagliato che certifichi la correttezza dei dati forniti fattibilità del piano (art. 161 L.F.). I documenti necessari sono: – il bilancio dell’azienda – una relazione che indichi tutte le attività dell’impresa nel periodo di riferimento, il valore di tutti i beni in capo all’azienda e i nomi dei creditori (art. 161 comma terzo L.F). Il Tribunale, prima di dare il via all’esecuzione del concordato preventivo, omologa la procedura solo dopo aver esaminato tutta la documentazione (art. 162 L.F.) e aver verificato la presenza dei requisiti di leggittimità della domanda. Se sei un imprenditore in crisi il concordato preventivo è il salvagente che ti permette di continuare a svolgere la tua attività e di ripagare tutti i debiti! In questi casi farsi assistere da un professionista qualificato e specializzato può essere davvero il tuo asso nella manica per stilare un piano sostenibile e che soddisfi tutti i requisiti di legge. Sei subissato dai debiti e non sai come ripagarli? Pensi che l’unica cosa che ti serva è un miracolo ma non sai a che santi rivolgerti? Contattaci per una consulenza gratuita per valutare la situazione della tua azienda e trovare la soluzione migliore per te!
28 Ottobre 2019
Affitto d’azienda: cos’è e come funziona?

Affitto d’azienda: Notaio, contratto e imposta di registro

L’affitto d’azienda è quell’accordo, sottoforma di contratto, con cui l’affittante, dietro pagamento, si rende disponibile a cedere l’azienda L’affitto d’azienda viene adoperato sia in operazioni finanziarie, ma anche in manovre che servono a risanare l’azienda, per ridurre al minimo i pericoli per chi acquista e nello stesso tempo cercare di tenere al sicuro il valore di quest’ultima. Essendo uno strumento flessibile però, implica che il professionista presti molta attenzione nella stesura del contratto, in modo da limitare il più possibile un’eventuale discordia tra chi affitta e chi decide di prendere in affitto d’azienda. Che cos’è l’affitto d’azienda L’affitto d’azienda è quell’accordo, sottoforma di contratto, con cui l’affittante, dietro pagamento, si rende disponibile a far si che l’azienda venga ceduta ad altri soggetti, e cioè gli affittuari. Quest’ultimi devono gestirla, senza effettuare modifiche, e avendo come obbiettivo quello di conservare un’organizzazione efficace sia di tutti gli impianti presenti all’interno e all’esterno, sia di tutte il materiale che viene dato in dotazione. Procedura contratto affitto d’azienda La stipula del contratto di affitto d’azienda, deve avvenire negli uffici pubblici predisposti, rendendolo a tutti gli effetti un atto pubblico ( in alcuni casi può essere valida anche una scrittura fatta in forma privata, l’importante è che sia autenticata). Notaio per l’affitto d’azienda In un secondo momento bisogna depositarlo, per la conseguente iscrizione nel Registro delle Imprese, firmato ovviamente da un notaio. Il tutto deve avvenire nei trenta giorni successivi alla stipula. Scopo affitto d’azienda L’affitto d’azienda permette ad entrambe le parti di raggiungere diversi scopi. Può essere infatti usato per potere cedere o fondere un’azienda, inserendo limitazioni sul contratto, che possono evitare rischi di spese passive, a carico di un eventuale acquirente futuro. Uno dei fini per cui viene maggiormente usato è quello relativo al passaggio generazionale, perché permette di mettere alla prova le capacità imprenditoriali dell’erede designato, senza dover per forza rinunciare ad essere proprietario dell’azienda. In poche parole quindi, l’affitto d’azienda rappresenta un lasso di tempo in cui poter provare a gestire quest’ultima, riuscendo a garantire all’imprenditore affittuario, la sicurezza e la salvaguardia dei propri interessi e di tutto il capitale dell’azienda. Nel caso si dovesse verificare il fallimento dell’azienda o un’improvvisa crisi finanziaria, il contratto prevede la possibilità di prendere in mano le redini della situazione, consentendone l’esercizio temporaneo, evitando così la perdita di importanti beni aziendali. Gli obblighi del proprietario per affitto d’azienda L’affittante è obbligato a consegnare l’azienda, con tutto il materiale presente al suo interno, che servirà per lo svolgimento dell’attività a cui è destinata. Il proprietario può richiedere la revoca dell’accordo se, chi ha preso in carico l’azienda, non usa i mezzi messi a disposizione e non usa tecniche prestabilite per garantire la riuscita economica della cosa. Al locatore è data anche possibilità di accertarsi fisicamente, in qualsiasi momento, recandosi sul posto, se l’affittuario rispetta gli obblighi stabiliti dal contratto. Per i proprietari che decidono di fare questo tipo di accordo, è sempre consigliabile far aggiungere una nota che prevede la possibilità di tenere sotto controllo l’aspetto contabile dell’azienda, in modo da poter essere sempre sicuri che l’andamento a livello economico non peggiori.
26 Ottobre 2019
Ecco cos’è il controllo di legalità nelle società

rating di legalità: Cos’è

rating di legalità In una burocrazia diventata sempre più fiscale nei confronti delle aziende, essere a conoscenza della legge è estremamente utile. In una burocrazia diventata sempre più fiscale nei confronti delle aziende, essere a conoscenza della legge e dei cavilli burocratici è estremamente utile. È il caso del controllo di legalità, effettuato per verificare che le aziende stesse non operino in contrasto con la legge. Ma entriamo più nel dettaglio. Rating di legalità – definizione Quando si apre una società è bene avere presenti quelli che sono gli aspetti burocratici fondamentali affinché tutto ciò che concerne la legge sia nella norma. Il controllo di legalità è senza dubbio uno di questi. Come già anticipato, per “controllo di legalità” si intende un’operazione volta ad appurare la totale legalità di una società; operazione che in passato veniva svolta dall’autorità giudiziaria, e che oggi, invece, viene demandata ai notai. La velocità della burocrazia del rating di legalità Ma per quale motivo si è assistito ad un cambiamento di questo tipo? E quando si è verificato tale cambiamento? Innanzitutto, il motivo principale per cui si è scelto di spostare la responsabilità del controllo di legalità dall’autorità giudiziaria alla figura del notaio va ricercato nella rapidità dell’apparato burocratico. La modifica del codice civile e il rating di legalità Il controllo di legalità affidato all’autorità giudiziaria impiegava molto più tempo ad essere effettuato, motivo per cui si è scelto di velocizzare la procedura facendo affidamento ai notai. Ciò è avvenuto con la legge n. 340 del 24 novembre 2000 e in particolare con l’articolo 32, volto ad apportare modifiche all’articolo 2330 del codice civile. Caratteristiche del rating di legalità Conoscere le normative burocratiche, soprattutto in materia finanziaria, è fondamentale per evitare problemi con la legge. Innanzitutto, vi è da specificare che il controllo di legalità viene effettuato sull’atto costitutivo della società prima che questo attraversi la fase di perfezionamento, fase che, come da normativa, avviene sulla base della stipulazione dell’atto pubblico. È a questo punto che entra in gioco il notaio Conseguenze e vantaggi rating di legalità Il controllo di legalità influisce non poco sulla vita economica di un’azienda. Dopo l’analisi e la verifica della documentazione, se il controllo darà un esito positivo (ovvero, se è tutto nella norma) la neonata società verra iscritta regolarmente nel registro delle imprese. In caso contrario, l’iscrizione non potrà avvenire in quanto contrastante con le normative in vigore. Alla luce di tutto ciò, ben sapendo che i controlli burocratici in materia di finanza si sono fatti sempre più serrati, è bene agire nella totale trasparenza legislativa, onde evitare di incorrere in problematiche di spessore che potrebbero nuocere anche in modo grave sulla nascita e lo sviluppo di una società. Dopotutto, se si hanno tutte le carte in regola perché temere controlli da parte delle autorità?
18 Ottobre 2019
Riduzione del capitale sociale: tutto ciò che bisogna sapere

Riduzione capitale sociale – Volotaria, perdite e procedura

Riduzione capitale sociale: come si effettua la riduzione del capitale sociale: ecco perciò alcune utili informazioni necessarie. Come farla? Molte persone sono alla ricerca delle soluzioni su come si effettua la riduzione del capitale sociale: ecco perciò alcune utili informazioni necessarie. Perchè fare la riduzione capitale sociale Così come è possibile aumentare il capitale sociale di una società, nel contempo è possibile ridurlo. Il che ovviamente ha delle ripercussioni importanti non solo ai fini dell’attività sociale, ma anche per i creditori. Infatti una riduzione del capitale sociale potrebbe essere negata da parte dei creditori con una delibera di riduzione. Ma ci sono casi, come le perdite rilevanti, in cui diventa necessario ricorrere a questa soluzione. La riduzione capitale sociale volontaria Nel momento in cui si parli di riduzione volontaria del capitale sociale, essa prevede un rimborso di parte delle quote versate dai soci inizialmente. Ci sono diversi motivi che possono comportare una riduzione del capitale sociale, a partire da un eccesso di capitale che risulta essere così inutile per la società. Oltre a dover considerare, proprio come previsto dall’articolo 2245, che ci sono anche altri motivi che possono spingere alla riduzione del capitale sociale, in base alle esigenze dei soci. Riduzione capitale sociale obbligatoria a causa delle perdite Non mancano di certo gli esempi di società che hanno dovuto mettere in atto una riduzione obbligatoria a causa delle perdite economiche. Qualora il capitale sociale arrivi ad una diminuzione di oltre un terzo rispetto a quello iniziale, è bene ricordare che si procede con questa soluzione. Ecco perché in questo caso assume grande importanza l’assemblea dei soci, elemento che serve affinché vi sia concretamente la riduzione obbligatoria a causa delle perdite. La procedura per la riduzione capitale sociale Per quanto concerne la riduzione volontaria, essa prevede una prima delibera che viene votata e anche approvata dagli stessi soci. Essa viene poi annotata presso il registro delle imprese pur non essendo ancora attiva. Nel momento in cui ci fosse qualche creditore che ha intenzione di opporsi nei confronti di questa riduzione, ha tempo fino a 90 giorni per presentare un’istanza apposita in cui illustrare i motivi. Da considerare invece per la riduzione obbligatoria, che essa può essere richiesta in sede di giudizio al tribunale per via delle perdite a bilancio. Sono sempre di più le società che ricorrono alla soluzione della riduzione del capitale sociale che viene vista spesso anche come una sorta di protezione economica contro sprechi, oltre che in situazioni di difficoltà. Capisci perciò che se vuoi conoscere come si effettua la riduzione del capitale sociale devi conoscere alcuni dettagli che non sono certo trascurabili.
17 Ottobre 2019
Esiste un termine di scadenza per le società?

Scadenza società: Dove vedere il termine

Scadenza società: La società non ha una durata illimitata, l’inizio e il termine è stabilito nell’atto costitutivo della stessa società La società non ha una durata illimitata, l’inizio e il termine è stabilito nell’atto costitutivo della stessa. Generalmente alla costituzione della stessa vengono indicati i soci, l’oggetto societario e l’obiettivo da raggiungere. Il termine può essere esplicitato e finalizzato al raggiungimento dello scopo per cui la società viene costituita, oppure può non essere specificato, riservando ai soci di recedere dall’obbligo in qualsiasi momento con apposita comunicazione agli altri soci. Indicazioni temporali nell’atto costitutivo sulla scadenza società Secondo il legislatore la società ha un durata temporale prestabilita in fase di costituzione della stessa. Nell’atto costitutivo è presente l’indicazione su quando terminerà la società che si intende costituire. Possono essere fissati un certo numero di anni o una data precisa o, come già detto, può essere semplicemente indicato l’obiettivo da raggiungere, al cui verificarsi si può considerare raggiunto lo scopo per cui la società era stata costituita. Durata e scadenza società di capitali Le società di capitali spesso non indicano nell’atto costitutivo una data entro cui estinguersi. Può capitare che la vita della società si prolunghi oltre il tempo medio di vita di una persona. I soci in questo caso possono in qualsiasi momento recedere dall’obbligo, mediante apposita comunicazione scritta al comitato d’amministrazione della società stessa. In alternativa è possibile prevedere una fase di cessione dietro corrispettivo delle quote ad altro socio. Durata e scadenza società di persone Nelle società di persone molto spesso non viene indicata la scadenza. In genere si tratta di aziende familiari sottoposte ad un regime societario per una gestione controllata degli utili prodotti. La scadenza in questo caso non è richiesta. L’atto costitutivo è accettato e presentato al Registro delle Imprese. Se la scadenza è indicata nell’atto costitutivo, il tempo operativo della società decorre dal momento in cui questa viene iscritta al registro delle imprese, altrimenti la società sarà estinta su richiesta di uno dei soci al raggiungimento dell’obiettivo o per cause esterne all’attività societaria. Prorogare la durata di e la scadenza società È prevista l’istituto della proroga se l’oggetto societario viene raggiunto, ma non si intende estinguere la società per il raggiungere un obbiettivo sussidiario al primo. Essa deve essere prevista in fase di scrittura dell’atto costitutivo, l’attuazione costituisce una modifica dell’atto costitutivo, quindi deve essere prevista una convocazione dei soci per la sua modifica e attuazione. La proroga può essere per un tempo indeterminato, fissata ad un limite temporale o al raggiungimento di un obiettivo ulteriore. La modifica deve essere accetta e sottoscritta da tutti i soci. La durata di una società può essere definita o meno nell’atto costitutivo, ai soggetti è data la libertà di scinderla in qualsiasi momento. Cosa aspetti? Scegli di costituire una società?
11 Ottobre 2019
Cos’è l’autonomia patrimoniale della società di persone e di capitali

Autonomia patrimoniale perfetta e imperfetta

Autonomia patrimoniale perfetta e imperfetta costituisce uno degli elementi fondamentali all’interno della persona giuridica, ecco spiegata cos’è nelle società L’autonomia patrimoniale costituisce uno degli elementi fondamentali all’interno della persona giuridica. Infatti,essa indica la differenza tra il patrimonio dei soci e quello dell’azienda. Inoltre, a seconda di come è caratterizzata un’azienda, l‘autonomia patrimoniale si differenzia in perfetta ed imperfetta. L’autonomia patrimoniale costituisce un elemento importante anche per enti territoriali ed enti locali. L’autonomia patrimoniale perfetta Se decidi di creare una società di capitali, come ad esempio una società a responsabilità limitata, quest’ultima è caratterizzata da una serie di vantaggi ed obblighi da rispettare. Si dice che un’impresa è costituita da autonomia patrimoniale perfetta quando, di fronte ad una serie di obblighi e debiti da rispettare e pagare, la società ne risponde mediante il proprio patrimonio, escludendo quello personale investito dai soci. L’autonomia patrimoniale perfetta, inoltre, si trova in qualsiasi società di capitali come: la società a responsabilità limitata semplificata, la società a responsabilità limitata, la società in accomandita per azioni e la società per azioni. Nel caso in cui una di queste tipologie di società avesse dei debiti, i creditori devono rivolgersi esclusivamente al patrimonio sociale, ad eccezione del patrimonio personale dei soci, in quanto la stessa società è dotata di autonomia patrimoniale perfetta. Il patrimonio degli amministratori e dei soci viene utilizzato solo quando questi ultimi devono risarcire dei danni ai creditori. L’autonomia patrimoniale imperfetta Contrariamente alle società di capitali, nelle società di persone, come le società semplici o le società e le società in nome collettivo, i soci rispondono del proprio patrimonio per ciò che riguarda le obbligazioni della stessa società. Nonostante ciò, però, la società in questione è comunque caratterizzata da un‘autonomia patrimoniale ma di quest’ultima ne rispondono, secondo le trattative previste dallo statuto, gli stessi organi interni. Per quanto riguarda le obbligazioni verso i creditori, invece, di quest’ultime devono risponderne i soci. Inoltre, ciascun socio ha diritto al regresso nei confronti degli altri soci e può essere rimborsato della quota per contribuire all’apporto di capitale. Nelle società di persone, come particolare rilevante, si ricorda che essa è caratterizzata dall’elemento della soggettività giuridica benché sia sprovvista di personalità giuridica. Il fallimento all’interno della società A seconda della tipologia di società, in caso di fallimento, si avranno conseguenze diverse. Se la società è caratterizzata da autonomia patrimoniale perfetta, il fallimento di quest’ultima non comporta anche il fallimento dei soci, al contrario, in una società caratterizzata da autonomia patrimoniale imperfetta anche gli stessi soci falliscono. E tu, quale società decideresti di fondare?
3 Ottobre 2019
fideiussione

Fideiussione: Il significato, che cos’è e come funzionano le fideiussioni

Fideiussione: in questo articolo andreamo ad esplorare la fideiussione nel suo significato, che cos’è, i costi e come funziona e il contratto Oggi parliamo della fideiussione, analizzando ogni singolo aspetto che riguarda questo contratto, affinché sia possibile avere ben chiara la situazione in merito a questo particolare tipo di rapporto con banche e assicurazioni. Fideiussione significato Art 1936 Codice Civile Il significato di fideiussione è molto semplice: questo è un rapporto dove il garante, definito fideiussore, si occupa di far fronte a un debito che viene acceso da parte di un soggetto che necessita di una somma di denaro per soddisfare le proprie esigenze. MODELLO DI POLIZZA FIDEIUSSORIA PER RATEAZIONE modelli e moduli excel doc Fideiussione cos’è Art 1936 Codice Civile La fideiussione è quindi un contratto che viene instaurato tra le tre figure, ovvero debitore, ente bancario e garante, nel quale vengono inseriti tutti i termini grazie ai quali i vari soggetti sono a conoscenza dei svariati termini che riguarda il rapporto contrattuale che li lega. Come funziona la fideiussione La fideiussione funziona in modo molto semplice: quando un debitore, che potrebbe essere un cattivo pagatore, richiede un prestito ma non ha una garanzia solida come potrebbe essere lo stipendio, richiede al garante fideiussore, di inserirsi nel rapporto tra lui e la banca, garantendo l’estinzione del debito, utilizzando interamente il suo patrimonio, qualora il debitore non riuscisse a far fronte al medesimo. Fideiussione codice civile Art 1936 e 1950 Codice Civile  A parlare della fideiussione è l’articolo 1936 del Codice Civile che spiega che il fideiussore è colui che garantisce l’adempimento del debito nei confronti del creditore per il debitore, anche se questo non ne ha coscienza secondo quanto riportato nell’articolo 1950: quest’ultimo è leggermente controverso dato che la fideiussione è un contratto quindi è a conoscenza di avere quel debito. Costo fideiussione Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria ha un costo pari all’1% sulla somma di denaro, che rappresenta la commissione che deve essere pagata alla banca. Inoltre vi sono gli interessi pari al 3%, i quali ricadono sul debito acceso da parte del richiedente di un prestito. Revoca e recesso fideiussione Art 1955 Codice Civile Questi due atti, che permettono al fideiussore di uscire dal contratto pur trovandosi costretto ad adempire al debito contratto dal richiedente, possono essere messi in pratica nel momento in cui lo stesso debitore adotta un comportamento, accidentale o intenzionale, che ha l’obiettivo di danneggiare il garante. Questo deve dimostrare l’esistenza dei fatti per poter uscire dal contratto senza ripercussioni negative. Escussione fideiussione Art 1957 Codice Civile L’escussione è una clausola che prevede che il creditore sia totalmente tutelato nel caso di mancato pagamento da parte del debitore: ciò significa che il garante dovrà effettuare il pagamento senza che possa opporsi. Prescrizione fideiussione Art 1957 Codice Civile Generalmente la prescrizione serve per mettere in chiaro quali siano le responsabilità che deve avere il garante nei confronti del finanziatore, prevenendo quindi debiti eccessivi complessi da restituire e che possono avere un impatto negativo sul reddito del garante. Svincolo fideiussione Art 1957 Codice Civile Lo svincolo della fideiussione avviene al termine del rapporto che lega il garante al creditore del richiedente e serve per evitare che il finanziatore possa richiedere al fideiussore ulteriori pagamenti nei confronti di nuovi debiti del richiedente. Fideiussione bancaria o assicurativa Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che la banca copra il debito del richiedente mentre, quella assicurativa, vede presente nel contratto un’agenzia assicurativa che stipula una polizza nella quale si impegna a far fronte al debito del richiedente. Quest’ultimo tipo di contratto è molto diffuso nell’ambito immobiliare, dove la compagnia assicurativa copre l’eventuale mancato pagamento di affitti di locazione. Fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che il richiedente sfrutti la sua banca come garante: in questo caso non vi sono terzi soggetti fisici ma solo giuridici e la banca potrà applicare svariate clausole per tutelarsi nei confronti del debitore. Fideiussione bancaria a prima richiesta Art 1957 Codice Civile La fideiussione bancaria a prima richiesta è la clausola di escussione che viene attivata nel momento in cui il garante è un ente bancario. Chi riveste il ruolo di creditore obbligherà la paga a effettuare il pagamento del debito senza che la banca possa opporsi: spetterà poi all’ente rifarsi sul suo cliente per ottenere indietro la somma di denaro versata nei confronti del debitore. Fideiussione finanziaria Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione viene richiesta agli enti finanziari e a differenza di quella bancaria, non vi è l’immobilizzazione del denaro o dei beni del garante e del richiedente, cosa che invece accade con quella bancaria. Testo fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile Il testo della fideiussione bancaria è il documento nel quale vengono riportati nel dettaglio tutti i termine dell’accordo preso da parte del richiedente, con la banca che renderà noti quali sono i suoi adempimenti nel caso in cui il richiedente non dovesse riuscire a far fronte ai suoi debiti. Fac simile fideiussione bancaria AG.E.A. Agenzia per le erogazioni in Agricoltura Via Palestro, 81 00185 ROMA Fidejussione n. _____(obbligatorio) Premesso che la ditta__________________ ___________________________________________________________ con sede in__________________ ___________________________________________________________ Via________________________ ___________________________________________________________con domanda del _____________ ___intende effettuare l’ammasso privato di tonnellate________________di _________________________ ____per la durata di giorni______________alle condizioni stabilite dai regolamenti CE nn. 826/2008 e 68/2011 e dalla disciplina nazionale – che a garanzia dell’adempimento delle condizioni e delle modalità di esecuzione di detto ammasso la ditta deve prestare cauzione mediante atto di fideiussione pari al 20% dell’importo richiesto e cioè € __________________________(in lettere)__________________________________________________ tutto ciò premesso: La BANCA…………………………………………..……Cod. Fiscale …………………………………….con sede in…………………………………………..iscritta nel Registro delle Imprese di……………………………… al numero………………………………(di seguito indicata come “fideiussore”) in persona del legale rappresentante pro tempore/procuratore speciale Sig………………………………………………………nato a…………………………………………..……… il……………..………………… dichiara di costituirsi, come in effetti si costituisce, fideiussore (oppure, nel caso di impresa ASSICURATRICE, con sede in …………………………………………………………………………….via………………………………………………….. in persona del Sig……………………………………….nella sua qualità di Agente………………………… autorizzata dal Ministero dell’Industria ad esercitare le assicurazioni nel Ramo Cauzioni ed inclusa nell’elenco di cui all’art. 1 lettera C della legge n. 384 del 10.06.1982 pubblicato sulla G.U. n……………………………………..…….del…………………………a cura dell’ISVAP) nell’interesse della ditta …………..…………………………………………………………. indicato/a in premessa, si obbliga nei confronti dell’AGEA, al versamento di un importo pari al 20% dell’aiuto, che ammonta ad €………………………………(in lettere…………………….) a garanzia dell’adempimento degli obblighi derivanti dall’accettazione della domanda di cui in premessa. CONDIZIONI DELLA FIDEIUSSIONE 1 ) L’avviso di pagamento della somma richiesta dall’Agea sarà comunicato dall’Agea medesima all’Ente garante e, contestualmente, al Contraente a mezzo raccomandata R.R.. L’Ente garante si obbliga a versare, sempre che il Contraente non abbia provveduto, entro 30 giorni dalla data di ricezione della suddetta comunicazione Agea, la somma richiesta. 2 ) Il pagamento dell’importo richiesto da AGEA sarà effettuato dalla Società a prima e semplice richiesta scritta, in modo automatico ed incondizionato, entro e non oltre il termine notificato nella richiesta stessa, senza possibilità per il Fideiussore di opporre all’AGEA alcuna eccezione, anche nell’eventualità di opposizione proposta dal Contraente o da altri soggetti comunque interessati ed anche nel caso che il Contraente nel frattempo sia stato dichiarato fallito o sottoposto a procedure concorsuali ovvero posto in liquidazione, ed anche nel caso di mancato pagamento dei premi o di rifiuto a prestare eventuali controgaranzie da parte del Contraente. 3 ) La presente garanzia viene rilasciata con espressa rinuncia al beneficio della preventiva escussione di cui all’art. 1944 cod. civ. e di quanto contemplato agli art. 1955 e 1957 cod. civ. volendo ed intendendo il fideiussore rimanere obbligato in solido con il Contraente fino all’estinzione del credito garantito, nonché con espressa rinuncia ad opporre eccezioni ai sensi degli artt. 1242 e 1247 cod. civ. per quanto riguarda crediti certi, liquidi ed esigibili che il Contraente abbia, a qualunque titolo, maturato nei confronti di AGEA. 4 ) La presente garanzia avrà durata di : – 10 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 90 giorni; – 11 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 120 giorni; – 12 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 150 giorni; Al termine di ciascun periodo la garanzia verrà a cessare, fatta salva la possibilità da parte di AGEA di richiedere una proroga per un ulteriore semestre. 5 ) In caso di controversie fra AGEA ed il Fideiussore, foro competente sarà esclusivamente quello di Roma. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE ______________________ _____________________________ Si intendono specificamente approvate per iscritto le clausole di cui alla lettera e) delle premesse e le clausole  di cui ai paragrafi 2, 3 4 e 5. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE _______________________ __________________________ Fideiussione assicurativa Art 1936 Codice Civile In questo caso la fideiussione viene richiesta a una compagnia di assicurazioni: le modalità sono identiche a quelle del contratto con la banca, anche se i tempi di erogazione e i vari vincoli tendono a essere maggiormente flessibili, avvantaggiando tutti e tre i soggetti legati da questo rapporto. Fideiussione assicurativa a prima richiesta Art 1957 Codice Civile Come nel caso della fideiussione bancaria a prima richiesta, anche in questo caso l’ente assicurativo si troverà a dover saldare il debito del richiedente senza potersi opporre. Fideiussione omnibus Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione è caratterizzata da due vincoli, ovvero quello a prima richiesta, già analizzato precedentemente e quello estensivo che prevede che il garante faccia fronte a tutti i successivi debiti del richiedente. Fideiussione omnibus nullità Art 1936 Codice Civile La fideiussione omnibus è nulla quando il garante ha estinto completamente i debiti del richiedente ma su di lui gravano ancora interessi relativi a debiti inesistenti oppure quando manca la buona fede da parte del finanziatore nell’esecuzione e realizzazione del contratto. Fideiussione omnibus limitata Art 1941 Codice Civile Questa clausola limita, come suggerisce il nome stesso, gli adempimenti del garante, il quale sarà responsabile solo dei debiti attuali del richiedente e per la somma di denaro residua, evitando quindi pesante incisioni economiche sul patrimonio del garante. Fideiussione solidale Art 1944 Codice Civile La Fideiussione solidale è quella che prevede diversi garanti, che possono essere soggetti fisici o enti bancari, che suddividono il debito in parti uguali. Per esempio due banche possono decidere di dividere un debito di 10 mila euro per poi richiedere al debitore la restituzione della somma di denaro una volta che il debito principale viene estinto. Fideiussione specifica Art 1944 Codice Civile Questo contratto, invece, prevede che la banca o il garante fisico si impegnino a pagare solamente la parte restante del debito contratto dal richiedente. Fideiussione affitto – contratto locazione Art 1936, 1957 e 1958 Codice Civile Questo contratto prevede che coloro che affittano un locale, oppure un appartamento, richiedano alla banca oppure a una compagnia assicurativa di far fronte al pagamento delle rate del contratto di locazione o affitto nel momento in cui il richiedente non riesce a far fronte a tale costo. Fideiussione per visto turistico Questa fideiussione serve al cittadino straniero per poter entrare nel nostro Paese senza dover dimostrare al consolato le sue disponibilità economiche: generalmente questo contratto viene acceso quando gli stranieri vengono invitati da altri connazionali già residenti in Italia oppure per permessi di studio. Fideiussione immobili da costruire giurisprudenza Art 3 del d.lgs. 122/200 Questa è invece una garanzia per gli acquirenti che vogliono far costruire un nuovo immobile e li tutela nel caso in cui lo stesso non dovesse rispondere a tutte le proprie esigenze e non raggiunga il valore previsto dal contratto di realizzazione dello stesso immobile. Pertanto la fideiussione e un contratto facilmente accessibile ma che si presenta come leggermente rischioso per il garante.
1 Ottobre 2019
Dimissioni volontarie e licenziamento in cigs parziale

Dimissioni volontarie e licenziamento in cigs parziale

In questo articolo esporremo un quesito posto da un nostro lettore che lavora in azienda su Dimissioni volontarie e licenziamento in cigs parziale Quesito su Dimissioni volontarie e licenziamento in cigs parziale: Lavoro in un azienda con circa 500 dipendenti e da aprile 2016 è stata richiesta la cigs,che avrebbe dovuto essere a rotazione settimanale uguale per tutti per equità verso tutti dipendenti dell area, ma in realtà alcuni dipendenti vengono messi in cassa anche per 3 settimane ogni mese e fatti tornare al lavoro per pochi giorni. La domanda che vorrei rivolgervi è: nel caso in cui volessi dare le dimissioni una volta trovato un altro impiego,sono obbligata a rispettare i tempi di preavviso previsti dal CCNL o posso dare dimissioni per giusta causa con un tempo di preavviso ridotto,senza incorrere nella trattenuta del mancato preavviso? cosa si intende allora per cassa a zero ore? L azienda mi sta facendo lavorare una settimana o anche meno al mese (questo mese forse un giorno solo),posso considerarla ugualmente “a zero ore”? Glielo chiedo perche a un collega che è andato via con solo 5 gg  di preavviso,e anche lui avendo lavorato una 5 giorni solamente per ogni mese da aprile alle dimissioni, hanno fatto pagare tutta la penale del mancato preavviso. risposta: In merito al tuo quesito devi sapere che in caso di dimissioni volontarie del dipendente in cassa integrazione a zero ore, il lavoratore non è tenuto a rispettare il periodo di preavviso previsto dalla contrattazione collettiva. Riflettiamo un attimo sulla funzione del periodo di preavviso di dimissioni. Il periodo di preavviso consiste in un numero di giorni in cui il dipendente continua a lavorare dopo aver presentato le dimissioni; secondo quanto prevede l’art.2118 del Codice civile ciascuno dei contraenti può recedere dal contratto di lavoro a tempo indeterminato, dando il preavviso nel termine e nei modi stabiliti, dagli usi o secondo equità. Il preavviso ha come finalità quella di dare al lavoratore licenziato-dimissionario il tempo per trovare un altro impiego e all’imprenditore, in caso di dimissioni del dipendente, di sostituirlo con un altro lavoratore. … ma se il lavoratore è in cassa integrazione a zero ore o quasi, non sussiste più la stessa funzione del periodo di preavviso ! Vi è un precedente in giurisprudenza, anche se piuttosto lontano nel tempo: “Durante i periodi di sospensione dal rapporto per intervento della Cassa integrazione, il dipendente ha facoltà di rassegnare le dimissioni, senza rispettare il periodo di preavviso” (sentenza del Pretore Firenze 11 marzo 1988). A livello pratico, la comunicazione delle eventuali dimissioni potrà contenere la richiesta ad essere dispensato dall’onere del preavviso. In tal caso, concordando la rinuncia al periodo di preavviso, non ci sarà trattenuta della corrispondente indennità di mancato preavviso e il lavoratore potrà cessare da subito il proprio rapporto di lavoro. In ogni caso le dimissioni andranno sempre convalidate presse le sedi abilitate ovvero sottoscrivendo la successiva comunicazione di cessazione inoltrata dal datore di lavoro. Per quanto riguarda il preavviso di licenziamento invece è possibile anche durante il periodo di cassa integrazione, ma solo per una causa dipendente dal suo comportamento scorretto (cosiddetto licenziamento per “giusta causa”) e non per ragioni dipendenti dall’azienda (cosiddetto licenziamento per “giustificato motivo oggettivo”), la quale avrebbe dovuto procedere a licenziamento collettivo, anziché ricorrere alla cassa integrazione. Poiché sei in cassa integrazione a zero ore, non vedo quale comportamento scorretto tu possa adottare nei confronti dell’azienda, quindi non vedo come potresti essere licenziato durante il periodo di cassa integrazione a zero ore. La cassa integrazione, o CIG, è divisa in due parti (La cassa integrazione a zero ore e la cassa integrazione) in toto è un sussidio che lo stato prevede venga retribuito, da parte dell’INPS, a quei lavoratori che si trovino temporaneamente sospesi dalla loro attività. La cassa integrazione in genere copre quello che sarebbe il normale salario percepito fino ad un massimo dell’80%. La cassa integrazione a zero ore è definita così nel momento in cui il lavoratore venga completamente sospeso dall’attività lavorativa, e non gli venga solo ridotto l’orario di lavoro; in questo caso quindi il suo salario equivale a zero, e la cassa integrazione deve coprirlo quasi integralmente. La cassa integrazione in deroga invece è quella che viene percepita da tutti quei settori produttivi, e da quelle fasce salariali, che non sarebbero comprese nella cassa integrazione ordinaria o straordinaria.  Essa riguarda i dipendenti di aziende regionali, o di determinati ambiti individuati dalla normativa, che altrimenti non avrebbero diritto a questo contributo.  
26 Settembre 2019
Verifica partita iva

Verifica partita iva – cos’è, ricerca e vies

Verifica partita iva – in questo articolo andremo ad affrontare cos’è la partita iva e tutte le fasi di ricerca sia nazionale che comunitaria Verifica partita iva – Tutti sappiamo bene che nel mondo del lavoro, tra aziende e professionisti, è essenziale possedere una Partita IVA per permetterci di incassare i frutti del nostro lavoro in modo continuativo e che consenta allo Stato di monitorare ed effettuare il prelievo fiscale. Ma cos’è una Partita IVA? Come e perché verificarla? La Partita IVA La Partita IVA consente al sistema economico di svolgere le proprie funzioni in ottemperanza alle norme stabilite dallo Stato in materia fiscale per i soggetti definiti nel Codice Civile soprattutto al Libro V. Ogni soggetto economico, pertanto, sarà identificato oltre che con la ragione sociale anche con la Partita IVA. Cos’è la partita iva? Secondo il Decreto Ministeriale del 23 Dicembre del 1976 in materia di sistemi di codificazione dei soggetti da iscrivere all’anagrafe tributaria, la Partita IVA deve essere un codice ad 11 cifre numeriche (più 2 lettere alfabetiche anteposte ad indicare il Paese) che viene rilasciato dall’Agenzia delle Entrate per identificare un soggetto economico come una società di capitali, una società di persone ma anche enti no profit. Quando è obbligatoria? I soggetti che compiono una attività che sia rilevante ai fini del calcolo dell’imposta sul valore aggiunto, sono tenuti a munirsi di questo codice che rimarrà invariato per tutto l’arco temporale nel quale svolgeranno l’attività. Com’e’ costruita la partita iva Oltre le prime 2 lettere indicanti il Paese di provenienza del soggetto, vi sono i primi 7 numeri che identificano la ragione sociale nell’ambito di un distretto provinciale, le successive 3 cifre sono il codice Istati di appartenenza dello stesso soggetto mentre l’ultimo numero è detto “di controllo”, ovvero serve a verificare la correttezza del codice in base ad un dato algoritmo. Struttura delle partite iva italiana e comunitarie verifica per singolo stato In Italia la Partita IVA è costituita da un blocco di 11 cifre di cui l’ultima, come detto, di controllo. Un blocco ad 11 cifre è utilizzato anche da Croazia e Lettonia. Presso gli altri Paesi, però, vi sono altre tipologie di formalismi, ad esempio: l’Austria utilizza un blocco a 9 cifre come anche Cipro, Estonia, Germania, Grecia e Portogallo mentre la Finlandia ad ne utilizza 8. Vi sono Paesi che utilizzano blocchi alfanumerici come Francia, Spagna, Gran Bretagna, Irlanda ed Olanda. Partita iva vies Per Partita IVA VIES si intende una Partita IVA registrata in un sistema di scambio dati comunitario e che permette di effettuare transazioni commerciali fiscalmente valide tra i vari Paesi dell’Unione Europea con lo scopo di attuare una corretta fiscalità. Come effettuare la verifica partita iva Verificare la Partita IVA è una operazione semplice e utile, alla portata di tutti. Basterà essere in possesso del codice e sarà possibile risalire ai dati della ragione sociale ad esso collegata. Verifica partita iva comunitaria Per verificare le Partite IVA comunitarie sarà sufficiente collegarsi al sito dedicato della Commissione Europea. Attraverso questo portale sarà possibile capire se una Partita IVA risulta essere tra quelle intracomunitarie. Modalità verifica partita iva italiana La verifica della Partita IVA italiana si effettua inserendo il codice nel campo “Partita IVA” e, se corretta e rientrante nell’anagrafica tributaria, si potranno visualizzare diverse informazioni come lo stato di attività, la denominazione, la data di inizio attività ed altre indicazioni circa eventuale appartenenza ad un Gruppo IVA. Verifica partita iva applicazione Il campo di applicazione della verifica della Partita IVA è tutto incentrato sulla sicurezza che un operatore commerciale cerca per il proprio business e quindi sull’accuratezza delle informazioni che possiede. Verificare una Partita IVA significa avere un dato qualitativo importante per determinare l’affidabilità di un tuo cliente o fornitore. Verifica Partita IVA © www.avvocatoandreani.it   Cosa fare se non esiste la partita iva? Se l’esito della ricerca è negativo, potrebbe dipendere da una errata trascrizione del codice e quindi si consiglia di prestare attenzione a tutto il blocco numerico. Un esito negativo, però, può anche essere determinato dall’inesistenza di quel codice negli archivi governativi. Elenchi partite iva Gli elenchi a disposizione dell’Agenzia delle Entrate sono costantemente aggiornati e resi pubblicamente consultabili dall’articolo 35 quater del DPR 633/72, pertanto vi è libero accesso su tutti i dati disponibili dall’anagrafica tributaria. Ricerca partita iva comunitaria La ricerca della Partita IVA comunitaria (VIES) viene effettuata sul portale della Commissione Europea selezionando lo Stato membro di appartenenza ed inserendo il codice. L’esito positivo determinerà se il soggetto economico ha partita IVA valida per le operazioni commerciali intracomunitarie e fornirà informazioni quali l’indirizzo della sede legale e la ragione sociale completa. AUSTRIA – Anno di adesione 1995  – Moneta Euro – Struttura della partita IVA U99999999 (1 blocco di 9 caratteri). Il primo carattere è sempre ‘U’. Verifica partita iva Austria BELGIO – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 0999999999 (1 blocco di 10 cifre). La prima cifra è sempre uno ‘0’. Verifica partita iva Belgio BULGARIA – Anno di adesione 2007 – Moneta Lev bulgaro – Struttura della partita IVA 999999999 o 9999999999 (1 blocco di 9 o 10 cifre). 9 cifre per le società e 10 cifre per le persone fisiche e gli stranieri. Verifica partita iva Bulgara CIPRO – Anno di adesione 2004 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 99999999A (1 blocco di 9 caratteri). L’ultimo carattere è una lettera. Verifica partita iva Cipro CROAZIA – Anno di adesione 2013 – Moneta Kuna Croata – Struttura della partita IVA 99999999999 (1 blocco di 11 cifre). Verifica partita iva Croazia DANIMARCA – Anno di adesione 1973 – Moneta Corona danese – Struttura della partita IVA 99999999 (4 blocchi di 2 cifre). Verifica partita iva Danimarca ESTONIA – Anno di adesione 2004 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 999999999 (1 blocco di 9 cifre). Verifica partita iva Estonia FINLANDIA – Anno di adesione 1995 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 99999999 (1 blocco di 8 cifre). Verifica partita iva Finlandia FRANCIA – Membro fondatore  – Moneta Euro – Struttura della partita IVA XX999999999 (1 blocco di 2 caratteri alfanumerici da A a Z ovvero da 0 a 9, 1 blocco di 9 cifre). Verifica partita iva Francia GERMANIA – Membro fondatore – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 999999999 (1 blocco di 9 cifre). Verifica partita iva Germania GRAN BRETAGNA – Anno di adesione 1973 – Moneta Sterlina – Struttura della partita IVA 999999999 (1 blocco di 3 cifre, 1 di 4 cifre ed 1 di 2 cifre) o 99999999999 (1 blocco di 12 cifre. Le ultime 3 identificano la filiale di una società) o GD999 o HA999 (1 blocco di 5 caratteri. GD = Government Departments. HA = Health Authorities.). Verifica partita iva Gran Bretagna GRECIA – Anno di adesione 1981 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 999999999 (1 blocco di 9 cifre). Verifica Partita iva Grecia IRLANDA – Anno di adesione 1973 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 99X99999A o 9999999AA (1 blocco di 8 o 9 caratteri). Verifica Partita iva Irlanda ITALIA – Membro fondatore – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 99999999999 (1 blocco di 11 cifre). Verifica Partita iva Italia LETTONIA – Anno di adesione 2004 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 99999999999 (1 blocco di 11 cifre). Verifica Partita iva Lettonia LITUANIA – Anno di adesione 2004 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 999999999 o 999999999999 (1 blocco di 9 o 12 cifre). Verifica Partita iva Lituania LUSSEMBURGO –  Membro fondatore – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 99999999 (1 blocco di 8 cifre). Verifica Partita iva Lussemburgo MALTA – Anno di adesione 2004 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 99999999 (1 blocco di 8 cifre). Verifica Partita iva Malta OLANDA – Membro fondatore – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 999999999B99 (1 blocco di 12 caratteri). La decima posizione è sempre una ‘B’. Verifica Partita iva Olanda POLONIA – Anno di adesione 2004 – Moneta Sloti polacco – Struttura della partita IVA 9999999999 (1 blocco di 10 cifre). Verifica Partita iva Polonia PORTOGALLO – Anno di adesione 1986 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 999999999 (1 blocco di 9 cifre). Verifica Partita iva Portogallo REPUBBLICA CECA – Anno di adesione 2004 – Moneta Corona ceca – Struttura della partita IVA – 99999999 o 999999999 o 9999999999 (1 blocco di 8 o 9 o 10 cifre). Verifica Partita iva Repubblica Ceca ROMANIA – Anno di adesione 2007 – Moneta Leu rumeno – Struttura della partita IVA Da 99 a 9999999999 (1 blocco da un minimo di 2 cifre ad un massimo di 10 cifre). Verifica Partita iva Romania SLOVACCHIA – Anno di adesione 2004 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 9999999999 (1 blocco di 10 cifre). Verifica Partita iva Slovacchia SLOVENIA – Anno di adesione 2004 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA 99999999 (1 blocco di 8 cifre). Verifica Partita iva slovenia SPAGNA – Anno di adesione 1986 – Moneta Euro – Struttura della partita IVA X9999999X (1 blocco di 9 caratteri). Il primo e l’ultimo carattere possono essere alfabetici o numerici ma non possono essere entrambi numerici. Verifica Partita iva Spagna SVEZIA – Anno di adesione 1995 – Moneta Corona svedese – Struttura della partita IVA 999999999999 (1 blocco di 12 cifre). Verifica Partita iva Svezia UNGHERIA – Anno di adesione 2004 – Moneta Fiorino ungherese – Struttura della partita IVA 99999999 (1 blocco di 8 cifre). Verifica Partita iva Ungheria Ricerca partita iva da nome azienda La ricerca della Partita IVA dal nome dell’azienda è un servizio che l’Agenzia delle Entrate non offre a differenza di altri operatori. È però possibile effettuare questa ricerca tramite il sito del Registro delle Imprese. Ricerca partita iva da codice fiscale Differentemente dal possedere solo il nome dell’azienda, se si possiede il codice fiscale (ad esempio del titolare di una ditta individuale) non sarà possibile risalire alla Partita IVA essendo i due soggetti formalmente dissociati in tal senso. Ricerca partita iva da nome e cognome Esattamente come nel caso di possesso del solo codice fiscale, anche possedendo nome e cognome di un individuo non sarà possibile risalire ad una eventuale Partita IVA ad egli facente capo. Agenzia delle entrate verifica partita iva L’Agenzia delle Entrate mette a disposizione il servizio per la verifica della Partita IVA e vi si accede attraverso il portale telematico alla sezione Servizi. Attraverso questo portale vi è anche un link che riporta al sito della Commissione Europea e che ti consentirà di fare anche la verifica della Partita IVA intracomunitaria (VIES). Definizine di iva L’ IVA è un’imposta indiretta istituita con D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633. Indiretta perchè questa imposta colpisce i nostri consumi. Va a diminuire la nostra ricchezza nel momento in cui utilizziamo i nostri soldi per acquistare un prodotto gravato dall’IVA. Quante volte troviamo esposto un prodotto con IVA inclusa, oppure IVA esclusa? Sicuramente tutte le volte che desideriamo acquistare ciò che ci piace. L’IVA, infatti colpisce il reddito di tutti i consumatori finali quando spendiamo. Meccanismo per la detrazione di imposta L’IVA si dice che è a “valore aggiunto” come recita l’art.1 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 a proposito di operazioni imponibili; in quanto ci si riferisce alla differenza tra il valore dei beni e servizi prodotti e venduti e il valore dei beni e servizi acquistati per realizzare il bene o servizio finale. Non rappresenta un costo per l’imprenditore perché attraverso il meccanismo della liquidazione dell’Iva, detrazione di imposta da imposta, può avere un credito IVA e riscuotere l’IVA, originata dalla differenza tra l’IVA sulle fatture emesse nel periodo di riferimento e l’IVA relativa alle fatture di acquisto, oppure può avere un debito verso l’Erario e versare l’IVA dovuta. Diverso è il caso del consumatore finale e i soggetti non titolari di partita IVA che non possono scaricarsi l’IVA dal prezzo d’acquisto dei prodotti, dunque per tlai soggetti rappresenta un onere a loro carico. Conclusioni Il mondo delle Partite IVA è molto vasto, non rischiare di perderti qualcosa e valuta l’acquisto di una nostra consulenza per essere seguito passo dopo passo tra tutte le procedure necessari per avviare e/o gestire il tuo business.
20 Settembre 2019
Fusione per incorporazione

Fusione per incorporazione – progetto e adempimenti

La Fusione per incorporazione è un atto con il quale più società vengono unite in un’ unica società che soddisfa sia prerogative economiche che giuridiche. La Fusione per incorporazione è un atto con il quale più società vengono unite in un’ unica società che soddisfa sia prerogative economiche che giuridiche. Dalla fusione si originano due fenomeni: da un lato la concentrazione di imprese societarie che consente di ampliarne la competitività sul mercato e la dimensione; dall’altro la nascita di un unico complesso sociale sorto dalla sostituzione di una molteplicità di società che ha come conseguenza la modifica di tutti gli atti costitutivi della società partecipata. In entrambi i casi si deve redigere un puntuale progetto di fusione. Fusione per incorporazione – Codice civile Secondo quanto previsto dall’articolo 2501 c.c. è possibile che si verifichi: una fusione in senso stretto mediante la costituzione di una nuova società con la formazione di un nuovo soggetto di diritto e l’estinzione automatica e di diritto delle società fuse. una fusione per incorporazione si verifica quando  in una società vengono incorporate una o più società. Una delle società partecipanti conserva la propria individualità e autonomia, invece le altre vengono assorbite. La fusione può avvenire fra società dello stesso tipo e in questo caso si parla di fusione omogenea, oppure avviene tra enti di tipo diverso, trattandosi in quest’ultimo caso di fusione eterogenea.  In relazione alle società di tipo diverso rispetto a quello della società incorporante o di quella risultante dalla fusione, si determinerà una fattispecie di trasformazione. E’ esclusa la fusione tra società ed impresa individuale, o associazione oppure comunione. Casi di esclusione di fusione per incorporazione Non  possono  partecipare ad operazioni di fusione le società in liquidazione che abbiano iniziato a distribuire l’attivo, a meno che alla fusione partecipino solo società il cui capitale non sia rappresentato da azioni. Tuttavia se queste società intendono comunque partecipare alla fusione debbono procedere alla revoca preventiva dello stato di liquidazione e porre in essere le operazioni per ricostituire il capitale. Viene meno il divieto di partecipazione alla fusione previsto dall’art. 2501 del c.c. che esclude le società sottoposte a procedure concorsuali. Leveraged buy out ammesso alla fusione per incorporazione Questa fattispecie particolare di fusione a seguito di acquisizione con indebitamento si verifica quando la fusione avviene tra società nelle quali una abbia contratto debiti per acquisire l’altra. Facciamo un esempio pratico: supponiamo che alcuni soggetti vogliano acquisire il controllo di una determinata società e per farlo costituiscono una specifica società per azione con un modico capitale sociale e richiedono un finanziamento alla banca per acquistare le azioni della società che intendono controllare, definita società bersaglio o target. Dopo aver acquisito il controllo sulla stessa procedono alla fusione per incorporazione della stessa nella società acquirente, e il finanziamento verrà rimborsato con gli utili della società obiettivo o con la vendita di alcune attività di quest’ultima. Secondo l’art. 2501-bis al fine di garantire trasparenza, correttezza dell’operazione e tutela dei soci della società bersaglio il progetto di fusione e la relazione degli amministratori deve fornire notizie utili e informazioni su come la società acquirente intenda utilizzare le risorse finanziarie per soddisfare le obbligazioni che graveranno sulla società risultante dalla fusione. In particolare il progetto di fusione, deve indicare le risorse finanziarie, la relazione redatta dall’organo amministrativo, come stabilisce l’art.2501-quinquies del c.c. invece, oltre ad indicare le motivazioni che giustifichino il progetto di fusione, deve contenere un piano finanziario dal quale sia evidente l’esposizione delle fonti delle risorse e deve contenere la descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere. Al progetto di fusione deve essere allegata una relazione redatta dal soggetto incaricato della revisione legale dei conti della società bersaglio o di quella acquirente  secondo quanto previsto dall’art. 2501-sexies,  la relazione degli esperti deve attestare la ragionevolezza delle indicazioni contenute nel progetto di fusione. Al seguente link è possibile leggere i contenuti e la modalità di redazione della relazione summenzionata. http://www.diritto24.ilsole24ore.com/ Progetto di fusione per incorporazione Il procedimento di fusione si articola in tre fasi: progetto delibera atto di fusione Il progetto di fusione viene redatto dall’organo amministrativo delle società che partecipano alla fusione secondo le modalità previste dall’art. 2501ter c.c. e deve indicare le seguenti notizie:Esempio di progetto di fusione per incorporazione le caratteristiche, la denominazione sociale, la sede delle società che partecipano alla fusione; l’atto costitutivo della società incorporante risultante dalla fusione; il criterio in base al quale verranno assegnate ai soci degli enti che si estinguono le azioni o le quote della nuova società o di quella incorporante, nonché l’eventuale conguaglio in denaro; la data a partire dalla quale decorrono gli effetti della fusione; il trattamento riservato a particolari categorie di soci o possessori di titoli diversi dalle azione; i vantaggi particolari proposti a favore degli amministratori delle società partecipanti alla fusione; 1 – PROGETTO DI FUSIONE PER INCORPORAZIONE DELLA SOCIETA’ B S.p.A. NELLA SOCIETA’ A S.p.A. modelli e moduli excel doc 2 – PROGETTO DI FUSIONE PER INCORPORAZIONE DELLA SOCIETÀ B S.p.A. NELLA SOCIETÀ A S.p.A. modelli e moduli excel doc Iscrizione di fusione per incorporazione Il progetto di fusione  deve essere iscritto  nel registro delle imprese del luogo dove  hanno sede le società partecipanti alla fusione secondo quanto dispone l’art. 2501ter, 3° comma. Tra la data stabilita per la delibera della fusione e l’iscrizione nel registro delle imprese devono trascorrere almeno trenta giorni a meno che i soci di comune accordo vi rinuncino. Il procedimento di fusione è composto oltre che dal progetto di fusione, anche dalla: situazione patrimoniale, relazione degli amministratori, relazione degli esperti L’organo amministrativo delle società partecipanti alla fusione deve redigere la situazione patrimoniale delle società stesse, riferita ad una data non anteriore  di oltre centoventi giorni dal giorno in cui il progetto di fusione è depositato presso la sede della società. Deve redigere una relazione nella quale illustra il progetto di fusione, giustifica il rapporto di cambio e stabilisce i criteri di determinazione secondo quanto stabilito dall’art.2501 quinquies. Inoltre il progetto di fusione deve contenere una relazione degli esperti in merito alla congruità del rapporto di cambio, e dei metodi seguiti per la sua determinazione ed un parere sulla adeguatezza, secondo quanto disposto dall’ art. 2501sexies c.c. Le ultime due relazioni in merito al rapporto di cambio hanno la finalità di scoraggiare e di evitare trattamenti ingiustificati e di tutelare gli interessi patrimoniali  dei soci delle società partecipanti alla fusione. Il D.Lgs. 13-10-2009, n. 147 (attuazione della direttiva 2007/63/CE) ha abolito l’obbligo di redigere la relazione prevista all’art.2501 sexies infatti gli azionisti possono anche decidere che non sia necessaria a tutelare i propri interessi individuali una relazione di un esperto indipendente. Al seguente link viene riportata la disciplina normativa che ha abolito di fatto l’obbligo della relazione nella fusione o scissione di S.p.A. http://www.altalex.com/ la Delibera di fusione per incorporazione Ciascuna società che partecipa alla fusione deve approvare il progetto di fusione. Affinché venga approvato il progetto di fusione è necessario raggiungere delle maggioranze che si differenziano a seconda della tipologia di società. Secondo l’art. 2502 c.c. nelle società di persone è richiesta la maggioranza dei soci stabilita in proporzione alla partecipazione di ciascuno agli utili; per le società di capitali invece le maggioranze vengono stabilite secondo le norme previste per la modifica dell’atto costitutivo o dello statuto. Le società partecipanti alla fusione possono anche stabilire maggioranze diverse nello statuto o atto costitutivo, rispetto a quelli imposti dalla legge. La delibera di fusione nel progetto di fusione va depositata per l’iscrizione nel registro delle imprese con i documenti visti precedentemente secondo quanto dispone l’art. 2501 septies, con esclusione della relazione degli esperti qualora vi abbiano rinunciato la totalità dei soci. L’atto e adempimenti fusione per incorporazione La stipula dell’atto di fusione chiude il procedimento di fusione. La fusione deve essere fatta per atto pubblico e deve essere depositato per l’iscrizione entro trenta giorni nell’ufficio del registro delle imprese dei luoghi in cui sono poste le sedi di tutte le società partecipanti alla fusione, secondo quanto disposto dall’art. 2504 c.c. La fusione potrebbe arrecare un pregiudizio ai creditori perché in seguito alla compenetrazione trai vari patrimoni sociali, potrebbero subire il concorso dei creditori di altre società partecipanti sull’unico patrimonio che si è venuto a formare. Di conseguenza la fusione si può concretizzare solo se sono decorsi sessanta giorni dall’iscrizione nel registro delle deliberazioni di fusione, e i creditori non abbiano presentato opposizione. Tuttavia il termine dei 60 giorni non necessario se: i creditori prima dell’iscrizione dell’atto di fusione hanno manifestato il loro consenso alla conclusione dell’operazione; se sono stati pagati tutti i creditori dissenzienti; se sono state depositate presso una banca tutte le somme necessarie al pagamento dei creditori. Qualora venga presentata un’opposizione il Tribunale può disporre che essa abbia luogo egualmente, previa prestazione di idonea garanzia da parte della società. In seguito alla fusione la società incorporante o quella che risulta dalla fusione assumono i diritti e gli obblighi delle società partecipanti alla fusione. Voglio invitarvi a leggere al seguente link http://www.gruppomol.it/ un progetto di fusione per incorporazione, un caso concreto che riassume tutti i punti della normativa trattati in precedenza, inoltre al progetto sono allegati lo Statuto per incorporazione post Fusione; la relazione del Collegio Sindacale secondo l’art. 2501bis c.c.; i prospetti quantitativi del piano economico, patrimoniale e finanziario della società risultante dalla fusione. In conclusione possiamo dire che la normativa  ha previsto ipotesi di semplificazione in tema di fusione per incorporazione di società interamente possedute e di società possedute al 90% secondo gli art.2505 e 2505 bis c.c. La novità di rilievo è che la delibera di fusione possa essere adottata dagli organi amministrativi delle singole società, mentre i soci della società incorporante che rappresentano il 5% del capitale sociale possono richiedere che la delibera sia adottata secondo le forme ordinarie. Ulteriori semplificazioni sono previste per le società che partecipano alla fusione il cui capitale non è rappresentato da azioni, per queste società non valgono le disposizioni normative contenute negli art.2501 c.c. 2°comma, 2501ter 4°comma; e i termini previsti dall’art. 2501-septies, 1°comma, art. 25031° comma, sono ridotti alla metà. Stai pensando insieme ai tuoi soci o ad altre società di fare una fusione per incorporazione e hai bisogno del nostro aiuto? Bene! Non esitare a contattarci ti daremo una mano in tutti gli step visti in precedenza. Se qualcosa sulla normativa non ti è chiaro scrivi il tuo quesito, i tuoi dubbi o le tue domande nei commenti, ti risponderemo in tempi brevi, oppure contattaci direttamente!
18 Settembre 2019
Organigramma aziendale: Definizione ed Esempio funzionale

Organigramma aziendale: Definizione ed Esempio

L’organigramma aziendale fornisce informazioni sulla tipologia di struttura aziendale utilizzata dall’impresa. Vediamo insieme quali sono Dopo aver individuato la struttura formale di una azienda, le componenti presenti,  i legami e le relazioni esistenti tra di esse, si può rappresentare la stessa mediante un organigramma aziendale che fornisce informazioni sulla tipologia di classificazione utilizzata: funzione, per prodotti, per processi, per territorio, nonché i diversi livelli di autorità, di comando e di controllo. Definizione di organigramma aziendale Dunque è una sorta di mappa, una fotografia aziendale che vuole informare sulla suddivisione delle varie funzioni – attività aziendali tra le varie posizioni che compongono l’organizzazione e l’importanza dei livelli delle posizioni organizzative. La finalità dell’organigramma L’organigramma permette di identificare i ruoli affinché i soggetti che ricoprono quel ruolo determinato siano riconoscibili sia all’interno della struttura aziendale che all’esterno della stessa affinché si possano attribuire anche le eventuali responsabilità; inoltre evidenzia i tratti di dipendenza gerarchica e funzionale esistenti. Validità dell’organigramma L’organigramma rappresenta un valido strumento per capire se l’azienda ha al suo interno ruoli scoperti da riempire o se vi sono più persone che esercitano le stesse competenze venendosi a creare così una sovrapposizione funzionale. Tipologie di organigrammi aziendali Un organigramma è una mappa che mediante la rappresentazione grafica ci consente di capire se all’interno di una azienda prevale una forma di accentramento di potere decisionale o una forma di decentramento. Quanto più l’organigramma si presenta ad albero, di tipo lineare, dunque dall’alto verso il basso tanto più abbiamo una forma  di potere accentrato. Organigramma lineare verticale Nell’organigramma  lineare verticale le varie posizioni sono collegate tra loro in verticale, mettendo in rilievo la linea gerarchica diretta e gli organi consultivi di staff . L’organigramma si presenterà tanto più esteso quante più informazioni si vogliono condividere, dunque avremmo organigramma appiattiti nelle imprese di produzione per piccole unità e organigramma più sviluppati in altezza e larghezza nelle aziende di produzione per grandi unità. Organigrammi lineari orizzontali Lo sviluppo gerarchico avviene in orizzontale, da sinistra verso destra; Organigrammi circolari Gli organigrammi di questo tipo presentano il massimo grado gerarchico verso il centro e le funzioni si sviluppano lungo i cerchi. Organigramma funzionale In questo modello di organigramma funzionale, tra il vertice e il reparto operativo, esiste un livello intermedio che si occupa delle funzioni di coordinamento, che non ha però alcun reale potere decisionale. L’azienda viene ripartita in diverse aree funzionali a seconda delle attività svolte. Organigramma divisionale L’azienda si organizza in base ai processi o alle tipologie dei clienti. Abbiamo diverse aree divisionali  rappresentate dalla direzione generale dalla quale si diramano altre direzioni divisionali a cui fanno capo diversi e distinti reparti: acquisti, produzione, marketing, personale, amministrazione. Organigramma a matrice L’organigramma a matrice è utilizzato nelle aziende di grandi dimensioni, ed è la combinazione dei due organigrammi precedenti, funzionale e divisionale, dunque si hanno due direzioni, l’una regola le funzioni, l’altra le divisioni a seconda della tipologia di attività. Disciplina normativa: organigramma L’ANFOR ha emesso  una apposita norma, definita MFZ  12-001,  che pur avendo trovato modesta applicazione e diffusione, è l’unica norma in vigore a dettare i contenuti informativi e le modalità per costruire graficamente gli organigrammi.  Essi rappresentano la fotografia di un evento aziendale in un dato periodo, dunque gli organigrammi sono strumenti statici di una realtà aziendale che subisce continue evoluzioni.   Inoltre gli organigrammi mettono in evidenza chi detiene una certa autorità o potere decisionale all’interno dell’azienda, chi è il responsabile di un settore o più settori economici, chi è delegato ad effettuare controlli e verifiche, chi può impartire comandi. Grazie all’organigramma si ha una chiara visione d’insieme ed è possibile apportare migliorie. In conclusione possiamo dire che una forma di organigramma non può durare per tutto il ciclo della vita aziendale perché altrimenti ci troveremmo difronte ad una azienda statica, poco reattiva ai mutamenti del mercato e agli stimoli dell’ambiente e del territorio. Per evitare ciò i responsabili aziendali devono mettere a punto strategie e devono sfruttare in modo ottimale le risorse di cui dispongono all’interno, anticipando i cambiamenti sociali per rispondere prontamente alle nuove esigenze. Suggerisco di leggere i seguenti link per eventuali approfondimenti sugli organigrammi: http://www.sistemiamolitalia.it https://www.pmi.it https://www.organizzazioneaziendale.net Hai bisogno di un consiglio su quale tipologia di organigramma aziendale adottare per la tua azienda, chiedici subito una consulenza Hai qualche dubbio? Scrivici le tue domande nei commenti e risolveremo insieme le tue perplessità
18 Settembre 2019
Legge 231: il modello organizzativo

Legge 231 – testo, modello organizzativo e sicurezza

Legge 231: il modello organizzativo, legge 231, è uno strumento di cui ci si avvale per comprendere meglio alcuni aspetti di una realtà aziendale. Una organizzazione  è un gruppo di persone che collaborano collettivamente per raggiungere un obiettivo condiviso da tutti i membri che singolarmente non avrebbero mai raggiunto Un Modello aziendale che è la combinazione dei due, modello + organizzazione, deve saper indentificare le competenze che occorrono  all’azienda e deve definire e descrivere i ruoli al fine di garantire la realizzazione delle aspettative attese e degli obiettivi di business pianificati. In che modo? Analizzandone i principali processi aziendali e le modalità operative a seconda delle esigenze dell’azienda in termini di particolari, di tempi, di risorse a disposizione. Modello organizzativo legge 231 Le persone che rappresentano le risorse umane devono possedere le competenze, le conoscenze e le capacità tecnico-professionali che consentono di assumere  comportamenti corretti che permettano di svolgere adeguatamente le mansioni ed assumere le responsabilità specifiche richieste dalla posizione ricoperta nell’ambito dell’organizzazione. Tipologie di modello organizzativo legge 231 A seconda delle esigenze da soddisfare e degli obbiettivi da raggiungere abbiamo diverse tipologie di modelli organizzativi, sia che essi perseguano finalità economiche, sia politiche, sia di pubblica utilità, sia militari. Vediamo insieme singolarmente ognuno di essi. Modelli politici legge 231 I modelli  organizzativi politici si fondono su forme di governo tipiche e spesso miste. Basti pensare alla forma di governo autarchica di tipo assolutistico, alla tecnocrazia, alla coogestione e alla democrazia rappresentativa. Analizziamo insieme le singole forme di governo. L’autarchia Questa è una forma di governo, nell’ambito della quale il potere può essere detenuto da un singolo individuo che lo impone esercitando diversi controlli sulla società e sulla collettività oppure può esercitato da un gruppo ristretto di individui che controllano le risorse umane, i dei diritti di proprietà, la tradizione, il carisma e su altri asseriti privilegi personali. La tecnocrazia E’ una forma di governo esercitata mediante l’uso della conoscenza, del saper fare pratico da parte di esperti tecnici che hanno la capacità di risolvere problemi specifici importanti, capaci di fornire soluzioni mirate al risolvere problemi circoscritti ad un dato settore. La coogestione Si basa sul presupposto della collaborazione reciproca di soggetti concorrenti o contrapposti che decidono di accordarsi per gestire insieme un progetto per interessi condivisi. La democrazia rappresentativa Si manifesta mediante l’elezione dei rappresentanti che eserciteranno il potere loro conferito mediante l’elettorato. Restano in carica per durata prevista dal loro mandato elettorale fino a quando riceveranno l’approvazione dei votanti. Infatti i partiti e le organizzazioni politiche, sono le principali organizzazioni volontarie della società civile, che per mezzo di libere elezioni democratiche detengono una determinata quota di potere; in più sono tenute a garantire gli impegni assunti nei confronti della collettività nello sviluppo della società civile Modello economico della legge 231 In tale tipologia di modello vi rientrano le imprese private che operano nel settore agricolo, industriale o del terziario, la cui finalità è esclusivamente economica. A differenza delle organizzazioni cooperative che perseguono uno scopo mutualistico e che prevedono l’impiego di soci dipendenti della stessa che partecipano al capitale sociale della cooperativa. Modello sociale legge 231 Esistono molte organizzazioni che forniscono servizi sociali, utili per la collettività, quali sanità, scuola, assistenza sociale, negli ultimi anni hanno subito una radicale modifica, un processo evolutivo che attraverso l’attivazione di politiche gestionali le hanno visto mutare e orientarsi maggiormente al perseguimento di principi di  economicità, efficienza, qualità, efficacia, personalizzazione, nonché semplificazione dei servizi. E’ sufficiente pensare al processo di rinnovamento e modernità che ha subito la scuola, infatti con la cosiddetta legge Bassanini (l. 59/97) il sistema scolastico italiano si è riformato acquisendo sempre di più autonomia. Le associazioni sindacali e professionali, invece, sono specializzate nella rappresentanza e nel sostegno degli associati in diversi campi come la previdenza, assistenza sociale e la formazione; le organizzazioni per la difesa degli interessi ambientali, locali o dei consumatori sono strutturate come associazioni private collettive. le organizzazioni religiose e le organizzazioni militari. Codice etico legge 231 aziendale interno Oltre i modelli summenzionati che fanno capo a unità esterne autonome  e indipendenti, esistono altre tipologie di modelli che si sviluppano e si organizzano all’ interno della stessa società. Parliamo del modello gerarchico, del modello funzionale e del modello misto, vediamo insieme le caratteristiche di ognuno di essi. Modello gerarchico della Tale modello presuppone un vertice aziendale, una unità superiore che impone un comando alle unità di grado subordinato che hanno l’obbligo di osservare il comando imposto ed eseguirlo. Se decidessimo di rappresentarlo graficamente dovremmo usare uno schema con una figura piramidale che rende meglio l’idea di struttura gerarchica, perché i vari e diversi livelli della struttura  partono dall’alto e scendono verso il basso. Le decisioni sono prese dall’alto, al vertice, affinché siano operative ed esecutive vengono trasmesse mediante ordini dettagliati alle unità poste in basso, ossia gli esecutori del comando che proviene dall’alto. Tale modello in un certo senso è detto anche lineare in quanto vige un processo di controllo in cui le informazioni in merito alle attività produttive ritornano dagli esecutori al capo. Modello funzionale In questo modello è presente una direzione e vari specialisti che svolgono ciascuno una precisa funzione; il lavoro esecutivo vero e proprio si fa dipendere da più posizioni specialistiche cosicché le unità operative saranno responsabili verso il gruppo di specialisti o staff che dovranno emanare direttive nell’ambito delle diverse specializzazioni. Ogni unità operativa ha il suo specialista di riferimento a seconda della funzione che svolge. Modello misto Questo modello è la combinazione del modello gerarchico e del modello funzionale. La scelta se adottare l’uno o l’altro dipende se si vuole limitare il potere di chi sta al comando, ossia di chi si trova la  vertice e se si vuole limitare la responsabilità delle unità operative subordinate che si trovano all’interno di un sistema di tipo gerarchico. Il team di specialisti ha la funzione di rapportare al vertice tutti i problemi  riscontrati nelle attività produttive. Nuovi modello organizzativo della legge 231 Nascono nuovi modelli organizzativi, innovativi e moderni, che spesse volte hanno una durata limitata, in quanto sorgono in funzione di un problema sorto e terminano la loro utilità e di conseguenza la loro durata dopo aver dato la soluzione la problema. Questi modelli nascenti sono la task force, modello organizzativo per progetto e modello organizzativo per matrice.  Task force E’ una struttura organizzativa temporanea, composta da diversi specialisti che si costituisce e si attiva in casi di urgenza per risolvere un problema. Dopo aver posto fine al problema o per impossibilità a porvi rimedio la Task Force si scioglie. Modello organizzativo per progetto legge 231 Tale modello organizzativo ha natura temporanea, allo stesso modo, infatti, si attiva quando l’azienda deve seguire progetti di lavoro che hanno un inizio e un termine, dunque una durata. Si pensi alla costruzione di un impianto industriale.  Per ciascun progetto si individua un responsabile e uno staff di specialisti. Spesso devono collaborare tra loro specialisti con competenze diverse affinché vengano rispettati i termini di fine lavoro. Modello organizzativo per matrice legge 231 Nell’organizzazione per matrice abbiamo una struttura suddivisa in direzione generale in cui operano gli organi direttivi e operativi nel settore amministrativo, commerciale, risorse umane, produzione, tecnica e dall’altro lato troviamo la direzione dei progetti l’insieme dei progetti da eseguire. Ogni progetto ha il suo project manager di riferimento che non avendo un potere formale deve fare affidamento alle sue abilità e competenze tecnico professionali affinché venga seguito dagli specialisti, i quali a loro volta verranno spesso sostituiti in funzione del progetto che stanno seguendo al fine di garantire un turnover e competenze sempre più qualificate all’interno della propria funzione. In conclusione possiamo dire che i modelli tradizionali sono stati superati infatti hanno ceduto il passo ai modelli più attuali e vicini alla realtà aziendale. Nascono nuovi modelli organizzativi che rispondono meglio alle esigenze produttive e gestionali. Pertanto è il contesto produttivo e ambientale che determina  nuove modalità di controllo, di organizzazione e distribuzione del potere decisionale rispetto ai modelli tradizionali. Per poter scegliere la struttura organizzativa adeguata occorre fare una apposita indagine sulle condizioni temporali e sul territorio nel quale si intende operare; delle risorse disponibili;  delle posizioni di lavoro che dovranno  rappresentare degli autonomi centri decisionali, all’interno dei quali saranno assunte decisioni più o meno importanti. Se hai bisogno di una consulenza più approfondita contattaci. Se vuoi chiarimenti in ordine ad un modello summenzionato  scrivi  la tua domanda nei commenti e ti risponderemo in tempi brevi.
16 Settembre 2019
Il patrimonio aziendale: mini guida

Il patrimonio aziendale: mini guida

Il patrimonio aziendale si compone di elementi dell’attivo e del passivo facenti parte dello stato patrimoniale, vediamo come proteggerlo Il patrimonio aziendale è costituito da tutti i mezzi, siano essi beni materiali e immateriali economici, siano essi diritti quali crediti, siano essi vincoli  gravanti sul patrimonio, quali i debiti, che un soggetto aziendale dispone in un determinato momento. Il patrimonio aziendale si compone di elementi dell’attivo ed elementi del passivo facenti parte dello stato patrimoniale. Il patrimonio di un’azienda subisce continui cambiamenti, può succedere, infatti che alcuni beni escono fuori dal ciclo produttivo perché hanno esaurito la loro utilità economica;  può accadere che determinata merce presente in magazzino è stata venduta e non è più disponibile; allo stesso modo, può accadere che, le disponibilità liquide sono state utilizzate per far fronte a pagamenti con i fornitori e  non sono presenti né come valori finanziari nella cassa, né come forma di deposito sul conto corrente. Aspetto qualitativo del patrimonio aziendale Nell’aspetto qualitativo il patrimonio aziendale  è l’insieme degli impieghi in fattori produttivi associato alle corrispondenti fonti di finanziamento. Tra le attività nel patrimonio aziendale troviamo gli investimenti che si ripartiscono in: immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie. Dunque tutti i beni strumentali destinati ad essere utilizzati nell’impresa per più cicli produttivi, quali fabbricati, impianti, automezzi. immobilizzazioni immateriali, quali costi d’impianto, brevetti, marchi, licenze, costi di ricerca, sviluppo e pubblicità, avviamento. immobilizzazioni finanziarie sono rappresentate dai crediti di durata ultra-annuale e dalle partecipazioni durature in altre imprese, altri titoli e azioni proprie. L’ attivo circolante nel patrimonio aziendale si divide in: Rimanenze di Prodotti finiti e Merci, Materie prime e di consumo destinate alla rivendita. Crediti verso la clientela, crediti tributari. Fondi liquidi depositati presso banche o conti correnti postali, assegni, danaro e valori in cassa.  Nelle passività del patrimonio aziendale troviamo: debiti verso fornitori, debiti tributari, debiti verso dipendenti per TFR, debiti verso le banche. Patrimonio netto o capitale proprio è la differenza tra le attività e le passività e rappresenta la ricchezza interna, i mezzi propri, la consistenza del patrimonio di proprietà dell’impresa, ed esprime la capacità dell’impresa di autofinanziarsi con mezzi propri senza ricorrere a forme esterne di finanziamento, ossia al capitale di terzi, detto anche capitale di debito. Tutele patrimoniali Prima di parlare di come rafforzare il patrimonio aziendale è opportuno dare alcuni cenni su come tutelarlo. Innanzitutto occorre prevenire i rischi tenendo sotto controllo le informazioni, infatti se queste sono a disposizione di tutti sarà difficile difendersi dai potenziali concorrenti. Successivamente occorre individuare quali sono i rischi a cui l’azienda è esposta,  da parte di chi è possibile subirli e porre in essere misure dirette a contenere i rischi. Pertanto bisogna attivare una procedura che consente di identificare le informazioni  riservate e una per il loro trattamento. Sistema di protezione informatica patrimoniale del patrimonio aziendale Al fine di rafforzare il patrimonio dell’azienda occorre installare un buon software, un sistema di protezione informatica, un sistema di password e un regolamento interno che stabilisca le sanzioni in caso di violazioni. Bisogna predisporre i listini dei prezzi in modo che se vengono smarriti non forniscano informazioni utili alla concorrenza, inoltre è necessario far impegnare e rispettare coloro che trattano informazioni riservate con un patto di non concorrenza. Nelle PMI la conoscenza di processi produttivi e tecnologici, la capacità di innovazione, la conoscenza di marchi e brevetti,  è pienamente condivisa tra le risorse umane, in quanto i ruoli, le funzioni, le competenze e infine le stesse conoscenze sono scambiabili tra i dipendenti, di conseguenza è molto semplice che informazioni riservate vengano cedute a terzi. Strumenti a tutela del patrimonio aziendale Uno degli strumenti che negli ultimi anni ha visto almeno un socio di minoranza entrare a far parte di grandi realtà imprenditoriali, è il private equity, infatti le imprese italiane si sono mostrate ben disposte ad aprire il loro capitale per finanziare la crescita. Le imprese si sono impegnate a cercare nuove forme di finanziamento per riequilibrare il rapporto tra mezzi propri e mezzi terzi, ma ciò che ha contribuito alla crescita economica sono stati anche gli incentivi provenienti dall’ACE, definiti proprio aiuti per la crescita economica. Altri strumenti previsti per il rafforzamento del patrimonio aziendale è l’opportunità di reinvestire gli utili in azienda, di aumentare il capitale e la possibilità di entrare in Borsa per raccogliere nuovi capitali e rendere agevole l’ingresso  del complesso azionario a un fondo di private equity Incentivi diretti del patrimonio aziendale Al rafforzamento del patrimonio aziendale contribuiscono i seguenti strumenti di finanziamento, quali i prestiti partecipativi e il private equity. I prestiti partecipativi primi si suddividono in: Prestiti a medio termine che anticipano futuri aumenti di capitale netto per mezzo di versamenti da parte dei soci per futuri aumenti di capitale a pagamento, Accantonamento di utili a riserva, Autofinanziamento o risorse dei soci di controllo I prestiti partecipativi Possono beneficiare della garanzia confidi Presentano rischi facilmente valutabili e gestibili per un Istituto di credito. I secondi sono i Private Equity: apporti al capitale netto o finanziamento di leveraged buy-out di imprese non quotate in Borsa tramite intermediari specializzati. L’investitore con il Private Equity è motivato perché ha aspettative di  elevati rendimenti e/o incrementi di valore di smobilizzo della sua partecipazione a medio termine. Il Private Equity consente un immediato incremento del capitale netto. Incentivi indiretti del patrimonio aziendale Uno degli incentivi che contribuisce alla crescita e al rafforzamento del patrimonio aziendale è la trasformazione in società di capitali o all’aggregazione tra imprese dirette maggiormente alle imprese individuali e alle società di persone con un valore dell’attivo sufficiente. Il fine è quello di consentire una separazione tra il patrimonio familiare e il bilancio dell’impresa; nonché la gestione della finanza personale dalla finanza dell’impresa. In conclusione è possibile affermare che occorre consentire lo svincolo delle garanzie personali e reali su beni familiari per incentivare il rafforzamento patrimonio aziendale. Per tale finalità è possibile ricevere incentivi che consentono di coprire le spese di trasformazione in SRL e forme di investimento fruttifero della liquidità aziendale con rendimento operativo, incentivo a spostare sull’azienda parte della ricchezza finanziaria familiare. Per approfondimenti suggerisco di leggere i seguenti articoli http://www.diritto24.ilsole24ore.com http://www.ilsole24ore.com https://www.icer.it Se hai bisogno di aiuto per fare uno schema di patrimonio aziendale contattaci per una consulenza Se vuoi qualche chiarimento scrivi nei commenti la tua domanda, ti risponderemo in tempi brevi.
13 Settembre 2019
Come si svolge la Due Diligence

Due Diligence: Tipologia e Fisco

La due diligence è l’indagine che ha come finalità di analizzare le informazioni di business aziendale prima di una operazione straordinaria: breve guida La due diligence si svolge attraverso una accurata indagine che ha la finalità di ricercare e analizzare informazioni dettagliate in campo economico, fiscale, immobiliare prima di porre in essere una qualsiasi operazione di carattere straordinario. Assolve la finalità di prevenire eventuali criticità che potrebbe scaturire in seguito alla conclusione di una trattativa, si ricorre alla due diligence per verificare la fattibilità di un piano di finanza straordinaria, oppure per valutare la conformità di un bene rispetto alle leggi in vigore o, ancora per controllare lo stato degli adempimenti fiscali a carico dell’azienda. Tipologie di Due diligence A seconda del settore in cui opera è possibile individuare diverse modalità in cui si svolge la due diligence in: La due diligence immobiliare, che attiene alla sfera immobiliare e mira a valutare la congruità, la conformità di un bene o di un patrimonio immobiliare rispetto alle leggi urbanistiche, edili, catastali in vigore, il suo grado di sfruttamento e la sua utilità economica all’interno dell’azienda. Vediamo altre categorie di due diligence nel settore legale, contabile, fiscale. La due diligence legale consente di acquisire, mediante un’attività preventiva di studio e di osservazione, informazioni in merito ad una potenziale conclusione di un affare al fine di prevenire i rischi, ma anche al fine di predisporre clausole, condizioni e termini contrattuali. La due diligence legale presuppone la sottoscrizione di una letter of confidentiality con la quale le parti vincolano i propri consulenti a non divulgare le informazioni riservate di cui sono venuti a conoscenza in virtù dell’incarico loro conferito e per mezzo della natura dell’affare. La due diligence contabile mira ad ottenere informazioni di natura patrimoniale, finanziaria ed economica della società target al fine di fornire al committente una solida base in sede di negoziazione e gli consente di inserire clausole e condizioni contrattuali in fase di esecuzione dell’operazione. L’attività di due diligence contabile può essere effettuata direttamente dal committente; tuttavia si ricorre a professionisti esterni che sono in grado anche di esprimere giudizi in modo autonomo. Infatti ci si rivolge a società di revisione o a società di servizi specializzate che, all’interno della propria struttura dispongono di risorse umane e professionalità necessarie a concludere gli incarichi di due diligence. Dopo aver individuato il professionista, o il team di professionisti occorre definire  l’incarico, profilare i diversi ruoli e responsabilità e, infine, predisporre gli appositi mandati d’incarico. La due diligence fiscale si avvale di consulenti specializzati che verificano l’esattezza e il controllo: degli adempimenti fiscali, ossia che i dati rappresentati corrispondano con quelli reali, che siano stati assolti gli obblighi tributari di versamento e dichiarativi, sia per l’imposta indiretta, quale IVA, sia per le imposte dirette, IRPEF, IRES, da parte della società target per evitare che possano emergere eventuali passività fiscali che potrebbero mettere a rischio l’operazione. che esistono o meno i certificati carichi pendenti al fine di garantire la tutela e la sicurezza delle operazioni. due diligence fiscale e D.Lgs. n. 472/97 Infatti il  D.Lgs. n. 472/97 in materia di sanzioni amministrative e tributarie, ha determinato una notevole richiesta di interventi di due diligence fiscale e contabile, ossia interventi di limited due diligence aventi come obiettivo quello di verificare l’esistenza di rischi penali e passività potenziali che potrebbero gravare sul cessionario d’azienda. Una delle novità più importanti della nuova normativa consiste nella possibilità per il cessionario di limitare la propria responsabilità attraverso la richiesta delle due tipologie di certificati summenzionati da inviare agli uffici finanziari competenti. Fasi in cui si manifesta la due diligence  La due diligence fiscale può essere suddivisa in due fasi: due diligence preventiva alla operazione straordinaria con la quale i consulenti specializzati  effettuano indagini e controlli fiscali, sui dichiarativi, sui versamenti delle imposte, sui contenziosi in corso, prima di porre in essere operazioni straordinarie, quali fusioni, scissioni, cessioni rami di aziende. due diligence successiva alla operazione straordinaria viene effettuata successivamente alla conclusione dell’operazione straordinaria al fine di verificare eventuali variazioni sul prezzo negoziato oppure per valutare lo stato economico e patrimoniale dell’azienda conseguente al termine dell’operazione straordinaria.  La due diligence è uno strumento preventivo che ci aiuta a evitare  brutte sorprese a causa della scarsa conoscenza della situazione fiscale, economica, finanziaria, patrimoniale di una società con la quale vogliamo concludere un affare. Pertanto se da un lato coloro che vogliono effettuare operazioni di acquisizione aziendale o straordinarie riconoscono alla due diligence fiscale la sua utilità perché riesce a far venire a galla eventuali anomalie, criticità o rischi che possono inficiare la conclusione dell’operazione stessa, dall’altro lato, la stessa due diligence fiscale, non si deve dimenticare che presenta dei limiti. Innanzitutto, la  due diligence fiscale non è configurabile ad un incarico di revisione; né prevede una relazione pubblica sulla legittimità o meno del bilancio esaminato, dunque occorre prestare attenzione e usare  prudenza perché i risultati  derivano dall’ analisi di documenti e dati forniti dalla società target che hanno interesse ad occultare più che a far affiorare eventuali difformità . Pertanto è fondamentale prevedere e inserire  clausole contrattuali, quale forma di tutela, nonché effettuare una post due diligence fiscale. Per ulteriori approfondimenti rimando alla lettura dei seguenti articoli: https://www.studiocataldi.it http://www.ipsoa.it http://www.altalex.com Se hai bisogno di un’analisi per un settore summenzionato non esitare a contattarci ti offriremo una dettagliata consulenza Se hai qualche quesito scrivici nei commenti, avrai una risposta in tempi utili.   
9 Settembre 2019
Come applicare l’acquisition method e identificare l’aquirer

Acquisto ramo d’azienda: method, identificazione aquirer

Acquistoramo d’azienda: L’acquisition method è un controllo che può avvenire attraverso una transizione di acquisto ma anche mediante altri eventi. Acquisto ramo d’azienda method, si basa sull’approccio fair value based, che comporta l’iscrizione nel bilancio consolidato dell’acquirente del fair value del business,  acquisito nella sua totalità, inteso come l’insieme di tutte le risorse assunte dall’acquirente mediante l’acquisto ramo d’azienda e valutato alla data di acquisizione del controllo, a prescindere dalla quota di controllo acquisita e dalle modalità attraverso le quali l’operazione viene perfezionata. Acquisto ramo d’azienda – Manifestazione d’interesse Il method di acquisto ramo d’azienda si esplica attraverso le seguenti fasi, che ocnsentono anche di identificare l’aquirer nel business combination Identificazione dell’acquirente, Determinazione della data di acquisto ramo d’azienda Rilevazione e valutazione delle attività identificabili acquisite, delle passività identificabili assunte e qualsiasi partecipazione di minoranza nell’acquisita, Rilevazione e valutazione dell’avviamento o di un utile derivante da un acquisto a prezzi favorevoli. Nella prima fase, identificazione dell’acquirente, il soggetto va identificato in colui che ottiene il controllo del business oggetto di acquisizione. Nell’IFRS 10 viene stabilito che un investitore controlla un’entità oggetto di investimento quando è esposto a rendimenti variabili, o detiene diritti su tali rendimenti, derivanti dal proprio rapporto con la stessa e nello stesso tempo ha la capacità di incidere su tali rendimenti esercitando il proprio potere su tale entità. Precedentemente lo IASB 27 affermava che il controllo era inteso essenzialmente come il potere di governare le politiche finanziarie e operative della società, così da trarre i benefici economici dalle attività mediante il possesso diretto o indiretto della maggioranza assoluta dei diritti di voto, in base ad un accordo o in virtù di uno statuto, del potere di nominare la maggioranza dei membri del consiglio di amministrazione. Elementi che definiscono l’acquisto ramo d’azienda Tre sono gli elementi che definiscono il controllo nell’acquisto ramo d’azienda method e che debbono contemporaneamente sussistere affinché l’investitore si configuri come entità controllante: il potere sull’entità oggetto di investimento; l’esposizione o i diritti a rendimenti variabili derivanti dal rapporto con l’entità oggetto di investimento; la capacità di esercitare il proprio potere sull’entità oggetto di investimento per incidere sull’ammontare dei suoi rendimenti. Un investitore deve valutare che questi elementi summenzionati non subiscano dei cambiamenti per fare ciò l’investitore deve verificare lo scopo e la costituzione della partecipata; le attività rilevanti e di come vengano assunte le decisioni; se l’investitore ha le qualità e i diritti tali che gli consentono di condurre effettivamente attività rilevanti; se l’investitore ha la capacità di utilizzare il proprio potere sulla partecipata per incidere sull’ammontare dei propri rendimenti; Il potere sull’entità sussiste quando un’entità, in questo caso l’investitore, dispone di diritti esistenti che gli attribuiscono  la capacità di gestire le attività rilevanti, dalle quali dipendono in modo significativo i rendimenti e le performance del soggetto partecipato. Determinazione della data di acquisto ramo d’azienda E’ la data in cui l’acquirente ottiene effettivamente il controllo dell’acquisita. Generalmente l’acquirente ottiene il controllo dell’acquisita a seguito del trasferimento legale del corrispettivo pattuito, sia esso in denaro o natura, alla controparte, ricevendo così in cambio le attività e le passività inerenti il business acquisito. Non sempre la data di ottenimento del controllo coincide con quella di scambio. Può succedere, infatti, che la data di effettivo trasferimento del controllo tra i soggetti coinvolti nella business combination, avvenga in un tempo diverso a quello della formalizzazione definitiva dell’acquisizione. Pertanto occorre fare riferimento agli accordi documentati al fine di stabilire con assoluta precisione la data di acquisto ramo d’azienda, ovvero il momento in cui l’acquirente ottiene effettivamente il controllo dell’entità derivante dalla business combination.   Facciamo l’esempio di un’acquisizione mediante offerta pubblica, in questo caso la data di acquisto ramo d’azienda coincide con la chiusura dell’offerta. Nel caso del pagamento di un corrispettivo in un’unica soluzione, il controllo viene ottenuto in seguito ad un’unica transazione, pertanto la data di acquisto coincide proprio con quella di scambio. Valutazione delle attività e passività nell’acquisto ramo d’azienda Con acquisto ramo d’azienda, l’acquirente deve provvedere a rilevare nonché valutare tutte le attività identificabili acquisite, le passività identificabili assunte e le partecipazioni di minoranza nell’acquisita. Il nuovo IFRS 3 introduce l’obbligo di rilevare, alla data di acquisizione, l’intero fair value di tutte le risorse entrate nella disponibilità dell’acquirente per effetto dell’ottenimento del controllo del business. La misurazione non tiene più conto dei costi sostenuti per ottenere il controllo da allocare tra gli elementi attivi e passivi del business acquisito ma oggetto di valorizzazione diviene l’acquisita nella sua totalità. il fair value è il riferimento valutativo che più di ogni altro soddisfa le esigenze informative dei fruitori del bilancio; la valutazione al fair value accresce la comparabilità dei bilanci; le determinazioni di fair value presentano un grado di comprensibilità all’esterno sicuramente migliore rispetto ad una logica di allocazione del costo dell’acquisizione; la valutazione al fair value consente di rispondere all’esigenza che i valori di bilancio forniscano una indicazione quanto più possibile fedele e puntale del valore del capitale economico dell’entità oggetto di investimento. Si assiste ad un passaggio dal criterio del costo a quello del fair value, che passa dal costo dell’aggregazione al fair value dell’acquisita, risulta di fondamentale importanza al fine di assicurare l’iscrizione al valore equo di tutti gli elementi acquisiti per effetto della business combination, ivi compreso l’avviamento nella sua interezza. Le operazioni di business combination essendo tipicamente delle libere transazioni in cui parti consapevoli e disponibili scambiano, in condizioni di equità, senza l’esercizio di alcun potere coercitivo dell’una sull’altra, sull’altra, elementi il cui valore risulta pressoché il medesimo, lo IASB presuppone che il fair value del corrispettivo trasferito al cedente converga con il valore del business acquisito, valutato al fair value, espresso alla data di acquisto. A tal proposito lo IASB ha inteso escludere dalla valutazione richiesta nella fase in esame dell’acquisto ramo d’azienda, acquisition method, i costi sostenuti per la realizzazione della business combination, per i servizi resi da terze parti, quali ad esempio i compensi professionali e gli onorari resi a revisori, consulenti legali e finanziari, intermediari, banche di investimento, le spese per due diligence, costi amministrativi interni per il mantenimento di una struttura dedicata alle operazioni di M&A, nonché i costi di registrazione ed emissione di titoli di debito o di capitale dell’acquisita in quanto non costituiscono una quota parte del valore. Condizioni da rispettare nell’acquisto ramo d’azienda Le attività identificabili acquisite e le passività identificabili devono rispettare le seguenti condizioni dettata dallo IASB: devono soddisfare le definizioni di attività e passività previste dal Framework for the Preparation and Presentation of Financial Statements alla data di acquisizione; le attività acquisite e le passività assunte identificabili devono essere parte del business oggetto di acquisto e non il risultato di operazioni distinte intercorse tra l’acquirente e l’acquisita, le quali invece saranno contabilizzate secondo la loro natura e seguendo gli IFRS di riferimento. Il Framework definisce le attività e passività nel seguente modo: Attività come il beneficio economico compreso in un’attività inteso come potenziale contributo, diretto o indiretto, ai flussi finanziari e mezzi equivalenti che affluiranno all’entità. Passività includono una obbligazione attuale che si manifesta in un dovere o una responsabilità a comportarsi o ad agire in una determinata maniera. Le obbligazioni possono essere tutelate in funzione di un contratto o di una disposizione prevista nello statuto. Rilevazione e valutazione dell’avviamento o di un utile L’acquirente alla data di acquisto deve rilevare l’avviamento valutandolo per l’eccedenza nel seguente modo:  la somma: del corrispettivo trasferito valutato in conformità al presente IFRS, che in genere richiede il fair value, ossia valore equo alla data di acquisizione. Calcolato come la somma dei fair value, valori equi, alla data di acquisto, delle attività trasferite dall’acquirente ai precedenti soci dell’acquisita, delle passività sostenute dall’acquirente per tali soggetti e delle interessenze emesse dall’acquirente; dell’’importo di qualsiasi partecipazione di minoranza nell’acquisita valutato in conformità al presente IFRS; di una aggregazione aziendale realizzata in più fasi; spesso, infatti, accade che un acquirente ottiene il controllo di un’acquisita in cui deteneva un’interessenza immediatamente prima della data di acquisto. Questo è il caso dell’aggregazione aziendale realizzata in più fasi l’acquirente deve ricalcolare l’interessenza che deteneva in precedenza nell’acquisita al rispettivo fair value, valore equo, alla data di acquisizione e rilevare l’utile o la perdita eventualmente risultanti nell’utile (perdita) d’esercizio. 2. il valore netto degli importi, alla data di acquisizione, delle attività identificabili acquisite e delle passività assunte identificabili valutate in conformità al presente IFRS. Acquisto ramo d’azienda a prezzi favorevoli Per quanto riguarda l’utile derivante dall’acquisto fatto dall’acquirente a prezzi favorevoli, che si ottiene quando il valore netto degli importi, alla data di acquisizione, delle attività identificabili  acquisite e delle passività assunte identificabili valutate in conformità al presente IFRS, supera il valore complessivo del corrispettivo trasferito, dell’’importo di qualsiasi partecipazione di minoranza e di un’aggregazione aziendale in più fasi, quest’ultimo deve verificare se ha valutato correttamente  tutte le attività acquisite  e le passività assunte,  in quanto se tale eccedenza resta anche dopo aver fatto le opportune verifiche, l’acquirente può rilevare l’utile risultante nel prospetto dell’utile o perdita d’esercizio alla data di acquisizione. Spero di aver fornito utili spunti informativi, da approfondire, eventualmente, a seconda del proprio caso specifico o delle proprie esigenze e curiosità, a questo scopo segnalo una interessante lettura al seguente sito: http://www.revisorionline.it https://www.iasplus.com https://www.accountingtools.com https://www.charterededucation.com in cui vengono esplicitati tutti i punti contenuti negli IFRS 3, e negli IASB, nonchè la loro evoluzione normativa. L’introduzione dell’IFRS 3 rappresenta l’elemento più innovativo della contabilizzazione delle business combination, in quanto introduce l’obbligo di rilevare alla data di acquisizione, l’intero fair value di tutte le risorse entrate nella disponibilità dell’acquirente in seguito all’ottenimento del controllo del business. L’IFRS 3R sostituisce il purchase method con l’acquisition method, superando l’orientamento cost-based con l’impostazione fair value-based. L’acquisition method, richiede che l’oggetto di misurazione sia il fair value dell’intero business acquisito, cosicché verranno iscritti al valore equo tutti gli elementi acquisiti compreso l’avviamento, come conseguenza della business combination. Se hai bisogno di aiuto nell’interpretazione della normativa non esitare a contattarci e ad avvalerti della nostra consulenza Oppure puoi  scrivere le tue domande nei commenti, ti forniremo una risposta in tempi brevi.  
7 Settembre 2019
Due Diligence nelle Startup: Cos’è e come affrontarla?

Due Diligence: Come affrontarla nelle Startup

La Due Diligence è la fase delicata di raccolta di informazioni che precede la decisione di stipulare o meno un contratto societario Due diligence significato La Due Diligence è la fase di raccolta di informazioni che precede la decisione di stipulare o meno un contratto. Nel caso del finanziamento delle start up è la fase di raccolta di informazioni che permette al finanziatore di decidere se gli conviene o meno finanziare la tua start up. Se sei una banca o un investitore privato e stai decidendo se scommettere sul successo di una start up e stanziare dei soldi, hai del lavoro da fare per farti trovare preparato e convincere il tuo ‘’Business angel’’ o una tua Banca a investire nel tuo progetto. Definizione di due diligence start up L’art. 25 del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179 definisce la start-up innovativa come una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano oppure Societas Europea, le cui azioni o quote non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione. Altre caratteristiche fondamentali sono la fondazione da non oltre 60 mesi e il contenuto innovativo. Sono queste le caratteristiche che ti consentono di definirti Start up innovativa. Fasi della due diligence Nella fase di due diligence, il finanziatore guarderà gli aspetti di seguito. 1) Il tuo team Ecco le domande che si porrà. La start up è portata avanti da un gruppo capace e competente? Hanno un obiettivo e una mission comuni sull’indirizzo futuro e sono preparati all’investimento? Ti consiglio preparare con cura il tuo team, preparare la documentazione richiesta e verificarne la correttezza, ponendoti in modo coerente e trasparente. Ogni azienda è portata avanti dal suo team e un gruppo competente, affidabile e motivato è la migliore garanzia di successo. E’ questa l’immagine che dovrai essere sicuro di dare. 2) Il progetto, prodotto e i brevetti Fondamentale è poi la valutazione del progetto imprenditoriale. Devi subito cercare di capire se il progetto ha ottime possibilità di creazione di profitti futuri, in modo tale che l’investimento sia remunerato. Poniti subito le domande centrali per condurre la tua analisi: il prodotto ha possibilità di crescita? Vauta se l’azienda e il mercato promettono una buona redditività futura (valutare indici di bilancio come per esempio il ROI= return of investment, cioè per ogni euro investito quanto mi aspetto come profitto). Il business plan è coerente e convincente? I diritti di autore sono stabiliti chiaramente per evitare problemi in futuro? Poi assicurati di preparare la documentazione a supporto della tua analisi e una presentazione professionale. 3) Il mercato e gli stakeholders (banche, fornitori e clienti) Un terzo importante aspetto da considerare è il rapporto con gli stakeholders. I ‘’portatori di interesse’’ di un’azienda sono tutti i soggetti esterni all’organizzazione che però coprono un ruolo chiave nella sua vita. Tra essi troviamo per esempio i fornitori e i Sindacati. I rapporti con gli agenti esterni sono chiari? Assicurati che non presentino problemi o che se ci siano situazioni problematiche il team aziendale non cerchi di nasconderle. Devi sempre creare un clima di onestà e trasparenza. Se si verificheà la minima mancanza di uno di questi elementi perderai di sicuro il tuo finanziamento. Tieni conto che il tuo investitore probabilmente contatterà la tua Banca o azienda di revisione per controllare che la documentazione fornita sia attendibile ed evitare brutte sorprese future. 4) La vita in azienda Una volta raccolte tutte queste informazioni, c’è ancora un’altra cosa che ti consigliamo: preparati ad accogliere al meglio il tuo futuro partner, fai in modo che possa entrare in contatto col tuo team e col prodotto o servizio. Oltre alla documentazione è molto importante stabilire un’ottima relazione, non solo tu personalmente, ma eventualmente anche con i tuoi dipendenti. Bene, se hai condotto la tua analisi, hai fatto i compiti a casa e ti senti pronto, non ci resta che augurare in bocca al lupo a te e al tuo partner nel progetto di finanziamento della tua start up. Contattaci in modo che uno dei nostri consulenti possa aiutarti a svolgere l’analisi nel migliore dei modi, analizzare nel dettaglio ogni aspetto e fare in modo che tua sia preparato per ogni fase. Se sei un investitore, contattaci e ti aiuteremo a scovare la migliore opportunità e portare a termine la necessaria due diligence nel modo più completo ed efficace.  
7 Settembre 2019
Come comporre la relazione degli esperti

Relazione tecnica – Congruità per azioni e quote

La Relazione tecnica secondo l’art. 2501 stabilisce che uno o più esperti sono tenuti a redigere una relazione sulla congruità del rapporto di cambio La relazione degli esperti secondo l’art. 2501-sexies stabilisce che uno o più esperti sono tenuti, per ciascuna società, a redigere una relazione sulla congruità del rapporto di cambio delle azioni o quote. La relazione è un documento posto a tutela degli interessi dei soci e non dei terzi. Pertanto nella redazione della stessa l’esperto deve usare prudenza, deve motivare ogni metodo e criterio di valutazione adottato, in quanto, in caso di pareri iniqui,  ha una responsabilità nei confronti delle società partecipanti alla fusione e dei soci. Soggetti tenuti a redigere la relazione tecnica secondo l’art. 2501-sexies Gli esperti sono persone con particolari requisiti di onorabilità e professionalità, con competenze tecniche, scelti tra i revisori legali dei conti o da una società di revisione legale iscritti nell’apposito registro tenuto presso IL Ministero dell’Economia e Finanza, secondo quanto stabilito dall’art.2409-bis . Nomina degli esperti per la relazione tecnica Sono nominati dal Tribunale del luogo in cui ha sede la società qualora la società incorporante o la società risultante dalla fusione è una società per azioni o in accomandita per azioni. Qualora, invece, la società sia quotata in mercati regolamentati, l’esperto è scelto tra le società di revisione sottoposte alla vigilanza della Commissione Nazionale per le Società e la Borsa. La nomina può essere chiesta al Tribunale dalle stesse società che partecipano alla fusione. Lettera di incarico per relazione ai sensi dell’art. 2501-bis, Codice Civile modelli e moduli excel doc Elementi che compongono la relazione tecnica Nella relazione gli esperti devono indicare i metodi adottati per determinare il rapporto di cambio che propongono e i valori che risultano dall’applicazione di ciascuno di essi. Devono indicare le eventuali difficoltà di valutazione riscontrate. Gli esperti devono accertare che il rapporto di cambio non arrechi danno ad alcuni soci, e che lo stesso non crei vantaggi ad alcuni soci. Per poter scrivere la loro relazione e verificare la congruità del rapporto di cambio, esprimere pareri sull’adeguatezza e la ragionevolezza  di tutto quanto indicato nel progetto di fusione, nonché indicare le risorse finanziarie previste per soddisfare le obbligazioni della società risultante dalla fusione, gli esperti hanno bisogno di acquisire tutti i documenti e le informazioni necessarie e utili per procedere ad ogni controllo, dunque le società partecipanti alla fusione si devono rendere disponibili a fornire loro tutto ciò di cui hanno bisogno. relazione tecnica di stima art. 2343 c.c. Gli esperti nominati dal Tribunale dove ha sede la società, nel caso di fusione tra società di persone e società di capitali, devono presentare anche una relazione di stima del patrimonio della società di persone ai sensi dell’art. 2343 c.c. In questa relazione giurata l’esperto deve descrivere la natura dei beni e dei crediti conferiti, il loro valore, se è almeno pari a quello ad essi attribuito ai fini della determinazione del capitale sociale, di un eventuale sovra stima e i criteri adottati per valutare gli stessi. RICHIESTA PER LA NOMINA DI UN ESPERTO EX ART. 2343, C.C. modelli e moduli excel doc Responsabilità degli esperti nella relazione tecnica Secondo l’art. 2343 c.c. gli esperti sono responsabili dei danni causati alla società, ai soci e ai terzi. E a tale proposito si applicano le disposizioni previste dall’art.64 del Codice di procedura civile. Secondo quanto prevede l’art. 2501-sexies l’esperto è responsabile dei danni causati: alle società partecipanti alla fusioni, ai loro soci, ai terzi. E secondo le disposizioni previste nell’art. 64 del Codice di procedura civile all’esperto revisore si applicano le disposizioni del Codice penale previste per i periti, secondo le quali, in caso di responsabilità penale del C.T.U. si applica l’art. 314 del c.p. e ss. relativi al peculato, l’art. 366 del c.p. in caso di rifiuto di uffici legalmente dovuti e l’art. 373 del c.p. in merito alla falsa perizia o interpretazione. Tuttavia l’esperto che incorre in colpa grave nel redigere la relazione che gli viene richiesta è punito con l’arresto fino ad un anno o con l’ammenda fino a 10.329,00 euro.  La norma fa riferimento ad una responsabilità extracontrattuale che sussiste nei soli casi di dolo o colpa grave nell’esecuzione dell’incarico. Casi in cui la relazione tecnica non è obbligatoria Il D.Lgs. 13-10-2009, n. 147 in attuazione della direttiva 2007/63/CE ha previsto la possibilità di esonero dall’obbligo di uno o più esperti di redigere la relazione prevista dall’art. 2501-sexies in presenza del consenso unanime dei soci di tutte le società che partecipano alle operazioni di fusione o di scissione, in quanto non vi è motivazione di esigere la relazione di un esperto indipendente nel caso in cui tutti gli azionisti concordino sul fatto che la stessa non sia necessaria a tutela dei propri interessi individuali. DICHIARAZIONE DI CONSENSO ESPRESSO PER ISCRITTO modelli e moduli excel doc Oltre questo caso, sono previste altre ipotesi di non obbligatorietà, quali: due società si fondono e le azioni sono interamente detenute da una terza, è il caso di  incorporazione di società interamente posseduta prevista dall’art. 2505 c.c.  ; due società si fondono. Una delle due società fuse è interamente posseduta da una terza. L’altra società fusa è posseduta per il 40% dalla terza e per il restante 100% dalla prima società fusa. Infatti abbiamo che A e B si fondono. Interviene una terza società C che possiede per il 100% la società fusa A. Successivamente la società B fusa è posseduta per il 40% dalla terza società C e per il restante 60% dalla prima società fusa A. Altro caso è la fusione a cascata, in cui dalla fusione di tre società, una di esse in successione, possiede il 100 % delle restanti; esempio la società A possiede il 100% della società B; la società B possiede il 100% della società C. fusione di due o più società A e B i cui soci sono gli stessi, secondo le stesse percentuali e gli stessi diritti fusione inversa con incorporazione della controllante A nella controllata B In conclusione possiamo dire che ai soci è lasciata ampia autonomia decisionale in merito all’obbligatorietà o meno della relazione prevista dall’art. 2501-sexies c.c. infatti, qualora i soci di ciascuna società partecipante alla fusione all’unanimità rinunciano alla relazione, gli esperti non sono obbligati a redigerla. Per approfondimenti consiglio di leggere i seguenti articoli: http://www.diritto24.ilsole24ore.com https://www.consiglionotarilemilano.it https://www.borsaitaliana.it https://www.brocardi.it http://mobile.ilcaso.it Sei un revisore e hai bisogno di aiuto per scrivere la tua prima relazione in qualità di esperto nominato secondo le modalità previste dall’art.2501-sexies? Siamo qui per darti una mano, affidati alla nostra consulenza Oppure scrivi le tue domande. Avrai la tua risposta in tempi utili!
6 Settembre 2019
Come scrivere la relazione dell’organo amministrativo

Relazione tecnica nel procedimento amministrativo

La relazione tecnica dell’organo amministrativo deve indicare le ragioni economiche e giuridiche che giustificano l’operazione, ecco come scriverla La relazione dell’organo amministrativo deve essere scritta secondo le disposizioni di cui agli artt. 2501-bis, comma 3 che stabilisce che la relazione di cui all’articolo 2501-quinquies deve indicare le ragioni economiche e giuridiche che giustificano l’operazione, contenere un piano economico e finanziario con indicazione della fonte delle risorse finanziarie e la descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere. Definizione di relazione tecnica secondo l’art.2501-quinquies c.c. Per quanto riguarda la relazione dell’organo amministrativo, nello specifico, l’art. 2501-quinquies prevede che l’organo amministrativo delle società partecipanti alla fusione deve redigere una relazione in cui illustra e giustifica sia sotto il profilo economico che giuridico, il progetto di fusione e in particolare il rapporto di cambio delle azioni o delle quote. Inoltre la relazione deve fornire informazioni circa i criteri di determinazione del rapporto di cambio e devono essere segnalate le eventuali difficoltà di valutazione secondo quanto stabilito dall’art. 2525 c.c. Difficoltà valutative da inserire nella relazione tecnica Nella redazione della relazione l’organo amministrativo deve tener conto del valore nominale di ciascuna quota o azione non può essere inferiore a venticinque euro né per le azioni superiore a cinquecento euro. Alle azioni, in quanto compatibili si applicano le disposizioni degli artt.2346,2347,2348,2349,2354 e 2355.  Nelle azioni non è indicato l’ammontare del capitale né quello dei versamenti parziali sulle azioni non completamente liberate. Dati da indicare nella relazione tecnica L’organo amministrativo, in funzione del D.lgs. 123/12,  segnala, ai soci in assemblea e all’organo amministrativo  delle altre società partecipanti  alla fusione, le modifiche rilevanti degli elementi dell’attivo e del passivo, eventualmente, intervenute tra la data in cui il progetto di fusione è depositato presso la sede della società, ovvero pubblicato nel sito Internet di questa, e la data della decisione sulla fusione. La relazione dell’organo amministrativo è un documento che ha la finalità di evitare che siano adottati rapporti di cambi iniqui o ingiustificati e di fornire un’adeguata tutela degli interessi patrimoniali dei soci delle società partecipanti alla fusione. Considerato che dal concambio previsto dagli amministratori non deve scaturire alcun pregiudizio di tipo patrimoniale in capo ai soci, questi devono essere messi nella condizione di poter valutare gli effetti economici derivanti dall’operazione. Per fare ciò i soci avranno a disposizione solo le informazioni contenute nella relazione degli amministratori. Ipotesi di fusione a seguito di acquisizione con indebitamento A tale tipo di fusione viene applicato l’art. 2501-bis, da ultimo modificato dal D.Lgs.39/2010, il quale mira a garantire trasparenza e correttezza all’operazione, nonché a tutelare i soci della società bersaglio. Cosicché viene arricchito di nuovi elementi sia il contenuto del progetto di fusione, sia la relazione degli amministratori, al fine di fornire ai soci ulteriori informazioni relative alla destinazione delle risorse finanziarie che si intendono utilizzare per soddisfare le obbligazioni che finiscono per gravare sulla società che risulta dalla fusione. Tenuto conto che la Società Incorporante è ricorsa all’indebitamento per acquisire il controllo della Società Incorporanda e che il patrimonio della Società Incorporanda viene a costituire, a seguito e per effetto della fusione, garanzia generica e fonte di rimborso del predetto indebitamento, trovano applicazione le disposizioni di cui all’art. 2501-bis del Codice Civile in tema di fusione a seguito di acquisizione con indebitamento. Di conseguenza, ai sensi dell’ultimo comma del richiamato art. 2501-bis, la predisposizione della presente Relazione, di regola non richiesta in ipotesi di incorporazioni di società interamente possedute ai sensi dell’art. 2505, comma 1, del Codice Civile, si è resa qui invece necessaria al fine di assolvere ai doveri informativi imposti dall’art. 2501-bis, comma 3, del Codice Civile, così come già richiamati in sede di premessa. Elementi da indicare nella relazione tecnica di progetto di fusione. Il  progetto di fusione deve indicare quali sono le risorse finanziarie, la relazione deve esporre le motivazioni che giustificano l’operazione, ossia deve esistere una rispondenza tra l’operazione straordinaria di fusione e l’interesse economico dell’azienda, altrimenti si avrà la sensazione o addirittura la conferma che l’operazione di fusione sia servita per soddisfare solo le esigenze di un gruppo di comando, e che non ricorrevano i presupposti per un riequilibrio della struttura patrimoniale e finanziaria della società oppure per una sua più incidente presenza sul mercato o l’ingresso in nuovi mercati. Inoltre deve contenere un piano finanziario dal quale risulti la fonte delle risorse stesse e la descrizione degli obiettivi che si intendono raggiungere. Il piano prospettico, strutturato, a partire dai singoli bilanci d’esercizio chiusi al 31 dicembre rappresenta uno strumento di integrazione dei piani economici finanziari elaborati distintamente con riferimento a ciascuna  delle società partecipanti all’operazione, illustra le previsioni economiche e finanziarie della società oggetto di post fusione in relazione al periodo di riferimento, esempio 1°gennaio 2014 – 31 dicembre 2021. L’indicazione nella relazione delle motivazioni che hanno indotto a una fusione è importante per evitare l’applicazione della disciplina antielusiva  di cui all’art. 37 bis del DPR 600/1973. Inoltre il contenuto della relazione assume un ruolo fondamentale anche nei confronti dei terzi, quali soci e terzi creditori, i quali valuteranno l’opportunità economica di approvare la delibera di fusione, o nel caso dei creditori di opporsi alla fusione. Responsabilità degli amministratori Il concambio viene determinato dalla discrezionalità tecnica  degli amministratori, il limite è da rinvenirsi nel diritto dei soci al mantenimento del valore economico delle proprie azioni o quote e la possibilità di effettuare una valutazione che tenga conto dei differenti poteri contrattuali delle società partecipanti alla fusione, in ordine alla determinazione delle quote dei singoli soci. Pertanto il limite all’ approvazione della delibera di fusione è da ricercare nel generico divieto di non arrecare danni alla società. (Cass. Civ. Sez.I, 15599/00) In conclusione possiamo dire che la relazione dell’organo amministrativo deve avere una giustificazione e motivazione economica, ossia il fine e l’utilità economica aziendale deve rispondere all’operazione straordinaria di fusione voluta, nonché deve avere una giustificazione giuridica, sia dal lato dei soci che dei creditori e deve rispondere alle loro esigenze. La relazione viene predisposta congiuntamente da tutti gli amministratori, ma è un documento unico. E’ sempre obbligatoria in quanto adempie alle finalità informative di terzi creditori e soci, anche in presenza di consenso unanime dei soci per ometterla. Invito a leggere i seguenti articoli, al fine di avere un chiaro ed esaustivo quadro normativo sulla relazione da redigere da parte dell’organo amministrativo  in tema di fusione: http://www.diritto24.ilsole24ore.com https://www.laleggepertutti.it https://www.ecnews.it https://www.brocardi.it Fai parte dell’organo amministrativo, hai bisogno di aiuto per scrivere la relazione e indicare i piani economici e finanziari da riportare nel progetto di fusione ma non hai ancora chiaro come fare? Non preoccuparti, ti aiuteremo, affidati alla nostra consulenza Oppure scrivi i tuoi dubbi nei contatti, daremo una pronta risposta ai tuoi interrogativi!  
6 Settembre 2019
Come predisporre la fusione inversa e le operazioni LBO

Fusione inversa: Come fare operazioni LBO

La fusione inversa e le operazioni LBO sono una forma particolare di fusione per incorporazione, Ecco come predisporre la fusione inversa La fusione inversa e le operazioni LBO sono una forma particolare di fusione per incorporazione, nella quale è prevista l’incorporazione della società controllante da parte della controllata anziché il contrario, come avviene di solito quando si fondono una società madre ed una società figlia. Questo è il caso in cui la società controllata ha un’organizzazione più complessa della controllante, ha rapporti giuridici con i terzi più organizzati e coordinati; si può verificare, infatti, il caso in cui la società controllante è una holding pura mentre la società controllata è una società operativa, può risultare più semplice da un punto di vista organizzativo realizzare l’incorporazione della società controllante nella controllata. Definizione di fusione inversa Con la fusione inversa il gruppo rimane lo stesso; la differenza è che ora controlla direttamente la società che veniva controllata precedentemente e non la società controllante. La fusione inversa può essere attuata in due modi: 1.assegnando le azioni dell’incorporante già in possesso dell’incorporata ai soci di questa; 2.aumentando il capitale sociale in base al rapporto di cambio e con il successivo annullamento delle azioni che divengono proprie. Per capire quale modalità scegliere occorre conoscere la percentuale di controllo che l’incorporanda detiene nell’incorporante; se la partecipazione fosse totalitaria, non avrebbe senso procedere ad aumentare il capitale sociale per poi procedere ad annullare le azioni proprie; se la percentuale di controllo è bassa, si potrebbe aumentare tutto il capitale sociale per intero per poi annullare le azioni proprie successivamente. Fusione a seguito di acquisizione con indebitamento La fusione a seguito di acquisizione con indebitamento, detta anche leveraged buy out ha ad oggetto l’ipotesi in cui la fusione avvenga tra società delle quali una abbia contratto debiti per l’acquisizione dell’altra. I soggetti che intendono acquisire il controllo di una determinata società costituiscono un’apposita società per azioni con un modesto capitale sociale, che richiede un finanziamento ad un terzo, di solito ad una banca, per acquisire le azioni della società che intendono controllare, società bersaglio o target; dopo aver acquisito il controllo, si procede alla fusione per incorporazione della stessa nella società acquirente ed il finanziamento viene rimborsato con gli utili della società obiettivo o con la vendita di alcune attività di quest’ultima. Una società X decide di acquistare un’altra società Y definita Target, ricorrendo al debito. La società acquirente crea una nuova società veicolo, definita, Newco, in cui affluiscono le risorse finanziarie dell’offerente, ossia il capitale, equity, e l’indebitamento, leveraged.   La società veicolo ha due modi per acquisire il controllo del capitale sociale della società Target: 1.attraverso il conferimento degli asset nella società target e la successiva eliminazione della società Newco, 2.oppure può procedere ad una fusione per incorporazione con la società Target. Il debito contratto verrà sanato o mediante i flussi di cassa generati dalla società acquisita o vendendo rami dell’azienda. Un requisito fondamentale è che la società Target sia caratterizzata da un basso grado di leva finanziaria e da una elevata capacità di produrre cash flow, proprio perché la nuova società, nata appunto dall’incorporazione, dovrà essere in grado di ripagare i debiti oggetto dell’acquisizione. La società X decide di acquistare la società Y che capitalizza 2000 ed ha una posizione finanziaria netta di 100. Crea una nuova società XX, con un capitale di 300 ed un indebitamento di 900. Successivamente la società XX si fonde con la società Y. Quest’ultima  avrà un indebitamento netto di 1000, risultante dalla società Y pari a 100 e 900 della società XX. Alla fine la società X sarà proprietaria della società Y con un investimento di 300, ossia il capitale versato in XX, anziché 2000 (valore di Y). Disciplina civile e contabile La fusione inversa, è una forma particolare di fusione per incorporazione, pertanto si applicano tutte le disposizioni in tema di fusione per incorporazione previste dal Codice Civile, in particolare si applica l’art. 2505 c.c. che stabilisce che le decisioni delle fusioni per incorporazione devono essere decise dagli organi amministrativi e previsti dallo statuto e dall’atto costitutivo. Si evince come l’organo amministrativo abbia un ruolo determinante ma non vincolante, infatti il successivo comma 3 riconosce la possibilità ai soci della società incorporante che rappresentano almeno il cinque per cento del capitale sociale, di chiedere che la decisione di approvazione della fusione da parte della incorporante sia adottata secondo quanto stabilisce l’art. 2502 c.c., ossia da ciascuna società che partecipa alla fusione mediante l’approvazione del relativo progetto di fusione, e con il consenso della maggioranza dei soci  nelle società di persone,  e secondo le disposizioni previste nello stesso articolo per quanto riguarda le società di capitali; contravvenendo al potere e autonomia decisoria riconosciuta dapprima all’organo amministrativo. Alla fusione inversa si devono applicare gli stessi procedimenti, le stesse modalità e tempistiche, in materia di bilanci e situazioni contabili da predisporre, previste per la fusione per incorporazione, essendo la fusione inversa una forma particolare di fusione per incorporazione. La caratteristica di tale fattispecie è rappresentata dal fatto che nel procedimento di aggregazione delle attività e passività, la società controllata incorporante avrà nel proprio attivo azioni o quote proprie. Nella fusione inversa, fra gli elementi dell’attivo dell’incorporata che a seguito della fusione “passano” all’incorporante, trova collocazione la voce “azioni o quote della società incorporante”.  In conclusione possiamo dire che la Fusione inversa segue due orientamenti diversi: consente di acquistare azioni proprie e di costituire un’apposita riserva pari al valore di dette azioni. non si acquistano azioni proprie. Ma la società incorporante procede ad aumentare il capitale sociale sulla base del valore di cambio fra incorporante e incorporata; le azioni della società incorporante emesse vengono assegnate ai soci della società incorporata, in base al rapporto fra i valori effettivi dei patrimoni delle due società. Nell’ipotesi di controllo totalitario, i soci dell’incorporata ricevono le azioni dell’incorporante nella stessa percentuale della loro partecipazione nell’incorporata; successivamente si procede ad annullare le azioni proprie e a ridurre il capitale stesso. Voglio segnalare un documento molto interessante che tratta delle fusioni inverse, al seguente link http://www.bgt-grantthornton.it le operazioni di LBO del commercialista telematico raccolte nel documento PDF operazioni di LBO un articolo interessante, in cui la fusione per incorporazione non determina l’estinzione della società incorporata, al seguente sito https://www.diritto.it e ci tengo ad evidenziare un nostro articolo Hai bisogno di aiuto perché devi anche tu realizzare una fusione inversa e non sai come fare? Rivolgiti pure a noi avrai tutta l’assistenza e la consulenza   che ti occorre.  Non esitare a contattarci! Se hai qualche domanda specifica nell’immediato scrivi nei commenti, ti risponderemo presto e  ti daremo una soluzione o un chiarimento al tuo quesito.  
5 Settembre 2019
Come stimare la fusione e il rapporto di cambio

Fusione aziendale e rapporto di cambio: Come fare la stima

La fusione aziendale fra le società avviene o in senso stretto, fusione per unione nel caso in cui una o più società si uniscono in una sola La fusione aziendale fra le società avviene o in senso stretto, fusione per unione nel caso in cui una o più società si uniscono in una sola, ossia più organizzazioni autonome si fondono in un’unica organizzazione autonoma. Con la conseguenza che l’attività sociale continua in un’unica struttura di nuova costituzione., oppure in una struttura già esistente, fusione per incorporazione. Come prevedono gli artt. 2501 e ss. c.c. la fusione fra società non provoca l’estinzione di soggetti e la creazione di altri, ma consente che una stessa società pur mantenendo la propria identità si evolva in un nuovo assetto organizzativo. Vediamo insieme come stimare una fusione e il suo rapporto di cambio. Definizione del rapporto di cambio nella fusione aziendale Il rapporto di cambio è il valore attribuito alla partecipazione nella società risultante dalla fusione rispetto al valore che la partecipazione aveva nella o nelle società partecipanti alla fusione aziendale. Il rapporto di cambio stabilisce la quantità di nuove azioni o quote della società risultante dalla fusione che riceveranno i soci della o delle società partecipanti alla fusione a fronte del numero delle vecchie azioni o quote delle società che saranno annullate in seguito alla fusione aziendale stessa. Prima di procedere al calcolo del rapporto di cambio bisogna stimare il valore del capitale economico delle società partecipanti all’operazione. Modalità di stimare il capitale economico nella fusione aziendale Sono due le modalità che consentono di stimare una fusione e il suo rapporto di cambio, nonchè  le società che partecipano alla fusione: o le società partecipanti sono valutate separatamente per cui si stimano i rispettivi flussi di risultato attesi in funzione dell’operazione di fusione. In questo caso la stima del valore delle società non considera gli aspetti cooperativi che derivano dalla fusione aziendale. Oppure le due società sono valutate sulla base dei flussi di risultato attesi dalla fusione derivanti dalle cooperazioni  a livello corporate che si ritiene di realizzare. Dunque non si stima il valore delle singole società ma quello della società che risulta dalla fusione aziendale. Fusione aziendale e calcolo del rapporto di cambio Supponiamo che abbiamo due società: Società Rossi e Società Bianchi che saranno fuse nella Società  Neri, occorre valutare i patrimoni netti di ciascuna società che partecipa alla fusione aziendale e valutare il peso di ciascuna società secondo il seguente rapporto: capitale economico della Società Rossi rispetto al capitale economico della società Neri: XR=capitale economico della Società Rossi/capitale economico della Società Neri(società risultante dalla fusione aziendale); capitale sociale della società Neri spettante ai soci della società Rossi e poi Bianchi=Capitale sociale di Neri x XR rapporti di cambio per la società Rossi e poi per la società Bianchi: RAPPORTO DI CAMBIO=valore di cui al n.2/n° azioni di Rossi e poi Bianchi Società Rossi Capitale sociale 850 azioni 75 valore economico 1500 Società Bianchi Capitale sociale 500 azioni 50 valore economico 800 Società Neri Capitale sociale 1350 (somma dei capitali sociali di Rossi + Bianchi) Valore economico Neri 1500+800=2300 Esempio numerico società Rossi XR=1500/2300=0.652 2300 * 0.652=1500 1500/75=750/37 quindi 750 azioni di Neri ogni 37 azioni di Rossi Esempio numerico società Bianchi 1.XR=800/2300=0.347 2300*0.347=798 800/50=400/25 quindi 400 azioni di Neri ogni 25 azioni di Bianchi Aspetti civilistici della fusione aziendale Il rapporto di cambio è disciplinato dall’art. 2501-ter del codice civile al comma 3 . L’organo amministrativo, delle società partecipanti alla fusione deve redigere un progetto di fusione aziendale, dal quale deve risultare il rapporto di cambio delle azioni o quote, nonché l’eventuale conguaglio. Allo stesso modo l’organo amministrativo deve provvedere a predisporre una relazione che illustri e giustifichi il rapporto di cambio delle azioni o delle quote, i criteri di determinazione e le eventuali difficoltà di valutazione come  stabilito dall’art. 2501-quinquies. Oltre alla relazione dell’organo amministrativo, il codice civile prevede con l’art. 2501-sexies anche la redazione di una relazione da parte di esperti per ciascuna società che partecipa alla fusione aziendale. In questa relazione verrà stabilito la congruità del rapporto di cambio delle azioni o quote, verranno indicati i metodi seguiti per la determinazione del rapporto di cambio proposto e i valori risultanti dall’applicazione di ciascuno di essi; nonché le eventuali difficoltà di valutazione. Gli esperti devono esprimere un parere sull’adeguatezza dei metodi usati per la fissazione del rapporto. Le loro osservazioni non sono né obbligatorie né vincolanti. Qualora gli amministratori non intendano seguire le indicazioni degli esperti devono indicare in maniera adeguata le loro motivazioni. Esempio di fusione aziendale Fusione aziendale per Incorporazione posseduta al novanta per cento Non è necessario l’accertamento della congruità del rapporto di cambio da parte degli esperti qualora venga concesso ai soci di minoranza dell’incorporata di cedere le proprie azioni a un prezzo pari a quello stabilito per il recesso. L’organo amministrativo, in presenza di determinati presupposti, previsti dagli artt. 2505-bis,  2501-septies e 2501-ter c.c., può deliberare la fusione aziendale in sostituzione dell’assemblea dei soci. L’art. 2505-bis prevede, infatti, che le disposizioni dell’art. 2501-sexies in merito alla congruità del rapporto di cambio delle azioni o quote, non si applica qualora venga concesso agli altri soci della società incorporata il diritto di far acquistare le loro azioni o quote della società incorporante per un corrispettivo determinato secondo gli stessi criteri previsti per il recesso. Fusione aziendale per unione Con la fusione per unione i patrimoni delle singole società si riuniscono in un unico complesso aziendale che continua l’attività di tutte le società preesistenti riorganizzate in una nuova società, senza rescindere i rapporti giuridici precedenti fra i soci e i terzi. In questo caso, gli esperti quali i revisori contabili o persone nominate dal tribunale devono presentare una relazione sulla congruità del rapporto di cambio ai sensi dell’art. 2501-sexies. Anche nelle fusioni aziendali per unione, i rapporti di cambio sono fissati in relazione ai valori dei capitali economici delle società  che si fondono. Dagli esempi, dalla normativa e da quanto espresso nell’articolo a proposito di stimare una fusione e del suo rapporto di cambio, possiamo dire che la società che risulta dalla fusione o quella incorporante assumono diritti e obblighi delle società partecipanti alla fusione aziendale, proseguendo in tutti i loro rapporti anche processuali, anteriori alla fusione. La fusione lascia sopravvivere tutte le società che prendono parte alla fusione, ma con una nuova struttura organizzativa e con prosecuzione di tutti i rapporti precedenti. Alcuni moduli sulla fusione essenziali: COMUNICAZIONE DELLA FUSIONE A CLIENTI E FORNITORI modelli e moduli excel doc AVVISO DI SOSTITUZIONE DI CERTIFICATI AZIONARI IN SEGUITO A FUSIONE modelli e moduli excel doc RINUNCIA AL TERMINE PER IL DEPOSITO PRESSO LA SEDE SOCIALE DEI DOCUMENTI PROPEUDEUTICI ALLA FUSIONE modelli e moduli excel doc Vi consiglio di leggere un nostro articolo in tema di progetto di fusione Inoltre segnalo il seguente documento sulla fusione per unione e incorporazione e la congruità del rapporto di cambio http://www.theseusconsulting.it http://clienti.euroconference.it e un allegato sul rapporto di cambio nelle fusioni Rapportodicambiofusioni Hai bisogno di aiuto per determinare il rapporto di cambio? Contattaci ed esponici il tuo caso specifico, ti aiuteremo nell’immediato. Hai bisogno di più chiarimenti normativi? Scrivi nei commenti i tuoi dubbi, ti risponderemo in tempi brevi.
5 Settembre 2019
Come strutturare l’Affitto di ramo D’azienda

Affitto ramo D’azienda: Come strutturarlo

L’affitto ramo d’azienda può essere strutturato sia come operazione autonoma che esplica, che matura ed esaurisce la sua funzione L’affitto ramo d’azienda può essere strutturato sia come operazione autonoma che esplica, che matura ed esaurisce la sua funzione nella conclusione di un contratto, con il quale due parti si obbligano reciprocamente a rispettare le finalità, le clausole e gli accordi definiti nel contratto determinando un congruo canone per l’operazione di natura straordinaria; questo è il caso in cui l’azienda-locatore concede la gestione della sua azienda o di un suo ramo ad un’altra parte, definita affittuario, dietro il pagamento di un corrispettivo. Oppure  l’affitto può essere finalizzato al compimento di successive operazioni quali ad esempio la cessione dell’azienda o di un suo ramo. Vediamo insieme come strutturare l’affitto ramo d’azienda Determinazione canone congruo nell’affitto ramo d’azienda La decisione di voler concedere e prendere in affitto un’ azienda o un ramo di essa, si basa su valutazioni economiche e finanziarie, che consentono ad entrambe le parti, locatore e affittuario, di incrementare il valore di ciascuno. L’imprenditore locatore deve effettuare un confronto  tra la redditività attesa dalla gestione diretta con quella derivante dall’affitto del complesso aziendale. Un elemento imprescindibile e determinante nell’affitto ramo d’azienda è la valutazione di un equo e congruo canone di affitto che l’affittuario è disposto a pagare nel corso della durata del contratto, perché solo con la sua giusta determinazione si esprime e si manifesta il valore dell’azienda stessa. Il valore del canone congruo di affitto risulta pari al prodotto tra il valore del capitale economico dell’azienda o ramo d’azienda dato in locazione e un tasso di remunerazione del capitale investito nell’azienda locata. Il valore economico dell’azienda va stimato ricorrendo ai metodi patrimoniali complessi, ossia sommando al patrimonio netto rettificato il valore dei beni immateriali non contabilizzati. La stima del valore congruo del canone di locazione nell’affitto d’azienda deve tenere conto del rischio di insolvenza dell’affittuario, ossia che l’affittuario non sia in grado di onorare e di rispettare gli impegni di pagamento derivanti dal contratto. Canone di locazione affitto ramo d’azienda Siccome il canone di locazione è determinato come prodotto tra il valore d’uso del patrimonio locato e un tasso di congrua remunerazione dell’investimento effettuato e il valore d’uso è determinato attualizzando i risultati attesi dall’impiego del capitale dell’azienda o del ramo d’azienda oggetto del contratto d’affitto, il tasso di remunerazione deve riflettere il rischio di insolvenza dell’affittuario e le eventuali garanzie che assistono il contratto. Al termine del periodo diaffitto ramo d’azienda, l’azienda, risulta composta da beni diversi rispetto a quelli originari. Occorrerebbe redigere un inventario sia all’inizio che al termine del rapporto. La differenza tra le consistenze dell’inventario all’inizio e al termine dell’affitto viene regolata in denaro, sulla base dei valori correnti a tale ultima data come stabilisce l’art. 2561 al comma 4, c.c. Per questo motivo occorre tenere in considerazione che se le differenze inventariali  si riferiscono solo alle consistenze patrimoniali, il locatore è tenuto a farsi carico del rischio di riduzione del valore dell’avviamento relativo all’azienda oggetto del contratto di locazione. In questo caso il tasso di remunerazione deve contenere una percentuale aggiuntiva che rappresenti il rischio che si verifichi una variazione inattesa del capitale economico nel corso della durata dell’affitto ramo d’azienda. In definitiva possiamo addurre che il canone congruo può essere stimato moltiplicando il capitale economico dell’azienda per un tasso di remunerazione. Canone di break even Il locatore può anche decidere di valutare l’affitto ramo d’azienda come forma alternativa alla gestione diretta stabilendo un canone minimo detto anche soglia di indifferenza al di sopra della quale risulta più conveniente l’affitto d’azienda che la gestione diretta da parte del locatore. Con l’adozione del canone minimo viene superato il concetto di canone congruo, inteso come prodotto tra il capitale economico dell’azienda o del ramo d’azienda dato in affitto e un tasso di remunerazione e con il quale la stima del valore dell’azienda o ramo d’azienda dato in locazione tiene conto di un  periodo temporale che non coincide con il contratto d’affitto che ha durata limitata. Il canone minimo break even, per il locatore, è una soglia al di sotto della quale l’affitto rappresenta una decisione economicamente non conveniente. Concedendo in affitto l’azienda vengono meno i netti d’imposta, i cd. flussi legati alla gestione operativa e finanziaria e al finanziamento del capitale circolante; Il canone di break even può essere stimato utilizzando per i canoni di affitto un tasso di attualizzazione che assorba un premio al rischio in grado di riflettere le specificità contrattuali e il complesso di rischi che gravano sul locatore. Per il locatore l’affitto risulterà più opportuno della gestione diretta solo se è capace di stimare il contratto in valori superiori al canone di break even. Anche l’affittuario deve valutare se dall’affitto dell’azienda può ricevere maggiore valore e deve stimare un canone massimo al di sopra del quale l’affitto non sarebbe opportuno. Dunque la scelta dipende dalla tipologia  e dalla maggiore redditività che scaturisce dalla percezione di canoni minimi che consentono di preferire l’affitto anziché la redditività realizzata dalla gestione diretta dell’azienda da parte del locatore. Inoltre la redditività può essere ripartita tra locatore e locatario qualora  l’affittuario dalla gestione dell’azienda ha saputo creare maggiore  valore rispetto a quello che si sarebbe realizzato dalla conduzione diretta del locatore. Il ruolo del notaio nell’affitto ramo d’azienda L’affitto di ramo d’azienda richiede la forma contrattuale scritta redatta davanti ad un pubblico ufficiale,  un notaio, per atto pubblico o per scrittura privata autenticata affinché assuma rilevanza giuridica e sia registrato presso il competente ufficio del Registro delle Imprese. Il notaio esplica un controllo di legalità preventivo, infatti nel Registro delle Imprese è tenuto ad inserire per legge dati certi conformi alla legge e che non danno luogo a contestazioni successive. L’intervento del notaio è decisivo per definire gli elementi caratterizzanti e qualificanti del contratto, quali: l’ oggetto, il corrispettivo, la durata, i dati urbanistici se si tratta di immobili aziendali. Inoltre il notaio deve fornire una descrizione analitica dei beni e dei diritti oggetto dell’azienda trasferita; deve inserire le clausole e tutti gli aspetti inerenti al caso concreto.     Il notaio nell’esercitare il suo controllo preventivo deve verificare che sussista  una legittima causa del trasferimento, che, le parti, locatore e affittuario abbiano la piena capacità di agire, l’idoneità delle procure e degli altri documenti di legittimazione. Il notaio risponde del contenuto dell’atto sotto la propria responsabilità professionale e disciplinare. Il notaio non è tenuto a verificare la presenza di tutti gli adempimenti burocratici e amministrativi, non è infatti tenuto ad accertare  la continuità delle iscrizioni dell’azienda nel Registro delle Imprese, né il possesso effettivo di tutti i permessi e licenze. In conclusione possiamo dire che l’affitto di ramo d’azienda non essendo riconducibile  a una esaustiva casistica normativa viene disciplinato solo dall’ articolo 2562 c.c. rubricato affitto ramo d’azienda e dagli artt. 2555, 2556, 2557 c.c. e seguenti inerenti all’azienda in generale. Abbiamo già parlato di affitto ramo d’azienda a proposito di contratto di affitto ramo d’azienda Inoltre abbiamo affrontato gli aspetti civili e fiscali nella cessione ramo d’azienda, nella successione dei contratti, le problematiche relativi ai crediti, debiti ceduti, la continuità dei rapporti da lavoro Voglio segnalare, inoltre, una lettura interessante in merito alla determinazione del canone congruo di locazione d’azienda nelle procedure concorsuali al  sito del CNDCEC in cui è presente un allegato in PDF http://www.commercialisti.it/ Allo stesso modo voglio sottolineare il seguente sito in cui è presente un allegato che stabilisce alcuni metodi di valutazione del congruo canone nell’affitto ramo d’azienda Se sei un’ imprenditore che vuole locare la propria azienda ma sei indeciso sulla convenienza o meno dell’affitto rispetto alla gestione diretta non esitare a scrivere i tuoi dubbi nei commenti, ti risponderemo in tempi brevi. Se invece hai bisogno di aiuto per una immediata consulenza contattaci direttamente. Saremo a tua completa disposizione.
4 Settembre 2019
Come stipulare il contratto nel Joint venture

Joint venture: Come stipulare il contratto

Il contratto nel Joint Venture si definisce come un accordo tra due o più imprese che si impegnano reciprocamente a collaborare, ecco come stipularlo Il contratto nel  Joint Venture si definisce come un accordo tra due o più imprese che si impegnano reciprocamente a collaborare per il raggiungimento di obiettivi comuni. L’elemento comune al  contratto nel joint venture è rappresentato dal fatto che, a prescindere dai programmi di attuazione e di gestione che le parti decidono di adottare di volta in volta, le joint venture fondano il loro successo sulla cooperazione tra due o più imprese che uniscono le reciproche capacità, risorse e conoscenze al fine  di raggiungere un risultato condiviso da tutti i partner, tale risultato consente di garantire ad ognuno di essi qualche vantaggio. Atipicità del contratto nel joint venture Il contratto nel Joint Venture è un contratto atipico, infatti nel codice civile non è previsto un esplicito richiamo a tale fattispecie contrattuale, bensì troviamo un riferimento ad esso nell’elemento associativo previsto nell’art.2549 del c.c. Però il contratto di Joint Venture si differenzia dalla disciplina giuridica  prevista dal nostro codice civile per sposare il significato che la avvicina maggiormente alla sua origine anglosassone. Con il  termine Joint Venture si indicano forme di associazione temporanea di imprese che perseguono l’obiettivo comune  di esercitare  un’attività economica in un settore di comune interesse, nelle quali le parti prevedono di costituire una società di capi­tali, con autonoma personalità giuridica rispetto ai conventerers, alla quale affidare la gestione della stessa. Da un punto di vista giuridico le “joint ventures” costituiscono una fattispecie del tutto atipica, ove i partners sono liberi di scegliere lo specifico strumento societario,  messo a disposizione dall’ ordinamento della Nazione ove essi intendono operare e attraverso cui concretizzare la loro collaborazione, oltreché definire le reciproche obbligazioni, la ripartizione dei profitti e dei rischi derivanti dalla collaborazione e reciproci doveri e diritti. Tipologia di forma di contratto joint venture Nel Joint Venture possiamo avere le seguenti tipologie: La forma contrattuale, che prevede l’accordo tra imprese che non ha la finalità di dare vita a un nuovo soggetto giuridico differenziato e separato rispetto ai partecipanti, ma ha il mero scopo di definire le modalità di gestione della collaborazione e la ripartizione degli utili o perdite. La forma societaria, l’accordo tra aziende presuppone la nascita di un nuovo soggetto giuridico, una società, in genere di capitali, autonoma e separata rispetto ai partecipanti, utilizzata per svolgere l’attività in comune. Clausole joint venture contrattuali Nel contratto di Joint Venture sono stabilite specifiche condizioni: la clausola di non concorrenza tra i partner in quanto accade spesso che entrino in concorrenza tra di loro perché operano nello stesso settore. il divieto di cessione ai terzi un diritto di prelazione nei confronti dei singoli partner quando l’altro venturer intenda cedere la propria quota la possibilità di trasferire la propria partecipazione ad un’altra società del proprio gruppo. Elementi obbligatori nel joint venture Il contratto di Joint venture deve contenere alcuni elementi obbligatori e distintivi dello stesso, quali: Oggetto le parti si impegnano a stipulare il contratto di Joint Venture stabilendo gli obiettivi dell’accordo di cooperazione. Sede le parti stabiliscono il luogo in cui avrà sede la loro Joint Venture. Quote di partecipazione le parti decideranno in che misura percentuale saranno ripartire le partecipazioni di coloro che vorranno prendere parte all’iniziativa. Marchio  e diritti  le regole che determinano l’uso di un marchio  in comune. Obblighi delle parti diritti e doveri che stabiliscono di comune accordo e che si impegnano a rispettare reciprocamente Comitato di Gestione si occupa di elaborare un business plan, di dare esecuzione all’iniziativa, di coordinare le attività e i ruoli. Durata e recesso le parti dovranno indicare la durata, ossia in quanto tempo si prevede  di realizzare il progetto che è strumentale alla vita stessa del Joint venture, in quanto al concretizzarsi del piano può succedere che la Joint venture cessa di esistere  venendo a mancare le ragioni che ne hanno determinato la sua costituzione perchè ampiamente soddisfatte con il progetto portato a termine. Riservatezza ed esclusività le parti si impegnano a non diffondere a terzi informazioni che per la natura dell’affare sono riservate al fine di non compromettere la riuscita dello stesso. Inoltre è fatto divieto alle parti di stringere alleanze o accordi con i concorrenti. Foro o arbitrato le parti pattuiscono che eventuali controversie sorte potranno essere rimesse al giudice ordinario o a uno o più arbitri internazionali.   Contratto su base societaria Il contratto nel Joint Venture per i Paesi in Via di Sviluppo, ha una base societaria, intesa come forma partecipative  e collaborativa,  in  cui un un socio locale si accorda con un investitore straniero, tipico esempio sono le società a capitale misto, locale e straniero. Vincolo societario Il vincolo societario nel contratto di Joint Venture è il mezzo, ma il presupposto è rappresentato dalla funzionalità e strumentalità reciproca  degli apporti dei singoli venturer, ognuno dei quali, è fondamentale per la riuscita delle attività della Join Venture  e più in generale del successo. Ogni venturer ha la sua importanza all’interno della società, perciò  nel contratto determinate decisioni possano essere approvate soltanto con il consenso del venturer di minoranza, quale che sia,  la sua partecipazione nella Joint Venture. Soluzioni internazionali Le decisioni vengano assunte con il consenso di tutti i partner della joint venture. Infatti le garanzie di cui dispone il partner di minoranza siano esse il diritto di veto o il consenso unanime, possono bloccare l’operatività della joint venture cosicché se i partners non giungono ad un accordo si crea una situazione di stallo, definita  deadlock che può portare alla cessazione della joint venture. Infatti si possono verificare due situazioni che sospendono e rimandano ad altri le decisioni. il cooling – off la decisione sulla questione in sospeso viene rimandata alla successiva riunione del board e nel frattempo le parti si impegnano a cercare soluzioni; il move – up si lascia trascorrere un determinato periodo di tempo e poi la questione viene decisa dagli amministratori delegati e se nessuno di essi questi due metodi è stato risolutivo, si affida il compito di decidere ad un soggetto terzo. Possiamo concludere che la joint venture contrattuale ha una durata pari al periodo di tempo necessario per realizzare il progetto per il quale essa è stata stipulata. Se da un lato la joint venture contrattuale nasce con lo scopo di realizzare un progetto comune e, una volta portato a termine, le società che la costituiscono si separano, diversamente accade per la  joint venture societaria che può anche durare a tempo indeterminato. Il contratto di Joint Venture si può risolvere quando uno dei partner vende le sue azioni o le sue quote all’altro. Si può verificare una risoluzione contrattuale anticipata qualora cambi l’azionista di riferimento, quando una delle parti incorre in una procedura concorsuale o in caso di inadempimento. Ma se i casi summenzionati non si verificano la fase negoziale si chiude con il closing e il contratto di Joint Venture è concluso. Suggerisco di leggere alcuni approfondimenti utili in tema di joint venture ai seguenti siti: http://www.diritto-civile.it/ http://www.diritto24.ilsole24ore.com/ Non sai come redigere un contratto di Joint Venture? Rivolgiti pure a noi,  possiamo aiutarti! Scrivici nei commenti oppure contattaci direttamente!
3 Settembre 2019
Come definire i riferimenti normativi nella scissione

Scissione societaria: Effetti, efficacia e adempimenti

La scissione societaria è stata introdotta nel nostro ordinamento dal D.Lgs. 22/1991 ed è disciplinata dagli articoli 2506 del Codice Civile La Scissione Societaria è stata introdotta nel nostro ordinamento dal D.Lgs. 22/1991 ed è disciplinata dagli articoli 2506 del Codice Civile  e seguenti. L’Istituto della scissione opera in maniera inversa rispetto all’Istituto della fusione, in quanto con la scissione la società scissa assegna il suo patrimonio o per intero o parte di esso ad una o più società già esistenti o che si stanno costituendo, al fine di soddisfare le proprie esigenze di riorganizzazione aziendale e di ristrutturazione. La società scissa, in alcuni casi può continuare ad esercitare la sua attività senza attivare la procedura di liquidazione. Vediamo insieme le tipologie di scissioni esistenti e i suoi effetti. Tipologie di scissione societaria La Scissione vera e propria si attua mediante il trasferimento della totalità del patrimonio appartenente alla società che si estingue  a due o più società preesistenti o di nuova costituzione, le cui azioni o quote vengono assegnate ai soci della società scissa, i quali non saranno più soci della società originaria per divenire soci delle società assegnatarie. La Scissione per scorporazione  si realizza quando la società trasferisce una parte del suo patrimonio ad un’altra società o più società preesistenti o di nuova costituzione, pur continuando la sua attività economica. Anche i soci continuano ad essere soci della società originaria, pur divenendo anche soci delle società beneficiarie. Esclusione dalla scissione Solo alle società in liquidazione che hanno iniziato a distribuire l’attivo è preclusa la partecipazione alla scissione come dispose l’art. 2506 4°comma. Effetti scissione societaria sui soci Per quanto riguardai i rapporti con i soci nei criteri di assegnazione delle partecipazioni nelle società beneficiarie è stata prevista la possibilità di un conguaglio in denaro che non deve essere superiore al 10% del valore nominale delle partecipazioni assegnate. Inoltre, nel caso di scissione parziale è possibile prevedere con il consenso unanime  di tutti i soci che ad alcuni di essi vengano assegnate partecipazioni non delle società beneficiarie, ma esclusivamente della società scissa. In questo modo si favorisce non solo la separazione del patrimonio, ma anche del gruppo sociale e di raggiungere il risultato senza ulteriori scambi di partecipazioni che richiederebbero un successivo consenso delle parti. Effetti scissione societaria sui creditori L’art. 2503 del c.c. attribuisce ai soci il diritto di opporsi alla scissione nei termini e secondo le modalità  previste per l’Istituto della fusione. Inoltre l’art. 2506 quater, 3°comma, riconosce una responsabilità in solido di ciascuna società una, nei limiti del valore effettivo del patrimonio netto ad essa assegnato o rimasto, per i debiti della società scissa che non risultino  e risponde anche dei debiti della società scissa non soddisfatti dalla società a carico della quale sono stati posti  con l’atto di scissione. Procedura e adempimenti scissione societaria Per la scissione il legislatore ha previsto le stesse modalità stabilite per la fusione, ossia il progetto di  scissione a cui fanno da supporto la situazione patrimoniale, la relazione illustrativa degli amministratori e la relazione degli esperti. Anche qui viene meno l’obbligatorietà della relazione di stima da parte degli esperti qualora prevale il consenso unanime dei soci alla sua rinuncia, introdotto dal D.Lgs. 147/2009, come stabilito anche dall’art.2501 sexies 8°comma e come dispone anche l’art. 2506 ter 3° e 4°comma Il Progetto di scissione deve contenere tutti gli elementi già previsti dall’art.2501 ter per la fusione: Tipo, denominazione o ragione sociale, la sede  delle società partecipanti alla scissione; L’atto costitutivo della nuova società risultante dalla scissione o di quella incorporante; Il rapporto di cambio delle azioni o quote, nonché l’eventuale conguaglio in denaro; Le modalità di assegnazione delle quote o delle azioni della società che risulta dalla scissione o di quella incorporante; La data dalla quale tali azioni o quote partecipano agli utili; La data a decorrere dalla quale le operazioni delle società partecipanti alla scissione sono imputate al bilancio della società che risulta dalla scissione o di quella incorporante; Il trattamento riservato a particolari categorie di soci; I vantaggi particolari proposti a favore dei soggetti cui compete l’amministrazione delle società partecipanti alla scissione. Nonché deve contenere tutti gli elementi patrimoniali da trasferire a ciascuna delle società e dell’eventuale conguaglio in danaro secondo quanto dispone l’art. 2506-bis a proposito di progetto di scissione. Il progetti di scissione, redatto dagli amministratori delle società partecipanti alla scissione, deve essere iscritto nel registro delle impese dei luoghi in cui hanno sede le società. PROGETTO DI SCISSIONE PARZIALE modelli e moduli excel doc Efficacia scissione societaria La scissione diventa efficace quando produce i suoi effetti  a partire dalla data in cui è stata eseguita l’ultima iscrizione dell’atto di scissione nel registro delle imprese  in cui sono iscritte le società beneficiarie secondo l’art. 2506-quater. Una volta iscritto l’atto di scissione nel registro delle imprese non è possibile pronunciarne l’invalidità, il Legislatore, infatti applica alla scissione  le  stesse disposizioni previste  per l’invalidità della fusione secondo il contenuto  normativo previsto  dall’ 2504-quater. Concludiamo dicendo che per le successive fasi del procedimento di scissione, quali delibera di scissione, pubblicità delle delibere, opposizione dei creditori e stipula dell’atto di scissione,  il legislatore ha rimandato alle norme vigenti in materia di fusione. Come abbiamo avuto modo di notare il nostro ordinamento giuridico non richiama espressamente i contenuti del progetto di scissione nel suo apposito articolo 2506-bis, ma rimanda all’art.2501-ter in merito al progetto di fusione pensiamo che il Legislatore abbia voluto optare per una scelta  di semplificazione. Suggerisco di leggere alcuni esempi di scissione societaria al seguente corso: http://www00.unibg.it/ segnalo un interessante ed esaustivo progetto di scissione parziale proporzionale mediante trasferimento di ramo d’azienda e di una partecipazione alle società beneficiarie. http://www.dea.univr.it/ e la seguente procedura di scissione presso l’ordine dei dottori commercialisti di Lecco http://www.odcec.lecco.it/ Hai una società e non sai a quale esperto rivolgerti in materia di scissione societaria? Contattaci per una consulenza e se preferisci poni il tuo quesito nei commenti risponderemo al più presto.
2 Settembre 2019
Come avviene la trasformazione delle società di persone in società di capitali.

Trasformazione società di persone in società di capitali

La trasformazione di una società in un’altra diversa da quella originaria produce una modifica dell’atto costitutivo e non l’estinzione della società La trasformazione di una società in un’altra diversa da quella originaria produce una modifica dell’atto costitutivo e non l’estinzione della società originaria. In seguito alla trasformazione la società trasformata conserva i diritti e gli obblighi che fanno capo alla società trasformata; allo stesso modo proseguono anche i rapporti processuali, come disciplinato dall’art.2498 c.c. Pertanto cambia solo il tipo e lo schema organizzativo, ma non si ha successione di una società ad un’altra, né si ha novazione soggettiva. Avvenuta la trasformazione il socio può ottenere dalla società trasformata le azioni o le quote per un ammontare proporzionale a quello da lui già posseduto secondo l’ultimo bilancio approvato prima della trasformazione. Distinzioni tra omogenea ed eterogena Nel caso di trasformazione di società è opportuno fare una distinzione tra la trasformazione  omogenea  che interviene quando le vicende modificative interessano la trasformazione di società di persone (s.n.c o s.a.s.) in società di capitali (s.r.l,  s.p.a, s.a.p.a) o viceversa. E trasformazione eterogenea, quando  il nuovo tipo organizzativo è diverso da quello originario, esempio una società di capitali si trasforma in un consorzio, in società consortili, in cooperative, in comunioni di azienda, in associazioni  non riconosciute e in fondazioni, oppure quando avviene il contrario, uno di tali enti si trasforma in una società di capitali. Disciplina giuridica Vediamo il caso di trasformazione omogenea, nello specifico la trasformazione di una società di persone in società di capitali che il nostro codice civile disciplina con l’art.2500 ter prevedendo che la trasformazione avvenga con il consenso della maggioranza dei soci in proporzione alla parte attribuita a ciascuno negli utili. E’ prevista la possibilità per il socio di recedere qualora non abbia dato il suo consenso  all’approvazione della trasformazione. Ciascun socio ha diritto all’assegnazione di una quota proporzionale alla sua partecipazione alla trasformanda società. Al socio d’opera spetta una quota in misura corrispondente alla partecipazione che l’atto costitutivo gli riconosceva prima della trasformazione, con una riduzione delle quote degli altri soci. Responsabilità dei soci Per quanto riguarda la responsabilità, nel passaggio da società di persone a società di capitali i soci perdono la responsabilità illimitata tipica delle società di persone, però l’art. 2500 quinquies, stabilisce che i soci continuano ad avere una responsabilità illimitata, infatti non sono liberati delle obbligazioni sociali sorte prima che sia avvenuta la trasformazione, salvo che i creditori sociali abbiano espresso il loro consenso alla trasformazione nonostante i loro debiti in sospeso. Il consenso dei creditori è una sorta di consenso tacito, nel senso che, i creditori, hanno un termine di 60 giorni entro il quale opporsi alla trasformazione, qualora non manifestano volontà contrarie al ricevimento della comunicazione della delibera di trasformazione, allora si intende un consenso a favore della trasformazione. La delibera di trasformazione deve avere la forma dell’atto pubblico, deve contenere gli elementi previsti per l’atto di costituzione del nuovo tipo societario adottato e deve essere iscritta nel registro delle imprese. Relazione di stima redatta secondo gli artt. 2500 ter e 2645 c.c. La relazione di stima redatta da un esperto iscritto nel registro dei revisori contabili, ha la finalità di quantificare la consistenza del patrimonio della società trasformanda  al fine di tutelare gli interessi dei terzi. Il capitale sociale che risulta dalla trasformazione deve essere determinato  in base ai valori attuali dell’attivo e del passivo di bilancio. Se il patrimonio sociale è inferiore rispetto al capitale sociale ma è superiore ai limiti minimi richiesti dal codice civile per la forma societaria scelta, la società può adeguare il capitale sociale al minor valore determinato dal perito oppure i soci possono versare nelle casse sociali quanto necessario per sottoscrivere la frazione di capitale sociale mancante. Qualora invece, il patrimonio è inferiore rispetto al capitale sociale che verrà adottato dalla società ed è anche inferiore ai limiti minimi, i soci dovranno versare una somma che consenta di portare il capitale sociale almeno ai minimi previsti dalla legge. Aspetti fiscali La trasformazione non realizza plusvalenze o minusvalenze, dunque ai fini IRPEF e IRES non è tassata,  è fiscalmente neutrale. E’ necessario presentare due distinte dichiarazioni dei redditi  perché nel passaggio dal regime IRPEF a quello IRES occorre accertare il reddito prodotto nel periodo anteriore all’operazione in maniera distinta dall’accertamento del reddito relativo al periodo successivo alla trasformazione stessa. Ai fini IVA l’art. 2 del DPR 633/72 non considera cessioni i passaggi di beni in seguito a fusioni, scissioni o trasformazioni di società, dunque l’operazione di trasformazione  deve ritenersi esclusa dal campo di applicazione dell’IVA, anche se occorrerà presentare all’ufficio competente una dichiarazione di variazione. L’operazione di trasformazione è soggetta all’imposta di registro in misura fissa pari a 168,00 euro. Alla luce di quanto abbiamo letto possiamo affermare che l’Istituto della trasformazione di società, rivisto dal D.Lgs. 6/2003 (riforma del diritto societario) si qualifica come una modifica dell’atto costitutivo, in quanto mediante la trasformazione, i soci modificano la forma giuridica originariamente prescelta  con una diversa forma societaria che più risponde alle mutate esigenze della società, senza che ciò comporti l’estinzione del soggetto giuridico preesistente e la costituzione di uno nuovo. Consiglio di leggere il seguente allegato in  PDF perizia di stima perché contiene informazioni sulle modalità di redazione,  i contenuti della perizia di stima, nonché i metodi di valutazione di azienda. Inoltre riporta informazioni importanti sugli effetti contabili della trasformazione, esempi con le principali scritture contabili, notizie circa i termini e le modalità di presentazione delle dichiarazioni dei redditi,  le modifiche intervenute in seguito alla riforma del diritto societario,  D.Lgs. n. 6 del 17.1.2003,che ha introdotto l’art. 2500 ter del codice civile. Inoltre suggerisco di leggere  alcuni Esempi pratici di come scrivere una perizia di stima, rispettando la normativa in essere ai seguenti siti. 1.     https://www.odcec.torino.it 2.   https://www.101professionisti.it/ 3.   http://www.fondazionenazionalecommercialisti.it/ Se sei un perito e hai bisogno ancora di qualche dritta, scrivi la tua domanda nei commenti oppure se sei un imprenditore e hai intenzione di porre in essere una trasformazione puoi affidarti alla nostra consulenza ti aiuteremo in tutto il percorso
2 Settembre 2019
Come interpretare la disciplina del Business Combination

Business Combination: interpretazione normativa

La disciplina contabile definisce il business combination come un evento in cui l’acquirente ottiene il controllo di uno o più business La disciplina contabile dettata dallo IFRS 3, rivista nel 2008, definisce la disciplina del business combination come una transazione o altro evento in cui l’acquirente ottiene il controllo di uno o più business. Dunque tale disciplina si applica solo a quelle operazioni che hanno ad oggetto il trasferimento del controllo di un business da un soggetto ad un altro. Restano fuori, o meglio sono escluse le operazioni che pur, determinando effetti di consolidamento dei sistemi contabili inclusi precedentemente in bilanci distinti, non si traducono in un sostanziale trasferimento del controllo. Definizione di business combination Secondo l’IFRS 3R il business combination si fonda su due concetti fondamentali: controllo e business. Secondo l’IFRS 3R non è più richiesto che l’insieme di input e processi debba essere in grado  di produrre un beneficio economico, ma ciò che conta, ciò che è indispensabile e determina la differenza è che ne abbia l’astratta capacità. Infatti è possibile qualificare  come business anche una potenziale coordinazione produttiva a prescindere se essa si realizzerà come una reale attività aziendale dal venditore o se lo sarà per l’acquirente. Inoltre per distinguere un business da un aggregato di beni è necessario che i fattori di produzione e i processi applicati a tali fattori saranno utilizzati per creare output. Sviluppi normativi della disciplina business combination A gennaio 2008 si è provveduto ad emanare il rivisto IFRS 3 Business Combinations che prende il nome di IFRS 3R dove la R sta per revised e del FASB Statements No. 141 Business Combinations , revised 2007  ed alla simultanea modifica dello IAS 27 Consolidated and Separate Financial Statements e del principio contabile statunitense No. 160 Non controlling Interests in Consolidated Financial Statements. In base alla normativa summenzionata si nota come sia avvenuto un graduale e progressivo miglioramento nella disciplina del business combination capace di inglobare e considerare tutte le tipologie di business combination allo stesso modo di acquisizioni aziendali e di estendere  la disciplina dell’IFRS  3 emanato nel 2008 a tutte le forme di aggregazione aziendale e di acquisto per le quali adotta un unico  criterio specifico di contabilizzazione, quale l’acquisition metod. Per aggregazione aziendale  intendiamo una operazione o altro evento in cui un acquirente acquisisce il controllo di una o più attività aziendali. Spesso anche le operazioni definite fusioni effettive o fusioni tra pari sono aggregazioni aziendali nel senso in cui questo termine è utilizzato nel presente IFRS. I Presupposti della business combination In tutte le operazioni straordinarie, quali scissione, acquisizione con trasferimento del controllo, conferimento, cessione d’azienda o rami d’azienda,  partecipazioni di controllo in società, esiste un soggetto che attraverso vari processi giunge al controllo di un’azienda o a rami d’azienda. Ciò significa che in tutte le tipologie di business combination è sempre possibile riconoscere chi è il soggetto acquirente, il business acquisito e il soggetto cedente e che sia lo IASB che il FASB in funzione del principio di prevalenza della sostanza sulla forma, affermano che l’operazione debba essere contabilizzata mediante un unico metodo, quello dell’acquisizione.   Modalità per acquisire il controllo nella business combination secondo l’IFRS 3 Secondo l’IFRS 3 è possibile acquisire il controllo di un business secondo le seguente modalità: trasferendo disponibilità liquide, mezzi equivalenti o altre attività, assumendo passività, emettendo interessenze, senza trasferire corrispettivi, inclusa l’acquisizione per contratto, fornendo più tipi di corrispettivi. Anche il trasferimento di partecipazioni di controllo da un soggetto ad un altro è qualificabile come una business combination alla quale si applica la disciplina dell’IFRS 3. Infatti pur avendo ad oggetto azioni  consente ad un soggetto acquirente di acquisire attività ed assumere passività sottostanti alla partecipazione stessa. Allo stesso modo occorre soffermarci sulla natura del corrispettivo trasferito  che può anche avere una natura non monetaria. Secondo quanto stabilito dall’IFRS 3R l’acquisizione di controllo di un business può avvenire anche senza la corresponsione, da parte del soggetto acquirente stesso, di alcun corrispettivo in denaro o in natura. Vediamo in che modo un soggetto giunge al controllo di un business pur senza la corresponsione di alcun corrispettivo. l’acquisita riacquista un numero di azioni proprie sufficienti affinché un l’acquirente ottenga il controllo; vengono meno i diritti di veto minoritari che in precedenza impedivano all’acquirente di ottenere il controllo di un’acquisita in cui deteneva la maggioranza dei diritti di voto; l’acquirente e l’acquisita stabiliscono di unire le proprie attività aziendali unicamente per contratto definite transazioni by contract alone. L’acquirente non trasferisce corrispettivi in cambio del controllo di un’acquisita né mantiene, alla data di acquisizione o in data antecedente, interessenze nell’acquisita. In sintesi il IFRS 3R consente di realizzare una business combination anche in assenza di transizione di acquisto, ciò ha portato lo IASB ad adottare il termine acquisition method  per descrivere il metodo di contabilizzazione delle aggregazioni aziendali, sostituendolo al termine purchase method.  Aggregazioni aziendali nella business combination Le aggregazioni possono essere realizzate con modalità diverse a seconda delle esigenze e delle motivazioni di natura economica, legale, fiscale. Vediamone insieme alcune: si realizza una fusione per incorporazione; i soci di dette entità trasferiscono le proprie interessenze, ad una entità neocostituita oppure ad un’altra entità aggregante; un’entità trasferisce il proprio attivo netto ad un’altra entità aggregante; un gruppo di precedenti soci di una delle entità aggreganti acquisisce il controllo di maggioranza dell’entità risultante. Inoltre, ai fini del principio di prevalenza della sostanza sulla forma non rileva  la natura dei soggetti coinvolti, in quanto tali operazioni possono essere compiute sia da società che dai soci delle società stesse, ma anche da persone fisiche nell’ipotesi di scissione. business combination – input, processi produttivi e output Lo IASB ha chiarito in modo preciso il significato dei termini di input impiegati nell’ambito del business, dei processi applicati a questi ultimi, nonché di output in modo da evitare interpretazioni sbagliate del concetto di business combination. Per Input si intende qualsiasi risorsa economica capace di creare produzione quando le vengono applicati più processi. Esempio la capacità di accedere ai materiali o ai diritti necessari, la proprietà intellettuale, i diritti di utilizzo di un’attività, le attività immateriali. Per processi produttivi si intende qualsiasi protocollo, regola, sistema che applicata ai fattori produttivi genera produzione. Esempio sono i processi di gestione strategica, processi di gestione delle risorse e processi operativi. Per output si intende il profitto in termini di minori costi, dividendi, o di altri benefici economici agli investitori o ad altri soci, che il risultato dei fattori di produzione e dei processi applicati ai fattori di produzione sono in grado di fornire. Infine possiamo aggiungere che un business acquisito per via di una aggregazione aziendale non deve necessariamente includere tutti i fattori produttivi e i processi impiegati nella gestione dell’ attività aziendale, a tal fine infatti non è richiesto che sia autonomo, a patto che siano già nelle disponibilità dell’acquirente e che siano da questi utilizzati per produrre output. Al fine di definire se un’attività o un insieme di beni costituisce business non rileva la destinazione d’uso che l’acquirente decide di assegnare allo stesso. Inoltre l’IFRS 3R stabilisce alcuni parametri che ci consentono di sapere  se l’insieme di attività e assets costituisca o meno un business. Occorre verificare se l’entità ha pianificato le attività principali; se dispone di dipendenti, se esiste un piano per realizzare produzione; se è possibile immettere sul mercato i prodotti ottenuti dal processo produttivo. Se hai bisogno di chiarimenti puoi avvalerti della nostra consulenza  ti aiuteremo a capire meglio la normativa sottesa al business combination, oppure puoi scrivere le tue domande nei commenti ti risponderemo presto
1 Settembre 2019
socio al 50 %

Socio al 50 % – Come uscire dai problemi societari

Sei socio al 50 % di una società e hai problemi con il tuo socio? Scopri in questo articolo come superare questo ostacolo sociale Creare un’azienda a metà con un’altro socio è un grosso errore perché, in caso di disaccordo, si finisce quasi sempre nella più completa immobilità. Quando decidi metterti in affari con qualcuno, significa che hai estrema fiducia in questa persona e che, quindi, non dovrai preoccuparti di prendere tutte le contromisure necessarie in caso di conflitto. L’importanza di non essere socio al 50 % Non voglio essere pessimista ma i contrasti arrivano prima o poi, e se non arrivano, la situazione è ancora più peggiore del previsto. Dirigere un’azienda significa prendere una serie di decisioni continue e, quando si è in un’azienda, l’opportunità di competere con qualcuno può fornirti più chance di farcela. Socio al 50 % : differenze di pensiero tra i soci In molti casi, i due soci purtroppo non hanno lo stesso punto di vista e quindi potrebbero sorgere conflitti. Le differenze tra i soci sono certamente positive perché ci permettono di vedere le questioni da punti di vista differenti e riflettere su cosa fare. In generale, si dice che due teste pensano meglio di una sola, almeno fino a quando non iniziano discussioni e dispute che non portano mai nulla di veramente buono. D’altra parte, la speranza di essere sempre d’accordo su tutto è inconcepibile. Devi pensare fin dal primo giorno come avere un sistema per risolvere i conflitti che non si basano semplicemente sulla speranza di trovare un comune accordo. Nelle aziende a metà c’è il rischio di non poter decidere di perseguire un obbiettivo, ma solo andare contro qualcuno che fin dai principi sosteneva il vostro progetto È molto probabile che i disaccordi personali diventino il centro di tutto e  le strategie commerciali e di vendita passano, purtroppo, in secondo piano Come riepilogavo, se non c’è accordo nel prendere una decisione da entrambe le parti, non si andrà da nessuna parte La conseguenza peggiore  è che si perderà il ritmo e la velocità di cui si ha bisogno per guidare la maggior parte delle aziende. In altre parole, le aziende hanno bisogno di un leader che si assume tutte le responsabilità e conseguentemente le decisioni aziendali. Ti spiego un escamotage se sei socio al 50 % Per uscire da questo increscioso problema, voglio suggerirti una via d’uscita che ti consente, in alcuni casi, di prendere tu in mano il controllo della situazione. Potresti donare la tua metà (il 50%) ad un tuo parente o persona di fiducia così che la tua metà della società diventi (almeno) di proprietà di una terza persona. Per donare la tua partecipazione attraverso un atto notarile, oppure puoi effettuare una vendita delle quote direttamente dal tuo commercialista (spendendo meno chiaramente). Nella maggior parte dei casi, come ho ribadito, non ci sono restrizioni e non devi nemmeno avvisare il socio e per stare tranquilli, in ogni caso, è meglio verificare che lo statuto non includa delle limitazioni specifiche Tornando alla vendita, a questo punto il tuo capitale rimarrà sempre al 50% con l’unica differenza che sarà diviso tra due persone. Vendita delle quote del socio al 50 % – cosa puoi fare in pratica Questa strategia ti sarà molto utile per uscirne vittorioso da qualsiasi assemblea dei soci. Tieni presente che questa metodo è valido solamente per le SRL. In pratica, l’assemblea dei soci della SRL decide “a maggioranza dei presenti che rappresentano almeno il 50% del capitale”. Quindi avrai il 50% del capitale come partner, ma le persone votanti nell’assemblea saranno tre invece che due come all’inizio. Arrivati a questo punto, avrete la maggior parte dei “presenti” che (insieme) rappresentano esattamente la metà del capitale conferito in azienda. Questo passaggio sarà più che sufficiente per decidere e risolvere le incombenze presentante in precedenza in assemblea dei soci. Conclusioni del socio al 50 % Come avrai sicuramente capito, puoi utilizzare questo “espediente” solo una volta perché il tuo socio potrebbe fare lo stesso. Il mio suggerimento è di evitare a priori le proprietà divise perché presto o tardi la tua azienda è in ostaggio di una situazione incresciosa che non fa funzionare la tua società correttamente e la blocca quasi permanentemente. Pensa se poi il tuo socio al 50% ha più parenti di te…diventerai immediatamente la minoranza con il tuo stesso metodo
27 Agosto 2019
Diritto di opzione: cos’è e perchè dovresti conoscerlo

Diritto di opzione: definizione ed esempi

Diritto di Opzione: se eserciti questo diritto, la tua società è obbligata dall’art. 2441 c.c. a vendere le nuove azioni e obbligazioni convertibili Se sei socio di una S.p.A. sappi che sei titolare del diritto di opzione; se eserciti questo diritto, la tua società è obbligata dall’art. 2441 c.c. a vendere le nuove azioni e obbligazioni convertibili, destinate all’aumento del capitale, con priorità ai soci come te, anziché ai finanziatori esterni. Diritto di opzione: L’esercizio Una volta che la società ha deliberato l’aumento del capitale, deve depositare l‘offerta di opzione nel registro delle imprese e pubblicarla sul proprio sito. La proposta è destinata agli azionisti o ai possessore di obbligazioni convertibili, se quindi appartieni a queste categorie potrai acquistare i titoli appena emessi in misura proporzionale al numero di conferimenti di cui sei già titolare. Dalla data di pubblicazione dell’offerta decorrono 15 giorni, entro i quali gli interessati devono dichiarare di voler esercitare l’opzione. Azioni invendute nel diritto di opzione Le sorti delle azioni rimaste invendute non possono essere decise dagli amministratori, ma è la legge a stabilirle, distinguendo due ipotesi: – se si tratta di azioni non quotate, gli azionisti che hanno già esercitato l’opzione, hanno adesso diritto a comprare per primi anche le invendute (purché avessero già manifestato questo interesse); – le azioni quotate invece, vengono offerte dagli amministratori, per conto della società, nel mercato regolamentato e il ricavato della vendita è destinato al patrimonio societario. AVVISO DI OFFERTA IN OPZIONE DELLE AZIONI DEL SOCIO RECEDENTE modelli e moduli excel doc Esclusione del diritto di opzione Talvolta la legge esclude che tu possa esercitare il diritto che stiamo analizzando. Questi casi si verificano: – quando le azioni devono essere vendute in cambio di beni determinati e non di danaro; – quando la società ne ha “l’interesse”, spiegandone il perché con apposita relazione in sede di delibera dell’aumento di capitale; – nelle società quotate, ma solo per il 10% del capitale preesistente e vendendo questa percentuale al prezzo di mercato; – se le nuove azioni sono vendute ai dipendenti della società stessa o di una sua controllata. Warrant di sottoscrizione con diritto di opzione Le S.p.A. hanno inoltre un altro valido strumento per ottenere un aumento di capitale a pagamento, i cosiddetti Warrant di sottoscrizione: si tratta di titoli di credito al portatore che sostituiscono il diritto di opzione previsto dall’art. 2441 c.c. I warrant vengono offerti ai soci come te ad un prezzo fisso predefinito e se se fossi interessato, dovrai farne richiesta di assegnazione entro il termine indicato nel titolo. La società, invece, ha in questo caso il vantaggio di poter immettere immediatamente sul mercato le azioni invendute. Diritto di opzione: Conclusioni Quando la tua società è alla ricerca di fondi, esercitare il diritto di opzione è un’opportunità da non lasciarsi scappare per mantenere immutato il peso del tuo voto nelle delibere assembleari e il valore economico della tua partecipazione azionaria. E allora, perché esitare?