Finanza

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21 Ottobre 2019
Principali sbocchi professionali: L’amministratore di condominio Guida 2018

Amministratore di condominio revoca e nomina

Ogni anno migliaia di Amministratore di condominio revoca e nomina vengono citati in giudizio, in quanto, per legge rappresentanti legali pro tempore Ogni anno migliaia di amministratori di condominio vengono citati in giudizio, in quanto, per legge rappresentanti legali pro tempore del condominio. Ogni giorno in quanto organo esecutivo delle decisioni condominiali si trovano ad affrontare in riunioni condominiali dispute tra condomini, che implicano oltre una resistenza psicologica una vera e propria resistenza fisica. Chi può essere nominato amministratore di condominio Puoi accedere alla carica di amministratore di condoinio sia che tu sia una persona fisica che società, tuttavia devi possedere una serie di requisiti. Requisti legali per la nomina amministratore di condominio -Pieno possesso dei diritti civili, oltre che di una gande pazienza:) -Non aver subito condanne per i delitti contro la PA, amministrazione della giustizia, fede pubblica e patrimonio o per ogni delitto non colposo, per cui sia prevista una reclusione minima di 2anni; -Non essere sottoposto a misure cauteari; -Non essere interdetto o inabilitato. E questo ce lo può confermare benissimo il nostro attuale Ministro della Giustizia Orlando Requisiti scolastici amministratore di condominio -Possedere diploma di scuola secondaria; -Aver frequentato un corso di formazione iniziale e svolgere corsi annuali periodici. Quando è necessario avvalersi di un amministratore di condominio Sulla scia della recente riforma condominiale, è necessaria la nomina di un amministratore di condominio, solo quando i condomini siano 9, e magari fossero sempre così pochi… La nomina dell’amministratore di condominio Devi ottenere dall’assemblea il voto della maggioranza dei condomini, i quali, a loro volta devono rappresentare, almeno la metà del valore dell’edificio, quindi fa tante promesse… Compiti dell’amministratore di condominio Potrai amministrare e gestire i beni condominiali con una maggiore attenzione ad amministrare e a non prenderne possesso… Altrimenti finisci dietro le sbarre e senza lavoro. Eseguire le decisioni condominiali e fungere da rappresentante di condominio nell’esercizio delle azioni legali. Doveri dell’amministratore di condominio Dovrai tenere sotto controllo un sacco di scartoffie, anzittutto, tenere: -Un registro dei verbali di assembea; -Un registro di contabilità; -Un registro dell’anagrafe condominiale. Curare gli adempimenti fiscali, conservare tutte le fatture dei pagamenti da esibire alla prima citazione in giudizio per evitare condanne…riscuotere i contributi e gestire e tenere cura delle cose in comuni. Durata dell’incarico e revoca amministratore di condominio L’incarico dura, in regola, un anno con possibilità di rinnovo tacito per un altro anno. I condomini, tuttavia, possono disporne la revoca per assembea o giudizialmente, in quest’ultimo caso nei casi displinati dalla legge all’art. 1129 del codice civile. Tutto ci premesso, fare l’amministratore di condomio, oggi è un bell’impegno, ma anche un valido sbocco professionale, diversi sono i corsi organizzati ogni anno per accedere a tale carica. Al riguardo se hai dubbi, vuoi ulteriori info perchè non contattarci? saremo a tua completa disposizione
20 Ottobre 2019
Business model canvas

Business model canvas – Strategie, consigli ed esempio

il business model canvas è modello creato dall’azienda che traccia il flusso strategico di vendita e funzionamento dello scopo sociale Business model canvas – Definizione Il Business model canvas è modello creato dall’azienda che traccia il flusso strategico di vendita e funzionamento dello scopo sociale Il Business Model Canvas è un modello strutturato, che ti consente di realizzare un progetto graficamente intuitivo e semplice da interpretare, che ti dà un’idea immediata di quali sono i punti chiave su cui ti dovrai concentrare per riuscire ad avviare la tua attività. Un grafico molto veloce, che a colpo d’occhio può darti un’idea visiva di fattori di rischio, pro e contro della tua attività. Realizzarlo da solo, però non è facile ed immediato. Cosa puoi fare dunque? Come fare il business model canvas Se vuoi quindi impostare un business model canvas di successo, inizia da tre domande fondamentali: 1) Chi sei 2) Qual’è la tua attività di punta 3) A quale target di clienti vuoi rivolgerti Secondo la definizione di Alexader Osterwalder, che ha scritto un libro considerato chiave nella comprensione di un business model canvas, esso è la definizione dei processi che governano il modo in cui un’azienda crea valore e lo distribuisce. Se quindi hai sempre avuto delle idee brillanti e hai voglia di trasformarle in un progetto imprenditoriale, dovrai prima dedicarti allo studio del modello di Business che fa per te. Sviluppo business model canvas Come già detto in precedenza, dopo aver stabilito il segmento a cui vuoi rivolgerti e la nicchia di mercato in cui vuoi inserirti, ci sono una serie di domande che dovresti porti al fine di impostare un modello di Business, come sottolineato dal sito Marketimpresa della Banca BNL, che tratta temi specifici sulla creazione di startup ed aziende innovative: 1) Che valore aggiunto puoi dare ai tuoi clienti? 2) Attraverso quali mezzi? 3) Di che risorse umane hai bisogno? 4) Quali sono gli incassi che ti aspetti? 5) Quali sono i costi che dovrai sostenere? 6) E i fornitori che possono aiutarti ad erogare il servizio? Esempio di business model canvas Come raccontato in un interessantissimo articolo de “Il Sole 24 Ore”, un’idea di marketing molto semplice, come aiutare la ripresa di un settore in crisi, come quello agroalimentare, diventa un progetto “Fico”. Fico è il più grande parco agroalimentare d’Italia, che fa dell’eccellenza della cucina della nostra Terra il suo punto forte e prevede di registrare dai 4 ai 6 milioni di visitatori l’anno. In questo caso i punti di forza sono stati la partneship strategica con Eataly, il puntare su un grandissimo progetto consegnato in tempi relativamente brevi e l’ampia gamma di prodotti offerti ai visitatori. Se l’obiettivo di Fico era sfondare, ci è riuscito benissimo! Strategie di business model canvas Partendo sul modello descritto da”Il Sole 24 Ore”, puoi iniziare a definire una Business Model Canvas, ovvero un grafico che ti permetta di definire i fattori chiave, come ad esempio: 1) I clienti a cui vuoi rivolgere la tua attività 2) L’offerta che vuoi dare 3) Le infrastrutture che vuoi dedicare 4) Le relazioni con il pubblico, quindi i mezzi ed i canali di comunicazione, i social ed il marketing tramite la pubblicità 5) Le attività chiave che riguardano la produzione del bene o l’erogazione del servizio 6) La struttura dei costi e dei ricavi. Consigli sul business model canvas Come hai visto nell’articolo, per perseguire la strada dell’innovazione e per realizzare le tue idee brillanti è consigliabile strutturare un Business Model canvas che rispetti la struttura che ti abbiamo esposto precedentemente. Sul modello di Fico e di moltissime altre realtà italiane ed internazionali, quindi, elaborare un buon progetto di partenza potrà aiutarti ad iniziare con il piede giusto. Spesso però, focalizzare da solo i punti su cui concentrarsi non è semplice: può essere utile rivolgersi a qualcuno che conosce la materia meglio di te e che ti aiuti ad individuare gli aspetti su cui puntare per far crescere il tuo business. Se vuoi imparare tutti i segreti del marketing strategico e diventare un imprenditore di successo, cosa aspetti dunque a richiedere una consulenza specializzata per la realizzazione del business model canvas per la tua azienda?
16 Ottobre 2019
Quote di partecipazione: Scopriamo cosa sono

Quote di partecipazione: definizione e obblighi

Le quote di partecipazione sono delle misure applicate alle S.r.l. che definiscono una frazione del capitale sociale necessario per creare la società Le quote di partecipazione sono delle misure applicate alle S.r.l. che definiscono una frazione del capitale sociale necessario per creare la società. Le quote di partecipazione appartengono ai soci della società. Ogni socio ha diritto a una quota che corrisponde alla quantità di capitale sociale sottoscritta. Le quote di partecipazione sono funzionali per le S.r.l., ma non per le S.p.A., dove la partecipazione dei soci si misura nelle azioni, tanto che ogni socio può essere titolare di più azioni la cui somma rappresenta la quantità di capitale da lui versata. I diritti sociali e le quote di partecipazione In base alla partecipazione ai soci vengono attribuiti anche i diritti sociali sulla società. Tuttavia, qualora si volesse agire diversamente lo si potrebbe specificare nell’atto costitutivo. Per esempio ad alcuni soci è possibili attribuire i diritti sociali sull’amministrazione dell’impresa, mentre agli altri i diritti sulla distribuzione degli utili. Il tutto deve comunque avvenire uniformemente con la volontà di tutti i soci che hanno partecipato alla creazione dell’impresa, altrimenti l’atto costitutivo è da considerarsi nullo per mancata volontà di uno dei soci. quota di partecipazione non pagata cosa succede Per mancato pagamento della quota di partecipazione gli altri soci dell’attività possono intraprendere una serie di azioni. Il mancato pagamento della quota potrebbe comportare la diffida da parte degli amministratori societari. La quota del socio può essere rivenduta su accordo comune di tutti i soci, oppure il socio moroso può essere escluso dalla società previa la riduzione del capitale sociale. La diffida non deve per forza di cose essere comunicata sulla Gazzetta Ufficiale, come è previsto per le S.p.A. Comunicazione dell’ottenimento quote di partecipazione Chi detiene la partecipazione della quota di una o più società deve comunicarlo alla Consob. Quest’ultima ha stabilito che la variazione degli assetti amministrativi finanziari può comportare l’obbligo di comunicare altre volte successive alla prima il possesso della quota di partecipazione. Una disciplina simile è prevista anche per le società che, seppur non quotate, sono sotto il controllo il pubblico per via della grande rilevanza dei loro interessi. Sanzioni per la violazione degli obblighi di comunicazione quote di partecipazione La Legge prevede alcune sanzioni per la violazione dell’obbligo di comunicazione. Tali sanzioni possono essere pecuniarie o amministrative. In questo secondo caso viene sospeso il voto del socio all’interno dell’attività in relazione alla quota per cui è stato ignorato l’obbligo di comunicazione. La società può comunque decidere di ammettere il socio al voto su accordo di tutti i soci. Le sanzioni possono essere proposte dalla Consob oppure altri enti del settore. La conoscenza di cosa sono le quote di partecipazione è il primo passo utile per evitare delle pericolose sanzioni e per gestire una società con più criterio di causa. Altrimenti la gestione potrebbe essere svolta male e sarebbe un’inutile perdita di tempo per tutti. Perché permettere a un’azione simile di avvenire?
15 Ottobre 2019
Come Aprire una birreria: Ecco cosa serve

Aprire una birreria: Come fare e cosa serve

Come aprire una birreria, un beershop o un microbirrificio artigianale è un sogno di molti che spesso sembra troppo lontano per essere realizzato. Come aprire una birreria, un beershop o un microbirrificio artigianale è un sogno di molti che spesso sembra troppo lontano per essere realizzato. Tuttavia, tutto ciò che serve per aprire un locale di questo tipo è semplicemente… conoscere le birre e il mondo legato alle stesse. Perché una birreria abbia successo occorre presentare al pubblico soltanto le migliori bevande, offrendo un’ampia gamma di scelta per soddisfare i gusti dei più. Inoltre bisogna svolgere un preciso iter burocratico per aprire una birreria. Il procedimento giusto di aprire una birreria Burocraticamente parlando Come aprire una birreria, un beershop o un microbirrificio artigianale non è difficile. Bisognerà completare gli adempimenti necessari per ogni attività in grado di rilasciare le bevande e gli alimenti. a)Aprire una Partita IVA e iscriversi al Registro delle Imprese; b)Bisogna farsi rilasciare il certificato di agibilità; c)Avere il nulla osta dell’ASL; d)Occorre svolgere la comunicazione d’inizio attività da inviare al Comune e all’ASL; e)Infine basta la certificazione antincendio, un documento che viene rilasciato dai Vigili del Fuoco e svolgere la richiesta di autorizzazione per esporre l’insegna. Cosa fare dopo il completamento dell’iter per aprire una birreria Una volta completato il procedimento burocratico l’attività potrà considerarsi aperta. Tuttavia bisognerà svolgere alcuni ulteriori passaggi perché l’attività sia effettiva: -Serve l’adesione al sistema HACCP, che a sua volta prevede la necessità di superare alcuni corsi. Grazie alle lezioni si acquisiranno le competenze e le conoscenze per la conservazione e la somministrazione delle bevande. -Se all’interno del locale ci sarà la musica bisognerà regolarizzare i diritti SIAE, oltre che valutare l’impatto acustico. Quanto costa aprire una birreria In base alla grandezza del locale, alla varietà di birre offerte, all’arredamento, impianti di suono e di luci e ad altre attrezzature, aprire una birreria può costare persino 200.000 euro. Le birre da proporre vanno scelte con un occhio critico, in quanto i fornitori sono poco propensi a concedere sconti di vario genere. A tutto questo si deve aggiungere la spesa per il personale, per l’affitto e per le utenze. Scegliere le birre e gli arredamenti senza errori per aprire una birreria Una buona idea per aprire una birreria di successo potrebbe essere quella di andare in giro a vedere come se la cavano gli altri locali di questo genere. In questo modo si potrà avere una panoramica completa sulle migliori birre, sulla musica che va di moda tra i giovani e sugli arredamenti migliori. Tutte queste conoscenze permetteranno di svolgere il lavoro con competenza e cognizione di causa. Ti serve una mano perchè in pratica non sai da dove iniziare? Beh contattami =)
15 Ottobre 2019
Piccoli accorgimenti per Aprire un’Attività e non fallire

Come aprire un’attività

Come Aprire un’Attività: Mettersi in proprio per molti può rappresentare l’inizio di una avventura fatta di soddisfazioni e successo. Come Aprire un’Attività Come Aprire un’Attività? Mettersi in proprio è il coronamento di un sogni per molti, e può rappresentare l’inizio di una avventura fatta di soddisfazioni e successo. Tuttavia, per competere nel mondo contemporaneo, sono necessari una serie di accorgimenti che cercheremo di fornirti in questa breve ma esaustiva guida Come aprire un’attività, adempimenti fondamentali Di seguito, ti segnaliamo una panoramica dei principali adempimenti burocratici per aprire la nuova attività. 1) Individuare il codice ATECO di riferimento. Si tratta di un codice alfanumerico che classifica l’attività principale e/o le attività secondarie che svolgerà la tua azienda, a seconda del quale potrebbero variare gli adempimenti da svolgere in fase di apertura a livello comunale e camerale. 2) Apertura della partita IVA, inviando una comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate. 3) Dotarsi della PEC (posta elettronica certificata) 4) Costituire la società e, se richiesto, sottoscrivere e versare il capitale sociale minimo 5) Iscriversi a INPS ed INAIL 6) Iscriversi alla Camera di commercio di competenza 7) Presentare, se la tipologia di nuova attività lo richiede, La SCIA “Segnalazione Certificata di Inizio Attività” al comune Il capitale iniziale, un fattore chiave di come aprire un’attività Le statistiche sono chiare nel rilevare che gran parte delle nuove attività che falliscono nei primi 5 anni lo fanno per mancanza di capitali. Per quanto buona e innovativa sia la tua idea, senza sufficiente denaro competere nel mercato, affrontare la concorrenza e reggere il peso della tassazione può essere arduo. Assicurati di aver risparmiato un capitale più che sufficiente e non essere frettoloso. Cash is king, come dicono negli USA, e per resistere ai costi ed agli imprevisti ai quali potresti andare incontro nei primi anni, la liquidità è essenziale. Come aprire un’attività e scegliere la forma giuridica ideale per la nuova attività Quale forma giuridica adottare per la tua nuova impresa è una delle prime domande che devi porti. Per rispondere correttamente e è vitale analizzare in prospettiva le caratteristiche del tuo business. Le società di persone sono meno onerose e più semplici da gestire per l’aspirante imprenditore, tuttavia sarai illimitatamente responsabile per il patrimonio della tua impresa, e in caso di insolvenza, potresti essere chiamato a risponderne col tuo patrimonio personale. Nelle società di capitali è la natura giuridica dell’impresa a prevalere sulle persone fisiche, di conseguenza i soci rispondono solo limitatamente al capitale sociale sottoscritto. Questa caratteristica rassicura non poco gli imprenditori che, all’ampliarsi della propria attività e delle responsabilità ad essa connesse, vogliono proteggersi e garantirsi separando nettamente il proprio patrimonio da quello aziendale. come aprire un’attività e qualificarsi come startup innovativa Registrarsi nella apposita sezione del MISE come startup innovativa può essere un’ottima soluzione per beneficiare di incentivi fiscali ad hoc e partecipare a speciali bandi pubblici dedicati solo a questa tipologia di imprese. Per ottenere la certificazione è necessario svolgere l’attività di impresa prevalentemente in Italia, avere un valore della produzione annua non superiore ai 5 milioni di euro, non distribuire utili, e rispettare almeno uno dei tre seguenti requisiti: spese in ricerca e sviluppo significative, personale qualificato, possesso di un brevetto come aprire un’attività e ottenere finanziamenti pubblici Uno degli svantaggi di aprire un’attività in Italia sono le difficoltà di accesso al credito, che possono rivelarsi penalizzati in particolare nella fase di startup. Il capitale iniziale, come esplicato nel precedente paragrafo, è un fattore chiave di successo, ma chiaramente le tue risorse non sono illimitate. Per ovviare alla scarsità di investitori privati e crearti un’alternativa valida al credito bancario un’ottima soluzione è ricorrere ai finanziamenti europei e governativi. Il programma POR-FESR 2014-21 ha stanziato miliardi di euro, ed è attualmente nella sua fase clou. Vi sono numerosissime opportunità proprio per le nuove imprese di ottenere finanziamenti a fondo perduto o finanziamenti agevolati a tassi estremamente favorevoli. Alcuni bandi permettono addirittura di ottenere il denaro necessario all’apertura della tua azienda prima che venga costituita. Per assicurarti i fondi dovrai partecipare ad un bando pubblico; la concorrenza è alta e talvolta conviene affidarsi a dei professionisti di finanza agevolata, che pagherai solo in caso di successo. Concludendo, una nuova attività è una sfida sicuramente impegnativa. Con una corretta esplicazione delle formalità burocratiche, prudenza, analisi accurata del business che intendi intraprendere e capacità di cogliere le migliori opportunità, può essere vinta. Cosa aspetti a metterti in gioco?
9 Ottobre 2019
interessi moratori

Interessi moratori: cosa sono, come si calcolano e quale formula

Interessi moratori – In questo artiocolo esploriamo la loro definizione, come si calcolano e la formula che ne permette la stesura In questo articolo approfondiremo un argomento che interesserà sicuramente molti di coloro che abbiano in corso un prestito o un mutuo oppure che siano intenzionati a chiederne uno: gli interessi moratori. Gli interessi moratori, o di mora, sono somme dovute in caso di tardivo pagamento di rate di prestiti o mutui. La legge consente al creditore di addebitare tali somme a titolo di interesse e, ad oggi, si fa fede a quanto specificato dalla legge 91 del 2015. Interessi moratori definizione Per definizione, gli interessi di mora vengono incassati dal creditore a titolo di risarcimento per il danno avuto dal mancato incasso per tempo delle somme che gli spettano. Interessi legali e moratori Quando si ha a che fare con la restituzione di un capitale, ci si imbatterà in interessi legali e, in caso di tardivo pagamento, in interessi di mora. Ecco quindi che la differenza tra legali e moratori è che i primi sono dovuti per ripagare il creditore delle somme di cui si è privato per concedere il prestito, diversamente dagli interessi di mora che ripagano un ritardo. Calcolo degli interessi legali   Interessi corrispettivi e moratori Va specificato che vi sono due tipologie di interessi che non sono cumulabili e sono definiti interessi “corrispettivi” e “moratori”. Stando a quanto sancito dal Tribunale di Roma con la sentenza numero 12674 del 2018, gli interessi di mora non possono essere calcolati utilizzando a montante anche gli interessi corrispettivi. Interessi moratori cosa sono Gli interessi moratori, infatti, devono risarcire (non remunerare) il danno subito dal creditore che non ha incassato per tempo quota parte del credito vantato nei confronti del debitore. Non vanno, quindi, a risarcire un eventuale danno per la quota di interessi legali maturati dalla concessione del prestito. Calcolo interessi moratori Il calcolo degli interessi di mora è relativamente semplice, vi sono molti applicativi online che permettono di effettuare un calcolo ma è importante conoscere alcuni dati. È infatti necessario comprendere che questo calcolo viene effettuato sempre secondo quanto stabilito dalla normativa vigente, ovvero il decreto legislativo numero 231 del 2002, poi modificato dal decreto legislativo numero 192 del 2012. È importante conoscere il periodo di riferimento dell’accensione del debito per poter conoscere il tasso relativo stabilito dalla BCE, la Banca Centrale Europea, e la maggiorazione stabilita dalla legge. Calcolo degli interessi di mora   Formula calcolo interessi moratori Ovviamente è possibile anche provare a calcolare gli interessi autonomamente tramite la formula: im=(DxSxN)/365 dove im sono gli interessi di mora, D è il totale dell’importo dovuto, S è il tasso di mora ed N è il numero di giorni per la maturazione degli interessi. Il denominatore resta 365 anche in caso di anni bisestili. Calcolo interessi moratori excel Attraverso questo foglio di calcolo interessi moratori excel potrai effettuare il calcolo degli interessi di mora cumulati su un debito in base ai giorni intercorsi dalla scadenza pattuita. Interessi moratori: tutti i tipi Come anticipato, l’interesse di mora è la sommatoria del tasso definito dalla Banca Centrale Europea con la maggiorazione che andrà a determinare il tasso soglia invalicabile, cioè oltre il quale si avrebbe un caso di usura. Interessi moratori transazioni commerciali Nelle transazioni commerciali distinguiamo gli interessi legali di mora, quelli stabiliti dalla legge, e quelli concordati tra le imprese in fase contrattuale, cioè prima del manifestarsi del tardivo pagamento. Questa distinzione è importante anche per valutare eventuali casi di usura. Interessi moratori 231 Gli interessi di mora decorrono dal giorno successivo alla scadenza pattuita per il pagamento. Questo in attuazione della direttiva europea numero 35 del 2000 che trova applicazione nel decreto legislativo 231 del 2002 e successive modificazioni. Interessi moratori iva È anche importante sapere che l’Agenzia delle Entrate, con la risposta numero 74 del 2019, precisa che non vi è il presupposto impositivo per l’applicazione dell’imposta sul valore aggiunto ad importi a titolo di indennizzo come nel caso degli interessi di mora. Interessi moratori fallimento Uno dei quesiti che ricorrono più spesso riguarda i casi in cui una società debitrice sia in liquidazione. È importante sapere che anche in caso di fallimento, il creditore ha il diritto di pretendere il pagamento degli interessi di mora maturati sul credito vantato. Interessi moratori professionista Non solo, con il decreto legislativo numero 192 del 2012 si sancisce la possibilità, anche per i professionisti, di esigere gli interessi di mora per le prestazioni professionali fatturate e non pagate per tempo dal committente. In questo modo anche il professionista acquisisce delle tutele legali simili alle società. Interessi moratori decreto ingiuntivo Va specificato, inoltre, che gli interessi moratori sono applicabili anche a seguito di un decreto ingiuntivo. Infatti la domanda giudiziale è un credito di somme di cui il titolare viene privato ed è giusto che ottenga un indennizzo per il danno subito. Interessi moratori usurari conseguenze Un altro tema ampiamente dibattuto è il tasso soglia ed il suo eventuale superamento. Infatti, se il contratto di prestito include interessi di mora che risultano superare, direttamente o indirettamente tramite meccanismi esterni al tasso stesso, il tasso soglia, si è davanti ad un caso di usura. Pertanto il patto risulta nullo ed il debitore dovrà restituire soltanto la quota capitale mentre gli interessi non saranno dovuti. Tabella interessi moratori È possibile consultare una tabella degli interessi moratori divisa in periodi a seconda del tasso BCE e del tasso di maggiorazione. TABELLA dei TASSI DI MORA ex d.lgs. 231/2002 Dal Al Tasso B.C.E. Maggiora zione Totale 01/07/2002 31/12/2002 3,35% 7,00% 10,35% 01/01/2003 30/06/2003 2,85% 7,00% 9,85% 01/07/2003 31/12/2003 2,10% 7,00% 9,10% 01/01/2004 30/06/2004 2,02% 7,00% 9,02% 01/07/2004 31/12/2004 2,01% 7,00% 9,01% 01/01/2005 30/06/2005 2,09% 7,00% 9,09% 01/07/2005 31/12/2005 2,05% 7,00% 9,05% 01/01/2006 30/06/2006 2,25% 7,00% 9,25% 01/07/2006 31/12/2006 2,83% 7,00% 9,83% 01/01/2007 30/06/2007 3,58% 7,00% 10,58% 01/07/2007 31/12/2007 4,07% 7,00% 11,07% 01/01/2008 30/06/2008 4,20% 7,00% 11,20% 01/07/2008 31/12/2008 4,10% 7,00% 11,10% 01/01/2009 30/06/2009 2,50% 7,00% 9,50% 01/07/2009 31/12/2009 1,00% 7,00% 8,00% 01/01/2010 30/06/2010 1,00% 7,00% 8,00% 01/07/2010 31/12/2010 1,00% 7,00% 8,00% 01/01/2011 30/06/2011 1,00% 7,00% 8,00% 01/07/2011 31/12/2011 1,25% 7,00% 8,25% 01/01/2012 30/06/2012 1,00% 7,00% 8,00% 01/07/2012 31/12/2012 1,00% 7,00% 8,00% 01/01/2013 30/06/2013 0,75% 8,00% 8,75% 01/07/2013 31/12/2013 0,50% 8,00% 8,50% 01/01/2014 30/06/2014 0,25% 8,00% 8,25% 01/07/2014 31/12/2014 0,15% 8,00% 8,15% 01/01/2015 30/06/2015 0,05% 8,00% 8,05% 01/07/2015 31/12/2015 0,05% 8,00% 8,05% 01/01/2016 30/06/2016 0,05% 8,00% 8,05% 01/07/2016 31/12/2016 0,00% 8,00% 8,00% 01/01/2017 30/06/2017 0,00% 8,00% 8,00% 01/07/2017 31/12/2017 0,00% 8,00% 8,00% 01/01/2018 30/06/2018 0,00% 8,00% 8,00% 01/07/2018 31/12/2018 0,00% 8,00% 8,00% 01/01/2019 30/06/2019 0,00% 8,00% 8,00% 01/07/2019 31/12/2019 0,00% 8,00% 8,00% Conclusioni Come puoi notare, è necessaria una attenta valutazione della forma contrattuale in materia di prestiti e mutui. Per essere sicuro di aver effettuato la scelta giusta o se intendi conoscere meglio e farti consigliare per le tue future decisioni, scegli la nostra consulenza. La nostra professionalità saprà darti gli strumenti idonei a compiere la scelta migliore per le tue esigenze.
6 Ottobre 2019
controllo di gestione

Potere decisionale – come funziona nel controllo di gestione

Controllo di gestione: Cos’è Il potere decisionale in un’azienda e quando bisogna prendere delle decisioni importanti tramite il controllo di gestione Quando in un’azienda bisogna prendere delle decisioni importanti bisogna innanzitutto capire di chi è il potere decisionale ed applicare un buon controllo di gestione. Potere decisionale – Cos’è In un’azienda il potere decisionale è detenuto dal soggetto economico, cioè dalla persona o dal gruppo di persone che rappresentano gli interessi economici dell’azienda. Se il potere decisionale è in mano a una persona singola, probabilmente quell’azienda è economicamente detenuta in toto, o quasi, da quella persona. Il caso di aziende con più azionisti, invece, è quello in cui il potere decisionale è detenuto da tutti gli azionisti con particolare riguardo a quelli di maggioranza. Chi possiede più quote di un’azienda deve necessariamente avere più voce in capitolo sulle modalità di spesa delle finanze. Bisogna tenere presente che nelle aziende esiste anche il soggetto giuridico, ovvero la persona o la società che si assumono le responsabilità legali di tutte le azioni dell’azienda. Anche se formalmente il soggetto giuridico non ha potere decisionale, tutto dipende dalla composizione dell’azienda. Livelli del potere decisionale nel controllo di gestione Il potere decisionale si articola in diversi livelli. Nelle aziende con un solo titolare (generalmente facenti parti della costellazione delle piccole e medie imprese) il soggetto giuridico e quello economico sono uguali, poiché concentrati nella stessa persona: il titolare. In questi casi il potere decisionale è totale, e il titolare non si consulta con nessuno. Lui ha in mano le voci di bilancio e decide quanto spendere per determinati investimenti, ed è sempre lui che risponde legalmente in caso di problemi. Nelle aziende più grandi, che invece applicano un buon controllo di gestione, il potere decisionale si articola in livelli più complessi dal momento che ci sono molti dipendenti, azionisti e collaterali. Potere decisionale nel business plan Per quanto riguarda, ad esempio, i business plan, il potere decisionale spetta all’assemblea degli azionisti con a capo l’amministratore delegato. Nessun progetto commerciale può essere approvato senza questi soggetti. I singoli uffici, invece, hanno potere decisionale ai bassi livelli, ad esempio per quanto riguarda l’applicazione delle regole e per quanto riguarda la gestione del lavoro interno. Gli azionisti e il CEO non si occupano di risorse umane. L’ufficio preposto alla gestione del personale ha il 100% di potere decisionale sulla gestione delle carriere dei dipendenti in relazione alla loro produttività. Tipologie di potere decisionale Il potere decisionale si articola anche per tipologia. Esiste, per esempio, un potere sulle decisioni prese in materia di comunicazione e ufficio stampa. Al netto delle regole concordate ai piani alti dell’azienda, il profilo comunicativo aziendale è interamente gestito dall’ufficio stampa in completa autonomia. Il responsabile ha il potere decisionale sulle comunicazioni istituzionali e sulle notizie da diffondere tramite comunicati e conferenze stampa. il potere decisionale del CEO Quando in un’azienda si tratta di prendere decisioni bisogna convocare immediatamente l’assemblea dei soci. Soprattutto se la decisione riguarda nuovi investimenti o nuovi piani commerciali bisogna seguire un processo logico per prendere decisioni. Fondamentale, in questo momento, è il ruolo del CEO o amministratore delegato. Generalmente ha lui in mano il business plan e il budget generale d’impresa stilato dal commercialista di fiducia aziendale. Tramite questo documento dettagliato, fornito in copia a tutti coloro che devono contribuire alla presa delle decisioni, si inizia ad esaminare la possibilità di portare avanti il nuovo progetto. Il processo di presa della decisione ha inizio generalmente con una fase monologica, durante la quale il CEO spiega le intenzioni del nuovo programma e illustra il business plan. Ha seguito, poi, una fase dialogica in cui tutti i membri del consiglio di amministrazione esprimono la propria opinione alla luce dei dati contenuti nel business plan. Rapporto tra analisi dei mercati e potere decisionale Nel processo di presa della decisione ha un ruolo fondamentale l’analisi dei mercati. Questa parte si svolge nella fase monologica, quindi quando il CEO illustra il business plan. Il CEO fa presente quali sono i dati emersi dall’analisi dei mercati sia empirica che sul web. Quest’ultima, effettuata utilizzando i trend di Google, è molto indicativa soprattutto se si vuole realizzare un piano commerciale che comprenda l’e-commerce. Prima di prendere qualsiasi decisione bisogna conoscere i mercati e i loro andamenti, soprattutto per realizzare una commercializzazione coerente. I manager dell’azienda possono poi proporre strategie di marketing integrato nella fase dialogica, per mettere a punto un piano marketing che sia condiviso da tutti. Ogni decisione, comunque, viene presa in modo consessuale e senza la prevaricazione di un membro sugli altri, seguendo le regole dello statuto dell’azienda. Le conseguenze del potere decisionale Dopo aver sviscerato tutte le idee, il processo di presa di una decisione aziendale ha anche delle conseguenze. Dal punto di vista della produttività, gli operai si mettono subito al lavoro con i progetti davanti a sé per realizzare il nuovo prodotto. Se il meccanismo di produzione non è interno all’azienda (come accade ad esempio nelle multinazionali) ma è suddiviso in più aziende, i comunicati vengono diramati tempestivamente per iniziare la produzione. Anche l’ufficio marketing si mette immediatamente al lavoro per creare una campagna pubblicitaria efficace. L’ufficio amministrazione commerciale, invece, prende accordi con i mercati dove il prodotto verrà commercializzato, trattando su eventuali forniture e prezzi di vendita. Ogni imprenditore si trova di fronte a dubbi e scelte da fare quotidianamente. Il dilemma di chi guida e gestisce un’azienda, almeno il più importante, è rappresentato da una domanda: come prendere decisioni efficaci? Bisogna districarsi tra mille variabili e riuscire a compiere i passi giusti per non perdere terreno o commettere errori che possano arrivare a danneggiare la propria ditta. A suggerire un metodo funzionante sono gli esperti, studiosi con competenza e studi approfonditi. La metodologia predittiva razionale La metodologia predittiva razionale consiste in un processo scientifico di stampo galileiano. In realtà si tratta di un misto tra la scienza e la saggezza popolare. Per fare un esempio utile, si può ipotizzare di avere un grande vaso di vetro colmo di palline e chiedere a una moltitudine di soggetti il numero esatto di palline. Nessuno riuscirà a indovinarlo, ma con il metodo predittivo razionale si fa una media tra le varie risposte e si raggiunge un risultato sorprendente. La questione, però, è capire come applicare il sistema alle imprese per prendere decisioni efficaci. Come utilizzare il metodo predittivo razionale Per utilizzare il metodo predittivo razionale bisogna considerare una cornice temporale, ovvero quella della previsione, lunga nella stessa misura del problema strategico. In quel lasso di tempo possono verificarsi eventi imprevisti ed è proprio in questo aspetto che bisogna usare la razionalità. Le previsioni devono essere fatte, è l’unico vera opzione, conoscendo l’ambiente, l’andamento di determinati fenomeni, sapendo quanto è accaduto prima. Ci sono tuttavia delle trappole cognitive, da quelle semantiche a quelle percettive, che possono indurre chi prende la decisione in errore. Per evitare di cadere nella trappola, bisogna rimanere sulla razionalità, riconoscere i tranelli e ci si trova così ad aver compiuto già i due terzi del percorso decisionale. La sintesi di tutti questi aspetti e il metodo Crowdshang, che si può attuare in pochi e semplici passaggi. Prima si chiede una stima generica alle altre persone, cercando di avere una quantità sensibile, differenziando eventualmente la domanda fatta loro. Si considera che la saggezza popolare ha un margine di errore del 2,5%. A quel punto si cominciano ad analizzare le risposte ottenute, facendo una stima dei dati ottenuti. Così si avranno nuove informazioni e il margine di errore scenderà allo 0,9%. Infine si propone la migliore stima a un gruppo di esperti formati sulle previsioni. Il loro feedback permetterà di ridurre la percentuale di errore allo 0,3%. Adottando questo metodo si riesce a prendere efficacemente le decisioni, ma ciò che viene dimostrato è che si deve sempre condividere e saper ascoltare. Fare delle scelte è una questione di responsabilità, ma fare tutto da soli non è mai una buona idea.  
5 Ottobre 2019
performance aziendale

Performance aziendale: indicatori e valutazione

Performance aziendale : monitoraggio degli indicatori e la valutazione delle performance è presupposto primario per una costante crescita Il monitoraggio del livello delle performance aziendale è presupposto primario per una sua costante crescita ed espansione. Valutazione continua della performance aziendale Un controllo consapevole e intelligente dell’andamento delle performance aziendale permette di valutare quanti e quali obiettivi prefissati siano stati raggiunti, in modo che il professionista a ciò preposto sia in grado di stilare per il futuro un piano aziendale che sappia sopperire alle eventuali mancanze e valorizzare i punti di forza. I fattori rilevanti per un’analisi completa ed un’attività di consulenza professionale proficua per l’impresa sono innanzitutto i comportamenti dei dipendenti aziendali e la loro attitudine a contribuire con efficacia al raggiungimento degli obiettivi. Altro elemento di valutazione è dato dal funzionamento dell’azienda in termini di utilizzo dei fattori di produzione, che deve comportare una massimizzazione e ottimizzazione dei risultati. Le numerose variabili in gioco devono essere valutate alla luce di indici che sappiano realizzare il più elevato grado di sintesi dei dati possibile. Indicatori nella performance aziendale Gli indicatori a disposizione dei professionisti nella performance aziendale sono molteplici, ma nella prassi aziendale se ne sono affermati alcuni che oggi vantano un utilizzo praticamente universale. Bisogna però tenere conto del fatto che la rosa degli indicatori da privilegiare va costantemente aggiornata e adattata all’effettiva realtà aziendale di riferimento, onde evitare pianificazioni basate su risultati distorti o approssimativi. Oltretutto, è senz’altro insufficiente una valutazione delle prestazioni meramente ed esclusivamente basata su dati numerici. La tenuta in considerazione dei soli parametri quantitativi offre uno spaccato limitato di quello che è il mondo interno all’azienda, consentendo di concentrarsi su come renderla il miglior competitore possibile esclusivamente in termini di fatturato e tralasciando altre strategie per più completi margini di miglioramento. Per questi motivi, agli altrimenti insufficienti indicatori di tipo strettamente economico-finanziario, si affiancano oggi altri cosiddetti Key Performance aziendale Indicators (KPI), tra i quali la considerazione del livello di innovazione e di soddisfacimento aziendale interno, o del flusso di clienti nuovi e viceversa persi dell’azienda. L’indicatore ROE Fatte queste premesse, vediamo rapidamente alcuni degli indici di reddittività economico-finanziari più diffusi e funzionali, espressi in termini di percentuale. Il ROE (return on equity) esprime la rendita delle risorse che i soci dell’azienda hanno investito a titolo di capitale di rischio. ROE = reddito netto di esercizio / capitale proprio x 100 L’indicatore ROI Il ROI (return on investment) esprime il rapporto tra reddito operativo (differenza tra ricavi e costi di produzione) e il capitale globale investito (dato dal quantitativo complessivo di tutti gli investimenti, comprensivo non solo dei finanziamenti provenienti dall’imprenditore, ma anche, ad esempio, delle risorse derivanti da prestiti di istituti di credito). ROI = reddito operativo / capitale investito x 100 L’indicatore ROS Il ROS (return on sales) misura infine la redditività media delle vendite dell’azienda, ed è utilissimo indice di comparazione della stessa con gli altri competitori. ROS = reddito operativo / ricavi delle vendite x 100.
5 Ottobre 2019
La cultura organizzativa che sceglie la delega

La Delega: base dell’organizzazione aziendale

Tramite le delega aziendale si trasmettono quel complesso di valori e di norme etiche sviluppate all’interno di un’organizzazione aziendale Definizione di delega nella Cultura organizzativa Questo complesso ha dimostrato di avere una validità tale da essere preso a modello anche per l’insegnamento ai nuovi membri (coloro che entrano in tale cerchia in momenti successivi alla formulazione di valori/tradizioni/norme ecc) Sia per aiutarli a comprendere come il gruppo agisca, sia per contribuire alla loro inclusione positiva. Questo sistema di valori, norme ecc man mano per il gruppo diviene implicito, diviene assunto a priori e condiviso da tutti i suoi membri fino a diventare una sorta di coscienza collettiva. Delega nell’organizzazione aziendale Una visione unitaria ed uniforme mediante la quale la compagine percepisce, valuta ed affronta l’ambiente al di fuori di sé Assume il nome di “core values“, ovvero un sistema di principi che guida l’azione organizzativa fornendo da una parte fondamenta per le pratiche organizzative e dall’altra il contesto in cui gli individui pensano, agiscono e prendono le decisioni. Per semplificare, si può immaginare la cultura organizzativa di un’azienda come un albero, dividendola in elementi costituenti (le radici) ed elementi visibili (tronco, rami, foglie). Le radici sono gli assunti di base dell’azienda: convinzioni, valori, idee e principi che orientano il comportamento, il modo di pensare e le opinioni del gruppo; in sostanza sono il credo dell’azienda in questione. Il tronco è l’insieme dei valori praticati da tale azienda, siano essi etici o non etici. I rami sono i valori dichiarati, ovvero la carta dei valori dell’azienda stessa. Le foglie sono le manifestazioni osservabili del brand linguaggio scritto e parlato, cioè slogan, acronimi, metafore, logo ecc; simboli, storie e miti, con cui si veicolano e si fanno metabolizzare i valori – utili sia in sede di cambiamento, perché lo agevolano, che in sede di continuità, perché consolidano la tradizione; rituali, ovvero azioni collettive ad elevato impatto emotivo con cui una comunità organizzativa celebra i propri valori; Codice di abbigliamento richiesto ed estetica di arredamento degli uffici e degli spazi comuni. Diversi modelli di delega Esistono diversi tipi di delega nella cultura organizzativa. La cultura autoritaria il valore fondamentale è il rispetto dell’autorità e la subordinazione a chi comanda: su questi due parametri si fonda la valutazione dell’operato dei dipendenti e si determinano le scelte in termini di avanzamento di carriera. Il dialogo è inesistente: si ha solo la consegna delle direttive da seguire e al massimo interventi correttivi posteriori. La cultura di tipo burocratico enfatizza l’osservanza delle regole quale valore imprescindibile; la progressione di carriera è basata solo sul criterio dell’anzianità. Ai dipendenti è richiesto il rispetto dei confini del proprio ruolo e l’esecuzione standardizzata dei propri compiti, senza lasciar spazio dunque a iniziative personali. Cultura paternalistico e clientelare il valore dominante è l’appartenenza ad un gruppo privilegiato; la componente paternalistica si concretizza nel momento in cui il capo, dall’alto della propria posizione, magnanimamente distribuisce privilegi ai membri del gruppo che, ricambiando quanto hanno ricevuto, manifestano la loro lealtà al capo stesso. La cultura tecnocratica ha come valore fondamentale la competenza professionale e l’avanzamento in carriera solo ed esclusivamente per meritocrazia. Lo sviluppo professionale è continuo, rendimento ed efficienza sono importantissimi, la fiducia nella razionalità, nell’orientamento verso l’obiettivo e nell’iniziativa personale è enfatizzata al massimo. L’investimento si ha nella conoscenza e nella crescita personali. Infine, l’ultimo topos è quello della cultura cooperativa: è un modello davvero molto raro perché in esso il valore dominante è la partecipazione di tutti i membri del gruppo ad ogni singola decisione. L’affiliazione e la protezione legata all’accoglienza ed al rapporto interpersonale senza conflitti sono i valori fondamentali di questo modello culturale; l’individuo viene molto responsabilizzato e risponde sempre in prima persona dei propri risultati. I principi delle delega Delega, all’interno di una realtà aziendale, è sempre possibile ma solo se c’è l’ambiente favorevole a garantire l’efficacia di questa pratica. È necessario che ci sia una corrispondenza tra responsabilità dei compiti delegati e autorità di svolgere e/o far svolgere tali mansioni. Il sistema dell’autorità in seno all’impresa deve essere definito e sorretto da un principio scalare, ovvero fatto a gradini come fosse una scala, in modo tale che l’autorità possa distribuirsi in maniera ordinata e graduale attraverso una catena di comando che parta dai vertici e raggiunga i livelli inferiori a cascata. La scelta organizzativa inerente al delegare può essere fatta in due modi: Tramite la centralizzazione della delega Tramite il decentramento della delega Quando nell’impresa solo una parte dell’autorità viene delegata, ci si trova davanti ad un modello di centralizzazione: c’è molta uniformità nelle pratiche e nelle procedure che regolano le varie attività e vengono spese molte energie per esercitare un controllo strettissimo ed assai rigoroso. Quando si delega gran parte dell’autorità ai livelli inferiori, ci si trova dinanzi ad un modello decentrato, che ha un indubbio vantaggio rispetto a quello centralizzato: si risparmia sul controllo a vista perché si controllano a distanza le prestazioni ed i risultati intermedi. Tale controllo è attuato mediante lo strumento dei report, verbali o scritti che siano, che consentono in ogni caso di attuare soluzioni tempestive per i problemi riscontrati. Conclusione e consigli per chi delega La scelta di delegare, in seno ad un’azienda, rappresenta un passaggio delicato ma comunque da attuare. Delicato perché implica il doversi fidare di propri collaboratori e/o subalterni; obbligatorio perché se l’azienda è in fase di crescita e di espansione, avocare tutto nelle mani di una sola persona è impensabile, troppo logorante e sfibrante. L’atto del delegare non è ovviamente possibile in tutti i modelli societari proposti nel precedente paragrafo; esso si può attuare in maniera completa e compiuta solo laddove la struttura aziendale lo consenta, ovvero nel modello tecnocratico ed in quello cooperativo, perché sono gli unici due che tendono a responsabilizzare l’individuo. Prefiggersi degli obiettivi la tua impresa è un bene sul quale sicuramente investi in prima persona, risparmi, lavoro, impegno sia fisico che mentale. Nella fase iniziale ti sarai proposto obiettivi precisi. Oltre a quelli soggettivi, ce ne sono alcuni che accomunano chi come te, vuole fare di un’attività, qualcosa che va oltre il mero interesse economico. Ad esempio: Preservare la tua azienda da pericolosi rischi  Creare opportunita’ economiche per tutti quanti ne faranno parte Assicurare solidita’ nel tempo Razionalità senza affidare nulla al caso Creazione di un organico affidabile e motivato circondarsi di persone che condividono i suoi stessi ideali, rientra tra le prerogative di un imprenditore di successo. L’azienda, infatti, è per definizione:” un insieme di persone, beni e mezzi, utilizzati per raggiungere obiettivi comuni e soddisfare i bisogni umani attraverso l’attività economica”. Le migliori risorse umane saranno, la tua maggiore opportunità di crescita non solo economica. Delegare a figure specializzate, alcun impegni per non compromettere l’equilibrio aziendale. Fidarsi ed affidarsi Quindi, in linea con quanto detto, anche se un imprenditore possiede le competenze adatte, per affrontare la gestione della sua azienda a livello economico-finanziario, è bene che si affidi ad un collaboratore esterno specializzato. Delegando questo settore ad altri, avrà più tempo per gestire altri compartimenti come la produzione, e il coordinamento delle varie attività; lo potrà fare al meglio e con più serenità. Naturalmente è necessario che sia una figura di cui ci fidiamo, sulla quale si possa contare per serietà, affidabilità ed esperienza. Come gestire grazie al commercialista l’aspetto economico finanziario Processi mentali efficienti uguale successo La gestione di un’impresa ai nostri giorni richiede grande professionalità. Tutto è caratterizzato da un forte dinamismo, evoluzioni repentine nei mercati così come nelle normative che regolano i rapporti con le istituzioni. Un bravo e fidato commercialista si occuperà, di studiare le azioni migliori da intraprendere in ogni situazione. I processi mentali di razionalità, efficienza, ma anche creativita’ e analisi caratterizzano il lavoro di un esperto contabile. L’imprenditore , non riuscirebbe ad avere tutte queste qualita’ perché in alcune situazioni potrebbero esserci condizionamenti emotivi, trattandosi della sua azienda. Un altra attività fondamentale di cui avvalersi è la tipica capacita’ di persuasione che l’esperto utilizzerà per conto del suo cliente nei confronti di terzi, siano essi istituzioni o soggetti privati. L’imprenditore quindi, affidandosi ad un commercialista iscritto all’albo, proteggerà la sua azienda da situazioni molto spiacevoli, in cui non basterebbero tutti i suoi sforzi mentali.
4 Ottobre 2019
Cos’è Il controllo di gestione?

Controllo di gestione – Definizione e fasi

il controllo di gestione: Grazie ad esso è possibile avere un completo monitoraggio dei processi di un’azienda e verificare l’efficienza e l’economicità il controllo di gestione: Grazie al controllo di gestione è possibile avere un completo monitoraggio dei processi relativi ad un azienda e verificare l’efficienza e l’economicità delle azioni effettuate dal ramo amministrativo e che andranno ad influire su tutto l’andamento economico aziendale. Controllo di gestione definizione Il controllo di gestione è un modo per analizzare e verificare il raggiungimento di determinati obiettivi da parte di un azienda e grazie all’utilizzo di questo strumento è possibile per i dirigenti aziendali prendere le decisioni giuste atte al raggiungimento dei fini prefissati e alla misurazione dei risultati ottenuti. Per questo tipo di operazione è necessario rivolgersi a un commercialista capace di ponderare al meglio ogni valutazione economica misurando adeguatamente ogni risultato e applicando le eventuali correzioni. Sistemi di controllo di gestione Grazie al controllo di gestione si possono individuare adeguatamente i costi dei beni e servizi offerti dall’impresa, individuare tutti i settori che registrano perdite economiche, ed infine evidenziare le responsabilità di ogni dirigente in modo da motivare azioni che abbiano il fine di migliorare il risultato economico aziendale. Grazie a queste specifiche analisi si possono individuare nuove strategie di mercato e la possibilità di ricorrere a risorse esterne come il sistema del make or buy. Pianificazione e controllo di gestione Il processo del controllo di gestione è suddiviso in determinate fasi: La progettazione degli obiettivi aziendali La rilevazione dei risultati ottenuti L’applicazione di azioni correttive Affidarsi a un ottimo commercialista in questi casi è la soluzione migliore e consente di scongiurare scelte non idonee a un futuro aziendale produttivo. Nell’esame di questi fattori infatti sarà indispensabile compiere dei confronti tra indicatori di efficienza, efficacia e relativi alla produttività dell’azienda. Per il compimento di queste delicate operazione è richiesta la professionalità e l’esperienza di un esperto di contabilità che sappia indirizzare le decisioni e l’azione di tutta l’azienda verso scelte economiche e organizzative ottimali. Per l’elaborazione di progetti efficienti è necessario il compimento di calcoli e confronti che solo un commercialista di fiducia è in grado di realizzare offrendo un valido ed essenziale supporto a tutta la gestione aziendale. Se stai gestendo un’azienda, grande o piccola che sia, devi riuscire ad essere sempre attenti ai lavoratori, ma anche agli affari in cui investi tempo e denaro attraverso il controllo di gestione aziendale. L’unico modo infatti per la perfetta riuscita economica di un’impresa è avere una guida salda e valida. Negli ultimi anni sono state studiate moltissime tecniche di gestione aziendale per un’efficiente riuscita negli affari. Il Supporto finanziario nel controllo di gestione Spostando l’attenzione proprio sulle banche, vista la crisi economica e visto anche il rischio che la concessione di un finanziamento comporta, diventa estremamente complicato prestare soldi ad un cliente che, non facendo uso di un prospetto valido, non fornisce le dovute ed opportune garanzie. Del resto, tu ti fideresti nel dare 1000 euro a chi senza alcuna documentazione a supporto ti richiede tale somma? Detto questo,è cosa buona e giusta precisare ed affermare che ovviamente codesto piano non costituisce la cura di tutti i rischi, ma rimane ugualmente uno strumento efficiente per delimitare ed illustrare ogni particolare di una determinata idea imprenditoriale. Il controllo di gestione è uno strumento aziendale che consente di verificare se gli obiettivi prefissati dall’azienda sono stati raggiunti. Esso si concretizza con i processi di pianificazione, si fanno stime e previsioni su quello che sarà l’andamento aziendale, ponendo obiettivi precisi e budget, ossia processi di azione, che se necessari andranno rimodulati individuando tutte le risorse necessarie per realizzarlo. Inoltre il controllo di gestione non è un elemento a sè stante, ma fa parte di un processo  articolato in più fasi, è un elemento integrante. Controllo di gestione e pianificazione finanziaria Per attuare il controllo di gestione occorre predisporre il piano finanziario che mette in evidenza le relazioni tra gli impieghi di capitale e le risorse disponibili nel periodo considerato . Occorre verificare se il piano economico e il piano degli investimenti sotto il profilo finanziario si possono realizzare, individuando anche la compatibilità tra gli impieghi di capitale e le fonti finanziarie. Infatti la composizione delle fonti ci aiuta a capire se l’azienda è solida e stabile, se dobbiamo sostenere costi per l’acquisizione delle risorse all’esterno in quanto non siamo in grado di farvi fronte con le risorse finanziarie  interne. La costruzione di un piano finanziario ci consente di  identificare il fabbisogno finanziario e, di definire un programma di reperimento mezzi o di adeguati impieghi. Solo se conosciamo in anticipo le esigenze di cassa possiamo gestire al meglio le risorse a disposizione dell’azienda e individuare  forme di finanziamento che non compromettono il ciclo vitale dell’azienda.  Per fare ciò occorre determinare gli investimenti in capitale fisso e in capitale circolante. Piano degli investimenti in capitale fisso Il piano degli investimenti ci consente di prevedere le risorse finanziarie di cui si ha bisogno per investire in capitale fisso nell’impresa. Per esempio se l’azienda decide di acquistare un nuovo macchinario il cui investimento è pari a 15.000,00 mila euro occorre capire come questo flusso in uscita si ripartisce in vari anni , alla fine di ogni anno, se ne aggiunge un altro  in virtù delle migliorie  che si prevede di apportare l’anno successivo. Inoltre se l’azienda decide di sostituire alcuni impianti per il valore di 2.500 questo costo si ripartisce tra i tre anni. Il totale dei mezzi finanziari è il fabbisogno lordo, pari a 17.500,00  che però non prende in considerazione  le operazioni di disinvestimento, si pensi che l’azienda voglia cedere sia il macchinario che l’impianto e che dalla vendita realizza 5.000,00 euro di cui la metà li percepisce nel primo anno, la restante nel secondo anno, tali flussi in entrata rettificati determinano il fabbisogno netto, pari a 12.500,00 Voci Ammontare N1 N2 N3 N4 Nuovo macchinario   15.000,00 6.500,00 2.875,00 3.750,00 1.875,00 Sostituzione Impianto 2.500,00 1.500,00 500,00 500,00 Fabbisogno lordo 17.500,00 8.500,00 4.000,00 3.000,00 2.000,00 -Disinvestimenti 5.000,00 2.500,00 2.500,00 Fabbisogno netto 12.500,00 5.000,00 1.000,00 5.500,00 1.000,00   Il fabbisogno lordo per il primo anno è previsto pari a 8.500,00 potendo anche usufruire di dilazioni di pagamento pari a 9.000,00 , mentre il fabbisogno netto è pari a   5.000,00 in funzione della dismissione di 5.000,00 di cui si stima l’incasso solo del 50% nel primo anno . Piano degli investimenti in capitale circolante Il fabbisogno finanziario derivante dagli investimenti in capitale circolante dipende dai crediti previsti e dalle scorte in materie prime e prodotti finiti, dalle dilazioni di pagamento che l’impresa ottiene dai propri fornitori per l’acquisto dei fattori produttivi e, infine, dalla dilazione che l’azienda concede ai clienti. Per poter stabilire se l’azienda ha un buon piano di investimenti in capitale circolante occorre vedere cosa succede nel processo che va dall’acquisizione dei fattori produttivi alla vendita dei prodotti finiti, perché quanto più l’azienda concede dilazione di pagamento ai propri clienti tanto più il fabbisogno in circolante aumenta. Diversamente quanto più l’azienda acquista  a debito e, ottiene una dilazione dai fornitori per poter pagare i suoi acquisti, tanto minore sarà il fabbisogno. Il piano finanziario per essere approvato e rappresentare un adeguato strumento di pianificazione  deve risultare in pareggio. Budget e controllo di gestione aziendale Il budget di cassa raccoglie utili informazioni circa le entrate e le uscite che si prevede nei mesi o nei trimestri, perché l’impresa potrebbe trovarsi in difficoltà se non ha disponibilità liquide per far fronte a eventuali uscite di cassa. Dopo aver stimato le vendite che si presume di realizzare dobbiamo determinare i tempi, ossia entro quanti giorni prevediamo di incassare i nostri soldi? Se la vendita avviene in contanti allora l’incasso è immediato, se la vendita avviene a credito allora bisogna stimare le precedenti vendite tenendo cura di adattarle alle mutate condizioni ambientali e gestionali. Altre entrate derivano da disinvestimenti, nuovi investimenti, royalties, dividendi e interessi. Successivamente occorre prevedere i pagamenti, i quali dipendono dal piano di produzione che si intende realizzare e, dalle vendite. L’azienda, infatti, decide di produrre un dato bene in funzione della sua domanda e, di conseguenza dalla sua vendita. In questo caso i costi di gestione scorte sono più bassi. Diversamente, l’azienda può decidere di mantenerne costante, nel tempo, la produzione, in questo caso la produzione è più efficiente. A questo punto è possibile determinare delle stime in merito alle uscite per gli acquisti di materie prime, di manodopera e spese generali, nuovi investimenti e rimborsi finanziari. Qualora si configura un budget di cassa negativo per coprire il fabbisogno dovremmo utilizzare linee di credito in essere; posticipare i pagamenti ai fornitori, tenendo conto dei costi aggiuntivi che ne conseguono; sollecitare il recupero di crediti esigibili e non ancora incassati;  rinviare gli investimenti approvati e pronti per essere eseguiti; ricorrere a nuovi finanziamenti. DOMANDA DI ESENZIONE DELLA RITENUTA SU INTERESSI ROYALTIES CORRISPOSTE A CONSOCIATA COMUNITARIA (ART. 26-QUATER, D.P.R. 6001973) modelli e moduli excel doc Esempio pratico e modello di organizzazione gestione e controllo Supponiamo un’azienda che compra pomodori, dal suo fornitore, al fine di produrre salsa per la passata, i pelati, la polpa, il concentrato decide di immetterli nella distribuzione-vendita presso i supermercati, i negozi, le grandi catene di ipermercati ect. L’azienda prevede di realizzare 3.150.000,00 euro di ricavi  per la vendita di n. 450 mila bottiglie di passata  e  450  mila barattoli di pelati  al prezzo di 3,50. L’azienda ha sostenuto 400 mila euro di costi per  acquistare n. 80.000 mila cassette di pomodori al prezzo di 5 euro ciascuna. BUDGET Ricavi delle vendite 3.150.000,00 Euro n. Prodotti finiti 900.000,00 Pz Prezzo medio di vendita 3,50 Euro Costi di acquisto 400.000,00 Euro Materie prime 80.000,00 Pz Prezzo medio di acquisto 5,00 Euro   Consuntivo Ricavi delle vendite 3.325.000,00 Euro n. Prodotti finiti 950.000,00 Pz Prezzo medio di vendita 3,50 Euro Costi di acquisto 450.000,00 Euro Materie prime 90.000,00 Pz Prezzo medio di acquisto 5,00 Euro Rimanenze iniziali 12.000,00 Pz Rimanenze finali 13.500,00 Pz Dal confronto dei due prospetti si evince un aumento dei ricavi, a fine esercizio rispetto a quelli precedenti, pari a 175.000,00 euro, allo stesso modo aumentano i costi per l’acquisto di materie prime, ossia di cassette di pomodori, che passano da 400 mila a 450 mila euro, tuttavia è presente un’anomalia economica in quanto il prezzo medio di acquisto è rimasto invariato pari a 5,00 euro. Inoltre notiamo come i ricavi rispetto ai costi sostenuti per l’acquisto della materia prima aumentano ma di poco  rispetto ai costi che, misura un aumento maggiore. Questo significa che sono state acquistate più cassette di pomodori rispetto alle quantità lavorate e vendute, dunque si realizzano sprechi di materie prime in fase di lavorazione e ciò comporta un aumento delle scorte di magazzino. Dal confronto tra il budget e il consuntivo si evincono delle differenze che possono essere favorevoli o meno per l’azienda e, che devono essere analizzate al fine di eliminare la causa che ne determina lo scostamento. Consulente e responsabile controllo di gestione Come hai notato il controllo di gestione è un perfetto strumento di analisi ed è il risultato di una stretta interazione tra le varie aree della gestione aziendale, produzione, marketing e organizzazione e, sarà tanto più valido quanto più sono precise le informazioni di cui si dispone per la sua redazione. Il budget di tesoreria o di cassa dipende per le entrate dal budget delle vendite e, per le uscite dal budget degli approvvigionamenti e dal budget dei costi (costi del personale, commerciali ect.   Il passaggio dai ricavi e costi contenuti nei budget settoriali, alle entrate e uscite del budget di tesoreria richiede che si tenga conto delle modalità e dei tempi di riscossione e pagamenti. Se hai bisogno di essere aiutato nella stesura del budget di cassa o tesoreria e vuoi sapere se la tua impresa è in grado di prevedere i mezzi liquidi esistenti con cui fronteggiare le uscite future, ti possiamo dare una mano. Hai dubbi su come avviare il Controllo di Gestione? Scrivilo nei commenti
3 Ottobre 2019
Spiegato il Funzionamento del Bonifico Istantaneo

Bonifico Istantaneo: Spiegato il Funzionamento

Alla Fine la lunga attesa per i Bonifici istantanei è finita infatti ad oggi sono arrivati ​​senza molte aspettative per il beneficiario. Dal 21 novembre il circuito bancario aderente, che trovi di seguito, può farti ricevere un importo inferiore a € 15.000 in brevissimo tempo, in qualsiasi momento della settimana: dal lunedì alla domenica, 24 ore al giorno Analizziamo insieme come funziona il normale bonifico bancario e quali sono le novità introdotte dal cosiddetto bonifico istantaneo. Come funziona il normale Bonifico Bancario Un modo per trasferire una somma di denaro dal nostro conto corrente a un’altra persona è il bonifico bancario, cioè uno strumento di pagamento che consente di accreditare somme in un conto corrente in contanti o di effettuare pagamenti ad un altro conto corrente. Per effettuare un bonifico ordinario in Italia, è necessario disporre di un conto corrente, e dei dati del beneficiario; Mentre se dovessimo effettuare un normale bonifico bancario fuori dall’Italia, ma ancora all’interno dell’Europa, potremmo utilizzare l’opzione di bonifico bancario europeo. Quali sono i tempi per l’accreditamento di un normale Bonifico Bancario? Il tempo per ricevere l’importo nel tuo conto corrente varia da un giorno a quattro a seconda delle seguenti varianti: Velocità della banca; Se il mittente e il beneficiario hanno il conto corrente nello stesso istituto o in diverse banche; Della valuta di trasferimento; Del tempo limite stabilito da ciascuna banca, cioè il tempo entro il quale si ritiene che la banca abbia ricevuto l’ordine. Esempio pratico: il signor Rossi effettua un Bonifico al sig. Verdi presso Unicredit spa, che è stato impostato come orario limite alle 16:00. Se il signor Rossi effettua il trasferimento alle 16:00 di lunedì, Verdi riceverà un bonifico bancario entro le 12:00 di martedì. Mentre, se Rossi effettua un Bonifcio Bancario online alle 17:00, Verdi lo riceverà entro le 24:00 di mercoledì. Come funziona il Bonifico istantaneo Per effettuare un trasferimento immediato è necessario che il pagatore e il beneficiario abbiano i conti correnti in una delle banche che partecipano alla piattaforma europea. I pagamenti istantanei in euro possono essere eseguiti in pochi secondi, il che consente al beneficiario di avere immediatamente l’importo disponibile. La transazione può avvenire in qualsiasi momento, sette giorni alla settimana (compresi sabato e giorni festivi), ventiquattr’ore su ventiquattro, e il credito nel conto del beneficiario è immediato. L’importo massimo per ogni bonifico bancario è attualmente fissato in € 15.000. Quali sono le banche partecipanti Di seguito è riportato un elenco di banche in cui è possibile effettuare un Bonifico Immediato: ABN AMRO Bank COME SEB Pank Banco Bilbao Vizcaya Argentaria Banca Patrimoni Sella Banca Sella S.p.A. Banca Sella Holding SpA Banco de Sabadell Bankia S.A. CaixaBank ERSTE Group Bank AG Intesa Sanpaolo SpA Latvijas Banka – Bank of Latvia Lietuvos Bankas – Banca di Lituania Raiffeisen Bank International AG Raiffeisenlandesbank Oberösterreich UniCredit Bank AG (HypoVereinsbank) UniCredit S.p.A. Banco Verso Quali sono i costi La possibilità di utilizzare il Bonifico Immediato ha certamente un costo, e chiunque usi questo strumento potrebbe dover pagare un costo aggiuntivo. Inoltre, il Bonifico istantaneo potrebbe comportare il pagamento di una commissione non solo per il mittente ma anche per il destinatario. Di seguito sono elencate le commissioni che i nostri istituti applicheranno: Intesa Sanpaolo applicherà un addebito fisso di € 1,60 (€ 0,60, oltre al costo ordinario Sepa in linea cioè € 1,00) sarà in vigore fino al limite operativo di invio di € 15.000, quindi il costo sarà ridotto allo 0,004% , con un limite massimo di € 20,00 per le transazioni fino a € 500.000 UniCredit addebiterà € 2,50 (di meno sul conto Genius in cui il costo è € 2,2) Banca Sella non addebiterà alcuna commissione per i pagamenti immediati dal conto Websella fino a marzo 2018, dopodichè verrà applicata una commissione di € 2,30
3 Ottobre 2019
fideiussione

Fideiussione: Il significato, che cos’è e come funzionano le fideiussioni

Fideiussione: in questo articolo andreamo ad esplorare la fideiussione nel suo significato, che cos’è, i costi e come funziona e il contratto Oggi parliamo della fideiussione, analizzando ogni singolo aspetto che riguarda questo contratto, affinché sia possibile avere ben chiara la situazione in merito a questo particolare tipo di rapporto con banche e assicurazioni. Fideiussione significato Art 1936 Codice Civile Il significato di fideiussione è molto semplice: questo è un rapporto dove il garante, definito fideiussore, si occupa di far fronte a un debito che viene acceso da parte di un soggetto che necessita di una somma di denaro per soddisfare le proprie esigenze. MODELLO DI POLIZZA FIDEIUSSORIA PER RATEAZIONE modelli e moduli excel doc Fideiussione cos’è Art 1936 Codice Civile La fideiussione è quindi un contratto che viene instaurato tra le tre figure, ovvero debitore, ente bancario e garante, nel quale vengono inseriti tutti i termini grazie ai quali i vari soggetti sono a conoscenza dei svariati termini che riguarda il rapporto contrattuale che li lega. Come funziona la fideiussione La fideiussione funziona in modo molto semplice: quando un debitore, che potrebbe essere un cattivo pagatore, richiede un prestito ma non ha una garanzia solida come potrebbe essere lo stipendio, richiede al garante fideiussore, di inserirsi nel rapporto tra lui e la banca, garantendo l’estinzione del debito, utilizzando interamente il suo patrimonio, qualora il debitore non riuscisse a far fronte al medesimo. Fideiussione codice civile Art 1936 e 1950 Codice Civile  A parlare della fideiussione è l’articolo 1936 del Codice Civile che spiega che il fideiussore è colui che garantisce l’adempimento del debito nei confronti del creditore per il debitore, anche se questo non ne ha coscienza secondo quanto riportato nell’articolo 1950: quest’ultimo è leggermente controverso dato che la fideiussione è un contratto quindi è a conoscenza di avere quel debito. Costo fideiussione Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria ha un costo pari all’1% sulla somma di denaro, che rappresenta la commissione che deve essere pagata alla banca. Inoltre vi sono gli interessi pari al 3%, i quali ricadono sul debito acceso da parte del richiedente di un prestito. Revoca e recesso fideiussione Art 1955 Codice Civile Questi due atti, che permettono al fideiussore di uscire dal contratto pur trovandosi costretto ad adempire al debito contratto dal richiedente, possono essere messi in pratica nel momento in cui lo stesso debitore adotta un comportamento, accidentale o intenzionale, che ha l’obiettivo di danneggiare il garante. Questo deve dimostrare l’esistenza dei fatti per poter uscire dal contratto senza ripercussioni negative. Escussione fideiussione Art 1957 Codice Civile L’escussione è una clausola che prevede che il creditore sia totalmente tutelato nel caso di mancato pagamento da parte del debitore: ciò significa che il garante dovrà effettuare il pagamento senza che possa opporsi. Prescrizione fideiussione Art 1957 Codice Civile Generalmente la prescrizione serve per mettere in chiaro quali siano le responsabilità che deve avere il garante nei confronti del finanziatore, prevenendo quindi debiti eccessivi complessi da restituire e che possono avere un impatto negativo sul reddito del garante. Svincolo fideiussione Art 1957 Codice Civile Lo svincolo della fideiussione avviene al termine del rapporto che lega il garante al creditore del richiedente e serve per evitare che il finanziatore possa richiedere al fideiussore ulteriori pagamenti nei confronti di nuovi debiti del richiedente. Fideiussione bancaria o assicurativa Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che la banca copra il debito del richiedente mentre, quella assicurativa, vede presente nel contratto un’agenzia assicurativa che stipula una polizza nella quale si impegna a far fronte al debito del richiedente. Quest’ultimo tipo di contratto è molto diffuso nell’ambito immobiliare, dove la compagnia assicurativa copre l’eventuale mancato pagamento di affitti di locazione. Fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che il richiedente sfrutti la sua banca come garante: in questo caso non vi sono terzi soggetti fisici ma solo giuridici e la banca potrà applicare svariate clausole per tutelarsi nei confronti del debitore. Fideiussione bancaria a prima richiesta Art 1957 Codice Civile La fideiussione bancaria a prima richiesta è la clausola di escussione che viene attivata nel momento in cui il garante è un ente bancario. Chi riveste il ruolo di creditore obbligherà la paga a effettuare il pagamento del debito senza che la banca possa opporsi: spetterà poi all’ente rifarsi sul suo cliente per ottenere indietro la somma di denaro versata nei confronti del debitore. Fideiussione finanziaria Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione viene richiesta agli enti finanziari e a differenza di quella bancaria, non vi è l’immobilizzazione del denaro o dei beni del garante e del richiedente, cosa che invece accade con quella bancaria. Testo fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile Il testo della fideiussione bancaria è il documento nel quale vengono riportati nel dettaglio tutti i termine dell’accordo preso da parte del richiedente, con la banca che renderà noti quali sono i suoi adempimenti nel caso in cui il richiedente non dovesse riuscire a far fronte ai suoi debiti. Fac simile fideiussione bancaria AG.E.A. Agenzia per le erogazioni in Agricoltura Via Palestro, 81 00185 ROMA Fidejussione n. _____(obbligatorio) Premesso che la ditta__________________ ___________________________________________________________ con sede in__________________ ___________________________________________________________ Via________________________ ___________________________________________________________con domanda del _____________ ___intende effettuare l’ammasso privato di tonnellate________________di _________________________ ____per la durata di giorni______________alle condizioni stabilite dai regolamenti CE nn. 826/2008 e 68/2011 e dalla disciplina nazionale – che a garanzia dell’adempimento delle condizioni e delle modalità di esecuzione di detto ammasso la ditta deve prestare cauzione mediante atto di fideiussione pari al 20% dell’importo richiesto e cioè € __________________________(in lettere)__________________________________________________ tutto ciò premesso: La BANCA…………………………………………..……Cod. Fiscale …………………………………….con sede in…………………………………………..iscritta nel Registro delle Imprese di……………………………… al numero………………………………(di seguito indicata come “fideiussore”) in persona del legale rappresentante pro tempore/procuratore speciale Sig………………………………………………………nato a…………………………………………..……… il……………..………………… dichiara di costituirsi, come in effetti si costituisce, fideiussore (oppure, nel caso di impresa ASSICURATRICE, con sede in …………………………………………………………………………….via………………………………………………….. in persona del Sig……………………………………….nella sua qualità di Agente………………………… autorizzata dal Ministero dell’Industria ad esercitare le assicurazioni nel Ramo Cauzioni ed inclusa nell’elenco di cui all’art. 1 lettera C della legge n. 384 del 10.06.1982 pubblicato sulla G.U. n……………………………………..…….del…………………………a cura dell’ISVAP) nell’interesse della ditta …………..…………………………………………………………. indicato/a in premessa, si obbliga nei confronti dell’AGEA, al versamento di un importo pari al 20% dell’aiuto, che ammonta ad €………………………………(in lettere…………………….) a garanzia dell’adempimento degli obblighi derivanti dall’accettazione della domanda di cui in premessa. CONDIZIONI DELLA FIDEIUSSIONE 1 ) L’avviso di pagamento della somma richiesta dall’Agea sarà comunicato dall’Agea medesima all’Ente garante e, contestualmente, al Contraente a mezzo raccomandata R.R.. L’Ente garante si obbliga a versare, sempre che il Contraente non abbia provveduto, entro 30 giorni dalla data di ricezione della suddetta comunicazione Agea, la somma richiesta. 2 ) Il pagamento dell’importo richiesto da AGEA sarà effettuato dalla Società a prima e semplice richiesta scritta, in modo automatico ed incondizionato, entro e non oltre il termine notificato nella richiesta stessa, senza possibilità per il Fideiussore di opporre all’AGEA alcuna eccezione, anche nell’eventualità di opposizione proposta dal Contraente o da altri soggetti comunque interessati ed anche nel caso che il Contraente nel frattempo sia stato dichiarato fallito o sottoposto a procedure concorsuali ovvero posto in liquidazione, ed anche nel caso di mancato pagamento dei premi o di rifiuto a prestare eventuali controgaranzie da parte del Contraente. 3 ) La presente garanzia viene rilasciata con espressa rinuncia al beneficio della preventiva escussione di cui all’art. 1944 cod. civ. e di quanto contemplato agli art. 1955 e 1957 cod. civ. volendo ed intendendo il fideiussore rimanere obbligato in solido con il Contraente fino all’estinzione del credito garantito, nonché con espressa rinuncia ad opporre eccezioni ai sensi degli artt. 1242 e 1247 cod. civ. per quanto riguarda crediti certi, liquidi ed esigibili che il Contraente abbia, a qualunque titolo, maturato nei confronti di AGEA. 4 ) La presente garanzia avrà durata di : – 10 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 90 giorni; – 11 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 120 giorni; – 12 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 150 giorni; Al termine di ciascun periodo la garanzia verrà a cessare, fatta salva la possibilità da parte di AGEA di richiedere una proroga per un ulteriore semestre. 5 ) In caso di controversie fra AGEA ed il Fideiussore, foro competente sarà esclusivamente quello di Roma. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE ______________________ _____________________________ Si intendono specificamente approvate per iscritto le clausole di cui alla lettera e) delle premesse e le clausole  di cui ai paragrafi 2, 3 4 e 5. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE _______________________ __________________________ Fideiussione assicurativa Art 1936 Codice Civile In questo caso la fideiussione viene richiesta a una compagnia di assicurazioni: le modalità sono identiche a quelle del contratto con la banca, anche se i tempi di erogazione e i vari vincoli tendono a essere maggiormente flessibili, avvantaggiando tutti e tre i soggetti legati da questo rapporto. Fideiussione assicurativa a prima richiesta Art 1957 Codice Civile Come nel caso della fideiussione bancaria a prima richiesta, anche in questo caso l’ente assicurativo si troverà a dover saldare il debito del richiedente senza potersi opporre. Fideiussione omnibus Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione è caratterizzata da due vincoli, ovvero quello a prima richiesta, già analizzato precedentemente e quello estensivo che prevede che il garante faccia fronte a tutti i successivi debiti del richiedente. Fideiussione omnibus nullità Art 1936 Codice Civile La fideiussione omnibus è nulla quando il garante ha estinto completamente i debiti del richiedente ma su di lui gravano ancora interessi relativi a debiti inesistenti oppure quando manca la buona fede da parte del finanziatore nell’esecuzione e realizzazione del contratto. Fideiussione omnibus limitata Art 1941 Codice Civile Questa clausola limita, come suggerisce il nome stesso, gli adempimenti del garante, il quale sarà responsabile solo dei debiti attuali del richiedente e per la somma di denaro residua, evitando quindi pesante incisioni economiche sul patrimonio del garante. Fideiussione solidale Art 1944 Codice Civile La Fideiussione solidale è quella che prevede diversi garanti, che possono essere soggetti fisici o enti bancari, che suddividono il debito in parti uguali. Per esempio due banche possono decidere di dividere un debito di 10 mila euro per poi richiedere al debitore la restituzione della somma di denaro una volta che il debito principale viene estinto. Fideiussione specifica Art 1944 Codice Civile Questo contratto, invece, prevede che la banca o il garante fisico si impegnino a pagare solamente la parte restante del debito contratto dal richiedente. Fideiussione affitto – contratto locazione Art 1936, 1957 e 1958 Codice Civile Questo contratto prevede che coloro che affittano un locale, oppure un appartamento, richiedano alla banca oppure a una compagnia assicurativa di far fronte al pagamento delle rate del contratto di locazione o affitto nel momento in cui il richiedente non riesce a far fronte a tale costo. Fideiussione per visto turistico Questa fideiussione serve al cittadino straniero per poter entrare nel nostro Paese senza dover dimostrare al consolato le sue disponibilità economiche: generalmente questo contratto viene acceso quando gli stranieri vengono invitati da altri connazionali già residenti in Italia oppure per permessi di studio. Fideiussione immobili da costruire giurisprudenza Art 3 del d.lgs. 122/200 Questa è invece una garanzia per gli acquirenti che vogliono far costruire un nuovo immobile e li tutela nel caso in cui lo stesso non dovesse rispondere a tutte le proprie esigenze e non raggiunga il valore previsto dal contratto di realizzazione dello stesso immobile. Pertanto la fideiussione e un contratto facilmente accessibile ma che si presenta come leggermente rischioso per il garante.
2 Ottobre 2019
tasso mutuo

Tasso mutuo – Fisso o variabile – quale conviene di più

Tasso mutuo – chiariamo cosa si intende per mutui a tasso fisso e variabile e come funziona il tasso sul mutuo? Pima di capire quale tasso è più conveniente, chiariamo cosa si intende per mutui a tasso fisso e a tasso variabile. Tasso mutuo fisso Nei mutui a tasso fisso, il tasso di interesse rimane invariato per tutta la durata del mutuo, anche quando si verificano cambiamenti nei mercati finanziari infati la percetuale d’interesse è definita all’inizio e rimane bloccata fino alla fine del prestito. Questo perché l’importo del tasso fisso è legato alle oscillazioni dell’euro e cioè allo swap del tasso di interesse e al margine imposto dalla banca. Entrambi i tassi sono definiti e non modificabili dal momento in cui il prestito mutuo verrà sottoscritto dalla banca. Tuttavia, si dovrebbe tener conto del fatto che Irs (interest rate Swap) è un valore che cambia giorno per giorno, quindi è molto importante fissare il tasso fisso quando attiviamo il mutuo. Tasso mutuo variabile Nei mutui a tasso variabile, il tasso di interesse non rimane sempre lo stesso, infatti è legato a due parametri: lo spread, che corrisponde, come nel caso del tasso di interesse fisso, che il margine di profitto della banca nella concessione del prestito, e l’Euribor (tasso di offerta interbancario dell’euro), che equivale al costo attuale del denaro per le banche. Questo ultimo parametro è soggetto a variazioni di orario. Pertanto, la banca ciascuno, tre, sei o dodici mesi, come specificato nel contratto di prestito, verifica il nuovo valore dell’Euribor e aggiorna la rata del prestito. Differenza tra tasso mutuo fisso e tasso variabile Una volta spiegato (anche se brevemente) la differenza tra il tasso fisso e il tasso variabile, possiamo tornare alla domanda che abbiamo posto all’inizio di questo articolo, cioè: Meglio scegliere un mutuo a tasso fisso o è meglio scegliere un mutuo a tasso variabile? A questo non esiste una risposta assoluta. Il vantaggio dell’una o dell’altra ipende anche dal profilo economico del mutuante, dalle sue aspettative economiche a breve e lungo termine e, soprattutto, dalla situazione dei mercati finanziari quando viene richiesto il prestito. Quello ti citerò di seguito è la scelta più conveniente al momento, infatti, se noti qualche variazione ti prego di farmelo sapere e sarò felice di aiutarti. Scelta del tasso mutuo La quantitò di italiani che scelgono un mutuo a tasso variabile sta attualmente aumentando considerevolmente, anche se così, il tasso variabile, è tecnicamente molto più rischioso perché è soggetto, come spiegato sopra, ai possibili aumenti dei tassi di interesse, a differenza di quanto accade con il tasso fisso, dove il tasso rimane invariato per tutto il periodo del prestito. Il Mutuo a Tasso variabile ad oggi è la miglior scelta? Un’altra buona ragione per cui molti italiani ad oggi scelgono di accedere al mutuo a tasso variabile è perchè sono anche un po più rassicurati dal nostro connazionale Mario Draghi, presidente della Banca centrale europea, che ha affermato “i tassi di interesse rimarranno bassi per un lungo periodo di tempo” Prospetto dei costi del Mutuo Ad oggi, è più conveniente accendere un mutuo a tasso variabile anche a per quanto riguarda i costi. Infatti attualmente, il miglior mutuo a tasso fisso è intorno al 2,1% mentre il miglior mutuo a tasso variabile costa solo lo 0,8% + lo spread. Quindi, per questo motivo ad oggi è più conveniente fare un mutuo a tasso variabile. E infatti vero che coloro che scelgono un mutuo a tasso variabile sono soggetti al rischio di un cambiamento perentivo del tasso, è vero anche però, che dalle dichiarazioni ufficiali, se ci sarà un aumento, sarà lento e molto impercettibile.
1 Ottobre 2019
Pensione anticipata: Ecco i Requisiti per il 2018

Pensione anticipata: Ecco i Requisiti per il 2018

Il pensionamento è una rendita pagata sulla base di anni di lavoro svolto e al raggiungimento di un certo numero di anni contributivi Il pensionamento consiste in una rendita vitalizia, pagata sulla base di anni di lavoro svolto dall’individuo e viene acquisito una volta raggiunto un certo numero di anni contributivi. Cosa prevede il sistema Pensionistico Il sistema pensionistico italiano prevedeva, fino alla legge Fornero del 2011, un sistema pensionistico misto. Un lavoratore, privato o pubblico, potrebbe beneficiare della pensione in base all’età e se ha raggiunto gli anni di contributi versati. Ciò si verificava sia per l’acquisizione della pensione di vecchiaia che per il prepensionamento. La novità della Legge di stabilità 2018 ha portato a una serie di proposte che dovrebbero migliorare la rigidità della legge del 2011. Per quanto riguarda la pensione, i parametri per il 2017 rimarrano a 65-66 anni e sette mesi per donne e uomini con un minimo di vent’anni di contributi versati. Per il prepensionamento, tuttavia, ci sono notizie positive. Legislazione delle pensioni prima del 2018 La pensione anticipata o prepensionamento, è la possibilità che un lavoratore, che si trova in condizioni speciali secondo la legge, che non raggiunga il limite massimo dei contributi versati ma, in base a determinati requisiti specifici, ha accesso anticipato al sistema pensionistico. Nella Legge di stabilità del 2017, è stata prestata una particolare attenzione a questi aspetti, che saranno confermati nella nuova legislazione sulle pensioni del 2018. Le categorie che beneficiano di questa legislazione sono: Le donne con bambini, I lavoratori che si dedicano ad attività abusive Coloro che possono avvalersi della legge 104. Anche il sistema di accesso all’assistenza sociale e volontaria è stato modificato e chiarito. Pensione Anticipata con APe Social Per tutte queste categorie di lavoratori, ci sono anche  per accedere al sistema APE social, che ha una riduzione dei requisiti minimi di accesso di cui ne parlerò nel prossimo articolo
23 Settembre 2019
crowdfunding

Il crowdfunding – significato, equity e piattaforme

Il crowdfunding – in questo articolo andreamo ad illustrare il significato, la parte di equity, le piattaforme e i siti di crowdfunding Un concetto nuovo di reperire finanziamenti o di investire in chiave assolutamente moderna e tecnologica: il crowdfunding; uno strumento disciplinato dal Testo Unico della Finanza all’articolo 50 quinquies sulla gestione di portali per la raccolta di capitale per le start-up innovative ed all’articolo 100 ter sulle offerte attraverso portali per la raccolta di capitali. Crowdfunding significato Il crowdfunding è un sistema che prevede il finanziamento di un progetto con contributi relativamente modesti da un folto gruppo di persone, piuttosto che cercare ingenti somme da un piccolo numero di investitori. Equity crowdfunding In sostanza, l’equity crowdfunding raccoglie capitali dalla massa attraverso la vendita di titoli (azioni, titoli convertibili, debito, quote di reddito e altro) in una società privata (che non è quotata in borsa). Crowdfunding traduzione Il nome è composto dal sostantivo “crowd” che in inglese significa “massa, folla” e “funding” ovvero “finanziamento”. Ecco quindi definito come “finanziamento dalla folla”. Crowdfunding italia In Italia questo nuovo sistema di finanziamento è spopolato sicuramente tardivamente rispetto altri Paesi ma ad oggi sono tante le piattaforme attive e che realizzano molti progetti. Consob crowdfunding L’Italia è però il primo Paese ad essersi dotato di una normativa specifica per l’equity crowdfunding attraverso il Decreto Crescita Bis ed il Regolamento per le Start-Up innovative e le modalità di finanziamento ad opera della CONSOB, Commissione nazionale per le società e la Borsa. Scarica qui il regolamento consob crowdfunding Crowdfunding come funziona Con il crowdfunding tanti soggetti immettono liquidità in un progetto o in una impresa a fronte di un impegno, da parte del beneficiario, di ripagare tale sforzo. Progetto crowdfunding Un progetto di crowdfunding generalmente ha carattere molto innovativo ed è pensato per un’ampia diffusione essendo qualcosa che inevitabilmente sfrutta la tecnologia del web per diffondersi. visualizza qui alcuni progetti di spicco su crowdfundme.it Campagna crowdfunding Una campagna crowdfunding serve a far conoscere il progetto per gli intenti che ha e per le caratteristiche pensate dall’ideatore che in prima persona lo promuove ed inevitabilmente promuove anche se stesso in quanto questa determinata categoria di investitori ricerca anche empatia nella selezione del progetto che intendono finanziare. Crowdfunding piattaforma Per il crowdfunding esistono tante piattaforme con caratteristiche simili o diametralmente oppose a seconda di come sia gestito il rapporto sia con l’investitore sia con l’imprenditore. Piattaforme crowdfunding italiane Sono già tante le piattaforme attive in Italia, tra le più note certamente vanno seganalte De Rev, Eppela, Musicraiser e Ginger. Piattaforme crowdfunding – siti Chiaramente lo scenario è molto più ampio se si considerano tutte le piattaforme attive al mondo, alcune di esse fautrici di progetti milionari. Crowdfunding kickstarter Kickstarter è un gigante di questo mercato, probabilmente la piattaforma più importante oggi per fare crowdfunding presentando progetti con una durata temporale definita ed un obiettivo economico da perseguire. Crowdfunding indiegogo Un altro colosso del crowdfunding è Indiegogo che permette di scegliere tra un obiettivo “bloccato” o uno “flessibile” a seconda del tipo di progetto e dell’ambizione del proponente. Donation crowdfunding Il donation crowdfunding, come l’equity, ha l’obiettivo di finanziare un progetto. La sostanziale differenza è che trattasi di una donazione senza un meccanismo di ricompensa come partecipazione del risultato o altro previsto invece dall’equity. Crowdfunding for real estate – immobiliare Anche il settore immobiliare ha saputo dotarsi di un sistema di finanziamento collettivo, infatti le piattaforme di crowdfunding del real estate permettono di investire in progetti immobiliari divenendone soci a tutti gli effetti. Eppela crowdfunding Eppela è tra le maggiori piattaforme italiane di crowdfunding che vanta numeri importanti come un volume di offerte di quasi 30 milioni per oltre 6000 progetti finanziati con un tasso di successo delle campagne del 65%. Ginger crowdfunding La piattaforma Ginger è un perfetto esempio di servizio di crowdfunding di tipo territoriale, infatti è pensato per la regione Emilia Romagna ed offre anche consulenze manageriali ed assistenza. Crowdfunding calcio Anche il mondo del calcio si è aperto a questa possibilità di finanziamento ed in Italia si è avuto già un esempio con il Frosinone ed il Pescara ad opera della piattaforma “Tifosy” creata da ex-calciatori di Juventus e Chelsea, Vialli e Zanetton. Crowdfunding europe Il mercato europeo del crowdfunding ha facilitato i piccoli investitori nel diversificare i loro portafogli e acquisire la proprietà in start-up in forte crescita. Crowdfunding musicale Il settore della musica consente al crowfunding di esprimersi in moltissimi modi differenti, infatti puoi trovare piattaforme per finanziare progetti artistici come LP, album ma anche video musicali o progetti diversi come live tour e sperimentazione. Crowdfunding startup Certamente il finanziamento collettivo è pensato soprattutto per le Start-Up, ovvero quelle realtà imprenditoriali che sono in fare iniziale se non embrionale del proprio business e sono alla ricerca di fondi per continuare la progettazione del proprio prodotto o avviarne la realizzazione e diffusione. Xiaomi crowdfunding Il colosso cinese della tecnologia, Xiaomi, ha fondato una piattaforma propria di crowdfunding chiamata YouPin, un servizio per sfruttare la popolarità dell’azienda per proporre i propri prodotti ad un vasto pubblico. Crowdfunding libri Molti sono i libri che parlano di crowdfunding e che si presentano anche come manuali. Se si cerca il meglio ecco una buona lista di libri che consigliamo sul crowdfunding Step By Step Crowdfunding disponibile su Amazon anche per i Kindle. Come finanziare una start-up innovativaG. Bartolomei, A. Marcozzi 2015Corporate finance G. Tardivo, R. Schiesari, N. Miglietta 2012 Crowdfunding e personal fundraising: la nuova … A. M. Siccardi, V. Vitali 2018 Crowdfunding e Regolamentazioni. La Tassazione … I. Cultera 2015 Crowdfunding. Dai sogni ai soldi. Come finanziare … F. Troisi, A. Giusti 2014 Crowdfunding. Il finanziamento della folla, o … G. Quaranta 2016 Crowdfunding. La via collaborativa all’imprenditorialità I. Pais, P. Peretti, C. Spinelli 2014 Crowdfunding: esame della disciplina e ruolo … G. Quaranta 2017 Dall’espansione allo sviluppo. Una storia economica … P. Massa, G. Bracco, A. Guenzi, J. A. Davis, … 2011 Diventare imprenditori innovativi (Formato cartaceo) AA. VV. 2015 Equity crowdfunding. Uno sguardo al mercato italiano G. Quaranta 2018 Finanza d’impresa e sistemi finanziari. Un profilo … M. Fornasari 2008 Il Codice civile e leggi collegate 2017 G. De Nova 2017 Il crowdfunding G. Quaranta 2017 Il crowdfunding in Italia. Una regolamentazione … U. Piattelli 2013 In Search of Liberty: The Story of the Statue … J. B. Bell, R. I. Abrams 1984 Istituzioni e mercati finanziari F. S. Mishkin, S. E. Eakins, G. Forestieri 2012   Crowdfunding rewards Il meccanismo di rewards è alla base del crowdfunding. Le ricompense sono la forma di guadagno che più attira gli investitori che intendano “scommettere” piccole cifre a sostegno di un progetto. Crowdfunding civico Questa particolare forma di crowdfunding punta al finanziamento attraverso un processo di responsabilizzazione dei cittadini. Il crowdfunding civico è una innovazione che ha trovato spazio in tante realtà italiane come i borghi e le comunità interne. Conclusioni Come hai potuto notare, il crowdfunding ha tantissime espressioni in tutti i settori ed in tutte le tipologie di business. Per orientarti meglio scegli una nostra consulenza per non commettere errori e far decollare la tua idea di business.
20 Settembre 2019
Finanziamento Soci: infruttifero, restituzione e Rinuncia

Finanziamento Soci: infruttifero, restituzione e Rinuncia

Il Finanziamento Soci è una forma alternativa, alle banche e a capitali esterni, di finanziare le attività aziendali. Vediamo come funziona Un finanziamento è infruttifero quando non produce interessi, ossia quando la somma prestata viene restituita senza maggiorazioni. E’ possibile avere il finanziamento sotto forma di prestito o di versamento. In genere è richiesta la forma scritta . Le S.r.l. possono essere finanziate dai soci se è previsto dallo statuto della società e se ricoprono la carica di socio da almeno tre mesi e deve essere iscritto al Registro delle Imprese e possiedono una partecipazione pari ad almeno il 2% del capitale sociale attestato dall’ ultimo bilancio approvato. Forma scritta del finanziamento soci infruttifero E’ consigliabile adottare la forma scritta in quanto rappresenta una forma di tutela nei confronti dei soci i quali si vedono restituire le somme di denaro che non rappresentano apporti di capitale; inoltre la norma contenuta nell’art.1284 cod. civ. impone la forma scritta in presenza di interessi superiori alla misura legale. Si ricorre alla forma scritta anche per limitare la circolazione del  contante, perché i versamenti potrebbero essere effettuati in  contanti e in più rate. Per evitare che il versamento sia qualificato come frazionato artificiosamente, è necessario che le parti manifestino preventivamente la volontà di effettuare il versamento o la restituzione a determinate scadenze. Inoltre con la forma scritta del contratto stipulato tra le parti si può dimostrare la natura non fruttifera di interessi del prestito. Tipologia di finanziamento soci Esistono due forme di finanziamento che possono essere utilizzate dai soci come apporto alla società il prestito e il versamento. Vediamo insieme le modalità di funzionamento di entrambi. Il prestito nel finanziamento soci Il prestito è un finanziamento che ci viene concesso da una banca tutte le volte che abbiamo bisogno di una somma di denaro che siamo liberi di utilizzare per far fronte a spese personali. I prestiti non osservano il vincolo di destinazione, nel senso che le somme di denaro erogate non devono essere utilizzate necessariamente e in senso stretto per soddisfare il fine per il quale sono state richieste, ma sono soggetti al vincolo di restituzione, secondo un piano rateale stabilito in sede di accordi precontrattuali. Per chiarire meglio, quando ci rechiamo in banca o in altre società finanziarie  per chiedere un prestito personale non dobbiamo giustificare il motivo né la tipologia di spesa che dobbiamo affrontare. Nel caso specifico dei prestiti soci intesi come apporti di somme di denaro o capitale da parte dei soci alla società in difficoltà economica, i soci prestano appunto somme di denaro alla società in proporzione alle loro quote di partecipazione al capitale sociale. Uno dei motivi per i quali la società ricorre al prestito soci sono le condizioni economiche vantaggiose; si pensi agli interessi, ai costi, alle spese e commissioni inferiori rispetto a quelle praticate da una banca. Anche le somme di denaro che i soci prestano alla società vengono rimborsate secondo un piano rateale concordato a scadenza prefissate. L’unico limite è rappresentato dalla prescrizione, infatti se il socio non ottiene il rimborso del suo prestito in 5 anni, tale diritto non è più esercitabile, in quanto è soggetto a prescrizione, a meno che la società non abbia inserito il debito vantato nei confronti del socio in bilancio, tale da renderlo riconoscibile ed ostativo alla prescrizione. REGOLAMENTO DEL PRESTITO modelli e moduli excel doc I versamenti di finanziamento soci I versamenti soci  sono somme di denaro che i soci apportano alla società per sanare eventuali perdite di bilancio, ma non vanno necessariamente ad aumentare il capitale, anche se tra i versamenti soci vigono alcuni finalizzati proprio all’aumento futuro di capitali. Se volessimo elencarli, dovremo citare le tre tipologie di versamenti soci utilizzate a seconda dell’ obiettivo da raggiungere: Versamenti in conto capitale, Versamenti a copertura perdite, Versamenti in conto futuro aumenti di capitale    In genere i versamenti soci non sono soggetti all’obbligo di restituzione  ma esistono alcune eccezioni. Nei versamenti in conto aumento di capitale in cui i versamenti dei soci  hanno la funzione precisa di contribuire all’aumento proprio del capitale, qualora ciò non dovesse avvenire i soci non avrebbero diritto ad alcuna restituzione; allo stesso modo accade per i versamenti in conto futuro aumenti di capitali, in cui i soci provvedono ad anticipare somme di denaro in funzione di un futuro aumento di capitale ma se il capitale per qualsiasi motivo non dovesse incrementare i soci non avrebbero la restituzione di quanto versato. Tuttavia l’obbligo di non restituzione delle somme versate ai soci può essere disatteso quando l’assemblea   decide di non voler aumenti di capitale e vi rinuncia. Disciplina giuridica del finanziamento infruttifero del soci Secondo l’art. 2467 del codice civile nelle società i soci possono ottenere il rimborso delle somme erogate a favore della società rimandato ad un momento successivo, dopo che i creditori siano stati soddisfatti.  Qualora i soci vengono rimborsati delle somme prestate alla società prima della dichiarazione di fallimento della società, sono tenuti a restituirle. Allo stesso modo l’art. 2497-quinquies c.c. stabilisce che i finanziamenti possono essere effettuati nei confronti di una società da chi esercita attività di direzione  e di coordinamento. Però è necessario che la società affinché possa accettare i finanziamenti dei soci debba versare veramente in uno stato di crisi economica tenuto conto del settore economico in cui opera e deve presentare una situazione di eccessivo indebitamento rispetto al capitale netto. Postergazione del finanziamento soci Nei finanziamenti dei soci come stabilisce l’art. 2467 cod. civ. opera la postergazione secondo la quale i soci verranno rimborsati delle somme di denaro apportate nella società in difficoltà economica dopo che altri creditori siano stati soddisfatti delle loro pretese creditorie. Il finanziamento è postergato in origine, dunque anche nel caso in cui la situazione economica della società peggiori vale la regola della postergazione. Quando i soci decidono di fare un finanziamento favore della società I soci decidono di fare un finanziamento a favore di una società in qualsiasi forma, o sotto forma di prestito o sotto forma di versamento nei due seguenti momenti: Quando la società presenta una situazione finanziaria di eccessivo squilibrio, ossia la società è fortemente indebitata rispetto al patrimonio netto, allora i soci decidono di aiutare e fornire le disponibilità liquide di cui ha bisogno la società; Oppure quando la società si trova in un momento di disagio economico ragionevole o opportuno fare un conferimento, ossia non necessariamente un socio, ma anche un terzo finanziatore potrebbe procedere ad un finanziamento oppure all’apporto di capitale di rischio. Restituzione del finanziamento soci infruttifero da parte del socio Il finanziamento infruttifero viene restituito qualora ricorrano due condizioni: postergazione del rimborso rispetto alla soddisfazione degli altri creditori; il prestito concesso nell’anno pregresso alla dichiarazione di fallimento   Rinuncia del finanziamento soci infruttifero da parte del socio Il socio può decidere di rinunciare alla restituzione delle somme dovute per far sì che queste confluiscano e aumentino il capitale sociale. Infatti, il socio, in forma libera manifesterà la sua volontà di rinunciare alla restituzione del  finanziamento infruttifero erogato in data 12/05/2018 per un importo pari a 20.000,00 euro, destinando tali somme a  Versamenti in conto futuro aumenti di capitale    ; oltre alla possibilità di scegliere di destinarli anche al Versamento in conto aumento capitale; Versamento in conto capitale; Versamento a copertura perdite. Imposta di registro nel finanziamento soci quando è dovuta? In caso di stipula mediante scrittura privata di un contratto di finanziamento infruttifero, è dovuta l’imposta di registro in misura proporzionale pari al 3%. L’unico caso in cui non è prevista l’imposta di registro è la richiesta di finanziamento fatta dalla società al socio tramite lettera commerciale, ossia corrispondenza spedite senza busta al fine di verificarne il contenuto, oppure tramite PEC. L’imposta di registro non è dovuta se il contratto è richiamato in un altro atto non soggetto a registrazione, come può essere, ad esempio, un verbale di assemblea dei soci. In conclusione possiamo dire che la rinuncia al credito o, comunque, il suo utilizzo per la ricapitalizzazione, è fondamentale che risulti da un verbale dell’assemblea dei soci non soggetto a registrazione. Alternativamente, il socio può rinunciare al finanziamento mediante uno scambio di lettera commerciale per corrispondenza o tramite PEC ciò servirà a costituire una riserva per versamenti in conto futuri aumenti di capitali, la quale, sarà usata proprio per incrementare il capitale. È chiaro che è molto importante capire quando un finanziamento è deciso ed eseguito a titolo di prestito e quando, invece, come versamento. Consiglio un’attenta lettura dei seguenti articoli, molto esaustivi in materia di finanziamenti infruttiferi: https://www.italiaoggi.it https://www.commercialistatelematico.com http://consulenzadellavalle.it Se hai bisogno di qualche consiglio o vuoi chiarimenti in merito perché sei un socio e vuoi dare il tuo apporto alla società non esitare a chiedere la nostra  consulenza oppure puoi segnalarci un quesito scrivendo nei commenti ti risponderemo in tempi brevi.
20 Settembre 2019
Recupero crediti: Prescrizione e decadenza delle Fatture

Recupero crediti: Prescrizione e decadenza delle Fatture

Un credito insoluto è la somma di denaro che ci spetta per aver effettuato una prestazione, per aver venduto un bene o un servizio. Tutte le volte in cui questa somma di denaro non ci viene consegnata siamo di fronte ad un insoluto, ossia ad un credito impagato. Questa situazione può ricorrere nel caso in cui abbiamo un’azienda e i nostri clienti non hanno provveduto a pagare la merce acquistata in seguito all’emissione della nostra fattura; dal lato dell’acquirente  nasce un debito nei confronti dell’azienda, da parte dell’azienda sorge un credito. Chi può svolgere il recupero crediti Nel momento in cui ci accorgiamo che non siamo in grado di recuperare il nostro credito da soli, nonostante i continui solleciti, telefonate, e-mail, dobbiamo delegare qualcuno che lo faccia al posto nostro. Una persona esterna alla nostra azienda, competente e professionale, che intima il debitore insolvente al pagamento di quanto dovuto. In genere si occupano del recupero crediti gli avvocati abilitati alla professione forense, iscritti nell’apposito Albo, presso il Tribunale del territorio di residenza, oppure sono società di recupero crediti autorizzate dalla Questura del luogo dove ha la sede l’azienda. Lavorare nel recupero crediti A causa della grave congiuntura economica, oggi si assiste sempre di più alla richiesta di profili specializzati nel settore del recupero crediti a cui affidare la gestione e il maneggio del proprio denaro. Sono molte le agenzie di lavoro che pubblicano annunci di ricerca personale nel settore recupero crediti. Le aziende cercano persone fidate, preparate, organizzate e lungimiranti  che rappresentano  l’azienda e ne tutelino la reputazione. Occorre un professionista del recupero crediti, a cui affidare la riscossione del pagamento di un insoluto del debitore. In genere le aziende cercano persone qualificate con conoscenze contabili e giuridiche. All’inizio del suo percorso nel ramo del recupero credito, la persona selezionata a lavorare per conto di aziende specializzate dovrà seguire un corso interno per capire come gestire la clientela, i crediti scaduti, le lettere di diffida e altri strumenti di risoluzione. Organizzazione recupero crediti aziendali In alcune società specializzate nel recupero crediti esistono due figure entrambe apicali, legate da un rapporto di funzionalità, anziché gerarchico, in cui troviamo il Direttore Recupero Crediti responsabile della soddisfazione del cliente e della redditività della propria strategia di business e il Responsabile di Mandato che persegue gli obiettivi ed è responsabile dei risultati del mandato che gli è stato conferito. Esistono dei servizi avanzati che consentono di monitorare tramite circuiti bancari e di capire in anticipo se esistono motivi ostativi all’esito della operazione. E’ possibile recuperare il credito mediante un primo contatto telefonico, successivamente è prevista la visita al domicilio del debitore insolvente. Come funziona nelle società di capitali e di persone Quando una società sia essa di capitali, che di persone viene cancellata dal Registro delle Imprese si estingue e i creditori al fine di recuperare il legittimo credito nei confronti della società cancellata dal Registro delle Imprese, la quale perde soggettività e capacità processuale, dovranno agire nei confronti dei soci e dei liquidatori al fine di veder soddisfatto il proprio credito. In definitiva, la cancellazione della società debitrice dal Registro delle Imprese, pur determinandone l’estinzione e dunque precludendo la possibilità di agire direttamente nei confronti della stessa per il recupero del proprio credito, non preclude al creditore la possibilità di far valere comunque la propria pretesa, potendo agire sia nei confronti dei soci  sia nei confronti del liquidatore, qualora si evinca che il mancato pagamento dipende da sua colpa. Recupero crediti finanziari I crediti finanziari hanno ad oggetto i prestiti, i mutui e i finanziamenti non rimborsati . Qualora si verifica una insolvenza la banca può recuperare il credito attraverso i propri uffici legali; affidare il recupero credito a professionisti esterni; cedere il  credito ad aziende specializzate nel recupero Documentazione che serve per recuperare i crediti Occorre allegare alla procedura usata per il recupero del credito vantato sempre il titolo giustificativo dello stesso, ossia il titolo da cui trae origine appunto il credito. Esempio per un’azienda commerciale il credito trae origine dalle fatture insolute, dunque la fattura rappresenta il mezzo con il quale si può adire il Giudice per chiedere  un decreto ingiuntivo, però la sola fattura non ha alcun valore di prova dell’esistenza del credito, in quanto la fattura è un documento  che l’azienda creditrice invia al suo debitore affinché lo stesso adempia  al suo pagamento, dunque è un atto unilaterale, però deve essere corredata da documenti che attestino l’esistenza di un rapporto di natura commerciale tra il creditore e il debitore sorto anteriormente  all’emissione della fattura che ne rappresenta l’atto conclusivo, esempio  un ordine di acquisto merce firmato dal debitore, una e-mail dove il debitore conferma l’esistenza del proprio debito, la firma leggibile e  il timbro aziendale sul documento di trasporto. Suggerisco di leggere l’apposita sentenza in merito alla prova documentale La gestione dei crediti commerciali Per tutelarsi dal rischio di insolvenza, di inadempimento a pagare i debiti da parte dei clienti l’azienda può ricorrere a tecniche di credit scoring e ricavare uno score che mira a fornire elementi indicativi sulla probabilità di insolvenza del debitore. A ciò vanno ad aggiungersi elementi quantitativi, come i dati di bilancio, qualitativi, quali: il settore in cui opera l’azienda cliente e la reputazione del cliente. L ’obiettivo dell’applicazione di procedure di questo tipo è quello di ridurre al minimo i rischi causati dalla scarsa conoscenza del cliente, della sua azienda,  delle informazioni di natura bancaria e di natura commerciale, che costituisce un elemento per la valutazione della solvibilità del cliente e per catturare eventuali rischi e procedere a bloccare o non iniziare la fornitura o l’erogazione del servizio. Scadenza crediti Anche i crediti hanno una scadenza che varia a seconda della tipologia del credito. Infatti ci sono alcune categorie di crediti che hanno una scadenza decennale, altri quinquennale, altri ancora triennali e infine esistono alcuni che hanno una scadenza biennale. Citiamo alcuni crediti con prescrizione decennale:  crediti con banche e finanziarie e rate di mutuo; crediti derivanti da contratti o atti leciti; crediti con prescrizione quinquennale: pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro; pagamento della busta paga del lavoratore dipendente part time o full time, sia nel pubblico che nel privato, diritto al pagamento dello stipendio per il lavoratore dipendente, spese condominiali, canone d’affitto, pagamento degli utili da parte della società; crediti con prescrizione triennale  pagamento compensi a notai e a professionisti, pagamento lezioni private e corsi di lingua inglese; crediti con prescrizione biennale sono il diritto al risarcimento danni in caso di incidenti stradali;  per un maggiore approfondimento consiglio di leggere il seguente articolo: https://www.laleggepertutti.it    Responsabili della gestione crediti Il responsabile della gestione dei crediti è il Credit Manager, il quale deve avere una buona conoscenza delle linee di credito finanziarie e bancarie, deve avere ottime conoscenze sui mutui, sugli acconti di garanzie e sui titoli. Per poter svolgere un ruolo chiave così cruciale nel settore del recupero crediti bisogna essere in possesso di una laurea in materie economiche e giuridiche, nonché occorre aver seguito un corso di aggiornamento e di formazione, relativi ai sistemi software ERP e SAP.     Problematiche e motivi per recuperare i crediti Esistono politiche aggressive nel recupero crediti che minano alla correttezza dell’operazione. Vengono poste in essere pratiche scorrette da parte degli addetti al recupero crediti che lavorano per conto di società attive nel recupero crediti che pretendono di riscuotere crediti presunti, talvolta addirittura infondati, o prescritti. Molti addetti hanno addirittura intimato i clienti con telefonate e visite a casa al fine di esperire una composizione bonaria del debito. Ogni modalità di contatto e ricerca del debitore che lede la sua riservatezza è illegittima e invasiva; si pensi alle ripetute telefonate a casa o sul cellulare oppure alle comunicazioni telefoniche il cui contenuto è preregistrato rischiando che soggetti diversi dal destinatario vengano a conoscenza del contenuto di chiamata. Quali rischi d’impresa I rischi d’impresa sono tutti i rischi che un imprenditore preventivamente tiene in considerazione quando deve investire capitali nell’impresa,  i rischi di impresa prevedono valutazioni economiche, tecniche, ambientali, analisi di mercato che gli consentono di stabilire se l’azienda in cui ha deciso investire è in grado di fornirgli in tempi utili un ritorno di capitali investiti e di procurargli gli utili. Ritardi pagamento fatture I tempi di pagamento delle fatture sempre concordati anticipatamente possono variare da 30, 60 e 90 giorni, oppure è possibile richiedere il saldo a vista, nel momento in cui viene esibita la fattura immediata viene anche pagata. Qualora il tempo per pagare le fatture scada, il cliente diventa insolvente e l’azienda creditrice agirà come ritiene più opportuno, procederà a fare solleciti per e-mail o tramite telefono. Decadenze e Prescrizioni Secondo l’art. 2394 del codice civile in tema di prescrizione “Ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge”. La prescrizione delle fatture non pagate determina l’estinzione del diritto a riscuotere un credito. In genere, le fatture  commerciali si prescrivono in 5 anni dalla loro emissione. Per interrompere gli effetti della prescrizione è possibile compiere un atto che la interrompe, occorre inviare una semplice raccomandata con ricevuta di ritorno, con cui sollecitare il pagamento della fattura. Soluzione per il recupero crediti Uno strumento che consente di risolvere prevenendo le sofferenze nei pagamenti e i conflitti ad essa legati è il procedimento di Mediazione e l’Arbitrato amministrato. La Mediazione rappresenta una forma di dialogo con la quale le parti, debitore insolvente e azienda creditrice giungono ad un accordo sottoscritto dagli avvocati delle parti e immediatamente esecutivo. L’Arbitrato amministrato si compone di un Arbitro, ossia di un Giudice Privato, all’interno di un Tribunale Privato, ossia  Camera Arbitrale che decide la controversia con un Lodo Arbitrale, che ha valore di sentenza. In genere i tempi per emettere un giudizio definitivo sono molto rapidi, ossia una settimana contro la media di 10 anni per una sentenza definitiva in Tribunale, anche i costi sono minori rispetto al giudizio ordinario. Verifica crediti insoluti Su internet esistono diverse piattaforme telematiche che consentono di verificare l’affidabilità commerciale e la solvibilità dei clienti, dei fornitori e dei concorrenti. Inserendo nella apposita sezione il nome dell’azienda, l’indirizzo e-mail, il codice identificativo inviato a mezzo e-mail e cliccando sull’apposita sezione Verifica Impresa è possibile accertarsi della presenza di eventuali pregiudizievoli . https://www.lgv-creditinsoluti.com/verifica-clienti/ Come ridurre i crediti insoluti I crediti insoluti vanno ridotti mediante una attività di prevenzione mirata, infatti  per  ridurre il rischio di insolvenza occorre valutare anticipatamente  la solidità finanziaria di nuovi clienti sia nella fase preliminare che nella fase successiva alla conclusione di una trattativa  commerciale, esempio nel caso di una concessione di un affidamento e nel caso di controllo e monitoraggio costante della reale solvibilità del proprio cliente. Prevenzione del rischio un  modo per prevenire il rischio dei crediti insoluti e di evitare che i nostri clienti non paghino per i prodotti e i servizi che noi abbiamo garantito è quello di condurre indagini preventive sul cliente per capire se il cliente è un cattivo pagatore e valutare situazioni che in futuro potrebbero rivelarsi problematiche. Inoltre occorre saper gestire reclami, contestazioni, cessazioni di contratto e richieste nella maniera più efficiente e soddisfacente possibile sia per l’utente o il cliente che per l’azienda. Invito a leggere il seguente articolo in merito alla prevenzione del rischio insoluti. http://www.unioneconsulenti.it/ Garantire il credito  Un modo per garantire il credito è procedere con l’attività di recupero crediti la quale  richiede la capacità di rintracciare il cliente e concordare insieme un piano di recupero dello stesso. Se svolta in maniera efficace ed immediata questa attività può consentire di  recuperare un cliente perso, può eliminare il rischio di abbandono e favorire il rientro della liquidità mancante. Il contenzioso stragiudiziale e azione legale La gestione stragiudiziale del contenzioso consente di evitare l’aggravio di costi e tempi delle vie legali attraverso azioni di recupero condotte con l’uso simultaneo di strumenti di collection che esulano dall’avvio delle procedure del contenzioso. La caratteristica principale della procedura stragiudiziale è che, non segue regole di forme, tempi e può essere messa in pratica anche senza avvocati o consulenti legali. Un esempio è la transazione, ossia un accordo che pone fine a una lite in corso o che potrebbe sorgere, le parti senza essere assistite dal giudice firmeranno un contratto in cui ciascuna delle due riconoscerà all’altra qualcosa, in cambio della cessazione della causa. Altra modalità è la forma epistolare, lo scambio di lettere Prima di andare in causa, le parti tendono sempre a evitare il conflitto giudiziale con una serie di scambi di lettere, di diffide, di intimazioni, con l’assegnazione di un termine ultimo per adempiere o per eliminare una situazione di illegalità http://www.azholding.it/ Differenza sostanziali le parti con l’azione legale cercano di risolvere la loro controversia in Tribunale; con il contenzioso stragiudiziale le parti non risolvono la vertenza davanti al giudice, ossia in Tribunale, ma attraverso una serie di trattative con il ricorso ai propri legali, il cui approccio è di tipo negoziale.  Inoltre gli strumenti stragiudiziali sono molto più rapidi rispetto ad una causa in tribunale, che normalmente richiede tempi più lunghi. Vantaggi e svantaggi I vantaggi sono legati ai costi minori degli strumenti messi a disposizione del contenzioso stragiudiziale; gli svantaggi sono i costi esosi di una causa in Tribunale. A ciò vanno aggiungersi i tempi rapidi, veloci in cui esperire l’azione stragiudiziale piuttosto che l’azione legale. Condanna del debitore al pagamento qualora il debitore è stato condannato al pagamento delle somme dovute e non adempie a tale obbligo per recuperare le somme si può procedere al pignoramento di beni mobili solo se il debitore possegga beni di valore  presso la propria abitazione e se qualcuno sia disposto ad acquistarli ad un’asta pubblica. Si può ricorrere al pignoramento crediti  presso terzi  qualora il debitore percepisca una pensione oppure reddito di lavoro autonomo; oppure sia intestatario di un conto corrente e il creditore sappia presso quale banca. Quando conviene effettuare il recupero crediti forzato? In conclusione possiamo affermare con certezza che è opportuno effettuare il recupero crediti forzato quando l’importo da recuperare è ingente. Se il tuo credito insoluto è di importo troppo basso, non è opportuno agire per investire tempo e denaro per avviare un’azione di recupero. Faccio un esempio è possibile definire l’azione di recupero come un’ investimento in cui tu paghi una somma iniziale per cercare di ottenere un profitto maggiore in futuro. Ma se non esistono i presupposti economici che possono garantirti un ritorno futuro dell’investimento allora non conviene agire per il recupero del credito. Qualora sei un’azienda e il tuo cliente ti ha riconosciuto il debito in un documento scritto puoi da subito  avviare un’azione di recupero in tempi brevi, in quanto tale documento ha valore legale a tal punto che il giudice potrebbe pretendere la soddisfazione del tuo credito in tempi brevi. Se sei un’azienda e devi recuperare il tuo credito ma non sai a quale professionista rivolgerti,  affidati pure alla nostra consulenza aziendale saremo lieti di aiutarti. Se hai qualche dubbio in merito al tuo credito, non esitare a scriverci le tue perplessità nei tuoi commenti.  
19 Settembre 2019
Come aprire un b&b: normativa e fisco

Aprire un b&b: normativa e fisco

Aprire un b&b: Il Bed and Breakfast è una formula che nell’immaginario collettivo suona un po’ come LAST MINUTE, formula pernottamento e colazione, veloce, efficace ed essenziale, quello che un turista desidera sia che decida di trascorrere un week-end fuori porta, sia che decida di trascorrere periodi più lunghi, sia per viaggi di lavoro che per vacanza. Il Bed and Breakfast è molto apprezzato perché sa coniugare le esigenze del cliente, in termini di rapporto qualità/prezzo, in grado di offrire accoglienza e cura dei clienti, riservando particolare attenzione ai dettagli, senza invidiare nulla agli hotel di lusso. Basti pensare ai kit di cortesia nelle toilette, alle bottiglie di vino o spumantini nel frigo della camera da letto o suite, accompagnati da dolci tipici del posto, per finire con l’abbondante e gustosa colazione che offre ampia scelta di prodotti artigianali, tra dolci e salati, torte, crostate, rustici,  succhi, yogurt, frutta di stagione, cornetti, toast, salumi e formaggi tipici, oltre al tradizionale caffè, latte o cappuccino. Molto spesso i Bed and Breakfast vantano il pregio di essere dotate di terrazze con vista panoramica dove viene servita la colazione. Ora vediamo insieme nel dettaglio le caratteristiche e la normativa di riferimento. Caratteristiche del BED&BREAKFAST aprire un b&b Il  Bed and Breakfast, in genere si compone di poche camere con bagni, all’interno della stessa abitazione del proprietario, che mette a disposizione l’altra metà della casa ai suoi ospiti. Molti  Bed and Breakfast sono attrezzati anche di giardino e piscina, ciò costituisce un valore aggiunto per gli ospiti che potranno rilassarsi al sole o dedicarsi ad un’attenta lettura lontani dai rumori della città. Ormai i Bed and Breakfast si sono dilagati così tanto, che sono stati adibiti perfino all’interno di  dimore storiche,  sono nati in location di charme, in country house, e infine nei tipici Trulli.  Quali normative rispettare per aprire un b&b Per favorire  una regolare apertura di un Bed and Breakfast occorre osservare e rispettare le Norme della Regione in cui si intende aprire il proprio Bed and Breakfast; in generale il riferimento ai regolamenti, alle normative vigenti nella propria Regione, nel proprio Comune e nel proprio territorio, con il profilo le leggi regionali se rifanno alla Legge Principale: Legge 29 marzo 2001, n. 135 – “Riforma della legislazione nazionale del turismo”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 20 aprile 2001. SUAP per aprire un b&b Successivamente occorre recarsi allo sportello SUAP del Comune di riferimento in cui si intende aprire il proprio  Bed and Breakfast e ritirare i modelli per la Dichiarazione di Inizio Attività oppure è possibile accedere tramite Internet  al seguente sito: https://www.impresainungiorno.gov.it/ e gestire on line le pratiche per la tua attività inserendo nell’apposita sezione il nome del proprio Comune appariranno i nomi dei responsabili, gli indirizzi, il numero di telefono e l’indirizzo PEC, ai quali chiedere informazioni per l’inoltro dei documenti on line. Quale SCIA aprire un b&b? La SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) è la nuova procedura che sostituisce la DIA (Dichiarazione di inizio delle attività). Il vantaggio garantito da questa nuova modalità è che con la presentazione della SCIA, l’apertura dell’alloggio è immediata. I documenti necessari per la definizione completa della pratica devono essere allegati a SCIA, con mezzi stampati o elettronici. Gli allegati che verranno inviati sono diversi e dipendono dalle normative in vigore da una regione all’altra; Può accadere che tu abbia solo bisogno del piano casa, o della proprietà o del contratto di affitto, o anche una copia della polizza assicurativa di responsabilità civile a favore dei clienti. Comunica – Comunicazione unica aprire un b&b Molti adempimenti sono stati sostituiti con una sola comunicazione unica per tutti gli enti interessanti, quali Camere di Commercio, Agenzia delle Entrate, Inail, Inps. Con una sola procedura si crea un file  contenenti  i modelli per il Registro delle Imprese, modello per l’Agenzia delle Entrate, modello per l’Inps, modello per l’Inail, eventuale SCIA. Infatti, mediante la Comunicazione unica, tutti gli obblighi possono essere soddisfatti contattando il registro delle imprese, che è l’unico soggetto a inviare la pratica digitale che contiene informazioni per tutte le istituzioni. http://www.registroimprese.it/ Comunicazione alla polizia di stato aprire un b&b Le regole in materia di sicurezza pubblica valevoli per gli hotel, alberghi, residence, villaggi e altre strutture ricettive, valgono anche per i  Bed and Breakfast, infatti i proprietari sono obbligati a comunicare le generalità dei suoi ospiti presentando copia dei documenti di identità alle autorità di Pubblica Sicurezza per effettuare le ordinarie verifiche. Disciplina fiscale per aprire il Bed and Breakfast L’attività di Bed and Breakfast può essere esercitata senza aprire la Partita Iva, senza iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, infatti molte Regioni non la considerano una vera e propria attività d’impresa e fanno rientrare i redditi prodotti dal bed and breakfast tra i redditi diversi. E’ necessario, però che il titolare dell’attività si doti di un bollettario in cui deve annotare gli incassi per quietanzare l’incasso dei singoli corrispettivi. Pertanto il reddito del Bed and Breakfast sarà la differenza tra la somma delle ricevute rilasciate e le spese documentate sopportate dal Bed and Breakfast. Dovrà applicare la ritenuta d’acconto per gli importi superiori a 77,47 euro ed è obbligato a conservare le ricevute, le fatture per documentare tutte le spese sostenute per l’acquisto di materiale funzionale all’attività. Affinché l’attività sia considerata non imprenditoriale è necessario che non sia esercitata abitualmente e senza mezzi organizzati.  Il proprietario deve abitare nel Bed and Breakfast e deve farsi aiutare dai propri familiari nello svolgimento delle prestazioni che consistono nella pulizia, nell’ordine delle camere, nell’igiene dei bagni, nella preparazione della colazione, insomma in tutte le attività ordinarie. Il titolare può anche farsi aiutare da soggetti esterni al proprio nucleo familiare purché l’ aiuto sia prestato in maniera del tutto occasionale. Bed and Breakfast e IRPEF Ai fini IRPEF, i proventi derivanti dall’attività di Bed and Breakfast, assimilabili a redditi diversi in quanto derivanti da attività commerciale non esercitata abitualmente sono soggetti alla normativa prevista dalla lettera i, comma 1, art. 67, Tuir. Essi vanno inseriti nel quadro RL alla  sezione IIA  dell’ Unico Persone Fisiche, https://telematici.agenziaentrate.gov.it oppure  per il contribuente che presente il modello 730 è possibile inserirli nel quadro D, al rigo D5 e assoggettati a tassazione al netto delle spese inerenti e  funzionali all’attività stessa previste dal comma 2, art. 71 del TUIR quali: spese inerenti all’acquisto di generi alimentari per preparare la colazione; spese inerenti all’acquisto di materiale per la pulizia delle camere e dei bagni; spese legate alle utenze domestiche, luce, acqua e gas ed eventualmente tutte le altre previste. Per quanto riguarda invece le spese sostenute per l’acquisto di beni che saranno utilizzati per più anni, esempio mobili, attrezzatura da cucina saranno portati in detrazione e ammortizzati in ogni periodo di imposta secondo criteri di proporzionalità, secondo coefficienti ministeriali e quote di ammortamento, affinché il costo sia ripartito equamente in ciascun anno e per tipologia di beni secondo quanto previsto dal DM 31/12/1988. Possiamo concludere affermando con certezza che l’attività dei Bed and Breakfast per chi decidesse di mettersi in proprio rappresenta una forma semplificata e appetibile che non prevede l’osservanza di adempimenti contabili richiesti per le attività economiche in genere, non è prevista, infatti, la tenuta dei libri contabili obbligatori, quali registro IVA acquisti e registro IVA emesse, non sono previste gli adempimenti inerenti alla liquidazione periodica dell’IVA, né la tenuta del registro dei beni ammortizzabili, né tanto meno gli adempimenti inerenti ai dipendenti, quali la busta paga, perché il gestore dell’attività si avvale dell’apporto lavorativo dei suoi familiari in maniera saltuaria e allo stesso modo può ricorrere all’aiuto di terzi soggetti purché prestino la loro attività in maniera non continuativa. Segue  il link per scaricare la versione completa del Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, n° 73 in merito alla nuova disciplina delle attività ricettive extralberghiere:  http://www.regione.lazio.it Inoltre consiglio di leggere alcune normative presenti nelle regioni che seguono: https://www.bed-and-breakfast.it https://www.bed-and-breakfast.it/it Per finire invito a leggere il sito con notizie e piattaforme che aiutano a trovare un BB nel luogo che desiderate https://www.bed-and-breakfast.it/it/speciali
18 Settembre 2019
Organigramma aziendale: Definizione ed Esempio funzionale

Organigramma aziendale: Definizione ed Esempio

L’organigramma aziendale fornisce informazioni sulla tipologia di struttura aziendale utilizzata dall’impresa. Vediamo insieme quali sono Dopo aver individuato la struttura formale di una azienda, le componenti presenti,  i legami e le relazioni esistenti tra di esse, si può rappresentare la stessa mediante un organigramma aziendale che fornisce informazioni sulla tipologia di classificazione utilizzata: funzione, per prodotti, per processi, per territorio, nonché i diversi livelli di autorità, di comando e di controllo. Definizione di organigramma aziendale Dunque è una sorta di mappa, una fotografia aziendale che vuole informare sulla suddivisione delle varie funzioni – attività aziendali tra le varie posizioni che compongono l’organizzazione e l’importanza dei livelli delle posizioni organizzative. La finalità dell’organigramma L’organigramma permette di identificare i ruoli affinché i soggetti che ricoprono quel ruolo determinato siano riconoscibili sia all’interno della struttura aziendale che all’esterno della stessa affinché si possano attribuire anche le eventuali responsabilità; inoltre evidenzia i tratti di dipendenza gerarchica e funzionale esistenti. Validità dell’organigramma L’organigramma rappresenta un valido strumento per capire se l’azienda ha al suo interno ruoli scoperti da riempire o se vi sono più persone che esercitano le stesse competenze venendosi a creare così una sovrapposizione funzionale. Tipologie di organigrammi aziendali Un organigramma è una mappa che mediante la rappresentazione grafica ci consente di capire se all’interno di una azienda prevale una forma di accentramento di potere decisionale o una forma di decentramento. Quanto più l’organigramma si presenta ad albero, di tipo lineare, dunque dall’alto verso il basso tanto più abbiamo una forma  di potere accentrato. Organigramma lineare verticale Nell’organigramma  lineare verticale le varie posizioni sono collegate tra loro in verticale, mettendo in rilievo la linea gerarchica diretta e gli organi consultivi di staff . L’organigramma si presenterà tanto più esteso quante più informazioni si vogliono condividere, dunque avremmo organigramma appiattiti nelle imprese di produzione per piccole unità e organigramma più sviluppati in altezza e larghezza nelle aziende di produzione per grandi unità. Organigrammi lineari orizzontali Lo sviluppo gerarchico avviene in orizzontale, da sinistra verso destra; Organigrammi circolari Gli organigrammi di questo tipo presentano il massimo grado gerarchico verso il centro e le funzioni si sviluppano lungo i cerchi. Organigramma funzionale In questo modello di organigramma funzionale, tra il vertice e il reparto operativo, esiste un livello intermedio che si occupa delle funzioni di coordinamento, che non ha però alcun reale potere decisionale. L’azienda viene ripartita in diverse aree funzionali a seconda delle attività svolte. Organigramma divisionale L’azienda si organizza in base ai processi o alle tipologie dei clienti. Abbiamo diverse aree divisionali  rappresentate dalla direzione generale dalla quale si diramano altre direzioni divisionali a cui fanno capo diversi e distinti reparti: acquisti, produzione, marketing, personale, amministrazione. Organigramma a matrice L’organigramma a matrice è utilizzato nelle aziende di grandi dimensioni, ed è la combinazione dei due organigrammi precedenti, funzionale e divisionale, dunque si hanno due direzioni, l’una regola le funzioni, l’altra le divisioni a seconda della tipologia di attività. Disciplina normativa: organigramma L’ANFOR ha emesso  una apposita norma, definita MFZ  12-001,  che pur avendo trovato modesta applicazione e diffusione, è l’unica norma in vigore a dettare i contenuti informativi e le modalità per costruire graficamente gli organigrammi.  Essi rappresentano la fotografia di un evento aziendale in un dato periodo, dunque gli organigrammi sono strumenti statici di una realtà aziendale che subisce continue evoluzioni.   Inoltre gli organigrammi mettono in evidenza chi detiene una certa autorità o potere decisionale all’interno dell’azienda, chi è il responsabile di un settore o più settori economici, chi è delegato ad effettuare controlli e verifiche, chi può impartire comandi. Grazie all’organigramma si ha una chiara visione d’insieme ed è possibile apportare migliorie. In conclusione possiamo dire che una forma di organigramma non può durare per tutto il ciclo della vita aziendale perché altrimenti ci troveremmo difronte ad una azienda statica, poco reattiva ai mutamenti del mercato e agli stimoli dell’ambiente e del territorio. Per evitare ciò i responsabili aziendali devono mettere a punto strategie e devono sfruttare in modo ottimale le risorse di cui dispongono all’interno, anticipando i cambiamenti sociali per rispondere prontamente alle nuove esigenze. Suggerisco di leggere i seguenti link per eventuali approfondimenti sugli organigrammi: http://www.sistemiamolitalia.it https://www.pmi.it https://www.organizzazioneaziendale.net Hai bisogno di un consiglio su quale tipologia di organigramma aziendale adottare per la tua azienda, chiedici subito una consulenza Hai qualche dubbio? Scrivici le tue domande nei commenti e risolveremo insieme le tue perplessità
17 Settembre 2019
Ti Spiego cos’è e come funziona L’azienda coniugale

Azienda coniugale: Come funziona

Il codice civile riconosce vari tipi di azienda, ognuno con i suoi pro ed i suoi contro. Una tipologia di azienda che negli ultimi periodi sta prendendo piede in maniera consistente è quella coniugale, disciplinata nell’articolo 177 del codice civile che, anche se non puntigliosamente, è diretto alla comunione dei beni tra coniugi. Comunione dei beni nell’azienda coniugale Prima del 20/09/2017 (data dell’entrata in vigore della riforma contenente le norme relative al nuovo diritto di famiglia) per tutti i matrimoni vigeva la separazione dei beni, ma con la nuova riforma questa visione fu superata e venne introdotto come regime ordinario quello della comunione dei beni (non imposto, dato che è possibile ancora scegliere di adottare la separazione dei beni).   Definizione d’azienda coniugale Per etimologia, si intende essere un’impresa caratterizzata dalla parità di peso decisionale e amministrativo da parte dei coniugi per quanto riguarda un’azienda avviata successivamente al contratto di matrimonio. Nel caso in cui l’azienda sia nata prima del matrimonio, ma la stessa è poi gestita da entrambi, il caso è diverso poiché la comunione andrebbe a toccare solo gli utili e gli incrementi successivi al matrimonio, ma non i diritti di proprietà dell’azienda stessa. Il potere di compiere atti riguardanti l’amministrazione, che sia ordinaria o anche straordinaria, è concesso ad entrambi i coniugi, eccetto atti aventi come oggetto un bene mobile o immobile registrato, in tal caso serve il consenso di entrambi. Come si costituisce un’azienda coniugale Nulla di più semplice e naturale. Non occorre atto pubblico o qualsivoglia formalità particolare. Detto ciò si può comprendere che l’impresa coniugale viene tirata sù per comportamenti concludenti, poi il fatto che implichi ai due coniugi la responsabilità civile e penale delle obbligazioni inerenti l’impresa e dunque ne rispondano anche di fronte a terzi, è lapalissiano. Chi può costituire azienda coniugale Come già detto un modo per entrare in un impresa coniugale esiste, ed è l’unico. Infatti solo stipulando un contratto matrimoniale si può entrare in questo genere d’impresa, tenendo presenti le condizioni summenzionate. Sono esclusi altri soggetti al di fuori del matrimonio, compresi i familiari. Caratteri economici In quanto lavoratori autonomi, i coniugi devono pagare l’INPS come di norma. Mentre per quanto concerne i benefici nel caso in cui, ed è il più ricorrente, dichiarino il 50% cadauno degli utili è da prendersi in considerazione la possibilità dell’applicazione di un’aliquota inferiore rispetto al caso inverso in cui un solo coniuge dichiarerebbe il reddito. Insomma, una tipologia di impresa con pochi contro se non quello di avere un’altra persona con cui fare i conti, ma in caso di amore e serietà questo non dovrebbe essere un problema. Secondo te il gioco ne vale la candela?
16 Settembre 2019
Il patrimonio aziendale: mini guida

Il patrimonio aziendale: mini guida

Il patrimonio aziendale si compone di elementi dell’attivo e del passivo facenti parte dello stato patrimoniale, vediamo come proteggerlo Il patrimonio aziendale è costituito da tutti i mezzi, siano essi beni materiali e immateriali economici, siano essi diritti quali crediti, siano essi vincoli  gravanti sul patrimonio, quali i debiti, che un soggetto aziendale dispone in un determinato momento. Il patrimonio aziendale si compone di elementi dell’attivo ed elementi del passivo facenti parte dello stato patrimoniale. Il patrimonio di un’azienda subisce continui cambiamenti, può succedere, infatti che alcuni beni escono fuori dal ciclo produttivo perché hanno esaurito la loro utilità economica;  può accadere che determinata merce presente in magazzino è stata venduta e non è più disponibile; allo stesso modo, può accadere che, le disponibilità liquide sono state utilizzate per far fronte a pagamenti con i fornitori e  non sono presenti né come valori finanziari nella cassa, né come forma di deposito sul conto corrente. Aspetto qualitativo del patrimonio aziendale Nell’aspetto qualitativo il patrimonio aziendale  è l’insieme degli impieghi in fattori produttivi associato alle corrispondenti fonti di finanziamento. Tra le attività nel patrimonio aziendale troviamo gli investimenti che si ripartiscono in: immobilizzazioni materiali, immateriali e finanziarie. Dunque tutti i beni strumentali destinati ad essere utilizzati nell’impresa per più cicli produttivi, quali fabbricati, impianti, automezzi. immobilizzazioni immateriali, quali costi d’impianto, brevetti, marchi, licenze, costi di ricerca, sviluppo e pubblicità, avviamento. immobilizzazioni finanziarie sono rappresentate dai crediti di durata ultra-annuale e dalle partecipazioni durature in altre imprese, altri titoli e azioni proprie. L’ attivo circolante nel patrimonio aziendale si divide in: Rimanenze di Prodotti finiti e Merci, Materie prime e di consumo destinate alla rivendita. Crediti verso la clientela, crediti tributari. Fondi liquidi depositati presso banche o conti correnti postali, assegni, danaro e valori in cassa.  Nelle passività del patrimonio aziendale troviamo: debiti verso fornitori, debiti tributari, debiti verso dipendenti per TFR, debiti verso le banche. Patrimonio netto o capitale proprio è la differenza tra le attività e le passività e rappresenta la ricchezza interna, i mezzi propri, la consistenza del patrimonio di proprietà dell’impresa, ed esprime la capacità dell’impresa di autofinanziarsi con mezzi propri senza ricorrere a forme esterne di finanziamento, ossia al capitale di terzi, detto anche capitale di debito. Tutele patrimoniali Prima di parlare di come rafforzare il patrimonio aziendale è opportuno dare alcuni cenni su come tutelarlo. Innanzitutto occorre prevenire i rischi tenendo sotto controllo le informazioni, infatti se queste sono a disposizione di tutti sarà difficile difendersi dai potenziali concorrenti. Successivamente occorre individuare quali sono i rischi a cui l’azienda è esposta,  da parte di chi è possibile subirli e porre in essere misure dirette a contenere i rischi. Pertanto bisogna attivare una procedura che consente di identificare le informazioni  riservate e una per il loro trattamento. Sistema di protezione informatica patrimoniale del patrimonio aziendale Al fine di rafforzare il patrimonio dell’azienda occorre installare un buon software, un sistema di protezione informatica, un sistema di password e un regolamento interno che stabilisca le sanzioni in caso di violazioni. Bisogna predisporre i listini dei prezzi in modo che se vengono smarriti non forniscano informazioni utili alla concorrenza, inoltre è necessario far impegnare e rispettare coloro che trattano informazioni riservate con un patto di non concorrenza. Nelle PMI la conoscenza di processi produttivi e tecnologici, la capacità di innovazione, la conoscenza di marchi e brevetti,  è pienamente condivisa tra le risorse umane, in quanto i ruoli, le funzioni, le competenze e infine le stesse conoscenze sono scambiabili tra i dipendenti, di conseguenza è molto semplice che informazioni riservate vengano cedute a terzi. Strumenti a tutela del patrimonio aziendale Uno degli strumenti che negli ultimi anni ha visto almeno un socio di minoranza entrare a far parte di grandi realtà imprenditoriali, è il private equity, infatti le imprese italiane si sono mostrate ben disposte ad aprire il loro capitale per finanziare la crescita. Le imprese si sono impegnate a cercare nuove forme di finanziamento per riequilibrare il rapporto tra mezzi propri e mezzi terzi, ma ciò che ha contribuito alla crescita economica sono stati anche gli incentivi provenienti dall’ACE, definiti proprio aiuti per la crescita economica. Altri strumenti previsti per il rafforzamento del patrimonio aziendale è l’opportunità di reinvestire gli utili in azienda, di aumentare il capitale e la possibilità di entrare in Borsa per raccogliere nuovi capitali e rendere agevole l’ingresso  del complesso azionario a un fondo di private equity Incentivi diretti del patrimonio aziendale Al rafforzamento del patrimonio aziendale contribuiscono i seguenti strumenti di finanziamento, quali i prestiti partecipativi e il private equity. I prestiti partecipativi primi si suddividono in: Prestiti a medio termine che anticipano futuri aumenti di capitale netto per mezzo di versamenti da parte dei soci per futuri aumenti di capitale a pagamento, Accantonamento di utili a riserva, Autofinanziamento o risorse dei soci di controllo I prestiti partecipativi Possono beneficiare della garanzia confidi Presentano rischi facilmente valutabili e gestibili per un Istituto di credito. I secondi sono i Private Equity: apporti al capitale netto o finanziamento di leveraged buy-out di imprese non quotate in Borsa tramite intermediari specializzati. L’investitore con il Private Equity è motivato perché ha aspettative di  elevati rendimenti e/o incrementi di valore di smobilizzo della sua partecipazione a medio termine. Il Private Equity consente un immediato incremento del capitale netto. Incentivi indiretti del patrimonio aziendale Uno degli incentivi che contribuisce alla crescita e al rafforzamento del patrimonio aziendale è la trasformazione in società di capitali o all’aggregazione tra imprese dirette maggiormente alle imprese individuali e alle società di persone con un valore dell’attivo sufficiente. Il fine è quello di consentire una separazione tra il patrimonio familiare e il bilancio dell’impresa; nonché la gestione della finanza personale dalla finanza dell’impresa. In conclusione è possibile affermare che occorre consentire lo svincolo delle garanzie personali e reali su beni familiari per incentivare il rafforzamento patrimonio aziendale. Per tale finalità è possibile ricevere incentivi che consentono di coprire le spese di trasformazione in SRL e forme di investimento fruttifero della liquidità aziendale con rendimento operativo, incentivo a spostare sull’azienda parte della ricchezza finanziaria familiare. Per approfondimenti suggerisco di leggere i seguenti articoli http://www.diritto24.ilsole24ore.com http://www.ilsole24ore.com https://www.icer.it Se hai bisogno di aiuto per fare uno schema di patrimonio aziendale contattaci per una consulenza Se vuoi qualche chiarimento scrivi nei commenti la tua domanda, ti risponderemo in tempi brevi.
15 Settembre 2019
fundraising: Cos’è e come richiederlo

Fundraising significato e Esempi

Il fundraising è una raccolti di soldi fatta da un professionista – consulente, dunque è una singola persona che si impegna di raccogliere fondi Il fundraising è una raccolti di soldi fatta da un professionista – consulente, dunque è una singola persona che si impegna di raccogliere fondi per sostenere una causa, a favore di una persona, il donante può essere anche una società, un ente, un organizzazione non profit il cui fine ultimo è quello di contribuire a realizzare un progetto di utilità sociale. fundraising significato Il decreto legislativo n. 460/1997 disciplina le raccolte pubbliche di fondi, fundraising, per sostenere le attività di enti non commerciali. Secondo l’art. 148 del TUIR, Testo Unico sulle Imposte dei Redditi, gli enti non commerciali sono le fondazioni, i comitati, le organizzazioni non profit, associazioni che si occupano di attività assistenziale, ricreativa, di solidarietà sociale, di promozione culturale; che non perseguono fini di lucro. Il soggetto che organizza un evento per la raccolta di fondi fundraising, può essere anche un ente che si occupa di attività commerciale perché la legge vieta solo al destinatario-beneficiario della raccolta di non essere un ente commerciale; per i primi, gli organizzatori della raccolta fondi, vale il diritto di associarsi liberamente per fini che non sono vietati dalla legge penale così come previsto dall’art. 18 della Costituzione. Metodi tradizionali nel fundraising I soldi nel fundraising possono essere raccolti mediante sistemi tradizionali, dunque dagli stessi volontari dell’associazione; da persone fisiche che organizzano l’evento, spontaneamente, per beneficenza ad una associazione, oppure da un’agenzia esterna che organizza su commissione l’evento. “Un esempio, molto semplice di fundraising, che ci riporta indietro negli anni adolescenziali, può essere la classica colletta, per raccogliere soldi tra amici, quando non si dispone materialmente della somma liquida necessaria e si decide di contribuire all’acquisto di un unico regalo, per il compleanno di un amico comune, tutti insieme solidalmente”. Metodi innovativi nel fundraising Accanto a questi metodi ve ne sono altri più moderni che presuppongono una conoscenza e competenza di database attraverso l’uso di strumenti informatici. Una delle modalità di fundraising più diffuse per raccogliere fondi online è attraverso l’uso di piattaforme web specifiche per aprire pagine di raccolte fondi. All’ interno della piattaforma online è possibile gestire il proprio spazio web dedicato all’iniziativa e inserire tutte le informazioni in merito al progetto da sostenere; è fondamentale scrivere un testo, provvedere ad inserire foto, immagini, video e lanciare un appello oppure una sottoscrizione. Molto utile è la condivisione della nostra iniziativa anche attraverso la community sociale del web, attraverso i social network, il più noto è facebook, che aiuta a diffondere la conoscenza della nostra pagina. I contributi andranno direttamente sul conto dedicato alla causa. Ogni donazione di fundraising sarà tracciata e per garantire trasparenza il totale raccolto sarà reso pubblico e visibile in maniera chiara e non equivoca. Un’altra modalità di raccolta è il direct marketing che consiste nell’inviare lettere, mirate e studiate con strategie tipiche del marketing, con il nostro progetto ad un potenziale numero di donatori; o anche inviare e-mail. Esempi di fundraising di successo Un caso concreto di successo, che mi ha colpito particolarmente, vede al centro dell’attenzione i problemi vissuti dai disabili a causa delle barriere architettoniche. Con il progetto “Casa del Sole” la Cooperativa Cecilia Onlus di Roma e due famiglie, con uno spiccato altruismo, hanno lanciato una iniziativa di fundraising,  raccolta fondi pari a 80.00,00 euro che servirà per coprire i costi per i lavori di ristrutturazione della casa e garantire così un posto sicuro a 4 disabili gravi. Grazie alla struttura potranno vivere serenamente perché saranno seguiti da esperti operatori sociali che oltre alle competenze tecniche uniranno passione e amore per il loro lavoro. Un altro esempio di fundraising è la raccolta fondi organizzata dall’Unione Nazionale delle Pro Loco d’Italia a favore della popolazione di Amatrice colpita dal terremoto. Il progetto ha avuto come iniziativa il seguente slogan “Un’Amatriciana per Amatrice” che riportava la caratteristica culinaria di Amatrice. I fondi raccolti sono stati pari a 348.877,51 euro. Il fundraising ammesso al beneficio fiscale Da una lettura comparata dell’art.143 comma 3, lett. a del T.U.I.R e dell’art. 2, comma 2 del D.Lgs 460/1997 si evince che non sono tassati ai fine IRES, in quanto non contribuiscono alla formazione del reddito degli enti non commerciali, i fondi ricevuti dagli enti non commerciali, solo se la raccolta è pubblica; infatti deve coinvolgere tutti e si deve favorire la diffusione e la conoscenza dell’iniziativa mediante pubblicità. La raccolta deve essere organizzata occasionalmente, non più di due volte nell’arco di un anno e la somma raccolta non deve superare l’importo di 51.645,69 euro; infine la raccolta deve svolgersi in concomitanza a celebrazioni, campagne di sensibilizzazione o ricorrenze, per esempio le festività religiose o un evento come il compimento dell’anniversario dell’associazione. La raccolta fondi può avvenire anche mediante offerte di beni di modico valore. Un esempio comune, di raccolta fondi, di modesto valore, è la vendita di piantine che si organizza nelle diverse piazze delle città nel nostro Paese. Fundraising: obblighi di rendiconto separato L’art. 20 comma 2 del DPR 600/1973 stabilisce che gli enti non commerciali sono obbligati a redigere un rendiconto separato, in cui vengono annotate tutte le entrate e le uscite/spese inerenti a ciascuna celebrazione, ricorrenza, campagna di sensibilizzazione, per ciascuno evento organizzato nell’anno. Va redatto secondo le norme di un’ordinata contabilità, senza spazi in bianco, senza interlinee, senza cancellazioni o abrasioni così come stabilisce l’art. 2219 del codice civile. Le modalità di redazione del rendiconto secondo i principi enunciati rispondono al bisogno di garantire onestà e serietà a chi crede nel progetto e l’ha sostenuto economicamente. Questo apposito rendiconto va redatto entro quattro mesi dalla chiusura dell’esercizio e conservato per almeno dieci anni presso la sede legale dell’ente come disciplinato dall’art.22 del D.P.R. 600/1973. Il fundraising è una nuova forma finanziaria che consente di creare start up nel terzo settore e del non profit producendo capitale e valore sociale. Invito tutti coloro che si sentono fortemente motivati ad investire e ad unirsi nel sostenere progetti di solidarietà-utilità sociale. Dedicarsi al prossimo ci rende migliori. Non aspettare a domani. D.Lgs 460/1997 Art. 20 comma 2 DPR 600/1973 Art. 22 DPR 600/1973 Art. 148 TUIR ART.143 COMMA 3 TUIR
14 Settembre 2019
Le Migliori Idee di Business in Franchising da Aprire Subito

Franchising: i marchi di abbigliamento e ristorazione

Franchising: in questa guida i punti salienti sui marchi di abbigliamento e ristorazione in franchising che non potrai fare a meno di conoscere Idee franchising: In questo periodo mettersi in proprio non è la prima idea che passa per la testa ad un imprenditore, ma aprire un’attività in franchising potrebbe essere un escamotage per eliminare questa paura poiché con le tantissime nuove attività che offrono questi servizi di affiliazione sembra essere uno dei metodi più usati per creare profitti partendo da poco tra i giovani imprenditori. Franchising abbigliamento Questo è uno dei casi più ricorrenti, l’apertura di negozi di abbigliamento in franchising si espande sempre più in quanto richiede pochi requisiti e si può partire anche con un budget basso. Avrete come svantaggio (come in ogni franchising) il fatto che non potrete controllare e scegliere i prodotti, in quanto scelti dalla catena (almeno non possono accusarvi di cattivo gusto). Marchi ai quali affiliarsi in franchising Friking vi permette di aprire un negozio con soli 5.000 euro e vendere magliette e gadget personalizzabili con foto dei migliori artisti e attori di fama mondiale. Per quanto concerne l’abbigliamente femminile vi è Dandara che vi permette di aprire un negozio di abbigliamento di una certa classe a soli 6.000 euro più 300 euro a metro quadro, poi ci sono Lattementa ed Exiagirl (20.000 euro). Per quanto riguarda i bambini è ottima l’offerta di affiliazione di rockids che permette di affiliarsi con meno di diecimila euro. Franchising ristorazione Sempre più numerosi sono i negozi affiliati a grandi catene mondiali riguardanti il cibo, fast food e non. Ovviamente qui i prezzi iniziali aumentano in quanto luoghi ed attrezzature così come tutto il personale hanno esigenze diverse. Marchi franching ristorazione Oltre ai giganti mondiali come McDonalds e Burger King che richiedono somme iniziali molto cospicue, vi sono tante altre offerte di affiliazione che riguardano la ristorazione in generale come Fishway che vi permetterà di aprire con soli 25.000 euro un ristorante col miglior pesce fresco arrivato direttamente dai mari della calda Sicilia, oppure restando ancor più nella tradizione italiana con Linopassamilvino o Bruschette Mazzamaurielle, rispettivamente 59.000 euro e 15.000 è la quota per iniziare, il primo è il franchising che esporta l’arrosticino tipico abruzzese, il secondo le numerose e croccanti bruschette di terra sannita (molisana). Vi abbiamo mostrato due dei modi più utilizzati al momento per aprire un’attività in franchising, ovviamente c’è una vastissima varietà di scelta tra le offerte di affiliazione e sta solo a voi scegliere quale sia il campo più adatto alle vostre caratteristiche e competenze. Inoltre se credete che il franchising in qualche modo limiti la vostra ambizione o creatività pensate che è comunque uno dei modi più semplici e veloci per fare esperienza nel campo che preferite e mettersi in qualche modo in proprio. Ti senti all’altezza di rappresentare un marchio importante nella tua città?
13 Settembre 2019
Amministratore di condominio: obblighi fiscali e amministrativi

Come diventare amministratore di condominio

L’amministratore condominio è una persona fisica che si occupa di tutelare gli interessi dei suoi condomini, persone fisiche e le loro abitazioni Chi è l’amministratore di condominio e cosa fa? L’amministratore di condominio è una persona fisica che si occupa di tutelare gli interessi dei suoi condomini, persone fisiche, che abitano in un condominio, un edificio, nel quale esistono proprietà singole e beni   comuni in condivisione come: i tetti, le cantine, i muri maestri. Affinché si possa parlare di condominio è necessario che l’edificio sia strutturato verticalmente, perché solo con la verticalità le parti sono in comune. Diversamente, quando le case sono disposte a schiera o in edifici adiacenti i tetti, le scale, gli impianti non sono in comune con il vicino. Definizione di condominio Il condominio pur non essendo un soggetto giuridico, né una persona fisica, è un soggetto fiscale al quale viene attribuito un codice fiscale che lo identifica nei rapporti attivi, passivi e procedure giudiziarie. Il codice fiscale non subisce modifiche anche se all’amministratore in carica può subentrarne un altro. Ruolo dell’amministratore condominio La sua figura è disciplinata dall’art.1130 del codice civile suddiviso in 10 commi che stabiliscono i doveri dell’amministratore di condominio nella sua attività di ordinaria amministrazione. Vediamoli qui di seguito: innanzitutto, quando i condomini devono discutere su questioni comuni lo comunicano all’amministratore il quale riunisce tutti i condomini  in un’assemblea dando seguito alle deliberazioni della stessa. successivamente deve disciplinare l’uso delle parti comuni dell’edificio che secondo quanto stabilisce l’art.1117 c.c. sono le scale, i portoni d’ingresso, i portici, i cortili, i locali per la portineria e l’alloggio del portiere, il riscaldamento centrale, gli stenditoi, le opere, le installazioni come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti, le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini. deve altresì disciplinare la prestazione dei servizi nell’interesse comune, affinché sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini. L’art.1123 pattuisce che le spese necessarie per la conservazione e il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno. l’amministratore deve anche riscuotere i contributi ed erogare le spese necessarie per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servizi comuni. Qualora il condomino sostiene spese per le cose comuni senza l’autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea non ha diritto al rimborso secondo quanto prescritto dall’art. 1134 c.c. l‘amministratore di condominio deve compiere anche atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio; questo significa che può adottare misure cautelari generali, ma può anche esercitare azioni petitorie nei confronti delle turbative e delle molestie prodotte dagli stessi condòmini sulle cose comuni. deve curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale contenente le generalità dei singoli proprietari e dei titolari dei diritti reali e di diritti personali di godimento, comprensive del codice fiscale e della residenza, i dati catastali di ciascuna unità immobiliare. Ogni variazione dei dati deve essere comunicata in forma scritta entro 60 giorni all’amministratore. In caso di dati incompleti, l’amministratore richiede le informazioni corrette e complete con lettera raccomandata, qualora nonostante questo sollecito, i dati continuano ad essere incompleti, allora l’amministratore provvede ad acquisire le informazioni necessarie, addebitando il costo ai responsabili. l’amministratore provvede a curare il registro dei verbali delle assemblee, nel quale vengono annotate anche le mancate costituzioni delle assemblee, allo stesso è allegato il regolamento di condominio; il registro di nomina e revoca dell’amministratore, nel quale sono riportate le date di nomina e revoca di tutti gli amministratori, gli estremi del decreto in caso di provvedimento giudiziale; il registro di contabilità, nel quale sono annotati i movimenti in entrata e in uscita, in ordine cronologico. deve conservare anche tutta la documentazione avente ad oggetto sia il rapporto con i condomini, sia lo stato tecnico-amministrativo dell’edificio e del condominio. qualora il condomino lo richieda, l’amministratore deve fornirgli un’attestazione relativa allo stato dei pagamenti degli oneri condominiali e delle eventuali liti in corso. infine deve redigere il rendiconto condominiale annuale della gestione e convocare l’assemblea per la sua approvazione entro centottanta giorni. Gli obblighi fiscali dell’amministratore di condominio Gli amministratori di condominio sono tenuti a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica, eseguiti sulle parti comuni del condominio, al fine di inserire queste spese nelle dichiarazioni precompilate, secondo le direttive comunicate dal MEF il 1°dicembre 2016 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20.12.2016. L’Agenzia delle Entrate può richiedere agli amministratori di condominio dati, notizie, documenti relativi alla gestione condominiale ex art. 32, c.1, n.8-ter, D.P.R. n. 600/1973. Il condominio è sostituto d’imposta in virtù di ciò l’amministratore ha l’obbligo di versare le ritenute sui compensi erogati entro il 30 giugno e 20 dicembre di ogni anno. Per fare un esempio pratico, l’amministratore è tenuto a versare la ritenuta del 4% a titolo di acconto sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative ai contratti di appalto di opere e servizi, qualora queste non raggiungano la soglia minima della ritenuta pari a 500 euro disciplinato dal comma 2 bis all’art. 25 ter, D.P.R. n. 600/1973. A queste ritenute si aggiungono le ritenute pagate a favore dei dipendenti, basti pensare al custode, al portiere. L’amministratore per conto del condominio è tenuto a versargli le ritenute fiscali e previdenziali previste in materia di lavoro dipendente, ma anche le ritenute d’acconto sui redditi di lavoro autonomo per i compensi retribuiti ai professionisti, quali ingegneri, architetti, geometri che hanno svolto lavori nel condominio. L’amministratore di condominio è tenuto ad onorare gli adempimenti fiscali inerenti le dichiarazioni 770, contenenti i dati relativi alle ritenute e ai versamenti effettuati, nonché i dati relativi ai condomini amministrati. Gli amministratori di condominio in carica al 31 dicembre 2017 sono tenuti a compilare il quadro AC dell’UNICO per comunicare i dati identificativi del condominio qualora siano stati effettuati interventi di recupero del patrimonio edilizio sulle parti comuni condominiali. Occorre comunicare annualmente all’Anagrafe Tributaria l’importo complessivo dei beni e servizi acquistati dal condominio nell’anno solare e i dati identificativi dei relativi fornitori secondo quanto stabilisce l’art.7, comma 8-bia, del D.P.R. 29 settembre 1973, n.605. L’obbligo sussiste anche se il condominio è costituito da non più di otto condomini. L’amministratore di condominio provvede a presentare la dichiarazione ai fini IMU, ma a nome del condominio per gli immobili in comproprietà condominiale, quali ad esempio i locali per la portineria e l’alloggio del portiere, il locale per le assemblee, la lavanderia, il locale per la caldaia e gli altri locali in comune. Inoltre per gli immobili in comproprietà condominiale i singoli condòmini in proporzione alla propria quota provvedono a versare l’imposta. Però se il regolamento comunale lo prevede, l’amministratore di condominio può fare un versamento unico e ripartirlo tra i condomini in base ai millesimi di proprietà. Corso amministratore di condominio Gli aspiranti amministratori di condominio oltre al possesso dei requisiti di onorabilità, alla piena capacità giuridica e di agire, devono aver conseguito un diploma di scuola secondaria di secondo grado e aver acquisito le competenze tecniche in materia di amministrazione di condominio. Pertanto devono aver seguito un corso di almeno 72 ore e aver svolto costantemente corsi di aggiornamento professionale per un minimo di 15 ore annuali. La formazione degli amministratori di condominio è disciplinata dal Decreto Ministeriale del 13 agosto 2014 n° 14. Inoltre gli amministratori professionisti devono essere iscritti nel registro telematico degli amministratori di condominio, grazie al quale i condomini possono verificare che il proprio amministratore di condominio possieda i requisiti per poter esercitare la professione e abbia adempiuto agli obblighi di aggiornamento professionale imposti dalla normativa. Casi pratici di amministratore di condominio Su un social network molto noto, quale facebook è attivo un gruppo dedicato al “il condominio che vorrei” in cui si discute sulle caratteristiche che, secondo  i condomini, un amministratore di condominio deve possedere, soprattutto dopo la riforma intervenuta il 18 giugno 2013, data a partire dalla quale l’amministratore di condominio è diventata una figura esperta, e non più il vicino di casa scelto dagli stessi condomini. Dunque, secondo le opinioni attuali del gruppo “il condominio che vorrei” l’amministratore deve essere professionale; disponibile, in quanto deve essere reperibile, deve far sentire la sua presenza fisica, deve recarsi presso l’edificio che amministra con puntualità; a queste caratteristiche va ad aggiungersi la cortesia, l’amministratore di condominio deve saper ascoltare le esigenze dei suoi condomini facendosi anche portavoce dei loro problemi nelle sedi competenti. Inoltre sempre su facebook è attivo il Mapi, Movimento Amministratori e Proprietari d’Immobili che organizza anche corsi online per l’abilitazione e l’aggiornamento degli amministratori. E’ attivo un sito www.amministratori24.it che, oltre a darti la possibilità di trovare il tuo amministratore di condominio tra un elenco di professionisti abilitati; alcuni dei quali hanno anche un proprio sito online di riferimento, ti consente di porre quesiti, se hai dubbi, su problematiche inerenti il tuo condominio. Abbiamo visto quanti compiti incombenti e responsabilità gravano sugli amministratori di condominio. Abbiamo letto gli adempimenti a carico dell’amministratore, sia nel suo ruolo amministrativo che di sostituto d’imposta e in merito agli aspetti fiscali. Pertanto, consiglio di avvicinarsi con serietà a questa professione e di rispettare il ruolo che il nostro amministratore è chiamato a svolgere, un compito che troppe volte non riceve la giusta considerazione. Se anche tu abiti in un condominio e vuoi sapere quali sono i tuoi diritti  ma anche i tuoi doveri, leggi quest’articolo! Ti offriamo la nostra  consulenza in tempi rapidi. Siamo qui per te! Nel caso in cui tu voglia intraprendere la professione di amministratore di condominio non esitare a contattarci, ti seguiremo in tutte le fasi.
12 Settembre 2019
Franchising di successo: Come scegliere il migliore?

Franchising di successo: Come scegliere il migliore

Scegliere un franchising di successo non è affatto così facile come si potrebbe pensare a prima vista… sempre che non si voglia creare un franchisee Scegliere un franchising di successo non è affatto così facile come si potrebbe pensare a prima vista… sempre che non si voglia creare un franchisee di successo solo per qualche giorno. Basta semplicemente dare un’occhiata al mercato per accorgersi di quanto sia saturo: in Italia sono presenti circa 1200 franchising, molti dei quali in costante competizione, che vogliono conquistare il mondo. Inserirti nel mercato potrebbe essere difficile, ma con la giusta tenacia ce la farai! Prima però, consulta la Legge del 6 maggio 2004 numero 129 attuata il 25/05/2004, quella che disciplina il contratto di franchising (o affiliazione) per non trovarti spiazzato di fronte alle numerose sorprese del mondo. franchising di successo – quali fattori considerare Quando ci si appresta a scegliere un franchising bisogna prestare una particolare attenzione ad alcuni fattori piuttosto che ad altri per non ritrovarsi senza alcun soldo in tasca. In primis occorre quantificare, correttamente, il proprio budget. Questo è necessario per capire fin dove è possibile spingersi, per fare la stessa strada di grandi brand come il McDonald e non fallire come la Detroit Automobile Company ai suoi tempi migliori. Ovviamente più è grande il budget e meglio sarà: le catene di franchising tendono ad accettare solo quelli che hanno a disposizione una notevole quantità di soldi. Inoltre dovrai essere pronto a pensare che è il lavoro più pesante che ci sia, come di diceva Henry Ford, anche se, probabilmente, non sei d’accordo. Nel caso faccelo sapere! L’importanza dei soldi nel franchising di successo Il denaro iniziale ti permetterà di ampliare l’attività rendendola adatta per entrare nella catena di franchising. Altrimenti ti potrebbero anche non accettare e allora dovrai cercare altre strade (che non esistono). Un altro fattore da considerare, è quello delle proprie competenze e capacità. È impensabile aprire un ristorante e preparare una buona pasta se non si sa nemmeno come si fa la frittata. Molto meglio fare ciò che si sa fare per davvero. Altri fattori necessari per la valutazione del franchising di successo Da valutare anche altri elementi che ti permetteranno di capire se il franchising potrà essere di successo. Tra questi spicca la maturità dell’organizzazione, la reputazione su scala nazionale (oppure internazionale) del brand, la serietà dell’apparato marketing e i riscontri dei clienti sui prodotti o servizi venduti. Franchising di successo – come evitare le trappole del settore In un periodo di crisi economica le grandi catene di franchising potrebbero essere più disposte a fare aprire dei negozi della propria catena ad altre persone per migliorare lo stato della propria salute economica. Tuttavia si tratta di un’operazione molto rischiosa, in quanto il franchising potrebbe fallire poco dopo l’apertura, anche a cause che non dipenderanno da te. Per questo prima di gettarsi su quella che sembra un’occasione molto ghiotta occorre tenere la mente fredda e calcolatrice, altrimenti si rischia di chiudere poco dopo aver aperto. D’altro canto, gli affiliati sapranno sicuramente fornirti una grande spinta iniziale ed è un fattore da non trascurare. Quali sono i migliori franchising di successo Le idee innovative che potrebbero avere successo sono così tante che è praticamente impossibile racchiuderle in un solo paragrafo. Tra i migliori, però, spiccano le poste private, l’FT Lab (che apre palestre), le numerose aziende che si occupano dello street food (non occupandosi del colesterolo…) e quelle legate al settore dell’edilizia. Senza dimenticare l’idea dell’assistenza domiciliare, in quanto sta diventando molto popolare negli USA. Trovare un buon franchising di successo fra quelli emergenti, insomma, non è difficilissimo. Tuttavia bisogna essere pronti a rischiare e a mettersi in gioco. Perché, dunque, non agire subito e contattare gli specialisti del settore per non lasciarsi sfuggire l’occasione?
11 Settembre 2019
Come funziona il Private Equity

Private Equity: Ecco come funziona

I private equity sono forme di investimento dove i privati investono in progetti caratterizzati da un rischio elevato ad alto rendimento private equity definizione I private equity sono forme o meglio fondi di investimento in cui soggetti privati hanno somme da investire in progetti caratterizzati da un livello di rischio più o meno elevato. Al fine di ripartire il rischio i soggetti coinvolti  tendono a investire le somme in diversi progetti, quali possono essere il lancio di un nuovo prodotto sul mercato da parte dell’impresa finanziata, il finanziamento, la crescita e lo sviluppo anche internazionale dell’impresa, la quotazione in Borsa di una società, o ancora i passaggi generazionali societari. società di private equity L’ investimento è realizzato da: fondi di private equity inquadrati su aziende di grande e media dimensione, fondi di venture capital investitori cosiddetti angels, quando i soggetti target sono sia nuove start-up o realtà imprenditoriali già esistenti, ma di ridotte dimensioni. Come funziona il private equity I fondi di Private Equity si caratterizzano per operazioni di investimento  in cui i soggetti privati valutano le opportunità presenti sul mercato ed acquistano le quote societarie in un lasso di tempo di cinque anni. Successivamente inizia una nuova fase definita di disinvestimento, che dura cinque anni, nella quale si valorizzano le aziende in portafoglio e si provvede alla loro liquidazione. In genere  un fondo di Private Equity  individua tramite i propri gestori e comitati d’investimento le opportunità aziendali in cui investire i capitali ricevuti da parte di investitori istituzionali o meno. Pensiamo ai ricchi investitori, ai banchieri, alle società di assicurazioni, ai fondi pensione che si assumono il rischio e rispondono in proporzione ai capitali investiti nell’operazione.  Il fondo di Private Equity ha interesse ad entrare nel capitale della società target per aumentarne il valore e ottenere in seguito un capital gain al momento del disinvestimento, propriamente la cessione della partecipazione way-out. Come investono i fondi di private equity Le ragioni che inducono il fondo di Private Equity ad investire è la potenzialità di crescita aziendale diretta e interna all’azienda stessa o indiretta che si manifesta attraverso acquisizioni, o fusioni con altre società appartenenti allo stesso settore. Il metodo che consente di valutare il valore della società target, definita enterprise value, si basa sul calcolo dei flussi di cassa attualizzati il cosiddetto discounted cash flow. A questo si aggiungono il valore residuo aziendale detto terminal value al termine dell’investimento. Dall’ enterprise value si sottrae la posizione finanziaria netta determinata dalla differenza tra l’ammontare dei debiti finanziari e quello delle attività finanziarie liquide. Il valore che risulta viene messo a confronto con quello che risulta dall’applicazione di altri criteri tra cui, per esempio, quello dei multipli di mercato. Clausole contrattuali di private equity Il fondo di Private Equity dopo essere entrato in una determinata realtà societaria, ma si trova in una posizione di minoranza, deve in qualche modo tutelarsi dai rischi della natura stessa del progetto, cosicché prevede nello statuto apposite clausole di governance, non solo dai rischi deve tutelarsi, ma anche dalle decisioni di gestione ordinaria dell’impresa prese dal management in carica, che  non interessano al Private Equity. Inoltre il fondo  Private Equity è interessato a monitorare quotidianamente e costantemente l’andamento della società attraverso report dettagliati, al fine di  tenere sotto controllo l’andamento del proprio investimento. All’interno della società il fondo attua programmi di controllo di gestione che sono utili a far crescere sia l’azienda che l‘imprenditore. L’interesse del fondo Private Equity è quello di recuperare i soldi investiti nel progetto in breve termine, in genere è previsto un periodo di recupero  che va dai tre ai cinque anni. Come effettuare un disinvestimento nel private equity  Le forme di disinvestimento, way-out, sono variabili, un fondo può liquidare il suo investimento iniziale tramite le seguenti operazioni di disinvestimento: la cessione delle quote nella società target in occasione della sua quotazione in Borsa, cessione delle sue quote a una società terza concorrente o ad altro fondo di Private Equity; stessa partecipazione può essere riacquistata da parte dello stesso socio imprenditore. A tale proposito le operazioni di Private Equity possono prevedere clausole di co-vendita, definite tag along odrag along right,  inserite nei patti parasociali stipulati tra gli altri soci della società. Sono  previsioni contrattuali che tutelano sia il fondo di Private Equity che l’imprenditore, per ridurre o eliminare eventuali svantaggi a causa di posizioni minoritarie ricoperte nelle aziende. A causa della loro piccola dimensione, molte realtà aziendali hanno difficoltà, anzi lamentano frequentemente carenze nella gestione finanziaria più dinamica, sia in termini di catalogazione delle operazioni che dei relativi costi, degli investimenti in ricerca e sviluppo e sul piano della fidelizzazione e del mantenimento delle relazioni con la clientela. C’è bisogno, soprattutto per le imprese che operano oltre i confini nazionali, di investimenti diretti all’estero. E’ fondamentale, a tale scopo, la presenza di operatori specializzati nell’apporto di capitale di rischio, che operano con un’ orizzonte di medio-lungo periodo, che mirano a sostenere gli imprenditori nella crescita delle proprie imprese e che li conduca soprattutto a mettere a disposizione il capitale delle proprie imprese senza paura di perderne la gestione. I migliori investimenti per il fondo di Private Equity Il fondo di Private Equity si occupa di imprese già consolidate nei confronti delle quali mette in atto operazioni di buy out e replacement capital. L’investimento in quote di fondi di Private Equity è adatto per l’investitore che ha un lasso temporale di medio lungo termine, una buona attitudine al rischio che, non avendo né le capacità, nè il tempo per disinvestire un portafoglio di investimenti diretti in imprese, affida il proprio capitale a un intermediario specializzato, il cui team è in grado di offrire una consulenza tattica alle imprese, definendo le opportune regole di corporate governance, la possibilità di identificare le way out più abili e di garantire rendimenti attesi superiori.  Voglio segnalare siti utili in quanto contengono informazioni interessanti http://www.assogestioni.it http://fondoitaliano.it http://www.ilsole24ore.com  Inoltre vi invito a leggere un nostro precedente articolo in materia di private equity Il Private Equity è una modalità di investimento istituzionale che consente alla persona interessata di rilevare le quote della società target non quotata ma con un elevato potenziale di crescita e di sviluppo che la rende attrattiva agli occhi degli investitori, i quali vorranno accrescere il valore dell’azienda per avere un ritorno sull’investimento, in termini di guadagno e capital-gain. Pertanto l’obiettivo è il raggiungimento del successo economico aziendale dal quale dipendono le sorti di imprenditori e investitori. Durata dei fondi Private Equity L’investitore decide di apportare nuovi capitali e nuovi patrimoni che serviranno per acquisire le quote societarie. Questi apporti rappresentano il fondo Private Equity. La durata media dei fondi di private equity è di 10-12 anni. In questo lasso di tempo l’investitore deve compiere operazioni di investimento contenendo i rischi derivanti dalla gestione della impresa a cui sono esposti sia il Socio Investitore che il Socio Imprenditore, i quali dovranno instaurare un rapporto fiduciario e collaborativo. Il socio investitore dovrà dettare le strategie di impresa da seguire per un riassetto aziendale produttivo e il Socio Imprenditore dovrà supportare le sue linee per raggiungere gli obiettivi comuni. www.finanze.net Fasi del Private Equity La prima fase si sviluppa in 5 anni, in questi anni si valutano le opportunità di investimento e si acquisiscono le quote; le operazioni avranno come obiettivo quello di sostenere l’avvio di nuove imprese, il cosiddetto Seed Start Up Financing, investimenti rivolti a società start-up che non hanno ancora fatturato. Oppure gli investimenti saranno finalizzati a sviluppare imprese già esistenti, il cosiddetto Expansion financing. O, ancora, si può ricorrere ai Venture capital che investono in società già attive che realizzano flussi di cassa negativi e con esponenziali possibilità di crescita, di contro, troviamo, i Development capital, investimenti in società avviate, ma con flussi di cassa positivi. La seconda fase del disinvestimento dura altri 5 anni e non possono essere fatti nuovi apporti, ma si gestiscono e si valorizzano le società partecipate, accrescendo il loro valore e provvedendo alla loro successiva liquidazione. Dove cercare il Private Equity? Il fondo di Private Equity, è un fondo comune di investimento chiuso, distinto dal patrimonio della società di gestione, disciplinato dal Decreto Legislativo 24 febbraio 1998 n. 58. In Italia, infatti, la gestione di un fondo di private equity è affidata a un istituto di intermediazione finanziaria come Società di Gestione del Risparmio (SGR) in recepimento della Direttiva europea 85/611/CEE che in funzione dei loro compiti si ripartiscono in società promotrice e gestore come stabilisce l’art. 1 del D.Lgs 58 del 1998. www.aifi.it, www.sole24ore.com www.assogestioni.it Strategia Algedo SGR S.p.A. per Private Equity Algedo SGR sostiene la crescita di piccole e medie imprese, sia nel medio che nel lungo termine, affiancando imprenditori e manager nel processo di rilancio economico aziendale e strategico. Opera da più di 25 anni con una sede a Treviso. Nel corso degli anni ha maturato esperienza in diversi settori lavorando con grandi gruppi industriali, per lo più holding di partecipazione. Segue una strategia improntata non solo all’apporto di capitale ma al rafforzamento dei punti vitali della società, riducendo i punti di fragilità. La sua attività ha piena visibilità nel suo sito di riferimento Investimenti Consiglio di non ricorrere ai fondi di private equity che per loro natura sono molto costosi e non aderiscono alle esigenze dei piccoli risparmiatori , né sono così appetibili per i grandi investitori per gli esosi costi a cui afferiscono. I fondi di Private Equity nascono come fondi non quotati, molto audaci, pericolosi e poco liquidi, ne consegue che sono destinati solo agli investitori istituzionali. Per un’accurata consulenza rivolgiti a noi, i tuoi professionisti di fiducia Se sei interessato a saperne di più o vuoi investire in un progetto puoi rivolgerti a noi, ti offriremo una consulenza aziendale dedicata al tuo caso specifico. Ad  ogni modo puoi sempre  scriverci e contattarci  per ogni tipo di dubbio.  
11 Settembre 2019
Come diventare Advisor (M&A)

M&A e advisor – significato e difinizione

M&A e Advisor – significato e difinizione: Il corporate finance advisor M&A analizza tutti gli aspetti aziendali e ne sintetizza i punti cruciali da migliorare. il corporate finance Advisor M&A è un consulente esterno all’azienda specializzato in operazioni straordinarie, dotato di particolari abilità e competenze tecnico-professionali risultato di un percorso accademico e formativo dinamico. L’Advisor è colui che analizza tutti gli aspetti di un’azienda e che sintetizza i punti cruciali da migliorare, da sviluppare o da eliminare dal processo produttivo o dall’organigramma aziendale. Valorizza i punti di forza e cerca di semplificare i punti di debolezza societari. Deve avere una chiara visione del posizionamento competitivo dell’azienda sul mercato. L’Advisor m&a è investito di fiducia da parte dell’azienda mediante un mandato, con il quale l’azienda investe denaro nell’acquisto di competenze tattiche e strategiche, che gli consentiranno di conoscere notizie e di disporre di informazioni sui valori correnti di mercato, che in sede di trattativa, lo porranno in una posizione privilegiata rispetto al venditore. M&A significato Considerata la complessità delle operazioni per quanto riguarda le operazioni di M&A (Merger and Acquisition) nelle quali deve essere gestita l’integrazione di due strutture aziendali, o di fusioni per incorporazioni o di acquisizioni aziendali è richiesta una elevata specializzazione che un singolo Advisor m&a deve aver maturato dopo il conseguimento di una laurea a indirizzo economico-finanziario-aziendale e una buona pratica professionale presso studi internazionali specializzati in operazioni di (M&A); oppure possono essere chiamate a ricoprire tale incarico società specializzate operanti a livello internazionale, oppure banche che dispongono di una divisione corporate banking e/o private equity. Cosa fa il corporate finance advisor m&a Quando una società decide di acquisire un’altra e non dispone di tutte le risorse finanziarie per procedere interviene l’Advisor che pone in essere alcuni interventi di delibera aumento capitale, ricorso al finanziamento bancario, emissioni di  obbligazioni, vendita di asset non strategici. Oppure interviene in operazioni di ristrutturazione dei debiti aziendali, infatti, nel caso in cui la società non riesce a pagare i creditori con i quali ha dei contratti in essere, l’Advisor m&a ricorre all’uso di strumenti finanziari come il debt-to-equity swaps oppure,  cerca di procedere alla ristrutturazione dei debiti mediante accordi con i creditori o ancora, cerca investitori interessati all’operazione. Quando una società per azioni non quotata su di un mercato azionario decide di entrare in borsa l’Advisor indirizza e segue l’azienda nella scelta dei soggetti  che intervengono nell’operazione e ne gestisce il lavoro durante la fase che porta al collocamento dei titoli. Conferimento del mandato m&a al corporate finance  I motivi per cui un’azienda debba delegare un consulente esterno nell’assolvimento delle operazioni straordinarie sono da rinvenire nella esigenza di avvalersi di competenze specializzate che solo un Advisor possiede e di cui l’azienda ha bisogno. Rivolgersi ad un Advisor significa avere la certezza e la garanzia che le notizie e le informazioni, che l’Advisor è riuscito ad acquisire mediante le sue analisi, ricerche di mercato o  i suoi contatti in merito ai potenziali venditori o compratori interessati alla trattativa, siano state condotte con riservatezza, al fine di non compromettere l’esito dell’accordo. Inoltre l’Advisor m&a grazie all’uso di provider dedicati e a una serie di contatti all’interno del team di Advisory è capace di ottenere informazioni privilegiate di natura finanziaria, economica e industriale sui potenziali venditori e compratori. E’ capace di attrarre un numero elevato di potenziali acquirenti a livello internazionale e di aumentare le probabilità di concludere affari importanti. Funzioni del corporate finance advisor Prepara tutta la documentazione aziendale utile ad elaborare il progetto mediante la predisposizione del profilo anonimo, l’information memorandum, la company presentation, la lettera di intenti, attiva  analisi e modelli finanziari, evitando che di questi aspetti se ne occupino le risorse interne all’azienda prive di esperienza maturata nel settore che non potrebbero svolgere in maniera puntuale tali adempimenti. Obiettivi del corporate finance advisor L’Advisor agirà in nome e per conto dell’azienda, apportando non solo abili competenze negoziali ma anche giudizi esterni fondamentali per interpretare le situazioni in maniera chiara, razionale e con meno coinvolgimento emotivo. L’obiettivo dell’Advisor m&a è quello di massimizzare il profitto, infatti il contratto inziale, o meglio il mandato conferito è stato sottoscritto con una commissione a success fee, con la finalità di negoziare il miglior prezzo per entrambe le parti. Conclusione e consigli sulla professione di corporate finance In conclusione possiamo affermare che l’Advisor m&a gioca un ruolo chiave, determinante in tutte le fasi del processo. Deve essere in grado di esercitare il suo ruolo e mantenere la giusta tensione e attenzione all’affare, deve saper coordinare il flusso di informazioni di cui viene a conoscenza grazie alle sue abilità, ricerche, conoscenze e deve sfruttarlo a vantaggio dell’operazione che sta per concludere. Deve porsi come fulcro aziendale nella fase di operazione straordinaria a cui tutti i soggetti interessati all’operazione devono rivolgersi e deve organizzare i compiti di ciascuno dei soggetti che agiscono nell’operazione, garantendo un giusto equilibrio tra tutte le parti coinvolte nel processo. Consiglio di leggere alcuni articoli interessanti sul ruolo dell’ Advisor nelle più disparate operazioni di finanza straordinaria ai seguenti link: https://www.fpcu.it http://www.knetproject.com https://www.borsaitaliana.it Se hai un’azienda e devi porre in essere un’operazione straordinaria, ma non sai a chi chiedere aiuto, puoi affidarti alla nostra consulenza Inoltre se hai bisogno di individuare un advisor competente puoi  scrivere la tua domanda nei commenti così cercheremo di individuare al posto tuo chi meglio soddisfa le tue esigenze e chi, rispetta meglio degli altri, i requisiti professionali richiesti per concludere la trattativa.  
10 Settembre 2019
Sai cos’è il Fondo di garanzia ipotecario del mutuo sulla prima casa?

Mutuo prima casa: garanzia, giovani e agevolazione

mutuo prima casa – Il Fondo di garanzia del mutuo ipotecario è stato creato per aiutare coloro che stanno per richiedere un mutuo, ecco cos’è Il Fondo di garanzia del mutuo ipotecario è stato creato per aiutare coloro che stanno per richiedere un mutuo alla banca per acquistare, ristrutturare o migliorare l’efficienza energetica di un immobile che sarà utilizzato o è già utilizzato come prima casa. Per facilitare l’acquisto della prima casa, lo Stato ha già attivato un fondo denominato Fondo di garanzia che da una serie di benefici fiscali correlati per diversi anni. Mutuo prima casa – il fondo di garanzia ipotecario Il Fondo, istituito dalla legge del Ministero dell’Economia e delle Finanze, emette garanzie, su richiesta, fino ad un massimo del 50% dell’importo del capitale in mutui ipotecari relativi all’acquisto di immobili e ristrutturazioni e aumento dell’efficienza energetica degli edifici, non di lusso, utilizzato come residenza principale. Il Fondo di garanzia consente di ottenere garanzie speciali per tutti coloro che, alla data di richiesta di un prestito dalla banca aderente all’iniziativa, non sono ancora proprietari di altre proprietà ad uso residenziale, ad eccezione di quelle acquisite per successione e dal prestito gratuito per genitori o fratelli. Requisiti mutuo prima casa I mutui ipotecari forniti da banche o intermediari finanziari possono beneficiare della garanzia del fondo: I Mutui di importo non superiore a 250 mila euro; Non rientrano inoltre le categorie catastali A1 (tipo di case padronali), A8 (ville) e A9 (castelli, palazzi di valore storico o artistico eminente) o con caratteristiche di lusso, e interventi di acquisto e ristrutturazione e aumento dell’efficienza energetica. La proprietà, tuttavia, ai fini dell’ammissibilità della domanda: Deve essere situata in Italia; Non deve avere un’area di oltre 95 metri quadrati; Non dovrebbe avere caratteristiche di lusso. A chi è riservato il fondo di Garanzia L’accesso al primo fondo di garanzia ipotecaria è per i cittadini che non possiedono proprietà ad uso residenziale, esclusi quelli acquisiti per eredità o in prestito per l’uso di genitori o fratelli, al momento della domanda. Mutuo prima casa – come presentare la domanda di accesso La domanda di accesso al primo fondo ipotecario deve essere presentata direttamente alla banca o all’intermediario che aderisce all’iniziativa, utilizzando il modulo corrispondente. Una volta che la banca ha verificato la documentazione del richiedente, invierà la richiesta online all’amministratore del Fondo locale, per avviare la procedura stessa. La richiesta di attivazione della garanzia per il primo fondo ipotecario è registrata con un numero progressivo in base all’anno, mese, giorno, ora e minuto della richiesta, in modo da poter determinare il diritto del primo ‘accesso a le strutture in caso di fondi insufficienti. Procedura in breve per il mutuo prima casa Entro 15 giorni lavorativi dalla richiesta, la banca comunica il risultato della richiesta dei candidati: vale a dire, ammissione al Fondo, o in caso di esaurimento delle risorse finanziarie del fondo, la non ammissibilità della richiesta. Nel primo caso, se il risultato della richiesta è positivo e, pertanto, l’accesso al fondo di garanzia è confermato, il prestito viene erogato entro 30 giorni lavorativi.
4 Settembre 2019
Aprire un bar: Ecco tutto ciò che serve

Aprire un bar: tutto ciò che serve

Aprire un bar al giorno d’oggi significa mettersi in gioco, oltre a portare avanti un’attività imprenditoriale, ecco come aprirlo subito Chiunque tu sia, se hai scelto di intraprendere questa scelta allora hai voglia di iniziare una nuova vita puntando sulle qualità che ti contraddistinguono. Ma da dove iniziare per mettere su una simile impalcatura? STILE E ARREDAMENTO Che tipo sei? Crea un bar che ti rappresenti Che tu sia un tipo eccentrico, vivace, legato al vintage o a un tocco perlopiù moderno, devi mettere su una struttura che raffiguri la tua personalità, un arredamento che rispetti le tue scelte e che le metta in mostra. LA POSIZIONE È FONDAMENTALE Dove aprire il tuo bar e come rapportarlo al territorio Ebbene sì, occorre stabilire dove tirare su il tuo piccolo impero. Una piazza di paese o il corso di una grande città? Sembra banale ma per una simile scelta è importante determinare lo stile e l’organizzazione del tuo bar. QUANTO COSTA? Quali sono i costi per aprirlo in tutta sicurezza? È inutile prendersi in giro, aprire un’attività comporta sempre dei costi. In questo caso stiamo parlando di cifre che si aggirano intorno ai 40000/50000 euro per un progetto abbastanza semplice. Il tutto dipende sempre dalla grandezza della struttura e del progetto che si vuole mettere in atto. REALIZZARE IL TUTTO Cosa serve per concretizzare il progetto? L’iter per mettere su un bar non consiste solo nel mettere sul tavolo tutti i risparmi, ma comprende anche un iter burocratico: -Aprire una partita iva -Rendere a norma di legge la struttura -Corsi obbligatori: SAB, HACCP (piano di autocontrollo igienico) e Sicurezza sul lavoro -Consultare il Comune per inizio attività -Autorizzazione per esporre l’insegna -Richiesta per la vendita degli alcolici all’agenzia delle entrate -Il pagamento SIAE per la diffusione di musica e immagini RIFERIMENTI DI LEGGE: REQUISITI STRUTTURALI Il tuo bar dev’avere una struttura a norma di legge Quali sono le norme principali da seguire per far si che la regione o il vostro comune approvi il progetto? -Spazi sufficientemente ampi -Il locale deve essere areato, er evitare formazione di batteri e muffe -Il pavimento preferibilmente lucido per essere lavato con maggiore facilità -Illuminazione adeguata -L’altezza del locale deve essere di almeno 3m Le stesse norme valgono per la cucina o per un eventuale laboratorio anteriore. RIFERIMENTI DI LEGGE: REQUISITI IGIENICI Rispettare le norme igieniche è importante Vediamo ora le norme igieniche per poter mettere in atto il progetto: -Gli alimenti esposti devono essere adeguatamente protetti -I sistemi di conservazione di cibi o bevande (frigoriferi o congelatori) devono essere adeguati al tipo di alimento che vi è all’interno -Il personale deve essere dotato di spogliatoio e servizi igenici personalizzati IL PROCESSO TI SEMBRA LUNGO? Non scoraggiarti, bisogna solo essere pazienti Se il percorso da mettere in atto ti sembra troppo faticoso e ti passa la voglia di realizzare il tuo obiettivo, ricordati sempre che ad essere in gioco è il tuo sogno, il luogo in cui sentirti a casa anche mentre lavori. Dopotutto realizzare quello che hai in mente non è mai faticoso quando ci metti passione. LA QUALITA’ PRIMA DI TUTTO Guadagnare fama per vendere Eh si, bisogna imprimere un certo spessore al bar, una volta avviato. Come farlo? Beh, attraverso un buon arredamento, il perfezionamento delle tecniche da barman e una buon rapporto con la clientela. Facile no? In un mestiere del genere la simpatia e la cortesia sono all’ordine del giorno. Perciò, aldilà dei costi e a ciò che serve per avviarlo, un buon bar deve essere la rappresentazione di te stesso, ricordalo sempre e avrai un’attività di successo. Sei pronto per iniziare?
3 Settembre 2019
Business Plan Esempio Strategia di Marketing

come fare un business plan

Business Plan: Ecco un’esempio di strategia di marketing applicata al business plan aziendale, si tratta di una specie di carta d’identità dell’impresa Nella scrittura del Business plan Vengono Illustrati L’impresa, Il Prodotto O Servizio, Le Tecniche Di Produzione, Le Strategie Di Vendita, Il Mercato Di Riferimento, La Gestione Delle Risorse(Umane, Strumentali, Finanziarie). Si Chiude Questa Presentazione Con La Sintesi Dell’aspetto Economico-Finanziario, Cioè La Parte Numerica. In Questa Seconda Parte, Si Forniscono Dati Riguardo Gli Investimenti E Il Bilancio. Descrizione dell’azienda nel Business plan Si deve spiegare come è nata l’organizzazione, quale sia lo stato attuale, le competenze e quindi il background che viene messo a disposizione dal team di lavoro. Prodotti e servizi nel Business plan A questo punto bisogna spiegare molto bene che cosa si intenda vendere ai consumatori o alle aziende a cui ci si rivolge. Del resto il risultato del lavoro dell’impresa è la creazione di ciò che si vuole immettere sul mercato, quindi bisogna chiarirlo ai finanziatori e ai partner, così che possano valutare la proposta consapevolmente. Impostare un business plan Nell’impostare un business plan di questo importante documento può avvalersi dell’aiuto di alcune persone, anche esterne e dotate di specifiche competenze che saranno in grado di redarlo nel miglior modo possibile. Esso potrebbe essere un commercialista, magari di fiducia che ci aiuta nella sua redazione e che ci guida, passo dopo passo, nella sua piena riuscita. Gli elementi che devono essere presenti all’interno del documento sono differenti e molteplici. La denominazione d’azienda per impostare un business plan Questi devono essere delineati nella loro interezza ed individuate le varie risorse da utilizzare per perseguirli tutti. Occorre, poi, elencare i punti di forza dell’azienda, ma anche quelli che si ritengono più deboli. In questo modo si sarà più incentivati a superare questi ostacoli e a superarli attraverso l’utilizzo di diverse risorse. Un ottimo business plan deve contenere anche la struttura finanziaria dell’azienda, il capitale sociale presente e tutti i mezzi finanziari che l’impresa utilizza. Riportare i Mezzi di produzione nell’impostare un business plan Ci deve essere un elenco dei fattori di produzione impiegati, come il capitale, il lavoro e tutti gli altri presenti all’interno dell’azienda. Nell’impostare un business plan è fondamentale perché al suo interno abbiamo l’elaborazione della strategia di marketing dell’azienda. Fondamentale per l’impresa perché determina la sua strategia di mercato. Proprio per questo motivo è necessario che l’azienda si avvalga dell’aiuto di personale competente. La strategia di mercato è importante, in quanto determina gli ambiti entro i quali l’azienda estende i suoi prodotti. Più il mercato è ampio e più l’azienda sarà in grado di vendere i suoi prodotti all’interno del mercato.
2 Settembre 2019
Rating bancario: Regole e basi di calcolo

Rating bancario: Regole e basi di calcolo

Per rating bancario si ritiene uno strumento che sia in grado di “tenere sotto controllo il livello del rischio di impresa o di titoli obbligazionari Per rating bancario si ritiene uno strumento che sia in grado di “tenere sotto controllo il livello del rischio di impresa o di titoli obbligazionari. Il rating bancario ha un suo valore che si esprime in lettere”. In base a queste valutazioni fatte con le lettere, si stabilisce una specie di premio riguardo il rischio che verrà richiesto all’azienda, sul quando effettuare un investimento. Questo giudizio sarà espresso da un soggetto che sia esterno ed indipendente, in tal caso ci si affida alle agenzie di rating che valuteranno la solvibilità del soggetto analizzato. Il giudizio delle agenzie di rating viene sempre sottoposto a revisione, onde evitare di viziare il mercato obbligazionario. La determinazione del rating si fa seguendo la normativa Basilea 2, cioè un accordo sui requisiti minimi del capitale. Per capire il rating bancario bisogna capire come viene calcolato e sulla base di quali elementi. Come viene calcolato il rating bancario Il rating bancario può essere valutato anche dalla banca. Questa in possesso di parametri di valutazione specifici. Ma come si calcola il rating bancario? Verrà considerato il patrimonio e l’andamento sul mercato del settore in cui opera l’impresa. Il programma dell’azienda e gli obiettivi da perseguire, oltre quelli già realizzati. Verranno analizzati i dati contenuti nella “centrale dei rischi” dove verranno monitorate le attività dell’azienda e gli investimenti fatti. Verrà considerato lo stato della liquidità e il management che ha un’impresa nel momento dell’analisi. Calcolo rating bancario Il rating bancario quindi altro non è che il “calcolo della stabilità economico- finanziaria di un soggetto che va ad emettere un titolo obbligazionario“. Per svolgere queste ricerche circa l’affidabilità, ci sono le agenzie di rating bancario. Queste saranno in grado di analizzare in maniera oculata la situazione finanziaria dell’impresa in questione. Qualora per la banca non sia possibile effettuare questo tipo di operazione, ci si potrà affidare ai broker che operano in questo campo. Quando il rating bancario è alto, il rischio di investimento sarà basso. Il rating bancario si calcola su un lasso di tempo di dodici mesi. L’analisi però è più estesa, infatti continua dopo la scadenza annuale. Quando il rating bancario sarà negativo, questo verrà inserito in liste ad hoc. Le liste servono per gli studi futuri di soggetti che cercheranno informazioni circa quell’impresa e il suo operato. Come conoscere il proprio rating bancario Per emettere il giudizio circa una società, l’agenzia di rating dovrà avviare una procedura basata sull’analisi di caratteristiche di tipo finanziario od economico, circa la società da analizzare. Si terrà conto di diversi elementi: Bilancio e della redditività dell’azienda Capacità di produrre reddito Remunerazione del capitale nonché di flussi di cassa Rapporti tra proprie risorse e debiti accumulati. Verranno confrontate anche le altre società operanti nello stesso settore e l’andamento del mercato. È bene non tralasciare il fattore qualitativo nella valutazione, l’affidabilità e la credibilità dei progetti e degli obiettivi perseguiti ed imposti. Spesso però, non è possibile affidarsi al giudizio di queste imprese, poiché chi ci lavora all’interno, i broker, non sempre sono disinteressati nell’attività di analisi. Il rating bancario quando verrà espresso, avrà un impatto sul mercato e sui titoli in borsa. Le analisi condotte verranno verificate e supportate da fatti certi, prima di essere considerate attendibili. Per questa ragione sarà necessario aumentare la trasparenza delle operazioni svolte in termini di rating bancario.
1 Settembre 2019
Smart e Start

Smart e start – come funziona il bando invitalia

smart e start, l’agevolazione che ti permette di ricevere un contributo a fondo perduto dalla regione lazio, come funziona il finanziamento? Il 2017 ha portato davvero tantissime innovazioni alle Startup innovative: una di queste è lo smart e start Smart e start – il bando Con la pubblicazione del 18 ottobre nella Gazzetta Ufficiale il D.M. del 09/08/2017 che contiene tutti gli importanti cambiamenti nel programma di incentivi presentati dal Governo nel 2014 con l’obiettivo di supportare e promuovere la nascita e lo sviluppo di nuove Startup finalizzate all’innovazione. Il bando smart e start, che ha la durata massima fino al 31 dicembre 2020, è stato semplificato di tantissimo per aiutare le imprese Vediamolo in particolare Possibilità di accedere alle aziende per un massimo di 60 mesi; L’investimento è concesso anche per il web marketing I marchi, oltre ai brevetti e alle licenze, possono essere finanziati; C’è anche la possibilità anticiparsi fatture ancora non emesse. Vediamo il dettaglio qui sotto come funziona questa agevolazione Definizione smart e start L’incentivo di smart e start Italia è il programma finalizzato alla creazione di aziende innovative nel nostro territorio nazionale per il finanziamento di progetti da un minimo di 100.000 euro e un massimo di 1,5 milioni di euro, in dettaglio si possono comprendere i seguenti costi e nell’agevolazione degli investimenti: Investimenti in impianti, macchinari e attrezzature tecnologiche, o nuove tecniche scientifiche, o spese sostenute in affitto o in leasing; I costi sostenuti per interessi sul finanziamento esterno; Brevetti, marchi e licenze; Componenti hardware e software; Investimenti in progettazione, sviluppo, personalizzazione, collaudo di soluzioni IT architettoniche e impianti tecnologici di produzione, consulenza tecnologica specializzata, nonché interventi correttivi e adattativi; Investimento in marketing e web marketing; Costi per dipendenti; Incubazione e servizi di accelerazione commerciale. Le spese sono riconosciute ad ogni presentazione dello stato di avanzamento nei due anni limite successivi al contratto di finanziamento. Chi può usufruire di smart e start Il beneficiari gli innovatori cui lo scopo sociale è quello di dare priorità allo sviluppo e alla commercializzazione dei  prodotti e servizi innovativi ad altissimo valore tecnologico. Come funziona smart e start invitalia Viene concesso fino al 70% del prestito a taso 0 senza interessi da restituire per un massimo di otto anni con la possibilità di aumentare l’importo fino all’80% se la società richiedente è composta esclusivamente da donne o giovani sotto i 36 anni o se all’interno di essa c’è un ricercatore italiano che lavora stabilmente all’estero e vuole tornare in Italia. Come trasmettere la domanda smart e start invitalia? L’incentivo di smart e start Italia è gestito da Invitalia e la richiesta deve essere inviata online direttamente dal sito à www.smartstart.invitalia.it. Le domande sono gestite attraverso una procedura per la quale le stesse sono esaminate secondo l’ordine di presentazione e gli incentivi sono concessi fino all’esaurimento dei fondi disponibili. Insieme all’applicazione, il piano aziendale deve essere presentato e firmato digitalmente; Quando viene inviata una domanda, viene emesso un protocollo elettronico e, entro 60 giorni dalla presentazione, è possibile conoscere il risultato della valutazione. Stanziamento finanziamenti smart e start In caso di esito positivo, il beneficiario dei finanziamenti smart e start può richiedere l’erogazione dei fondi durante lo svolgimento dei lavori. C’è inoltre la possibilità di ottenere un anticipo del 25% dell’importo finanziato attraverso la presentazione di una garanzia.  
31 Agosto 2019
Fondo patrimoniale

Fondo patrimoniale – una mini guida

Hai sentito parlare dei fondo patrimoniale? Ottima garanzia per difendere i propri beni immobiliari. Leggi la mini guida Non hai mai sentito parlare dei fondo patrimoniale non aggredibile? Eppure si tratta un’ottima garanzia per difendere i propri beni immobiliari o beni mobili dalle aggressioni del Fisco o dagli altri imprevisti economici. Come stabilito dalla legge, difatti, Equitalia e i creditori non possono iscrivere ipoteca su un immobile registrato per il fondo patrimoniale non aggredibile. Questo poiché il fondo patrimoniale rappresenta un vincolo individuato da un componente della famiglia che individua in determinati titoli, beni o immobili degli oggetti finalizzati al bisogno esclusivo famigliare. finalità e costituzione fondo patrimoniale Come accennato precedentemente, il fondo patrimoniale protegge i beni famigliari (e persino dei redditi derivanti dai titoli) dall’aggressione dei creditori. Il tutto a patto che i creditori siano sorti dopo la costituzione del fondo. Lo stesso discorso vale, come citato nel codice civile, anche per quanto concerne i debiti fiscali e la possibilità dell’ipoteca su di un immobile da parte dell’Equitalia. Grazie al fondo patrimoniale non aggredibile, insomma, è possibile aggirare una pericolosa evenienza come il pignoramento La durata e revocatoria fondo patrimoniale Quest’istituto è caratterizzato da un vincolo di temporaneità legato alla costituzione coniugale. Qualora tale vincolo dovesse venire meno con il divorzio, il fondo patrimoniale verrebbe annullato tramite lo scioglimento. L’unica eccezione a quest’evenienza è la presenza di figli minori. In questo caso il fondo patrimoniale durerà fino a che il minore raggiungerà la maggiore età. Ovviamente la presenza di più figli minori comporta che il fondo patrimoniale duri fino a che l’ultimo figlio non diventi maggiorenne. Quali beni protegge con il fondo patrimoniale Sarebbe gravemente erroneo pensare che la difesa del fondo patrimoniale valga per tutti i debiti. Tutt’altro, lo scudo protettivo contro i creditori offerto dal fondo patrimoniale e citato in diritto privato non vale per le esigenze che sono estranee alle esigenze della famiglia. Il patrimonio patrimoniale non aiuterebbe nel caso in cui ci fosse il mancato pagamento delle varie imposte sull’abitazione oppure nel caso in cui nel condominio vi fosse la morosità degli oneri mensili. Pignoramento beni fondo patrimoniale familiare I beni mobili o immobili iscritti al fondo patrimoniale sono di proprietà di entrambi i coniugi. Nell’atto di costituzione del fondo patrimoniale può essere specificato diversamente, anche se i redditi o i frutti prodotti dai beni del fondo patrimoniale possono essere utilizzati esclusivamente per il bene della famiglia. In caso di separazione i beni vengono suddivisi a metà tra i due coniugi. Il patrimoniale famigliare è in grado di evitare numerosi problemi. Perché privarsi di questo scudo?
31 Agosto 2019
Come leggere i dati in crif

Crif – Come leggere i dati, la cancellazione e la visura

Le banche hanno accesso alla CRiF per poter consultare la posizione di una persona e decidere successivamente se erogare o un mutuo o finanziamento. Come leggere i dati in CRiF Cos’è la CRiF? Nella Centrale Rischi Finanziari vengono depositati i dati relativi alla situazione finanziaria delle persone. Le banche e le finanziarie hanno accesso alla CRiF per poter consultare la posizione di una persona e decidere successivamente se erogare o meno un mutuo o un finanziamento. Tale posizione finanziaria deve essere pulita, ovvero non devono esserci i presupposti tali, o segnalazioni in crif, perché il credito non venga erogato. In caso di ritardo durante un rapporto di credito, la segnalazione crif del primo ritardo viene resa visibile sul SIC solo in caso di mancato pagamento rate per 2 mesi consecutivi (o 2 rate). 15 giorni prima dell’invio della segnalazione al SIC, l’istituto di credito invierà al debitore, una segnalazione che lo avviserà di tale ritardo e che verrà segnalato. Questo perché, in caso di disguidi e provvedendo al chiarimento di questi o al saldo delle rate in ritardo, si evita la segnalazione in CRiF. La segnalazione di eventuali ritardi, successivi al primo, avviene mensilmente attraverso aggiornamenti inviati dall’istituto di credito al crif. Analisi dati crif Ma entriamo nel vivo dell’analisi crif delle varie voci che troviamo nei documenti in CRiF: FINANZIARIA o BANCA: è la società che ha segnalato a CRIF i dati (richiesta, rifiuto, approvazione finanziamento, estinzione finanziamento); RICHIEDENTE: è il soggetto che richiede il finanziamento; GARANTE: è l’eventuale soggetto a garanzia del finanziamento; DATI AGGIORNATI AL: viene visualizzata l’ultima data in cui la banca o la finanziaria ha segnalato eventuali aggiornamenti di carattere creditizio. Normalmente questi aggiornamenti sono mensili; CODICE RAPPORTO DA ISTITUTO: è il codice con cui la banca o la finanziaria identificano un mutuo, una carta di credito o un finanziamento; TIPO DI CREDITO: identifica il tipo di finanziamento richiesto (tipo di mutuo, carta di credito, prestito personale, ecc); FASE DEL CREDITO: indica a che punto è la pratica, se è in fase di RICHIESTA, EROGATO, RINUNCIA , RESPINTO, DELIBERATO,ESTINTO.; DATA INIZIO: riporta la data di inizio del finanziamento; DATA FINE: riporta la “data prevista” per l’estinzione del finanziamento o del mutuo sottoscritta sul contratto con la finanziaria o con la banca. Diciamo data prevista, perché in alcuni casi la data può variare. Ad esempio, una sospensione di mutuo; PERIODICITA’ RIMBORSI: stabilisce la cadenza rateale del finanziamento o del mutuo (es. mensile, semestrale); NUMERO TOTALE DELLE RATE: indica il numero di rate totali da rimborsare; IMPORTO RATA: indica il valore della rata da rimborsare; RATE RESIDUE: indica il numero totale di rate “ancora e non totale” da rimborsare; IMPORTO RESIDUO: indica il montante di debito in essere con l’istituto di credito; tale importo è comprensivo della quota capitale più la quota interessi; RATE SCADUTE E NON PAGATE: indica il numero totale delle rate risultate non pagate, indicato alla data dell’ultimo aggiornamento. Segnalazione in Crif Nei casi di segnalazioni crif  ‘C’ credito ceduto, ‘S’ sofferenza o ‘P’ perdita, il numero di rate insolute non sarà riportato, quindi il dato indicato sarà 0; IMPORTO SCADUTO E NON PAGATO IN CRIF: corrisponde all’importo totale delle rate non pagate ed insolute. Nei casi di segnalazioni ‘C’ credito ceduto, ‘S’ sofferenza o ‘P’ perdita, il numero di rate insolute non sarà riportato, quindi il dato indicato sarà 0; DETTAGLIO ANDAMENTO PAGAMENTI IN CRIF: indica quanti ritardi sono stati segnalati. Questa sezione comprende queste sotto categorie: RITARDI DI PAGAMENTO IN CRIF: riporta una serie di trattini, che indicano quando il finanziamento o il mutuo hanno dato inizio, ed una serie di numeri che indicano, mensilmente, il numero di rate scadute accumulate. I numeri crif vanno da 0 a 9 per un numero massimo di 12 (corrispondente agli ultimi 12 mesi rispetto alla data di aggiornamento). Esempio numeti crif: se oggi è il 01/01/2013 ed il sig. Mario Rossi ha acceso un finanziamento il 01/8/2012 sempre pagato regolarmente, la sua posizione sarebbe così rappresentata: – – – – – – – 0 0 0 0 0 Se invece nel mese di Ottobre, Novembre e Dicembre 2012 il sig. Rossi non ha pagato le tre rate, la sua posizione sarà così rappresentata: – – – – – – – 0 0 1 2 3 Altre segnalazioni in crif ALTRE SEGNALAZIONI crif: vengono riportate eventuali segnalazioni crif sullo stato del finanziamento. Queste sono espresse in lettere; nel caso ci sia un trattino ‘-‘ vorrà dire che non ci sono segnalazioni. Le lettere in crif possono essere: A: esprime ‘acconto’, ovvero la o le rate non sono state pagate per intero, ma è stato versato alla finanziaria un solo acconto. C: indica che l’istituto di credito ha ceduto il credito ad una terza società di recupero crediti. D: disguidi di pagamento regolarizzati. F: dato riportato per le imprese, ed indica la richiesta di fallimento. G: quando è stata emessa una sentenza di pignoramento. H: nel caso in cui è stato emesso un decreto ingiuntivo a fronte di rate scadute e non pagate. I: nel caso di finanziamenti in contenzioso o incaglio; si ha in presenza di rate non pagate. P: credito passato a perdita. U: risanamento delle posizioni. Nel caso in cui l’istituto di credito aveva segnalato una sofferenza, comunica l’aggiornamento dati per regolarizzazione debitoria. W: accollo del finanziamento. X: ristrutturazione del credito. Numero massimo di rate con ritardi in crif esprime il numero massimo di rate non pagate nel corso del finanziamento. Nel caso di ritardi fino ad un massimo di 2 rate, queste informazioni rimarranno segnalate per un massimo di 12 mesi dalla data di avvenuta regolarizzazione degli insoluti. Se invece il numero di rate non pagate è uguale o superiore a 3, dall’avvenuta regolarizzazione, la segnalazione rimarrà presente in banca dati per 24 mesi; Peggior stato crif segnalato per comprendere questo stato si veda l’elenco riportato alla voce ALTRE SEGNALAZIONI; Mese dal quale i pagamenti sono regolari in crif indica il mese in cui sono state regolarizzate le posizioni insolute. Crif e segnalazione di recupero crediti B: blocco della carta. C: il credito è stato ceduto ad una società di recupero crediti. P: il credito risulta passato a perdita. R: revoca per morosità (nel caso di carte di credito, quando il cliente non è regolare con il rimborso delle rate della carta). S: sofferenza (dopo numerose rate insolute viene attribuito questo stato). T: il cliente contesta la correttezza degli importi addebitati. U: risanamento delle posizioni. Nel caso in cui l’istituto di credito aveva segnalato una sofferenza, comunica l’aggiornamento dati per regolarizzazione debitoria. V: rinuncia volontaria del cliente di una carta di credito o alla linea di credito. W: accollo del finanziamento. Cancellazione crif  – Tempi di conservazione dei dati I dati relativi a prestiti e prestiti nel sistema di informazione creditizia CRIF vengono automaticamente eliminati, senza la necessità di richieste specifiche. I tempi di cancellazione sono stabiliti dal Codice di condotta e cambiano in base al tipo di dati. Il prestito in corso di valutazione dura fino a 6 mesi dalla data richiesta Le richieste di finanziamento o prestito revocate durano 1 mese a far data dal rifiuto I prestiti rimborsati regolarmente durano 36 mesi dalla data effettiva di risoluzione del rapporto di credito o dal primo aggiornamento effettuato nel mese successivo a tale data. 1 o 2 rate pagate in ritardo durano 12 mesi dopo l’avviso di regolarizzazione, a condizione che i pagamenti vengano sempre effettuati entro 12 mesi 3 o più rate pagate in ritardo durano 24 mesi dopo la notifica di regolarizzazione, a condizione che i pagamenti siano sempre regolari entro 24 mesi Prestiti non rimborsati durano circa 36 mesi dalla data di scadenza prevista o dalla data in cui l’ente creditizio ha fornito l’ultimo aggiornamento Visura crif di seguoto un’esempio di visura crif Modulo richiesta crif La richiesta dei propri dati crif viene effettuato direttamente online tramite il sito -> https://www.modulorichiesta.crif.com/consumers/Persona.aspx  Tramite lo stesso modulo richiesta crif, seguendo le facili istruzioni, è possibile richiedere il documento che verrà inviato in formato digitale tramite pec. Crif perizie Il nostro studio ormai da anni si occupa di periziare e verificare i dati in crif di aziende e persone fisiche. Se ne avete l’esigenza, vi allego in una email privata, alcuni file che riportano varie situazioni di finanziamento e segnalazione in crif. Come leggere i dati in CRiF
30 Agosto 2019
Contratto di Merchandising: Ecco i contratti esistenti

Merchandising: Ecco i contratti esistenti

Il contratto di Merchandising è una tecnica di marketing che consiste nello sfruttare un marchio per la sua popolarità nel pubblico dei consumatori. Il contratto di “Merchandising” è una tecnica di marketing che in buona sostanza consiste nello sfruttare ai fini commerciali un marchio per la sua popolarità nel pubblico dei consumatori. Dal giorno della nascita del fenomeno del merchandising è riuscito a mettere in evidenza i profitti che era in grado di generare oltre che ha posto problematiche giuridiche in relazione alla sua disciplina giuridica. Dal principio non essendoci stato il concetto di marchio come bene giuridico, con un proprio valore, anche la disciplina legale del merchandising era rimasta invariata. Avanzando nel tempo la legge ha riedificato il concetto di marchio come bene giuridico sfruttabile ai fini di utilizzazione economica e, dunque, degno di tutela legale. Così che tutto il principio di pratica del merchandising ha continuato a ricevere disciplina e tutela, fino a diventare oggi uno strumento economico molto diffuso. Il contratto di Merchandising L’imprenditore, nel primo caso detto anche licenziatario, sfrutta il valore simbolico dei propri prodotti, dall’altro il licenziante (titolare del diritto di contratto) ne sfrutta un vantaggio dal valore nel marchio stesso acquisendo un corrispettivo economico dal licenziatario sotto forma di percentuale sui guadagni. Nella pratica però, spesso è molto difficile distinguere il contratto di merchandising da altri contratti commerciali esistenti sul mercato, in particolare da quello di sponsorizzazione perché è frequente la fruizione di contratti misti. In concreto esistono tre diversi tipi di merchandising Merchandising del marchio Chesfrutta marchi famosi che sono di diversa originarietà. In questo caso, il marchio è concesso per essere apposto su prodotti o servizi uguali o simili a quelli per i quali esso è stato originariamente concepito e apposto dal suo titolare. Merchandising per il diritto d’autore In questo caso si tratta di creazioni che promuovono la vendita di prodotti in settori diversi da quelli originari. Il merchandising delle creazioni intellettuali detto anche character merchandising, ha come compimento il trasferimento dei diritti sulle creazioni ad una terza persona che intende sfruttarne l’impiego. Possono essere ceduti ad esempio: articoli di abbigliamento, accessori, giochi i personaggi di cartoni animati fumetti film racconti romanzi frasi titoli di opere letterarie o discografiche Merchandising dei diritti della personalità Quest’ultimo contratto di merchandising sfrutta l’essere celebre di una persona famosa. Il contratto di personality merchandising lo si conclude tra un personaggio celebre o conosciuto e una terza persona che ha intenzione di commercializzare bene dando, inoltre, il proprio consenso allo sfruttamento della propria immagine, a seconda della tipologia di beni che devono essere immessi sul mercato.
30 Agosto 2019
Consulenza Marketing

Marketing – definizione e consulenza web

Marketing – mi occupo di consulenza web marketing ormai da tanti anni, qui troverai un piccola guida sul mio lavoro di consulenza marketing Marketing definizione Il marketing è un processo che, basato su una serie di obiettivi aziendali a medio e lungo termine e attraverso una fase preliminare di diagnosi della domanda e della concorrenza, arriva a identificare le esigenze dei clienti attuali per soddisfarli, con un vantaggio reciproco per i clienti e per l’acquisto. Guerrilla marketing Il guerrilla marketing è una forma di marketing non convenzionale che utilizza strumenti a basso costo per massimizzare i risultati. Tra le definizioni più comunemente accettate di guerrilla marketing c’è quella che considera “un insieme di modi non convenzionali per raggiungere obiettivi tradizionali”. Cos’è il guerilla marketing? Il guerrilla marketing, come è ormai comunemente noto, fa parte di una strategia efficace attenta e mirata Marketing strategico La pianificazione strategica delle attività è fondamentale per tutti i soggetti che operano nel mondo degli affari. Il marketing strategico, in particolare, è una programmazione ad ampio raggio. Di fatto, ogni azienda deve pianificare obiettivi a lungo termine che tengano conto della redditività complessiva e del suo portafoglio di prodotti / servizi, al fine di massimizzare il fatturato e raggiungere risultati di successo. Piano di marketing e Strategie di marketing Come creare un piano di marketing: passo e struttura 1) premessa generale e indice: missione aziendale, vantaggio competitivo (o proposta di vendita singola USP) e obiettivi (obiettivo da raggiungere) 2) Analisi della situazione attuale: Studio di mercato di fattori esogeni (ambiente politico, economico, tecnologico e culturale). Chiediti che tipo di utenti sono, che tipo di vacanze hanno, costruisci il buyer persona, analizza le abitudini attraverso istituti di ricerca come istat, statista e marketer piano di marketing delle persone Analisi del ciclo di vita dell’azienda e del prodotto: l’azienda è in fase di maturità e sviluppo? A seconda del ciclo di vita, puoi capire come entrare nel mercato e dove posizionarti. Su questo fronte, è utile analizzare l’attrattiva del mercato e capire, secondo il ciclo di vita, come potrebbe essere la tua strategia di ingresso. piano di marketing del ciclo di vita analisi della concorrenza e vantaggio competitivo (USP): capire chi sono i concorrenti e studiare tutti i loro movimenti. Basandoti su di loro, ne approfitti, cosa hai e non hai? Quanto investi in SEO, quali annunci utilizzi? Quanti mi piacciono nei social network? Un buon strumento è un germoglio veloce, ma alla fine dell’articolo troverai la collezione completa piano di marketing della concorrenza Analisi SWOT (opportunità, minacce, vantaggi, svantaggi) da fare dopo l’analisi della concorrenza. piano di marketing swot Analisi dei prezzi di mercato (domanda e offerta): usando le tecniche di web scraping puoi capire i prezzi di mercato del prodotto / servizio che offri. Attraverso ricerche di mercato, puoi capire quanto gli utenti sono disposti a pagare per quel bene. Un buon strumento che puoi usare si chiama convextra prezzi del piano di marketing stagionalità e tendenze: tramite strumenti di google come google trend e google analytics, identificare periodi morti e periodi attivi per coordinare l’implementazione di particolari tattiche (ad esempio, promozione o vendite) piano di tendenza del marketing analisi del comportamento di acquisto, valutazione dell’attrattiva del mercato (prodotti sostitutivi, fidelizzazione della clientela …) e percorso del cliente (ecco un buon strumento) acquistare un piano di marketing comportamentale 3) Strategia di marketing: segmentazione, targeting e posizionamento, questi sono i concetti di base per la sua applicazione (se non li ricordi puoi consultare questo articolo). Collega gli obiettivi, i canali, i KPI di controllo, gli obiettivi da raggiungere e la segmentazione per l’analisi con il modello Avnish Kaushik del modello di misurazione di Web Analytics. Qui troverai informazioni dettagliate sui concetti principali: segmentazione, obiettivo e posizionamento. piano di strategia di marketing 4) Pianificazione delle attività (piano di marketing): scegliere e calibrare la combinazione di leve di marketing / marketing (lo sapevate che siamo passati da 4P, ovvero posizionamento dei prezzi dei prodotti e promozione nel cosumatore 4C, convenienza e comunicazione dei costi? E, in effetti , con e-commerce per 6C, contenuti e community – approfondimento) piano di marketing 5) Sviluppo delle relazioni con i clienti e piano di comunicazione (interno ed esterno). Il marketing e la comunicazione hanno obiettivi e canali diversi. Tienili diversi. La comunicazione interna è la politica relativa ai processi interni, la comunicazione esterna include tono di voce, moderazione delle controversie, posizionamento delle immagini, ecc. 6) Attribuzione delle attività ai dirigenti eletti 7) Previsione del conto economico o del budget: definire gli indicatori chiave di prestazione, l’obiettivo da raggiungere, il punto di pareggio (BEP) e il CPA necessari per capire quanto investire. 8) Controlli dell’implementazione: scegliere come misurare i risultati utilizzando KPI e creare un programma fisso per l’analisi. Web e Digital marketing Il web marketing è fondamentalmente un insieme di strumenti applicati a una strategia per far crescere gli obiettivi di business di un’azienda, prima di tutto la vendita dei suoi prodotti e / o servizi. Attraverso il web marketing, infatti, è possibile identificare in quali canali investire tempo e risorse, capire quali sono le campagne di comunicazione che verranno realizzate per trasformare i propri utenti in clienti fedeli e molto altro. Marketing contents Senza contenuti interessanti che possano attirare l’attenzione del pubblico, è inutile iniziare questa attività. Per questo il marketing contents si colloca nel creare qualcosa di valore che attiri l’attenzione e attiri è una condizione necessaria ma non sufficiente per avere successo in un nuovo marketing senza interruzioni. Email marketing L’email marketing è lo strumento pubblicitario più potente disponibile su Internet, attraverso il quale è possibile entrare e mantenere contatti con potenziali clienti, amici, fan, colleghi, ecc. Social marketing Il social media marketing è un potente strumento disponibile per aziende e organizzazioni di tutte le dimensioni per trovare e connettersi con clienti / utenti regolari o potenziali. Gli specialisti del marketing creano pagine Facebook e account aziendali su Twitter, Instagram, Pinterest e altri importanti social network. Marketing territoriale Con il marketing territoriale ci riferiamo a quell’insieme di attività il cui scopo specifico è la definizione di progetti, programmi e strategie volte a garantire lo sviluppo di un distretto territoriale a lungo termine. Marketing diretto Rispetto agli altri tipi di comunicazione di marketing, il marketing diretto consente di stabilire una relazione diretta e duratura con l’obiettivo, personalizzando i messaggi in base alle esigenze e alle caratteristiche specifiche del singolo cliente e alla fase del ciclo di vita del cliente. Consulente web marketing In particolare mi occupo da sempre di consulenza marketing. Offro metodi, strumenti e strategie di  consulenza web marketing e, poiché voglio essere molto esigente, mi piace definirmi “il consulente marketing“.
30 Agosto 2019
Merito Creditizio e Rating

Rating bancario e merito creditizio

Migliorare rating bancario – il modo in cui una banca vede l’impresa. Il risultato, già raggiunto per tante imprese, il merito creditizio Perchè migliorare il rating bancario Migliorare il modo in cui una banca vede l’impresa. Il risultato, già raggiunto per tante imprese, è quello di un rapporto fra impresa e banca molto più solido e proficuo, dove sia l’azienda che la banca trovano la massima soddisfazione nella collaborazione fra loro. Contribuire al successo della tua impresa migliorando il tuo rapporto con le banche e il tuo accesso al credito. come migliorare il rating bancario Molti imprenditori vedono le banche come dei nemici per le proprie imprese. Ma le banche possono essere validi alletati per quelle imprese. La cosa importante è comprendere e parlare il linguaggio del sistema bancario, comprendere a fondo i principi su cui si fonda ed essere sempre aggiornati sulle discipline e regolamanti anche a livello europeo. La cosa importante da fare sempre è capire come la banca vede e soprattutto giudica la tua azienda. Il nostro lavoro è migliorate il tuo rating bancario, ovvero come la banca ti vede e aumentare il tuo merito creditizio, ovvero come la banca ti giudica. check list rating bancario e merito creditizio Per migliorare il rating bancario e il merito creditizio della tua azienda mettiamo in campo diverse attività: Analisi dei bilanci secondo ottiche bancarie e finanziarie Accesso a numerose banche dati nazionali ed internazionali Visure Lince di Cerved, un servizio esclusivo per banche e intermediari finanziari Analisi approfondita della Centrale Rischi Banca d’Italia Monitoraggio e consulenza sulla Centrale Rischi Banca d’Italia Consulenza finalizzata al miglioramento del rating Risk management: individuazione delle area di rischio specifico rating bancario – Conclusioni Analizzare il rating bancario e conoscere il proprio rating bancario, tramite l’analisi della centrale rischi, i dati di bilanci e le informazioni di sistema accessibili solo dai professionisti del settore, diventa essenziale per consentire alle imprese di poter accedere più facilmente e a tassi migliori al sistema bancario. Il nostro obiettivo è intraprendere le migliori strategie per poter dialogare in modo più efficiente ed efficace con le banche, ottenere nuovo credito e tassi d’interesse più vantaggiosi.
28 Agosto 2019
Business Coach - coaching aziendale

Coach significato

La professione di Business Coach è molto importante è ambita per l’organigramma e l’abitat dei nostri clienti. Scopri come operiamo Coach significato: Perché Business Coach – coaching aziendale? Il coaching aziendale è il coaching rivolto alle risorse umane delle aziende. I due principi fondamentali su cui si basa sono: la consapevolezza e la responsabilità. Consapevolezza significa percepire a cosa le persone fanno riferimento nella realtà. La responsabilità è presa in carico delle loro funzioni, con una chiara definizione delle aspettative e scopi. Questo nuovo modo di gestione delle persone è la naturale evoluzione dei cambiamenti sociali ed economici degli ultimi anni. Si passa infatti dalla vecchia organizzazione fordista-taylorista, vecchia di un centenario, al nuovo modello più moderno e rispondente alle mutevoli esigenze del contesto economico mondiale: il coaching aziendale. Chi è il business Coach? definizione e significato E’ un modo altamente personalizzato ” action learning ” per imparare ad affrontare e superare le sfide di tutti i giorni. Insieme, ci si mette d’accordo su un piano di sviluppo che come un’obiettivo a ritmo, seguiremo i tempi e gli obiettivi prefissi. Serve per migliorare l’abilità e i comportamenti attraverso l’esperienza quotidiana attraverso l’utilizzo di una attività di sostegno individuale e programmi specifici. L’approccio metodologico del business Coach La Coaching mira a rendere la persona consapevole delle risorse a sua disposizione, i veri punti di forza, le competenze e migliorare il proprio stile relazionale e di leadership, concordando di volta in volta piani di azione da seguire. Il Coach aiuta il cliente per sviluppare le modifiche rese necessarie dalla analisi della realtà ed i risultati che si ottengono. In particolare, il cliente migliorerà la consapevolezza (dei suoi punti di forza, del suo talento, della resistenza, delle aree da sviluppare), senso di responsabilità, e la motivazione al cambiamento. Lo fa utilizzando le domande. domande strutturate in modo da facilitare risposte creative, efficaci e completamente sfruttando maturità e clienti competenze. L’allora Coaching è un programma assolutamente su misura. Attraverso l’uso sapiente delle domande, il coach aiuta il cliente a prendere coscienza dei propri mezzi, per sviluppare strategie efficaci, e per trovare la soluzione ai problemi operativi o comportamentali. Coaching un percorso efficace, rispetto alla formazione in aula, produrrà 89% in più in termini di obiettivi raggiunti (fonte: americana Management Association). I vantaggi del business Coach Coaching, come uno strumento di sviluppo, accelera il progresso della persona, perché aiuta ad orchestrare e pianificare lo sviluppo delle loro capacità per ottenere risultati significativi e specifici e misurabili nel tempo I vantaggi più spesso che ne derivano dalla coaching sono: l’acquisizione di autonomia e coscienza, che si esprime nell’uso della loro capacità di autonoma e di impostazione del lavoro; maggiore coinvolgimento della persona; maggiore chiarezza e senso di decisione alta concentrazione sugli obiettivi una maggiore attenzione allo sviluppo di gruppi e individui più proattivo una padronanza nell’uso della leadership situazionale una resilienza maggiore una intelligenza emotiva consapevole un miglioramento della sua motivazione, essendo il coaching segnato azione; • una maggiore responsabilità, perché le azioni hanno scelte e perseguita dalla • Sviluppo delle persone con il business Coach Lo sviluppo delle persone può avvenire anche all’interno dell’organizzazione. Ma solo un approccio sistematico in grado di garantire uno sviluppo ordinato, capacità critiche veloce e costante per l’organizzazione e la cultura aziendale. Per garantire che questo approccio sistematico diventa realtà è necessario che i leader agiscono concretamente considerando istruire una priorità. E ‘importante considerare i prossimi 3 punti: Il cambiamento è inevitabile Anche le organizzazioni di maggior successo subiscono un grosso rischio se pensano di poter riposare sugli allori. l’eccellenza di oggi non garantisce nulla circa il successo di domani. Le persone hanno bisogno di imparare e adattarsi molto rapidamente Le personali competenze diventano obsolete in fretta come la tecnologia. Per affrontare con successo la sfida del cambiamento continuo, le organizzazioni hanno bisogno di persone che sono in grado di imparare e adattarsi molto rapidamente. L’esperienza e data dal capire quando è tempo di essere “aiutati” da nuove strategie per promuovere l’apprendimento. La gente vuole crescere Una delle poche cose che motiva le persone nelle organizzazioni è la migliore opportunità per imparare e crescere nel lavoro. Le persone che si sentono sottodimensionate potrebbero decidere di andare a lavorare altrove. Per evitare tale concorrenza è utile e necessario investire nel loro sviluppo. Perché rivolgersi ad un business Coach? • per raggiungere i tuoi obiettivi individuali di miglioramento grazie al supporto personalizzato del coaching; • per diventare un manager efficace nel sostenere i dipendenti e / o partner che vogliono crescere. Corso di business Coach aziendale a Roma Per aumentare le prestazioni lavorative facendo leva su motivazione obiettivi delle aziende è ora del business coaching. Queste brevi sessioni di due ore al massimo, durante il qualeun coach lavora con il cliente in modo personalizzato. No chiacchiere generiche, ma concentrarsi sugli obiettivi. Ogni sessione di coaching ha un obiettivo specifico da mirare. Questo meccanismo consente di motivare e preparare da una parte e dall’altra la potente prestazione delle organizzazioni che adottano questo modello. Il business coaching finale è la soluzione per i grandi cambiamenti che le aziende sono ritenuti responsabili ed è fornito principalmente dalla sede di Roma. Comunicare in business Coach La formazione aziendale è spesso confuso con consulenza generica. Niente di più sbagliato. La consulenza ha come oggetto la prestazione di conoscenza o di problem solving. Coaching funziona con la gente, ed ha l’obiettivo di ottenere il meglio dalle persone. A differenza di consultazione del Business coaching si prevede di creare un percorso di crescita e di miglioramento delle prestazioni. E ‘un po’ quello che succede nello sport. Ogni atleta ha il suo preparatore atletico. Lo stesso principio vale per business coaching, che da un nuovo modo di lavorare in azienda.
27 Agosto 2019
Chi siamo

Consulenza aziendale – Lo studio

Società di Consulenza aziendale e commerciale e studio di consulenza aziendale a Roma – Contattaci per un preventivo gratuito Chi Siamo Lo Studio nasce dall’intuizione ed esperienza di Commercialisti ed Esperti in Consulenza Strategica con l’ambiziosa Mission di affiancare Società e Imprenditori, mirando all’eccellenza consulenziale, tenendo saldo il  concetto di boutique amministrativa di alta qualità I nostri servizi di consulenza a Roma Offriamo servizi professionali specialistici e personalizzati alle imprese, agli standard più elevati per la consulenza strategica per operazioni societarie, il controllo di gestione, il Fisco, la consulenza Aziendale e Legale, del Lavoro e Amministrazione delle Risorse Umane L’ampliamento della gamma di servizi insieme alla crescita dimensionale e professionale hanno prodotto come effetto una sempre più stretta interazione e collaborazione con i clienti, costruita sulle reali necessità di ciascuno di essi. L’aggregazione dei vari professionisti risponde, infatti, all’obiettivo di fornire alle imprese soluzioni interdisciplinari integrate e personalizzate ed un riferimento professionale completo oggi indispensabile per chi si misura in un contesto concorrenziale sempre più complesso. Approfondimenti trasversali delle differenti problematiche, pluralità di accesso alle fonti informative, innovazione tecnologica e procedure di intervento dinamiche sono il risultato delle sinergie sviluppate in oltre 15 anni di attività. La nostra esperienza aziendale al vostro Servizio L’expertise del nostro pool di Consulenti in Strategie per operazioni complesse societarie, arricchita da profonde competenze sulla fiscalità delle imprese, diritto societario e tributario permette di fornire soluzioni che tengano conto della molteplicità degli elementi che costituiscono la vita di un’azienda e del suo potenziale sviluppo economico. Grazie all’esperienza acquisita nel corso degli anni siamo diventati una struttura flessibile capace di interpretare un modo di fare impresa che molte aziende hanno iniziato a sperimentare già da diverso tempo con l’outsourcing ed il facility management il Dr. Andrea Raffaele Corporate Consultant, Advisor e CTU del Tribunale di Roma con una solida esperienza Aziendale in attività di Amministrazione, Finanza, Controllo di Gestione, Pianificazione Strategica, Business Planning, HR e di gestione di progetti di Start-up aziendali e di Riorganizzazione e Change Management, maturata in prestigiose aziende anche multinazionali leader nei loro settori. Ha gestito con successo situazioni complesse, anche in momenti di crisi aziendale, ricoprendo ad Interim anche i ruoli di MD e HR Director. Ha anche migliorato la struttura dei controlli interni e Implementato nuovi sistemi di reporting e controllo di gestione contribuendo significativamente al raggiungimento dei risultati aziendali. Oltre alla Laurea in Economia, Finanza e diritto per il Managment Aziendale e la Laurea specializzata in Economia Finanziaria al Politecnico di Lugano, ha ottenuto l’abilitazione come Consulente Tecnico d’Ufficio del Tibunale di Roma già Ausiliario del Giudice da questi nominato che agisce quale supporto tecnico nella celebrazione del processo, e come Tributarista qualificato mirato a dargli gli aggiornamenti legislativi oltre che operativi adeguati alla consulenza fiscale, tributaria e societaria. Effettua stabilmente corsi di formazione professionali e master mirati a dargli ulteriori aggiornamenti legislativi nella materia, aumentare la professionalità e dare maggiore qualità al servizio prestato ai clienti E’ una persona tenace ed affidabile che si distingue per la propria creatività, abituata a lavorare in un ambiente dinamico finalizzato al raggiungimento costante degli obiettivi. E’ caratterizzato da una spiccata leadership, attitudine al team work ed autonomia operativa unita ad una notevole capacità di analisi, programmazione e organizzazione del lavoro Se vuoi entrare in contatto direttamente con me, anche solo per chiedere un consiglio informale, inviami una email a raffaele@commercialistadiroma.com Perchè questo il blog di Consulenza Aziendale Abbiamo da sempre l’ambiziosa Mission di affiancare Società e Imprenditori mirando all’eccellenza consulenziale e tenendo saldo il  concetto di boutique amministrativa di alta qualità Il nostro obiettivo è divulgare il nostro know-how e supportare l’imprenditore nelle decisioni aziendali più importanti, offrendo sempre consigli personalizzati per ottimizzare l’organizzazione e il funzionamento dell’azienda, aiutando l’azienda a definire la strategia di businesspiù appropriata per soddisfare le esigenze e raggiungere i propri obiettivi. Aggiorniamo costantemente le guide sulla gestione d’impresa che potranno tornarti utili nelle problematiche Societarie quotidiane Preziosi consigli ti aspettano. Inizia subito a leggere e mettere in pratica tutte le risorse a tua disposizione: Centinaia di guide societarie pratiche, opinioni ed esperienze accessibili direttamente dal nostro blog Offriamo servizi mirati, rapidi e professionali Ti garantiamo l’assistenza in ogni fase aziendale o dubbio Con noi come alleati hai sicuramente la qualità come Certezza!
27 Agosto 2019
Budget aziendale

Budget aziendale – Cos’è

Grazie al Budget aziendale, i CEO possono rendersi conto di quanto denaro andrà convogliato negli investimenti aziendali, ecco cos’è il budget aziendale Quando si parla di investimenti e di imprese, una parola che viene molto usata è Budget aziendale. I non addetti ai lavori sono abituati a pensare al budget come a un ammontare di denaro che si può usare, ma non è proprio così. Definizione di budget aziendale Il Budget aziendale è un documento redatto da un contabile di fiducia (sia esso interno all’azienda o assunto in consulenza esterna). All’interno di questo documento sono comprese tutte le voci di spesa e di guadagno, quindi l’attivo e il passivo dell’azienda. Grazie al Budget aziendale, i CEO possono rendersi conto di quanto denaro andrà convogliato negli investimenti (quindi la porzione i budget attivo) e quanto nelle spese di mantenimento dell’azienda. Quest’ultima voce comprende anche gli stipendi di tutti i dipendenti. Funzione del budget generale nel budget aziendale Tutte queste dinamiche di redazione del Budget aziendale servono a gettare le basi per fare un bilancio, che di solito ha cadenza annua. Il commercialista, basandosi sul budget generale, calcola il rapporto tra spese e guadagni. Se le spese superano i guadagni, l’impresa è in negativo, o in passivo. Se i guadagni sono più elevati delle spese, l’impresa è in attivo. A cosa serve il budget aziendale Le sue funzioni sono molteplici. Innanzitutto, il budget generale d’impresa ha una funzione direzionale, cioè deve rappresentare un punto di partenza. A seconda del budget calcolato dal commercialista aziendale, i vertici dell’azienda devono fare delle previsioni per l’anno che verrà. Questo implica una certa direzione degli investimenti (anche in base a cosa chiede il mercato), una eventuale spinta su quelli che sembrano gli investimenti più redditizi e una inevitabile previsione di possibili perdite da tamponare. Previsioni di budget aziendale Dopo che le previsioni sono state fatte, il budget generale d’impresa serve anche a monitorare il rispetto delle previsioni. Durante lo svolgimento del periodo per cui sono stati fatti determinati calcoli (di solito un anno solare), il budget serve a controllare che questi calcoli vengano rispettati. Eventualmente si possono cambiare le carte in corsa se stanno emergendo problemi contingenti di tipo emergenziale, ma sempre tenendo sotto mano il budget per avere idea del terreno su cui muoversi. Gestire il budget aziendale Saper gestire il budget è molto importante quando si sceglie di fare qualsiasi tipo di investimento. La gestione a priori dei fondi disponibili è molto importante per tutti quelli che vogliono avere uno strumento organizzativo. Si può infatti partire proprio da questo per poter il massimo per la propria azienda e avere di conseguenza uno strumento di controllo. Il budget aziendale come strumento organizzativo Il sistema budget può essere utilizzato in diversi modi, ma saper avere il polso della situazione è davvero molto importante. Infatti saper gestire dei fondi aiuta anche a creare delle risorse molto importanti. Qualsiasi progetto parte proprio dal concetto di budget: le tre fasi di pianificazione, programmazione e controllo delle attività si basa proprio sulla definizione di questo strumento. In primo luogo si individua come gestire il tutto, per poi avere una ripartizione uniforme. In questo modo sarà possibile impostare al meglio le tre fasi precedentemente elencate per poter iniziare a sviluppare qualsiasi progetto. La definizione dei fondi e di conseguenza la redistribuzione delle risorse permette di avere un vero e proprio strumento di controllo e organizzativo. Senza la gestione non si ottiene praticamente nulla, anzi l’effetto potrebbe essere contrario. Proprio per questo motivo è necessario stabilire sin da subito come muoversi, per evitare problemi successivamente. Quali sono i diversi tipi di budget aziendale? Ci sono diversi tipi di budget che permettono appunto di capire come questo possa diventare un vero e proprio strumento di controllo. 4 tipi di budget aziendale Il budget aziendale economico che prevede tutti i servizi compresi, come ad esempio i ricavi delle vendite e tutto ciò che ne concerne. È molto importante gestire bene questo tipo di risorsa anche per via dei guadagni; Il budget aziendale dervivante dalle vendite ovvero determinato da tutti quei prodotti vendibili. In questo modo si potrà capire quale saranno i prodotti vendibili e a quanto ammonterà il ricavo; I costi indiretti e diretti nel budget aziendale che riguardano tutti quei costi di produzione che influiscono direttamente o indirettamente; I costi generali budget aziendale che riguardano tutte le pratiche amministrative e non. Come abbiamo visto avere chiaro il concetto di budget come strumento organizzativo è necessario per poter programmare e ottenere dei risultati importanti. Il budget aziendale diventa un vero e proprio strumento di controllo, in grado di influenzare le tre fasi. Dalla pianificazione fino ad arrivare al monitoraggio di tutte quelle attività necessarie per poter competere nel mercato. Coclusioni e consigli sul budget aziendale Infine, stilare un Budget aziendale aiuta molto la crescita dello spirito aziendale. La quasi totalità delle aziende odierne, infatti, si comporta con dipendenti e affiliati secondo il metodo americano, ovvero quello di far sentire tutti parti importanti di una grande famiglia che funziona come una macchina. Una volta stilato il Budget aziendale, ognuno è più motivato a fare la sua parte, aumentando i rendimenti dell’impresa. Budget aziendale Quanto è importante il posizionamento aziendale all’interno del mercato? Oggi giorno sul mercato nazionale e internazionale nascono e si sviluppano sempre più nuove società di produzione di beni e servizi. Ma quante di queste restano posizionate sul mercato? Studi di ricerca hanno stabilito che solo una piccola parte di queste sopravvive all’anno di vita, e meno della metà raggiungono tre anni di produzione. Questo avviene non perché i beni o i servizi vengono prodotti in maniera errata o poco funzionale, ma semplicemente perché il processo di gestione e organizzazione e di direzione aziendale applicato non sempre risulta essere funzionale. Gestire un’azienda è molto più complesso di quanto si possa immaginare, e questo è un concetto che vale sia per le Start-up che per le imprese già esistenti. Cosa vuol dire essere in grado di gestire un’impresa nel budget aziendale Gestire un’attività imprenditoriale, non vuole dire solamente occuparsi di produrre beni o servizi, ma comprende una serie di dinamiche organizzative, che hanno delle funzioni specifiche e che toccano diversi ambiti all’interno dell’organizzazione aziendale. Se questo sistema , che comprende la conoscenza e l’attuazione della mission aziendale, la creazione di un progetto di produzione di beni e/o servizi, la gestione del personale, la formazione e la specializzazione del personale, la gestione del supply chain management, non funziona o non viene gestito e coordinato bene, tutta l’organizzazione va in tilt. Come organizzare in maniera funzionale la propria impresa con il budget aziendale Sicuramente è necessario che venga prima di tutto supportato da professionisti qualificati, come commercialisti o consulenti aziendali, che siano in grado di fornirgli le conoscenze necessarie e le consulenze utili nella gestione complessiva patrimoniale dell’attività. Attraverso il supporto di queste figure qualificate l’imprenditore sarà in grado di : – pianificare, programmare e controllare la propria attività aziendale, attraverso lo studio e il controllo periodico della gestione organizzativa. – gestire il Budget aziendale  attraverso un’analisi contabile con metodo analitico a breve e lungo termine. – gestire il piano di affari con analisi dei settori di mercato e dei piani di investimento utili al raggiungimento degli obiettivi economici, patrimoniali e finanziarie. – eseguire delle analisi tecniche dei dati contabili e dei bilanci con rilevazione del Break event. – Migliorare le skills del personale aziendale. – valutare nuove possibilità di accrescimento, con ricerche di sviluppo e strategie di posizionamento applicate al marketing. Attraverso il controllo di questi elementi si avrà cosi la possibilità di creare e mantenere un’organizzazione che sia in grado di essere efficace, efficiente e che abbia un valore in più rispetto ai competitor presenti sul settore. Il budget economico è un documento amministrativo in cui si evidenziano le varie attività messe in atto per raggiungere gli obiettivi dell’impresa. Il bilancio commerciale è uno dei più operativi e quindi è fondamentale per lo sviluppo aziendale. Nell’ambito del marketing, il budget economico prende forma quando sono stati definiti i traguardi commerciali, finanziari e della comunicazione. Struttura del budget economico Nella definizione del bilancio possono essere commessi alcuni errori, che se fossero evitati andrebbero a garantire un maggiore profitto. In realtà uno degli sbagli principali è la redazione del piano di marketing in ritardo e soprattutto l’assenza di una revisione periodica. Se non si conoscono le azioni da compiere, quindi i canali da usare, non si possono fare i conti precisi e ciò comporta lo stanziamento di una somma non perfettamente calibrata alle reali esigenze. Il problema è rappresentato dal fatto che la crisi economica ha portato le aziende a ridurre drasticamente le risorse economiche destinate alla promozione, peggiorando la situazione dell’impresa. Budget economico nel marketing Se si vuole avere successo, non bisogna mai, in nessun caso, smettere di investire nel marketing, perché questo implica il blocco dello sviluppo commerciale. Se le risorse vanno ottimizzate e quindi riallocate, non bisogna mai pensare di tagliare il budget economico della pubblicità, perché è proprio quello che determina il cambiamento nelle vendite e nei profitti. Vanno calibrati i fondi destinati al bilancio commerciale e di marketing, valutando con attenzione gli obiettivi dell’impresa e le condizioni del mercato in cui si lavora. Evidentemente il budget economico è variabile a seconda degli impegni presi per il marketing, in base alle attività promozionali previste, ma ci potrebbero essere costi fissi, se ad esempio si decidesse di partecipare annualmente ad alcune fiere. Bisogna, nell’ambito del marketing, fare valutazioni precise circa la destinazione dei vari importi, così da decidere gli investimenti e controllarne il ritorno. Budget economico nel commerciale La funzione commerciale del budget economico aziendale è essenziale, quindi gli elementi da considerare sono: il valore del brand aziendale, i mezzi di comunicazione scelti, le intenzioni circa la pubblicità da svolgere, il mercato da scegliere per destinare la propria campagna di comunicazione, il target di potenziali clienti ai quali rivolgersi per la vendita dei prodotti o dei servizi. Prima si decide la percentuale del budget economico da destinare al marketing e quindi si suddivide l’importo a seconda delle singole voci, come ad esempio spazi pubblicitari, materiali di stampa, promozione sul web, consulenze e così via. Si avranno azioni precise per controllare gli esiti ottenuti e decidere, in fase di revisione del bilancio, di riallocare le risorse in modo più appropriato. Il budget economico aziendale si configura come un documento stilato dagli enti sia pubblici che privati come base per creare poi un bilancio. Il budget economico comprende tutto il budget, appunto, di cui l’azienda dispone per lanciare un nuovo business plan, per pubblicizzarlo o per implementare la produzione di un determinato prodotto. Normalmente il budget economico d’impresa viene redatto da un commercialista che acquisisce tutti i dati economici dai vertici dell’azienda. Controllo disponibilità finanziaria budget economico Se l’azienda lo chiede, il commercialista è anche tenuto a fare il bilancio. Per la realizzazione del bilancio si prendono le voci del budget economico e si sottraggono le spese per la manutenzione dell’azienda e per gli stipendi dei dipendenti. Tutto quello che avanza è il budget economico, cioè quello che si può spendere per piani commerciali, campagne marketing, aumento della produzione e altre questioni. Da questo investimento bisogna cercare non solo di rientrare delle spese, ma anzi di guadagnare. Se si spende più di quanto si è guadagnato, l’azienda è in debito, detto anche passivo. Se si riesce a superare di molto la spesa per l’investimento l’azienda ha avuto un guadagno, cioè è in attivo.   Funzione amministrativa budget economico Il budget economico ha diverse funzioni. La funzione amministrativa è la più importante, perché è il modo in cui ci si serve del budget d’impresa per determinare i futuri investimenti dell’azienda. Innanzitutto, questa funzione amministrativa serve a far sì che il budget economico preveda le spese e i guadagni che si otterranno dall’attuazione di un business plan. Ovviamente se le previsioni indicano un certo guadagno, tutte le aree dell’azienda devono mobilitarsi per massimizzare l’efficacia del business plan. Questo implementa anche la coesione aziendale e il fatto che i dipendenti si sentano effettivamente parte di una famiglia. Se ognuno è orientato al profitto comune perché poi si traduca in profitto personale (bonus, aumento di stipendio, tredicesima più corposa) tutti sono impegnati a rispettare i dettami del budget economico. Funzione controllo budget economico Dopo aver fatto delle previsioni di spesa e di guadagno, il budget economico serve per non sforare queste previsioni. Eventualmente si possono fare delle modifiche e degli aggiustamenti durante il periodo di attuazione del business plan per fare in modo che tutte le previsioni vengano rispettate. Se le performance hanno deluso, hanno rispettato le previsioni o le hanno addirittura superate si può anche pensare di fare una relazione sulle performance stesse che sia di memoria per il futuro: anche in questo caso il business plan serve ad avere una linea tracciata da seguire.
26 Agosto 2019
Anatocismo Bancario

Anatocismo bancario e perizia econometrica

L’anatocismo bancario è un’attività svolta dai migliori anatocisti bancari della boutique d’eccellenza di societaria.it – richiedi la Perizia econometrica Anatocismo bancario – la preanalisi perizia econometrica Il termine anatocismo deriva dal greco anà (di nuovo) e tokòs (interesse) e sta ad indicare l’azione con cui si sommano gli interessi al capitale sul quale sono stati calcolati (capitalizzazione degli interessi), in modo che detti interessi producano a loro volta altri interessi In altre parole si tratta del cosiddetto calcolo degli interessi sugli interessi con la perizia econometrica. Da un punto di vista strettamente giuridico, in un’obbligazione pecuniaria l’utilizzo dell’anatocismo comporta, per il debitore, il pagamento non solo del capitale e degli interessi concordati, ma anche degli ulteriori interessi calcolati sugli interessi già computati e già scaduti, comportando conseguentemente una crescita esponenziale del debito, soprattutto in presenza di tassi di interesse elevati. Documenti richiesti in caso di voler effettuare una verifica: Analisi su anatocismo bancario del Conto Corrente / Anticipi Contratto che riporti tutte le seguenti specifiche: Metodo di calcolo: debito medio o di maggior valore Anno iniziale di analisi Trimestre iniziale di analisi Numero di trimestri Rivaluta indebito: da richiedere solo se nel caso si desideri che l’indebito riscontrato venga rivalutato sulla base del tasso legale vigente tempo per tempo Prospetto di liquidazione delle competenze per i trimestri sottoposti ad analisi (dalla data di stipula alla data che si sottopone in analisi) Conto scalare (dalla data di stipula alla data che si sottopone in analisi) Analisi su anatocismo bancario dei Mutui Contratto che riporti tutte le seguenti specifiche: Tipo di mutuo: “ipotecario” e “chirografario” Tipo di tasso: è possibile scegliere fra “variabile” e “fisso”; Metodo di ammortamento: “Francese” o “Italiano” Data di stipula: è la data di sottoscrizione del contratto, utile per individuare la soglia di riferimento; Importo finanziato: è l’importo sulla base del quale viene sviluppato il piano di ammortamento Data di erogazione: è la data in cui la somma viene materialmente messa a disposizione del Cliente; Importo effettivamente erogato: l’importo che viene materialmente messo a disposizione del Cliente Altri costi contestuali all’erogazione: qualunque altro onere che venga addebitato contestualmente all’erogazione, diverso da quelli trattenuti di cui al punto precedente e che comunque non sia di natura fiscale; Tasso Nominale (T.A.N.) Numero di rate Frequenza rata: mensile, bimestrale,trimestrale, quadrimestrale, semestrale o annuale; Quoziente di frazionamento: è un indicatore che i contratti riportano che sovraintende al modo in cui gli interessi associati ad ogni rata vengono influenzati dalla durata diogni periodo es. a 360/360 (che è l’opzione più comune) 365/360 Scadenza prima rata: è il giorno in cui dovrà essere corrisposta la prima rata ordinaria Altre spese contestuali alle rate Maggiorazione di mora Clausola di salvaguarda su mora: se il contratto riporta tale clausola Piano di Ammortamento che riporti la data del rilascio del mutuo con l’importo realmente erogato e data delle rate con i pagamenti realmente effettuati dal cliente (dalla data di stipula alla data che si sottopone in analisi con la presenza l’ultima rata effettivamente pagata). Controllo anatocismo bancario dei leasing Contratto che riporti tutte le seguenti specifiche: Data di stipula Valore del bene Canone anticipato: “Maxicanone” Opzione di riacquisto: “prezzo di riscatto” Spese di istruttoria e simili Tasso Nominale (T.A.N.) Indicizzazione: “EURIBOR 3 m.l. 365”) Numero di canoni: canoni ordinari Frequenza canoni: mensile, bimestrale, trimestrale, quadrimestrale, semestrale o annuale; Scadenza primo canone Altre spese contestuali ai canoni Maggiorazione di mora Clausola di salvaguarda su mora: se il contratto riporta tale clausola Piano di Ammortamento che riporti la data del rilascio del leasing con l’importo realmente erogato e data delle rate con i pagamenti realmente effettuati dal cliente (dalla data di stipula alla data che si sottopone in analisi con la presenza l’ultima rata effettivamente pagata). Esempio di anatocismo bancario Supponiamo di richiedere ad una società finanziaria o ad un istituto di credito un prestito di 10.000 € da restituire in 1 anno al tasso fisso del 10% e che tale prestito venga erogato a partire dal 01/01/2007. Senza applicare l’anatocismo il calcolo nella perizia econometrica alla fine dell’anno sarebbe il seguente:   Da: A: Capitale: Tasso: Mesi: Interessi: Gen Dic € 10.000,00 10,00% 12 € 1.000,00 Totale Interessi: 1.000 €   Supponiamo ora che tale istituto di credito decida di applicare l’anatocismo semestrale e che gli interessi semestrali (in questo caso pari a 500 euro), vengano calcolati dopo i primi 6 mesi: Da: A: Capitale: Tasso: Mesi: Interessi: Gen Giu € 10.000,00 10,00% 6 € 500,00 Lug Dic € 10.500,00 10,00% 6 € 525,00 Totale Interessi: 1.025 € Con un aggravio di spesa evidenziato dalla perizia econometrica di 25,00 € Nella seconda riga dell’esempio, al capitale di 10.000 € sono stati aggiunti gli interessi maturati nei primi 6 mesi (500,00 €) per un totale di 10.500 €; di conseguenza il calcolo degli interessi nel secondo semestre dà un valore più alto (525,00 anziché 500,00) perché è cresciuto il capitale su cui calcolare gli interessi dei restanti 6 mesi. Inutile dire che l’aggravio di spesa sale ancora se si applica la capitalizzazione trimestrale (38 € circa): a questo proposito è possibile fare delle prove con l’apposita calcolatrice interessi; si tenga presente che, per semplicità, l’esempio calcola gli interessi sul numero dei mesi, mentre, per maggior correttezza, è necessario rapportare il tasso di interesse al numero effettivo dei giorni di ciascun periodo. Naturalmente si tratta solo di un esempio per spiegare meglio il concetto, ed è bene precisare che in ambito bancario l’anatocismo ha trovato applicazione soprattutto nell’ambito degli “scoperti” sul conto corrente (i c.d. “conti in rosso”), dove gli interessi passivi venivano addebitati sul conto ogni 3 mesi, andando così ad incrementare il capitale “in rosso” e producendo ulteriori interessi passivi da versare alla banca, oltre naturalmente ad aumentare il c.d. “massimo scoperto” su cui, come noto, la banca applica una “commissione” in percentuale a carico del cliente. Disciplina di riferimento sull’anatocismo bancario In Italia, la disciplina di riferimento è identificata dall’art. 1283 del codice civile, il quale prevede che, in assenza di usi contrari, gli interessi scaduti possono produrre interessi solo dal giorno della domanda giudiziaria o per effetto di convenzione dopo la loro scadenza, nel caso si tratti di interessi dovuti almeno da sei mesi . La frase in mancanza di usi contrari significa che eventuali prassi possono derogare a questa norma, rendendo di fatto possibile la capitalizzazione sugli interessi. Questa incertezza ha consentito alle banche, nel corso degli anni,l’applicazione in pratica della cosiddetta capitalizzazione trimestrale degli interessi passivi sui conti correnti in rosso (anatocismo bancario).  
26 Agosto 2019
Consulenza finanziaria

Consulente finanziario – Attività di Consulenza finanziaria

La Consulenza Finanziaria, un’attività svolta dai migliori Consulenti Finanziari della boutique d’eccellenza di societaria.it Contatta il Consulente Finanziario Grazie alla profonda conoscenza del mondo bancario e dei suoi criteri valutativi, siamo in grado di massimizzare la capacità dell’impresa di dialogare con gli istituti di credito. Il nostro ruolo può essere assimilato a quello di un “traduttore”: l’impresa ci racconta la sua storia, i suoi obiettivi e la sua mission e noi la traduciamo nel linguaggio parlato dalle banche, dando un supporto in ogni fase del processo di finanziamento. La consulenza finanziaria offerta si concentra sull’analisi dei bilanci aziendali e del business, senza trascurare un approfondito studio del rating, dato fondamentale da conoscere per approcciarsi al mondo bancario. Lo scopo della nostra consulenza finanziaria è suggerire tutte quelle operazioni volte a facilitare l’erogazione di nuovi finanziamenti e finalizzate alla riduzione dei tassi applicati o delle garanzie richieste alle imprese. L’azienda non viene mai lasciata sola, dalla fase istruttoria alla delibera viene seguita dai nostri consulenti, in modo tale da lasciare l’imprenditore libero di fare impresa durante tutto l’iter procedurale. Oggi andremo ad analizzare una figura cardine della finanza, ovvero il Financial Advisor tradotto in italiano in consulente finanziario. Analisi degli obiettivi del consulente finanziario Il consulente finanziario individua e propone al cliente degli obbiettivi che ritiene siano adeguati alle sue possibilità. Analisi dell’ orizzonte temporale degli obiettivi consulenza finanziaria Sempre in un’ ottica di tutela del cliente, è buona norma che il promotore gli esponga il concetto di orizzonte temporale, ovvero quel periodo di tempo durante il quale il cliente rinuncia alla sua quota di capitale per investirla. Consulenza finanziaria e analisi dell’attività produttiva del cliente E’ fondamentale che il consulente finanziario conosca l’attività produttiva del cliente per poterne valutare le possibilità di sviluppo e rendita future. Consulente finanziario – analisi patrimoniale e liquidità finanziaria Il promotore valuta il patrimonio e la liquidità di cui dispone il cliente, questo risulta importante anche per aiutarlo a valutare i rischi che può prendersi. Le analisi del consulente finanziario nei mercati e rischi volatilità  L’analisi dei mercati finanziari nazionali ed internazionali sono alla base del lavoro del consulente finanziario, esso deve eseguirne un monitoraggio costante per capirne le dinamiche e cercare di anticiparne gli andamenti. Valutazione rischi dell’investimento del consulente finanziario Valutare i rischi significa capire la quota parte di patrimonio che il cliente è disposto a perdere se gli investimenti si rivelassero, anche solo temporaneamente, non positivi. Pianificazione assicurativa Questo processo è necessario per la tutela del cliente e del suo nucleo familiare rispetto ai rischi ai quali sono esposti. Pianificazione successoria In particolare l’attenzione deve soffermarsi sulla salute, sulla premorienza e sui beni reali(soprattutto quelli immobili). Ottimizzazione fiscale e dei costi di gestione L’ottimizzazione fiscale è l’analisi del patrimonio e della situazione finanziaria rapportata al regime fiscale nel quale si va ad operare; mentre i costi di gestione rappresentano l’analisi dei costi derivanti dai vari aspetti (ad esempio costo dei prodotti). Consulenza finanziaria e protezione previdenza L’obbiettivo è saper consigliare le soluzioni più consone per garantire un tenore di vita adeguato ed un futuro senza l’agoscia dell’incertezza.
21 Agosto 2019
modello business plan

modello business plan

modello business plan, in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona il business plan modello Cos’è il modello business plan In poche parole il modello business plan riguarda tutta la pianificazione strategica dell’azienda. Nel dettaglio, il documento analizza il contesto dov’è inserita l’impresa, i concorrenti, le strategia ed il mercato, e allo stesso tempo definisce la vision aziendale e gli obiettivi anche attraverso la quantificazione del budget. Il modello business plan prevede e descrive come accedere a fonti di finanziamento, ed effettua un excursus sulla fattibilità economica e finanziaria di un’attività già esistente oppure di un nuovo esercizio. Inoltre il piano contiene anche l’assetto organizzativo specificando compiti e responsabilità del personale che lavora nell’azienda. Da non dimenticare che il business plan parla sia del breve periodo, proiettando la ditta nell’attualità o nel prossimo futuro, sia del lungo periodo, trattando appunto della fattibilità finanziaria in un arco di tempo più lungo. Il modello business plan come documento dinamico Il modello business plan è dunque un documento fondamentale per un’azienda, ed è perciò importante rivolgersi ad un commercialista fidato che sappia effettuare rilievi ed analizzare il piano. Il modello business planredatto correttamente permette di valutare i punti di forza e di debolezza dell’iniziativa imprenditoriale grazie ad una caratteristica fondamentale: la dinamicità. Il documento è tutt’altro che statico e assoluto, ma facilmente adattabile alle svolte che avvengono man mano sia all’interno (produzione, obiettivi, personale) sia all’esterno (nuovo contesto ambientale, cambio delle normative, arrivo di nuovi investitori). Come utilizzare il modello business plan Ciò ne deriva che il modello business plan può diventare obsoleto ed è perciò importante tenerlo sempre aggiornato, svilupparlo ed utilizzarlo in maniera corretta. Il documento può diventare una sorta di bussola dell’azienda, quindi merita l’inserimento di nuovi dati e stime ogniqualvolta ce n’è bisogno. Come già accennato, infatti, il modello business plan diventa una vetrina dell’azienda quando, all’esterno, è esaminato dai finanziatori e quando lo si presenta per provare ad ottenere fondi pubblici e crediti bancari. Descrizione e piano finanziario nel modello business plan Il modello business plan è composto generalmente da due grandi macro aree, tre se si considera anche l’introduzione. Ques’ultima è costituita dal cosiddetto Executive Summary, ovvero un riassunto del piano. Le parti principali, però, sono la descrizione in ogni suo aspetto dell’azienda, come una vera e propria fotografia, e la parte economico-finanziaria per sostenibilità e finanziamenti. Se si ha un’idea di impresa in mente, prima di muoversi bisogna capire come si fa un business plan, perché anche l’idea di successo deve essere adeguatamente pianificata per poter essere realizzata. Stendere il progetto significa mettere nero su bianco la strategia da seguire e nel mentre si chiariranno le idee su tutti gli aspetti da affrontare per lanciare il proprio business in modo vincente. Inserire contenuti specifici del modello di business Va comunque presa in grande considerazione la forma, perché la prima impressione conta molto. Prima di addentrarsi nei contenuti del business plan, chi legge osserva la grafica, l’impaginazione, la correttezza della lingua scritta e il modo con cui sono sistemati gli allegati. Per fare un esempio su come si fa un business plan: i dati statistici sono essenziali per avere un adeguato supporto alle analisi riportate, specialmente se fanno capire che l’idea di business diventa una innovativa e irrinunciabile soluzione. Perche’ scrivere un modello business plan Sintesi Delle Finalita’ E Degli Utilizzi Principali Del Business Plan. Pur Non Essendo Obbligatorio, Esso È Comunque Fondamentale Perché Ha Diverse Funzioni. Gli Utilizzatori Possono Essere Sia Interni Che Esterni All’azienda. Quando Viene Redatto In Fase Iniziale, Questo Documento Riveste Un’importanza Strategica Perché Viene Richiesto Dagli Eventuali Finanziatori, Siano Essi Istituti Di Credito, Enti Pubblici O Società Finanziarie. Questi Si Atterranno A Quanto Esposto Nella Prima Parte, Per Esaminare La Credibilita’ Sul Piano Tecnico-Operativo Dell’idea E L’eventuale Attrattiva Di Mercato Del Prodotto. Nella Seconda Parte, Valuteranno La Redditivita’ E Solvibilita’ Finanziaria Ed Economica Dell’azienda. Quindi, Esporre In Maniera Sapiente Il Business Plan, È Fondamentale Per Avere Opportunita’ Di Finanziamento Adeguate. Come Accennato All’inizio Di Questo Paragrafo, Il Piano D ‘Impresa Può Essere D’aiuto Anche All’interno Dell’azienda. Ad Esso Farà Riferimento L’imprenditore, Per La Pianificazione Strategica Dei Vari Settori Nel Medio Periodo E Verificarne Periodicamente L’andamento. I vantaggi del Business plan sono decisamente importanti e molteplici, sia per chi deve avviare un’attività ed è in cerca di finanziamenti, sia per chi è già all’interno di un’azienda, dove un Business plan è già stato redatto ed esiste. Il Business plan infatti contiene informazioni preziose sulla strategia dell’impresa, la sua cosiddetta “mission”, e su tantissimi altri aspetti di fondamentale importanza per il suo buon funzionamento. Ma vediamo più nel dettagli quali posso essere i vantaggi di un Business plan ben redatto. Sommario esecutivo del modello business plan una breve descrizione del prodotto o del servizio offerto, delle opportunità di mercato, dei vantaggi sulla concorrenza, delle proiezioni finanziarie con l’indicazione delle spese e dei profitti previsti, del piano strategico e del marketing nel Business plan. Si devono toccare i diversi aspetti trattati in maniera più ampia ne documento. Road map modello business plan le tappe del percorso e la gestione dei rischi, ovvero la descrizione della strategia, della strada da fare, della tempistica per il raggiungimento dei traguardi a breve e lungo termine. Deve essere specificato anche come si intendono affrontare i possibili ostacoli, anche quelli provenienti dalla competizione con altre imprese. Si dovranno prevedere gli intoppi che si possono verificare e avere una soluzione pronta.
21 Agosto 2019
Definizione business plan

Definizione business plan

Definizione business plan: in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona il business plan in definizione Definizione di business plan Il Business plan è uno strumento strategico, che funge da bigliettino da visita quando ci presentiamo in un istituto di credito al fine di ottenere un finanziamento a sostegno della nostra idea imprenditoriale. Come tutti i bigliettini da visita deve essere efficace, sintetico e deve riportare le notizie importanti al fine di essere ricordati e di distinguerci dagli altri. Dunque i nostri dati  devono essere organizzati in modo originale e personalizzato. Pronti ai cambiamenti con un Business plan Quando si avvia un’impresa si va incontro all’evoluzione del mercato, a ostacoli, inconvenienti e intoppi di vario genere, compresa la necessità dei consumatori di nuovi prodotti. Meglio saper cavalcare l’onda, ma bisogna essere preparati per questo pianificano con un business plan Struttura per fare un Business plan Si deve stabilire se acquistare i locali in cui svolgere l’attività, se prenderli in affitto oppure lavorare online, crescendo passo a passo. Serve un capitale iniziale, bisogna fare i conti con le spese, in cui rientrano anche i beni utili a lavorare e il personale da assumere. Nel caso si opti per un prestito finalizzato alla creazione di un fondo per l’avvio dell’attività, è bene considerare il costo per la restituzione e quindi l’impegno che si prende con l’istituto di credito nel business plan. Descrizione del Business Plan uno schema chiaro e conciso sulle intenzioni imprenditoriali permette una rapida valutazione del Business Plan . Occorre descrivere sinteticamente le principali qualità della proposta. Soggetti in presentazione del Business Plan occorre individuare le figure che si occuperanno dello sviluppo del piano di business. Meglio aggiungere sempre un breve curriculum che sottolinei le competenze specifiche dell’ imprenditore e dei suoi collaboratori. Inutile aggiungere che saranno presi maggiormente in considerazione professionisti inerenti alla materia presentata. La parte descrittiva del business plan Nella parte descrittiva del business plan va presentata in maniera immediata ed intuitiva l’azienda. In questo senso vanno esposti il progetto, le iniziative, la vision totale dell’impresa. È importante racchiudere il tutto in una forma che porti alla corretta comprensione da parte del lettore che, ricordiamolo, può essere anche un cliente o un investitore o un Ente al quale l’azienda si rivolge al momento della partecipazione di un bando. Ai piani strategici ed operativi vanno affiancati le analisi del mercato e della concorrenza e la descrizione dei prodotti o dei servizi offerti. Per riassumere, nella parte descrittiva del business plan è bene rispettare quattro punti: l’esposizione del business e del contesto ambientale; le strategie e dove si colloca l’azienda nel settore; il piano operativo con elementi di produzione e di marketing (il cosiddetto piano d’azione e come metterlo in pratica); la struttura societaria, ovvero le risorse umane ed il management (e quindi il personale necessario per mettere in atto la produzione). Da chi è letto il business plan Prima di tutto la redazione del documento serve proprio a chi lo fa. Oltre alla redazione, bisogna occuparsi della lettura. Infatti il compito è utile a chi lo esegue. a cosa, chi e perché serve capire come si fa un business plan l’analisi di mercato con le prospettive della soluzione offerta; la forma giuridica e il modello organizzativo con il team imprenditoriale; i prodotti o servizi da vendere; le strategie di marketing e un’accurata analisi economica e finanziaria. Scrivere un Business plan: Il Business Plan È Un Documento Relativo All’azienda Che Potremmo Definire Come Una Sorta Di Vademecum. Esso Infatti, Illustra Le Caratteristiche Di Un Progetto Imprenditoriale E Ne Dimostra La Sua Fattibilità Sia A Livello Tecnico – Produttivo, Sia Economico -Finanziario. Può Essere Redatto Sia In Fase Di Start Up Che Nel Corso Di Piena Attivita’ Aziendale Con Peculiarità Ovviamente Diverse.
21 Agosto 2019
Finalità business plan

business plan a cosa serve

business plan a cosa serve: in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona e a cosa serve il business plan a cosa serve il business plan Il business plan deve rappresentare la fotografia di noi stessi, in quanto titolari, dell’azienda, dei soci, degli operai, degli impiegati, di tutte le risorse umane che si impegnano a vincere la sfida, ossia a realizzare quanto prefissato e, dei beni prodotti e servizi offerti. Deve fornire informazioni circa i clienti acquisiti e quelli che si intendono fidelizzare, definendo gli obiettivi e le strategie da perseguire per conquistare altri mercati. Inoltre, il business plan deve essere capace di  fornire una sorta di visura storica, al fine di rendere tracciabile il passato dell’azienda, ossia di sapere quali operazioni hanno interessato l’azienda sin dalla sua nascita, esempio se vi sono stati  incrementi di produttività e aumenti di fatturato che hanno determinato una crescente domanda da parte di clienti di un determinato prodotto, se vi sono stati investimenti significativi in nuovi macchinari, impianti industriali o fabbricati, e se per far fronte alla richiesta è stato  assunto nuovo personale con contratti a tempo indeterminato. Queste informazioni sono utili in quanto forniscono idee precise sulla solvibilità economico-finanziaria dell’azienda, ossia ci dicono, chiaramente, che l’azienda ha sempre adempiuto ai suoi obblighi e non versa in uno stato di difficoltà aziendale, dunque potrà onorare gli impegni assunti nei confronti degli istituti bancari per ottenere finanziamento e credito, nei confronti di investitori esterni o esteri, o enti pubblici, quali regioni, province, al fine di ottenere contributi e agevolazioni fiscali. Il business plan è uno strumento, utile e previsionale, con il quale  l’imprenditore può controllare se le linee direttive stabilite sono adeguate al perseguimento dei risultati nel medio-lungo termine al fine di orientare le decisioni all’interno dell’azienda stessa . Quali risorse inserire nel business plan È necessario presentare un progetto di business plannel quale sono elencati i costi, per fattori produttivi, da impiegare nella produzione  e definire quali di questi fattori produttivi  sono già nelle disponibilità materiali dell’azienda, in termini di lavoro, capitale e know-how e quale occorre acquisire. Occorre annotare nel business plan gli investimenti di spesa che si intendono sostenere per realizzare: opere murarie, per le quali devono essere riportate le caratteristiche costruttive dimensionali, allegando i computi metrici e individuando gli estremi che consentono l’identificazione di ciascuna opera nella planimetria generale. Quali costi sostenere per acquistare il suolo sul quale stabilire  la propria azienda. L’ammontare di spesa da investire per acquistare o affittare un fabbricato nel quale avviene di fatto la produzione e si esplica l’attività economica, il numero di impianti, attrezzature, macchinari e software che si presume di impiegare nell’attività . Infine il personale occorrente nella fase di inizio attività,  alla soddisfazione  dell’investimento,  fino all’esercizio successivo a quello di ultimazione del programma di spesa. Inoltre devono essere ripartite, le risorse finanziarie di cui abbiamo bisogno per il nostro investimento e  di quelle che già abbiamo in nostro possesso, in fonti interne e fonti esterne. Le prime sono rappresentate dall’apporto di capitale proprio e afferiscono al capitale sociale, agli utili e ai prestiti dei soci. Le seconde, fonti esterne, si riferiscono alle risorse finanziarie acquisite presso terzi, il capitale di debito, quali, finanziamento commerciale; debiti verso banche e istituti finanziari;  fondi pubblici ed agevolazioni finanziarie e/o fiscali. Cosa serve per realizzare un business plan efficace Ovviamente dovrà riportare in copertina il nome, l’indirizzo e la ragione sociale dell’azienda, oltre ai dati personali dell’imprenditore. Il secondo elemento dovrà riguardare la descrizione del progetto, ovvero l’idea di quello che si vuole realizzare, con una descrizione dettagliata dei prodotti o dei servizi che l’azienda è destinata a fornire.Un’analisi dei materiali necessari, delle fasi di lavorazione e dei costi potranno fornire una facile individuazione dei punti di forza e di quelli critici.
21 Agosto 2019
Finanza business plan

business plan: finanziamento

business plan – finanziamento: in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona il finanziamento business plan la parte finanziaria del Business plan illustrare costi, potenziali ricavi e finanziamenti necessari, indicando come e dove si reperiranno. In questo articolo vedremo alcune considerazioni su come strutturare il lancio di un impresa con un piano strategico e il Business plan La redazione di un piano strategico o Business plan per i propri affari, o per la brillante idea imprenditoriale che potrà cambiare radicalmente la nostra vita, non può essere affidata a sedicenti espertoni o inesperti improvvisati. Al contrario è di vitale importanza per la riuscita di ogni azione mirata all’ottenimento di un potenziale successo, circondarsi non solo dei pareri ma dell’esperienza che solo un professionista navigato del settore può garantire. Valutazioni finanziare dell’imprenditore attraverso il business plan Occorre redigere  il business plan quale elemento caratterizzante ai fini della valutazione circa la fattibilità economico-finanziaria di un’iniziativa di investimento, sia che essa rappresenti l’inizio di una nuova attività, in fase di startup, sia che costituisca ampliamento della stessa. L’imprenditore dovrà valutare se la sua idea possa essere attrattiva,  prendendo come punto di riferimento un mercato preciso in cui vuole operare, a tal fine deve condurre delle indagini, fare degli studi, fare ricerca. Deve capire come potrebbe essere percepito il prodotto, che intende immettere su un nuovo mercato, o un nuovo servizio che  voglia offrire ai clienti, suoi potenziali acquirenti e, se lo stesso è capace di soddisfare i bisogni di tutti i consumatori o di alcuni, mediante una procedura specifica definita segmentazione della domanda. Successivamente dovrà stabilire le modalità di produzione del bene o servizio. Occorre quantificare la domanda corrente e prevederne, in base a stime, la sua evoluzione , la sua crescita futura. Deve stabilire il prezzo al quale offrire  il bene tenendo in considerazione la concorrenza e il lato dell’offerta , gli eventuali concorrenti già presenti  nel  mercato selezionato, se producono lo stesso bene o offrono lo stesso servizio e a quale prezzo, e  i potenziali concorrenti futuri. Deve infine  presentare il suo progetto  a finanziatori esterni, istituti di credito, amministrazioni sovranazionali, nazionali e locali che dovranno esprimersi sull’efficacia del progetto per concedere finanziamenti o contributi. Piano economico-finanziario strategico Al fine di elaborare un piano economico-finanziario strategico occorre definire il nostro fabbisogno finanziario corrente, composto da capitale circolante, ossia da disponibilità liquide, crediti v/clienti e tutto ciò che è liquidità per far fronte nel breve termine a esigenze immediate, finanziato  con  passività a breve, diversamente dal fabbisogno consolidato costituito da tutto ciò che deve essere impiegato nel ciclo produttivo per più anni, ossia l’attivo immobilizzato,  quali impianti macchinari, attrezzature, veicoli. Affinché il piano sia ottimale e in perfetto equilibrio è necessario che le disponibilità liquide utilizzate per costruire la struttura aziendale siano superiori alle spese sostenute in fattori produttivi pluriennali. Pertanto è necessario che si realizza la seguente ipotesi: attività correnti > attività immobilizzate; Allo stesso modo è considerato piano strategico se il capitale proprio, detto anche patrimonio netto, dato dalla differenza tra le attività e le passività e di tutte le risorse interne che l’azienda dispone per potersi autofinanziare, ricorrendo a mezzi propri, è superiore  alle passività consolidate e alle passività correnti. L’equilibrio finanziario è determinato anche dal capitale circolante netto positivo, rappresentato dalle attività correnti e le passività  correnti, infatti se dagli elementi che compongono l’attivo corrente, quali crediti verso clienti, magazzino prodotti finiti, in lavorazione e materie prime, anticipi a fornitori e dagli elementi che compongono il passivo corrente, quali, debiti verso fornitori, debiti verso dipendenti, debiti tributari, emerge una differenza positiva, l’azienda dimostra di essere in equilibrio e di riuscire a far fronte agli impegni senza utilizzare le fonti di finanziamento interno, cosicché da destinare le risorse liquide ad altre attività. Pertanto le attività correnti sono costituite da crediti che si prevede di incassare nel breve periodo e le altre attività per le quali si prevede il realizzo nel breve termine (entro 12 mesi). Le passività correnti sono quelle per  cui si prevede l’estinzione nel nello stesso lasso di tempo. Se il capitale circolante netto è negativo significa che il finanziamento di attività immobilizzate , esempio l’acquisto dei fattori produttivi, quali macchinari, veicoli, impianti, ect sta avvenendo con fonti a breve termine, dunque stiamo svuotando  la nostra cassa. In questo caso il capitale circolante netto assume valore negativo e si verifica uno squilibrio finanziario. L’impresa non è in grado di far fronte ai propri impegni di pagamento. Quindi sarà necessario procedere ad incrementare le attività correnti e a ridurre le passività correnti. Allo stesso modo, l’acquisto di impianti, di macchinari, di veicoli e di altri fattori produttivi destinati ad un uso pluriennale all’interno dell’azienda, dovrebbe essere effettuato con capitale di debito di lungo periodo o con capitale proprio. Dopo aver analizzato tutti gli adempimenti, avrai sicuramente capito che i modelli di business plan sono tanti e si differenziano da caso a caso, ora per  consentirci  di consigliarti al meglio sulla strategia, da usare e mettere in pratica, per la tua attività, sia essa una nuova che una già esistente, devi mettere in pratica un buon marketing che ti consente di posizionare il tuo prodotto, di stabilire la politica di prezzi da seguire, di scegliere i canali distributivi e costruire la tua rete di vendita, nonché di adottare una politica finanziaria e commerciale  al fine di conseguire un vantaggio competitivo consolidato. Inoltre il piano economico-finanziario strategico è un elemento chiave per acquisire credibilità e convincere la banca o altri istituti a favorirti una linea di credito privilegiata pertanto è necessario sfruttare al massimo le sue potenzialità rendendolo appetibile agli occhi dei finanziatori . Possiamo aiutarti ad elaborarlo, iniziando ad analizzare tutti gli aspetti, partendo proprio dalla tua attività, dalla tua azienda o dalla tua idea progettuale.   Hai acnora dubbi su come rendere appetibile il Business plan per il finanziamento bancario? scrivilo nei commenti Il business plan esempio è quel documento che racchiude tutte le aree di attività dell’azienda. In pratica si tratta di una specie di carta d’identità dell’impresa, che contiene gli obiettivi che si vogliono raggiungere e le Strategia di Marketing che si intendono adottare. Piano finanziario nella strategia di business plan marketing Il business plan esempio dovrà poi contenere un piano di finanziamento, con la previsione dei costi di gestione e l’individuazione delle fonti di finanziamento iniziali, se necessarie, e dell’eventuale prospetto di rimborso. Un altro fattore molto importante all’interno di un business plan esempio è costituito dai risultati di una precedente indagine di mercato. Una volta individuato il target di pubblico e la presenza di concorrenza nel settore, l’imprenditore potrà definire il miglior sistema di distribuzione del proprio prodotto e la reale fattibilità del progetto. Una volta effettuata l’indagine di mercato ed aver compreso quali siano le reali possibilità di riuscita del progetto, l’imprenditore potrà dipingere il profilo del suo consumatore ideale. come fare un business plan: La strategia del business  All’interno del business plan strategico, oltre che i dettagli sul prodotto, dev’esserci anche una strategia commerciale di vendita e pubblicizzazione, ovvero quello che viene identificato dalla parola marketing. Il marketing è quel complesso di azioni che segue la produzione e la commercializzazione del prodotto e si occupa di diffusione pubblicitaria del prodotto stesso. Il miglior prodotto del mondo, insomma, non viene acquistato da nessuno se nessuno sa che quel prodotto esiste. Le strategie di come fare un business plan marketing sono diverse e complesse, ma tutte mirano alla fidelizzazione. Una volta che un cliente è stato portato ad acquistare quel prodotto, lo scopo dell’azienda è renderlo un cliente abituale, che acquista sempre quel tipo di prodotto e non si rivolge a competitor. Nell’ambito del piano di marketing, questo si traduce normalmente in facilitazioni esplicite per i clienti affezionati, che possono spesso godere di sconti o promozioni personalizzate. Come trovare i finanziamenti con un Business plan Servono capitali per investire nell’avvio e anche nella crescita, nella produzione e nel marketing. Ci vuole uno studio sui potenziali guadagni e sulle strade da seguire per trovare sostegno economico. Ogni progetto che si rispetti non può non possedere un adeguato Business Plan. In cosa consiste questo termine? Si tratta di un documento che riporta tutte le caratteristiche progettuali imprenditoriali indispensabili quando si vuole ottenere un finanziamento. Si può capire, quindi, l’estrema importanza che riveste questa preparazione allo sviluppo di una qualsiasi attività che richieda un investimento di capitale. Piano economico di fattibilità del Business Plan chiedendo un finanziamento è necessario anche presentare una lista approssimativa delle spese (quindi dell’ammontare del finanziamento) nonché un piano di rientro e di ammortizzazione delle spese stesse. Qualsiasi banca o società finanziaria richiederà una dettagliata documentazione. Investimenti, bilancio e la parte economico-finanziaria nel business plan Per quanto concerne la parte economico-finanziaria, questa è inerente agli investimenti e al bilancio societario. Per semplificare possiamo dire che in questa parte va tradotto numericamente tutto ciò che è stato esposto nella parte descrittiva. Ampio spazio perciò a prospetti, anch’essi intuitivi e di facile lettura, che guidino il lettore per mano fino alla fine. Attenzione però: il business plan è uno strumento di grande efficacia, ma è bene che i dati numerici siano veritieri in un determinato momento storico e che rispecchino fedelmente quanto è riportato nella prima parte del documento. Solo così l’azienda avrà a disposizione un ottimo biglietto da visita e sarà capace di attrarre investitori. Due in questo caso i punti da tenere bene a mente e da esporre: i finanziamenti e gli schemi economico-finanziari. Il primo punto riguarda le risorse che l’impresa ha intenzione di attivare per una crescita costanze della stessa oppure per riorganizzarla. Sono, insomma, le fonti di copertura. Il secondo punto comprende proiezioni sui risultati del periodo di riferimento, la valutazione della redditività ed eventualmente il fabbisogno di capitale. Gli imprenditori di un’azienda devono rendersi conto dell’andamento del mercato attraverso l’analisi di mercato approfondita. Per questo motivo, prima di qualsiasi investimento o promozione del prodotto è bene effettuare un’analisi del mercato. Pianificare nel Business plan la chiarezza sugli investimenti Si passa così alla parte economico-finanziaria, più schematica, contenenti i numeri dell’azienda e con prospetti per puntare ancora sulla chiarezza. Si parte con la situazione attuale e si procede con le previsioni nel breve e lungo periodo, per poi passare alle fonti di copertura. Queste ultime sono importanti per capire dove ha intenzione di andare l’azienda e quanto lontano: a quali investimenti si sta pensando? E come si ha in mente di portarli a termine? Questa parte del pianificare nel Business plan si chiude solitamente con i flussi di cassa e con altri due documenti: lo stato patrimoniale ed il conto economico. Quando si decide di avviare una propria impresa, ci si deve occupare della pianificazione, di fare un programma delle azioni da intraprendere, insieme a un preciso studio del mercato e del territorio su cui insiste. Business plan come strumento di pianificazione finanziaria Il Business plan non è importante solo per ottenere un finanziamento ma è un documento che dovrebbe guidare l’azienda nelle proprie attività quasi quotidiane. Attraverso un costante confronto con questo documento, i manager possono controllare se l’azienda sta procedendo rispettando la strategia e gli obiettivi che si era prefissata. Si potranno così pianificare meglio le priorità, e seguirle in un ordine più definito, controllando date e scadenze. Da non sottovalutare anche l’eventuale confronto dei dati finanziari con quelli stabiliti nel piano che consentiranno di prendere tutte le misure necessarie affinché non ci discosti troppo da esse. Insomma il Business plan può fungere da promemoria dei punti più importanti che l’azienda deve seguire per mantenersi coerente con le strategie intraprese. La redazione del business plan è fondamentale per qualsiasi startup, serve in primis al a chi lo redige e poi a eventuali finanziatori e partners utili allo sviluppo dell’idea imprenditoriale. Per avere successo si devono curare la forma e i contenuti ed è per questo che si deve seguire uno schema preciso. Per agevolare i futuri imprenditori c’è un sistema ben strutturato di creare un Business plan in 7 passaggi Si tratta di una scaletta da riportare nel documento, mettendo i contenuti a ogni voce indicata nel modello. Si tratta dei punti essenziali per spiegare la propria proposta e per avere una chiara via da seguire per compiere ogni passaggio necessario alla creazione dell’impresa e al raggiungimento del successo.    
21 Agosto 2019
Strategia business plan

Strategia business plan

strategia business plan – in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona la strategia del business plan Strategia di business plan marketing e come creare un business plan efficace Più il business plan sarà dettagliato e maggiori saranno le garanzie di non incorrere in eventuali pericoli nell’individuare i problemi da affrontare e gli strumenti necessari per realizzare gli obiettivi prefissati. Un buon business plan esempio servirà quindi non solo per agevolare i rapporti con gli istituti di credito, ma anche e soprattutto all’imprenditore per aumentare le sue probabilità di successo. Definire la Strategia di Marketing Business Plan L’indagine infatti potrà dargli l’idea di quali siano le caratteristiche e le esigenze del futuro potenziale cliente. A questo punto occorrerà definire un’adeguata strategia di marketing basata sulle quattro P: prodotto, prezzo, punto vendita e promozione. Il prodotto dovrà presentare caratteristiche che siano in linea con i reali bisogni del cliente. Il prezzo dipenderà dalla valutazione soggettiva aziendale e terrà conto dei costi necessari e del segmento di mercato in cui intende posizionarsi. Il punto vendita dovrà racchiudere i vari canali che si intende utilizzare per la distribuzione del prodotto. Potrà trattarsi esclusivamente di negozi tradizionali, di soli e-commerce oppure di una combinazione tra i due. La promozione dovrà invece includere tutte le azioni che intendiamo mettere in atto per far conoscere il nostro prodotto sul mercato. come fare un business plan: Il business plan strategico è quel documento che sta alla base di qualsiasi piano di business e di marketing. Quando si decide di vendere un prodotto, infatti, bisogna capire su quale mercato venderlo, come strutturare il prodotto per renderlo accattivante a molti, e soprattutto pubblicizzarlo il più possibile per raggiungere tutti i potenziali acquirenti. All’inizio del business plan strategico dev’esserci una descrizione del prodotto e delle sue caratteristiche ma anche un’analisi di mercato che possa individuare dove e come vendere il prodotto. I mercati, infatti, si differenziano per posizione geografica, tipo di moneta usata o acquirenti. come fare un business plan: diffusione nel social network Bisogna anche diffondere il prodotto su tutti i canali possibili, inclusi i social network. Grazie alla pubblicità integrata su ogni mezzo di comunicazione, una buona campagna di marketing riesce a raggiungere la maggioranza di utenti interessati a quel prodotto, cercando di trasformare una buona parte di essi in clienti reali. Quando si decide di mettersi in proprio la creazione d’impresa richiede pianificazione e strategia. Ecco 6 buoni motivi per fare un Business plan Programmare le mosse e conoscere bene il contesto in cui ci si muove sono condizioni essenziali per poter aprire un’azienda evitando errori che finirebbero per portare al fallimento. Obiettivi e strategie per fare un Business plan Per gestire un’attività commerciale vincente, bisogna chiarire le finalità, avere dei traguardi da raggiungere, distinguendo tra gli obiettivi di breve e lungo periodo, in modo da individuare anche tappe intermedie e tempistiche prestabilite. Ciò servirà a capire cosa si vuole ottenere, decidendo le strategie per fare un Business plan Sarà utile confrontarsi su questo aspetto con familiari e amici fidati, perché potranno dare un immediato feedback. Si possono affrontare gli ostacoli con maggiore serenità.   Business Plan Marketing diffusione e notorietà del progetto sono indispensabili alla sua riuscita. In questa voce occorre esporre il metodo con cui verrà pubblicizzata l’idea. Monitorare i competitor nell’analisi di mercato Bisogna innanzitutto monitorare i competitor diretti, per cercare di capire le loro strategie ed implementarle per soffiare loro clienti. In secondo luogo, bisogna anche servirsi degli strumenti informatici di analisi. Un’analisi di mercato che si rispetti ha bisogno dell’aiuto di piattaforme come Google Trends, che grazie agli algoritmi del motore di ricerca individua le stringhe di keywords più cercate in un dato periodo di tempo. Se si vuole sapere, ad esempio, dove un prodotto come quello che si propone è stato più richiesto nell’ultimo anno, basta impostare i filtri di Google Trends e scoprire in quali zone e su quali mercati è opportuno concentrarsi per una vendita efficace. Come creare una strategia business plan con analisi di mercato Dopo aver analizzato il mercato, occorre che i vertici dell’azienda preparino un business plan. Questo documento sintetizza la concretizzazione commerciale della business idea, cioè dell’idea che sta alla base del prodotto o del servizio che si vuole vendere. Grazie al business plan si pianifica innanzitutto la spesa che questo investimento comporterà, e si cercano di comprendere i reali guadagni che si possono ottenere. All’interno del business plan dev’essere contenuta una relazione dettagliata sui dati raccolti durante la fase di analisi di mercato, al fine di tentare di dimostrare una possibile curva positiva dell’investimento se esso viene fatto nei mercati individuati come fertili. All’interno del business plan dev’essere anche contenuto uno studio di fattibilità dell’investimento, perché i finanziatori vogliono sapere quanto costa realizzare questo tipo di vendita sui mercati selezionati.
21 Agosto 2019
Analisi business plan

analisi di mercato business plan

analisi di mercato business plan: in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona l’analisi di mercato del business plan Analisi su come si fa un business plan per capire come si fa un business plan richiede analisi e impegno, ma anche la massima chiarezza nell’esposizione e la completezza delle informazioni, perché qualcuno dovrà verificare la validità del progetto e sostenerlo. Al di là del tipo di attività che si intende aprire, il modello da seguire in relazione alla tipologia di informazioni da fornire è sempre lo stesso. come fare un business plan: Analisi di mercato Si può vendere questo prodotto sul mercato giovanile o è un prodotto per adulti? È per persone poco o molto scolarizzate? È per acquirenti di nicchia o di massa? All’interno del business plan strategico dev’esserci anche un piano di realizzabilità, che analizza nel dettaglio i costi per le aziende produttrici di quel servizio, il numero di operai da impiegare, il numero di pezzi o di lotti da realizzare. Infine, non possono mancare le previsioni su quanto sarà redditizio quel tipo di commercializzazione: queste previsioni vanno rispettate il più possibile, se non addirittura superate, altrimenti l’intuizione si sarà rivelata fallimentare. Insomma, il business plan strategico è un documento strategico dal momento in cui evidenzia tutti i passaggi da seguire per commercializzare un prodotto al massimo, creando un utile elevato per l’azienda al netto delle spese di produzione. Analisi del Business Plan e obbiettivi di mercato questa è una voce molto importante in quanto si analizza la potenzialità del prodotto, la sua capacità di penetrare il mercato e di essere concorrenziale. Una buona relazione su questa voce può essere molto convincente. L’analisi di mercato e il piano marketing Business plan Bisogna spiegare la situazione del mercato, le necessità dei consumatori o delle aziende, le lacune, le potenzialità, ovvero si deve far capire come si inserisce nel contesto dato dal mercato la propria impresa. Con queste indicazioni si struttura il piano di comunicazione, prevedendo un marketing capace di attirare l’attenzione e di convincere. Si devono spiegare quali sono le azioni da adottare e i mezzi più idonei da usare.
21 Agosto 2019
Business plan progetto

Business plan progetto

business plan progetto: in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona il progetto di business plan Politiche sociali e partnership nel progetto di business plan I lavoratori vanno resi partecipi degli obiettivi da raggiungere, perché vengano responsabilizzati maggiormente e si possa attuare il lavoro di squadra. Al tempo stesso si deve pianificare la collaborazione con professionisti e aziende che possano aiutare lo sviluppo dell’idea e fornire il necessario supporto tecnico. progetto di Business Plan Operativo vengono descritti con chiarezza i tempi, i modi e i luoghi dell’impresa. Si tratta del fulcro del Business Plan: spieghiamo in pratica cosa vogliamo fare, dove vogliamo localizzarci e quanto tempo occorre. Alcune voci possono sovrapporsi con altri paragrafi ovviamente. Impatto del Business Plan sezione, questa, estremamente sensibile. Non trascurate mai l’impatto sull’ambiente, oggigiorno bisogna fare i conti spesso con questa voce soprattutto se i progetti interessano zone ampie di campagna o vicine a centri abitati. Queste sono alcune delle caratteristiche di un Business Plan e possiamo osservare come sia estremamente articolato. Ecco perché, a meno che non siate esperti del settore, è sempre meglio, lo ripetiamo, rivolgersi a un buon professionista. Il successo dell’obbiettivo finale (finanziamento) è strettamente connesso ad una precisa e convincente compilazione di questo documento. Il business plan o documento di pianificazione di un’azienda è strutturato essenzialmente in due macro aree: l’area descrittiva e l’area economico-finanziaria. Il piano fotografa la realtà dell’impresa e la imprime sia nel contesto ambientale sia nel momento storico e, allo stesso tempo, la proietta nel breve e nel lungo periodo attraverso analisi di fattibilità dal punto di vista economico-finanziario. Il progetto spiegato semplice attraverso il business plan Per pianificare nel Business plan, ovvero il documento che sintetizza un progetto imprenditoriale bisogna introdurre in modo vincente l’impresa e suddividere chiaramente le parti che compongono il documento (parte descrittiva e parte economico-finanziaria) permette di porre le basi per futuri investimenti e per delineare cosa fa la società, per chi e con quali obiettivi. L’arte di saper pianificare nel Business plan sta proprio nel fatto che il documento potrà essere visionato dai clienti, dai probabili futuri imprenditori e dagli enti con cui l’azienda viene a contatto per la partecipazione a bandi e a gare d’appalto. Per questo è fondamentale avere sempre a disposizione un business plan aggiornato e ben strutturato e per gli stessi motivi esso dovrebbe essere elaborato da un commercialista fidato con competenze sia descrittive sia analitiche.
21 Agosto 2019
Business plan la vendita

Business plan: la vendita

Business plan, la vendita – in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona la vendita nel Business plan Vendita e Business plan Infatti i servizi o i prodotti che vengono proposti dalla nuova impresa devono essere acquistati, quindi ci vuole una strategia basata sul mercato reale e sui target group dei compratori da raggiungere. Caratteristiche di un piano marketing e di vendita nell’analisi di mercato Ciò che non deve mancare mai all’interno del business plan è anche il piano marketing. Dopo aver acceso i riflettori sul progetto, infatti, bisogna anche pianificare un marketing efficace e in grado di fidelizzare il maggior numero possibile di utenti. Nel piano marketing devono rientrare tutte le promozioni pubblicitarie che si intendono fare. Si può quindi parlare di pubblicità classica, come quella sui mezzi d’informazione cartacei o in televisione, ma anche di pubblicità social o sui motori di ricerca, tramite i banner e tramite le campagne di Facebook o di Instagram. Presentare l’azienda, inserirla in un contesto, analizzare e schematizzare i dati economico-finanziari, guardare al futuro: per fare tutto ciò si ha bisogno di pianificare nel Business plan Il Business Plan per la vendita si compone di diverse parti da redigere il più accuratamente possibile, per questo motivo spesso è necessario rivolgersi a professionisti del settore.
21 Agosto 2019
Rischio business plan

Rischio business plan

Rischio business plan : in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona il Rischio business plan Rischio e guadagno Business Plan si tratta di un altro punto fondamentale da non estromettere mai. Chiunque si esponga con un investimento deve essere chiaramente avvertito sia del presunto guadagno che dell’entità del rischio. Definizione degli obiettivi business plan Si definiscono gli obiettivi, chiarendo con precisione dove si vuole arrivare, cosa si vuole fare e chi si desidera raggiungere. Si pensa alle eventuali partnership, si stabiliscono dei tempi e si fanno i conti con le spese, i potenziali guadagni e i finanziamenti ottenibili da investitori, sovvenzioni e prestiti. Insomma, il business plan diventa la concretezza del sogno. Grazie al documento si mette nero su bianco che cosa si andrà a fare e il perché. Dividere la scrittura del business plan in Due Macro Aree La Prima, Descrittiva (O Qualitativa) La Seconda, Economico-Finanziaria (O Quantitativa). Si Presentano Sommariamente L’impresa E La Finalità Che Si Intende Realizzare Tramite L’esercizio Della Stessa.Per La Parte Descrittiva Si Inizia Con Un Executive Summary, Una Specie Di Riassunto Di Tutto Il Documento. Viene Fatta Una Panoramica Sintetica (Ma Allo Stesso Tempo Dai Toni Accattivanti) Di Tutto Ciò Che Riguarda L’azienda Nel Momento Presente E Su Un Piano Prospettico Di Media – Lunga Durata (Circa 3-5 Anni). Gestione e organizzazione aziendale nel Business plan Bisogna spiegare chi comporrà l’amministrazione e la direzione dell’impresa, quali saranno i vari ruoli e come si intende operare.
21 Agosto 2019
Chi legge il business plan

Chi legge il business plan

Chi legge il business plan: in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona e Chi legge il business plan Chi legge il Business Plan Tutti i soggetti che rientrano in queste categorie saranno i lettori del business plan. Ci saranno i rappresentanti degli istituti di credito, i business angel e le istituzioni che assegnano contributi alle startup a prendere in mano il progetto e vorranno trovare gli elementi di maggiore interesse per riuscire a comprendere la validità del piano per concedere il denaro. Se si deciderà di far conoscere ai lavoratori gli obiettivi, in modo da creare una vera e propria squadra di lavoro per raggiungere i traguardi prestabiliti insieme, con l’impegno di tutti. Questi sono alcuni dei lettori del business plan, ma ce ne sono altri. Se si desidera stabilire delle partnership con professionisti e altre aziende, al fine di avere un maggiore apporto tecnico finalizzato alla crescita dell’azienda. Saranno proprio loro a leggere il business plan per comprendere quanto convenga loro collaborare e far parte, con modalità da definire, della squadra. Il Feedback del business plan Potrebbe essere opportuno far leggere il piano anche a familiari e amici fidati, perché sono i primi a dare un feedback onesto, così nell’eventualità si apportano modifiche. Ma da chi è letto il business plan, al di fuori di chi lo scrive e delle persone che ha intorno? Tutto dipende da chi si vuole coinvolgere. Il documento serve a cercare finanziamenti, a coinvolgere gli eventuali dipendenti da assumere, a trovare partner commerciali e professionisti che supporteranno tecnicamente il progetto imprenditoriale.
21 Agosto 2019
Lancio aziendale con il business plan

Lancio aziendale con il business plan

Lancio aziendale con il business plan: in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona il Lancio aziendale con il business plan Premesse per fare il lancio di un impresa innanzitutto il perchè di una scelta di mercato anzichè un’altra, quindi motivazioni,spinte che ci inducono ad imbatterci magari in un progetto che sappiamo essere ardito e ambizioso, anzichè relegarci alle comode idee da divano che ci vengono propinate dalla televisione o dai social network, rapide la cui attuazione potrebbe essere messa in atto anche da un bimbo, tanto il loro meccanismo è semplice, ma che poi chissà com’è si traducono in colossali bolle di sapone. Tralasciando tutte queste considerazioni preliminari, e appurata la nostra incrollabile volontà di far parte della schiera di quelli che hanno avuto successo, siamo davvero in grado di prevedere e mettere a preventivo ogni cosa? Riusciamo a gestire la moltitudine di adempimenti a cui saremo sottoposti dal momento in cui lo start up prenderà vita? Sapere leggi e norme per il lancio di un impresa Bene, se la nostra è una risposta positiva e coscienziosa, saremo altrettanto consci che un percorso imprenditoriale non può espletarsi nella più totale anarchia di pensiero. Tutt’altro, dovremo affidare in parte le sorti del nostro destino alla scelta delle persone giuste da aver al nostro fianco durante lo sperato longevo percorso che ci attende dietro l’angolo. Gli esperti per fare il lancio di un impresa Fra tutti, la figura di un esperto in materie economiche come un commercialista, soggetto indispensabile durante la stesura o revisione di un accurato business plan, spicca su tutte,poichè, l’accuratezza nell’individuarlo fra tanti come il più adatto alle nostre esigenze, è la chiave di volta dell’ingresso in porto della nostra nave, o in prospetti temporali futuristici, della nostra flotta. In economia una micro idea può diventare un macro sistema, ne sono esempi eclatanti tutti quei brand che hanno adottato metodologie semplici come il network marketing, e sviluppandole hanno fatto delle loro piccole aziende, holding di caratura globale. In un mondo economico come quello odierno caratterizzato da forti contrasti ma anche da notevoli e continui ammodernamenti di pensiero e azione, sarebbe una condotta folle presumere di avere il pieno e indiscriminato controllo di una mission aziendale senza avvalersi di figure valenti e appropriate. E lo stesso dicasi per gli embrioni di tutte le idee che siamo capaci generare: Se non ci fosse la guida appropriata non verrebbero mai al mondo! Sapere come impostare un business plan è particolarmente importante. Il business plan è documento economico e finanziario, utilizzato dagli imprenditori. I fattori base del business plan sono quello dell’individuazione delle linee guide strategiche, pianificazione patrimoniale ed economica. Inoltre, serve ad individuare i vari obiettivi dell’impresa.
21 Agosto 2019
Consulenza business plan

Consulenza business plan

Consulenza business plan: in questo articolo andremo a capire le basi di come funziona la Consulenza business plan Consulenza business plan – elaborare un business plan Saper pianificare nel Business plan significa anche capire da dove partire. Come prima cosa è necessario inserire l’introduzione, e quindi una sintesi del core business e degli obiettivi futuri, per poi passare alla parte descrittiva vera e propria con i dati dell’azienda. A quel punto va descritto il progetto. Si badi bene: non è tanto importante essere tecnicamente minuziosi quanto essere particolarmente chiari nell’esposizione. Il lettore alla fine di questa parte dovrà avere bene a mente cosa fa l’azienda. Altrettanto importante è il passo successivo, ovvero l’analisi del mercato e della concorrenza. L’analisi dev’essere quanto più accurata possibile prendendo in considerazione non solo le normative che regolano il settore di riferimento ma anche uno studio sui consumatori compresi i gusti e le estrazioni socio–economiche. Allo stesso tempo vanno analizzati i comportamenti dei concorrenti. Fatto questo c’è da inserire la strategia di marketing, dunque stilare un piano operativo con prezzi del prodotto o del servizio, e poi le campagne di comunicazione ed advertising. Ultimo passo della parte descrittiva è un excursus su storia e forma giuridica dell’azienda: ruoli, mansioni, risorse umane, tipologie di contratto e così via. Perchè affidarsi a consulenti business plan È fondamentale, perciò, affidarsi ad un commercialista fidato che sappia prima cogliere in pieno tutti gli aspetti del core business e che sappia analizzare i fatti dell’impresa esponendoli in maniera chiara ed includendo studi di settori, e poi effettuando un excursus sugli investimenti, sul bilancio e così via. Importanza del Progetto di consulenza business plan La validità del progetto è importante, per questo bisogna compilare le varie parti del piano in maniera precisa e dettagliata, ma soprattutto chiara. La comprensione e la presenza di tutte le informazioni sono i due punti chiave, quindi quando si inizia la redazione, non bisogna perdere di vista i due elementi su cui puntare, in modo da essere vincenti agli occhi di coloro che leggeranno il business plan. Linee strategiche, progetto ed iniziative, scopo, pianificazione finanziaria: sono tutti elementi che compongono il modello business plan di un’azienda, detto anche piano economico-finanziario. Si tratta di un documento che definisce e riepiloga l’identità di un’impresa e che ha due funzioni fondamentali: internamente, informa e guida chi è chiamato a prendere decisioni; esternamente, presenta e convince gli operatori in merito alla credibilità del core business. Completare il business plan in modo convincente Gli obiettivi di fatturato possono essere raggiunti con le strategie di comunicazioni individuate? Sono presenti nel bilancio i costi in modo completo e quindi gli investimenti necessari? La struttura è ben calibrata rispetto agli obiettivi di sviluppo? Si possono fare altri quesiti del genere, ma quelli riportati danno l’idea di cosa si aspetta il potenziale finanziatore o partner del progetto imprenditoriale. Si deve altresì prevedere e inserire, su come si fa un business plan, un controllo mensile della situazione economia per i primi dodici mesi di lavoro. Si dovranno confrontare la realtà con le previsioni, così da correggere il tiro se serve e mantenere un certo livello di liquidità e di investimenti. Per comprendere come si fa un business plan bisogna prendere come riferimento il business model canvas, che è semplificato e schematizzato per far comprendere quali siano i punti essenziali di un piano imprenditoriale. Bisogna indicare la mission dell’azienda, per chiarire cosa si vuole fare, con una vision ben definita. Va inserito l’accordo di riservatezza per evitare che si diffondano notizie sull’idea, poi ci vogliono un sommario esecutivo; una dettagliata descrizione della proposta di business Consulenza business plan e finanziamenti: fonti di finanziamento Il Business plan è il documento più importante quando si vuole avviare un’attività, una cosiddetta Start-up, e si è alla ricerca di fonti di finanziamento. I vantaggi di avere un documento che spieghi nel dettaglio le caratteristiche della futura impresa, dalle strategie, alla descrizione dei propri prodotti, all’analisi della propria sostenibilità, del mercato di riferimento, della concorrenza fino agli investimenti richiesti ed alle stime di cash-flow, permettono ai potenziali finanziatori di fare un’analisi veloce della bontà del progetto proposto aumentando quindi le possibilità che esso venga scelto e riceva i necessari sostegni finanziari. Più il documento sarà chiaro e dettagliato maggiori saranno le possibilità di convincere i potenziali sponsor delle possibilità di successo della vostra idea imprenditoriale. E’ molto importante quindi affidarsi a dei seri ed esperti professionisti per redigere un Business plan che abbia un grande impatto.
19 Agosto 2019
Come Smettere di lavorare: 6 modi per  farlo

Smettere di lavorare: Come farlo in 6 modi

Come smettere di lavorare: Ecco qualche consiglio che ti permetti di capire come smettere di lavorare e vivede di rendita in 6 modi e Smettere di lavorare Smettere di lavorare: Se davvero vuoi smettere di lavorare e andare prima in pensione non puoi fare a meno dei servigi di un fidato commercialista. Quest’ultimo, vero conoscitore delle problematiche del settore, è in grado di suggerirti la strada migliore per raggiungere il tuo obiettivo. Le strade da percorrere? Qui di seguito ne troverai qualcuna. Smettere di lavorare e andare in pensione prima: è possibile? La possibilità di andare in pensione anticipatamente ha sempre interessato moltissime persone. E sebbene ancor oggi esista il pensiero sbagliato che sia praticamente impossibile, oltre all’Anticipo Pensionistico Ape vagliato dal Governo Italiano, esistono ben altri 9 modi per smettere di lavorare prima del previsto. Basti pensare all’Opzione Rita, la rendita integrativa anticipata, un assegno temporaneo da utilizzare per il tempo mancante alla pensione. Ma anche la possibilità della ricongiunzione, quella che aiuta a sommare i contributi versati in due periodi differenti in modo da arrivare prima alla posizione della pensione. Totalizzazione e la possibilità di cumulo per smettere di lavorare Un’opzione simile è la totalizzazione, una possibilità che aiuta a sommare i contributi versati nelle finestre mobili e in più gestioni. Senza dimenticarsi delle possibilità del cumulo, grazie al quale è possibile aggiungere i contributi versati suddivisi nelle varie gestioni. Il tutto per raggiungere la posizione di vecchiaia o la pensione anticipata con i requisiti standard. L’unica differenza dalla totalizzazione in questo caso sarebbe che ogni periodo della gestione viene calcolata con delle proprie regole precise. Andare in pensione prima e smettere di lavorare: i lavori usuranti Non tutti possono usufruire di queste opzioni, ma si tratta di due ottime possibilità per andare in pensione prima. Chiunque abbia lavorato di notte o abbia svolto attività usuranti può andare in pensione anticipatamente. Certo, la quota varia a seconda dell’attività lavorativa svolta, ma in ogni caso si tratta di un ottimo modo per lasciare da parte il lavoro qualche mese prima. I lavoratori precoci per smettere di lavorare Per quanto riguarda i lavoratori precoci, si tratta della possibilità di andare in pensione prima, per tutti coloro che hanno versato almeno un anno di contributi prima dei 19 anni oppure svolge un lavoro particolarmente pesante. Isopensione per smettere di lavorare L’isopensione è una possibilità a cui possono accedere i lavoratori ai quali i datori di lavoro pagano interamente ben 4 anni di pensione. E’ un scivolo verso la pensione anticipata e si basa su accordo tra le parti (azienda e impiegato). L’azienda in questo caso deve avere almeno 15 dipendenti. Il datore di lavoro deve pagare l’Assegno del ponte e quindi i contributi allo Stato. Part-Time e opzione donna per smettere di lavorare L’opzione del Part-Time Agevolato, invece, consente di ridurre l’orario di lavoro fino al 60%, a patto di avere 20 anni di contributi. Infine, l’Opzione Donna è possibile per le lavoratrici impiegate nelle aziende che hanno compiuto 57 anni prima del 2015 (oppure 58 se non sono dipendenti) e in questa data abbiano maturato almeno 35 anni di contributi.  
17 Agosto 2019
Come strutturare la gestione finanziaria d’azienda

Gestione finanziaria: Come strutturarla in azienda

Gestione finanziaria: La gestione finanziaria di impresa e il modo in cui gestiamo il denaro all’interno della nostra azienda. Ecco spiegato come strutturarla Quando parliamo di gestione finanziaria dell impresa, ci riferiamo al modo in cui gestiamo il denaro all’interno della nostra azienda.  L’azienda deve disporre materialmente del denaro che userà per lavori di ristrutturazione, per acquistare nuova piccola attrezzatura, oppure per fare grandi investimenti in beni immateriali, si pensi ad una piattaforma inngestione finanziaria personaleovativa digitale sulla quale veicolare tutta l’attività al fine di ottenere visibilità online e di incrementare il fatturato, o ancora si pensi agli investimenti in beni materiali che verranno utilizzati per più cicli produttivi all’interno dell’azienda, quali nuovi macchinari, impianti, veicoli aziendali. Definizione di gestione finanziaria La gestione finanziaria deve tener conto di tutte le risorse economiche necessarie a produrre un bene e ai costi da sostenere per immettere il bene o il servizio sul mercato. La gestione finanziaria si deve occupare di retribuire equamente tutte le risorse umane impegnate nei processi produttivi, sotto questo profilo nno si genera ricchezza ma si consuma. A differenza di attività, che anziché assorbire denaro, lo producono, come le attività di marketing, che mirano ad incrementare  la visibilità e ad accrescere positivamente la reputazione. La gestione finanziaria si occupa di assicurare l’equilibrio tra fonti e impieghi alle quali si ricorre sia nel breve che nel lungo termine, si occupa di stabilire le dilazioni di pagamento da concedere ai propri clienti nonché le modalità di pagamento stabilite con i fornitori. gestione finanziaria aziendale e flussi di cassa  Qualora l’azienda non disponga di liquidità può ricorrere ai prestiti bancari o alle forme alternative di investimento di cui abbiamo già parlato abbondantemente nei precedenti articoli e che provvederò ad evidenziarvi nel prosieguo. Pertanto l’azienda deve operare delle scelte ponderate tenendo sotto controllo i flussi di cassa in entrata, cash inflow e i flussi di cassa in uscita, cash outflow. Esempio rendiconto per flussi di cassa nella gestione finanziaria Il flusso di cassa è da intendersi come liquidità netta, ottenuta rettificando il valore della cassa e banche attive da eventuali c/c bancari passivi. Reddito netto d’esercizio 350.000 1253.000 989.000 100.000 -150.000 -70.000 -1766.000 895.000 Ammortamenti Accantonamenti Minusvalenze Costi capitalizzati Plusvalenze da rivalutazione Utilizzo fondi Oneri finanziari Cash flow reddituale 1846.000 Fonti correnti: Crediti v/clienti 715.250 36.000 Ratei e risconti attivi Partecipazioni 65.000 1850.000 1523.526 163.822 459.000 Prodotti finiti Acconti a fornitori Debiti previdenziali Ratei e risconti passivi Impieghi correnti Cambiali attive -756.000 -640.000 -41.000 -2956.000 -498.000 -150.000 -168.000 Merci Mutui passivi Debiti v/fornitori Acconti da clienti Debiti tributari Altri debiti Saldo della gestione corrente -396.402 1449.598 Flusso della gestione corrente Disinvestimenti: Partecipazioni in controllate 49.000 37.000   Impianti e macchinari Investimenti: Fabbricati -62.000 -985.000 -37.000 -20.000 Impianti e macchinari Attrezzature industriali Brevetti Saldo della gestione industriale -1018.000 Flusso della gestione industriale 789.598 Profilo della gestione finanziaria: Fonti: Aumento di capitale sociale 100.000 179.000 Crediti v/controllate Crediti v/clienti 44.000 1100.000 -400.000 Debiti v/fornitori Impieghi: Obbligazioni Flusso per remunerare i capitali -132.000 Pagamento interessi passivi -880.150 -496.000 Pagamento dividendi Cash outflow -1508.150 Dall’analisi di gestione finanziaria conto economico e del rendiconto finanziario per flussi di cassa emerge che dopo il contributo positivo dato dalla gestione reddituale che ha generato flussi finanziari, cash flow reddituali, si è assistito ad un consistente assorbimento delle risorse finanziarie, in quanto sono state utilizzate per far fronte a ingenti investimenti che oltre ad annullare il saldo della gestione corrente, ha  addirittura determinato un flusso della gestione industriale negativo. L’ impresa si mostra attenta a gestire al  meglio le scorte e gli immobilizzi. Il capitale sociale aumenta solo di 100.000, in quanto una parte si compensa con la diminuzione delle obbligazioni convertite e la restante parte sono crediti v/soci, in diminuzione del capitale sociale. Inoltre i capitali dei terzi finanziatori e dei soci vengono remunerati accendendo ulteriori posizioni debitorie. Tipologie di flussi di cassa nella gestione finanziaria Flusso di cassa operativo, detto Free Cash Flow from Operations, che si genera dalla gestione ordinaria dell’impresa, indica la capacità dell’impresa di produrre moneta liquida per mantenere o incrementare le sue attività. Flusso di cassa per l’impresa, detto Unlevered Free Cash Flow, è l’entrata di moneta effettiva all’interno dell’impresa, dopo che l’imprenditore ha fatto gli investimenti necessari, dopo aver pagato le sue spese caratteristiche e dopo aver adempiuto ai suoi doveri con il fisco prima del rimborso del debito. Il flusso di cassa disponibile per gli azionisti, detto Free Cash Flow to Equity, tiene conto solo dei flussi di cassa dovuti agli azionisti, al netto di tutti i pagamenti effettuati e ricevuti anche dai detentori di capitale di debito. Rendiconto finanziario nella gestione finanziaria Il rendiconto finanziario è un utile strumento nella gestione finanziaria , descrive in maniera sintetica i flussi di cassa avvenuti in un determinato periodo. Analizza le fonti che hanno incrementato i fondi liquidi e gli impieghi che hanno decurtato le liquidità. Il flusso di CCN, Capitale Circolante Netto consente di verificare quali poste del CCN, hanno subito variazioni ed in che misura hanno contribuito alla variazione di CCN. Nell’esempio è facilmente intuibile quali sono i fattori che hanno generato risorse finanziarie e quali quelle che le hanno assorbito. Fonti Impieghi Crediti v/clienti 927.400 Crediti v/controllate 65.000 Ratei e risconti attivi 36.000 Cambiali attive e altri crediti 775.000 Partecipazioni 65.000 Altri titoli 16.000 Prodotti finiti 1.642.000 Merci 845.000 Acconti a fornitori 1.632.000 Mutui passivi 41.000 Obbligazioni 400.000 Debiti v/fornitori 3.496.000 Debiti previdenziali  162.000 Acconti da clienti 468.000   Ratei e risconti passivi 435.000 Debiti tributari 100.000 Cassa e banche 1562.000 Altri debiti 138.600 Banche c/c passivo 162.000 Utilizzo fondo svalutazioni crediti 40.000 Pagamento dividendi 686.000 Obbligazioni convertibili 450.000 Totale fonti 7023.400 Totale impieghi 7120.600         Le modalità di compilazione di questo documento sono stabiliti dal principio internazionale IAS n. 7 e, per l’Italia, nel principio OIC n.10 www.fondazioneoic.eu Il rendiconto finanziario deve  informare sulle modalità di reperimento (fonti) e di utilizzo (Impieghi) della risorsa finanziaria. Prima di procedere a qualunque analisi occorre stabilire quale sia la risorsa finanziaria di riferimento. Può essere individuata nel capitale circolante netto (CCN) o nel cash (cassa, saldo conti correnti attivi e passivi). Inoltre voglio anche invitarti a leggere un nostro articolo, come ti accennavo in precedenza, in cui parliamo di Crowdfunding, una modalità di reperimento fondi mirante a sostenere economicamente progetti tramite la gestione finanziaria di personale o gruppi di persone privi di disponibilità economiche per finanziarsi.   Finanziare l’azienda: L’impresa costituisce il motore di una nazione, la modalità per produrre beni o servizi e, allo stesso tempo, dare lavoro a molte persone . L’economia italiana si basa sull’industria di cui le singole imprese sono le protagoniste e, dal punto di vista di assetto organizzativo, queste si presentano, generalmente, in forma societaria. Esistono dunque diverse tipologie di impresa e, sia per motivi legati a situazioni contingenti che crisi economica che proprio come strumento di sostentamento minimo che consente di portare avanti la produzione, vi sono molti modi che consentono di finanziare efficacemente un’impresa. Il versamento di capitali per finanziare l’azienda Il versamento di capitali rappresenta la via principale per finanziare un’impresa. Per effettuare ciò si procede mediante l’elargizione di somme di denaro che transitano direttamente nelle casse della società. Tali somme possono essere vincolate, ossia possono essere legate all’esecuzione di un determinato adempimento oppure all’acquisto di un dato macchinario. Oltre a importi di denaro liquido possono essere versate azioni, titoli di Stato e altri emolumenti da sbloccare in caso di necessità. In questo modo, disponendo di una sorta di tesoretto da sfruttare nei casi di necessità, le imprese possono dunque fronteggiare ogni evenienza, che sia di carattere positivo che negativo. finanziare l’azienda per l’acquisto di macchinari Un’altra modalità di finanziamento è rappresentata dall’acquisto di macchinari da parte di soggetti terzi che, avendo a cuore le sorti dell’azienda, decidono di investire su di essa. Ad esempio, i macchinari di alta tecnologia o gli strumenti informatici costituiscono degli accessori indispensabili per lo svolgimento dell’attività, soprattutto quando si tratta di produrre prodotti moderni che entrano per la prima volta nel mercato. I fondi europei per finanziare l’azienda Quando non vi è la possibilità di avvalersi dell’aiuto di un finanziatore o benefattore esterno, per finanziare la propria impresa è possibile ricorrere ai fondi europei, messi a disposizione annualmente allo scopo. Tali fondi vengono resi conoscibili mediante appositi bandi ai quali gli imprenditori possono aderire presentando una domanda. Alcuni di essi sono a fondo perduto, ossia non è necessaria la restituzione, altri invece prevedono una restituzione favorevole, spalmata su un periodo di tempo più o meno lungo. I fondi regionali per finanziare l’azienda Determinate categorie di imprenditori, come ad esempio le donne, i giovani, i portatori di handicap, attraverso i fondi regionali, ossia di fondi messi a disposizione dalle varie regioni d’Italia, possono beneficiare di liquidità per porre in essere nuove imprese, per modernizzare o rendere maggiormente efficienti le aziende o per sanare situazioni compromesse. Hai dubbi su come gestire le disponibilità liquide all’interno della tua azienda o vuoi essere aiutato a redigere il rendiconto finanziario scrivici nei commenti e ti daremo il nostro aiuto oppure contattaci direttamente!
17 Agosto 2019
Aprire un Ristorante: breve report di iter e costi

Come aprire un ristorante

Come Aprire un Ristorante: Vediamo nello specifico, quali sono gli adempimenti da porre in essere per poter aprire un ristorante In questo periodo di crisi economica, dove molti piccoli esercizi locali sono costretti a chiudere, si è potuto notare, invece, il proliferare di moltissime nuove attività legate alla ristorazione. Questo grazie sia al fatto che, come è noto, la gente rinuncia a tutto ma non al buon cibo, sia grazie alla recente riforma sancente l’abolizione della vecchia separazione tra licenze bar e ristorante (con la conseguente possibilità per tutti di effettuare servizi di ristorazione ai tavoli). Vediamo, quindi, nello specifico, quali sono gli adempimenti da porre in essere per poter aprire un ristorante e, soprattutto, i relativi costi. Requisiti necessari per aprire un ristorante Per aprire un ristorante è necessario avere raggiunto la maggiore età, non essere stati dichiarati mai interdetti, incapaci di intendere e volere o falliti ed essere in possesso dell’EX REC, ora SAB, ovvero l’abilitazione alla Somministrazione di Alimenti e Bevande. Infatti, ai sensi della L.R. 29/2005 chiunque voglia aprire un’attività di commercio e somministrazione di alimenti e bevande deve soddisfare i requisiti richiesti, frequentando, se del caso, un apposito corso. E’, inoltre, necessaria l’idoneità sanitaria del locale scelto per il ristorante ed un piano HCCP a sostituzione del vecchio libretto sanitario. Iter burocratico per aprire un ristorante Per poter iniziare l’attività di ristorazione occorre aprire una partita IVA in forma individuale o societaria. La ditta o la società dovrà, quindi, essere iscritta presso gli istituti assicurativi e previdenziali ( INAIL ed INPS). Sarà, poi, necessario presentare la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) al Comune in cui ha sede l’attività. Il passo finale è la Comunicazione Unica da inviare, in modo telematico, alla Camera di commercio richiedendo, nel contempo la licenza commerciale . Quali sono i costi da sostenere per aprire un ristorante Affrontiamo, quindi, il problema dei costi da affrontare nel momento in cui si decide di aprire un ristorante, quantificando gli oneri. Mediamente, per dare il via all’attività, si spenderanno: € 400,00 circa per la partita IVA individuale e circa € 2000,00 in caso di costituzione societaria; € 5,16 per l’Iscrizione al CONAI (consorzio nazionale imballaggi); € 16,00 per diritti di bollo all’Agenzia delle dogane (in caso di vendita di alcolici); imposte TOSAP per insegna pubblicitaria alle tariffe richieste dai singoli Comuni; in caso di musica all’interno del locale, occorre versare i necessari diritti alla SIAE. Per tutti gli adempimenti sarà sempre preferibile farsi seguire da un professionista esperto del settore, al costo indicativo annuo medio di € 1500 circa. In conclusione, dietro l’apertura di un ristorante vi è un complesso iter procedurale e costi non indifferenti da sostenere. Tuttavia, con un pò di fortuna e con l’assistenza di un buon commercialista, il successo potrebbe essere dietro l’angolo. A chi va di provare?
16 Agosto 2019
gestione delleriunione

Riunione aziendale: Come organizzarla e condurla

La riunione aziendale è un momento in cui si fa il punto della situazione, in cui ci si confronta, si discute su ciò che va migliorato. Come organizzarla e condurla La riunione aziendale è un momento in cui si fa il punto della situazione, in cui ci si confronta, si discute su ciò che va migliorato e in che modo migliorarlo, si pongono gli obiettivi da raggiungere, analizzando il ruolo e le competenze di ogni risorsa umana, all’interno dell’azienda. Quando fare una Riunione aziendale Occorre capire però quando è necessario fare una riunione, quali sono le tempistiche per interrompere l’ordinario orario di lavoro e sospendere le attività per riunirsi intorno ad un tavolo; dunque occorre capire come rendere produttiva ed efficace la riunione, ottimizzando il tempo a disposizione. Una riunione può essere svolta per prendere decisioni in merito ad un nuovo progetto, per superare periodi di crisi, oppure per capire quali sono le esigenze dell’azienda in termini di assunzione di personale per incrementi di produttività. Se l’azienda è piccola, e non ha particolari esigenze di aumentare il fatturato, di fare nuovi investimenti, di ristrutturare l’assetto interno, allora si può stabilire una riunione ogni due mesi o, qualora ricorrano esigenze diverse, è possibile anticiparla. Il dirigente deve saper interpretare i bisogni, le necessità del team e capire quando è il momento cruciale,  per riunirsi insieme e discutere.  Come organizzare una Riunione aziendale E’ consigliabile seguire uno schema, organizzare delle slide in Power Point, che descrivono gli argomenti da trattare in seno alla riunione, dunque occorre organizzare la parte descrittiva e le parti grafiche che a volte aiutano a spiegare meglio i concetti, infatti le immagini chiariscono meglio un’ idea. Bisogna preparare il materiale cartaceo necessario, brochure, dépliant, cartelline con fogli e penne per consentire ai partecipanti di prendere appunti, di annotare dubbi o di scrivere domande che saranno rivolte nel corso della riunione ; occorre prevedere la durata della stessa, in genere, non può superare le due con un intervallo di pausa per consentire un’agevole attenzione. Occorre predisporre un computer portatile e un proiettore per far scorrere le slide e le immagini grafiche. Successivamente occorre scrivere l’oggetto della riunione, un titolo che racchiude la motivazione della riunione, con i nomi dei partecipanti e dei relatori, dirigenti, titolari, segretari coloro che prenderanno la parola per primi nel corso del dibattito e predisporre la sala, accogliente, pulita, ordinata e attrezzata di tutto il necessario, dalle bottiglie di acque e bicchieri, pacchetti di fazzoletti, salviettine imbevute, aria condizionata se è il periodo estivo, riscaldamenti adeguati nel periodo invernale. In che modo è davvero efficace la Riunione aziendale Una riunione è efficace se è stata capace di entusiasmare, di incuriosire, di chiarire tutti i dubbi e di porre le basi per una futura collaborazione sempre più rappresentativa degli interessi aziendali comuni. La riunione deve consentire la partecipazione di tutti attivamente, deve sollevare incertezze, deve indurre tutti a fare domande, a parlare, ma soprattutto deve consentire un ascolto attivo, il dirigente che dialoga deve mantenere una discussione aperta tutti devo manifestare ciò che pensano senza timore, senza sentirsi a disagio. Dunque la riunione deve essere dinamica, energica, vivace capace di destare meraviglia e di rendere tutti più laboriosi, intraprendenti, deve far nascere una crescente voglia di fare,  di prevalere sulla concorrenza e di essere più operosi. Portiamo in azienda i risultati con la Riunione aziendale La riunione si concluderà con un verbale che riporterà tutti i punti discussi in seno alla riunione, le decisioni assunte e le azioni da mettere in atto per realizzare quanto detto. La pianificazione servirà a portare in azienda i risultati. Ogni partecipante esprimerà un giudizio, un feedback su quanto appreso durante la riunione. Un consiglio potresti organizzare le riunioni anche fuori dall’ ambiente aziendale, magari potresti scegliere una location suggestiva e far precedere la riunione da inviti formali, bigliettini scritti con la data, l’ora e l’oggetto della riunione. Potrebbe essere una sorta di meeting di lavoro, che può svolgersi all’aperto, nei giardini di un hotel o in un’ampia sala di un ristorante adibita a riunione aziendale, ciò per consentire a tutti di essere più liberi di esprimersi e maturare idee e soluzione più creative. A questo proposito ti suggerisco un sito che ti consente di scegliere il luogo che meglio soddisfa le tue aspettative. Il sito si compone di varie sezioni dalla location eventi, al marketing alberghiero, all’organizzazione di eventi, cliccando su ognuna di esse scoprirai quale è la struttura più adatta a te, inoltre il sito di si compone di un assistente virtuale che può darti una mano nella ricerca e di una chat  attiva per il servizio clienti che allo stesso modo può aiutarti per qualsiasi problema. Se hai un’azienda e non sai come organizzare e gestire una riunione, in modo vincente, affidati a noi ti daremo suggerimenti utili per la pianificazione
16 Agosto 2019
Come fare il Project Manager

Project manager – Lavoro, stipendio e cosa fa

Il Project Manager è il responsabile che da vita ad un progetto partendo solo da un’idea; inoltre segue la direzione dei lavori, coordina tutte le attività Il Project Manager è il responsabile di progetto, colui che da vita ad un progetto partendo solo da un’idea; inoltre segue la direzione dei lavori, coordina tutte le attività, supervisiona  i materiali utilizzati e le risorse impiegate. E’ dotato di ottime capacità organizzative ed è un buon conoscitore del prodotto. Il Project Manager si occupa di tutte le fasi del progetto, coordina il team di risorse umane che realizzeranno concretamente il progetto, pertanto a lui non sono richieste particolari competenze tecniche Cosa fa il project manager Il Project Manager deve: seguire l’inizio del progetto fino alla chiusura dello stesso; deve garantire elevati standard di qualità dei prodotti o materia prime utilizzate; deve coordinare le risorse umane impiegati nel progetto; deve garantire che i costi del progetto, i tempi e le modalità di realizzo siano rispettate; deve supervisionare lo stato di avanzamento dei lavori, riducendo al minimo i rischi; deve essere un buon comunicatore; deve saper risolvere situazioni complesse, pianificando una soluzione; deve riuscire a resistere a periodi di stress; deve avere qualità di leadership; deve contabilizzare le risorse impiegate nel progetto per conto della sua azienda committente ; deve essere disponibile a trasferte. Lavoro del project manager In Italia  la legge del 14 gennaio 2013 n. 4 disciplina l’attività di Project Manager come attività professionale non organizzata in ordini e collegi, con la quale si intende qualsiasi attività economica, anche organizzata, che mira ad offrire servizi o opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente attraverso il lavoro intellettuale, ad esclusione di quelle previste dall’art. 2229 del codice civile. Chiunque eserciti un’attività non organizzata in ordini e collegi deve regolare il rapporto con il cliente mediante un atto scritto , indicando la disciplina applicabile e gli estremi della presente legge. Ogni professionista è dotato di libertà e di autonomia nell’espletamento del suo incarico, di indipendenza intellettuale e tecnica, osservando però i principi di buona fede e correttezza. La libera professione può essere esercitata in forma individuale, associata, sotto forma di cooperativa e di lavoro dipendente. Come si diventa project manager Non è prescritta dalla legge alcuna laurea specifica, in quanto i contesti in cui opera il Project Manager sono multidisciplinari pertanto a meno che l’azienda committente non abbia particolari pretese, sono ammesse tutte le lauree. Inoltre vengono organizzati appositi master e corsi di specializzazione in scuole di business management. Certificazioni del project manager Non è previsto nessun  percorso standardizzato per diventare Project Manager, ma è necessario conseguire alcune certificazioni che  caratterizzano l’identità del Project Manager. Il 29 novembre 2016 è stata pubblicata dall’ Ente nazionale italiano di unificazione la norma UNI 11648:2016. La norma prescrive le abilità professionali e le qualità, attitudini e predisposizioni naturali e caratteriali che un professionista deve possedere  e definisce i requisiti relativi all’attività professionale del Project Manager Anche in sede internazionale è stata recepita la UNI ISO 21500:2012 che disciplina la figura del Project Manager. Inoltre alcuni Organismi di Certificazione tra i quali Aicq-Sicev, Cepas, e Aica hanno provveduto ad accreditare i Project Manager in conformità alla norma UNI 11648:2016. Ti suggerisco di leggere la normativa  al seguente link –> http://www.normattiva.it Allo stesso modo consiglio di leggere la norma UNI 11648:2016 che ingloba la UNI ISO 21500:2012 al seguente link –> http://www.uni.com e invito a seguire la videointervista,  al coordinatore del gruppo di lavoro UNI, Pier Luigi Guida sul Project Manager , molto interessante ed esaustiva, al seguente link:    https://www.youtube.com/ dubbi su Come fare il Project Manager o vuoi sapere quanto guadagna? scrivilo nei commenti a presto
15 Agosto 2019
Come fare un’analisi SWOT

Come fare analisi swot

L’analisi swot serve a individuare le strategie da mettere in atto per rendere attrattivo il tuo modello di business e il tuo lavoro L’analisi swot serve a individuare le  strategie ottimali da mettere in atto per rendere attrattivi i tuoi articoli, il tuo blog, il lavoro online e in genere un po’ tutti i lavori,  anche in presenza di una spietata concorrenza. Serve ad individuare, attravero un’analisi di mercato, i fattori chiave che accrescono l’interesse del pubblico intorno ad un determinato argomento. Aiuta a capire e ad analizzare l’ambiente che ci circonda, i suoi cambiamenti da quali fattori sono determinati, come si evolvono le condizioni di mercato al variare di decisioni economiche, politiche e finanziarie. Bisogna focalizzare l’attenzione, nell’analisi di mercato, su punti di riferimento stabili e elementi variabili. Vediamo come costruire un’ analisi SWOT vincente. i 7 segreti dell’analisi SWOT di successo Individua una nicchia di mercato Proponi il tuo prodotto/servizio con elementi di novità rispetto a quelli già esistenti Offri una soluzione al problema o fornisci un’idea capace di innovare Studia come soddisfare e aiutare le persone con il tuo servizio/prodotto Analizza i Punti di forza e Punti di debolezza del tuo progetto Elenca le Opportunità e le Minacce Organizza e pianifica Come presentare un’analisi swot vincente Prima di presentare un progetto, occorre elaborarlo tante volte nella propria mente, non solo, bisogna costruirlo a tavolino, come un disegno, bisogna prendere un album da disegno con una matita, dei colori, una gomma e fare uno schizzo, una bozza per tenere memoria di quella determinata ispirazione in quel preciso istante. L’analisi swot, ci aiuta in questo perché ci consente di analizzare il nostro progetto da una prospettiva singolare e non comune, che va a dimostrare non solo i punti di forza e le opportunità che una nostra idea può riscuotere in un determinato mercato, ma analizza anche i punti di debolezza e le minacce che può andare incontro la nostra idea. Nicchia di mercato nell’analisi swot Molte informazioni ci arrivano proprio dal mercato in cui vogliamo investire e dalla nicchia di potenziali clienti che vogliamo conquistare, dunque per capire cosa può essere utile in un territorio bisogna vivere su quel determinato territorio, svolgere delle piccole interviste, parlare con le persone del luogo e con chi ha attività commerciali, insomma fare un po’ di ricerche.    Qualità e caratteristiche dei servizi nell’analisi swot Verificare se il prodotto, che abbiamo pensato di produrre o di vendere e, il servizio, che intendiamo offrire è già presente in quel territorio, quasi sicuramente, a quali prezzi è venduto o offerto, come possiamo migliorare il prodotto o il servizio esistente, apportando migliorie e elementi di novità al nostro che vogliamo immettere sul mercato. Quali caratteristiche deve avere il nostro servizio/prodotto rispetto a uno già esistente per essere preferito e gradito dai potenziali clienti. Analisi swot e i punti di debolezza L’analisi swot consente di ridurre al minimo il rischio di fallimento a cui l’imprenditore è esposto quando non conosce bene il proprio mercato o quando pur conoscendolo non riesce a far decollare il suo business per fattori esterni condizionati da variabili costanti per un lungo lasso  di tempo. Si pensi alle ripercussioni che specifiche scelte politiche possono avere sull’economia, sul mercato del lavoro, sulla reputazione e la solvibilità finanziaria agli occhi di investitori esteri, di come può incidere il peso di certe scelte sui prezzi dei prodotti al consumo o sui servizi garantiti alla collettività, di quanto i tagli ai servizi prioritari hanno condizionato le scelte dei cittadini nel reperire fonti alternative altrove. A ciò si aggiunge la scarsa fidelizzazione del cliente, la poca presenza sul mercato, poca conoscenza del marketing, prodotti offerti poco richiesti. Le minacce provengono dalla concorrenza aggressiva. Analisi swot e i Punti di forza L’imprenditore dopo aver fatto le sue indagini e le sue ricerche accurate riesce a creare condizioni che garantiscono la soddisfazione del cliente tenendo conto delle sue aspettative e dei suoi gusti. L’imprenditore crea relazioni, contatti sociali, empatia, curando il cliente con gentilezza, con cortesia, con pazienza e perseveranza. Crea una rete di vendita organizzata che consente la consegna puntuale del prodotto o servizio di qualità, affermando sempre di più la sua presenza sul territorio, cosicché da essere riconoscibile come diverso dagli altri. Proprio nei momenti di crisi possono nascere nuovo opportunità in altri settori, occorre saper sfruttare il momento sfavorevole per alcuni settori per trarne vantaggio. Pertanto se da un lato c’è chi perde, dall’altro lato c’è chi vince. Bisogna capire a cosa aspiriamo noi per trovare il lato positivo anche nei momenti meno favorevoli. Pensiamo ai tanti franchising  nati in seguito alla liberalizzazione nei settori prima di monopolio dello Stato, sostitutivi di poste, enel energia, ferrovie dello stato, che hanno saputo sfruttare la carenza dei servizi offerti e si sono imposti riuscendo ad ottenere ottimi riscontri. Voglio segnalare un sito molto esaustivo che parla dell’analisi SWOT e di come possa essere utilizzata all’interno del proprio business plan, infatti è importante inserirla nel piano di marketing partendo proprio dall’elaborazione di un piano editoriale, con esempi pratici e articoli correlati molto interessanti www.mysocialweb.it Inoltre segnalo due dei nostri articoli  inerenti  al business plan e al controllo di gestione  in cui troverete utili spunti. Se avete dei dubbi scriveteci nei commenti cosicché possiamo aiutarvi a mettere a punto la vostra analisi SWOT analizzando la vostra idea.
14 Agosto 2019
Come si calcola l’autofinanziamento societario

Autofinanziamento: Come si calcola nelle società

L’autofinanziamento è la capacità dell’azienda di far fronte alle esigenze finanziarie, si pensi all’azienda che ha sostenuto dei costi per fare investimenti L’autofinanziamento è la capacità dell’azienda di far fronte alle esigenze finanziarie, si pensi all’azienda che ha sostenuto dei costi per fare investimenti  ma non ha ancora ottenuto degli introiti, senza ricorrere a forme di indebitamento o a capitale di credito ma grazie agli utili conseguiti dall’azienda stessa e non prelevati. Autofinanziamento come forma di risparmio L’autofinanziamento inteso come forma di risparmio capace di coprire il fabbisogno finanziario richiesto dalla gestione stessa dell’azienda per sostenere investimenti miranti allo sviluppo aziendale. Fabbisogno finanziario e autofinanziamento con le risorse interne Utilizzando gli utili conseguiti, gli accantonamenti per rischi e oneri, gli ammortamenti,  evitando di ricorrere a finanziamenti esterni, riducendo l’indebitamento, riducendo i debiti più di quanto si sono ridotti gli investimenti nel corso della gestione. autofinanziamento con risorse interne proprie Il trattamento di fine rapporto, il TFR, rappresenta una delle principali forme di autofinanziamento dell’azienda, infatti è una risorsa a cui è possibile attingere grazie alle quote accantonate durante gli anni. Utili portati a nuovo  sono gli utili non distribuiti tra i soci ma reinvestiti all’interno dell’azienda stessa. Accantonamenti  per fondi rischi e oneri futuri  le risorse accantonate consentono di coprire i costi e le perdite che si sono manifestate nell’esercizio. Spesso rappresentano una solida forma durevole  di finanziamento  per l’impresa. Infatti secondo l’art. 2424 bis, comma 3 del codice civile  gli accantonamenti per rischi ed oneri sono destinati a coprire perdite o debiti di natura determinata, di esistenza certa o probabile dei quali tuttavia alla chiusura dell’esercizio sono indeterminati l’ammontare o la data di sopravvenienza.  Ammortamento è un procedimento tecnico-contabile che consente di ripartire il costo sostenuto dall’azienda per acquistare un bene durevole da impiegare nel processo produttivo per più anni. Si pensi ad un macchinario il cui costo pluriennale viene ripartito tra gli esercizi di vita utile del bene, in virtù della sua utilità aziendale. Il costo viene ripartito in quote costanti per il numero degli anni in cui sarà utilizzato il bene. L’ammortamento offre la possibilità all’azienda di recuperare il capitale investito, di procurarsi liquidità imputando a conto economico i costi non monetari, contrapposti a ricavi monetari derivanti dalle vendite. Ripartizione del fabbisogno finanziario nell’autofinanziamento E’ necessario effettuare un’ adeguata e puntuale qualificazione del fabbisogno al fine di scegliere  le più opportune modalità di copertura. Pertanto è possibile distinguere il fabbisogno in: Fabbisogno duraturo, legato ad investimenti in immobilizzazioni e quindi a ciclo economico pluriennale, il cui valore si riduce di anno in anno per effetto del processo di ammortamento; tali investimenti richiedono un esborso concentrato nel tempo e non sono liquidabili fino al momento della sostituzione; Fabbisogno duraturo legato a poste rinnovabili. E’ il caso del capitale circolante il cui ammontare complessivo può rimanere invariato anche se le singole poste che lo compongono mutano continuamente. Fabbisogno temporaneo è estraneo alla ordinaria gestione dell’impresa, si pensi ad eventi occasionali, esempio investire in scorte speculative legata a circostanze che rendono favorevole l’operazione di acquisto. Il fabbisogno finanziario si caratterizza per la durata e la stabilità, pertanto le imprese devono assicurarsi una tempestiva disponibilità di fondi ma anche un piano  di rimborso  di finanziamenti  coerente con la capacità dell’impresa di adempiere regolarmente ai pagamenti. Esempio un mutuo decennale è adatto a far fronte all’esigenza di acquistare un impianto di durata pluriennale. Gli ammortamenti che si genereranno da questo investimento si tradurranno in una sorta di autofinanziamento poiché mettono a disposizione i flussi necessari per sostenere le operazioni di mutuo. E’ importante la coerenza temporale tra fonti e impieghi perché garantisce un rientro di capitale nei termini prestabiliti. Patrimonio netto  Il patrimonio netto è l’insieme delle risorse, differenza attività e passività, che un’azienda possiede come finanziamento interno, detto anche capitale proprio, e si compone di: Capitale sociale, apporti dei soci in denaro o in natura, l’insieme dei mezzi necessari, a dare vita alla società; Riserve, utili non distribuiti, che possono essere utilizzate per aumentare il capitale o per garantire stabilità al capitale sociale in caso di perdite; Perdite che si sono verificate nell’ esercizio e che devono essere sanate con le risorse disponibili. Utili conseguiti in attesa di destinazione. Possono essere distribuiti ai soci, investiti per aumentare le riserve o usati per coprire le perdite. Correlazione entrata finanziaria e entrata monetaria Affinché l’azienda possa contare sulle proprie risorse interne è necessario che le entrate finanziarie si traducano in entrate monetaria. Si pensi ad un credito, potenziale entrata finanziaria, finché non viene riscosso, finché non si traduce in denaro contante,  l’azienda pur essendo solida finanziariamente, dal punto di vista monetario, non ha soldi. Esempio  di autofinanziamento Flussi di impiego Flussi di finanziamento Capitale lordo   Autofinanziamento netto di esercizio (E) 386 Scorte liquide 48 Fonti esterne   Crediti di regolamento 210 Indebitamento per prestiti 146 Magazzino 70 Rimborso per prestiti -108 Totale (A) 328 Indebitamento netto (F) 163 -Passivo corrente       Debiti di regolamento 158     Debiti presunti 104     Totale (B) 262     Capitale circolante netto (C=A-B) 66     Immobilizzazioni nette (D) 521     Fabbisogno capitale per flussi netti di impiego (C+D) 587 Coperture da flussi netti di finanziamento (E+F) 587 Dall’esempio emerge che l’azienda ha un’ottima capacità di autocopertura finanziaria, infatti l’autofinanziamento generatosi dalla gestione corrente per 386  contro un fabbisogno per circolante netto per 66. Un altro esempio pratico e molto chiaro è rappresentato sul seguente sito http://www.businessplanvincente.com in cui sono descritte due situazioni: la prima è il caso in cui un’azienda ricorre al finanziamento di investimenti  con i debiti e con versamenti da parte di soci. Un altro è il caso  in cui l’azienda ricorre per la maggior parte a proprie risorse interne, dunque all’autofinanziamento.  Inoltre in un nostro precedente articolo abbiamo affrontato la tematica inerente al controllo di gestione, alla pianificazione finanziaria per avviare il controllo di gestione, al piano degli investimenti in capitale fisso ai fini del controllo di gestione, al piano degli investimenti in capitale circolante, con budget di cassa utile strumento per il controllo di gestione ed  esempio pratico di controllo di gestione, al seguente link: Come avviare il controllo di gestione Se hai bisogno di aiuto per pianificare le tue risorse possiamo aiutarti nel calcolo specifico del fabbisogno finanziario che soddisfi le tue esigenze.  Se hai Ancora dubbi su Come si calcola l’autofinanziamento scrivilo nei commenti, a presto!
10 Agosto 2019
E-commerce: è sempre necessario emettere fattura?

Sito e-commerce: obbligo di emettere fattura?

E-commerce: Si è affermato un nuovo modo di fare acquisti, quali sono notevolmente cambiati negli ultimi anni. Tutta la verità sull’ecommerce E-commerce: Nel nostro stile di vita e nelle nostre abitudini si è affermato  un  nuovo  modo di fare acquisti, i quali sono notevolmente cambiati negli ultimi anni. I nostri consumi si sono modificati e si sono orientati in una dimensione più evoluta e tecnologica. Oggi prima di acquistare materialmente un bene, o di usufruire di un servizio raccogliamo informazioni in merito a quel determinato bene e a quel preciso servizio; compiamo una sorta di indagine alla fonte mediante uno strumento telematico quale internet. Oggi siamo più attenti, non solo, ma anche più esigenti e vulnerabili, l’importanza di una recensione positiva  o negativa ha un peso notevole nelle nostre scelte, in quanto ha il potere di influenzarle considerevolmente. Modalità di acquisto con E-commerce  diretto e E-commerce indiretto  Quando acquistiamo un bene online, per esempio un e-book, che mediante la registrazione al sito e l’accesso con propria password e account , abbiamo provveduto a scaricare  direttamente sul nostro pc e ci viene consegnato in formato digitale, se non abbiamo la partita iva perché siamo consumatori finali privati, non titolari di partita IVA, allora il nostro editore o società editrice non ci addebita l’IVA, anzi non emette nemmeno fattura nei nostri confronti, ma annoterà la transazione di acquisto nel suo registro di corrispettivi. In questo caso siamo in presenza di E-commerce diretto disciplinato dall’ art. 1 del D.lgs. n. 42/2015 che stabilisce che i servizi elettronici di telecomunicazione e teleradiodiffusione, sono rilevanti ai fini fiscali nel Paese del committente, indipendentemente dal luogo di stabilimento del prestatore. Diversamente dall’ e-commerce diretto, abbiamo  l’E-commerce indiretto con il quale anche se acquistiamo online con i mezzi di pagamento più noti e sicuri, quali paypal, carte di credito, carte di debito prepagate rientranti nel circuito mastercard, visa ecc. non possiamo usufruire del bene scaricandolo telematicamente con il download sul nostro pc, ma il bene ci verrà consegnato materialmente dal Corriere. Disciplina IVA nell’ E-commerce diretto Per gli acquisti tra soggetti titolari di azienda, dunque imprenditori, che per esercitare la loro attività hanno bisogno di aprire la partita IVA la fattura non sarà soggetta ad IVA e l’imposta verrà applicata dal committente con il meccanismo del reverse charge, inversione contabile , con la quale l’onere della prova ricade sul cliente, il quale sarà tenuto a versare l’IVA dovuta sostituendosi al suo fornitore che non addebiterà più l’IVA in fattura. Se il soggetto è un utente privato residente in Italia, allora l’operazione di acquisto sarà soggetta ad IVA in Italia, qualora, invece, si tratta di un consumatore finale, o meglio, un cliente che risiede in uno dei Paesi dell’UE, il prestatore del servizio o fornitore del bene, farà pagare l’IVA prevista nel Paese dell’UE del committente, prima di aver proceduto all’identificazione ai fini IVA nel Paese UE del committente, oppure potrà ricorrere al regime speciale del Mini Sportello Unico (MOSS). Mini Sportello Unico: MOSS Questo Mini Sportello Unico consente a chi opera online di vendere a clienti privati, non soggetti passivi IVA, privi di partita IVA, i propri prodotti digitali in diversi Paesi europei, oltre i confini nazionali, per servizi di telecomunicazione; di teleradiodiffusione; prodotti digitali come info-prodotti digitali video-corsi in formato digitale, e-book, software, lezioni in modalità e-learning ( a distanza), giochi, musica,  senza doversi registrare e presentare la dichiarazione IVA in tutti i Paesi in cui si hanno scambi commerciali. Inoltre viene data la possibilità di scegliere questo anche ai titolari di partita IVA sia europei che extra-europei. E-commerce indiretto: disciplina IVA Anche nel E-commerce indiretto le operazioni sono rilevanti nel Paese del soggetto cliente però la disciplina IVA è diversa. Se un soggetto titolare di partita IVA acquista un bene, il fornitore che gli ha venduto quel bene emetterà una fattura non soggetta ad IVA e l’imposta sarà applicata dal cliente-committente, soggetto passivo IVA, ricorrendo allo strumento del reverse charge. Qualora ad acquistare il bene sia un cliente privato residente in Italia allora l’operazione sarà soggetta ad IVA in Italia. Caso particolare: Vendite a distanza Un breve cenno meritano le vendite a distanza effettuate nei confronti dei clienti privati che risiedono in uno dei Paesi dell’UE, per le quali viene applicata l’IVA italiana se le operazioni effettuate non superano la soglia dei 100.000,00 mila euro nell’anno in corso o nell’anno solare precedente. Qualora questo limite venga superato verrà applicata l’IVA nel Paese di destinazione e il fornitore del bene o prestatore del servizio è tenuto a nominare un rappresentante fiscale, a emettere fattura nei confronti del cliente; a compilare e presentare il modello INTRA 1-bis, ad assolvere agli adempimenti IVA previsti nel Paese estero. E-commerce: nessun obbligo di emissione fattura L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione  274/E/2009 ha stabilito che i fornitori non sono obbligati a emettere fattura, scontrini, ricevute fiscali per le cessioni nei confronti di clienti privati sia esso E-commerce diretto che indiretto. E’ necessario emettere fattura solo quando lo richiede il cliente al momento dell’operazione. Nell’E-commerce diretto è obbligatorio invece certificare i corrispettivi pe r le operazioni effettuate nei confronti di committenti titolari di partita IVA, sia residenti che non, ed è obbligatorio emettere la fattura in ordine di data e di numero progressivo. I corrispettivi devono essere annotati nel registro dei corrispettivi di vendita entro il giorno successivo, non festivo alla consegna del bene o all’incasso del corrispettivo e il venditore è soggetto alle liquidazioni periodiche IVA e deve conservare tutta la documentazione. Il commercio online si è imposto a tal punto da modificare il nostro stile di vita. Basti pensare a tutte le volte che acquistiamo un vestito, su un sito online, comodamente da casa, che ci verrà consegnato successivamente dal Corriere, o quando usufruiamo di un video-corso in modalità e-learning, o quando compriamo un info prodotto digitale e dopo averlo scaricato sul nostro pc, lo possiamo usare subito, evitando di recarci personalmente al negozio e di restare imbottigliati nel traffico.   Se hai bisogno di aiuto perché intendi avviare un’attività di E-commerce, o semplicemente vuoi sapere se la fattura che hai ricevuto dal tuo fornitore rispetta la normativa vigente in tema di commercio online, non rimandare, contattaci subito, ti forniremo una consulenza puntuale e su misura per te. Ancora dubbi sull’argomento? Srivilo nei commenti
10 Agosto 2019
Venture Capital:  cosa sono e come trovarli

Venture Capital – investitori, fondo e funzionamento

Venture capital – una nuova forma di investimento alternativa ed ha ad oggetto principale aziende e startup con elevato indice di fallimento Il Venture Capital è una forma di investimento alternativa, molto rischiosa, in quanto ha ad oggetto imprese e startup con un elevato indice di fallimento, ma in caso di successo i ritorni in termini di capitale sono così elevati da riuscire a coprire gli investitori delle perdite subite.  Questo è il motivo che rende questa forma di finanza molto attrattiva. Come funziona il venture capital Le persone che gestiscono un fondo di VC sono chiamati venture capital, i quali raccolgono i capitali rivolgendosi alle banche, alle fondazioni bancarie, alle assicurazioni, agli enti previdenziali e enti pubblici territoriali. Dopo aver raggiunto la somma prevista nel loro business plan, acquisiscono quote della società e aiutano la stessa  fornendo loro competenze manageriali, tecniche , relazionali. Ovviamente per realizzare ciò è richiesta la presenza del Venture Capital nel direttivo della società. Gli elementi che inducono il Venture Capital a decidere di investire in una società sono: l’ampio  mercato di riferimento, la competitività del prodotto o servizio già acquisito sul mercato, la presenza di uno staff competente e affidabile. Investitori istituzionali e fondi venture capital I primi sono gli investitori istituzionali più probabili quali  family office, holding, fondi sovrani, privati molto abbienti, sono coloro che praticamente mettono i soldi; i secondi sono  le persone fisiche che gestiscono il fondo stesso. Nulla vieta che il General Partner sia anche colui che investe nel fondo. https://www.startupbusiness.it/cose-il-venture-capital/88667/ Forma giuridica SGR di venture capital in italia Il fondo di venture Capital italiano affinché  sia  autorizzato ad operare deve assumere la forma giuridica della SGR , società di gestione del risparmio. Si devono pertanto costituire sotto forma di società per azioni a regime speciale secondo le norme del Tuf, Testo Unico Finanziario, secondo la disciplina stabilita dagli artt. 34 e 35. La Banca d’Italia stabilisce l’ammontare del capitale sociale. I partecipanti devono possedere i requisiti di onorabilità, professionalità secondo quanto indicato nell’art. 14 del Tuf. Gli stessi requisiti di onorabilità e professionalità devono essere posseduti da tutti coloro che svolgono compiti di amministrazione, controllo e direzione. Struttura societaria di venture capital E’ molto importante la struttura del gruppo di eventuale appartenenza della società. Non deve infatti essere tale da “pregiudicare l’effettivo esercizio” delle funzioni di vigilanza. L’atto costitutivo e lo statuto della società dovranno essere integrati da un documento in cui viene esplicitato e chiarito il programma con l’elenco delle attività iniziali della società. Occorre infine una relazione sul suo assetto organizzativo. Sarà la Banca d’Italia ad autorizzare l’esercizio delle attività, essendo tuttavia stabilito dal secondo comma della norma che la autorizzazione deve essere “ negata” qualora esistano motivi sufficienti per ritenere che l’operare della società non potrebbe garantire una sana e prudente gestione delle risorse finanziarie ad essa consegnate. Inoltre la Banca d’Italia provvederà a garantire la stabilità patrimoniale e il contenimento del rischio, essendo perciò necessarie le più rigorose valutazioni in tema di adeguatezza strutturale e patrimoniale della società. Casi di successo nel venture capital I principali fondi di Venture Capital di tutto il mondo, quali Battery Venture, Accel, Bessemer, Andreessen Horowitz, Greylock Ventures, Sequoia, Kleiner Perkins,  hanno investito in alcune startup note. Ne citiamo alcune a titolo di esempio: la Nauto, è una telecamera per automobili dotata di intelligenza artificiale capace di rilevare in anticipo i pericoli per gli automobilisti, ha ricevuto finanziamenti per un totale di 173,9 milioni. https://www.nauto.com/ Altro esempio è la Zume Pizza, una startup capace di portare la robotica in cucina, offre una vasta gamme di pizze, con consegna di pizza calda a domicilio come se fosse stata appena fatta.  E’ possibile installare anche l’app  sul proprio smartphone e ordinare direttamente la pizza. Ha ricevuto 48 milioni di finanziamenti. https://zumepizza.com/ Toast è un’applicazione usata dai ristoratori che raccoglie le ordinazioni e riceve anche gli ordini da consegnare a domicilio. Ha ricevuto 134 milioni di finanziamento. Riscuotendo molti consensi. https://pos.toasttab.com/  Caso di venture capital: Reflektive È un software che fornisce feedback sulle prestazioni dei dipendenti, integrabile con applicazioni professionali come Outlook, Slack o Gmail. Ha ricevuto 41,6 milioni di finanziamenti   https://www.reflektive.com/ In conclusione il venture capital è quell’area molto specifica che si occupa di investimento l’early stage, ossia l’insieme dei finanziamenti, seed financing e startup financing, che mirano a sostenere e ad affiancare le startup o imprese innovative con elevata probabilità di crescita nei primissimi anni della loro vita aziendale; e di l’expansion financing, ossia quella serie di operazioni  da attuare in imprese già esistenti (scaleup) che hanno bisogno di capitali per affermare, rafforzare  e  velocizzare la crescita in atto e indirizzarsi verso la exit o l’IPO. Dubbi su Come trovare i Venture Capital? Scrivilo nei commenti
9 Agosto 2019
Break Even Point: cos’è, definizioni e managment

Break Even Point, calcolo del punto di pareggio

Il Break Even Point è il punto di pareggio detto anche punto di rottura in cui i ricavi totali previsti eguagliano i costi previsti per produrlo Il break Even Point è il punto di pareggio detto anche punto di rottura. Definizione di break even point E’ un punto di pareggio in cui i ricavi totali previsti per la vendita di un prodotto eguagliano i costi previsti per produrlo, ovvero quante unità produrre per arrivare a coprire i costi della produzione. In corrispondenza di questo punto di rottura o di equilibrio nel Break Even Point, le quantità prodotte di un bene sono esattamente uguali alle quantità vendute dello stesso bene, pertanto i ricavi totali presunti saranno uguali ai costi totali presunti. Presupposti del break even point Il punto di pareggio e di equilibrio o Break Even Point si realizza se sono soddisfatti i seguenti presupposti: il volume di produzione deve essere uguale al volume delle vendite, i costi variabili devono essere proporzionali, i costi fissi devono essere costanti  nonostante il variare della quantità prodotta complessiva, il prezzo di vendita unitario deve essere fisso. Esempi excel di costi fissi nel break even point I costi sono definiti fissi se restano costanti entro un intervallo di tempo definito relevant range  e non variano al variare delle quantità prodotte e vendute. Si pensi all’affitto dei locali, ai costi di riscaldamento, ai costi di pulizia, alla vigilanza, alla pubblicità,  agli ammortamenti, agli stipendi per il personale, che un imprenditore piccolo o grande che sia sostiene, indipendentemente dal volume d’affari e dalla produzione. Infatti l’imprenditore potrebbe anche attraversare periodi di forte crisi in cui a fronte di una adeguata ed equa produzione  non riesce a realizzare grandi volumi di vendita con la conseguenza che a stento riesce a fronteggiare le spese e ad adempiere a tutti gli impegni assunti con i fornitori. Spese e impegni fissi che è obbligato ad onorare. Esempi excel di costi variabili nel break even point I costi variabili invece variano al variare dei livelli di attività. Si pensi ai costi sostenuti per l’acquisto di materie prime, costi per la manodopera diretta, costi per lavorazioni esterne, provvigioni pagate ad agenti e rappresentanti di commercio. In questo caso l’imprenditore può decidere se acquistare o meno e se sostenere tali costi, in quanto ha più autonomia, perché tali spese si riferiscono alla produzione di un bene in senso stretto per il quale se non vi è richiesta da parte del mercato l’imprenditore non affronta le spese di materie prime, non si approvvigiona e non si indebita nei confronti dei fornitori, allo stesso modo non ha bisogno di dipendenti che lavorano alla produzione del suo bene, né di chi promuove il suo bene sul mercato, quali agenti e rappresentanti. L’insieme di questi costi fissi e costi variabili che fanno parte di uno specifico Conto Economico determinano il margine di contribuzione, ossia la misura in cui le vendite sono in grado di coprire tutti i costi fissi. Cos’è il relevant range nel break break even point È un indicatore che misura la velocità di movimento di prezzo di un prodotto, ossia la differenza tra il prezzo di mercato più alto e quello più basso all’interno di un determinato periodo di tempo. Un vasto range di prezzo in un determinato mercato, indica alta volatilità in un dato periodo. Se si opera a lungo in un mercato con un determinato range di prezzo, il limite più alto e quello più basso possono essere assunti come solide aree di supporto e resistenza. Rappresentazione grafica e formula break even point Il Break Even Point può essere rappresentato graficamente. Poniamo sull’asse delle ascisse le quantità prodotte  del bene P, che sta per pomodoro e vendute dello stesso bene, su quello delle ordinate l’ammontare dei costi sostenuti per produrre i pomodori e dei ricavi incassati dalle vendite e rappresentiamo il tutto con delle rette. La retta dei ricavi totali parte dall’origine degli assi, in corrispondenza del quale il volume è zero e il ricavo è zero perché ancora non abbiamo iniziato la nostra produzione, man  mano che iniziamo a produrre e vendere i pomodori la retta si inclina in proporzione al prezzo unitario del pomodoro. I costi fissi sono rappresentati da una retta parallela all’asse delle ascisse perché non variano al variare delle quantità prodotte e vendute, invece i costi totali, somma dei costi variabili e dei costi fissi, sono rappresentati da una retta che ha per intercetta, sull’asse delle ordinate, l’ammontare dei costi fissi e la cui pendenza dipende dal tasso di crescita dei costi variabili al variare delle quantità prodotte e vendute. Il punto di pareggio in cui si incrociano per il Break Even Point, o meglio si intersecano la retta dei ricavi totali e la retta dei costi totali rappresenta il volume  minimo di produzione-vendita al di sotto del quale entriamo nell’area della perdita e al di sopra del quale, si hanno margini crescenti di utile, ossia di guadagno,  fino a raggiungere il massimo guadagno in corrispondenza del massimo volume di produzione e vendita. Le aziende industriali, produttrici di pomodori presentano costi fissi elevati in corrispondenza dei quali il punto di equilibrio nel Break Even Point è più elevato. Margine di sicurezza nel break even point Un indice molto importante da tenere in considerazione è il margine di sicurezza che indica di quanto possono contrarsi le vendite attuali prima che l’impresa inizi a realizzare perdite. Di quanto l’impresa può sopportare una contrazione dei ricavi di vendita attuali prima di entrare nell’area delle perdite. Ovviamente si deve verificare una riduzione fisica di produzione del bene prodotto  a prescindere dalla riduzione del prezzo unitario di vendita, il quale, pur contraendo il fatturato, potrebbe non comportare alcuna riduzione nei volumi prodotti e venduti e, di conseguenza, a nessuna riduzione dei costi variabili, portando in questo caso a variare la retta dei ricavi, a spostare il punto di pareggionel Break Even Point e a far perdere di significato il margine di sicurezza. In conclusione il margine di sicurezza evidenzia la capacità di resistenza dell’impresa di fronte ad un calo della domanda. Il margine di sicurezza è legato alla dimensione delle vendite di equilibrio quanto più queste sono basse tanto più il BEP cade in prossimità dell’origine degli assi e quindi tanto più ampio può essere il margine di sicurezza ed elevata la potenzialità economica strutturale dell’impresa. Il Break Even Point è un valido e affidabile strumento operativo per prevedere i profitti in funzione del livello produttivo, anche, perché rispetto alle rappresentazioni statiche date dalla normale contabilità, introduce un elemento più dinamico nella rappresentazione delle componenti di reddito. Ancora dubbi sul Break Even Point? scrivilo nei commenti
9 Agosto 2019
Smart working: cos’è il contratto di telelavoro?

Smart working: Cos’è il contratto di telelavoro

Il contratto di telelavoro è una nuova forma di lavoro subordinato, introdotta dalla Legge n. 81/2017, che per concretizzarsi non presuppone la presenza fisica a Smart working Il contratto di telelavoro è una nuova forma di lavoro subordinato,  introdotta dalla Legge n. 81/2017,  che per concretizzarsi non presuppone la presenza fisica del lavoratore dipendente in ufficio o in azienda,  ad orario prestabiliti. Al lavoratore è riconosciuta ampia libertà decisionale e autonomia organizzativa nell’adempiere alla sue prestazioni lavorative, in quanto le stesse si esplicano mediante l’ausilio di Tecnologia Informatica e della Comunicazione, quale pc, connessione a internet, l’uso del telefono, fax, stampante, fotocopiatrice e scanner, in ogni luogo attrezzato a ciò, diverso dal posto di lavoro tradizionale a cui siamo abituati. Dunque il lavoratore può onorare gli impegni assunti verso l’azienda anche all’esterno della stessa in qualsiasi momento usando gli strumenti telematici. Il telelavoro flessibile Una sorta di telelavoro era già presente in Italia prima della Legge n. 81/2017, con l’accordo  interconfederale del 9 giugno 2004 che disciplinava il telelavoro domiciliare. L’art. 18 del Testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017 “promuove il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.” Contratto di telelavoro in forma scritta L’art. 19 del Testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017 stabilisce che la forma che deve assumere il contratto di telelavoro non può esulare dalla forma scritta, ai fini della sua regolarizzazione e della prova legale dello stesso tra le parti.  L’art. 21 del testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017  “Disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore. L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro” Assenza di controllo del datore di lavoro Diciamo che è impossibile per il datore di lavoro controllare l’attività del dipendente dal momento che la stessa si svolge fuori dai locali aziendali,  però se è stata assicurata la possibilità di svolgere la propria prestazione lavorativa da casa, vuol dire che la fiducia è già stata data al lavoratore, dunque parlare di un potenziale esercizio di potere sembra un controsenso. Piuttosto il datore di lavoro dovrebbe mettere in atto tutte le misure cautelative e preventive in materia di sicurezza sul lavoro e di tutela della salute del lavoratore dai rischi derivanti dall’esercizio della sua prestazione  lavorativa al di fuori dei locali aziendali. Diritto di disconnessione La Circolare n. 48 dell’INAIL e gli artt. 22-23 della Legge 81/2017 riconoscono al lavoratore il cd. diritto alla disconnessione, ossia il diritto al riposo settimanale e alle pause giornaliere alla stessa stregua di un normale rapporto di lavoro subordinato. Infatti l’accordo in materia di Smart working  individua anche le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Allo stesso modo il lavoratore ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi nazionali e aziendali, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda. Vantaggi per il lavoratore Per i lavoratori i vantaggi sono diversi. Innanzitutto eviteranno di prendere l’auto, o qualsiasi altro mezzo di trasporto pubblico o privato, bus, treno, taxi, per raggiungere la propria sede di lavoro e di restare imbottigliati nel traffico. Inoltre ridurranno i ritmi frenetici, lo stress e i costi che comporta il carburante, la manutenzione alla propria auto e gli abbonamenti ai mezzi pubblici. Il dipendente potrà contare su un miglioramento qualitativo della propria  vita, in quanto potrà gestire meglio gli impegni familiari e sociali. Lavorare comodamente da casa  riduce i costi di un pranzo fuori casa, spesso disordinato e ricco di grassi e zuccheri , a differenza di un pranzo nutriente e proteico, fatto di verdura, frutta, carboidrati  che ristabilisce il nostro equilibrio alimentare con continuità settimanale, aiutandoci a sentirci in forma, energici, di buon umore e contribuisce a non avere cali di concentrazione e rendere al massimo. A ciò va unita anche una adeguata attività fisica, infatti lavorando agevolmente da casa è possibile conciliare il lavoro con i propri hobby, come dedicarsi a una passeggiata salutare o a un giro in mountain bike. Vantaggi per l’azienda L’azienda  vedrà  diminuiti  poco a poco i permessi di lavoro richiesti dai propri dipendenti, caleranno le giornate non lavorate. In virtù di una norma contenuta nell’articolo 23 del D.Lgs 15 giugno 2015, n. 80  i datori di lavoro privati che ricorrono  all’istituto del telelavoro per motivi legati ad esigenze di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro in forza di accordi collettivi stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, possono escludere i lavoratori ammessi al telelavoro dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti. Ne consegue che non saranno più attive politiche fiscali volte a favorire,  con incentivi e agevolazioni, le aziende che assumono con contratti di apprendistato e di tirocinio professionalizzante, o aziende che assumono disabili. Le aziende potranno risarcire il lavoratore licenziato illegittimamente con somme irrisorie. Inoltre l’azienda ridurrebbe i costi inerenti al pagamento del fitto per l’utilizzo di un locale commerciale o di un locale da adibire ad attività professionali, nonché le spese da sostenere per l’ acquisto di attrezzature e arredi. Smart Working non prende il volo in Italia In Italia, lo Smart Working, nonostante abbia rappresentato un’alternativa alla crisi occupazionale, non ha trovato solide radici; sia perché, sembra un paradosso, i lavoratori hanno interpretato in negativo questa forma flessibile di lavoro che, anziché incentivarli a vedere positivamente e in ottica moderna un cambiamento nel rapporto qualità  lavorativa e vita privata, li ha scoraggiati. Infatti i lavoratori hanno temuto il peggio, ossia che dietro questa apparente opportunità si nascondesse una triste e amara verità, quale il presagio di un imminente licenziamento a fronte di una riduzione dei costi del lavoro, quali spese inerente al personale, il peso dei contributi inps, gli adempimenti INAIL, accantonamento TFR,  i premi produttivi per anzianità di servizio, e tante altre voci che gravano sul budget aziendale. C’è da ricordare che la normativa sul lavoro agile è entrata in vigore il 14 giugno, ma il decreto che disciplinava le modalità per la richiesta degli incentivi è arrivato solo a settembre del 2017. A questo si aggiunge che la richiesta presupponeva un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, che in molti casi non è stato possibile realizzare in tempi brevi. Come si evince dai siti che seguono: https://www.agi.it/economia/lavoro_smart_working_flop_dati-3864387/news/2018-05-08/ https://www.italiaoggi.it/news/dai-primi-dati-lo-smart-working-si-rivela-un-flop-2266548 A San Francisco la settimana si divide in due Se in Italia lo Smart Working viene vissuto come una forma disincentivante, dall’altra parte del mondo, nel Nord della California, c’è chi ha trovato un accordo con un giorno della settimana… Shari Buck, co-fondatore di Domixity, piattaforma americana di servizi di social networking con base a San Francisco, ha deciso che, per ridurre i costi, tutti i suoi 298 impiegati lavorassero da casa il mercoledì, organizzando, nei primi due giorni della settimana e negli ultimi due, una ingente mole di lavoro e riunioni. Ciò ha fatto sorgere nei dipendenti un senso di responsabilità maggiore in quanto non hanno vissuto il mercoledì come un giorno di riposo settimanale, ma un giorno qualsiasi di lavoro da svolgere, e concludere, comodamente da casa, senza rimandare, in quanto il giovedì si sarebbe ritornati in ufficio. https://work.qz.com/1268092/why-wednesday-is-the-best-day-to-work-from-home/ https://www.doximity.com/ Questa nuova modalità lavorativa di Smart Working, cosiddetto Telelavoro, promosso dal Jobs Act, tipico di un modello economico on demand, che sta prendendo piede, in quanto consente di lavorare solo quando sono richieste determinate prestazioni, senza avere la certezza e la stabilità economica di un posto fisso e a tempo indeterminato, desta molti interrogativi in quanto il pericolo è che vengano incentivate sempre di più forme di lavoro autonomo precarie rispetto al più tutelato lavoro dipendente. Dubbi su Smart working e contratto di telelavoro? scrivilo nei commenti
9 Agosto 2019
Crediti non incassati: Cosa succede all’IVA?

Svalutazione crediti – Fondo, accantonamento e utilizzo

Nella svalutazione crediti, i crediti non incassati sono somme di denaro che il creditore deve avere da un soggetto cliente i crediti non incassati Svalutazione crediti: I crediti non incassati sono somme di denaro che il creditore, fornitore di un servizio o produttore di un bene, deve avere da un altro soggetto, suo debitore che non ha ancora provveduto a pagargli le somme dovute a fronte del servizio reso o di un  bene consegnato. Recupero IVA sulla svalutazione crediti Il creditore può recuperare l’IVA sulle somme che non ha incassato portandola in detrazione. Infatti il cedente del bene o il prestatore di servizi ha diritto di portare in detrazione l’imposta che corrisponde alla variazione, secondo l’art. 19 del D.P.R. 633/72,  tutte le volte in cui un’operazione per la quale è stata emessa la fattura viene meno o si riduce l’ammontare dell’imponibile  come conseguenza a  un mancato  pagamento a causa di procedure concorsuali o procedure esecutive rimaste infruttuose, provvedendo alla corretta registrazione della stessa come stabilisce l’art. 25 del D.P.R. 633/72, che detta le norme sulla registrazione delle fatture acquisti. L’IVA di riferimento è quella addebitata sulla fattura originaria, di conseguenza anche se nel corso del tempo l’aliquota IVA è aumentata, occorre sempre fare riferimento a quella vigente nel momento in cui è stata emessa l’originale. Svalutazione crediti – l’iva sui crediti non incassati L’IVA sulla svalutazione crediti non incassati può essere recuperata secondo le disposizioni contenute nell’art. 26 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 tutte le volte che, dopo l’emissione della fattura e la registrazione,  l’imponibile o l’imposta subiscano  variazioni; esempio potrebbero aumentare, a causa di inesattezze sulla fattura o errori commessi, quando si registra una fattura con il software di contabilità. Qualora si verificano errori materiali o di calcolo nella registrazione delle fatture emesse e nelle liquidazioni periodiche IVA dalle quale si origina  un debito o un credito, deve essere fatta una variazione dell’IVA in aumento nel registro vendite di cui all’art. 23 del D.P.R 633/72, e variazioni in diminuzione dell’IVA nel registro acquisti di cui all’art. 25 del D.P.R 633/72. Nota di credito per il recupero dei crediti svalutati La nota di credito, nel caso di recupero e svalutazione crediti è un documento fiscale che deve essere emessa secondo le modalità previste per la fattura ai sensi l’art. 21 del DPR 633/72. Si ricorre ad essa quando l’azienda deve stornare in tutto o in parte una fattura precedentemente emessa. L’azienda che si accorge di aver commesso errori mentre compilava la fattura emessa, perché  ad esempio ha sbagliato a calcolare l’imposta o l’imponibile, o perché il prestatore di servizi non ha ultimato la sua opera e deve annullare la fattura emessa, o ancora perché l’azienda ha consegnato quantitativi di merce difettosa, in tutti questi casi può recuperare il credito sanando la fattura con l’emissione di una nota di credito. Esempio svalutazione crediti Si pensi a una grande azienda produttrice di vernice ad acqua che riceve un ordinativo da parte di una carrozzeria industriale di produrre 3000 barattoli da kg di vernice ad acqua, del valore di 70 euro ciascuna + Iva al 22%, per un valore di  85,40 euro a barattolo. Il totale della fattura sarà pari 256.200,00 euro. Quando i barattoli di vernice ad acqua sono pronti, l’azienda emette fattura in data 20/05/2018 n. 350. La carrozzeria industriale che ha commissionato l’ordine quando riceve l’ordinativo si accorge che 1000 barattoli di vernice ad acqua sono scaduti, ovviamente non pagherà tutti i barattoli. Allora l’azienda produttrice per recuperare il suo credito è obbligata ad emettere una nota di credito a storno parziale della fattura originale n. 350 per n.1000 barattoli di vernice ad acqua scaduta, il  prezzo sarà il seguente 85.400,00, euro. Importo fattura originaria 256.200,00 euro Importo nota di accredito -85.400,00 euro Importo a pagare 170.800,00 euro A questo punto la carrozzeria industriale potrà  stornare parte della merce già fatturata, insieme al relativo importo iscritto nei libri contabili e l’IVA. Pertanto l’azienda produttrice di vernice ad acqua emetterà la nota di variazione a favore della carrozzeria industriale committente, indicando l’IVA addebitata nella fattura originaria e non riscossa e riportando nel documento la seguente annotazione “Documento di accredito emesso ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. n. 633/1972, al solo fine di recuperare l’imposta IVA. Non comporta rinuncia al credito rimasto insoddisfatto” Affinché sia sempre ammesso il recupero dell’IVA è fondamentale che sia dimostrata dalla fattura, diversamente non è riconosciuta la possibilità di recuperare l’IVA qualora il documento fiscale che testimonia l’esistenza del credito è una ricevuta fiscale o uno scontrino. E’ utile e opportuno ricordare che  la nota di credito segue un termine oltre il quale non è consentito alcun recupero. L’art. 26 del D.P.R 633/1972, infatti, stabilisce che la nota di credito non può essere emessa dopo il decorso di un anno da quando è stata effettuata l’operazione imponibile, ossia da quando è stata emessa la fattura di pagamento di un bene o la prestazione di un servizio, qualora gli eventi indicati, ossia, la variazione dell’imponibile deriva da un accordo tra le parti. Lo stesso termine di un anno e le stesse disposizioni summenzionate valgono anche per le rettifiche o le inesattezze della fatturazione, esempio se viene emessa fattura per operazioni inesistenti, ai sensi dell’art. 21 comma 7 del D.P.R. 633/1972,  l’IVA è dovuta per l’intero ammontare risultante in  fattura. Pertanto è sempre ammissibile recuperare l’IVA per i crediti non riscossi.
8 Agosto 2019
Fondo perduto: Cos’è e Come trovarlo

Finanziamenti a fondo perduto – Richiesta, limiti e consigli

i Finanziamenti a fondo perduto servono da stimolo e da incentivo per i giovani che vogliono avviare una nuova impresa, ecco come finanziarsi a fondo perduto i Finanziamenti a fondo perduto: Il fondo perduto è un finanziamento che serve da stimolo e da incentivo per i giovani che vogliono avviare una nuova impresa o che vogliono ampliarne una già costituita. Caratteristiche dei finanziamenti a fondo perduto La peculiarità del fondo perduto è che non è prevista la restituzione dell’importo concesso. Però i bandi, in alcuni casi e a certe condizioni, ricorrendone anche i requisiti, possono prevedere una restituzione parziale del capitale finanziato. In genere, però i finanziamenti che promuovono lo sviluppo economico e l’autoimpiego nel Paese sono a fondo perduto. Tali finanziamenti possono essere finanziati da fondi europei, statali, regionali, dalle province, dai comuni ma anche dai fondi nazionali gestita da Invitalia. Tipologie e richiesta di finanziamenti a fondo perduto Esistono diverse tipologie di finanziamenti, alcuni sono rivolti a donne per favorire l’imprenditoria femminile, altri a giovani dai 30 ai 35 anni che risiedono in zone d’Italia più svantaggiate nel settore occupazionale. Periodicamente gli enti istituzionali provvedono a pubblicare i bandi, accessibili mediante i rispettivi siti online, www.invitalia.it La domanda va presentata telematicamente, alla stessa va allegata un buon business plan. In genere per la sua corretta redazione ci si fa aiutare da un professionista del settore, un dottore commercialista, un avvocato o un consulente finanziario. Inoltre i prestiti a fondo perduto possono essere cumulati tra di loro, cosicché è possibile che un giovane riceva fondi sia per l’apertura della sua start up che successivamente per la crescita e lo sviluppo della sua impresa. Limiti, vincoli e obblighi dei finanziamenti a fondo perduto Chi riceve il prestito a fondo perduto è tenuto ad osservare alcuni obblighi inderogabili. Innanzitutto il giovane deve garantire, per un periodo di 5 anni, l’esercizio dell’attività per la quale ha ottenuto il finanziamento, che decorre dalla data del suo inizio effettivo. Allo stesso modo, deve mantenere, contemporaneamente, anche la sede operativa dell’impresa nei territori agevolati. Inoltre, gli stessi beni oggetto dell’agevolazione hanno un vincolo di destinazione che non può essere modificato da quello per il quale sono stati acquistati, sempre, per un periodo minimo di cinque anni dalla data di effettivo esercizio dell’attività e fino all’estinzione del mutuo. Nuove imprese finanziate a tasso zero Il decreto MISE 140/2015 ha previsto per i giovani dai 35 anni e le donne che hanno creato da meno di dodici mesi un‘impresa la possibilità di accedere ai finanziamenti agevolati per investimenti a tasso zero. Le rate sono semestrali e saranno restituite in otto anni. L’impresa deve coprire l’investimento con risorse proprie o ricorrendo ad un finanziamento esterno pari al 25% delle spese ammissibili complessive, ma non un finanziamento pubblico. Le spese ammissibili sono quelle relative all’investimento a partire dalla data in cui l’impresa è stata costituita, o la domanda è stata presentata. Oggetto delle spese ammissibili sono l’acquisto di beni materiali come i fabbricati, macchinari, impianti, software, terreni aziendali e beni immateriali come i marchi, i brevetti, le licenze, i corsi di formazione dei propri collaboratori. Storie di successo nei finanziamenti a fondo perduto Un’idea di start up senz’altro innovativa e curiosa arriva da Milano, nel 2015 nasce Uman, una start up che opera nel settore dei servizi alla persona, un maggiordomo digitale attivo h24 che ritira e consegna vestiti, scarpe e accessori sia a casa che in ufficio. Per usufruire del servizio è sufficiente prenotare tramite una piattaforma online, accedendo al sito http://myluman.com/ e al massimo in 48 sarete soddisfatti. Questo servizio è attivo su Roma, Torino, Milano, Bologna, Firenze. Trai maggiori clienti troviamo Accenture, Dolce & Gabbana, Fastweb, Generali, Banca Intesa, Hogan, Zurich, Microsoft etc. Questo servizio nasce per andare incontro alle esigenze di chi non ha tempo per dedicarsi ai servizi quotidiani. A Roma invece nasce CUC, un’app molto divertente, che si scarica sul proprio smartphone, ma anche sul proprio PC, https://cuc.bio/, consente in pochi click di ricevere direttamente a casa gli ingredienti per il proprio piatto preferito. Gli ingredienti arriveranno a casa già pesati e puliti pronti per preparare il piatto per il numero di persone desiderate. Consigli sul finanziamento a fondo perduto In genere le startup, nuove imprese a tasso zero, più promettenti sono proprio quelle sostenute da Invitalia grazie ai finanziamenti e ai riconoscimenti concessi. Per merito dei finanziamenti a fondo perduto sono stati creati nuovi posti di lavoro, fondati principalmente sull’autoimpiego e sull’autoimprenditoria. I dati sono incoraggianti, perché non richiedi anche tu una consulenza, per fatti guidare, e consigliare, da professionisti esperti nella scelta della tua start up?
6 Agosto 2019
Prestiti a fondo perduto

Invitalia resto al sud

Invitalia resto al sud: Resto al Sud è un uno dei prestiti a fondo perduto, introdotto dal DL 91/2017, pensato appositamente per i giovani del sud in difficoltà Invitalia resto al sud è uno dei prestiti a fondo perduto, introdotto dal DL 91/2017, pensato e studiato appositamente per i giovani che hanno difficoltà ad inserirsi nel modo del lavoro, a causa della grave congiuntura economica che ha colpito il nostro Paese, negli ultimi anni e che penalizza alcune zone geografiche, soprattutto nel Mezzogiorno. Questa tipologia di finanziamento agevolato favorisce l’autoimpiego, contribuisce all’autodeterminazione del singolo definendone compiti e responsabilità e valorizza le risorse già presenti nel territorio donando loro nuova linfa. Requisiti di accesso a invitalia resto al sud Con la circolare n. 33/2017 emanata dal Dipartimento per le politiche di Coesione presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri sono stati stabiliti i requisiti degli incentivi rivolti ai giovani. Per poter usufruire di questi, prestiti a fondo perduto, bisogna aver compiuto la maggiore età, ossia 18 anni e non aver superato i 35 anni di età per chi decidesse di iniziare una nuova attività o chi avesse già avviato un’impresa. Occorre essere residenti in una delle seguenti regioni: Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia. Non aver tratto vantaggio da altri contributi per autoimprenditorialità (self employment) negli ultimi 3 anni; non essere stati assunti con un contratto a tempo indeterminato per la durata dei prestiti a fondo perduto; non essere già titolari di un’altra attività di impresa attiva; non essere titolari di un rapporto di lavoro subordinato, a tempo indeterminato, per tutta la durata dei prestiti a fondo perduto; non essere titolari di attività professionali e commerciali. Come funziona invitalia resto al sud Tutti coloro che sono interessati a ricevere prestiti a fondo perduto, dopo aver verificato il possesso dei requisiti, potranno dal giorno 15 gennaio 2018, compilare la domanda telematicamente sul sito di Invitalia corredata dal proprio progetto imprenditoriale. E’ fondamentale inviare il progetto firmato digitalmente e seguito da un indirizzo di posta elettronica certificato (PEC) Successivamente il progetto presentato sarà esaminato. Qualora Invitalia si esprima positivamente, i giovani potranno accedere a due agevolazioni. E’ importante ricordare che non è prevista una data di scadenza per la presentazione delle domande, perché si terrà conto del loro arrivo in ordine cronologico. Le agevolazioni di invitalia resto al sud Contributo a fondo perduto che copre il 35% delle spese ammissibili concesso da Invitalia. Finanziamento bancario a tasso zero al 65% delle spese ammissibili, che va restituito in 8 anni. Concesso da una banca aderente alla convenzione tra Invitalia e ABI, e garantito per l’80% dal Fondo di garanzia per le PMI. E’ possibile ricevere fino a un massimo di 50.000 euro. Se il progetto è presentato da più persone è possibile richiedere 50.000 euro per ognuno, fino a un massimo di 200.000 euro. Invitalia resto al sud, quali spese ammissibili Tra le spese ammissibili rientrano le spese per la ristrutturazione di immobili che non devono superare il 30% della spesa totale; le spese destinate all’acquisto di impianti, macchinari e attrezzature e software informatici; le spese per l’acquisto di materie prime, materiali di consumo, canoni di locazione e tute le garanzie assicurative, non devono superare il 20% del totale della spesa. Diversamente, sono escluse tutte le altre spese inerenti alle consulenze tecniche di periti, architetti, ingegneri in merito alla progettazione e alla consulenza del lavoro circa i costi dei dipendenti. Esempio pratico di prestiti a fondo perduto invitalia resto al sud Vi voglio parlare brevemente di due casi che mi stanno particolarmente a cuore perché vedono come protagonisti due imprenditori di successo accomunati da un’unica origine di provenienza la regione Puglia e lo stesso desiderio di rivincita. La prima startup vede al timone Maria Rita Costanza, già nota per il format tv Shark Tank, che con la collaborazione del marito ha fondato la Macnil, azienda di informatica, specializzata in sistemi di smart city, digital mobile marketing, telemedicina e geolocalizzazione, entrata a far parte del Gruppo Zucchetti. L’altro caso ha come protagonista il giovanissimo pugliese Gianluigi Parrotto, che ha creato Renewable, una startup innovativa che progetta e vende online pale eoliche da montare sui tetti delle case. Ha destato l’attenzione del gruppo americano Air che l’ha rilevata per 5 milioni e mezzo di euro. In conclusione, voglio precisare, che trattandosi di un bando pubblico, Invitalia ha a disposizione due mesi per valutare il merito e il possesso dei requisiti, perciò consiglio di preparare con cura il progetto e di farsi aiutare, in caso di dubbi, dagli esperti di enti accreditati con Invitalia. Puoi trovare l’elenco disponibile sul sito di Invitalia. resto al sud è l’incentivo introdotto dal Decreto Mezzogiorno che sostiene la creazione di nuove attività imprenditoriali per la produzione di beni e servizi avviati dai giovani nelle regioni meridionali. Il budget totale è di 1.250 milioni di euro. A chi è indirizzatoresto invitalia resto al sud I benefici di Resto al sud sono rivolti ai giovani tra i 18 ei 35 anni che: risiedono in Abruzzo, Basilicata, Calabria, Campania, Molise, Puglia, Sardegna e Sicilia al momento della richiesta di finanziamento; non hanno un rapporto di lavoro permanente durante l’intera durata del prestito; non hanno un’altra attività commerciale in funzione. Possono richiedere finanziamenti le aziende, incluse cooperative, singole società costituite dopo la data del 21 giugno 2017 e il gruppo di persone che si trovano entro 60 giorni (o 120 se vivono all’estero) dopo la valutazione positiva. Incentivo economico resto al sud Ogni richiedente di Resto al sud può ricevere un prestito massimo di 50 mila euro. Nel caso in cui la domanda provenga da più argomenti, già stabiliti o costituiti, il finanziamento massimo è pari a 200 mila euro. I progetti imprenditoriali possono avere un programma di spesa con un valore massimo di 200 mila euro. I benefici coprono il 100% delle spese e includono: contributo a fondo perduto è pari al 35% del programma di spesa; Finanziamento bancario, pari al 65% del programma di spesa, concesso da un istituto di credito che aderisce all’accordo tra Invitalia e ABI, garantito dal Fondo di garanzia per le PMI. Gli interessi sui prestiti sono coperti da un contributo in conto interessi. Il prestito bancario deve essere rimborsato in 8 anni, di cui 2 per rimborsi precedenti. Attività che possono essere finanziate con resto al sud interventi per la ristrutturazione o la manutenzione straordinaria di immobili (massimo 30% del programma di spesa); impianti, attrezzature, nuovi macchinari; programmi per computer e servizi di TLC (tecnologia dell’informazione e telecomunicazioni); altre spese per avviare l’attività (materie prime, beni di consumo, servizi pubblici e affitti, tassi di leasing, garanzie assicurative fino ad un limite massimo del 20% del programma spese). Le spese di progettazione, le spese di consulenza e i costi relativi ai costi del personale non sono ammissibili. Come inviare la domanda di resto al sud Le domande per Resto al sud possono essere inviate a partire dal 15 gennaio 2018, esclusivamente online, attraverso la piattaforma web Invitalia. Devi registrarti sulla piattaforma dedicata all’agevolazione Resto al sud, avere una firma digitale e un indirizzo email certificato (PEC). L’applicazione consiste nel piano aziendale che sarà completato online e nella documentazione che verrà allegata, secondo i moduli sul sito. Le domande sono valutate in ordine cronologico di arrivo entro 60 giorni dalla data di spedizione da avviare dopo il 15 gennaio 2018. Aggiornamenti e dettagli su come richiedere i fondi verranno rese disponibili tramite il form di contatto Ricordiamo, inoltre, che sono stati messi a disposizione 1.250 milioni di euro dal Fondo per lo Sviluppo e la Coesione, dunque affrettatevi, non perdete questa occasione, potrebbe essere quella giusta! Circolare 22 dicembre 2017, n. 33 Gazzetta Ufficiale n. 302 del 29 dicembre 2017 DL 91/2017
6 Agosto 2019
Regime fiscale

Il regime fiscale – Ordinario e semplificato

Il regime fiscale – in questa breve guida vedremo come effettuare il Controllo del regime fiscale prendendo come il regime Ordinario e semplificato Con il termine “regime fiscale” è indicato un insieme di documenti che riguardano il calcolo preciso del risultato dello specifico esercizio e quindi la messa in regola con il fisco. È importante inoltre per la compilazione della dichiarazione dei redditi e del bilancio complessivo. In questo articolo approfondiremo le nozioni principali dei diversi regimi contabili, con alcuni consigli ad hoc per farti scegliere il più adatto in base alla tua impresa.regime fiscale semplificato Tipologie di regime fiscale Il tipo di regime fiscale che gli imprenditori e le imprese possono adottare è suddiviso essenzialmente in 3 forme, ovvero, quello ordinario, quello agevolato e quello per le imprese minori. Con la Legge di bilancio 2017 la nuova normativa sul regime di cassa per tutte le partite ive si trasforma in regime semplificato. Ogni ditta ha quindi l’obbligo di avere un regime contabile. Regime fiscale ordinario Il primo è proprio quello ordinario, che riguarda tutte le S.r.l, S.p.a, S.a.p.a, Soc.coop.ve ed è obbligatorio per le società capitali; esso include i libri e i registri contabili/societari, quelli per l’iva e per gli eventuali dipendenti. I vantaggi sono: -ottimi dettagli sull’andamento dell’azienda; -bilanci con informazioni economiche e finanziarie; -elasticità per l’accertamento sul reddito. Tra gli svantaggi si possono elencare i numerosi adempimenti formali, l’assoluta necessità di una buona conoscenza contabile ed un costo più alto per la tenuta del regime. Regime fiscale semplificato Il regime contabile semplificato è il cosiddetto regime naturale, applicabile per le ditte individuali, le s.n.c., le s.a.s e i lavoratori autonomi. Con questo regime è possibile tenere i registri dei dipendenti e dell’iva, sui quali vengono poi registrati i fatti di gestione. I costi minori e le conoscenze di base rientrano sicuramente fra i vantaggi di avere un regime semplificato, gli svantaggi potrebbero invece essere collegati alla difficoltà di avere un bilancio periodico e ai pochi elementi informativi per il controllo della gestione. Oltre ad essere obbligatorio per legge avere un regime contabile, scegliere quello adatto al tuo tipo di impresa è molto importante, perché permette di tenere conto di tutte le caratteristiche della società e di accedere in qualunque momento ai controlli per l’andamento della stessa. Regime fiscale fofettario Il regime forfettario (con partita iva agevolata) è adatto alle ditte individuali, i professionisti e le aziende familiari. Bisogna tener conto però del tipo di attività svolta e dei ricavi, oltre ad avere dei requisiti minimi per potervi accedere. È fruibile sia da coloro che hanno già un’azienda sia per le nuove iniziative imprenditoriali, infatti la nuova normativa prevede la soddisfazione di “molti” requisiti per accedervi e per rimanervi. Consigli sul regime fiscale Il consiglio è quindi quello di raccogliere tutte le informazioni possibili sulla tua azienda ed optare per il regime contabile migliore per te, in base alle tue conoscenze tecniche e alle tue esigenze. In questo modo avrai il controllo completo della gestione della tua società, con registri e libri sempre a portata di mano.
4 Agosto 2019
Cinque spunti vincenti per aprire un negozio di scarpe: la guida definitiva!

Come aprire un negozio di scarpe

Aprire un negozio di scarpe è un’attività che potrebbe rivelarsi redditizia per ogni giovane impreditore intenzionato a lanciarsi in una simile impresa Aprire un negozio di scarpe è un’attività che potrebbe rivelarsi redditizia per ogni giovane impreditore intenzionato a lanciarsi in una simile impresa, quasi a voler emulare le gesta di imprenditori di successo come Diego Della Valle. Il mercato delle calzature, infatti, da anni è in trend positivo anche grazie a figure del genere, per cui è possibile riuscire ad avere un guadagno costante in un settore che è una parte importantissima del Made in Italy, se si agisce in maniera intelligente e oculata. Andiamo a vedere cosa occorre fare per se il tuo sogno è avviare una rivendita di calzature, andando a spulciare cinque punti vincenti per riuscirci facilmente e in maniera intelligente. Occhio alle agevolazioni per aprire un negozio di scarpe I giovani che intendono aprire un negozio di scarpe sono aiutati dallo Stato Italiano, che stanzia finanziamenti e agevolazioni a favore delle piccole e medie imprese, come è espresso chiaramente dalla Legge 95/95: l’obiettivo di questa norma è di favorire la nascita di nuove imprese costituite da giovani di età inferiore ai 36 anni. Occorre dunque un buon business plan e l’aiuto di professionisti capaci per poter disporre di tutti i fondi necessari in modo da partire subito con il piede giusto. Avere le idee chiare su prodotti e clientela per aprire un negozio di scarpe Questo punto sta alla base di ogni attività commerciale: se non sai che scarpe ti piacciono, sarà difficile venderle al cliente che entra nel tuo negozio e che vuole uscire soddisfatto! Siano essi modelli eleganti o calzature sportive, devi avere le idee chiare su ciò che vuoi offrire al mondo e a chi. Senza passione e obiettivi chiari, non si va da nessuna parte! L’analisi della concorrenza dei negozi di scarpe Dare vita ad un’attività del genere vuol dire immettersi in un mercato competitivo, per cui occhio ai tuoi rivali. Devi analizzare bene i loro punti di forza e i punti di debolezza, scegliere bene la zona, ne concreto visitarla bene di persona e conoscerne ogni centimetro, in cui aprire la tua attività e saperti differenziare dagli altri perché al giorno d’oggi essere originali paga…spesso profumatamente! Cautela negli investimenti per aprire un negozio di scarpe La capacità di investire ha un grande impatto su una rivendita di calzature: devi essere in grado di sfruttare al meglio le risorse economiche di cui disponi, spendendo il giusto per la pubblicità, lavorando con fornitori seri e assumendo personale gentile e motivato. Realizza un piano di marketing dettagliato e rivolgiti a professionisti della comunicazione validi per poter promuovere al meglio la tua proposta! Curare il proprio rapporto con la burocrazia Per avviare il tuo negozio di calzature dovrai aprire una tua partita iva e le posizioni di INPS ed INAL. Oltre a questo, ci si deve iscrivere al registro delle imprese presso la Camera di Commercio locale e presentare la S.C.I.A. all’ufficio preposto del tuo comune. Nonostante non siano molte cose da fare, occorre farle bene, altrimenti rischi di aprire tardi! Chiedi aiuto ad un bravo commercialista e comicnia il laoro subito, perché ci sarà da sudare per arrivare a risultati di rilievo! aprire un negozio di scarpe, conclusione  Se analizzi bene questi cinque punti, capirai che per aprire un negozio di scarpe occorre una strategia di azione ben definita, che ti permetterà di introdurti in un settore capace di darti soddisfazioni solo se sarai in grado di fare un planning adeguato. Se questo è il tuo sogno, perché non iniziare subito a fare un piano di azione per realizzarlo?
4 Agosto 2019
Aprire un ristorante a casa tua? si può fare

Come Aprire un Home Restaurant – il ristorante a casa

Home Restaurant: i fornelli sono la tua passione? esiste un’interessante e possibilità per far diventare questa tua passione una fonte di guadagno Home Restaurant: Se sei abile in cucina ed i fornelli sono la tua passione, esiste un’interessante e poco conosciuta possibilità per far diventare questa tua passione una fonte di guadagno ed un modo per trascorrere del tempo in compagnia con degli ospiti, anche sconosciuti: aprire a casa tua un home restaurant, un vero e proprio ristorante nella propria abitazione. Guida all’apertura di un home restaurant Aprire un home restaurant è più semplice di quanto si pensi. Infatti non è necessario avere una partita IVA, se i guadagni rimangono sotto la soglia dei 5000 euro all’anno, ma basta una semplice ritenuta d’acconto per prestazione occasionale. Inoltre non è necessario richiedere alcuna autorizzazione poiché essendo un’attività svolta nella propria abitazione non è ritenuta a tutti gli effetti un’attività commerciale di ristorazione con somministrazione di bevande e cibi, ma un semplice invito di “amici”, anche se conosciuti attraverso internet, più vicina quindi ad un’attività di “social eating” con compensi per l’organizzatore molto bassi. Attualmente non è ancora necessario richiedere quindi un’autorizzazione al proprio comune di residenza, nel caso si voglia avviare questo tipo di attività presso il proprio domicilio, e non sono richieste neppure autorizzazioni di carattere sanitario rilasciate dalla propria Asl di competenza ma seguire solo il quadro regolamentare normativo sulla sicurezza alimentare. Per partire con l’attività è necessario solo registrarsi su una piattaforma dedicata a questo tipo di servizi (su internet se ne trovano molte) oppure creare una vostra pagina su Facebook per iniziare a trovare i potenziali clienti. Poi dovrete avere degli spazi nella vostra casa abbastanza accoglienti per ricevere piccoli gruppi di persone, alle quali offrirete le vostre “specialità”. Come regolarizzare i pagamenti home restaurant Dopo avere avviato la vostra attività, per regolarizzare i pagamenti, se l’incasso annuo rimane sotto la soglia dei 5000€ lordi, dovrete rilasciare solo una semplice fattura con ritenuta d’acconto per prestazione occasionale, e sarete esentati dagli obblighi contributivi. Se i compensi superano invece i 5000€ lordi annui, allora sarà inevitabile aprire una partita IVA. Novità home restaurant Attualmente in Parlamento è in discussione un disegno di legge che dovrebbe colmare il vuoto normativo sull’Home Restaurant, che ha permesso di svolgere fino ad ora questa attività in modo semplice e senza nessuna autorizzazione o iscrizione in appositi registri, che prevede numerose restrizioni. Il testo è stato già approvato alla Camera a Gennaio 2018 ed è ora in attesa del parere del Senato. Allora ti abbiamo convinto? Sei pronto anche tu ad aprire un Home Restaurant? Se hai bisogno di una consulenza ed avere informazioni più dettagliate su come diventare anche tu un organizzatore o cuoco di ristoranti a domicilio, puoi contattarci, ed avrai tutte le risposte che desideri.
3 Agosto 2019
Ecobonus contro le bollette di luce e gas: Le agevolazioni fiscali

Ecobonus bollette luce e gas: le agevolazioni

Le agevolazioni fiscali tramite l’Ecobonus del 65% sul risparmio energetico sono state prorogate anche per il 2018, in favore delle famiglie Riguarda tutte le opere utili a migliorare la gestione dei consumi e la produzione di energia pulita. Chi può usufruire dell’ecobonus La normativa in vigore ti permette di usufruire di questi vantaggi al di là che tu sia soggetto sia all’IRPEF o all’IRES. Inoltre, gli immobili suscettibili di ottenere l’agevolazione Ecobonus è molto ampia. Oltre alle abitazioni e alle relative pertinenze, sono compresi tutti i fabbricati utilizzati da un imprenditore per far funzionare la propria attività. Se sei un imprenditore agricolo ti farà piacere sapere che rientrano in questa categoria anche gli immobili rurali e quelli strumentali. Migliorare la qualità della vita con ecobonus Ridurre il fabbisogno energetico e migliorare la qualità della sua produzione rappresentano i punti centrali della normativa in vigore. Innanzitutto si punta sulla tenuta termica dell’immobile grazie all’utilizzo di serramenti certificati e alla coibentazione dei locali. In questo modo si riduce notevolmente la dispersione di calore che tanto pesa sulla bolletta. Stesso discorso per i climatizzatori invernali che a parità di gradi centigradi prodotti, consumano meno energia. Infine sono detraibili anche le spese per l’installazione dei pannelli solari. Le soglie di spesa deducibile con l’ecobonus Il limite è di € 96.000,00 per quasi tutti i tipi di interventi. Per gli interventi di sostituzione degli impianti di climatizzazione invernale e degli scaldacqua tradizionali con prodotti a basso impatto energetico, si scende a € 30.000,00. Discorso inverso per quegli interventi di riqualificazione energetica degli edifici. Infatti, qualora si riduca il consumo di almeno il 20%, la spesa consentita è pari a € 100.000,00. ecobonus e l’importanza dell’acqua calda Un altro ambito in cui è intervenuto il legislatore è quello della produzione di acqua calda tramite l’installazione dei pannelli solari. Anche in questo caso si tratta di un’agevolazione che riguarda non solo il privato cittadino, ma anche le attività industriali, quelle legate al mondo della cultura e dello sport. In questo caso il valore massimo della detrazione è di 60.000 euro. Ti ricordo che se decidessi di ristrutturare l’immobile mentre vuoi usufruire dell’ecobonus, il limite complessivo resta di € 96.000,00. Infatti si tratta di una cifra cumulativa tra le due detrazioni. ecobonus – conclusioni Come hai potuto leggere, sono davvero molti i vantaggi da potere sfruttare grazie alla Finanziaria 2018. Oltre alle detrazioni che vedrai concretizzarsi sulle successive dichiarazioni dei redditi, vedrai le tue bollette calare sensibilmente. Ciò vuol dire risparmiare altri soldi, per la felicità del tuo conto corrente. Le agevolazioni fiscali tramite l’Ecobonus del 65% sul risparmio energetico sono attive fino al 31/12/2018, per approfittarne al massimo non sarebbe meglio rivolgerti a un esperto?
3 Agosto 2019
Ecco come avviare un’attività di affittacamere

Aprire un affittacamere professionale – requisiti e normativa

aprire un affittacamere significa avviare un’azienda vera e propria. Apertura di una partita Iva e iscrizione al Rec saranno dei passi fondamentali. Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli adempimenti necessari. I requisiti per aprire un affittacamere Per partire con la tua attività di affittacamere professionale dovrai necessariamente aprire una partita Iva entro 30 giorni dall’avvio, iscriverti al Rec e alla Camera di commercio. Dovrai inoltre recarti presso gli uffici del comune in cui avrà sede l’attività per presentare la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) corredata da documento d’identità e codice fiscale, informazioni relative alla capienza ed ai servizi igienici della struttura. Sempre al Comune andranno anche comunicati i prezzi applicati per i pernottamenti. La normativa per aprire un affittacamere La legge regolamenta l’attività di affittacamere come quella che avviene in “strutture composte da non più di 6 camere ubicate in non più di 2 appartamenti ammobiliati in uno stesso stabile, nei quali sono forniti alloggio ed eventualmente servizi complementari“. E tra gli ulteriori servizi che si possono offrire c’è la prima colazione aprire un affittacamere non professionale Se preferisci evitare tutti gli adempimenti, puoi optare per avviare un’attività non professionale. In questo caso la residenza del titolare deve corrispondere alla sede dell’attività che deve avere carattere di occasionalità. Non ti servirà né aprire una partita Iva né iscriverti al Registro imprese della camera di commercio. Rimane invece l’obbligo di presentare la Scia al Comune. Gli adempimenti fiscali per aprire un affittacamere Se per un’attività di tipo professionale ti rivolgerai quasi certamente a un commercialista, per l’attività occasionale sarà più semplice: basterà indicare le entrate nel modello unico o nel 730 all’interno del campo dei redditi diversi. Sarà semplificata anche la gestione dei pagamenti: ai clienti dovrai rilasciare soltanto una semplice ricevuta non fiscale in duplice copia (una va consegnata sl cliente, l’altra resta a tw). Se l’importo da pagare sarà superiore ai 77,47 euro sulle ricevute andrà apposta una marca da bollo da 2 euro. Le caratteristiche della struttura di affittacamere La struttura che ospita l’attività di affittacamere deve rispondere a una serie di requisiti. Innanzi tutto le camere dove alloggiano gli ospiti devono essere dotate di un letto, una sedia e una scrivania, un armadio, un cestino per i rifiuti. L’edificio deve essere dotato di un bagno destinato si disabili ed avere a disposizione almeno un bagno ogni tre camere. Ti è quindi chiaro che la legge prevede vari adempimenti e diversi requisiti da rispettare per avviare un’attività di affittacamere, sia in forma professionale che occasionale. Perché quindi non rivolgerti a un professionista del settore per evitare inutili perdite di tempo e scongiurare il rischio di pesanti multe e sanzioni?
3 Agosto 2019
Investire in Pir: cos’è il piano individuale di risparmio?

PIR – Piano individuale di risparmio

Il piano individuale di risparmio ribattezzato in breve PIR, è uno strumento di investimento strutturato per piccoli investitori Un pir piano individuale di risparmio ribattezzato in breve con la sigla PIR, è uno strumento di investimento di media-lunga durata, strutturato per piccoli investitori con il fine di indirizzare risorse economiche a favore delle piccole e medie imprese. Già in auge in Paesi come il Giappone, gli USA, la Gran Bretagna,dove da anni vengono considerati come una fonte di approvvigionamento finanziario per le aziende, sono stati introdotti in Italia con l’ultima Legge di Bilancio voluta dal Governo, che ha delineato i parametri attuativi Vediamo come investire in pir piano individuale di risparmio la proposta a cura di società di gestione del risparmio (SGR)siano esse Banche o Assicurazioni la peculiarità di essere riservati alle persone fisiche e non giuridiche di alcuna natura la durata minima di investimento che non potrà essere inferiore ai cinque anni il tetto massimo di capitale per ogni investimento pari a trentamila euro annui(quindi ogni singolo investitore non potrà superare i cento cinquanta mila euro) nessuna imposizione fiscale su capital gain, successioni o donazioni. In parole povere chiunque voglia indirizzare il proprio risparmio attraverso l’acquisizione di azioni,obbligazioni o altri strumenti di natura finanziaria,purchè emessi da aziende presenti sul suolo italiano, ovvero appartenenti alla Comunità Europea che operano prevalentemente e in pianta stabile in Italia, addesso ha l’opportunità di garantirsi un rendimento che non sarà assoggettato a nessun tipo di tassazione. Il tutto nel pieno rispetto di limiti di “vincolo di diversificazione” che prevede che il 70% di quanto investito debba essere destinato a strumenti finanziari emessi da imprese italiane o europee, e il restante 30% a strumenti finanziari come conti correnti o conti deposito, e di un “vincolo di concentrazione” che impone non più del 10% del carnet investito indirizzato a strumenti emessi dallo stesso fruitore. Capito tutto? piano individuale di risparmio: Riepilogo e conclusione pir Prima ancora di decidere sul quando, sarebbe bene pensare al come sia meglio. In ciò, l’unica figura che può essere consapevolmente coinvolta nello strutturare tutto il piano di risparmio/investimento è un ottimo commercialista. Ebbene si, il nostro uomo delle tasse, è l’individuo che meglio di tutti saprà orientare la nostra scelta, poichè è lui che conosce vita,morte e miracoli delle nostre vicissitudini finanziarie, ed è il preposto a garantire la stabilità dei nostri patrimoni. In parole povere sarebbe una follia e improvvisarsi esperti economisti o magici assi dei mercati finanziari, e gettarsi allo sbaraglio poiché allettati sia da una formula di rendimento tax flat che convinti di prevedere le possibilità a rialzo dei fluttuanti mercati finanziari. Un commercialista fidato saprà, quindi, al meglio della sua professionalità, come e quando indirizzare la sorte dei nostri futuri investimenti, garantendo al contempo, il mantenimento della nostra solidità patrimoniale.
3 Agosto 2019
Come Aprire un Bed and Breakfast

Aprire un bed and breakfast

aprire un bed and breakfast – Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di nuove aperture di b&b, ecco come aprirlo Definizione di aprire un bed and breakfast Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di nuove aperture di b&b. Sono molte, infatti, le persone che decidono di aprire la propria casa agli ospiti, mettendo il cuore e l’anima in questo tipo di attività, ottenendo spesso anche un buon introito extra! Vediamo quindi come aprire un b&b. La regolamentazione: potere alle regioni per aprire un bed and breakfast Aprire la propria dimora agli ospiti di tutto il mondo è relativamente semplice. Le normative europee e nazionali sono piuttosto vaghe sulla regolamentazione che gestisce questo tipo di attività, difatti i poteri legislativi in materia sono stati largamente demandati alle regioni, che hanno legiferato autonomamente in merito. Le più rilevanti differenze riguardano il numero massimo di posti letto e di camere di cui è consentito disporre, oltre a pochi dettagli inerenti i servizi obbligatori da offrire agli ospiti. L’iter burocratico: presentazione della scia per aprire un bed and breakfast I passaggi da seguire per aprire la tua attività sono pochi e semplici: innanzi tutto bisogna recarsi allo sportello suap del comune dove si intende aprire il b&b (in alcune località è necessario essere residenti nello stesso comune dove si intende aprirlo) e ritirare i modelli necessari per presentare la scia (segnalazione certificata di inizio attività). L’apertura è contemporanea al momento in cui la scia verrà presentata (per questa operazione, i costi variano dai 30 ai 150 euro). Gli allegati da accludere alla scia per aprire un bed and breakfast Come detto, sono le normative regionali a stabilire quali siano gli allegati da presentare all’apertura; i più comuni sono le planimetrie dello stabile ove si intende esercitare l’attività, il certificato di agibilità dell’edificio rilasciato da un tecnico ed i certificati di conformità dell’impianto idrico e elettrico. Le spese da affrontare sono generalmente tra i 300 ed i 1000 euro. aprire un bed and breakfast: La classificazione del b&b Dopo aver presentato la scia allo sportello suap del comune, il passaggio immediatamente successivo è quello dell’avvio delle pratiche inerenti la classificazione della propria attività. Questo passaggio è gestito dalle aziende di promozione turistica territoriale (aaipt, apt). Solitamente, questo passaggio si riduce ad una semplice verifica dei dati dichiarati, a patto che si siano seguiti scrupolosamente le indicazioni dettate dalla normativa regionale. Servizi e arredi per aprire un bed and breakfast Sono due i servizi che un b&b deve offrire: la colazione e le pulizie quotidiane degli spazi; entrambe devono essere eseguite da persone di famiglia. In merito agli arredi, basta l’essenziale: letti, comodini, sedie, armadio ed una scrivania. Contattaci se vuoi ricevere maggiori informazioni per aprire un bed and breakfast
3 Agosto 2019
Guadagnare aprendo un negozio online: consigli e indicazioni

Ecommerce – Come guadagnare con un negozio online

L’e-commerce o negozio online è un settore vitale ed in continua espansione. Vediamo in questo articolo come Avviare un’attività di vendita online L’e-commerce o negozio online è un settore vitale ed in continua espansione. Avviare un’attività di vendita online non è poi così diverso dall’aprire un negozio tradizionale, è più semplice e presenta alcuni indubbi vantaggi. Come fare? E, soprattutto, è una buona idea? L’indagine di mercato per aprire un ecommerce Se hai in mente di aprire un negozio online, devi partire da un’indagine che ti permetta di valutare la domanda sul mercato dei prodotti di cui intendi effettuare la vendita: sono richiesti e appetibili? In secondo luogo, con l’indagine devi arrivare a stabilire a quale clientela rivolgerti: l’utilizzatore finale o – operando come grossista – altri rivenditori dei tuoi prodotti (per esempio, negozi tradizionali). Non solo: un’approfondita conoscenza del mercato ti permetterà di valutare con quali e quanti concorrenti dovrai vedertela. Il Business Plan per l’ecommerce Devi redigere un business plan, ovvero un piano di sviluppo per la tua attività, nel quale stabilire prezzi dei prodotti e strategie di vendita, aspettative di fatturato e crescita. Accertate la fattibilità e le previsioni di guadagno futuro, puoi passare alla fase successiva. Gli obblighi burocratici dell’ecommerce Per avviare un negozio online devi aprire partita IVA ed iscriverti alla Camera di Commercio. Non è tutto: devi comunicare l’inizio della tua attività al comune di residenza (presentando la S.C.I.A. entro 30 giorni dalla partenza), ed iscriverti alla Gestione Separata Inps Commercianti per il versamento dei contributi previdenziali. Se pensi poi di rivolgerti a clienti in ambito comunitario, allora ti sarà necessaria anche l’iscrizione al V.I.E.S. Ecommerce – Il tuo sito web Hai deciso di avviare un’attività di vendita online? Allora è fondamentale che tu disponga di un sito web performante, tramite il quale la clientela possa trovarti facilmente ed apprezzare tipologia, qualità e prezzo dei prodotti offerti. Il sito è uno di quei fattori che deve renderti maggiormente appetibile rispetto alla concorrenza. Una piattaforma software performante per ecommerce Dovrai disporre inoltre di un software che ti permetta di gestire gli aspetti amministrativi dell’attività: richieste e ordini, spedizioni, fatture e giacenze di magazzino. Vendita on-line con ecommerce: conviene? vediamo se iniziare a vendere online con un’ecommerce conviene veramente. Abbatti le spese fisse con il negozio online ecommerce Considera che aprendo un negozio online non hai a che fare con le spese fisse tipiche di un negozio tradizionale (affitto o mutuo, bollette per gas o elettricità). Non male, no? Negozio ecommerce aperto 24 ore al giorno L’attività di vendita online può essere attiva a tutte le ore, non ti richiede di essere sempre fisicamente presente, il che è un buon viatico per un maggior fatturato ed un possibile ampliamento della clientela. Ti basta un’unica piattaforma software per gestire tutta la parte amministrativa: ciò rende meno oneroso dedicarsi agli aspetti burocratici. Aprire un negozio online può essere la risposta che cerchi per realizzare la tua vena imprenditoriale. La concorrenza è certo nutrita e agguerrita, ma perché non farci un pensierino? Richiedi maggior informazioni, che aspetti?
2 Agosto 2019
Come applicare la lean production

Lean production – Definizione e consulenza

La Lean production è un metodo che se applicato in maniera organica riesce a rendere più efficienti tutti i settori produttivi interni all’azienda La Lean  production è un metodo che se applicato in maniera organica riesce a rendere più efficienti tutti i settori produttivi interni all’azienda. Spesso le aziende sono fortemente orientate alla praticità, al tecnicismo, al saper fare che operano trascurando le linee guida per la lean production, commettendo i più grandi errori di cattiva organizzazione e disinformazione. La lean Production definizione Identifica il valore per il cliente un bene prodotto da un’azienda o un servizio offerto deve essere riconosciuto dal cliente come necessario, basilare al soddisfacimento dei suoi bisogni tanto che per averlo il cliente è disposto a pagare un prezzo. Occorre capire quali sono le caratteristiche che rendono appetibile un prodotto e puntare al loro miglioramento. Ciò consente di avere  una efficiente lean production. Tempi e modi giusti per identificare il flusso di valore di un bene o servizio occorre individuare quali sono le attività che non generano valore e quindi sono improduttive e ridurre gli sprechi di produzione attraverso una tecnica definita Value Stream  Mapping. E occorre individuare i tempi giusti di consegna eliminando i ritardi e in che modo realizzarli. Fare in modo che le attività generatrici di valore siano fluide questo significa che si devono svolgere senza interruzioni, si pensi ai ritardi nella consegna di un nuovo macchinario, alle attese dovute alle code, alle scorte di magazzino, la mancanza di informazioni, la inefficienza dei fornitori, alla riorganizzazione di un assetto produttivo, ai rallentamenti e alle riprese, oppure alle rilavorazioni per una partita di merce difettosa. Produrre beni di valore in proporzione alla richiesta  l’azienda non deve produrre beni prima ancora di sapere se quel determinato bene può essere utile al cliente e prima che venga richiesto dallo stesso cliente, né deve produrlo in quantità superiori alla domanda. Il miglioramento non è statico ma dinamico e in continua evoluzione.  Ciò significa che nessuna acquisizione è mai definitiva perché il valore per il cliente cambia nel tempo e ci costringe ad adeguarci continuamente. Tecnica lean production: Just in Time Il Just in Time è una modalità che ha come obiettivo quello di eliminare le scorte intermedie. In che modo? L’azienda tende a produrre solo nel momento in cui è necessario il bene e mira ad acquistare materiali solo nel momento in cui inizia il loro processo di trasformazione. Tale tecnica è stata creata in Giappone, ed ha come finalità di produrre piccole quantità just in time,  al momento giusto, il momento giusto è il momento in cui servono al cliente oggi, a differenza dell’industria occidentale che produce grossi quantitativi just in case, quando serviranno in futuro. Il Just in Time tende a produrre alla giornata, facendo in modo che le quantità prodotte siano uguali alle quantità vendute. Principi nelle Aziende americane e occidentali per la lean production Razionalizzazione degli investimenti in scorte, con eliminazione di sprechi e squilibri; Integrazione tra gestione scorte, programmazione della produzione e altre componenti del sistema logistico-produttivo. Il Modello Giapponese di lean production e motivazione dei lavoratori I lavoratori partecipano attivamente alla gestione dei problemi man mano che si presentano al fine di migliorare la qualità del prodotto; Forte ammodernamento degli impianti per lo più robotizzati; Inserimento di procedure severe nel controllo qualità, al fine di disincentivare gli errori, rendere responsabili i dipendenti e premiare chi produce meglio; Ridurre i tempi di setup; Ridurre l’entità dei lotti, producendo pezzo per pezzo, cosicché il responsabile dell’errore o dello scarto viene individuato subito con notevole riduzione dei tempi di riparazione e rettifica. In conclusione possiamo dire che tutte le volte in cui non sapete gestire un miglioramento dovete porvi le seguenti domande: La mia azienda sta creando valore aggiunto  per il cliente? La mia azienda sta riducendo almeno uno spreco? La mia azienda garantisce la produzione di valore senza interruzioni? La mia azienda consente al cliente di dettare le regole della domanda di quel bene tale da generarne il flusso? La mia azienda è in grado di pensare a un futuro miglioramento? Se l’azienda è in grado di offrire una lean production, ossia una produzione snella, al netto di sprechi, di materiali in esubero rispetto al fabbisogno reale, di ridurre gli eccessi di produzione più di quelli richiesti dal cliente; di evitare di produrre pezzi difettosi; di evitare tempi improduttivi; allora possiamo dire che è un’azienda che applica una buona Lean Production. Per ulteriori approfondimenti su questo metodo ti invito a leggere il seguente link dove troverai informazioni interessanti e pratiche https://www.organizzazioneaziendale.net/ Se hai bisogno di chiarimenti scrivi i tuoi dubbi nei commenti oppure prendi un appuntamento con noi!
2 Agosto 2019
Vuoi Aprire un agriturismo? Leggi qui

Agriturismo: come aprirne uno

Agriturismo: Per chi avesse intenzione di aprire un’agriturismo, cosa fare? In seguito una serie di informazioni che ti danno qualche spunto per aprirlo Aprire un agriturismo Negli ultimi anni, gli agriturismi stanno prendendo sempre maggior piede, con clienti che oltre al buon cibo richiedono con frequenza un contatto diretto con tutto ciò che la natura offre. Per chi avesse intenzione di aprirne uno, cosa fare? In seguito una serie di informazioni. Definizione di agriturismo La legge 63 del 16 marzo 2006 definisce gli agriturismi come le “attività di ricezione o ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli anche nella forma di società di capitali e di persone, oppure associati tra loro, attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione dei fondi, di silvicoltura e di allevamento di animali”. Molti sono i requisiti da possedere affinchè si possa aprire un agriturismo. – Anzitutto, è necessario iscriversi alla camera di commercio. – Secondo, vi è lo step della partita IVA. – E’ poi il momento delle autorizzazioni, tra cui quella rilasciata dai pompieri e quella concernente l’installazione di cartelli stradali. – In ultimo, vi sono tutte le autorizzazioni che il caso richiede, come quella sanitaria e quella inerente l’autorizzazione all’apertura proveniente dal Sindaco. Altri requisiti per l’agriturismo Entro la scadenza del 31 ottobre di ciascuna annualità, il titolare deve presentare un documento con i costi massimi che dovranno essere esercitati l’anno successivo. Il periodo di apertura dell’attività rimane a discrezione del proprietario, che tuttavia deve fornire comunicazione all’ente comunale. Per gli agriturismi che erogano un numero di pasti fino a dieci, è conferita loro la possibilità di preparare questi ultimi in una cucina casalinga. Se invece i coperti sforano questo limite, bisogna avere una cucina attrezzata. Fiscalità agriturismo Tutti i redditi provenienti dalle attività agrituristiche sono considerati redditi agricoli, con un imponibile il cui calcolo viene effettuato tenendo conto di un regime forfettario dell’entità del 25% sui ricavi. Alternativamente, è possibile sottoscrivere un impegno a scadenza triennale, in base a ciò che cita la legge ordinaria. In questo secondo caso, le aliquote IVA ammontano al 10% per pernottamenti e attività ristorative. Per tutto il resto, l’aliquota sale al 20%. Esordio dell’attività di agriturismo Il primo servizio deve essere autorizzato dal Comune, A seconda delle regioni di appartenenza, le tempistiche cambiano. Solitamente, un registro elenca tutti i soggetti idonei all’apertura di una attività agrituristica. Entrato a far parte di questo registro, il titolare dell’azienda ha la possibilità di presentare richiesta di autorizzazione al Comune. In assenza di risposta di quest’ultimo nei tempi previsti, sorge un regime di silenzio-assenso, con l’agriturismo che può aprire i battenti. Vale la pena quindi aprire agriturismo? Con una passione e una cura nei particolari a fare da fondamenta, intraprendere una attività agrituristica potrebbe rivelarsi una mossa redditizia, non solo dal lato economico, ma anche dal punto di vista di una gratificazione personale che solo una simile attività comporta.