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Problemi e limiti della politica economica

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Pubblicazione a cura di Dr. Andrea Raffaele del 24 Ottobre 2025

La politica economica nel tempo si evolve per paradigmi e obiettivi.
Nel 1970 si aveva una concezione ingegneristica della politica economica (questa, risultato di una costruzione rigida).
Poi negli anni Ottanta è diventata gioco strategico tra più attori ciascuno che prevede calcola e fa azioni perseguendo interessi sulla base di previsioni, che riguardano anche il comportamento del decisore pubblico.
C’è più consapevolezza dei limiti dell’intervento pubblico ed un’attenuazione delle regolamentazioni.
I mercati dei capitali pesano di più, quelli del lavoro di meno.
Aumenta il numero dei soggetti che intervengono nella politica economica con una separazione orizzontale delle sfere dell’autorità pubblica.
Da questo derivano implicazioni sulla capacità di intervento del decisore ed implicazioni sui trade off (relazioni) tra obiettivi diversi.
I governanti fanno i conti con lo sviluppo della separazione verticale tra autorità di governo (interferenze possibili nell’azione tra WTO, FMI, Comitati internazionali e Ue).
L’internazionalizzazione dei processi e le interdipendenze nelle azioni di governo hanno reso più complessa la politica economica.
Limiti all’impostazione tradizionale: i governi hanno una conoscenza imperfetta della struttura dell’economia; le famiglie reagiscono alle decisioni non sempre come ci si aspettava; i decisori non sono sempre convincenti nel sostegno delle proprie tesi; i decisori non hanno accesso a tutta l’informazione e scontano problemi di asimmetria informativa; i decisori difendono interessi particolari, condizionati dalle lobbies.
I poteri del decisore di politica economica nazionale hanno limiti.
Limit i nella conoscenza: onerosità delle informazioni necessarie al decisore per acquisirle nel tempo e nello spazio; onerosità del trattamento con processi di gestione, conservazione, elaborazione.
C’è poi l’incertezza dei parametri impiegati nei processi decisionali; Cattivo uso delle previsioni medie; Scarsa considerazione delle distribuzioni dei rischi sulle scelte di politica economica; Opportunità di uso del principio di precauzione come si fa nelle previsioni ambientali (politica cautelativa su questioni scientificamente controversie).
I modelli per valutare le scelte di politica economica osservati con intervalli di tempo successivo prendono in considerazione: Variabili endogene risultanti dalle forze del mercato, Variabili esogene controllabili dal decisore, Parametri sul comportamento dei privati, Shock di cui il decisore è all’oscuro.
Esistono due fonti di incertezza sui comportamenti dei privati: incertezze sul modello da assumere in relazione alle problematiche di scelta dei modelli (interrogativi sui tassi d’interesse e la loro influenza nelle famiglie); incertezza sui parametri dei modelli econometrici (imprecisione nella stima di questi).
C’è differenza tra i comportamenti del decisore pubblico e privato.
I decisori privati sono più attenti alla distribuzione dei rischi nella politica economica cioè realizzazione di valori diversi, ed il loro calcolo viene effettuato attraverso il Cost at risk (identificazione dell’importo che può essere perduto), Value at risk (misura del valore complessivo di un portafoglio su un dato orizzonte temporale).
È sbagliato dire che si ha avversione al rischio se un agente preferisce sempre una quantità aleatoria rispetto a ottenere il suo valore atteso.
L’avversione al rischio degli agenti economici è lo strumento utilizzato per modellare l’atteggiamento nei confronti del rischio.
Le famiglie avrebbero orientamenti più incisivi di avversione al rischio, mentre le imprese nell’ottica di far fruttare meglio i loro capitali, sono più neutrali.
Quindi le imprese massimizzano il valore atteso dei profitti futuri, mentre le famiglie massimizzano la speranza matematica che potrebbe derivare dall’utilità del consumo futuro.
Non sempre si tiene conto della distribuzione dei rischi e della varianza delle variabili.
Dopo alcuni shock si ritorna ad una situazione normale con difficoltà.
Una recessione può far precipitare un paese nella deflazione; un’inflazione può indurre ad aumento di prezzi e indicizzazione dei salari.
Non tutti gli shock sono prevedibili.
Nel 1921 Frank Knight ha distinto il rischio relativo a casualità quantificabili matematicamente e non.
Il rischio è un caso che può essere quantificato (incidenti trasporto via mare) mentre l’incertezza non è modellizzabile.
L’irreversibilità delle decisioni di politica economica è determinata dall’avverarsi di un possibile momento favorevole.
La possibilità di differire il progetto è un valore, come quello di un’opzione finanziaria.
Si parla del concetto di valore di opzione o di valore dell’attesa.
Il decisore può avere difficoltà di decisione quando la scelta di non-azione può comportare conseguenze irreversibili.
I modelli macroeconomici degli anni ‘60 sono stati messi in discussione in quanto con caratteristiche meccanicistiche: il decisore fissava gli obiettivi, il tecnico sceglieva il modello di riferimento e stimava con l’econometria le funzioni da usare.
Questo approccio, ritenuto inadeguato, ha condotto all’introduzione delle aspettative razionali da John Muth (si valutano le reazioni attese dei soggetti coinvolti, integrando la strategia in esame con altre) e per alcuni soggetti (banche e assicurazioni) le aspettative sono realtà dominate con l’evoluzione dei prezzi, aumento tassi d’interesse e tassi di cambio.
Lucas ha criticato l’utilizzo di modelli macroeconometrici fondati su equazioni di comportamento relative a variabili quali consumi, investimenti fondate sull’ipotesi che le aspettative dei soggetti siano invarianti rispetto alle modifiche del regime di politica economica (ad es per cambi flessibili o fissi).
Secondo Lucas i modelli sono utili nei regimi di politica economica in vigore, ma non per quelli che riguardano i cambiamenti.
È l’appropriatezza dei modelli che va testata.
Uno dei limiti nell’azione del decisore pubblico è la fiducia degli agenti in termini di credibilità, ovvero l’attesa che il decisore si comporti come annunciato.
L’attesa non è per un’applicazione meccanicistica delle aspettative degli agenti, ma per la capacità di guida delle aspettative.
In una situazione di instabilità lo stato di fiducia nel decisore è dirimente (decisivo).
Si fa riferimento all’azzardo morale se si ritiene che il decisore possa ingannare gli agenti privati, o quando si fa riferimento alla volontà di soccorrerli in caso di negatività.
Ad es. le assicurazioni per indennizzare le vittime delle catastrofi.
Es. costruzioni in aree esondabili dei fiumi nelle quali si sia costruito abusivamente e dell’indennizzo relativo in caso di inondazioni, sono situazioni in cui gli agenti non hanno consapevolezza degli oneri.
La politica economica è inefficace se le valutazioni ex post non sono coerenti con quelle ex ante.
La politica economica è una scelta fra regole fisse e non una somma di decisioni discrezionali.

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