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Teoria della politica monetaria

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Pubblicazione a cura di Dr. Andrea Raffaele del 27 Ottobre 2025

Due descrizioni del funzionamento macroeconomico opposte:
– secondo la teoria quantitativa della moneta, il reddito è un fenomeno monetario che equilibra domanda e offerta di moneta.
L’incremento della moneta genera inflazione e perché V e Q sono costanti.
V dipende dalle consuetudini sulla domanda di moneta per il motivo transattivo.
La flessibilità assoluta dei salari consente sempre l’occupazione dei fattori produttivi e la produzione massima d’equilibrio.
P=aM.
Il tasso di interesse è un fenomeno solo reale e mette in equilibrio domanda ed offerta di moneta S(+i)=I(-i) dove S è il risparmio, i il tasso di interesse, I l’investimento.
Al crescere del tasso di interesse aumenta la disponibilità degli operatori a risparmiare, ma diminuisce quella degli operatori a richiedere denaro in prestito.
C’è un punto in cui domanda ed offerta si equilibrano e quel punto determina il tasso di interesse di equilibrio (E).
Dal momento che l’economia raggiunge l’equilibrio in modo autonomo, gli interventi del governo sono inutili e possono essere anche dannosi (è dannosa l’espansione dell’offerta di moneta perché questa crea inflazione).

– secondo Keynes la teoria quantitativa non si è resa conto che gli operatori non chiedono moneta solo per il motivo transattivo e precauzionale, ma anche per quello speculativo.
Dato che esiste una relazione inversa tra il tasso di interesse e la domanda di moneta per il motivo speculativo, la domanda di moneta aumenta al diminuire del tasso di interesse, ma tutto ciò ha una conseguenza sull’economia reale, perché gli imprenditori decideranno se effettuare o meno un nuovo investimento, confrontando i tassi con le attese di profitto.
Dati tutti i possibili rendimenti dei vari investimenti, dobbiamo vedere quale tasso di interesse si crea sul mercato monetario, per comprendere quali investimenti si realizzeranno.
Determinato l’incremento degli investimenti, avremo l’incremento del reddito, tramite il moltiplicatore Keynesiano: ΔY=1/(1–c)·ΔI.Y=1/(1–c)·ΔI.ΔY=1/(1–c)·ΔI.I.
Secondo Keynes il saggio di interesse è un fenomeno monetario e mette in equilibrio domanda e offerta di moneta, mentre il reddito è un fenomeno reale e mette in equilibrio il risparmio e l’investimento.
Il punto in cui il mercato monetario e reale si incontrano è quando gli imprenditori decidono se effettuare un investimento o meno, tenendo conto del costo del denaro e delle attese future di profitto.
In un’economia monetaria, la moneta non è solo strumento di scambio e di conservazione del valore nel tempo; non è solo un velo che copre l’andamento reale dell’economia.
La politica monetaria ha grandi conseguenze sull’andamento dell’economia reale perché il tasso d’interesse che si crea sui mercati finanziari determina le variazioni di capitale fisico, che aumentano l’occupazione.
Allora la politica monetaria può aumentare l’occupazione, se rende possibili il maggior numero di investimenti data la curva esistente dell’efficienza marginale del capitale.
Dato che essa agisce indirettamente, esistono dei limiti alla sua azione, di cui Keynes è consapevole.
Può accadere che il saggio d’interesse arrivi ad avere un livello così basso, e corrispondentemente i corsi dei titoli un livello così alto, che gli speculatori trattengano moneta in attesa dei futuri ribassi.
Qui ulteriori immissioni di liquidità vengono sempre trattenute dagli operatori: trappola della liquidità.
Le previsioni degli imprenditori sono così pessimistiche, che per quanto possa scendere il tasso corrente di interesse, nessuno avrà il coraggio
di investire.
Keynes demolisce l’idea che il risparmio e l’investimento fossero solo un fenomeno reale e il reddito uno monetario e scopre che l’investimento e il risparmio sono fenomeni anche monetari e che il reddito è un fenomeno anche reale.
Indeterminatezze logiche della teoria keynesiana: la teoria K determina il livello di equilibrio del reddito secondo il processo logico che domanda e offerta di moneta
determinano il tasso di interesse di equilibrio, che determina il livello degli investimenti, che determina il livello del reddito.
Ma, per conoscere la domanda di moneta per il movente transattivo, occorre conoscere il livello del reddito.
Allora la variabile indipendente dipende essa stessa dalla variabile da determinare.
Poi, nella teoria keynesiana è il reddito a determinare l’equilibrio tra risparmio e investimento.
Ma il risparmio dipende dal reddito, per cui, una delle due variabili indipendenti del modello dipende essa stessa dalla variabile indeterminata.
Hicks e Hausen superarono l’indeterminatezza del modello K e proposero una sintesi tra i classici e K.
L’equilibrio tra risparmio e investimento è determinato nei classici dal tasso di interesse e in K dal reddito.
Anche K considera il risparmio una funzione crescente del reddito e il suo modello è indeterminato perché non formalizza questo aspetto.
Costruiamo un sistema di equazioni che consideri tutti questi aspetti.
Il risparmio è allora funzione sia del reddito che del tasso di interesse: cresce al crescere del reddito e cresce al crescere del tasso di interesse.
S=S(+Y,+i) dove, diversamente dalla teoria classica, il risparmio dipende anche dal reddito e non solo dal tasso di interesse corrente sul mercato; a differenza che nella teoria k il risparmio dipende anche dal tasso di interesse di mercato, oltre che dal reddito.
I=I(-i) l’investimento è funzione solo del tasso di interesse.
Classici e Keynesiani su questo concordano, anche se gli investimenti dipendenti da ammortamenti di capitale fisico esistente, dipendono anche dal reddito.
Data una determinata curva dell’EMK di un determinato Paese in un certo momento, consideriamo l’investimento dipendente solo dal tasso corrente di mercato.
Condizione di equilibrio del mercato reale è che risparmi e investimenti si eguaglino.
S=I. Graficamente sulle ordinate c’è il tasso di interesse, e il risparmio e l’investimento sulle ascisse.
Ogni curva del risparmio per ogni livello di reddito crescerà al crescere del tasso di interesse.
Avremo invece un’unica curva per gli investimenti.
In E1, E2 ed E3 si raggiungerà l’equilibrio.
Su un altro grafico indicheremo sulle ascisse i livelli di redditi in base ai quali abbiamo costruito le curve S1, S2, S3 e sulle ordinate i livelli di tasso di interesse che equilibrano domanda e offerta di risparmio E1=i1…
Avremo disegnato così la IS, che indica le combinazioni di reddito e di tasso corrente di interesse che assicurano l’equilibrio del mercato dei beni.
La retta è discendente perché al crescere del reddito cresce il risparmio, e perché gli investimenti aumentino corrispondentemente, i tassi di interesse devono scendere.
Al crescere del reddito la condizione di equilibrio sul mercato dei beni è assicurata dalla discesa dei tassi di interesse.
L’equilibrio sul mercato dei beni è assicurato se al crescere del reddito diminuiscono anche i tassi di interesse, in modo che gli investimenti crescano fino ad eguagliare la crescita del risparmio.
Cerchiamo adesso di individuare le condizioni che assicurino analogamente livelli di equilibrio tra la domanda di moneta e l’offerta di moneta.
A differenza della scuola di Cambridge, accanto alla domanda di moneta per il movente transattivo esiste la domanda di moneta per il movente speculativo.
Allora L=L(+Y,-i).
La quantità di moneta è per entrambe le teorie controllabile dalle autorità monetarie, che sono in grado di controllare sia l’emissione di nuova moneta, sia il processo moltiplicativo dei depositi originari di cui è capace il sistema bancario.
Questa volta avremo una curva che rappresenta la domanda di moneta per il motivo speculativo per ogni reddito considerato.
Al crescere del reddito aumenta la domanda di moneta per il movente transattivo e precauzionale.
Perché si mantenga l’equilibrio con una data offerta di moneta, la domanda di moneta per il movente speculativo deve diminuire, e questo accade quando sale il tasso di interesse e si preferisce acquistare titoli, il cui prezzo è sceso.
Avremo allora la LM, che cresce da sinistra a destra perché l’equilibrio sul mercato monetario, data una certa quantità di moneta stabilita dall’autorità monetaria, necessita che al crescere della domanda per il motivo transattivo e
precauzionale (funzione crescente) diminuisce la domanda di moneta per il movente speculativo (accade quando il tasso di interesse corrente di mercato sale e quindi scende il prezzo dei titoli a reddito fisso e gli speculatori preferiscono mantenere titoli piuttosto che moneta).
La LM indica i punti che assicurano l’equilibrio sul mercato monetario.
Il punto di equilibrio nel sistema economico è assicurato dove sono contemporaneamente assicurati l’equilibrio monetario e quello del mercato dei beni, che sono entrambi sia fenomeni monetari che reali.
Solo il punto di incontro tra la IS e la LM assicura il contemporaneo soddisfacimento dell’equilibrio sui due mercati.
Una politica monetaria espansiva si ha con lo spostamento della LM a destra.
Al crescere della quantità di moneta domandata per il movente transattivo, scende quella per il movente speculativo.
Ora dobbiamo registrare, tenuto conto delle diverse domande di moneta per il movente
speculativo corrispondenti a redditi diversi, come impatta un incremento dell’offerta complessiva di moneta dipendente dalle seguenti manovre: stampa di nuovi biglietti; incremento delle operazioni sul mercato aperto (acquisto di titoli); allentamento della riserva obbligatoria dei depositi bancari; diminuzione del tasso di interesse di riferimento a cui la BC rilascia credito alle banche ordinarie.
Immaginiamo una nuova offerta di moneta che sale.
L’aumento di offerta delle autorità monetarie da M1 a M2 determina nuovi equilibri rispetto ai precedenti (E1′, E2’…) tutti con redditi più alti e tassi di interesse più bassi.
Se trasponiamo questi
risultati sulle curve IS-LM, la nuova LM’ sarà a destra rispetto a prima.
Il livello del reddito e del tasso di interesse è determinato dall’interagire delle funzioni del risparmio, dell’investimento, della domanda e dell’offerta di moneta.
Qui, a differenza che in quello della teoria quantitativa della moneta (classico) e quello della teoria generale (keynesiano), non c’è una dicotomia tra il settore reale e monetario.
La moneta però, a differenza di quanto previsto dalla teoria quantitativa, non è mai neutrale.
L’offerta di moneta contribuisce a determinare le grandezze reali.
Nella figura, l’incremento della quantità di
moneta da LM a LM’ comporta un incremento di reddito e un abbassamento del tasso di interesse.
Ora raffiguriamo una politica fiscale espansiva in questo modello (spostamento a destra della IS) perché gli investimenti pubblici sono rappresentati come investimenti aggiuntivi rispetto a quelli privati, quindi i nuovi punti di equilibrio gli investimenti e i risparmi sono a destra di quelli precedenti, in cui avevamo considerato solo l’investimento privato.
Se trasferiamo il tutto nello schema IS, la nuova IS’ sarà a destra di quella precedente, con un
tasso di interesse maggiore per ogni livello di reddito considerato.
La IS-LM è un modello euristico (parte dell’epistemologia che adotta un procedimento euristico, cioè un metodo di approccio alla soluzione dei problemi che non segue un percorso chiaro, ma che si affida allo stato temporaneo delle circostanze).
È un modello che può essere ricondotto alle circostanze individuate dalle teorie economiche classica o K (all’opposto di carattere algoritmico, in cui, invece si adotta un procedimento di risoluzione di un problema che lo risolve con passi elementari e univoci).
Rappresentiamo il caso della rigidità degli investimenti, che nell’IS-LM è una curva IS molto rigida.
Nel caso di rigidità degli investimenti, alle variazioni del tasso di interesse, la curva degli investimenti è rigida, quindi la IS sarà rigida, è parallela alle ordinate.
La discesa del tasso di interesse per compensare l’incremento del risparmio dipeso dalla crescita del risparmio non comporta notevoli investimenti e variazioni del reddito.
Allo stesso modo l’IS-LM è la trappola della liquidità con una LM piatta.
Qui il tasso di interesse rimane immutato a livelli di reddito diversi perché il tasso di interesse è così basso (e i prezzi dei titoli alti) che gli speculatori domandano infinitamente moneta.
La visione classica della teoria quantitativa della moneta prevede la LM verticale e parallela alle ordinate (perchè la domanda di lavoro dipende solo dal movente precauzionale e transattivo).
La domanda di moneta dipende solo dalla domanda di moneta per il motivo precauzionale e transattivo e mai da quello speculativo, per questo non esiste alcun legame con il tasso di interesse.
La storia economica è così imprevedibile, le situazioni così diverse, che il responsabile della Politica economica deve individuare l’esatta situazione dei mercati con verifiche empiriche e decidere sulla base di queste.
La IS-LM è stata criticata dagli economisti monetaristi perché non risalta la formazione dei prezzi e non prevede l’inflazione.
Tutte le variabili sono monetarie.
Il reddito è il reddito monetario, così come il tasso di interesse è quello monetario, quindi il modello non è utilizzabile per studiare l’inflazione.
La nuova macroeconomia classica ha invece contestato il modello per l’incapacità di considerare le aspettative degli operatori economici e le conseguenze di queste reazioni sull’economia.
Una politica fiscale restrittiva è lo spostamento della IS a sinistra.

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