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12 Novembre 2019
Venture Capital:  cosa sono e come trovarli

Venture Capital – investitori, fondo e funzionamento

Venture capital – una nuova forma di investimento alternativa ed ha ad oggetto principale aziende e startup con elevato indice di fallimento Il Venture Capital è una forma di investimento alternativa, molto rischiosa, in quanto ha ad oggetto imprese e startup con un elevato indice di fallimento, ma in caso di successo i ritorni in termini di capitale sono così elevati da riuscire a coprire gli investitori delle perdite subite.  Questo è il motivo che rende questa forma di finanza molto attrattiva. Come funziona il venture capital Le persone che gestiscono un fondo di VC sono chiamati venture capital, i quali raccolgono i capitali rivolgendosi alle banche, alle fondazioni bancarie, alle assicurazioni, agli enti previdenziali e enti pubblici territoriali. Dopo aver raggiunto la somma prevista nel loro business plan, acquisiscono quote della società e aiutano la stessa  fornendo loro competenze manageriali, tecniche , relazionali. Ovviamente per realizzare ciò è richiesta la presenza del Venture Capital nel direttivo della società. Gli elementi che inducono il Venture Capital a decidere di investire in una società sono: l’ampio  mercato di riferimento, la competitività del prodotto o servizio già acquisito sul mercato, la presenza di uno staff competente e affidabile. Investitori istituzionali e fondi venture capital I primi sono gli investitori istituzionali più probabili quali  family office, holding, fondi sovrani, privati molto abbienti, sono coloro che praticamente mettono i soldi; i secondi sono  le persone fisiche che gestiscono il fondo stesso. Nulla vieta che il General Partner sia anche colui che investe nel fondo. https://www.startupbusiness.it/cose-il-venture-capital/88667/ Forma giuridica SGR di venture capital in italia Il fondo di venture Capital italiano affinché  sia  autorizzato ad operare deve assumere la forma giuridica della SGR , società di gestione del risparmio. Si devono pertanto costituire sotto forma di società per azioni a regime speciale secondo le norme del Tuf, Testo Unico Finanziario, secondo la disciplina stabilita dagli artt. 34 e 35. La Banca d’Italia stabilisce l’ammontare del capitale sociale. I partecipanti devono possedere i requisiti di onorabilità, professionalità secondo quanto indicato nell’art. 14 del Tuf. Gli stessi requisiti di onorabilità e professionalità devono essere posseduti da tutti coloro che svolgono compiti di amministrazione, controllo e direzione. Struttura societaria di venture capital E’ molto importante la struttura del gruppo di eventuale appartenenza della società. Non deve infatti essere tale da “pregiudicare l’effettivo esercizio” delle funzioni di vigilanza. L’atto costitutivo e lo statuto della società dovranno essere integrati da un documento in cui viene esplicitato e chiarito il programma con l’elenco delle attività iniziali della società. Occorre infine una relazione sul suo assetto organizzativo. Sarà la Banca d’Italia ad autorizzare l’esercizio delle attività, essendo tuttavia stabilito dal secondo comma della norma che la autorizzazione deve essere “ negata” qualora esistano motivi sufficienti per ritenere che l’operare della società non potrebbe garantire una sana e prudente gestione delle risorse finanziarie ad essa consegnate. Inoltre la Banca d’Italia provvederà a garantire la stabilità patrimoniale e il contenimento del rischio, essendo perciò necessarie le più rigorose valutazioni in tema di adeguatezza strutturale e patrimoniale della società. Casi di successo nel venture capital I principali fondi di Venture Capital di tutto il mondo, quali Battery Venture, Accel, Bessemer, Andreessen Horowitz, Greylock Ventures, Sequoia, Kleiner Perkins,  hanno investito in alcune startup note. Ne citiamo alcune a titolo di esempio: la Nauto, è una telecamera per automobili dotata di intelligenza artificiale capace di rilevare in anticipo i pericoli per gli automobilisti, ha ricevuto finanziamenti per un totale di 173,9 milioni. https://www.nauto.com/ Altro esempio è la Zume Pizza, una startup capace di portare la robotica in cucina, offre una vasta gamme di pizze, con consegna di pizza calda a domicilio come se fosse stata appena fatta.  E’ possibile installare anche l’app  sul proprio smartphone e ordinare direttamente la pizza. Ha ricevuto 48 milioni di finanziamenti. https://zumepizza.com/ Toast è un’applicazione usata dai ristoratori che raccoglie le ordinazioni e riceve anche gli ordini da consegnare a domicilio. Ha ricevuto 134 milioni di finanziamento. Riscuotendo molti consensi. https://pos.toasttab.com/  Caso di venture capital: Reflektive È un software che fornisce feedback sulle prestazioni dei dipendenti, integrabile con applicazioni professionali come Outlook, Slack o Gmail. Ha ricevuto 41,6 milioni di finanziamenti   https://www.reflektive.com/ In conclusione il venture capital è quell’area molto specifica che si occupa di investimento l’early stage, ossia l’insieme dei finanziamenti, seed financing e startup financing, che mirano a sostenere e ad affiancare le startup o imprese innovative con elevata probabilità di crescita nei primissimi anni della loro vita aziendale; e di l’expansion financing, ossia quella serie di operazioni  da attuare in imprese già esistenti (scaleup) che hanno bisogno di capitali per affermare, rafforzare  e  velocizzare la crescita in atto e indirizzarsi verso la exit o l’IPO. Dubbi su Come trovare i Venture Capital? Scrivilo nei commenti
10 Novembre 2019
Smart working: cos’è il contratto di telelavoro?

Smart working: Cos’è il contratto di telelavoro

Il contratto di telelavoro è una nuova forma di lavoro subordinato, introdotta dalla Legge n. 81/2017, che per concretizzarsi non presuppone la presenza fisica a Smart working Il contratto di telelavoro è una nuova forma di lavoro subordinato,  introdotta dalla Legge n. 81/2017,  che per concretizzarsi non presuppone la presenza fisica del lavoratore dipendente in ufficio o in azienda,  ad orario prestabiliti. Al lavoratore è riconosciuta ampia libertà decisionale e autonomia organizzativa nell’adempiere alla sue prestazioni lavorative, in quanto le stesse si esplicano mediante l’ausilio di Tecnologia Informatica e della Comunicazione, quale pc, connessione a internet, l’uso del telefono, fax, stampante, fotocopiatrice e scanner, in ogni luogo attrezzato a ciò, diverso dal posto di lavoro tradizionale a cui siamo abituati. Dunque il lavoratore può onorare gli impegni assunti verso l’azienda anche all’esterno della stessa in qualsiasi momento usando gli strumenti telematici. Il telelavoro flessibile Una sorta di telelavoro era già presente in Italia prima della Legge n. 81/2017, con l’accordo  interconfederale del 9 giugno 2004 che disciplinava il telelavoro domiciliare. L’art. 18 del Testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017 “promuove il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.” Contratto di telelavoro in forma scritta L’art. 19 del Testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017 stabilisce che la forma che deve assumere il contratto di telelavoro non può esulare dalla forma scritta, ai fini della sua regolarizzazione e della prova legale dello stesso tra le parti.  L’art. 21 del testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017  “Disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore. L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro” Assenza di controllo del datore di lavoro Diciamo che è impossibile per il datore di lavoro controllare l’attività del dipendente dal momento che la stessa si svolge fuori dai locali aziendali,  però se è stata assicurata la possibilità di svolgere la propria prestazione lavorativa da casa, vuol dire che la fiducia è già stata data al lavoratore, dunque parlare di un potenziale esercizio di potere sembra un controsenso. Piuttosto il datore di lavoro dovrebbe mettere in atto tutte le misure cautelative e preventive in materia di sicurezza sul lavoro e di tutela della salute del lavoratore dai rischi derivanti dall’esercizio della sua prestazione  lavorativa al di fuori dei locali aziendali. Diritto di disconnessione La Circolare n. 48 dell’INAIL e gli artt. 22-23 della Legge 81/2017 riconoscono al lavoratore il cd. diritto alla disconnessione, ossia il diritto al riposo settimanale e alle pause giornaliere alla stessa stregua di un normale rapporto di lavoro subordinato. Infatti l’accordo in materia di Smart working  individua anche le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Allo stesso modo il lavoratore ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi nazionali e aziendali, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda. Vantaggi per il lavoratore Per i lavoratori i vantaggi sono diversi. Innanzitutto eviteranno di prendere l’auto, o qualsiasi altro mezzo di trasporto pubblico o privato, bus, treno, taxi, per raggiungere la propria sede di lavoro e di restare imbottigliati nel traffico. Inoltre ridurranno i ritmi frenetici, lo stress e i costi che comporta il carburante, la manutenzione alla propria auto e gli abbonamenti ai mezzi pubblici. Il dipendente potrà contare su un miglioramento qualitativo della propria  vita, in quanto potrà gestire meglio gli impegni familiari e sociali. Lavorare comodamente da casa  riduce i costi di un pranzo fuori casa, spesso disordinato e ricco di grassi e zuccheri , a differenza di un pranzo nutriente e proteico, fatto di verdura, frutta, carboidrati  che ristabilisce il nostro equilibrio alimentare con continuità settimanale, aiutandoci a sentirci in forma, energici, di buon umore e contribuisce a non avere cali di concentrazione e rendere al massimo. A ciò va unita anche una adeguata attività fisica, infatti lavorando agevolmente da casa è possibile conciliare il lavoro con i propri hobby, come dedicarsi a una passeggiata salutare o a un giro in mountain bike. Vantaggi per l’azienda L’azienda  vedrà  diminuiti  poco a poco i permessi di lavoro richiesti dai propri dipendenti, caleranno le giornate non lavorate. In virtù di una norma contenuta nell’articolo 23 del D.Lgs 15 giugno 2015, n. 80  i datori di lavoro privati che ricorrono  all’istituto del telelavoro per motivi legati ad esigenze di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro in forza di accordi collettivi stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, possono escludere i lavoratori ammessi al telelavoro dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti. Ne consegue che non saranno più attive politiche fiscali volte a favorire,  con incentivi e agevolazioni, le aziende che assumono con contratti di apprendistato e di tirocinio professionalizzante, o aziende che assumono disabili. Le aziende potranno risarcire il lavoratore licenziato illegittimamente con somme irrisorie. Inoltre l’azienda ridurrebbe i costi inerenti al pagamento del fitto per l’utilizzo di un locale commerciale o di un locale da adibire ad attività professionali, nonché le spese da sostenere per l’ acquisto di attrezzature e arredi. Smart Working non prende il volo in Italia In Italia, lo Smart Working, nonostante abbia rappresentato un’alternativa alla crisi occupazionale, non ha trovato solide radici; sia perché, sembra un paradosso, i lavoratori hanno interpretato in negativo questa forma flessibile di lavoro che, anziché incentivarli a vedere positivamente e in ottica moderna un cambiamento nel rapporto qualità  lavorativa e vita privata, li ha scoraggiati. Infatti i lavoratori hanno temuto il peggio, ossia che dietro questa apparente opportunità si nascondesse una triste e amara verità, quale il presagio di un imminente licenziamento a fronte di una riduzione dei costi del lavoro, quali spese inerente al personale, il peso dei contributi inps, gli adempimenti INAIL, accantonamento TFR,  i premi produttivi per anzianità di servizio, e tante altre voci che gravano sul budget aziendale. C’è da ricordare che la normativa sul lavoro agile è entrata in vigore il 14 giugno, ma il decreto che disciplinava le modalità per la richiesta degli incentivi è arrivato solo a settembre del 2017. A questo si aggiunge che la richiesta presupponeva un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, che in molti casi non è stato possibile realizzare in tempi brevi. Come si evince dai siti che seguono: https://www.agi.it/economia/lavoro_smart_working_flop_dati-3864387/news/2018-05-08/ https://www.italiaoggi.it/news/dai-primi-dati-lo-smart-working-si-rivela-un-flop-2266548 A San Francisco la settimana si divide in due Se in Italia lo Smart Working viene vissuto come una forma disincentivante, dall’altra parte del mondo, nel Nord della California, c’è chi ha trovato un accordo con un giorno della settimana… Shari Buck, co-fondatore di Domixity, piattaforma americana di servizi di social networking con base a San Francisco, ha deciso che, per ridurre i costi, tutti i suoi 298 impiegati lavorassero da casa il mercoledì, organizzando, nei primi due giorni della settimana e negli ultimi due, una ingente mole di lavoro e riunioni. Ciò ha fatto sorgere nei dipendenti un senso di responsabilità maggiore in quanto non hanno vissuto il mercoledì come un giorno di riposo settimanale, ma un giorno qualsiasi di lavoro da svolgere, e concludere, comodamente da casa, senza rimandare, in quanto il giovedì si sarebbe ritornati in ufficio. https://work.qz.com/1268092/why-wednesday-is-the-best-day-to-work-from-home/ https://www.doximity.com/ Questa nuova modalità lavorativa di Smart Working, cosiddetto Telelavoro, promosso dal Jobs Act, tipico di un modello economico on demand, che sta prendendo piede, in quanto consente di lavorare solo quando sono richieste determinate prestazioni, senza avere la certezza e la stabilità economica di un posto fisso e a tempo indeterminato, desta molti interrogativi in quanto il pericolo è che vengano incentivate sempre di più forme di lavoro autonomo precarie rispetto al più tutelato lavoro dipendente. Dubbi su Smart working e contratto di telelavoro? scrivilo nei commenti
9 Novembre 2019
Coworking: definizione, esempi e fisco

Coworking: Definizione, esempi e fisco

Il Coworking è nuovo modo di concepire il lavoro, che stravolge il concetto standard a cui siamo stati abituati per molto tempo, ecco cos’è Il Coworking è nuovo modo di concepire il lavoro, che stravolge il concetto standard a cui siamo stati abituati per molto tempo. E’ uno stile di lavoro più creativo che non segue le regole imposte dagli orari di ufficio. Si basa sulla condivisione di spazi comuni in luoghi predisposti a ciò, in cui si incontrano persone con professionalità diverse che utilizzano le stesse scrivanie, stampanti, fotocopiatrici, pagando un modico prezzo per l’uso degli stessi. Coworking: moda di essere a new style of work Inizialmente il Coworking era uno stile seguito dai freelance e da coloro che amavano lavorare e ritrovarsi in ambienti aperti, un po’ fuori dagli schemi, o da programmi predefiniti, perché preferivano essere lontani dagli arredi e dai colori degli uffici tradizionali. Più tardi però quella che all’inizio sembrava solo moda di tendenza, e del momento, ha destato l’attenzione e la curiosità delle grandi aziende che hanno trovato in questo nuovo modo free, soft, molti vantaggi in termini di risparmio economico rispetto ai costi che la gestione di un normale ufficio comporta. Dunque più libertà di movimento e di espressione. Abbandonata la classica  giacca e cravatta si è passati a un abbigliamento più casual, meno formale, composto da T-Shirt e Jeans. L’ atmosfera che si viene a creare è stimolante perché consente uno scambio di competenze e di idee che crea un surplus aggiuntivo di conoscenze e il lavoro diventa più agile, flessibile e piacevole. Coworking e aspetti burocratici Nel contratto di affitto deve essere indicata chiaramente la destinazione d’uso ufficio dell’immobile e le norme di sicurezza, secondo il decreto legislativo 81/08 del Testo Unico in materia di salute e sicurezza sul lavoro. Bisogna verificare presso le sedi dell’ASL se la struttura è agibile e ottenere l’autorizzazione dalla stessa. Successivamente bisogna inviare una richiesta alla Questura competente, nel territorio in cui si intende aprire l’attività. Subito dopo bisogna inviare la Comunicazione Unica per la nascita dell’impresa alla Camera di Commercio, segnalare l’inizio attività al Comune (SCIA), effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese, aprire la Partita Iva e  iscriversi all’INAIL. Qualora tu abbia già un tuo ufficio e hai deciso di metterli a disposizione sotto la formula del Coworking allora gli adempimenti a tuo carico in termini di autorizzazioni e comunicazioni sono nulli. Inoltre qualora si decidesse per il fai date , occorre aprire la partita iva e inquadrare il proprio spazio come struttura condivisa. Costi per lavorare in Coworking I costi sono accessibili a tutti, sia per chi usufruisce di una postazione individuale che di un ufficio ad ore. Basti pensare che per un uso continuo, settimanale, senza limiti minimi di permanenza il costo è pari a 110,00 euro al mese più IVA per le postazioni individuali in open space. Per le isole di lavoro composte da due postazioni il costo è pari a 300 euro al mese più IVA; per uffici indipendenti fino a 5 persone il costo mensile è pari a 450,00 euro al mese più IVA. A questi servizi se ne aggiungono altri come l’affitto di una sala per le riunioni e per i meeting. Le modalità di prenotazione avvengono telematicamente a mezzo email, dopo aver verificato la disponibilità della data e all’orario indicato, si riceverà una conferma cosicché si potrà procedere al saldo con bonifico, carta di credito o PayPal. Clausole e riserve del Coworking il pagamento è anticipato prima ancora dell’utilizzo della propria postazione. non è possibile annullare la prenotazione, né modificare la data. la registrazione va effettuata con carta d’identità e contratto di utilizzo da stipulare all’arrivo. i costi regolarmente fatturati sono interamente deducibili. i prezzi possono subire variazioni senza obbligo di preavviso. non essendo un contratto di locazione a tutti gli effetti, non è possibile eleggere domicilio presso l’immobile ove si usufruisce di una postazione. Contratto di Coworking Il contratto di coworking è un contratto atipico che non viene disciplinato espressamente dal codice civile, ma viene comunque lasciato alle parti la libertà di determinarne il contenuto, la cosiddetta autonomia contrattuale prevista dall’art. 1322c.c. Inoltre è un contratto oneroso perché il concedente ha il diritto di pretendere il pagamento di un canone periodico da parte di chi usufruisce degli spazi che lui mette a disposizione. Potrebbe essere considerato l’unione di due contratti: il contratto di locazione e l’appalto di servizi. Il contratto di Coworking presenta tratti comuni al contratto di locazione Infatti secondo quanto previsto dall’art.1587 del c.c. il conduttore prende in locazione un bene, se ne serve per un tempo determinato, senza diventarne proprietario, pagando un affitto entro la scadenza concordata con il concedente. Il proprietario invece per tutta la durata della locazione deve garantirne il pacifico godimento e deve eseguire tutte le riparazioni necessarie. Secondo l’art.1578 se al momento della consegna la cosa locata è affetta da vizi tali da diminuirne il valore, allora il conduttore può chiedere la risoluzione del contratto, o una riduzione del corrispettivo Il Coworking rientra nella forma del contratto di appalto laddove prevede l’obbligo da parte del conduttore di fornire tutto ciò che serve per garantire l’attività lavorativa di coloro che usufruiscono di questa forma di lavoro condiviso. Deve, infatti, mettere a disposizione la connessione internet, l’energia elettrica, deve garantire una illuminazione ottimale, postazioni di lavoro gradevoli, spazi adeguati, scrivanie, librerie, scaffali, mensole, stampanti, fax, fotocopiatrici, pc. Obblighi e responsabilità del concedente e dell’utilizzatore Il proprietario deve garantire l’integrità degli impianti di luce e dell’acqua e che gli stessi siano a norma di legge. E’ fondamentale dotare gli ambienti con sistemi antincendio e uscite di sicurezza. Inoltre deve assicurare la presenza di servizi igienici con l’uso dell’acqua. Deve provvedere a eliminare le barriere architettoniche. Il proprietario dell’immobile deve garantire che le attrezzature indicate nel contratto siano funzionali perché qualora venga arrecato un danno all’attività lavorativa del professionista o che la stessa subisca un interruzione sarà ritenuto responsabile. L’utilizzatore che si serve degli spazi e delle attrezzature che gli sono state messe a disposizione deve usare la diligenza del buon padre di famiglia. Non deve arrecare danni agli stessi, non deve cederli a terzi, non deve smarrire le chiavi di accesso al locale. Deve rispettare gli ambienti comuni e gli altri che si trovano a condividere gli stessi spazi. Profili fiscali del Coworking Per quanto concerne gli aspetti fiscali legati agli introiti derivanti dal contratto di affitto, che rappresentano guadagni, ossia ricavi, che incassa il proprietario e che concorrono a formare il suo reddito imponibile, sono soggetti a tassazione IRPEF, infatti i canoni riscossi vanno inseriti nella propria dichiarazione dei redditi. L’utilizzatore, invece, potrà portare in detrazione i canoni di fitto pagati, che rappresentano costi, nella sua dichiarazione fiscale, interamente deducibili perché afferenti alla sua attività lavorativa. Esempi di Coworking Una storia di condivisione nasce a Milano, nello specifico a Lambrate. Nel 2008 prende vita un’ esperienza di Coworking, www.coworkingmilano.com Più tardi è stata fonte di ispirazione di due giovani che credendo molto nei valori del lavoro condiviso non solo hanno deciso di aprire i loro spazi professionali al Coworking, http://www.coworkingproject.com/coworking-network/milano-clock-music-ortica/ ma  hanno pensato di creare un Bed&Breakfast, il Venturacinque  http://www.venturacinquebnb.com/ https://www.coworkingmilano.com/coworking-con-bed-and-breakfast/. La loro è tra le poche iniziative in Italia che hanno saputo coniugare l’idea di Coworking e di Bed&Breakfast. Sono stati inseriti nella piattaforma online dedicata a questa tipologia di condivisione. http://www.bedandbreakfastandcoworking.it Altri casi concreti provengono dall’esperienza di Talent Garden, che mette a disposizione un grande spazio di Coworking in cui le persone sono unite da un idea comune, la passione per il web,  https://talentgarden.org/ Il Coworking rappresenta una valida alternativa per chi desidera mettersi in proprio ma non dispone di un immobile suo, né ha capitali da investire, né ha una solida esperienza lavorativa sul mercato tale da consentirgli di accedere al credito. Pertanto con questa formula di lavoro è possibile ammortizzare i costi legati all’apertura di un’attività; inoltre il Coworking offre la possibilità di scambiare competenze e informazioni in contesti diversificati. Coworking, un contratto in cui un soggetto (concendente) cede in locazione uno spazio attrezzato di lavoro ad un altro soggetto (utilizzatore) per svolgere la propria attività lavorativa. Una locazione parziale che comprende anche tutte o parte delle attrezzature per poter lavorare. Perchè il coworking Un’attività nella cui sede si abbonda di uffici che non sono utilizzati o sale riunioni poco usate, avrebbe necessità di tagliare i costi. Mentre d’altra parte potrebbe esserci qualcuno che ha bisogno di un ambiente di lavoro più confortevole ma che non può sostenere i costi per cambiarlo e migliorarlo, come ad esempio un professionista ad inizio carriera. Il coworking mette in contatto queste 2 tipologie di esigenze: Da un lato di tagliare i costi per spazi inutilizzati; Dall’altra quella di avere uno spazio funzinale e confortevole per poter svolgere la propria professione. Come guadagnare o risparmiare sull’ufficio quando chi ha spazi inutilizzati li da in locazione a chi nè ha esigenza. Il contratto di coworking E’ un contratto di locazione di uno spazio lavorativo attrezzato le cui parti essenziali sono: Una persona fisica o una società proprietaria di un immobile commerciale strutturato per avere postazioni di lavoro (sia fisicamente divise che open space con divisori); Solitamente una persona fisica che svolge una professione intellettuale e che, non potendo sostenere spese troppo elevate per locare un immobile proprio, intende avere una postazione lavorativa temporanea ma fornita anche dell’attrezzature per il proprio lavoro (minimo connessione a internet, scanner, stampanti, pc, etc..). Nel contratto vanno definite tutte le attrezzature che il concedente fornirà, il tempo della locazione della postazione e soprattutto il canone che l’utilizzatore dovrà pagare. Guadagnare e risparmiare sull’ufficio Il concedente incasserà un canone definito nel contratto a fronte della messa a disposizione del proprio ufficio, cosi taglierà i suoi costi con un entrata, mentre l’utilizzatore potrà godere di una postazione lavorativa attrezzata risparmiando sulle spese fisse che avrebbe per avere un immobile suo oltre ai costi per attrezzare l’ufficio. Spesso gli immobili strutturati per ospitare postazioni di lavoro sono dotati anche di sale riunioni che possono essere prenotate dagli utilizzatori delle postazioni con una spesa extra quantificata solitamente ad ore. Una soluzione innovativa Una tendenza partita nelle grandi metropoli statunitensi che si sta diffondendo a macchia d’olio anche dalle nostre parti. Oltre a una soluzione per guadagnare o risparmiare sull’ufficio, noleggiare una postazione di lavoro in uno spazio condiviso con altri professionisti, può stimolare la nascita di sinergie lavorative, amicie e comunque conoscenze interessanti. Non solo coworking ma  la completa condivisione degli spazi con la natura. Ora che il fenomeno del coworking è molto diffuso in tutto il mondo, vengono creati anche spazi capaci di essere eco-sostenibili, e questo sembra essere un vantaggio non solo per l’ambiente ma anche per chi lavora al suo interno. Esempi di Coworking Eco-sostenibile Ci sono già alcuni esempi di questa teoria, come quella di Lisbona, nel Mercado da Ribeira, dove c’è Secondhome, un’azienda britannica che offre una delle forme più belle di coworking al mondo. Gli interni sono stati progettati e realizzati da Lucía Cano e Josè Selgas, fondatori dello studio di architettura SelgasCano, e sono una vera serra. Come sono gli interni di Secondhome Tra un PC e l’altro, è un tavolo social lungo più di 70 metri sopra il quale ci sono circa 1.000 piante, sicuramente molto belle dal punto di vista estetico. La struttura porta inoltre innumerevoli benefici ai coworker come il miglioramento dell’aria comune che a questo punto diventa molto salubre oltre alla riduzione del rumore si garantisce un maggiore senso di benessere. Gli spazi di coworking all’avanguardia a Londra Anche Londra può vantare il taglio di spazi di coworking all’avanguardia, con Huckletree che, oltre a prestare attenzione al risparmio energetico, Offre ai coworker un ambiente luminoso decorato con piante e mobili realizzati con materiali totalmente riciclati. Coworking negli Stati Uniti Infine, negli Stati Uniti, e in particolare a Denver, ci sono Green Spaces, costruiti con materiali che rispettano l’ambiente e che, tra le altre cose, prestano la massima attenzione al corretto trattamento dei rifiuti. La presenza di pannelli solari, che sono ben posizionati sul tetto della struttura, la rendono energeticamente autosufficiente, e questo è un importantissimo valore aggiunto. E’ importante che i contratti di Coworking siano allineati con la legislazione vigente visto che il 25 maggio 2018 è entrata in vigore la normativa in merito al Nuovo Regolamento Europeo sulla Privacy. E’ possibile prendere visione di tutti gli aspetti della nuova normativa privacy sul sito di http://www.garanteprivacy.it/ Se anche a te entusiasma l’idea di creare uno spazio di  Coworking non esitare a contattarci per una consulenza!
9 Novembre 2019
Fondo perduto: Cos’è e Come trovarlo

Finanziamenti a fondo perduto – Richiesta, limiti e consigli

i Finanziamenti a fondo perduto servono da stimolo e da incentivo per i giovani che vogliono avviare una nuova impresa, ecco come finanziarsi a fondo perduto i Finanziamenti a fondo perduto: Il fondo perduto è un finanziamento che serve da stimolo e da incentivo per i giovani che vogliono avviare una nuova impresa o che vogliono ampliarne una già costituita. Caratteristiche dei finanziamenti a fondo perduto La peculiarità del fondo perduto è che non è prevista la restituzione dell’importo concesso. Però i bandi, in alcuni casi e a certe condizioni, ricorrendone anche i requisiti, possono prevedere una restituzione parziale del capitale finanziato. In genere, però i finanziamenti che promuovono lo sviluppo economico e l’autoimpiego nel Paese sono a fondo perduto. Tali finanziamenti possono essere finanziati da fondi europei, statali, regionali, dalle province, dai comuni ma anche dai fondi nazionali gestita da Invitalia. Tipologie e richiesta di finanziamenti a fondo perduto Esistono diverse tipologie di finanziamenti, alcuni sono rivolti a donne per favorire l’imprenditoria femminile, altri a giovani dai 30 ai 35 anni che risiedono in zone d’Italia più svantaggiate nel settore occupazionale. Periodicamente gli enti istituzionali provvedono a pubblicare i bandi, accessibili mediante i rispettivi siti online, www.invitalia.it La domanda va presentata telematicamente, alla stessa va allegata un buon business plan. In genere per la sua corretta redazione ci si fa aiutare da un professionista del settore, un dottore commercialista, un avvocato o un consulente finanziario. Inoltre i prestiti a fondo perduto possono essere cumulati tra di loro, cosicché è possibile che un giovane riceva fondi sia per l’apertura della sua start up che successivamente per la crescita e lo sviluppo della sua impresa. Limiti, vincoli e obblighi dei finanziamenti a fondo perduto Chi riceve il prestito a fondo perduto è tenuto ad osservare alcuni obblighi inderogabili. Innanzitutto il giovane deve garantire, per un periodo di 5 anni, l’esercizio dell’attività per la quale ha ottenuto il finanziamento, che decorre dalla data del suo inizio effettivo. Allo stesso modo, deve mantenere, contemporaneamente, anche la sede operativa dell’impresa nei territori agevolati. Inoltre, gli stessi beni oggetto dell’agevolazione hanno un vincolo di destinazione che non può essere modificato da quello per il quale sono stati acquistati, sempre, per un periodo minimo di cinque anni dalla data di effettivo esercizio dell’attività e fino all’estinzione del mutuo. Nuove imprese finanziate a tasso zero Il decreto MISE 140/2015 ha previsto per i giovani dai 35 anni e le donne che hanno creato da meno di dodici mesi un‘impresa la possibilità di accedere ai finanziamenti agevolati per investimenti a tasso zero. Le rate sono semestrali e saranno restituite in otto anni. L’impresa deve coprire l’investimento con risorse proprie o ricorrendo ad un finanziamento esterno pari al 25% delle spese ammissibili complessive, ma non un finanziamento pubblico. Le spese ammissibili sono quelle relative all’investimento a partire dalla data in cui l’impresa è stata costituita, o la domanda è stata presentata. Oggetto delle spese ammissibili sono l’acquisto di beni materiali come i fabbricati, macchinari, impianti, software, terreni aziendali e beni immateriali come i marchi, i brevetti, le licenze, i corsi di formazione dei propri collaboratori. Storie di successo nei finanziamenti a fondo perduto Un’idea di start up senz’altro innovativa e curiosa arriva da Milano, nel 2015 nasce Uman, una start up che opera nel settore dei servizi alla persona, un maggiordomo digitale attivo h24 che ritira e consegna vestiti, scarpe e accessori sia a casa che in ufficio. Per usufruire del servizio è sufficiente prenotare tramite una piattaforma online, accedendo al sito http://myluman.com/ e al massimo in 48 sarete soddisfatti. Questo servizio è attivo su Roma, Torino, Milano, Bologna, Firenze. Trai maggiori clienti troviamo Accenture, Dolce & Gabbana, Fastweb, Generali, Banca Intesa, Hogan, Zurich, Microsoft etc. Questo servizio nasce per andare incontro alle esigenze di chi non ha tempo per dedicarsi ai servizi quotidiani. A Roma invece nasce CUC, un’app molto divertente, che si scarica sul proprio smartphone, ma anche sul proprio PC, https://cuc.bio/, consente in pochi click di ricevere direttamente a casa gli ingredienti per il proprio piatto preferito. Gli ingredienti arriveranno a casa già pesati e puliti pronti per preparare il piatto per il numero di persone desiderate. Consigli sul finanziamento a fondo perduto In genere le startup, nuove imprese a tasso zero, più promettenti sono proprio quelle sostenute da Invitalia grazie ai finanziamenti e ai riconoscimenti concessi. Per merito dei finanziamenti a fondo perduto sono stati creati nuovi posti di lavoro, fondati principalmente sull’autoimpiego e sull’autoimprenditoria. I dati sono incoraggianti, perché non richiedi anche tu una consulenza, per fatti guidare, e consigliare, da professionisti esperti nella scelta della tua start up?
7 Novembre 2019
Startup Pitch: Cos’è e come scriverne uno perfetto

Elevator pitch: Come scrivere uno perfetto

Elevator pitch: è la parola più usata dagli startupper e dagli Investor della Silicon Valley. Nelle attività di Crowd Funding il Pitch è il più importante Elevator pitch è la parola più usata dagli startupper e dagli Investor della Silicon Valley. Nella tua attività di Crowd Funding, Elevator pitch equivale al momento più importante. Se sei riuscito a trovare un investitore per la tua Startup è necessario incontrarlo e spiegarli cosa fai… giusto? Bene, il “colloquio” che avrai con lui si chiama Elevator pitch. Ognuno lo affronta a suo modo, per questo ogni pitch ha una storia a se. Definizione tecnica di elevator pitch Il primo colloquioviene tecnicamente definito L’Elevator Pitch e rappresenta invero il colloquio breve, ovvero una 30na di secondi entro i quali dovrai riuscire ad incuriosire il probabile acquirente in maniera tale che ti possa dare un altra possibilità per approfondire il discorso. Dovrai riuscire quindi a farti dare un suo bigliettino da visita o il suo contatto Linkedin . Gli Elevator Pitch solitamente si svolgono durante attività di Networking, o aperitivi serali, molto frequenti in Silicon Valley . Dovrai quindi essere davvero bravo ad incuriosirlo in soli 30 secondi . Devi essere scaltro, l’ Elevator pitch vero e proprio si tenta in un momento di relax, e potresti riuscire a favorire l’ingresso di un Investitore nella tua CAP TABLE! La capitalization Table? Già, siete obbligati a redigerla ancor prima di costituire la Vostra Startup. Si tratta del biglietto da visita della vostra società e potrebbe deciderne il futuro. Ma torniamo alla startup pitch. A cosa serve quindi? cercherò di spiegarvelo con parole semplici: aiuta gli imprenditori a far emergere le loro aziende da una spietata concorrenza. Le startups necessitano più di una buona idea imprenditoriale per avere successo: gli imprenditori devono convincere le persone a investire nella loro attività in un mercato sempre più competitivo. Di seguito vi proponiamo alcune spiegazioni dettagliate ed alcune sezioni fondamentali al fine di offrire alcune linee guida ed esempi pratici per lo sviluppo di una startup pitch al limite della perfezione. Come proseguire elevator pitch Il primo passo per la creazione del pitch deck è quello di individuare le finalità e iniziare a organizzare come comunicare ogni elemento importante nella maniera più funzionale: è bene avere non solo un pitch deck, ma prepararne diversi in base allo scopo necessario, in modo da essere pronti con il materiale giusto per cogliere l’occasione all’apertura di un bando o durante un appuntamento di networking. Assicurati di ricercare e ricontrollare ogni dettaglio della tua presentazione. Devi avere una Conoscenza profonda del tuo prodotto o del tuo servizio, del mercato in cui operi e di come queste due aree interagiscono. “Qual è il tuo vantaggio competitivo?” “Mostra agli eventuali “Investitori” di come ciò che stai loro proponendo sia migliore di quello che offrono i tuoi concorrenti o, quantomeno, di come sia diverso ed irresistibile. Il design ad esempio ( guadra questo link https://piktochart.com/blog/startup-pitch-decks-what-you-can-learn/ ) potrebbe essere un eccellente punto di partenza. Deve per forza di cose differenziarsi dalla concorrenza. La grafica va ricercata, deve assolutamente catturare l’attenzione del pubblico. Presta attenzione a come mostri visivamente la tua startup. Questa è l’era delle startup da miliardi di dollari come Tumblr e Fab, che pur avendo “un design semplice, sono belle e intuitive. Un altro punto importante è essere sintetici. Tieni presente che i venture capitalist e gli angel investor vengono presentati ogni giorno. Quindi avrai bisogno di qualcosa di unico e irresistibile per catturare la loro immaginazione e attenzione. Assicurati di fornire buone immagini per aumentare le probabilità che si tratti della tua azienda, inoltre è di estrema importanza una buona biografia aziendale su Twitter , fornendo una spiegazione breve e sintetica del tuo lavoro. Devi rendere comprensibile al visitatore/acquirente chi sei e cosa fai, ancor meglio se lo fai con un video esplicativo che non lasci trapelare altro che sano ottimismo, sicurezza, lealtà e riesca ad infondere fiducia in un eventuale investitore. Sii creativo, sii fantasioso, trova idee che dimostrino inequivocabilmente la validità del tuo prodotto. Una start-up intelligente saprà presentare la tua azienda in maniera impeccabile. ( guarda questo esempio https://s3.amazonaws.com/codeity/deck.pdf ) Esempio di elevator pitch Elevator pitch: Inizia dalla diapositiva 1: Nome + Logo aziendale + Linea di base + Visione. Per proseguire con tutte le altre: Elevator pitch: Diapositiva 2: Assicurati di spiegare chi è nella squadra operativa. Noterai che non hai ancora descritto il tuo prodotto. Va bene. Descrivi con precisione il tuo team, l’esperienza, le specialità e i ruoli all’interno dell’azienda. Sentiti libero di aggiungere hobby per evidenziare il tuo temperamento. Ci devono essere almeno due soci per avere successo: 1 addetto alle vendite + 1 persona tecnica o 1 persona prodotto + 1 persona tecnica. L’ideale sarebbe una squadra composta da tre soci: La persona responsabile delle vendite / marketing + la persona tecnica + la persona prodotto. o la persona tecnica + la persona prodotto + la persona affari / finanza . Ovviamente puoi reclutare le abilità necessarie più tardi, ma niente batte una buona squadra di soci fondatori coesi e complementari. Elevator pitch: Diapositiva 3: spiega molto chiaramente il tuo prodotto. Devi essere il più chiaro possibile, idealmente tua nonna dovrebbe poter comprendere ciò che scrivi per intenderci, infatti alcuni investitori potrebbero non essere più competenti di tua nonna su alcuni argomenti. Elevator pitch: Diapositiva 4: mostra il prodotto. Dovresti assolutamente mostrare il tuo prodotto. Alcuni strumenti ti permettono di creare simulazioni come Balsamiq Mock-up, ma idealmente vuoi presentare il design del progetto o il tuo sito online. Elevator pitch: Diapositiva 5: previsioni economiche e di ridimensionamento. Fornire il seguente: • Entrate per transazione • Margine lordo per transazione. • Margine netto per transazione. • Transazione pianificata per unità di tempo (giorno, mese) … • Costo di acquisizione (per ciascun canale). Ad esempio, se si dispone di un sito Web di e-commerce, i costi di spedizione diminuiranno all’aumentare del volume. Lo stesso vale per tutti i costi operativi quando si ottengono economie di scala. Se il tuo servizio richiede un alto livello di risorse (server, larghezza di banda, ..) è probabile che i tuoi costi diminuiscano anche nel tempo. Per renderlo più semplice presentalo in 2 parti: prima di ridimensionarlo e dopo il ridimensionamento. L’obiettivo potrebbe essere quello di capire quanto guadagni effettivamente su ogni transazione ad esempio. Elevator pitch: Diapositiva 6: Descrivi la situazione del progetto e i progressi attuali. Dove sei nella tua roadmap? Il sito / prodotto è pronto? Già lanciato? Da quando? Hai già clienti? Elevator pitch: Diapositiva 7: numeri. Se il tuo servizio è già in diretta o vendita di prodotti … quanti clienti hai? Quante entrate hanno generato negli ultimi 30 giorni? Gli ultimi 12 mesi? Dal momento del lancio del progetto? Qual è il costo di acquisizione del tuo cliente / utente finora? Fornisci quante più figure significative che puoi. Questa è la diapositiva più importante. In poche parole, dimostra che le entrate generate con i tuoi clienti sono più importanti del costo per acquistarle. Se il tuo modello non funziona ancora, descrivi praticamente perché pensi che funzionerà nel lavoro futuro. Elevator pitch: Diapositiva 8: dimensioni del mercato. Gli investitori AStartup vogliono fare almeno 10X su ciascuno dei loro investimenti. Devi dimostrare di essere in un grande mercato e che la tua azienda può diventare grande. Un VC tipico non sarà interessato a un’attività che può generare entrate inferiori a $ 100 milioni entro 3-5 anni. Il tuo dimensionamento del mercato deve essere realistico. Elevator pitch: Diapositiva 9: ​​ descrivi la strategia di distribuzione internazionale (se presente). È bello progettare la conquista del mondo, ma come sai non è mai semplice. Spiega in modo specifico come verrà distribuito il tuo prodotto in altri paesi. Elevator pitch: Diapositiva 10: menziona tutti i concorrenti diretti e i fattori di differenziazione. Un investitore dovrà verificare il proprio ambiente competitivo prima di investire. Non nascondere concorrenti da noi perché verrai accusato di non conoscere il tuo mercato. Descrivi la tua vera posizione nel panorama competitivo. Elevator pitch: Diapositiva 11: le tue previsioni finanziarie. Fornisci i dettagli delle tue spese e entrate nei prossimi 3 anni. Mostra qualcosa di semplice ma abbastanza dettagliato per determinare se il tuo approccio è realistico. (Excel ti permette di sognare, ma vendere un prodotto B2B a 5000 clienti all’anno con 3 rappresentanti di vendita può essere difficile). Cose da ricordare nell’elevator pitch: Quando pensi di avere un’idea bella e intuitiva, un’idea da un miliardo di dollari, accertati che le persone capiscano il tuo messaggio! Devi essere certo che arrivi al destinatario. Le buone idee devono essere raccontate in modo logico, quindi la tua presentazione deve avere un senso. Tutte le buone idee necessitano di un’introduzione, una storia principale e un finale grandioso. Poniti delle domande. Cosa ti aspetti dal tuo pubblico dopo il lancio? Che cosa sta cercando il pubblico? Quali potrebbero essere i prossimi passi fattibili? Assicurati di attivare e coinvolgere il tuo pubblico durante la parte finale della presentazione. Effettua interviste o sondaggi ai tuoi clienti ! Elevator pitch e la motivazione Mostra la tua esperienza, mostra perché sei la persona giusta . Devi palesare innata sicurezza nel tuo settore / business / argomento. Devi essere in grado di rispondere ad ogni singola domanda . Behemoth come Facebook e YouTube fino ad arrivare a Buffer, insieme queste startup hanno raccolto milioni di dollari e ora valgono miliardi! Vuoi un altro esempio? Airbnb è una piattaforma che consente alle persone di elencare, trovare e affittare alloggio. Questa azienda il più grande successo di startup del nostro tempo. Il pitch deck di Airbnb è diventato un punto di riferimento per gli imprenditori di tutto il mondo. Come? Attirando semplicemente il pubblico. Devi descrivere la tua attività utilizzando il minor numero possibile di parole. Immagina di raccontare a una bambina di 5 anni di cosa tratta la tua azienda. Guy Kawasaki ,annoverabile tra i grandi maestri dell’innovazione. è noto in Italia sopratutto come autore del libro best seller “L’arte di chi parte bene)”, Kawasaki è un manager, un imprenditore, un investitore, saggista e evangelista della Silicon Valley che ha saputo ispirare e insegnare come si fa startup a moltissimi imprenditori. Consigliatissimo il suo blog, nel quale troverai alcune spiegazioni che possono aiutarti nella compilazione del pitch deck. Fondamentale la conoscenza che Guy ha acquisito da Apple, avviando più società, lavorando come venture capitalist e consigliando dozzine di aziende. infine mi preme segnalarti questo sito che tiaiuta a costruitre la tua pitch con un esperto Co-Founder di una delle startup entrate nel training dell’edizione 2014 dello Startup Award, Ekoodo, Maurizio La Cava è anche un esperto di “Presentation Design” e con la sua MLC-Design aiuta startup e grandi aziende a creare pitch presentation efficaci. Ecco alcune ottime indicazioni, estratte da un suo articolo, del quale consigliamo la lettura integrale, per non perdersi nella costruzione di un pitch e nella creazione della presentazione che lo accompagna. Conclusioni “Presentare la propria startup agli investitori è un’arte”. Questo non significa che non vi siano “tecniche” e regole da conoscere e seguire. Maurizio ha analizzato gli Elevator pitch deck di startup del calibro di AirBnB, LinkedIn, Tinder, Buffer, e li ha messi a confronto con la letteratura.
6 Novembre 2019
il Mentor nelle startup: Ecco chi è cosa fa

Mentor startup: chi è e cosa fa il mentore

Il Mentor nelle startup è il professionista che segue l’imprenditore nella sua fase iniziale del progetto, partendo dalla sua idea Il Mentor nelle startup è il professionista che segue l’imprenditore nella sua fase iniziale del progetto, partendo dalla sua idea allo stato embrionale fino allo sviluppo della stessa e alla costruzione dell’impresa vera e propria. significato mentore e ruolo del mentor startup Il ruolo del Mentor è quello di guidare, di consigliare, di accompagnare, di predisporre all’azione l’imprenditore indeciso e inesperto ma con tanta grinta, determinazione e un idea brillante in tasca. Già nella mitologia greca, nell’Odissea, esisteva la figura del Mentore; infatti al Mentore Ulisse affida Telemaco, suo figlio, prima di partire per la guerra di Troia. Il Mentore ha un ruolo chiave nelle startup che devono saper coniugare innovazione e digitale insieme, secondo processi standardizzati. Competenze mentor startup non è l’esperienza professionale o manageriale che qualifica il Mentore; la differenza è data dal metodo, al fine di acquisire il metodo vengono organizzati corsi dall’Entrepreneurship Innovation&Startup (EI&S) strutturati in tre fasi che prevedono il passaggio dalla teoria, alla pratica e infine all’esperienza diretta con startup ad alto livello tecnologico. I costi dei corsi organizzati dalla School of Management del Politecnico di Milano e il PoliHub sono abbastanza accessibili a tutti, se pensiamo che il prezzo è pari a 1.800,00 + IVA a fronte di un eventuale e immediato inserimento lavorativo in tali contesti. Requisiti del mentor startup oltre ad essere già esperti di un settore, come può essere la materia previdenziale, la consulenza del lavoro, la consulenza fiscale, il contenzioso tributario, oppure l’area del e-Commerce e Web Marketing, del Digital Strategy e Crowdfunding, è di fondamentale importanza specializzarsi. Occorre seguire percorsi training di tre giorni e fare pratica otto settimane a stretto contatto con una startup al fine di acquisire l’attestato di Startup Expert per proporsi come Mentor e Advisor di startup prendendo altresì confidenza con concetti inerenti alla corporate entrepreneurship; successivamente è possibile seguire un percorso privilegiato di 4 mesi riservato a coloro che hanno seguito i precedenti corsi allo scopo di essere inseriti e lavorare all’interno di startup incubate che hanno bisogno di implementare e realizzare praticamente il loro modello di impresa. Modalità di affiancamento e pagamento del mentor Il Mentor deve aiutare la startup a preparare un pitch deck, un documento redatto sotto forma di slide, da presentare agli investitori per poter partecipare ai bandi indetti dagli incubatori in Italia o all’estero. L’idea deve essere chiara, organizzata, incisiva, attraente tale da suscitare l’attenzione e la curiosità l’investitore. Di norma, è consigliabile redigere due pitch: uno generale composto da una decina di slide, che parla dell’origine dell’idea, del mercato a cui si rivolge, della modalità della monetizzazione e dei tempi per raggiungere gli obiettivi. Uno semplificato, perfettamente in aderenza con il bando a cui si intende partecipare, qualora si configura la possibilità di presentarlo di persona, che racchiude i concetti fondamentali e funzionali al progetto. In entrambi i casi vanno redatti in lingua italiana e in lingua inglese. Il Mentore deve comunicare il progetto su note piattaforme mondiali di crowdfunding. Deve, infatti, organizzare delle mirate campagne di raccolta fondi online al fine di ricevere finanziamenti. Coloro che decidono di investire nell’idea potranno diventare soci sottoscrivendo quote di capitale della società, dando luogo ad un aumento di capitale a titolo oneroso; oppure potranno ricevere una ricompensa, in cambio, se il progetto avrà successo; dunque la startup elargirà il compenso al professionista sotto una nuova forma innovativa di pagamento, definita “work for equity“. Disciplina normativa sul work for Equity Il Decreto Crescita 2.0 (D.L 18.102012 n.179) con l’art. 27 comma 1, 2, e 3 ha voluto tutelare i compensi ricevuti da amministratori, dipendenti e collaboratori continuativi da parte di start-up, nei quattro anni dalla loro costituzione, prevedendo che tali redditi fossero esenti dal pagamento delle imposte dirette e dagli altri obblighi contributivi. Di recente è intervenuta anche una Circolare dell’Agenzia delle Entrate 11.06.2014 n. 16/E precisando che tra i soggetti beneficiari possono rientrare solo i collaboratori continuativi e non anche quelli occasionali, il cui reddito rientra nell’ambito dei redditi diversi. Esempio startup Yakkyo Un notevole caso di successo è l’esperienza di un imprenditore barese, Giovanni Conforti, che ha digitalizzato la sua attività di importazioni dalla Cina, riuscendo a conquistare nuovi clienti grazie alla piattaforma di crowdfunding Mamacrowd. Nel 2016 ottiene un primo investimento pari a 80.000,0 da parte di L-Venture. Più tardi supera la soglia minima di raccolta prevista e raggiunge ben 260.000,00 euro raccolti sulla piattaforma. La sua salita non conosce tregua perché l’imprenditore mira ad ottenere nuovi investimenti privati superiori al milione di euro. Alla luce di quanto hai letto e che ti consiglio di approfondire, visionando anche i link che seguono, la raccolta di fondi, tramite piattaforme digitali, rappresenta un occasione preziosa e un’alternativa moderna, alle modalità tradizionali di reperimento capitali, per dare vita alla propria startup. Con le Startup scoprirai un nuovo modo di lavorare: innovativo, moderno e tecnologico!   Circolare dell’Agenzia delle Entrate 11.06.2014 n. 16/E Art. 27 comma 1, 2, e 3 del Decreto Crescita 2.0
5 Novembre 2019
Prestiti a fondo perduto

Invitalia resto al sud

Invitalia resto al sud: Resto al Sud è un uno dei prestiti a fondo perduto, introdotto dal DL 91/2017, pensato appositamente per i giovani del sud in difficoltà Invitalia resto al sud è uno dei prestiti a fondo perduto, introdotto dal DL 91/2017, pensato e studiato appositamente per i giovani che hanno difficoltà ad inserirsi nel modo del lavoro, a causa della grave congiuntura economica che ha colpito il nostro Paese, negli ultimi anni e che penalizza alcune zone geografiche, soprattutto nel Mezzogiorno. Questa tipologia di finanziamento agevolato favorisce l’autoimpiego, contribuisce all’autodeterminazione del singolo definendone compiti e responsabilità e valorizza le risorse già presenti nel territorio donando loro nuova linfa. Requisiti di accesso a invitalia resto al sud Con la circolare n. 33/2017 emanata dal Dipartimento per le politiche di Coesione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sono stati stabiliti i requisiti degli incentivi rivolti ai giovani. Per poter usufruire di questi, prestiti a fondo perduto, bisogna aver compiuto la maggiore età, ossia 18 anni e non aver superato i 35 anni di età per chi decidesse di iniziare una nuova attività o chi avesse già avviato un’impresa. Occorre essere residenti in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Non aver tratto vantaggio da altri contributi per autoimprenditorialità (self employment) negli ultimi 3 anni; non essere stati assunti con un contratto a tempo indeterminato per la durata dei prestiti a fondo perduto; non essere già titolari di un’altra attività di impresa attiva; non essere titolari di un rapporto di lavoro subordinato, a tempo indeterminato, per tutta la durata dei prestiti a fondo perduto; non essere titolari di attività professionali e commerciali. Come funziona invitalia resto al sud Tutti coloro che sono interessati a ricevere prestiti a fondo perduto, dopo aver verificato il possesso dei requisiti, potranno dal giorno 15 gennaio 2018, compilare la domanda telematicamente sul sito di Invitalia corredata dal proprio progetto imprenditoriale. E’ fondamentale inviare il progetto firmato digitalmente e seguito da un indirizzo di posta elettronica certificato (PEC) Successivamente il progetto presentato sarà esaminato. Qualora Invitalia si esprima positivamente, i giovani potranno accedere a due agevolazioni. E’ importante ricordare che non è prevista una data di scadenza per la presentazione delle domande, perché si terrà conto del loro arrivo in ordine cronologico. Le agevolazioni di invitalia resto al sud Contributo a fondo perduto che copre il 35% delle spese ammissibili concesso da Invitalia. Finanziamento bancario a tasso zero al 65% delle spese ammissibili, che va restituito in 8 anni. Concesso da una banca aderente alla convenzione tra Invitalia e ABI, e garantito per l’80% dal Fondo di garanzia per le PMI. E’ possibile ricevere fino a un massimo di 50.000 euro. Se il progetto è presentato da più persone è possibile richiedere 50.000 euro per ognuno, fino a un massimo di 200.000 euro. Invitalia resto al sud, quali spese ammissibili Tra le spese ammissibili rientrano le spese per la ristrutturazione di immobili che non devono superare il 30% della spesa totale; le spese destinate all’acquisto di impianti, macchinari e attrezzature e software informatici; le spese per l’acquisto di materie prime, materiali di consumo, canoni di locazione e tute le garanzie assicurative, non devono superare il 20% del totale della spesa. Diversamente, sono escluse tutte le altre spese inerenti alle consulenze tecniche di periti, architetti, ingegneri in merito alla progettazione e alla consulenza del lavoro circa i costi dei dipendenti. Esempio pratico di prestiti a fondo perduto invitalia resto al sud Vi voglio parlare brevemente di due casi che mi stanno particolarmente a cuore perché vedono come protagonisti due imprenditori di successo accomunati da un’unica origine di provenienza la regione Puglia e lo stesso desiderio di rivincita. La prima startup vede al timone Maria Rita Costanza, già nota per il format tv Shark Tank, che con la collaborazione del marito ha fondato la Macnil, azienda di informatica, specializzata in sistemi di smart city, digital mobile marketing, telemedicina e geolocalizzazione, entrata a far parte del Gruppo Zucchetti. L’altro caso ha come protagonista il giovanissimo pugliese Gianluigi Parrotto, che ha creato Renewable, una startup innovativa che progetta e vende online pale eoliche da montare sui tetti delle case. Ha destato l’attenzione del gruppo americano Air che l’ha rilevata per 5 milioni e mezzo di euro. In conclusione, voglio precisare, che trattandosi di un bando pubblico, Invitalia ha a disposizione due mesi per valutare il merito e il possesso dei requisiti, perciò consiglio di preparare con cura il progetto e di farsi aiutare, in caso di dubbi, dagli esperti di enti accreditati con Invitalia. Puoi trovare l’elenco disponibile sul sito di Invitalia. resto al sud è l’incentivo introdotto dal Decreto Mezzogiorno che sostiene la creazione di nuove attività imprenditoriali per la produzione di beni e servizi avviati dai giovani nelle regioni meridionali. Il budget totale è di 1.250 milioni di euro. A chi è indirizzatoresto invitalia resto al sud I benefici di Resto al sud sono rivolti ai giovani tra i 18 ei 35 anni che: risiedono in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia al momento della richiesta di finanziamento; non hanno un rapporto di lavoro permanente durante l’intera durata del prestito; non hanno un’altra attività commerciale in funzione. Possono richiedere finanziamenti le aziende, incluse cooperative, singole società costituite dopo la data del 21 giugno 2017 e il gruppo di persone che si trovano entro 60 giorni (o 120 se vivono all’estero) dopo la valutazione positiva. Incentivo economico resto al sud Ogni richiedente di Resto al sud può ricevere un prestito massimo di 50 mila euro. Nel caso in cui la domanda provenga da più argomenti, già stabiliti o costituiti, il finanziamento massimo è pari a 200 mila euro. I progetti imprenditoriali possono avere un programma di spesa con un valore massimo di 200 mila euro. I benefici coprono il 100% delle spese e includono: contributo a fondo perduto è pari al 35% del programma di spesa; Finanziamento bancario, pari al 65% del programma di spesa, concesso da un istituto di credito che aderisce all’accordo tra Invitalia e ABI, garantito dal Fondo di garanzia per le PMI. Gli interessi sui prestiti sono coperti da un contributo in conto interessi. Il prestito bancario deve essere rimborsato in 8 anni, di cui 2 per rimborsi precedenti. Attività che possono essere finanziate con resto al sud interventi per la ristrutturazione o la manutenzione straordinaria di immobili (massimo 30% del programma di spesa); impianti, attrezzature, nuovi macchinari; programmi per computer e servizi di TLC (tecnologia dell’informazione e telecomunicazioni); altre spese per avviare l’attività (materie prime, beni di consumo, servizi pubblici e affitti, tassi di leasing, garanzie assicurative fino ad un limite massimo del 20% del programma spese). Le spese di progettazione, le spese di consulenza e i costi relativi ai costi del personale non sono ammissibili. Come inviare la domanda di resto al sud Le domande per Resto al sud possono essere inviate a partire dal 15 gennaio 2018, esclusivamente online, attraverso la piattaforma web Invitalia. Devi registrarti sulla piattaforma dedicata all’agevolazione Resto al sud, avere una firma digitale e un indirizzo email certificato (PEC). L’applicazione consiste nel piano aziendale che sarà completato online e nella documentazione che verrà allegata, secondo i moduli sul sito. Le domande sono valutate in ordine cronologico di arrivo entro 60 giorni dalla data di spedizione da avviare dopo il 15 gennaio 2018. Aggiornamenti e dettagli su come richiedere i fondi verranno rese disponibili tramite il form di contatto Ricordiamo, inoltre, che sono stati messi a disposizione 1.250 milioni di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, dunque affrettatevi, non perdete questa occasione, potrebbe essere quella giusta! Circolare 22 dicembre 2017, n. 33 Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2017 DL 91/2017
27 Ottobre 2019
Incubatore startup

Incubatore startup certificato

L’incubatore startup certificato contribuisce mediante una serie di servizi di valore ad ampliare lo sviluppo e la crescita della tua azienda Incubatore startup – Gli incubatori startup certificati contribuiscono, mediante una serie di servizi, ad ampliare lo sviluppo e la crescita della tua azienda. L’incubatore startup certificato può identificarsi in una società di capitali che apporta enormi benefici anche in ambito di relazioni aziendali ed offre la possibilità ai neo imprenditori di fare carriera nel mondo del business e commercio. Requisiti incubatore startup Un requisito necessario per l’esistenza dell’incubatore startup certificato è la sua iscrizione all’interno del registro delle imprese. Grazie alla certificazione su tale registro, infatti, l’incubatore può ottenere il diritto societario oltre ad una vasta gamma di agevolazioni fiscali. Servizi di agevolazione per l’incubatore startup certificato Se hai effettuato la certificazione dell’incubatore all’interno del registro delle imprese, l’incubatore startup avrà diritto ad una serie di agevolazioni. Nel caso in cui venisse costituito sotto forma di società a responsabilità limitata, ad esempio, esso ha la possibilità di offrire contributi finanziari finalizzati alla costruzione di servizi ed opere. Inoltre, l’incubatore startup certificato può essere esonerato dal pagamento del diritto annuale indirizzato alle Camere di Commercio e dall’imposta di bollo. Per gli incubatori startup certificati, in possesso di un contributo non inferiore ai 2,5 milioni di euro, potrai ricevere un ingresso gratuito all’interno del Fondo Centrale di Garanzia. Il ruolo dei manager dell’incubatore startup certificato I manager rappresentano una figura professionale di estrema importanza all’interno di un’azienda perché, grazie alla loro preparazione ed esperienza in ambito economico, essi apportano enormi vantaggi all’attività economica in maniera efficiente e tempestiva. Remunerare il personale startup e credito d’imposta Per gli incubatori certificati delle start up innovative potrai ricompensare i tuoi dipendenti, come ad esempio gli amministratori, i commercialisti e i collaboratori, mediante quote di partecipazione. Inoltre, gli incubatori certificati hanno diritto ad utilizzare il credito di imposta verso i dipendenti dottorati o in possesso di laurea magistrale. Il credito d’imposta, però, viene concesso fino ad un valore massimo di 200.000 euro e dipende dall’assunzione in azienda di un personale qualificato. Cosa aspetti a beneficiare di questa serie di vantaggi e chiederci una consulenza personalizzata?
25 Ottobre 2019
Start up innovative senza notaio: Come costituirla online

Startup innovative – requisiti, quote e fisco

Startup innovative: mini guida su finanziamenti, accelleratori, crowdfunding, costituzione, agevolazioni e fisco sulle startup Startup – Agevolazioni fiscali, attenzione al mondo dell’università e della ricerca, sviluppo di nuove tecnologie: questi gli obiettivi con cui, nel 2012, il ministero dello Sviluppo economico ha introdotto la nuova forma societaria della start up innovativa. Le nuove normative hanno dato il via ad un boom delle registrazioni tramite procedure online, delle persone occupate e delle risorse finanziarie. L’azienda start up innovativa è stata introdotta dal Decreto legge 179 del 2012: parliamo di una società di capitali (sapa, spa o srl) o di una cooperativa residente in Italia (anche con una sola filiale) che si occupa di sviluppare, produrre o commercializzare beni o servizi dall’altro valore tecnologico. Per poter essere considerata una start up innovativa, l’azienda non deve avere più di 60 mesi di vita, il valore della produzione non deve superare i 5 milioni di euro. Le azioni della società non devono essere quotate, gli utili non possono essere distribuiti per tutto il periodo delle agevolazioni e la ditta non deve essere frutto di una fusione o di una cessione. Si tratta di caratteristiche, assieme a quelle riguardanti nello specifico le agevolazioni fiscali, assai importanti e ne consegue l’importanza di rivolgersi ad un commercialista fidato per seguire tutte le pratiche in oggetto Requisiti e agevolazioni startup Altro requisito della start up innovativa concerne principalmente l’occupazione e la ricerca. La società deve possedere una privativa industriale oppure impiegare personale dottorandi o dottorati in ricerca e laureati oppure ancora deve investire in spese di ricerca e sviluppo. Solo rispettando una di queste tre caratteristiche l’azienda potrà accedere alle agevolazioni in merito alla copertura delle perdite ed in materia di quote societarie. Se l’obiettivo è lo sviluppo del settore tecnologico, infatti, è presumibile che i mercati possano rispondere inizialmente con diffidenza al core business di una start up che avrà bisogno di un po’ più di tempo per mettersi in sesto. È per questo che il Governo italiano agevola queste imprese permettendo di riportare le perdite superiori ad un terzo del capitale sociale entro il secondo esercizio successivo e non entro quello successivo. Ma non è tutto: se il capitale sociale è ridotto al di sotto del minimo legale, si può attendere l’esercizio successivo per deliberare la riduzione e quindi l’aumento per riportarlo ad una cifra superiore. Quote societarie e crisi startup Al momento della costituzione possono essere previste categorie di quote di partecipazione con diritti specifici, prive di diritto di voto o che attribuiscono questo diritto in maniera non proporzionale o ancora su determinati argomenti in particolari condizioni. Le quote possono essere offerte al pubblico come prodotti finanziari anche attraverso il crowdfunding. E ancora: la società può assegnare, come incentivazioni, quote di partecipazione ai propri collaboratori, dipendenti e amministratori. In caso di crisi dell’azienda la start up non dovrà ricorrere alle normali procedure del fallimento, bensì beneficerà del cosiddetto sovraindebitamento, anch’esso introdotto nel 2012.   I criteri delle startup innovative senza notaio Start up innovative senza notaio, Dal luglio 2016 è possibile non serve più andare dal notaio per costituire una società nel caso in cui rientri nella categoria delle startup innovative. La procedura prevede la possibilità di non dover redigere un atto pubblico, ma di redigere lo statuto e l’atto costitutivo online, da sottoscrivere attraverso la firma digitale. In questo modo si risparmiano tempo e denaro. Tra l’altro va detto che chi investe in una startup può beneficiare di alcune agevolazioni fiscali, così come ci sono vantaggi per la stessa azienda che assume lavoratori a tempo indeterminato. Benefit a parte, se vuoi costituire una startup innovativa online devi sapere che hai diritto a deroghe in relazione al diritto societario. Inoltre non è soggetta al fallimento, ma applica una liquidazione con procedura specifica. Per poter diventare una startup innovativa bisogna creare una società di capitali, una cooperativa, una società a responsabilità limitata anche in forma semplificata, una società per azioni, una società in accomandita per azioni. Non possono accedere a questo tipo di azienda le società di persone. L’innovazione è certamente uno dei fattori più importanti per la crescita del Paese e per questo lo Stato ha deciso di investire in questo ambito, supportando le imprese. Per rientrare nella definizione di startup innovativa e poter approfittare dei benefici, bisogna rispettare alcuni criteri: avere la sede in Italia e svolgere attività sul territorio italiano o in quello dell’Unione europea oppure ancora quello del mercato comune; Non aver distribuito utili ad imprese precedentemente costituite; Avere un bilancio annuale che non supera i 5 milioni di euro; Non essere originata o cedere totalmente o parte dell’azienda, nè partecipare a fusioni e scissioni; Essere attiva, specificato nell’oggetto sociale, nell’ambito della produzione, dello sviluppo o della commercializzazione di servizi e articoli con un elevato contenuto tecnologico, quindi oggetto di innovazione. Inoltre deve avere un investimento di almeno il 15% del valore produttivo in ricerca e sviluppo  o un quinto dei dipendenti con dottorato di ricerca e possedere una brevetto registrato industriale su un’invenzione. La procedura diventare startup Per costituire le Start up innovative senza notaio bisogna: scrivere statuto e atto costitutivo utilizzando il modello messo a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico; far controllare la documentazione da esperti legali; firmare gli atti digitalmente; disporre di un indirizzo di posta elettronica certificata; trasmettere la documentazione alla Camera di Commercio e all’Agenzia delle Entrate; richiedere la partita Iva ed effettuare l’iscrizione al Registro delle Imprese. Un bravo commercialista ti aiuta nel compiere correttamente tutti i passaggi, così da non incontrare problemi o incorrere in sanzioni. Aspetti fiscali startup L’Agenzia delle Entrate prevede una serie di misure che agevolano la nascita di startup innovative, infatti con la circolare 16/E dell’11 giungo 2014, ha dettato le linee da seguire per poterne usufruire. Per tutto il periodo in cui la società ha i requisiti che la identificano come startup innovativa non è obbligata ad effettuare il test di operatività per le società di comodo. E’ esente dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria  per l’iscrizione nel Registro delle Imprese. Le retribuzioni corrisposte ai collaboratori, agli amministratori e ai dipendenti sotto forma di strumenti finanziari sono esenti sia ai fini fiscali che contributivi. Coloro che investono il proprio capitale in startup innovative si vedranno riconosciute detrazioni e deduzioni di imposta nella propria dichiarazione dei redditi. Inoltre non sono tassati gli strumenti finanziari ricevuti a fronte di opere, servizi, o di crediti maturati grazie a prestazioni di opere e servizi resi a favore di start up. Possiamo dire che i programmi di accelerazione hanno una durata definita e vedono il coinvolgimento di mentor e partner industriali. Alla fine del programma le start up, che inizialmente erano imprese emergenti, ormai diventate imprese mature, incontrano investitori. L’acceleratore non è auspicabile per le start up in crescita e in sviluppo,  meglio supportate da un incubatore che ha tempi di durata inferiori. L’Italia è un paese che innova, grazie, infatti alla nascita di queste imprese si sono generati nuovi posti di lavoro favorendo la crescita economica italiana. Se non hai ancora le idee chiare su quale acceleratore fa al caso tuo, rivolgiti a noi per una consulenza investimenti startup innovative investimenti in startup: Vengono considerate start up innovative anche tutte quelle società che hanno come obbiettivo quello di promuovere il turismo a livello nazionale, sfruttando l’uso di tecnologie e di nuovi software. L’agevolazione fiscale per gli investimenti in startup riguardanti start up innovative è stata introdotta dal D.L. 179/2012. Questa agevolazione può essere applicata anche alle molte imprese, piccole o grandi che siano, che sono attive sul mercato da almeno sette anni, solo qualora siano capaci di offrire un progetto nuovo di sviluppo dei propri prodotti o servizi, nuovo o anche solamente migliorato. A chiunque decida di  investimenti in startup denaro in una start up innovativa, sono riconosciute delle detrazioni, tra cui quella di imposta Irpef che prevede il 19% per gli investimenti in startup riguardanti le start up innovative, e il 25% per investimenti in startup che hanno vocazione sociale, ma soprattutto per quelle che immettono sul mercato prodotti o servizi originali, che abbiano un elevato valore tecnologico nel settore energetico. I dati a riguardo ci mostrano come dal 2017 le aliquote riferite alla detrazione in questo campo siano aumentate del 30%. L’investimento di una qualsiasi start up va mantenuto per almeno tre anni. Nel caso si verifichi una cessione, anche solo di una parte dell’investimenti in startup prima della periodo stabilito, il beneficio decade, e c’è da parte del contribuente, l’obbligo di ridare l’importo scalato, più tutti gli interessi connessi all’aspetto legale. investimenti in startup: Cose da sapere Chi decide di diventare socio di una start up, dal 1 gennaio 2017 può beneficiare degli incentivi Irpef e Ires per un terzo della somma che si è deciso di investire in startup. Questa, tra le molte leggi approvate dal Parlamento è una delle più significative, perché rappresenta un importante traguardo, in quanto influenza l’agenda politica per tutto l’anno. Già l’anno scorso passò in secondo piano a causa del passaggio di testimone tra Renzi e Gentiloni, pur sapendo che la legge apportava tante novità importanti per sostenere start up e piccole e medie imprese con idee innovative. Possibilità di detrarre gli investimenti startup dalle tasse La nuova legge di bilancio permette di rafforzare questo tipo di agevolazione, infatti la quota da poter detrarre ogni anno dall’Irpef, viene innalzata al 30% con un termine massimo di tre anni. In parole povere il nuovo investitore nelle startup, che sia persona fisica o azienda, che entra a far parte del capitale di una determinata start up, avrà la possibilità di detrarre dalla propria tassazione, un terzo della somma investita. Detrazioni sulle tasse startup come riuscire ad ottenerle Per poter usufruire della possibilità di detrarre queste tasse, la persona fisica o l’impresa che decide di investire dovrà richiedere alla start up in questione, copia di alcuni documenti e certificati. Uno di questi è il certificato che attesti che i limiti massimi per i conferimenti riferiti al periodo di imposta in cui la quota da investire è stata versata, vengano rispettati.
20 Ottobre 2019
Business model canvas

Business model canvas – Strategie, consigli ed esempio

il business model canvas è modello creato dall’azienda che traccia il flusso strategico di vendita e funzionamento dello scopo sociale Business model canvas – Definizione Il Business model canvas è modello creato dall’azienda che traccia il flusso strategico di vendita e funzionamento dello scopo sociale Il Business Model Canvas è un modello strutturato, che ti consente di realizzare un progetto graficamente intuitivo e semplice da interpretare, che ti dà un’idea immediata di quali sono i punti chiave su cui ti dovrai concentrare per riuscire ad avviare la tua attività. Un grafico molto veloce, che a colpo d’occhio può darti un’idea visiva di fattori di rischio, pro e contro della tua attività. Realizzarlo da solo, però non è facile ed immediato. Cosa puoi fare dunque? Come fare il business model canvas Se vuoi quindi impostare un business model canvas di successo, inizia da tre domande fondamentali: 1) Chi sei 2) Qual’è la tua attività di punta 3) A quale target di clienti vuoi rivolgerti Secondo la definizione di Alexader Osterwalder, che ha scritto un libro considerato chiave nella comprensione di un business model canvas, esso è la definizione dei processi che governano il modo in cui un’azienda crea valore e lo distribuisce. Se quindi hai sempre avuto delle idee brillanti e hai voglia di trasformarle in un progetto imprenditoriale, dovrai prima dedicarti allo studio del modello di Business che fa per te. Sviluppo business model canvas Come già detto in precedenza, dopo aver stabilito il segmento a cui vuoi rivolgerti e la nicchia di mercato in cui vuoi inserirti, ci sono una serie di domande che dovresti porti al fine di impostare un modello di Business, come sottolineato dal sito Marketimpresa della Banca BNL, che tratta temi specifici sulla creazione di startup ed aziende innovative: 1) Che valore aggiunto puoi dare ai tuoi clienti? 2) Attraverso quali mezzi? 3) Di che risorse umane hai bisogno? 4) Quali sono gli incassi che ti aspetti? 5) Quali sono i costi che dovrai sostenere? 6) E i fornitori che possono aiutarti ad erogare il servizio? Esempio di business model canvas Come raccontato in un interessantissimo articolo de “Il Sole 24 Ore”, un’idea di marketing molto semplice, come aiutare la ripresa di un settore in crisi, come quello agroalimentare, diventa un progetto “Fico”. Fico è il più grande parco agroalimentare d’Italia, che fa dell’eccellenza della cucina della nostra Terra il suo punto forte e prevede di registrare dai 4 ai 6 milioni di visitatori l’anno. In questo caso i punti di forza sono stati la partneship strategica con Eataly, il puntare su un grandissimo progetto consegnato in tempi relativamente brevi e l’ampia gamma di prodotti offerti ai visitatori. Se l’obiettivo di Fico era sfondare, ci è riuscito benissimo! Strategie di business model canvas Partendo sul modello descritto da”Il Sole 24 Ore”, puoi iniziare a definire una Business Model Canvas, ovvero un grafico che ti permetta di definire i fattori chiave, come ad esempio: 1) I clienti a cui vuoi rivolgere la tua attività 2) L’offerta che vuoi dare 3) Le infrastrutture che vuoi dedicare 4) Le relazioni con il pubblico, quindi i mezzi ed i canali di comunicazione, i social ed il marketing tramite la pubblicità 5) Le attività chiave che riguardano la produzione del bene o l’erogazione del servizio 6) La struttura dei costi e dei ricavi. Consigli sul business model canvas Come hai visto nell’articolo, per perseguire la strada dell’innovazione e per realizzare le tue idee brillanti è consigliabile strutturare un Business Model canvas che rispetti la struttura che ti abbiamo esposto precedentemente. Sul modello di Fico e di moltissime altre realtà italiane ed internazionali, quindi, elaborare un buon progetto di partenza potrà aiutarti ad iniziare con il piede giusto. Spesso però, focalizzare da solo i punti su cui concentrarsi non è semplice: può essere utile rivolgersi a qualcuno che conosce la materia meglio di te e che ti aiuti ad individuare gli aspetti su cui puntare per far crescere il tuo business. Se vuoi imparare tutti i segreti del marketing strategico e diventare un imprenditore di successo, cosa aspetti dunque a richiedere una consulenza specializzata per la realizzazione del business model canvas per la tua azienda?
20 Ottobre 2019
Crowdfunding e startup

Crowdfunding per startup – piattaforme, equity e funzione

Crowdfunding – modalità di reperimento fondi di finanziamento mirante a sostenere progetti di startup, società o gruppi con alto potenziale Crowdfunding significato Il Crowdfunding è una modalità di reperimento fondi mirante a sostenere economicamente progetti di persone singole o gruppi di persone privi di disponibilità economiche per finanziarsi. Se il progetto piace e riceve consensi da più parti inizia una raccolta collettiva di denaro attraverso  il web e piattaforme apposite predisposte a tale scopo. In realtà si tratta di molte piccole somme di denaro versate da un numero maggiore di persone che credono nell’idea progettuale. Piattaforme crowdfunding Le piattaforme di Crowdfunding rappresentano una buona vetrina espositiva per i progetti che ricevono visibilità, infatti i progetti esposti in queste piattaforme hanno una maggiore possibilità di attrarre  potenziali investitori perché consentono ai progetti presentati dalle startup di trovare più facilmente le fonti di finanziamento, ossia i capitali. L’obiettivo comune a tutte le piattaforme online è quello di raccogliere le risorse economiche utili alla realizzazione del progetto entro un lasso di tempo definito. Qualora venisse raggiunto il budget allora gli investitori provvederebbero ad accreditare le risorse finanziarie sul conto del promotore del progetto per procedere allo sviluppo del progetto, diversamente, se lo scopo non fosse stato raggiunto non potrebbero dare vita al progetto. Le piattaforme di Crowdfunding che ospitano i progetti potranno richiedere per il servizio offerto o  una percentuale sul capitale raccolto da ogni progetto di investimento, oppure  potrebbero ricevere  donazioni da parte dei  promotori dei progetti con le quali provvedono al loro sostentamento vitale. Equity crowdfunding Questa modalità di raccolta fondi consente alle imprese di ricevere fondi da una moltitudine di persone disposte a prestare denaro. Gli investitori segnalano il tasso d’interesse al quale sarebbero disposti a prestare. I mutuatari accettano le offerte di prestito che presentano il tasso d’interesse più basso. Le piattaforme di Crowdfunding hanno l’obiettivo di tutelare sia gli interessi delle imprese che degli investitori; a tale scopo chiedono di norma i conti finanziari e un quadro dei risultati d’esercizio. Questa tipologia di prestito si caratterizza per il fatto di garantire una maggiore flessibilità ai tassi d’interesse. Se la vostra campagna gode di una buona visibilità allora gli investitori entreranno in concorrenza con gli altri e gareggeranno per prestare denaro al vostro progetto e saranno disposti ad offrire tassi di interesse migliori per assicurarsi l’affare. Prestiti minimi crowdfunding italia La soglia minima del prestito è bassa al fine di incoraggiare a partecipare un più elevato numero di  prestatori. Il prestito viene rimborsato attraverso versamenti diretti alla piattaforma che distribuisce i vostri rimborsi ai prestatori. Se potete, provate a prestare un piccolo importo del vostro denaro privato in piccole quote ad altre imprese per capire cosa cercano i vostri prestatori. Quando l’asta è conclusa la piattaforma si metterà in contatto con voi per confermare il tasso d’interesse medio finale e provvederà a trasferirà i fondi sul vostro conto bancario entro un termine concordato. Successivamente dovrete rimborsare il prestito e gli interessi secondo le rate concordate con la piattaforma. Quando il prestito sarà  rimborsato integralmente la piattaforma confermerà il completamento del rimborso e l’operazione sarà conclusa. Crowdfunding: accordotra borsa del Credito e Italmondo Un esempio interessante di crowdfunding peer-to-peer proviene dal settore della logistica. E’ stato raggiunto un importante accordo tra Borsadelcredito.it piattaforma di peer to peer lending per le Pmi e Italmondo, leader nella logistica in Italia  per consentire ai padroncini, piccoli trasportatori,  di poter accedere al credito in tempi brevi, ai quali prima era precluso. Oggi per merito di questo accordo potranno contare su un credito finanziario erogato online, costantemente e che consentirà loro di svolgere il lavoro  con più sicurezza e soddisfazione. Come si evince dalla notizia riportata di seguito: http://www.crowdfundingbuzz.it/partnership-innovativa-consentira-ai-padroncini-della-logistica-accedere-al-p2p-lending/ Rewards crowdfunding Con il Rewards Crowdfunding i privati cittadini sostengono il lancio di nuove imprese o di nuovi prodotti con delle donazioni, aspettandosi di ricevere in cambio il bene o di usufruire del servizio nato dall’idea progettuale. Questa forma di crowdfunding consente alle imprese di iniziare la loro attività  con ordini concreti già acquisiti e preventivati in bilancio e con un flusso di cassa certo. Si hanno clienti ancora prima di lanciare il prodotto sul mercato, infatti è possibile fidelizzare i potenziali clienti contemporaneamente alla raccolta fondi. La peculiarità interessante è che i finanziamenti ricevuti non devono essere restituiti; ma dovete badare bene  a tenere fede alle promesse fatte e ad onorarle, cioè a fornire il servizio o i beni promessi. Questa campagna di raccolta fondi è particolarmente adatta a promuovere prodotti e servizi innovativi suscitando la curiosità dei consumatori, che animati dall’ambizione di primeggiare concorreranno a sostenere per vedere realizzato il progetto realmente. Caso di eccellenza nell’equity crowdfunding Orologi di lusso al polso dei suoi sostenitori Una testimonianza di Rewards Crowdfunding  è la creazione di Filippo Loreti, che, insieme al fratello, suo socio, ha lanciato una raccolta fondi. Mediante la campagna di reward crowdfunding sono riusciti a raccogliere 25.000,00 mila euro per iniziare la produzione di orologi artigianali unici ed esclusivi. Successivamente quando la campagna di raccolta fondi si è conclusa hanno raggiunto la brillante cifra di 900.000,00 mila euro. I sostenitori del progetto hanno ricevuto in cambio un orologio al modico prezzo di 99,00 euro. E’ stata premiata l’idea originale e le abilità di due artigiani che hanno saputo coniugare il desiderio di avere al polso un orologio di pregio. https://www.kickstarter.com/projects/2050848594/redefining-italian-luxury-watches/description Crowdfunding come funziona A differenza dei finanziamenti tradizionali che prevedono grandi importi provenienti da una o da alcune fonti, il crowdfunding utilizza molte piccole somme versate da un gran numero di persone. E’ usato per lo più da startup o da imprese in espansione quale modalità alternativa di accesso a finanziamenti. La motivazione che spinge imprenditori, piccole, medie imprese, persone comuni con idee brillanti, a ricorrere a campagne di crowdfunding risiede nella modalità innovativa di reperimento finanziamenti per nuovi progetti, attività imprenditoriali o idee. Il valore aggregante di una comunità online ha un forte impatto sul buon esito della campagna. Avere una comunità online che si riunisce e si mobilita intorno alla nostra offerta, grazie alla quale è possibile acquisire informazioni utili e conquistare nuovi clienti sul mercato è la chiave del successo del nostro progetto. Per maggiori dettagli e approfondimenti sulle altre tipologie di crowdfunding non indugiate, contattateci per una consulenza. Gli incubatori certificati, inoltre, contribuiscono ad espandere la tua attività imprenditoriale mediante una serie di fattori tra cui le relazioni tra i vari investitori, una vasta gamma di attività di formazione e l’abile gestione di manager competenti e professionali.
19 Ottobre 2019
accelleratore startup

Acceleratore startup – finalità e scelte

L’acceleratore startup è consente alle imprese di ricevere consulenze strategiche prolungate in cambio di piccole quote di capitale L’acceleratore startup è un programma che viene utilizzato per sei o dodici mesi e consente alle imprese di ricevere consulenze strategiche, operative ed organizzative da parte di esperti in cambio di piccole quote di capitale. Acceleratore startup – finalità Si può ricorrere all’acceleratore per migliorare le performance aziendali, per iniziare nuovi progetti, cercare nuove soluzioni ma solo quando la start up ha già iniziato la sua impresa, è già nota sul mercato e ha già fidelizzato i suoi clienti, potendo contare su un solido portafoglio clienti. Diversamente se l’azienda è nella fase iniziale della sua attività è consigliabile un incubatore di impresa, a titolo di esempio, uno molto valido è il PoliHub, gestito dalla Fondazione  Politecnico di Milano, mediante la società  PoliHub Servizi Srl, reperibile al seguente sito  http://www.polihub.it/ Acceleratore startup in Italia Uno degli acceleratori presenti in Italia è H-Farm si occupa della trasformazione digitale delle aziende, partendo dalla organizzazione e pianificazione del progetto per concludere con la fase esecutiva. H-Farm è studiata per offrire metodi e approcci innovativi per la formazione digitale di imprese e persone. Il sito di riferimento dal quale è possibile acquisire informazioni e magari prendere spunti è il seguente: h-farm.com.it Tra i clienti di H-Farm, troviamo Altroconsumo che ha in corso un progetto che vede impegnati un team di professionisti nel settore del marketing digitale per elaborare un progetto che migliora la comunicazione con i loro utenti. E’ un programma che mira a rendere partecipi e informati i consumatori su tutte le opportunità  a tutela del consumatore. Il progetto è disponibile sul sito Un altro cliente che viene guidato dall’acceleratore startup per imprese di H-Farm è Pfizer, azienda farmaceutica italiana che vuole affinare le soluzioni nel settore della salute contribuendo a favorire nuovi metodi innovativi per affrontare patologie croniche, malattie diffuse e medicina personalizzata. Al raggiungimento di questi obiettivi vengono coinvolte due divisioni della H-Farm: la Open Innovation e la Industry –Human Innovation Culture. http://www.h-farm.com/it/news/percorso-di-innovazione-con-pfizer Altro esempio di acceleratore startup italiano è la presenza di Working Capital di Telecom Italia che investe nelle migliori start up italiane del settore digitale, http://www.wcap.tim.it/. Con il programma di TIMWCAP vengono selezionati i progetti e le idee più innovative dal punto di vista tecnologico, in modo da migliorare il funzionamento di imprese e di pubbliche amministrazioni garantendo loro soluzioni ICT che rispondono meglio alle esigenze di ognuno. Vengono riconosciuti contributi economici per offrire programmi di acceleratore startup che velocizzano la maturazione imprenditoriale o che creano velocemente nuove idee. Consigli sulla scelta acceleratore startup Cerca di capire se vengono offerti capitali a fondo perduto, oppure devi corrispondere quote della tua startup. Comprendi qual è il tuo margine di autonomia nel gestire la tua attività e la tua libertà decisionale. Valuta se il programma di acceleratore startup gode di buona visibilità sul mercato, di presenza ramificata e di ottima reputazione perché di riflesso aumenterà anche la tua reputazione, anche tu godrai della stessa visibilità e presenza, e questo ti agevolerà nel reperimento di fondi più facilmente e nella maniera più naturale possibile. Inoltre devi stimare la qualità e l’apprezzabilità degli investitori interessati al programma di accelerazione startup.
13 Ottobre 2019
Come creare una start up innovativa di successo: Ecco i 7 step

Come creare una startup

Come creare una startup società che abbia successo nel 2018 è un obiettivo non da poco specialmente se parliamo di creare una start up Come creare una startup che abbia successo nel 2018 è un obiettivo non da poco specialmente se parliamo di startup. Dati allarmanti dell’istat riportano che ogni giorno italia ci sono in media 10 aziende che chiudono e solamente 2 aziende sotto capitalizzate che aprono. Per fare impresa in italia oggi ci vuole veramente tanto cuore e tantissimo coraggio perchè, tra burocrazia e fisco, è un bel percorso ad ostacoli da superare. Mi sono permesso di stilare 7 punti chiave che credo debbano essere percorsi e considerati: Definizione e significato startup La creazione delle startup e le agevolazioni fiscali La creazione di nuove società è un aspetto che influenza molto la crescita economica di una nazione. Infatti nuove attività, vuol dire creazione di posti di lavoro e di reddito. Tra gli indici che sono utilizzati per stabilire la solidità del mercato di uno stato, vi è proprio il tasso di disoccupazione. Nuove aziende, implicano la riduzione dello stesso. Per questo l’Italia ha posto in essere una serie di agevolazioni fiscali finalizzate alla creazione delle nuove società. Per questo motivo esistono dei finanziamenti adatti per le startup che prevedono innovazioni di servizi, come quelle aziende che si occupano della distribuzione di cibo e bevande, oppure coloro che hanno bisogno di realizzare applicazioni sempre utili alla società. Il concetto di startup Requisiti e agevolazioni per le startup innovative Il termine Star Up, si utilizza per identificare una società che è di nuova costituzione e come tale avendo investito su attività innovative può approfittare delle agevolazioni fiscali previste per legge. Per innovazione viene intesa la creazione di servizi e prodotti che soddisfano esigenze e richieste che non erano previste nel mercato. Requisiti e obblighi Startup innovativa agevolazioni Le differenze sostanziali Tra una business startup e start up innovativa (iscritta al registro speciale della camera di commercio) sono che la start up e startup innovativa  ha i sguenti requisiti e obblighi: Deve essere costituita da meno di 60 mesi, ovvero 5 anni Non distribuisce e non ha distribuito utili. Sede principale in Italia o all’interno dell’Unione Europea, ma la sede produttiva deve essere in Italia. Deve avere un fatturato annuo che non deve superare i 5 milioni di euro nel secondo anno. Non è costituita da una fusione o scissione societaria e tanti altri requisiti che garantiscono a chi comincia questa attività tantissimi lati positivi senza l’apprensione di un fallimento dietro l’angolo. Lati positivi Startup Per quanto riguarda le agevolazioni, sono molteplici per chi vuole intraprendere un’attività imprenditoriale con una startup innovativa e ora vedremo quali sono. agevolazioni Startup Prima di tutto possono essere costituite attraverso un modello standard con firma digitale, inoltre non sono tenute ad effettuare il test di operatività, una gestione societaria più flessibile, non si ha l’obbligo di apporre il visto di conformità per la compensazione del credito IVA all’interno dell’F24. Sia la startup sia i dipendenti possono concordare la parte fissa del compenso e quella variabile. Agevolazioni fiscali startup Quali sono le agevolazioni fiscali per le startup Le agevolazioni sono previsti dalla legge di stabilità del 2017 numero 232/2016, con la quale si stabilisce che tali società saranno soggette a una serie di agevolazioni: – riduzione dei costi, con la possibilità di redigere un modello standard per legge e quindi la riduzione del costo dell’atto pubblico effettuato innanzi al notaio; -esenzione dell’imposta di bollo e diritto di segreteria per la registrazione del registro delle imprese; -agevolazione fino a 200mila euro per le assunzioni di personale qualificato; -possibilità di contratti determinati rinnovabili anche dopo i trentasei mesi; -possibilità di remunerazione con strumenti finanziari; -agevolazione per l’ammortamento fino al 250% per beni strumentali nuovi; -possibilità di usufruire dei servizi dell’Agenzia Ice per l’internalizzazione; -agevolazione di partecipare al Fondo Centrale di Garanzia. I contributi per gli investitori delle startup Le agevolazioni per chi investe nelle startup innovative La legge di stabilità del 2017 prevede anche agevolazioni fiscali per gli investitori che sono soggetti fisici o giuridici che vogliono investire all’interno di società di nuova formazione innovative, con agevolazioni fino al 30%. Ulteriori agevolazioni Startup innovativa E’ possibile raccogliere fondi con l’equity crowfunding ovvero il finanziamento collettivo. Facilitazioni per ottenere il credito bancario (Ricordiamo la garanzia del mediocredito centrale che copre l’80% dell’investimento) Incentivi fiscali per le assunzioni sia con contratti a tempo indeterminato sia di apprendistato, infatti nel primo anno viene applicato un credito d’imposta del 35% del costo aziendale totale sostenuto appunto per l’assunzione. Pagare i propri collaboratori con opzioni su titoli azionari e avvocati, commercialisti e consulenti con il work for equity. Ricezione di sostegno all’internazionalizzazione da parte dell’Agenzia ICE. Incentivi fiscali all’investimento. Come creare una startup Avere tanta dedizione, Ebbene si, come si dice.. chi l’ha dura la vince! È un detto ben formato anche perchè senza dedizione con i tempi che corrono non si va de nessuna parte. Motivazione e voglia di arrivare creare una startup Bisogna essere motivati a fare molto di più di quanto ci viene chiesto oltre ad avere la voglia sfrenata di arrivare al nostro traguardo. Molteplici studi dimostrano che anche se il progetto all’inizio potrebbe risultare fallimentare, con la giusta dose di motivazione e la giusta taratura del progetto, si puó arrivare a concreti risultati nel tempo Bisogna peró imparare a distinguere se un progetto è veramente fallimentare o meno Avere un progetto solido e scalabile per creare una startup Stilare su un business plan con idee, innovazione, tecnica e informatica.. tutto ciò che deve essere percorso per rendere unico ciò che andiamo a intraprendere e rendere scalabile il nostro progetto di business Unicità.. Una delle parole chiavi per creare una startup Rendi unico il tuo progetto.. Per avere successo non avere paura di essere considerato un pazzo, stai tranquillo! Se sarai il  primo a fare quella medesima cosa reputati fortunato. Vedrai che con il tempo, convincendo anche una minima parte del tuo pubblico, avrai un successo idiscusso. Come creare una startup con una Nicchia che compra Dopo aver creato il tuo business plan cerca la tua nicchia, scava in fondo alle problematiche del tuo cliente tipo, e configura al massimo la persona ideale a cui vendere il tuo prodotto/servizio Crearti una nicchia ti servirà soprattutto per configurare un marketing strategico e strutturare le vendite Marketing, vendite e network nelle startup Struttura un piano di azione, prendi le redini in mano e VENDI! Dopo che hai costruito il tuo business profile e individuato la nicchia, incomincia a strutturare il tuo funnel di vendita, che va a selezionare naturalmente il tuo cliente tipo man mano che si avvicina all’acquisto, così che oltre ad avere una conversione altissima, avrai a disposizione una platea di clienti che veramente sono interessati al tuo prodotto servizio. Affidati a professionisti seri per creare una startup e fai squadra Fare squadra oggi, in un mondo ce cambia è importantissimo. Considera che, se vuoi rendere scalabile un progetto, è importantissimo delegare e creare una catena di montaggio così che tutti abbiano compiti bene precisi con l’unico obiettivo arrivare tutti insieme al business goal. Fare squadra è anche questo.. Affidati a professionisti seri! Al giorno d’oggi investire in un’attività imprenditoriale di successo e innovativa è molto difficile per carenza di fondi sufficienti all’inizio della stessa attività. Di cosa si ha bisogno per Startup Per poter accedere alle agevolazioni per le startup bisogna avere determinati requisiti, ma se in possesso si potrà entrare in un nuovo mondo di investimenti e di agevolazioni alquanto economiche. Conclusioni per creare una startup Come hai visto nei precedenti step, per creare una startup di successo, sembra facile fare impresa oggi ma solo se hai il tempo, i mezzi e il denaro puoi riuscire nel tuo intento o a meno che non sei il nuovo bill gates e allora si che tutti vorranno i tuoi prodotti/servizi Le agevolazioni fiscali previste per legge, se da un lato hanno incentivato alla creazione di nuove aziende specializzate nel settore innovativo dall’altro però non sono state sufficienti a rafforzare a a sostenere le stesse nell’affrontare il momento di stallo del mercato. Infatti la crisi economica ha influenzato inevitabilmente anche il settore dell’innovazioni. Le agevolazioni fiscali che si basano per lo più sulla creazione e su riduzione fiscali, non hanno permesso di sostenere le nuove aziende anche in questo momento. L’unico ambito che ha contribuito al sostentamento dell’innovazione è stato quello di agevolare i contributi da parte degli investitori privati. Insomma tante agevolazioni ideate per far partire alla grande qualsiasi startup innovativa in grado di stravolgere se non completamente anche in parte il commercio in questione, garantendo a chi ne usufruisce un ottimo servizio e chi produce un ottimo guadagno. Per tutto il resto, se ti serve una mano o un commercialista innovativo sai chi contattare
11 Ottobre 2019
La pmi innovativa - una mini guida

Pmi innovativa – Requisiti e caratteristiche

Con la PMI innovativa l’obiettivo del Governo è puntare ad un recupero di competitività imprenditoriale a livello europeo, tutti i vantaggi La pmi innovativa sono una grande opprotunità di sviluppo per l’azienda. A differenza delle Star Up Innovative, l’innovazione non deve essere ad alto contenuto tecnologico. Per questo tutte le società possono diventare pmi Innovativa. Il nostro lavoro è accompagnare le aziende nel processo di trasformazione in pmi innovativa, costruindo i vari passaggi che portano ad avere i requisiti necessari alla trasformazione. Un lavoro che facciamo grazie alla competenza e alla grande esperienza in attività di questo tipo. Un lavoro che non si estingue al momento della trasformazione della società in pmi innovativa ma che accompagna l’imprenditore nelle fasi successive per favorire l’accesso alle agevolazioni di cui una pmi innovativa gode Pianificazione dell’attività per la trasformazione in pmi innovativa Passaggi formali per la trasformazione in pmi innovativa Consulenza per l’accesso ai benefici per le pmi innovativa Attività per il miglioramento dell’accesso al credito tramite Fondo di Garanzia Attività per il mantenimento dei requisiti Partecipazione a bandi a fondo perduto o tasso agevolate Ricerca di investitori privati ed istituzionali Caratteristiche pmi innovativa E’ necessario prima di tutto operare nel campo dell’innovazione tecnologica. In questo caso non vi sono vincoli per quanto riguarda il settore produttivo né per ciò che concerne la data di costituzione della società. Inoltre le imprese devono essere costituite come società di capitali o di cooperativa, avere meno di 250 dipendenti e un fatturato annuo inferiore a 50 milioni di euro, avere la sede in uno dei paesi dell’Unione Europea o nei paesi aderenti allo Spazio Economico Europeo. Per poter richiedere la Pmi innovativa, bisogna: Eessere usa società con meno di 250 persone impiegate nel ciclo produttivo e non superare i 50 milioni di euro di fatturato (o totale di bilancio non superiore a 43 milioni di euro). Avere la sede sociale principale in Italia, in Stati aderenti all’accordo Spazio economico europeo oppure in Paesi membri dell’Unione Europea. Una filiale o la sede produttiva deve trovarsi sul territorio italiano. Bisogna essere in possesso della certificazione dell’ultimo bilancio compilata a cura di un revisore contabile, regolarmente iscritto nell’apposito registro. Le pmi innovative non devono avere azioni quotate in un mercato regolamentato, non devono essere iscritte nella sezione speciale prevista per le start up innovative e gli incubatori del Registro delle Imprese. Pagano il diritto annuale e i diritti di segreteria per l’iscrizione al Registro delle Imprese, ma sono esenti dall’imposta di bollo. Perché promuovere la pmi innovativa Con questo strumento, l’obiettivo del Governo è puntare ad un recupero di competitività imprenditoriale a livello europeo, cercando di favorire una diffusione quanto più capillare possibile di innovazioni in ambito tecnologico, a prescindere dal settore in cui la piccola e media impresa si sta rivolgendo. Queste imprese innovative devono necessariamente essere delle società di capitali costituite anche sotto forma di associazione cooperativa; l’Investment Compact cerca di rivolgersi ad una platea imprenditoriale più ampia possibile, non pone eccessive limitazioni in termini di bilancio o di organico, non pone limiti sulla costituzione di una filiera innovativa con partecipazioni di aziende residenti in un altro Paese dell’UE, purché si mantenga la sede produttiva sul nostro territorio nazionale. La pmi innovativa e l’Investment Compact Il cosiddetto Investment Compact, infatti, ovvero il Decreto Legge 3/2015 convertito con modificazioni dalla Legge 33/2015, ha provveduto ad assegnare risorse già stanziate per le startup ad una platea di aziende molto più ampia in prospettiva, ovvero le pmi innovative. Il dato interessante è che queste risorse sono state assegnate a prescindere dal livello, dal core business e soprattutto dalla data di costituzione. È facile perciò intuire quanto sia importante rivolgersi ad un commercialista fidato che sappia ben districarsi con le nuove normative allo scopo di agevolare la crescita dell’impresa il cui input proviene dal ministero. Una nuova cultura imprenditoriale Il percorso messo in piedi dal Governo è lineare. Le misure previste a sostegno della pmi innovativa hanno lo scopo di far crescere l’economica e rendere possibile lo sviluppo dei mercati e del settore della tecnologia e delle innovazioni. Ma in che modo nel concreto? Cosa dovrebbe accadere? In pratica con la pmi innovativa si sta diffondendo una nuova cultura imprenditoriale basata su know-how specializzati e di eccellenza. Competenze che è possibile attingere principalmente, e finalmente, dal mondo della ricerca e quindi delle università italiane. In teoria, ma anche in pratica, visto che i dati che arrivano sono incoraggianti, si è realizzato il collegamento tra università e lavoro o meglio, tra ricerca e flussi di capitali finanziari, oltre che umani. Novità per la pmi innovativa Grazie alla creazione di un’apposita piattaforma online, le PMI innovative possono creare un profilo disponibile in due differenti lingue sul sito dedicato (http://startup.registroimprese.it) che riporta tutti i dati identificativi della PMI e altre informazioni come il tipo di business attuato, la quantità di capitale accumulato, le necessità di finanziamenti, e via dicendo ogni altra nota che renda visibile al pubblico l’attività della PMI innovativa registrata. Questo sistema consente di ottenere richieste di collaborazione da parte di altre imprese o di investitori, creando così nuove opportunità economiche per la PMI innovativa. Molte agevolazioni e incentivi previsti per le Start up innovative sono state estese anche alle Pmi innovative. Affinché una Pmi goda delle agevolazioni in oggetto è necessario che sia in possesso di alcuni requisiti. Startup e pmi innovativa Si deve fare attenzione a distinguere le nuove imprese da quelle già esistenti, perché si adottano misure diverse e soprattutto a variare sono i termini di applicabilità. Ogni beneficio predisposto dall’esecutivo vanta criteri di accesso specifici e bisogna essere nella situazione di soddisfarli tutti per poter approfittare dei fondi, sia attraverso finanziamenti diretti, sia attraverso il recupero delle spese in varie forme. Il professionista informa l’azienda circa le opportunità esistenti e indica la strada migliore, aiutando a predisporre la necessaria documentazione. Per questa ragione rivolgersi al commercialista aiuta a non perdere tempo e ad aumentare le possibilità di successo per ridurre le spese e riuscire ad ottenere un concreto supporto nello svolgimento delle proprie attività. Requisiti pmi innovativa Naturalmente il primo criterio di accesso alle varie agevolazioni previste dallo Stato è l’essere un’impresa innovativa. Sembra una definizione generica, ma la legge ha disposto una specifica sezione nel Registro delle Imprese in cui iscrivere tali aziende. Per sapere se si rientra nella categoria, è sufficiente fare riferimento alla normativa vigente in cui è scritto chiaramente che indipendentemente dalla data di costituzione, dall’oggetto sociale e dal livello di maturazione, operano nel campo dell’innovazione tecnologica. Questo passaggio sembra semplice, ma lo è meno prevedere il futuro delle agevolazioni, elemento che non sfugge a un commercialista esperto e puntualmente aggiornato. Il professionista ti guida nell’esplorazione delle opportunità fornendoti direttamente le informazioni necessarie per usufruire delle agevolazioni e ottenere il supporto per il lavoro della tua azienda. Tra i vari criteri previsti dalle norme spiccano la necessità di spendere il 3% del valore della produzione in ricerca e sviluppo e contare su dipendenti con un dottorato di ricerca per almeno un quinto della forza lavoro.
3 Ottobre 2019
fideiussione

Fideiussione: Il significato, che cos’è e come funzionano le fideiussioni

Fideiussione: in questo articolo andreamo ad esplorare la fideiussione nel suo significato, che cos’è, i costi e come funziona e il contratto Oggi parliamo della fideiussione, analizzando ogni singolo aspetto che riguarda questo contratto, affinché sia possibile avere ben chiara la situazione in merito a questo particolare tipo di rapporto con banche e assicurazioni. Fideiussione significato Art 1936 Codice Civile Il significato di fideiussione è molto semplice: questo è un rapporto dove il garante, definito fideiussore, si occupa di far fronte a un debito che viene acceso da parte di un soggetto che necessita di una somma di denaro per soddisfare le proprie esigenze. MODELLO DI POLIZZA FIDEIUSSORIA PER RATEAZIONE modelli e moduli excel doc Fideiussione cos’è Art 1936 Codice Civile La fideiussione è quindi un contratto che viene instaurato tra le tre figure, ovvero debitore, ente bancario e garante, nel quale vengono inseriti tutti i termini grazie ai quali i vari soggetti sono a conoscenza dei svariati termini che riguarda il rapporto contrattuale che li lega. Come funziona la fideiussione La fideiussione funziona in modo molto semplice: quando un debitore, che potrebbe essere un cattivo pagatore, richiede un prestito ma non ha una garanzia solida come potrebbe essere lo stipendio, richiede al garante fideiussore, di inserirsi nel rapporto tra lui e la banca, garantendo l’estinzione del debito, utilizzando interamente il suo patrimonio, qualora il debitore non riuscisse a far fronte al medesimo. Fideiussione codice civile Art 1936 e 1950 Codice Civile  A parlare della fideiussione è l’articolo 1936 del Codice Civile che spiega che il fideiussore è colui che garantisce l’adempimento del debito nei confronti del creditore per il debitore, anche se questo non ne ha coscienza secondo quanto riportato nell’articolo 1950: quest’ultimo è leggermente controverso dato che la fideiussione è un contratto quindi è a conoscenza di avere quel debito. Costo fideiussione Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria ha un costo pari all’1% sulla somma di denaro, che rappresenta la commissione che deve essere pagata alla banca. Inoltre vi sono gli interessi pari al 3%, i quali ricadono sul debito acceso da parte del richiedente di un prestito. Revoca e recesso fideiussione Art 1955 Codice Civile Questi due atti, che permettono al fideiussore di uscire dal contratto pur trovandosi costretto ad adempire al debito contratto dal richiedente, possono essere messi in pratica nel momento in cui lo stesso debitore adotta un comportamento, accidentale o intenzionale, che ha l’obiettivo di danneggiare il garante. Questo deve dimostrare l’esistenza dei fatti per poter uscire dal contratto senza ripercussioni negative. Escussione fideiussione Art 1957 Codice Civile L’escussione è una clausola che prevede che il creditore sia totalmente tutelato nel caso di mancato pagamento da parte del debitore: ciò significa che il garante dovrà effettuare il pagamento senza che possa opporsi. Prescrizione fideiussione Art 1957 Codice Civile Generalmente la prescrizione serve per mettere in chiaro quali siano le responsabilità che deve avere il garante nei confronti del finanziatore, prevenendo quindi debiti eccessivi complessi da restituire e che possono avere un impatto negativo sul reddito del garante. Svincolo fideiussione Art 1957 Codice Civile Lo svincolo della fideiussione avviene al termine del rapporto che lega il garante al creditore del richiedente e serve per evitare che il finanziatore possa richiedere al fideiussore ulteriori pagamenti nei confronti di nuovi debiti del richiedente. Fideiussione bancaria o assicurativa Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che la banca copra il debito del richiedente mentre, quella assicurativa, vede presente nel contratto un’agenzia assicurativa che stipula una polizza nella quale si impegna a far fronte al debito del richiedente. Quest’ultimo tipo di contratto è molto diffuso nell’ambito immobiliare, dove la compagnia assicurativa copre l’eventuale mancato pagamento di affitti di locazione. Fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che il richiedente sfrutti la sua banca come garante: in questo caso non vi sono terzi soggetti fisici ma solo giuridici e la banca potrà applicare svariate clausole per tutelarsi nei confronti del debitore. Fideiussione bancaria a prima richiesta Art 1957 Codice Civile La fideiussione bancaria a prima richiesta è la clausola di escussione che viene attivata nel momento in cui il garante è un ente bancario. Chi riveste il ruolo di creditore obbligherà la paga a effettuare il pagamento del debito senza che la banca possa opporsi: spetterà poi all’ente rifarsi sul suo cliente per ottenere indietro la somma di denaro versata nei confronti del debitore. Fideiussione finanziaria Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione viene richiesta agli enti finanziari e a differenza di quella bancaria, non vi è l’immobilizzazione del denaro o dei beni del garante e del richiedente, cosa che invece accade con quella bancaria. Testo fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile Il testo della fideiussione bancaria è il documento nel quale vengono riportati nel dettaglio tutti i termine dell’accordo preso da parte del richiedente, con la banca che renderà noti quali sono i suoi adempimenti nel caso in cui il richiedente non dovesse riuscire a far fronte ai suoi debiti. Fac simile fideiussione bancaria AG.E.A. Agenzia per le erogazioni in Agricoltura Via Palestro, 81 00185 ROMA Fidejussione n. _____(obbligatorio) Premesso che la ditta__________________ ___________________________________________________________ con sede in__________________ ___________________________________________________________ Via________________________ ___________________________________________________________con domanda del _____________ ___intende effettuare l’ammasso privato di tonnellate________________di _________________________ ____per la durata di giorni______________alle condizioni stabilite dai regolamenti CE nn. 826/2008 e 68/2011 e dalla disciplina nazionale – che a garanzia dell’adempimento delle condizioni e delle modalità di esecuzione di detto ammasso la ditta deve prestare cauzione mediante atto di fideiussione pari al 20% dell’importo richiesto e cioè € __________________________(in lettere)__________________________________________________ tutto ciò premesso: La BANCA…………………………………………..……Cod. Fiscale …………………………………….con sede in…………………………………………..iscritta nel Registro delle Imprese di……………………………… al numero………………………………(di seguito indicata come “fideiussore”) in persona del legale rappresentante pro tempore/procuratore speciale Sig………………………………………………………nato a…………………………………………..……… il……………..………………… dichiara di costituirsi, come in effetti si costituisce, fideiussore (oppure, nel caso di impresa ASSICURATRICE, con sede in …………………………………………………………………………….via………………………………………………….. in persona del Sig……………………………………….nella sua qualità di Agente………………………… autorizzata dal Ministero dell’Industria ad esercitare le assicurazioni nel Ramo Cauzioni ed inclusa nell’elenco di cui all’art. 1 lettera C della legge n. 384 del 10.06.1982 pubblicato sulla G.U. n……………………………………..…….del…………………………a cura dell’ISVAP) nell’interesse della ditta …………..…………………………………………………………. indicato/a in premessa, si obbliga nei confronti dell’AGEA, al versamento di un importo pari al 20% dell’aiuto, che ammonta ad €………………………………(in lettere…………………….) a garanzia dell’adempimento degli obblighi derivanti dall’accettazione della domanda di cui in premessa. CONDIZIONI DELLA FIDEIUSSIONE 1 ) L’avviso di pagamento della somma richiesta dall’Agea sarà comunicato dall’Agea medesima all’Ente garante e, contestualmente, al Contraente a mezzo raccomandata R.R.. L’Ente garante si obbliga a versare, sempre che il Contraente non abbia provveduto, entro 30 giorni dalla data di ricezione della suddetta comunicazione Agea, la somma richiesta. 2 ) Il pagamento dell’importo richiesto da AGEA sarà effettuato dalla Società a prima e semplice richiesta scritta, in modo automatico ed incondizionato, entro e non oltre il termine notificato nella richiesta stessa, senza possibilità per il Fideiussore di opporre all’AGEA alcuna eccezione, anche nell’eventualità di opposizione proposta dal Contraente o da altri soggetti comunque interessati ed anche nel caso che il Contraente nel frattempo sia stato dichiarato fallito o sottoposto a procedure concorsuali ovvero posto in liquidazione, ed anche nel caso di mancato pagamento dei premi o di rifiuto a prestare eventuali controgaranzie da parte del Contraente. 3 ) La presente garanzia viene rilasciata con espressa rinuncia al beneficio della preventiva escussione di cui all’art. 1944 cod. civ. e di quanto contemplato agli art. 1955 e 1957 cod. civ. volendo ed intendendo il fideiussore rimanere obbligato in solido con il Contraente fino all’estinzione del credito garantito, nonché con espressa rinuncia ad opporre eccezioni ai sensi degli artt. 1242 e 1247 cod. civ. per quanto riguarda crediti certi, liquidi ed esigibili che il Contraente abbia, a qualunque titolo, maturato nei confronti di AGEA. 4 ) La presente garanzia avrà durata di : – 10 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 90 giorni; – 11 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 120 giorni; – 12 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 150 giorni; Al termine di ciascun periodo la garanzia verrà a cessare, fatta salva la possibilità da parte di AGEA di richiedere una proroga per un ulteriore semestre. 5 ) In caso di controversie fra AGEA ed il Fideiussore, foro competente sarà esclusivamente quello di Roma. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE ______________________ _____________________________ Si intendono specificamente approvate per iscritto le clausole di cui alla lettera e) delle premesse e le clausole  di cui ai paragrafi 2, 3 4 e 5. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE _______________________ __________________________ Fideiussione assicurativa Art 1936 Codice Civile In questo caso la fideiussione viene richiesta a una compagnia di assicurazioni: le modalità sono identiche a quelle del contratto con la banca, anche se i tempi di erogazione e i vari vincoli tendono a essere maggiormente flessibili, avvantaggiando tutti e tre i soggetti legati da questo rapporto. Fideiussione assicurativa a prima richiesta Art 1957 Codice Civile Come nel caso della fideiussione bancaria a prima richiesta, anche in questo caso l’ente assicurativo si troverà a dover saldare il debito del richiedente senza potersi opporre. Fideiussione omnibus Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione è caratterizzata da due vincoli, ovvero quello a prima richiesta, già analizzato precedentemente e quello estensivo che prevede che il garante faccia fronte a tutti i successivi debiti del richiedente. Fideiussione omnibus nullità Art 1936 Codice Civile La fideiussione omnibus è nulla quando il garante ha estinto completamente i debiti del richiedente ma su di lui gravano ancora interessi relativi a debiti inesistenti oppure quando manca la buona fede da parte del finanziatore nell’esecuzione e realizzazione del contratto. Fideiussione omnibus limitata Art 1941 Codice Civile Questa clausola limita, come suggerisce il nome stesso, gli adempimenti del garante, il quale sarà responsabile solo dei debiti attuali del richiedente e per la somma di denaro residua, evitando quindi pesante incisioni economiche sul patrimonio del garante. Fideiussione solidale Art 1944 Codice Civile La Fideiussione solidale è quella che prevede diversi garanti, che possono essere soggetti fisici o enti bancari, che suddividono il debito in parti uguali. Per esempio due banche possono decidere di dividere un debito di 10 mila euro per poi richiedere al debitore la restituzione della somma di denaro una volta che il debito principale viene estinto. Fideiussione specifica Art 1944 Codice Civile Questo contratto, invece, prevede che la banca o il garante fisico si impegnino a pagare solamente la parte restante del debito contratto dal richiedente. Fideiussione affitto – contratto locazione Art 1936, 1957 e 1958 Codice Civile Questo contratto prevede che coloro che affittano un locale, oppure un appartamento, richiedano alla banca oppure a una compagnia assicurativa di far fronte al pagamento delle rate del contratto di locazione o affitto nel momento in cui il richiedente non riesce a far fronte a tale costo. Fideiussione per visto turistico Questa fideiussione serve al cittadino straniero per poter entrare nel nostro Paese senza dover dimostrare al consolato le sue disponibilità economiche: generalmente questo contratto viene acceso quando gli stranieri vengono invitati da altri connazionali già residenti in Italia oppure per permessi di studio. Fideiussione immobili da costruire giurisprudenza Art 3 del d.lgs. 122/200 Questa è invece una garanzia per gli acquirenti che vogliono far costruire un nuovo immobile e li tutela nel caso in cui lo stesso non dovesse rispondere a tutte le proprie esigenze e non raggiunga il valore previsto dal contratto di realizzazione dello stesso immobile. Pertanto la fideiussione e un contratto facilmente accessibile ma che si presenta come leggermente rischioso per il garante.
23 Settembre 2019
crowdfunding

Il crowdfunding – significato, equity e piattaforme

Il crowdfunding – in questo articolo andreamo ad illustrare il significato, la parte di equity, le piattaforme e i siti di crowdfunding Un concetto nuovo di reperire finanziamenti o di investire in chiave assolutamente moderna e tecnologica: il crowdfunding; uno strumento disciplinato dal Testo Unico della Finanza all’articolo 50 quinquies sulla gestione di portali per la raccolta di capitale per le start-up innovative ed all’articolo 100 ter sulle offerte attraverso portali per la raccolta di capitali. Crowdfunding significato Il crowdfunding è un sistema che prevede il finanziamento di un progetto con contributi relativamente modesti da un folto gruppo di persone, piuttosto che cercare ingenti somme da un piccolo numero di investitori. Equity crowdfunding In sostanza, l’equity crowdfunding raccoglie capitali dalla massa attraverso la vendita di titoli (azioni, titoli convertibili, debito, quote di reddito e altro) in una società privata (che non è quotata in borsa). Crowdfunding traduzione Il nome è composto dal sostantivo “crowd” che in inglese significa “massa, folla” e “funding” ovvero “finanziamento”. Ecco quindi definito come “finanziamento dalla folla”. Crowdfunding italia In Italia questo nuovo sistema di finanziamento è spopolato sicuramente tardivamente rispetto altri Paesi ma ad oggi sono tante le piattaforme attive e che realizzano molti progetti. Consob crowdfunding L’Italia è però il primo Paese ad essersi dotato di una normativa specifica per l’equity crowdfunding attraverso il Decreto Crescita Bis ed il Regolamento per le Start-Up innovative e le modalità di finanziamento ad opera della CONSOB, Commissione nazionale per le società e la Borsa. Scarica qui il regolamento consob crowdfunding Crowdfunding come funziona Con il crowdfunding tanti soggetti immettono liquidità in un progetto o in una impresa a fronte di un impegno, da parte del beneficiario, di ripagare tale sforzo. Progetto crowdfunding Un progetto di crowdfunding generalmente ha carattere molto innovativo ed è pensato per un’ampia diffusione essendo qualcosa che inevitabilmente sfrutta la tecnologia del web per diffondersi. visualizza qui alcuni progetti di spicco su crowdfundme.it Campagna crowdfunding Una campagna crowdfunding serve a far conoscere il progetto per gli intenti che ha e per le caratteristiche pensate dall’ideatore che in prima persona lo promuove ed inevitabilmente promuove anche se stesso in quanto questa determinata categoria di investitori ricerca anche empatia nella selezione del progetto che intendono finanziare. Crowdfunding piattaforma Per il crowdfunding esistono tante piattaforme con caratteristiche simili o diametralmente oppose a seconda di come sia gestito il rapporto sia con l’investitore sia con l’imprenditore. Piattaforme crowdfunding italiane Sono già tante le piattaforme attive in Italia, tra le più note certamente vanno seganalte De Rev, Eppela, Musicraiser e Ginger. Piattaforme crowdfunding – siti Chiaramente lo scenario è molto più ampio se si considerano tutte le piattaforme attive al mondo, alcune di esse fautrici di progetti milionari. Crowdfunding kickstarter Kickstarter è un gigante di questo mercato, probabilmente la piattaforma più importante oggi per fare crowdfunding presentando progetti con una durata temporale definita ed un obiettivo economico da perseguire. Crowdfunding indiegogo Un altro colosso del crowdfunding è Indiegogo che permette di scegliere tra un obiettivo “bloccato” o uno “flessibile” a seconda del tipo di progetto e dell’ambizione del proponente. Donation crowdfunding Il donation crowdfunding, come l’equity, ha l’obiettivo di finanziare un progetto. La sostanziale differenza è che trattasi di una donazione senza un meccanismo di ricompensa come partecipazione del risultato o altro previsto invece dall’equity. Crowdfunding for real estate – immobiliare Anche il settore immobiliare ha saputo dotarsi di un sistema di finanziamento collettivo, infatti le piattaforme di crowdfunding del real estate permettono di investire in progetti immobiliari divenendone soci a tutti gli effetti. Eppela crowdfunding Eppela è tra le maggiori piattaforme italiane di crowdfunding che vanta numeri importanti come un volume di offerte di quasi 30 milioni per oltre 6000 progetti finanziati con un tasso di successo delle campagne del 65%. Ginger crowdfunding La piattaforma Ginger è un perfetto esempio di servizio di crowdfunding di tipo territoriale, infatti è pensato per la regione Emilia Romagna ed offre anche consulenze manageriali ed assistenza. Crowdfunding calcio Anche il mondo del calcio si è aperto a questa possibilità di finanziamento ed in Italia si è avuto già un esempio con il Frosinone ed il Pescara ad opera della piattaforma “Tifosy” creata da ex-calciatori di Juventus e Chelsea, Vialli e Zanetton. Crowdfunding europe Il mercato europeo del crowdfunding ha facilitato i piccoli investitori nel diversificare i loro portafogli e acquisire la proprietà in start-up in forte crescita. Crowdfunding musicale Il settore della musica consente al crowfunding di esprimersi in moltissimi modi differenti, infatti puoi trovare piattaforme per finanziare progetti artistici come LP, album ma anche video musicali o progetti diversi come live tour e sperimentazione. Crowdfunding startup Certamente il finanziamento collettivo è pensato soprattutto per le Start-Up, ovvero quelle realtà imprenditoriali che sono in fare iniziale se non embrionale del proprio business e sono alla ricerca di fondi per continuare la progettazione del proprio prodotto o avviarne la realizzazione e diffusione. Xiaomi crowdfunding Il colosso cinese della tecnologia, Xiaomi, ha fondato una piattaforma propria di crowdfunding chiamata YouPin, un servizio per sfruttare la popolarità dell’azienda per proporre i propri prodotti ad un vasto pubblico. Crowdfunding libri Molti sono i libri che parlano di crowdfunding e che si presentano anche come manuali. Se si cerca il meglio ecco una buona lista di libri che consigliamo sul crowdfunding Step By Step Crowdfunding disponibile su Amazon anche per i Kindle. Come finanziare una start-up innovativaG. Bartolomei, A. Marcozzi 2015Corporate finance G. Tardivo, R. Schiesari, N. Miglietta 2012 Crowdfunding e personal fundraising: la nuova … A. M. Siccardi, V. Vitali 2018 Crowdfunding e Regolamentazioni. La Tassazione … I. Cultera 2015 Crowdfunding. Dai sogni ai soldi. Come finanziare … F. Troisi, A. Giusti 2014 Crowdfunding. Il finanziamento della folla, o … G. Quaranta 2016 Crowdfunding. La via collaborativa all’imprenditorialità I. Pais, P. Peretti, C. Spinelli 2014 Crowdfunding: esame della disciplina e ruolo … G. Quaranta 2017 Dall’espansione allo sviluppo. Una storia economica … P. Massa, G. Bracco, A. Guenzi, J. A. Davis, … 2011 Diventare imprenditori innovativi (Formato cartaceo) AA. VV. 2015 Equity crowdfunding. Uno sguardo al mercato italiano G. Quaranta 2018 Finanza d’impresa e sistemi finanziari. Un profilo … M. Fornasari 2008 Il Codice civile e leggi collegate 2017 G. De Nova 2017 Il crowdfunding G. Quaranta 2017 Il crowdfunding in Italia. Una regolamentazione … U. Piattelli 2013 In Search of Liberty: The Story of the Statue … J. B. Bell, R. I. Abrams 1984 Istituzioni e mercati finanziari F. S. Mishkin, S. E. Eakins, G. Forestieri 2012   Crowdfunding rewards Il meccanismo di rewards è alla base del crowdfunding. Le ricompense sono la forma di guadagno che più attira gli investitori che intendano “scommettere” piccole cifre a sostegno di un progetto. Crowdfunding civico Questa particolare forma di crowdfunding punta al finanziamento attraverso un processo di responsabilizzazione dei cittadini. Il crowdfunding civico è una innovazione che ha trovato spazio in tante realtà italiane come i borghi e le comunità interne. Conclusioni Come hai potuto notare, il crowdfunding ha tantissime espressioni in tutti i settori ed in tutte le tipologie di business. Per orientarti meglio scegli una nostra consulenza per non commettere errori e far decollare la tua idea di business.
15 Settembre 2019
fundraising: Cos’è e come richiederlo

Fundraising significato e Esempi

Il fundraising è una raccolti di soldi fatta da un professionista – consulente, dunque è una singola persona che si impegna di raccogliere fondi Il fundraising è una raccolti di soldi fatta da un professionista – consulente, dunque è una singola persona che si impegna di raccogliere fondi per sostenere una causa, a favore di una persona, il donante può essere anche una società, un ente, un organizzazione non profit il cui fine ultimo è quello di contribuire a realizzare un progetto di utilità sociale. fundraising significato Il decreto legislativo n. 460/1997 disciplina le raccolte pubbliche di fondi, fundraising, per sostenere le attività di enti non commerciali. Secondo l’art. 148 del TUIR, Testo Unico sulle Imposte dei Redditi, gli enti non commerciali sono le fondazioni, i comitati, le organizzazioni non profit, associazioni che si occupano di attività assistenziale, ricreativa, di solidarietà sociale, di promozione culturale; che non perseguono fini di lucro. Il soggetto che organizza un evento per la raccolta di fondi fundraising, può essere anche un ente che si occupa di attività commerciale perché la legge vieta solo al destinatario-beneficiario della raccolta di non essere un ente commerciale; per i primi, gli organizzatori della raccolta fondi, vale il diritto di associarsi liberamente per fini che non sono vietati dalla legge penale così come previsto dall’art. 18 della Costituzione. Metodi tradizionali nel fundraising I soldi nel fundraising possono essere raccolti mediante sistemi tradizionali, dunque dagli stessi volontari dell’associazione; da persone fisiche che organizzano l’evento, spontaneamente, per beneficenza ad una associazione, oppure da un’agenzia esterna che organizza su commissione l’evento. “Un esempio, molto semplice di fundraising, che ci riporta indietro negli anni adolescenziali, può essere la classica colletta, per raccogliere soldi tra amici, quando non si dispone materialmente della somma liquida necessaria e si decide di contribuire all’acquisto di un unico regalo, per il compleanno di un amico comune, tutti insieme solidalmente”. Metodi innovativi nel fundraising Accanto a questi metodi ve ne sono altri più moderni che presuppongono una conoscenza e competenza di database attraverso l’uso di strumenti informatici. Una delle modalità di fundraising più diffuse per raccogliere fondi online è attraverso l’uso di piattaforme web specifiche per aprire pagine di raccolte fondi. All’ interno della piattaforma online è possibile gestire il proprio spazio web dedicato all’iniziativa e inserire tutte le informazioni in merito al progetto da sostenere; è fondamentale scrivere un testo, provvedere ad inserire foto, immagini, video e lanciare un appello oppure una sottoscrizione. Molto utile è la condivisione della nostra iniziativa anche attraverso la community sociale del web, attraverso i social network, il più noto è facebook, che aiuta a diffondere la conoscenza della nostra pagina. I contributi andranno direttamente sul conto dedicato alla causa. Ogni donazione di fundraising sarà tracciata e per garantire trasparenza il totale raccolto sarà reso pubblico e visibile in maniera chiara e non equivoca. Un’altra modalità di raccolta è il direct marketing che consiste nell’inviare lettere, mirate e studiate con strategie tipiche del marketing, con il nostro progetto ad un potenziale numero di donatori; o anche inviare e-mail. Esempi di fundraising di successo Un caso concreto di successo, che mi ha colpito particolarmente, vede al centro dell’attenzione i problemi vissuti dai disabili a causa delle barriere architettoniche. Con il progetto “Casa del Sole” la Cooperativa Cecilia Onlus di Roma e due famiglie, con uno spiccato altruismo, hanno lanciato una iniziativa di fundraising,  raccolta fondi pari a 80.00,00 euro che servirà per coprire i costi per i lavori di ristrutturazione della casa e garantire così un posto sicuro a 4 disabili gravi. Grazie alla struttura potranno vivere serenamente perché saranno seguiti da esperti operatori sociali che oltre alle competenze tecniche uniranno passione e amore per il loro lavoro. Un altro esempio di fundraising è la raccolta fondi organizzata dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia a favore della popolazione di Amatrice colpita dal terremoto. Il progetto ha avuto come iniziativa il seguente slogan “Un’Amatriciana per Amatrice” che riportava la caratteristica culinaria di Amatrice. I fondi raccolti sono stati pari a 348.877,51 euro. Il fundraising ammesso al beneficio fiscale Da una lettura comparata dell’art.143 comma 3, lett. a del T.U.I.R e dell’art. 2, comma 2 del D.Lgs 460/1997 si evince che non sono tassati ai fine IRES, in quanto non contribuiscono alla formazione del reddito degli enti non commerciali, i fondi ricevuti dagli enti non commerciali, solo se la raccolta è pubblica; infatti deve coinvolgere tutti e si deve favorire la diffusione e la conoscenza dell’iniziativa mediante pubblicità. La raccolta deve essere organizzata occasionalmente, non più di due volte nell’arco di un anno e la somma raccolta non deve superare l’importo di 51.645,69 euro; infine la raccolta deve svolgersi in concomitanza a celebrazioni, campagne di sensibilizzazione o ricorrenze, per esempio le festività religiose o un evento come il compimento dell’anniversario dell’associazione. La raccolta fondi può avvenire anche mediante offerte di beni di modico valore. Un esempio comune, di raccolta fondi, di modesto valore, è la vendita di piantine che si organizza nelle diverse piazze delle città nel nostro Paese. Fundraising: obblighi di rendiconto separato L’art. 20 comma 2 del DPR 600/1973 stabilisce che gli enti non commerciali sono obbligati a redigere un rendiconto separato, in cui vengono annotate tutte le entrate e le uscite/spese inerenti a ciascuna celebrazione, ricorrenza, campagna di sensibilizzazione, per ciascuno evento organizzato nell’anno. Va redatto secondo le norme di un’ordinata contabilità, senza spazi in bianco, senza interlinee, senza cancellazioni o abrasioni così come stabilisce l’art. 2219 del codice civile. Le modalità di redazione del rendiconto secondo i principi enunciati rispondono al bisogno di garantire onestà e serietà a chi crede nel progetto e l’ha sostenuto economicamente. Questo apposito rendiconto va redatto entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio e conservato per almeno dieci anni presso la sede legale dell’ente come disciplinato dall’art.22 del D.P.R. 600/1973. Il fundraising è una nuova forma finanziaria che consente di creare start up nel terzo settore e del non profit producendo capitale e valore sociale. Invito tutti coloro che si sentono fortemente motivati ad investire e ad unirsi nel sostenere progetti di solidarietà-utilità sociale. Dedicarsi al prossimo ci rende migliori. Non aspettare a domani. D.Lgs 460/1997 Art. 20 comma 2 DPR 600/1973 Art. 22 DPR 600/1973 Art. 148 TUIR ART.143 COMMA 3 TUIR
11 Settembre 2019
Come funziona il Private Equity

Private Equity: Ecco come funziona

I private equity sono forme di investimento dove i privati investono in progetti caratterizzati da un rischio elevato ad alto rendimento private equity definizione I private equity sono forme o meglio fondi di investimento in cui soggetti privati hanno somme da investire in progetti caratterizzati da un livello di rischio più o meno elevato. Al fine di ripartire il rischio i soggetti coinvolti  tendono a investire le somme in diversi progetti, quali possono essere il lancio di un nuovo prodotto sul mercato da parte dell’impresa finanziata, il finanziamento, la crescita e lo sviluppo anche internazionale dell’impresa, la quotazione in Borsa di una società, o ancora i passaggi generazionali societari. società di private equity L’ investimento è realizzato da: fondi di private equity inquadrati su aziende di grande e media dimensione, fondi di venture capital investitori cosiddetti angels, quando i soggetti target sono sia nuove start-up o realtà imprenditoriali già esistenti, ma di ridotte dimensioni. Come funziona il private equity I fondi di Private Equity si caratterizzano per operazioni di investimento  in cui i soggetti privati valutano le opportunità presenti sul mercato ed acquistano le quote societarie in un lasso di tempo di cinque anni. Successivamente inizia una nuova fase definita di disinvestimento, che dura cinque anni, nella quale si valorizzano le aziende in portafoglio e si provvede alla loro liquidazione. In genere  un fondo di Private Equity  individua tramite i propri gestori e comitati d’investimento le opportunità aziendali in cui investire i capitali ricevuti da parte di investitori istituzionali o meno. Pensiamo ai ricchi investitori, ai banchieri, alle società di assicurazioni, ai fondi pensione che si assumono il rischio e rispondono in proporzione ai capitali investiti nell’operazione.  Il fondo di Private Equity ha interesse ad entrare nel capitale della società target per aumentarne il valore e ottenere in seguito un capital gain al momento del disinvestimento, propriamente la cessione della partecipazione way-out. Come investono i fondi di private equity Le ragioni che inducono il fondo di Private Equity ad investire è la potenzialità di crescita aziendale diretta e interna all’azienda stessa o indiretta che si manifesta attraverso acquisizioni, o fusioni con altre società appartenenti allo stesso settore. Il metodo che consente di valutare il valore della società target, definita enterprise value, si basa sul calcolo dei flussi di cassa attualizzati il cosiddetto discounted cash flow. A questo si aggiungono il valore residuo aziendale detto terminal value al termine dell’investimento. Dall’ enterprise value si sottrae la posizione finanziaria netta determinata dalla differenza tra l’ammontare dei debiti finanziari e quello delle attività finanziarie liquide. Il valore che risulta viene messo a confronto con quello che risulta dall’applicazione di altri criteri tra cui, per esempio, quello dei multipli di mercato. Clausole contrattuali di private equity Il fondo di Private Equity dopo essere entrato in una determinata realtà societaria, ma si trova in una posizione di minoranza, deve in qualche modo tutelarsi dai rischi della natura stessa del progetto, cosicché prevede nello statuto apposite clausole di governance, non solo dai rischi deve tutelarsi, ma anche dalle decisioni di gestione ordinaria dell’impresa prese dal management in carica, che  non interessano al Private Equity. Inoltre il fondo  Private Equity è interessato a monitorare quotidianamente e costantemente l’andamento della società attraverso report dettagliati, al fine di  tenere sotto controllo l’andamento del proprio investimento. All’interno della società il fondo attua programmi di controllo di gestione che sono utili a far crescere sia l’azienda che l‘imprenditore. L’interesse del fondo Private Equity è quello di recuperare i soldi investiti nel progetto in breve termine, in genere è previsto un periodo di recupero  che va dai tre ai cinque anni. Come effettuare un disinvestimento nel private equity  Le forme di disinvestimento, way-out, sono variabili, un fondo può liquidare il suo investimento iniziale tramite le seguenti operazioni di disinvestimento: la cessione delle quote nella società target in occasione della sua quotazione in Borsa, cessione delle sue quote a una società terza concorrente o ad altro fondo di Private Equity; stessa partecipazione può essere riacquistata da parte dello stesso socio imprenditore. A tale proposito le operazioni di Private Equity possono prevedere clausole di co-vendita, definite tag along odrag along right,  inserite nei patti parasociali stipulati tra gli altri soci della società. Sono  previsioni contrattuali che tutelano sia il fondo di Private Equity che l’imprenditore, per ridurre o eliminare eventuali svantaggi a causa di posizioni minoritarie ricoperte nelle aziende. A causa della loro piccola dimensione, molte realtà aziendali hanno difficoltà, anzi lamentano frequentemente carenze nella gestione finanziaria più dinamica, sia in termini di catalogazione delle operazioni che dei relativi costi, degli investimenti in ricerca e sviluppo e sul piano della fidelizzazione e del mantenimento delle relazioni con la clientela. C’è bisogno, soprattutto per le imprese che operano oltre i confini nazionali, di investimenti diretti all’estero. E’ fondamentale, a tale scopo, la presenza di operatori specializzati nell’apporto di capitale di rischio, che operano con un’ orizzonte di medio-lungo periodo, che mirano a sostenere gli imprenditori nella crescita delle proprie imprese e che li conduca soprattutto a mettere a disposizione il capitale delle proprie imprese senza paura di perderne la gestione. I migliori investimenti per il fondo di Private Equity Il fondo di Private Equity si occupa di imprese già consolidate nei confronti delle quali mette in atto operazioni di buy out e replacement capital. L’investimento in quote di fondi di Private Equity è adatto per l’investitore che ha un lasso temporale di medio lungo termine, una buona attitudine al rischio che, non avendo né le capacità, nè il tempo per disinvestire un portafoglio di investimenti diretti in imprese, affida il proprio capitale a un intermediario specializzato, il cui team è in grado di offrire una consulenza tattica alle imprese, definendo le opportune regole di corporate governance, la possibilità di identificare le way out più abili e di garantire rendimenti attesi superiori.  Voglio segnalare siti utili in quanto contengono informazioni interessanti http://www.assogestioni.it http://fondoitaliano.it http://www.ilsole24ore.com  Inoltre vi invito a leggere un nostro precedente articolo in materia di private equity Il Private Equity è una modalità di investimento istituzionale che consente alla persona interessata di rilevare le quote della società target non quotata ma con un elevato potenziale di crescita e di sviluppo che la rende attrattiva agli occhi degli investitori, i quali vorranno accrescere il valore dell’azienda per avere un ritorno sull’investimento, in termini di guadagno e capital-gain. Pertanto l’obiettivo è il raggiungimento del successo economico aziendale dal quale dipendono le sorti di imprenditori e investitori. Durata dei fondi Private Equity L’investitore decide di apportare nuovi capitali e nuovi patrimoni che serviranno per acquisire le quote societarie. Questi apporti rappresentano il fondo Private Equity. La durata media dei fondi di private equity è di 10-12 anni. In questo lasso di tempo l’investitore deve compiere operazioni di investimento contenendo i rischi derivanti dalla gestione della impresa a cui sono esposti sia il Socio Investitore che il Socio Imprenditore, i quali dovranno instaurare un rapporto fiduciario e collaborativo. Il socio investitore dovrà dettare le strategie di impresa da seguire per un riassetto aziendale produttivo e il Socio Imprenditore dovrà supportare le sue linee per raggiungere gli obiettivi comuni. www.finanze.net Fasi del Private Equity La prima fase si sviluppa in 5 anni, in questi anni si valutano le opportunità di investimento e si acquisiscono le quote; le operazioni avranno come obiettivo quello di sostenere l’avvio di nuove imprese, il cosiddetto Seed Start Up Financing, investimenti rivolti a società start-up che non hanno ancora fatturato. Oppure gli investimenti saranno finalizzati a sviluppare imprese già esistenti, il cosiddetto Expansion financing. O, ancora, si può ricorrere ai Venture capital che investono in società già attive che realizzano flussi di cassa negativi e con esponenziali possibilità di crescita, di contro, troviamo, i Development capital, investimenti in società avviate, ma con flussi di cassa positivi. La seconda fase del disinvestimento dura altri 5 anni e non possono essere fatti nuovi apporti, ma si gestiscono e si valorizzano le società partecipate, accrescendo il loro valore e provvedendo alla loro successiva liquidazione. Dove cercare il Private Equity? Il fondo di Private Equity, è un fondo comune di investimento chiuso, distinto dal patrimonio della società di gestione, disciplinato dal Decreto Legislativo 24 febbraio 1998 n. 58. In Italia, infatti, la gestione di un fondo di private equity è affidata a un istituto di intermediazione finanziaria come Società di Gestione del Risparmio (SGR) in recepimento della Direttiva europea 85/611/CEE che in funzione dei loro compiti si ripartiscono in società promotrice e gestore come stabilisce l’art. 1 del D.Lgs 58 del 1998. www.aifi.it, www.sole24ore.com www.assogestioni.it Strategia Algedo SGR S.p.A. per Private Equity Algedo SGR sostiene la crescita di piccole e medie imprese, sia nel medio che nel lungo termine, affiancando imprenditori e manager nel processo di rilancio economico aziendale e strategico. Opera da più di 25 anni con una sede a Treviso. Nel corso degli anni ha maturato esperienza in diversi settori lavorando con grandi gruppi industriali, per lo più holding di partecipazione. Segue una strategia improntata non solo all’apporto di capitale ma al rafforzamento dei punti vitali della società, riducendo i punti di fragilità. La sua attività ha piena visibilità nel suo sito di riferimento Investimenti Consiglio di non ricorrere ai fondi di private equity che per loro natura sono molto costosi e non aderiscono alle esigenze dei piccoli risparmiatori , né sono così appetibili per i grandi investitori per gli esosi costi a cui afferiscono. I fondi di Private Equity nascono come fondi non quotati, molto audaci, pericolosi e poco liquidi, ne consegue che sono destinati solo agli investitori istituzionali. Per un’accurata consulenza rivolgiti a noi, i tuoi professionisti di fiducia Se sei interessato a saperne di più o vuoi investire in un progetto puoi rivolgerti a noi, ti offriremo una consulenza aziendale dedicata al tuo caso specifico. Ad  ogni modo puoi sempre  scriverci e contattarci  per ogni tipo di dubbio.  
7 Settembre 2019
Due Diligence nelle Startup: Cos’è e come affrontarla?

Due Diligence: Come affrontarla nelle Startup

La Due Diligence è la fase delicata di raccolta di informazioni che precede la decisione di stipulare o meno un contratto societario Due diligence significato La Due Diligence è la fase di raccolta di informazioni che precede la decisione di stipulare o meno un contratto. Nel caso del finanziamento delle start up è la fase di raccolta di informazioni che permette al finanziatore di decidere se gli conviene o meno finanziare la tua start up. Se sei una banca o un investitore privato e stai decidendo se scommettere sul successo di una start up e stanziare dei soldi, hai del lavoro da fare per farti trovare preparato e convincere il tuo ‘’Business angel’’ o una tua Banca a investire nel tuo progetto. Definizione di due diligence start up L’art. 25 del decreto legge 18 ottobre 2012, n. 179 definisce la start-up innovativa come una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano oppure Societas Europea, le cui azioni o quote non sono quotate su un mercato regolamentato o su un sistema multilaterale di negoziazione. Altre caratteristiche fondamentali sono la fondazione da non oltre 60 mesi e il contenuto innovativo. Sono queste le caratteristiche che ti consentono di definirti Start up innovativa. Fasi della due diligence Nella fase di due diligence, il finanziatore guarderà gli aspetti di seguito. 1) Il tuo team Ecco le domande che si porrà. La start up è portata avanti da un gruppo capace e competente? Hanno un obiettivo e una mission comuni sull’indirizzo futuro e sono preparati all’investimento? Ti consiglio preparare con cura il tuo team, preparare la documentazione richiesta e verificarne la correttezza, ponendoti in modo coerente e trasparente. Ogni azienda è portata avanti dal suo team e un gruppo competente, affidabile e motivato è la migliore garanzia di successo. E’ questa l’immagine che dovrai essere sicuro di dare. 2) Il progetto, prodotto e i brevetti Fondamentale è poi la valutazione del progetto imprenditoriale. Devi subito cercare di capire se il progetto ha ottime possibilità di creazione di profitti futuri, in modo tale che l’investimento sia remunerato. Poniti subito le domande centrali per condurre la tua analisi: il prodotto ha possibilità di crescita? Vauta se l’azienda e il mercato promettono una buona redditività futura (valutare indici di bilancio come per esempio il ROI= return of investment, cioè per ogni euro investito quanto mi aspetto come profitto). Il business plan è coerente e convincente? I diritti di autore sono stabiliti chiaramente per evitare problemi in futuro? Poi assicurati di preparare la documentazione a supporto della tua analisi e una presentazione professionale. 3) Il mercato e gli stakeholders (banche, fornitori e clienti) Un terzo importante aspetto da considerare è il rapporto con gli stakeholders. I ‘’portatori di interesse’’ di un’azienda sono tutti i soggetti esterni all’organizzazione che però coprono un ruolo chiave nella sua vita. Tra essi troviamo per esempio i fornitori e i Sindacati. I rapporti con gli agenti esterni sono chiari? Assicurati che non presentino problemi o che se ci siano situazioni problematiche il team aziendale non cerchi di nasconderle. Devi sempre creare un clima di onestà e trasparenza. Se si verificheà la minima mancanza di uno di questi elementi perderai di sicuro il tuo finanziamento. Tieni conto che il tuo investitore probabilmente contatterà la tua Banca o azienda di revisione per controllare che la documentazione fornita sia attendibile ed evitare brutte sorprese future. 4) La vita in azienda Una volta raccolte tutte queste informazioni, c’è ancora un’altra cosa che ti consigliamo: preparati ad accogliere al meglio il tuo futuro partner, fai in modo che possa entrare in contatto col tuo team e col prodotto o servizio. Oltre alla documentazione è molto importante stabilire un’ottima relazione, non solo tu personalmente, ma eventualmente anche con i tuoi dipendenti. Bene, se hai condotto la tua analisi, hai fatto i compiti a casa e ti senti pronto, non ci resta che augurare in bocca al lupo a te e al tuo partner nel progetto di finanziamento della tua start up. Contattaci in modo che uno dei nostri consulenti possa aiutarti a svolgere l’analisi nel migliore dei modi, analizzare nel dettaglio ogni aspetto e fare in modo che tua sia preparato per ogni fase. Se sei un investitore, contattaci e ti aiuteremo a scovare la migliore opportunità e portare a termine la necessaria due diligence nel modo più completo ed efficace.  
1 Settembre 2019
Smart e Start

Smart e start – come funziona il bando invitalia

smart e start, l’agevolazione che ti permette di ricevere un contributo a fondo perduto dalla regione lazio, come funziona il finanziamento? Il 2017 ha portato davvero tantissime innovazioni alle Startup innovative: una di queste è lo smart e start Smart e start – il bando Con la pubblicazione del 18 ottobre nella Gazzetta Ufficiale il D.M. del 09/08/2017 che contiene tutti gli importanti cambiamenti nel programma di incentivi presentati dal Governo nel 2014 con l’obiettivo di supportare e promuovere la nascita e lo sviluppo di nuove Startup finalizzate all’innovazione. Il bando smart e start, che ha la durata massima fino al 31 dicembre 2020, è stato semplificato di tantissimo per aiutare le imprese Vediamolo in particolare Possibilità di accedere alle aziende per un massimo di 60 mesi; L’investimento è concesso anche per il web marketing I marchi, oltre ai brevetti e alle licenze, possono essere finanziati; C’è anche la possibilità anticiparsi fatture ancora non emesse. Vediamo il dettaglio qui sotto come funziona questa agevolazione Definizione smart e start L’incentivo di smart e start Italia è il programma finalizzato alla creazione di aziende innovative nel nostro territorio nazionale per il finanziamento di progetti da un minimo di 100.000 euro e un massimo di 1,5 milioni di euro, in dettaglio si possono comprendere i seguenti costi e nell’agevolazione degli investimenti: Investimenti in impianti, macchinari e attrezzature tecnologiche, o nuove tecniche scientifiche, o spese sostenute in affitto o in leasing; I costi sostenuti per interessi sul finanziamento esterno; Brevetti, marchi e licenze; Componenti hardware e software; Investimenti in progettazione, sviluppo, personalizzazione, collaudo di soluzioni IT architettoniche e impianti tecnologici di produzione, consulenza tecnologica specializzata, nonché interventi correttivi e adattativi; Investimento in marketing e web marketing; Costi per dipendenti; Incubazione e servizi di accelerazione commerciale. Le spese sono riconosciute ad ogni presentazione dello stato di avanzamento nei due anni limite successivi al contratto di finanziamento. Chi può usufruire di smart e start Il beneficiari gli innovatori cui lo scopo sociale è quello di dare priorità allo sviluppo e alla commercializzazione dei  prodotti e servizi innovativi ad altissimo valore tecnologico. Come funziona smart e start invitalia Viene concesso fino al 70% del prestito a taso 0 senza interessi da restituire per un massimo di otto anni con la possibilità di aumentare l’importo fino all’80% se la società richiedente è composta esclusivamente da donne o giovani sotto i 36 anni o se all’interno di essa c’è un ricercatore italiano che lavora stabilmente all’estero e vuole tornare in Italia. Come trasmettere la domanda smart e start invitalia? L’incentivo di smart e start Italia è gestito da Invitalia e la richiesta deve essere inviata online direttamente dal sito à www.smartstart.invitalia.it. Le domande sono gestite attraverso una procedura per la quale le stesse sono esaminate secondo l’ordine di presentazione e gli incentivi sono concessi fino all’esaurimento dei fondi disponibili. Insieme all’applicazione, il piano aziendale deve essere presentato e firmato digitalmente; Quando viene inviata una domanda, viene emesso un protocollo elettronico e, entro 60 giorni dalla presentazione, è possibile conoscere il risultato della valutazione. Stanziamento finanziamenti smart e start In caso di esito positivo, il beneficiario dei finanziamenti smart e start può richiedere l’erogazione dei fondi durante lo svolgimento dei lavori. C’è inoltre la possibilità di ottenere un anticipo del 25% dell’importo finanziato attraverso la presentazione di una garanzia.