Modelli di business

Modelli di business

21 Ottobre 2019
Vuoi Aprire un agriturismo? Leggi qui

Agriturismo: come aprirne uno

Agriturismo: Per chi avesse intenzione di aprire un’agriturismo, cosa fare? In seguito una serie di informazioni che ti danno qualche spunto per aprirlo Aprire un agriturismo Negli ultimi anni, gli agriturismi stanno prendendo sempre maggior piede, con clienti che oltre al buon cibo richiedono con frequenza un contatto diretto con tutto ciò che la natura offre. Per chi avesse intenzione di aprirne uno, cosa fare? In seguito una serie di informazioni. Definizione di agriturismo La legge 63 del 16 marzo 2006 definisce gli agriturismi come le “attività di ricezione o ospitalità esercitate dagli imprenditori agricoli anche nella forma di società di capitali e di persone, oppure associati tra loro, attraverso l’utilizzazione della propria azienda in rapporto di connessione con le attività di coltivazione dei fondi, di silvicoltura e di allevamento di animali”. Molti sono i requisiti da possedere affinchè si possa aprire un agriturismo. – Anzitutto, è necessario iscriversi alla camera di commercio. – Secondo, vi è lo step della partita IVA. – E’ poi il momento delle autorizzazioni, tra cui quella rilasciata dai pompieri e quella concernente l’installazione di cartelli stradali. – In ultimo, vi sono tutte le autorizzazioni che il caso richiede, come quella sanitaria e quella inerente l’autorizzazione all’apertura proveniente dal Sindaco. Altri requisiti per l’agriturismo Entro la scadenza del 31 ottobre di ciascuna annualità, il titolare deve presentare un documento con i costi massimi che dovranno essere esercitati l’anno successivo. Il periodo di apertura dell’attività rimane a discrezione del proprietario, che tuttavia deve fornire comunicazione all’ente comunale. Per gli agriturismi che erogano un numero di pasti fino a dieci, è conferita loro la possibilità di preparare questi ultimi in una cucina casalinga. Se invece i coperti sforano questo limite, bisogna avere una cucina attrezzata. Fiscalità agriturismo Tutti i redditi provenienti dalle attività agrituristiche sono considerati redditi agricoli, con un imponibile il cui calcolo viene effettuato tenendo conto di un regime forfettario dell’entità del 25% sui ricavi. Alternativamente, è possibile sottoscrivere un impegno a scadenza triennale, in base a ciò che cita la legge ordinaria. In questo secondo caso, le aliquote IVA ammontano al 10% per pernottamenti e attività ristorative. Per tutto il resto, l’aliquota sale al 20%. Esordio dell’attività di agriturismo Il primo servizio deve essere autorizzato dal Comune, A seconda delle regioni di appartenenza, le tempistiche cambiano. Solitamente, un registro elenca tutti i soggetti idonei all’apertura di una attività agrituristica. Entrato a far parte di questo registro, il titolare dell’azienda ha la possibilità di presentare richiesta di autorizzazione al Comune. In assenza di risposta di quest’ultimo nei tempi previsti, sorge un regime di silenzio-assenso, con l’agriturismo che può aprire i battenti. Vale la pena quindi aprire agriturismo? Con una passione e una cura nei particolari a fare da fondamenta, intraprendere una attività agrituristica potrebbe rivelarsi una mossa redditizia, non solo dal lato economico, ma anche dal punto di vista di una gratificazione personale che solo una simile attività comporta.
21 Ottobre 2019
Principali sbocchi professionali: L’amministratore di condominio Guida 2018

Amministratore di condominio revoca e nomina

Ogni anno migliaia di Amministratore di condominio revoca e nomina vengono citati in giudizio, in quanto, per legge rappresentanti legali pro tempore Ogni anno migliaia di amministratori di condominio vengono citati in giudizio, in quanto, per legge rappresentanti legali pro tempore del condominio. Ogni giorno in quanto organo esecutivo delle decisioni condominiali si trovano ad affrontare in riunioni condominiali dispute tra condomini, che implicano oltre una resistenza psicologica una vera e propria resistenza fisica. Chi può essere nominato amministratore di condominio Puoi accedere alla carica di amministratore di condoinio sia che tu sia una persona fisica che società, tuttavia devi possedere una serie di requisiti. Requisti legali per la nomina amministratore di condominio -Pieno possesso dei diritti civili, oltre che di una gande pazienza:) -Non aver subito condanne per i delitti contro la PA, amministrazione della giustizia, fede pubblica e patrimonio o per ogni delitto non colposo, per cui sia prevista una reclusione minima di 2anni; -Non essere sottoposto a misure cauteari; -Non essere interdetto o inabilitato. E questo ce lo può confermare benissimo il nostro attuale Ministro della Giustizia Orlando Requisiti scolastici amministratore di condominio -Possedere diploma di scuola secondaria; -Aver frequentato un corso di formazione iniziale e svolgere corsi annuali periodici. Quando è necessario avvalersi di un amministratore di condominio Sulla scia della recente riforma condominiale, è necessaria la nomina di un amministratore di condominio, solo quando i condomini siano 9, e magari fossero sempre così pochi… La nomina dell’amministratore di condominio Devi ottenere dall’assemblea il voto della maggioranza dei condomini, i quali, a loro volta devono rappresentare, almeno la metà del valore dell’edificio, quindi fa tante promesse… Compiti dell’amministratore di condominio Potrai amministrare e gestire i beni condominiali con una maggiore attenzione ad amministrare e a non prenderne possesso… Altrimenti finisci dietro le sbarre e senza lavoro. Eseguire le decisioni condominiali e fungere da rappresentante di condominio nell’esercizio delle azioni legali. Doveri dell’amministratore di condominio Dovrai tenere sotto controllo un sacco di scartoffie, anzittutto, tenere: -Un registro dei verbali di assembea; -Un registro di contabilità; -Un registro dell’anagrafe condominiale. Curare gli adempimenti fiscali, conservare tutte le fatture dei pagamenti da esibire alla prima citazione in giudizio per evitare condanne…riscuotere i contributi e gestire e tenere cura delle cose in comuni. Durata dell’incarico e revoca amministratore di condominio L’incarico dura, in regola, un anno con possibilità di rinnovo tacito per un altro anno. I condomini, tuttavia, possono disporne la revoca per assembea o giudizialmente, in quest’ultimo caso nei casi displinati dalla legge all’art. 1129 del codice civile. Tutto ci premesso, fare l’amministratore di condomio, oggi è un bell’impegno, ma anche un valido sbocco professionale, diversi sono i corsi organizzati ogni anno per accedere a tale carica. Al riguardo se hai dubbi, vuoi ulteriori info perchè non contattarci? saremo a tua completa disposizione
15 Ottobre 2019
Come Aprire una birreria: Ecco cosa serve

Aprire una birreria: Come fare e cosa serve

Come aprire una birreria, un beershop o un microbirrificio artigianale è un sogno di molti che spesso sembra troppo lontano per essere realizzato. Come aprire una birreria, un beershop o un microbirrificio artigianale è un sogno di molti che spesso sembra troppo lontano per essere realizzato. Tuttavia, tutto ciò che serve per aprire un locale di questo tipo è semplicemente… conoscere le birre e il mondo legato alle stesse. Perché una birreria abbia successo occorre presentare al pubblico soltanto le migliori bevande, offrendo un’ampia gamma di scelta per soddisfare i gusti dei più. Inoltre bisogna svolgere un preciso iter burocratico per aprire una birreria. Il procedimento giusto di aprire una birreria Burocraticamente parlando Come aprire una birreria, un beershop o un microbirrificio artigianale non è difficile. Bisognerà completare gli adempimenti necessari per ogni attività in grado di rilasciare le bevande e gli alimenti. a)Aprire una Partita IVA e iscriversi al Registro delle Imprese; b)Bisogna farsi rilasciare il certificato di agibilità; c)Avere il nulla osta dell’ASL; d)Occorre svolgere la comunicazione d’inizio attività da inviare al Comune e all’ASL; e)Infine basta la certificazione antincendio, un documento che viene rilasciato dai Vigili del Fuoco e svolgere la richiesta di autorizzazione per esporre l’insegna. Cosa fare dopo il completamento dell’iter per aprire una birreria Una volta completato il procedimento burocratico l’attività potrà considerarsi aperta. Tuttavia bisognerà svolgere alcuni ulteriori passaggi perché l’attività sia effettiva: -Serve l’adesione al sistema HACCP, che a sua volta prevede la necessità di superare alcuni corsi. Grazie alle lezioni si acquisiranno le competenze e le conoscenze per la conservazione e la somministrazione delle bevande. -Se all’interno del locale ci sarà la musica bisognerà regolarizzare i diritti SIAE, oltre che valutare l’impatto acustico. Quanto costa aprire una birreria In base alla grandezza del locale, alla varietà di birre offerte, all’arredamento, impianti di suono e di luci e ad altre attrezzature, aprire una birreria può costare persino 200.000 euro. Le birre da proporre vanno scelte con un occhio critico, in quanto i fornitori sono poco propensi a concedere sconti di vario genere. A tutto questo si deve aggiungere la spesa per il personale, per l’affitto e per le utenze. Scegliere le birre e gli arredamenti senza errori per aprire una birreria Una buona idea per aprire una birreria di successo potrebbe essere quella di andare in giro a vedere come se la cavano gli altri locali di questo genere. In questo modo si potrà avere una panoramica completa sulle migliori birre, sulla musica che va di moda tra i giovani e sugli arredamenti migliori. Tutte queste conoscenze permetteranno di svolgere il lavoro con competenza e cognizione di causa. Ti serve una mano perchè in pratica non sai da dove iniziare? Beh contattami =)
15 Ottobre 2019
Piccoli accorgimenti per Aprire un’Attività e non fallire

Come aprire un’attività

Come Aprire un’Attività: Mettersi in proprio per molti può rappresentare l’inizio di una avventura fatta di soddisfazioni e successo. Come Aprire un’Attività Come Aprire un’Attività? Mettersi in proprio è il coronamento di un sogni per molti, e può rappresentare l’inizio di una avventura fatta di soddisfazioni e successo. Tuttavia, per competere nel mondo contemporaneo, sono necessari una serie di accorgimenti che cercheremo di fornirti in questa breve ma esaustiva guida Come aprire un’attività, adempimenti fondamentali Di seguito, ti segnaliamo una panoramica dei principali adempimenti burocratici per aprire la nuova attività. 1) Individuare il codice ATECO di riferimento. Si tratta di un codice alfanumerico che classifica l’attività principale e/o le attività secondarie che svolgerà la tua azienda, a seconda del quale potrebbero variare gli adempimenti da svolgere in fase di apertura a livello comunale e camerale. 2) Apertura della partita IVA, inviando una comunicazione telematica all’Agenzia delle Entrate. 3) Dotarsi della PEC (posta elettronica certificata) 4) Costituire la società e, se richiesto, sottoscrivere e versare il capitale sociale minimo 5) Iscriversi a INPS ed INAIL 6) Iscriversi alla Camera di commercio di competenza 7) Presentare, se la tipologia di nuova attività lo richiede, La SCIA “Segnalazione Certificata di Inizio Attività” al comune Il capitale iniziale, un fattore chiave di come aprire un’attività Le statistiche sono chiare nel rilevare che gran parte delle nuove attività che falliscono nei primi 5 anni lo fanno per mancanza di capitali. Per quanto buona e innovativa sia la tua idea, senza sufficiente denaro competere nel mercato, affrontare la concorrenza e reggere il peso della tassazione può essere arduo. Assicurati di aver risparmiato un capitale più che sufficiente e non essere frettoloso. Cash is king, come dicono negli USA, e per resistere ai costi ed agli imprevisti ai quali potresti andare incontro nei primi anni, la liquidità è essenziale. Come aprire un’attività e scegliere la forma giuridica ideale per la nuova attività Quale forma giuridica adottare per la tua nuova impresa è una delle prime domande che devi porti. Per rispondere correttamente e è vitale analizzare in prospettiva le caratteristiche del tuo business. Le società di persone sono meno onerose e più semplici da gestire per l’aspirante imprenditore, tuttavia sarai illimitatamente responsabile per il patrimonio della tua impresa, e in caso di insolvenza, potresti essere chiamato a risponderne col tuo patrimonio personale. Nelle società di capitali è la natura giuridica dell’impresa a prevalere sulle persone fisiche, di conseguenza i soci rispondono solo limitatamente al capitale sociale sottoscritto. Questa caratteristica rassicura non poco gli imprenditori che, all’ampliarsi della propria attività e delle responsabilità ad essa connesse, vogliono proteggersi e garantirsi separando nettamente il proprio patrimonio da quello aziendale. come aprire un’attività e qualificarsi come startup innovativa Registrarsi nella apposita sezione del MISE come startup innovativa può essere un’ottima soluzione per beneficiare di incentivi fiscali ad hoc e partecipare a speciali bandi pubblici dedicati solo a questa tipologia di imprese. Per ottenere la certificazione è necessario svolgere l’attività di impresa prevalentemente in Italia, avere un valore della produzione annua non superiore ai 5 milioni di euro, non distribuire utili, e rispettare almeno uno dei tre seguenti requisiti: spese in ricerca e sviluppo significative, personale qualificato, possesso di un brevetto come aprire un’attività e ottenere finanziamenti pubblici Uno degli svantaggi di aprire un’attività in Italia sono le difficoltà di accesso al credito, che possono rivelarsi penalizzati in particolare nella fase di startup. Il capitale iniziale, come esplicato nel precedente paragrafo, è un fattore chiave di successo, ma chiaramente le tue risorse non sono illimitate. Per ovviare alla scarsità di investitori privati e crearti un’alternativa valida al credito bancario un’ottima soluzione è ricorrere ai finanziamenti europei e governativi. Il programma POR-FESR 2014-21 ha stanziato miliardi di euro, ed è attualmente nella sua fase clou. Vi sono numerosissime opportunità proprio per le nuove imprese di ottenere finanziamenti a fondo perduto o finanziamenti agevolati a tassi estremamente favorevoli. Alcuni bandi permettono addirittura di ottenere il denaro necessario all’apertura della tua azienda prima che venga costituita. Per assicurarti i fondi dovrai partecipare ad un bando pubblico; la concorrenza è alta e talvolta conviene affidarsi a dei professionisti di finanza agevolata, che pagherai solo in caso di successo. Concludendo, una nuova attività è una sfida sicuramente impegnativa. Con una corretta esplicazione delle formalità burocratiche, prudenza, analisi accurata del business che intendi intraprendere e capacità di cogliere le migliori opportunità, può essere vinta. Cosa aspetti a metterti in gioco?
19 Settembre 2019
Come aprire un b&b: normativa e fisco

Aprire un b&b: normativa e fisco

Aprire un b&b: Il Bed and Breakfast è una formula che nell’immaginario collettivo suona un po’ come LAST MINUTE, formula pernottamento e colazione, veloce, efficace ed essenziale, quello che un turista desidera sia che decida di trascorrere un week-end fuori porta, sia che decida di trascorrere periodi più lunghi, sia per viaggi di lavoro che per vacanza. Il Bed and Breakfast è molto apprezzato perché sa coniugare le esigenze del cliente, in termini di rapporto qualità/prezzo, in grado di offrire accoglienza e cura dei clienti, riservando particolare attenzione ai dettagli, senza invidiare nulla agli hotel di lusso. Basti pensare ai kit di cortesia nelle toilette, alle bottiglie di vino o spumantini nel frigo della camera da letto o suite, accompagnati da dolci tipici del posto, per finire con l’abbondante e gustosa colazione che offre ampia scelta di prodotti artigianali, tra dolci e salati, torte, crostate, rustici,  succhi, yogurt, frutta di stagione, cornetti, toast, salumi e formaggi tipici, oltre al tradizionale caffè, latte o cappuccino. Molto spesso i Bed and Breakfast vantano il pregio di essere dotate di terrazze con vista panoramica dove viene servita la colazione. Ora vediamo insieme nel dettaglio le caratteristiche e la normativa di riferimento. Caratteristiche del BED&BREAKFAST aprire un b&b Il  Bed and Breakfast, in genere si compone di poche camere con bagni, all’interno della stessa abitazione del proprietario, che mette a disposizione l’altra metà della casa ai suoi ospiti. Molti  Bed and Breakfast sono attrezzati anche di giardino e piscina, ciò costituisce un valore aggiunto per gli ospiti che potranno rilassarsi al sole o dedicarsi ad un’attenta lettura lontani dai rumori della città. Ormai i Bed and Breakfast si sono dilagati così tanto, che sono stati adibiti perfino all’interno di  dimore storiche,  sono nati in location di charme, in country house, e infine nei tipici Trulli.  Quali normative rispettare per aprire un b&b Per favorire  una regolare apertura di un Bed and Breakfast occorre osservare e rispettare le Norme della Regione in cui si intende aprire il proprio Bed and Breakfast; in generale il riferimento ai regolamenti, alle normative vigenti nella propria Regione, nel proprio Comune e nel proprio territorio, con il profilo le leggi regionali se rifanno alla Legge Principale: Legge 29 marzo 2001, n. 135 – “Riforma della legislazione nazionale del turismo”, pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 92 del 20 aprile 2001. SUAP per aprire un b&b Successivamente occorre recarsi allo sportello SUAP del Comune di riferimento in cui si intende aprire il proprio  Bed and Breakfast e ritirare i modelli per la Dichiarazione di Inizio Attività oppure è possibile accedere tramite Internet  al seguente sito: https://www.impresainungiorno.gov.it/ e gestire on line le pratiche per la tua attività inserendo nell’apposita sezione il nome del proprio Comune appariranno i nomi dei responsabili, gli indirizzi, il numero di telefono e l’indirizzo PEC, ai quali chiedere informazioni per l’inoltro dei documenti on line. Quale SCIA aprire un b&b? La SCIA (Segnalazione Certificata di Inizio Attività) è la nuova procedura che sostituisce la DIA (Dichiarazione di inizio delle attività). Il vantaggio garantito da questa nuova modalità è che con la presentazione della SCIA, l’apertura dell’alloggio è immediata. I documenti necessari per la definizione completa della pratica devono essere allegati a SCIA, con mezzi stampati o elettronici. Gli allegati che verranno inviati sono diversi e dipendono dalle normative in vigore da una regione all’altra; Può accadere che tu abbia solo bisogno del piano casa, o della proprietà o del contratto di affitto, o anche una copia della polizza assicurativa di responsabilità civile a favore dei clienti. Comunica – Comunicazione unica aprire un b&b Molti adempimenti sono stati sostituiti con una sola comunicazione unica per tutti gli enti interessanti, quali Camere di Commercio, Agenzia delle Entrate, Inail, Inps. Con una sola procedura si crea un file  contenenti  i modelli per il Registro delle Imprese, modello per l’Agenzia delle Entrate, modello per l’Inps, modello per l’Inail, eventuale SCIA. Infatti, mediante la Comunicazione unica, tutti gli obblighi possono essere soddisfatti contattando il registro delle imprese, che è l’unico soggetto a inviare la pratica digitale che contiene informazioni per tutte le istituzioni. http://www.registroimprese.it/ Comunicazione alla polizia di stato aprire un b&b Le regole in materia di sicurezza pubblica valevoli per gli hotel, alberghi, residence, villaggi e altre strutture ricettive, valgono anche per i  Bed and Breakfast, infatti i proprietari sono obbligati a comunicare le generalità dei suoi ospiti presentando copia dei documenti di identità alle autorità di Pubblica Sicurezza per effettuare le ordinarie verifiche. Disciplina fiscale per aprire il Bed and Breakfast L’attività di Bed and Breakfast può essere esercitata senza aprire la Partita Iva, senza iscriversi al Registro delle Imprese presso la Camera di Commercio, infatti molte Regioni non la considerano una vera e propria attività d’impresa e fanno rientrare i redditi prodotti dal bed and breakfast tra i redditi diversi. E’ necessario, però che il titolare dell’attività si doti di un bollettario in cui deve annotare gli incassi per quietanzare l’incasso dei singoli corrispettivi. Pertanto il reddito del Bed and Breakfast sarà la differenza tra la somma delle ricevute rilasciate e le spese documentate sopportate dal Bed and Breakfast. Dovrà applicare la ritenuta d’acconto per gli importi superiori a 77,47 euro ed è obbligato a conservare le ricevute, le fatture per documentare tutte le spese sostenute per l’acquisto di materiale funzionale all’attività. Affinché l’attività sia considerata non imprenditoriale è necessario che non sia esercitata abitualmente e senza mezzi organizzati.  Il proprietario deve abitare nel Bed and Breakfast e deve farsi aiutare dai propri familiari nello svolgimento delle prestazioni che consistono nella pulizia, nell’ordine delle camere, nell’igiene dei bagni, nella preparazione della colazione, insomma in tutte le attività ordinarie. Il titolare può anche farsi aiutare da soggetti esterni al proprio nucleo familiare purché l’ aiuto sia prestato in maniera del tutto occasionale. Bed and Breakfast e IRPEF Ai fini IRPEF, i proventi derivanti dall’attività di Bed and Breakfast, assimilabili a redditi diversi in quanto derivanti da attività commerciale non esercitata abitualmente sono soggetti alla normativa prevista dalla lettera i, comma 1, art. 67, Tuir. Essi vanno inseriti nel quadro RL alla  sezione IIA  dell’ Unico Persone Fisiche, https://telematici.agenziaentrate.gov.it oppure  per il contribuente che presente il modello 730 è possibile inserirli nel quadro D, al rigo D5 e assoggettati a tassazione al netto delle spese inerenti e  funzionali all’attività stessa previste dal comma 2, art. 71 del TUIR quali: spese inerenti all’acquisto di generi alimentari per preparare la colazione; spese inerenti all’acquisto di materiale per la pulizia delle camere e dei bagni; spese legate alle utenze domestiche, luce, acqua e gas ed eventualmente tutte le altre previste. Per quanto riguarda invece le spese sostenute per l’acquisto di beni che saranno utilizzati per più anni, esempio mobili, attrezzatura da cucina saranno portati in detrazione e ammortizzati in ogni periodo di imposta secondo criteri di proporzionalità, secondo coefficienti ministeriali e quote di ammortamento, affinché il costo sia ripartito equamente in ciascun anno e per tipologia di beni secondo quanto previsto dal DM 31/12/1988. Possiamo concludere affermando con certezza che l’attività dei Bed and Breakfast per chi decidesse di mettersi in proprio rappresenta una forma semplificata e appetibile che non prevede l’osservanza di adempimenti contabili richiesti per le attività economiche in genere, non è prevista, infatti, la tenuta dei libri contabili obbligatori, quali registro IVA acquisti e registro IVA emesse, non sono previste gli adempimenti inerenti alla liquidazione periodica dell’IVA, né la tenuta del registro dei beni ammortizzabili, né tanto meno gli adempimenti inerenti ai dipendenti, quali la busta paga, perché il gestore dell’attività si avvale dell’apporto lavorativo dei suoi familiari in maniera saltuaria e allo stesso modo può ricorrere all’aiuto di terzi soggetti purché prestino la loro attività in maniera non continuativa. Segue  il link per scaricare la versione completa del Bollettino Ufficiale della Regione Lazio, n° 73 in merito alla nuova disciplina delle attività ricettive extralberghiere:  http://www.regione.lazio.it Inoltre consiglio di leggere alcune normative presenti nelle regioni che seguono: https://www.bed-and-breakfast.it https://www.bed-and-breakfast.it/it Per finire invito a leggere il sito con notizie e piattaforme che aiutano a trovare un BB nel luogo che desiderate https://www.bed-and-breakfast.it/it/speciali
17 Settembre 2019
Ti Spiego cos’è e come funziona L’azienda coniugale

Azienda coniugale: Come funziona

Il codice civile riconosce vari tipi di azienda, ognuno con i suoi pro ed i suoi contro. Una tipologia di azienda che negli ultimi periodi sta prendendo piede in maniera consistente è quella coniugale, disciplinata nell’articolo 177 del codice civile che, anche se non puntigliosamente, è diretto alla comunione dei beni tra coniugi. Comunione dei beni nell’azienda coniugale Prima del 20/09/2017 (data dell’entrata in vigore della riforma contenente le norme relative al nuovo diritto di famiglia) per tutti i matrimoni vigeva la separazione dei beni, ma con la nuova riforma questa visione fu superata e venne introdotto come regime ordinario quello della comunione dei beni (non imposto, dato che è possibile ancora scegliere di adottare la separazione dei beni).   Definizione d’azienda coniugale Per etimologia, si intende essere un’impresa caratterizzata dalla parità di peso decisionale e amministrativo da parte dei coniugi per quanto riguarda un’azienda avviata successivamente al contratto di matrimonio. Nel caso in cui l’azienda sia nata prima del matrimonio, ma la stessa è poi gestita da entrambi, il caso è diverso poiché la comunione andrebbe a toccare solo gli utili e gli incrementi successivi al matrimonio, ma non i diritti di proprietà dell’azienda stessa. Il potere di compiere atti riguardanti l’amministrazione, che sia ordinaria o anche straordinaria, è concesso ad entrambi i coniugi, eccetto atti aventi come oggetto un bene mobile o immobile registrato, in tal caso serve il consenso di entrambi. Come si costituisce un’azienda coniugale Nulla di più semplice e naturale. Non occorre atto pubblico o qualsivoglia formalità particolare. Detto ciò si può comprendere che l’impresa coniugale viene tirata sù per comportamenti concludenti, poi il fatto che implichi ai due coniugi la responsabilità civile e penale delle obbligazioni inerenti l’impresa e dunque ne rispondano anche di fronte a terzi, è lapalissiano. Chi può costituire azienda coniugale Come già detto un modo per entrare in un impresa coniugale esiste, ed è l’unico. Infatti solo stipulando un contratto matrimoniale si può entrare in questo genere d’impresa, tenendo presenti le condizioni summenzionate. Sono esclusi altri soggetti al di fuori del matrimonio, compresi i familiari. Caratteri economici In quanto lavoratori autonomi, i coniugi devono pagare l’INPS come di norma. Mentre per quanto concerne i benefici nel caso in cui, ed è il più ricorrente, dichiarino il 50% cadauno degli utili è da prendersi in considerazione la possibilità dell’applicazione di un’aliquota inferiore rispetto al caso inverso in cui un solo coniuge dichiarerebbe il reddito. Insomma, una tipologia di impresa con pochi contro se non quello di avere un’altra persona con cui fare i conti, ma in caso di amore e serietà questo non dovrebbe essere un problema. Secondo te il gioco ne vale la candela?
14 Settembre 2019
Le Migliori Idee di Business in Franchising da Aprire Subito

Franchising: i marchi di abbigliamento e ristorazione

Franchising: in questa guida i punti salienti sui marchi di abbigliamento e ristorazione in franchising che non potrai fare a meno di conoscere Idee franchising: In questo periodo mettersi in proprio non è la prima idea che passa per la testa ad un imprenditore, ma aprire un’attività in franchising potrebbe essere un escamotage per eliminare questa paura poiché con le tantissime nuove attività che offrono questi servizi di affiliazione sembra essere uno dei metodi più usati per creare profitti partendo da poco tra i giovani imprenditori. Franchising abbigliamento Questo è uno dei casi più ricorrenti, l’apertura di negozi di abbigliamento in franchising si espande sempre più in quanto richiede pochi requisiti e si può partire anche con un budget basso. Avrete come svantaggio (come in ogni franchising) il fatto che non potrete controllare e scegliere i prodotti, in quanto scelti dalla catena (almeno non possono accusarvi di cattivo gusto). Marchi ai quali affiliarsi in franchising Friking vi permette di aprire un negozio con soli 5.000 euro e vendere magliette e gadget personalizzabili con foto dei migliori artisti e attori di fama mondiale. Per quanto concerne l’abbigliamente femminile vi è Dandara che vi permette di aprire un negozio di abbigliamento di una certa classe a soli 6.000 euro più 300 euro a metro quadro, poi ci sono Lattementa ed Exiagirl (20.000 euro). Per quanto riguarda i bambini è ottima l’offerta di affiliazione di rockids che permette di affiliarsi con meno di diecimila euro. Franchising ristorazione Sempre più numerosi sono i negozi affiliati a grandi catene mondiali riguardanti il cibo, fast food e non. Ovviamente qui i prezzi iniziali aumentano in quanto luoghi ed attrezzature così come tutto il personale hanno esigenze diverse. Marchi franching ristorazione Oltre ai giganti mondiali come McDonalds e Burger King che richiedono somme iniziali molto cospicue, vi sono tante altre offerte di affiliazione che riguardano la ristorazione in generale come Fishway che vi permetterà di aprire con soli 25.000 euro un ristorante col miglior pesce fresco arrivato direttamente dai mari della calda Sicilia, oppure restando ancor più nella tradizione italiana con Linopassamilvino o Bruschette Mazzamaurielle, rispettivamente 59.000 euro e 15.000 è la quota per iniziare, il primo è il franchising che esporta l’arrosticino tipico abruzzese, il secondo le numerose e croccanti bruschette di terra sannita (molisana). Vi abbiamo mostrato due dei modi più utilizzati al momento per aprire un’attività in franchising, ovviamente c’è una vastissima varietà di scelta tra le offerte di affiliazione e sta solo a voi scegliere quale sia il campo più adatto alle vostre caratteristiche e competenze. Inoltre se credete che il franchising in qualche modo limiti la vostra ambizione o creatività pensate che è comunque uno dei modi più semplici e veloci per fare esperienza nel campo che preferite e mettersi in qualche modo in proprio. Ti senti all’altezza di rappresentare un marchio importante nella tua città?
13 Settembre 2019
Amministratore di condominio: obblighi fiscali e amministrativi

Come diventare amministratore di condominio

L’amministratore condominio è una persona fisica che si occupa di tutelare gli interessi dei suoi condomini, persone fisiche e le loro abitazioni Chi è l’amministratore di condominio e cosa fa? L’amministratore di condominio è una persona fisica che si occupa di tutelare gli interessi dei suoi condomini, persone fisiche, che abitano in un condominio, un edificio, nel quale esistono proprietà singole e beni   comuni in condivisione come: i tetti, le cantine, i muri maestri. Affinché si possa parlare di condominio è necessario che l’edificio sia strutturato verticalmente, perché solo con la verticalità le parti sono in comune. Diversamente, quando le case sono disposte a schiera o in edifici adiacenti i tetti, le scale, gli impianti non sono in comune con il vicino. Definizione di condominio Il condominio pur non essendo un soggetto giuridico, né una persona fisica, è un soggetto fiscale al quale viene attribuito un codice fiscale che lo identifica nei rapporti attivi, passivi e procedure giudiziarie. Il codice fiscale non subisce modifiche anche se all’amministratore in carica può subentrarne un altro. Ruolo dell’amministratore condominio La sua figura è disciplinata dall’art.1130 del codice civile suddiviso in 10 commi che stabiliscono i doveri dell’amministratore di condominio nella sua attività di ordinaria amministrazione. Vediamoli qui di seguito: innanzitutto, quando i condomini devono discutere su questioni comuni lo comunicano all’amministratore il quale riunisce tutti i condomini  in un’assemblea dando seguito alle deliberazioni della stessa. successivamente deve disciplinare l’uso delle parti comuni dell’edificio che secondo quanto stabilisce l’art.1117 c.c. sono le scale, i portoni d’ingresso, i portici, i cortili, i locali per la portineria e l’alloggio del portiere, il riscaldamento centrale, gli stenditoi, le opere, le installazioni come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli acquedotti, le fognature e i canali di scarico, gli impianti per l’acqua, per il gas, per l’energia elettrica, per il riscaldamento fino al punto di diramazione degli impianti ai locali di proprietà esclusiva dei singoli condomini. deve altresì disciplinare la prestazione dei servizi nell’interesse comune, affinché sia assicurato il miglior godimento a tutti i condomini. L’art.1123 pattuisce che le spese necessarie per la conservazione e il godimento delle parti comuni dell’edificio, per la prestazione dei servizi nell’interesse comune e per le innovazioni deliberate dalla maggioranza sono sostenute dai condomini in misura proporzionale al valore della proprietà di ciascuno. l’amministratore deve anche riscuotere i contributi ed erogare le spese necessarie per la manutenzione ordinaria delle parti comuni dell’edificio e per l’esercizio dei servizi comuni. Qualora il condomino sostiene spese per le cose comuni senza l’autorizzazione dell’amministratore o dell’assemblea non ha diritto al rimborso secondo quanto prescritto dall’art. 1134 c.c. l‘amministratore di condominio deve compiere anche atti conservativi relativi alle parti comuni dell’edificio; questo significa che può adottare misure cautelari generali, ma può anche esercitare azioni petitorie nei confronti delle turbative e delle molestie prodotte dagli stessi condòmini sulle cose comuni. deve curare la tenuta del registro di anagrafe condominiale contenente le generalità dei singoli proprietari e dei titolari dei diritti reali e di diritti personali di godimento, comprensive del codice fiscale e della residenza, i dati catastali di ciascuna unità immobiliare. Ogni variazione dei dati deve essere comunicata in forma scritta entro 60 giorni all’amministratore. In caso di dati incompleti, l’amministratore richiede le informazioni corrette e complete con lettera raccomandata, qualora nonostante questo sollecito, i dati continuano ad essere incompleti, allora l’amministratore provvede ad acquisire le informazioni necessarie, addebitando il costo ai responsabili. l’amministratore provvede a curare il registro dei verbali delle assemblee, nel quale vengono annotate anche le mancate costituzioni delle assemblee, allo stesso è allegato il regolamento di condominio; il registro di nomina e revoca dell’amministratore, nel quale sono riportate le date di nomina e revoca di tutti gli amministratori, gli estremi del decreto in caso di provvedimento giudiziale; il registro di contabilità, nel quale sono annotati i movimenti in entrata e in uscita, in ordine cronologico. deve conservare anche tutta la documentazione avente ad oggetto sia il rapporto con i condomini, sia lo stato tecnico-amministrativo dell’edificio e del condominio. qualora il condomino lo richieda, l’amministratore deve fornirgli un’attestazione relativa allo stato dei pagamenti degli oneri condominiali e delle eventuali liti in corso. infine deve redigere il rendiconto condominiale annuale della gestione e convocare l’assemblea per la sua approvazione entro centottanta giorni. Gli obblighi fiscali dell’amministratore di condominio Gli amministratori di condominio sono tenuti a comunicare all’Agenzia delle Entrate i dati relativi agli interventi di recupero del patrimonio edilizio e di riqualificazione energetica, eseguiti sulle parti comuni del condominio, al fine di inserire queste spese nelle dichiarazioni precompilate, secondo le direttive comunicate dal MEF il 1°dicembre 2016 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 20.12.2016. L’Agenzia delle Entrate può richiedere agli amministratori di condominio dati, notizie, documenti relativi alla gestione condominiale ex art. 32, c.1, n.8-ter, D.P.R. n. 600/1973. Il condominio è sostituto d’imposta in virtù di ciò l’amministratore ha l’obbligo di versare le ritenute sui compensi erogati entro il 30 giugno e 20 dicembre di ogni anno. Per fare un esempio pratico, l’amministratore è tenuto a versare la ritenuta del 4% a titolo di acconto sui corrispettivi dovuti per prestazioni relative ai contratti di appalto di opere e servizi, qualora queste non raggiungano la soglia minima della ritenuta pari a 500 euro disciplinato dal comma 2 bis all’art. 25 ter, D.P.R. n. 600/1973. A queste ritenute si aggiungono le ritenute pagate a favore dei dipendenti, basti pensare al custode, al portiere. L’amministratore per conto del condominio è tenuto a versargli le ritenute fiscali e previdenziali previste in materia di lavoro dipendente, ma anche le ritenute d’acconto sui redditi di lavoro autonomo per i compensi retribuiti ai professionisti, quali ingegneri, architetti, geometri che hanno svolto lavori nel condominio. L’amministratore di condominio è tenuto ad onorare gli adempimenti fiscali inerenti le dichiarazioni 770, contenenti i dati relativi alle ritenute e ai versamenti effettuati, nonché i dati relativi ai condomini amministrati. Gli amministratori di condominio in carica al 31 dicembre 2017 sono tenuti a compilare il quadro AC dell’UNICO per comunicare i dati identificativi del condominio qualora siano stati effettuati interventi di recupero del patrimonio edilizio sulle parti comuni condominiali. Occorre comunicare annualmente all’Anagrafe Tributaria l’importo complessivo dei beni e servizi acquistati dal condominio nell’anno solare e i dati identificativi dei relativi fornitori secondo quanto stabilisce l’art.7, comma 8-bia, del D.P.R. 29 settembre 1973, n.605. L’obbligo sussiste anche se il condominio è costituito da non più di otto condomini. L’amministratore di condominio provvede a presentare la dichiarazione ai fini IMU, ma a nome del condominio per gli immobili in comproprietà condominiale, quali ad esempio i locali per la portineria e l’alloggio del portiere, il locale per le assemblee, la lavanderia, il locale per la caldaia e gli altri locali in comune. Inoltre per gli immobili in comproprietà condominiale i singoli condòmini in proporzione alla propria quota provvedono a versare l’imposta. Però se il regolamento comunale lo prevede, l’amministratore di condominio può fare un versamento unico e ripartirlo tra i condomini in base ai millesimi di proprietà. Corso amministratore di condominio Gli aspiranti amministratori di condominio oltre al possesso dei requisiti di onorabilità, alla piena capacità giuridica e di agire, devono aver conseguito un diploma di scuola secondaria di secondo grado e aver acquisito le competenze tecniche in materia di amministrazione di condominio. Pertanto devono aver seguito un corso di almeno 72 ore e aver svolto costantemente corsi di aggiornamento professionale per un minimo di 15 ore annuali. La formazione degli amministratori di condominio è disciplinata dal Decreto Ministeriale del 13 agosto 2014 n° 14. Inoltre gli amministratori professionisti devono essere iscritti nel registro telematico degli amministratori di condominio, grazie al quale i condomini possono verificare che il proprio amministratore di condominio possieda i requisiti per poter esercitare la professione e abbia adempiuto agli obblighi di aggiornamento professionale imposti dalla normativa. Casi pratici di amministratore di condominio Su un social network molto noto, quale facebook è attivo un gruppo dedicato al “il condominio che vorrei” in cui si discute sulle caratteristiche che, secondo  i condomini, un amministratore di condominio deve possedere, soprattutto dopo la riforma intervenuta il 18 giugno 2013, data a partire dalla quale l’amministratore di condominio è diventata una figura esperta, e non più il vicino di casa scelto dagli stessi condomini. Dunque, secondo le opinioni attuali del gruppo “il condominio che vorrei” l’amministratore deve essere professionale; disponibile, in quanto deve essere reperibile, deve far sentire la sua presenza fisica, deve recarsi presso l’edificio che amministra con puntualità; a queste caratteristiche va ad aggiungersi la cortesia, l’amministratore di condominio deve saper ascoltare le esigenze dei suoi condomini facendosi anche portavoce dei loro problemi nelle sedi competenti. Inoltre sempre su facebook è attivo il Mapi, Movimento Amministratori e Proprietari d’Immobili che organizza anche corsi online per l’abilitazione e l’aggiornamento degli amministratori. E’ attivo un sito www.amministratori24.it che, oltre a darti la possibilità di trovare il tuo amministratore di condominio tra un elenco di professionisti abilitati; alcuni dei quali hanno anche un proprio sito online di riferimento, ti consente di porre quesiti, se hai dubbi, su problematiche inerenti il tuo condominio. Abbiamo visto quanti compiti incombenti e responsabilità gravano sugli amministratori di condominio. Abbiamo letto gli adempimenti a carico dell’amministratore, sia nel suo ruolo amministrativo che di sostituto d’imposta e in merito agli aspetti fiscali. Pertanto, consiglio di avvicinarsi con serietà a questa professione e di rispettare il ruolo che il nostro amministratore è chiamato a svolgere, un compito che troppe volte non riceve la giusta considerazione. Se anche tu abiti in un condominio e vuoi sapere quali sono i tuoi diritti  ma anche i tuoi doveri, leggi quest’articolo! Ti offriamo la nostra  consulenza in tempi rapidi. Siamo qui per te! Nel caso in cui tu voglia intraprendere la professione di amministratore di condominio non esitare a contattarci, ti seguiremo in tutte le fasi.
12 Settembre 2019
Franchising di successo: Come scegliere il migliore?

Franchising di successo: Come scegliere il migliore

Scegliere un franchising di successo non è affatto così facile come si potrebbe pensare a prima vista… sempre che non si voglia creare un franchisee Scegliere un franchising di successo non è affatto così facile come si potrebbe pensare a prima vista… sempre che non si voglia creare un franchisee di successo solo per qualche giorno. Basta semplicemente dare un’occhiata al mercato per accorgersi di quanto sia saturo: in Italia sono presenti circa 1200 franchising, molti dei quali in costante competizione, che vogliono conquistare il mondo. Inserirti nel mercato potrebbe essere difficile, ma con la giusta tenacia ce la farai! Prima però, consulta la Legge del 6 maggio 2004 numero 129 attuata il 25/05/2004, quella che disciplina il contratto di franchising (o affiliazione) per non trovarti spiazzato di fronte alle numerose sorprese del mondo. franchising di successo – quali fattori considerare Quando ci si appresta a scegliere un franchising bisogna prestare una particolare attenzione ad alcuni fattori piuttosto che ad altri per non ritrovarsi senza alcun soldo in tasca. In primis occorre quantificare, correttamente, il proprio budget. Questo è necessario per capire fin dove è possibile spingersi, per fare la stessa strada di grandi brand come il McDonald e non fallire come la Detroit Automobile Company ai suoi tempi migliori. Ovviamente più è grande il budget e meglio sarà: le catene di franchising tendono ad accettare solo quelli che hanno a disposizione una notevole quantità di soldi. Inoltre dovrai essere pronto a pensare che è il lavoro più pesante che ci sia, come di diceva Henry Ford, anche se, probabilmente, non sei d’accordo. Nel caso faccelo sapere! L’importanza dei soldi nel franchising di successo Il denaro iniziale ti permetterà di ampliare l’attività rendendola adatta per entrare nella catena di franchising. Altrimenti ti potrebbero anche non accettare e allora dovrai cercare altre strade (che non esistono). Un altro fattore da considerare, è quello delle proprie competenze e capacità. È impensabile aprire un ristorante e preparare una buona pasta se non si sa nemmeno come si fa la frittata. Molto meglio fare ciò che si sa fare per davvero. Altri fattori necessari per la valutazione del franchising di successo Da valutare anche altri elementi che ti permetteranno di capire se il franchising potrà essere di successo. Tra questi spicca la maturità dell’organizzazione, la reputazione su scala nazionale (oppure internazionale) del brand, la serietà dell’apparato marketing e i riscontri dei clienti sui prodotti o servizi venduti. Franchising di successo – come evitare le trappole del settore In un periodo di crisi economica le grandi catene di franchising potrebbero essere più disposte a fare aprire dei negozi della propria catena ad altre persone per migliorare lo stato della propria salute economica. Tuttavia si tratta di un’operazione molto rischiosa, in quanto il franchising potrebbe fallire poco dopo l’apertura, anche a cause che non dipenderanno da te. Per questo prima di gettarsi su quella che sembra un’occasione molto ghiotta occorre tenere la mente fredda e calcolatrice, altrimenti si rischia di chiudere poco dopo aver aperto. D’altro canto, gli affiliati sapranno sicuramente fornirti una grande spinta iniziale ed è un fattore da non trascurare. Quali sono i migliori franchising di successo Le idee innovative che potrebbero avere successo sono così tante che è praticamente impossibile racchiuderle in un solo paragrafo. Tra i migliori, però, spiccano le poste private, l’FT Lab (che apre palestre), le numerose aziende che si occupano dello street food (non occupandosi del colesterolo…) e quelle legate al settore dell’edilizia. Senza dimenticare l’idea dell’assistenza domiciliare, in quanto sta diventando molto popolare negli USA. Trovare un buon franchising di successo fra quelli emergenti, insomma, non è difficilissimo. Tuttavia bisogna essere pronti a rischiare e a mettersi in gioco. Perché, dunque, non agire subito e contattare gli specialisti del settore per non lasciarsi sfuggire l’occasione?
4 Settembre 2019
Aprire un bar: Ecco tutto ciò che serve

Aprire un bar: tutto ciò che serve

Aprire un bar al giorno d’oggi significa mettersi in gioco, oltre a portare avanti un’attività imprenditoriale, ecco come aprirlo subito Chiunque tu sia, se hai scelto di intraprendere questa scelta allora hai voglia di iniziare una nuova vita puntando sulle qualità che ti contraddistinguono. Ma da dove iniziare per mettere su una simile impalcatura? STILE E ARREDAMENTO Che tipo sei? Crea un bar che ti rappresenti Che tu sia un tipo eccentrico, vivace, legato al vintage o a un tocco perlopiù moderno, devi mettere su una struttura che raffiguri la tua personalità, un arredamento che rispetti le tue scelte e che le metta in mostra. LA POSIZIONE È FONDAMENTALE Dove aprire il tuo bar e come rapportarlo al territorio Ebbene sì, occorre stabilire dove tirare su il tuo piccolo impero. Una piazza di paese o il corso di una grande città? Sembra banale ma per una simile scelta è importante determinare lo stile e l’organizzazione del tuo bar. QUANTO COSTA? Quali sono i costi per aprirlo in tutta sicurezza? È inutile prendersi in giro, aprire un’attività comporta sempre dei costi. In questo caso stiamo parlando di cifre che si aggirano intorno ai 40000/50000 euro per un progetto abbastanza semplice. Il tutto dipende sempre dalla grandezza della struttura e del progetto che si vuole mettere in atto. REALIZZARE IL TUTTO Cosa serve per concretizzare il progetto? L’iter per mettere su un bar non consiste solo nel mettere sul tavolo tutti i risparmi, ma comprende anche un iter burocratico: -Aprire una partita iva -Rendere a norma di legge la struttura -Corsi obbligatori: SAB, HACCP (piano di autocontrollo igienico) e Sicurezza sul lavoro -Consultare il Comune per inizio attività -Autorizzazione per esporre l’insegna -Richiesta per la vendita degli alcolici all’agenzia delle entrate -Il pagamento SIAE per la diffusione di musica e immagini RIFERIMENTI DI LEGGE: REQUISITI STRUTTURALI Il tuo bar dev’avere una struttura a norma di legge Quali sono le norme principali da seguire per far si che la regione o il vostro comune approvi il progetto? -Spazi sufficientemente ampi -Il locale deve essere areato, er evitare formazione di batteri e muffe -Il pavimento preferibilmente lucido per essere lavato con maggiore facilità -Illuminazione adeguata -L’altezza del locale deve essere di almeno 3m Le stesse norme valgono per la cucina o per un eventuale laboratorio anteriore. RIFERIMENTI DI LEGGE: REQUISITI IGIENICI Rispettare le norme igieniche è importante Vediamo ora le norme igieniche per poter mettere in atto il progetto: -Gli alimenti esposti devono essere adeguatamente protetti -I sistemi di conservazione di cibi o bevande (frigoriferi o congelatori) devono essere adeguati al tipo di alimento che vi è all’interno -Il personale deve essere dotato di spogliatoio e servizi igenici personalizzati IL PROCESSO TI SEMBRA LUNGO? Non scoraggiarti, bisogna solo essere pazienti Se il percorso da mettere in atto ti sembra troppo faticoso e ti passa la voglia di realizzare il tuo obiettivo, ricordati sempre che ad essere in gioco è il tuo sogno, il luogo in cui sentirti a casa anche mentre lavori. Dopotutto realizzare quello che hai in mente non è mai faticoso quando ci metti passione. LA QUALITA’ PRIMA DI TUTTO Guadagnare fama per vendere Eh si, bisogna imprimere un certo spessore al bar, una volta avviato. Come farlo? Beh, attraverso un buon arredamento, il perfezionamento delle tecniche da barman e una buon rapporto con la clientela. Facile no? In un mestiere del genere la simpatia e la cortesia sono all’ordine del giorno. Perciò, aldilà dei costi e a ciò che serve per avviarlo, un buon bar deve essere la rappresentazione di te stesso, ricordalo sempre e avrai un’attività di successo. Sei pronto per iniziare?
30 Agosto 2019
Contratto di Merchandising: Ecco i contratti esistenti

Merchandising: Ecco i contratti esistenti

Il contratto di Merchandising è una tecnica di marketing che consiste nello sfruttare un marchio per la sua popolarità nel pubblico dei consumatori. Il contratto di “Merchandising” è una tecnica di marketing che in buona sostanza consiste nello sfruttare ai fini commerciali un marchio per la sua popolarità nel pubblico dei consumatori. Dal giorno della nascita del fenomeno del merchandising è riuscito a mettere in evidenza i profitti che era in grado di generare oltre che ha posto problematiche giuridiche in relazione alla sua disciplina giuridica. Dal principio non essendoci stato il concetto di marchio come bene giuridico, con un proprio valore, anche la disciplina legale del merchandising era rimasta invariata. Avanzando nel tempo la legge ha riedificato il concetto di marchio come bene giuridico sfruttabile ai fini di utilizzazione economica e, dunque, degno di tutela legale. Così che tutto il principio di pratica del merchandising ha continuato a ricevere disciplina e tutela, fino a diventare oggi uno strumento economico molto diffuso. Il contratto di Merchandising L’imprenditore, nel primo caso detto anche licenziatario, sfrutta il valore simbolico dei propri prodotti, dall’altro il licenziante (titolare del diritto di contratto) ne sfrutta un vantaggio dal valore nel marchio stesso acquisendo un corrispettivo economico dal licenziatario sotto forma di percentuale sui guadagni. Nella pratica però, spesso è molto difficile distinguere il contratto di merchandising da altri contratti commerciali esistenti sul mercato, in particolare da quello di sponsorizzazione perché è frequente la fruizione di contratti misti. In concreto esistono tre diversi tipi di merchandising Merchandising del marchio Chesfrutta marchi famosi che sono di diversa originarietà. In questo caso, il marchio è concesso per essere apposto su prodotti o servizi uguali o simili a quelli per i quali esso è stato originariamente concepito e apposto dal suo titolare. Merchandising per il diritto d’autore In questo caso si tratta di creazioni che promuovono la vendita di prodotti in settori diversi da quelli originari. Il merchandising delle creazioni intellettuali detto anche character merchandising, ha come compimento il trasferimento dei diritti sulle creazioni ad una terza persona che intende sfruttarne l’impiego. Possono essere ceduti ad esempio: articoli di abbigliamento, accessori, giochi i personaggi di cartoni animati fumetti film racconti romanzi frasi titoli di opere letterarie o discografiche Merchandising dei diritti della personalità Quest’ultimo contratto di merchandising sfrutta l’essere celebre di una persona famosa. Il contratto di personality merchandising lo si conclude tra un personaggio celebre o conosciuto e una terza persona che ha intenzione di commercializzare bene dando, inoltre, il proprio consenso allo sfruttamento della propria immagine, a seconda della tipologia di beni che devono essere immessi sul mercato.
17 Agosto 2019
Aprire un Ristorante: breve report di iter e costi

Come aprire un ristorante

Come Aprire un Ristorante: Vediamo nello specifico, quali sono gli adempimenti da porre in essere per poter aprire un ristorante In questo periodo di crisi economica, dove molti piccoli esercizi locali sono costretti a chiudere, si è potuto notare, invece, il proliferare di moltissime nuove attività legate alla ristorazione. Questo grazie sia al fatto che, come è noto, la gente rinuncia a tutto ma non al buon cibo, sia grazie alla recente riforma sancente l’abolizione della vecchia separazione tra licenze bar e ristorante (con la conseguente possibilità per tutti di effettuare servizi di ristorazione ai tavoli). Vediamo, quindi, nello specifico, quali sono gli adempimenti da porre in essere per poter aprire un ristorante e, soprattutto, i relativi costi. Requisiti necessari per aprire un ristorante Per aprire un ristorante è necessario avere raggiunto la maggiore età, non essere stati dichiarati mai interdetti, incapaci di intendere e volere o falliti ed essere in possesso dell’EX REC, ora SAB, ovvero l’abilitazione alla Somministrazione di Alimenti e Bevande. Infatti, ai sensi della L.R. 29/2005 chiunque voglia aprire un’attività di commercio e somministrazione di alimenti e bevande deve soddisfare i requisiti richiesti, frequentando, se del caso, un apposito corso. E’, inoltre, necessaria l’idoneità sanitaria del locale scelto per il ristorante ed un piano HCCP a sostituzione del vecchio libretto sanitario. Iter burocratico per aprire un ristorante Per poter iniziare l’attività di ristorazione occorre aprire una partita IVA in forma individuale o societaria. La ditta o la società dovrà, quindi, essere iscritta presso gli istituti assicurativi e previdenziali ( INAIL ed INPS). Sarà, poi, necessario presentare la SCIA (segnalazione certificata di inizio attività) al Comune in cui ha sede l’attività. Il passo finale è la Comunicazione Unica da inviare, in modo telematico, alla Camera di commercio richiedendo, nel contempo la licenza commerciale . Quali sono i costi da sostenere per aprire un ristorante Affrontiamo, quindi, il problema dei costi da affrontare nel momento in cui si decide di aprire un ristorante, quantificando gli oneri. Mediamente, per dare il via all’attività, si spenderanno: € 400,00 circa per la partita IVA individuale e circa € 2000,00 in caso di costituzione societaria; € 5,16 per l’Iscrizione al CONAI (consorzio nazionale imballaggi); € 16,00 per diritti di bollo all’Agenzia delle dogane (in caso di vendita di alcolici); imposte TOSAP per insegna pubblicitaria alle tariffe richieste dai singoli Comuni; in caso di musica all’interno del locale, occorre versare i necessari diritti alla SIAE. Per tutti gli adempimenti sarà sempre preferibile farsi seguire da un professionista esperto del settore, al costo indicativo annuo medio di € 1500 circa. In conclusione, dietro l’apertura di un ristorante vi è un complesso iter procedurale e costi non indifferenti da sostenere. Tuttavia, con un pò di fortuna e con l’assistenza di un buon commercialista, il successo potrebbe essere dietro l’angolo. A chi va di provare?
10 Agosto 2019
E-commerce: è sempre necessario emettere fattura?

Sito e-commerce: obbligo di emettere fattura?

E-commerce: Si è affermato un nuovo modo di fare acquisti, quali sono notevolmente cambiati negli ultimi anni. Tutta la verità sull’ecommerce E-commerce: Nel nostro stile di vita e nelle nostre abitudini si è affermato  un  nuovo  modo di fare acquisti, i quali sono notevolmente cambiati negli ultimi anni. I nostri consumi si sono modificati e si sono orientati in una dimensione più evoluta e tecnologica. Oggi prima di acquistare materialmente un bene, o di usufruire di un servizio raccogliamo informazioni in merito a quel determinato bene e a quel preciso servizio; compiamo una sorta di indagine alla fonte mediante uno strumento telematico quale internet. Oggi siamo più attenti, non solo, ma anche più esigenti e vulnerabili, l’importanza di una recensione positiva  o negativa ha un peso notevole nelle nostre scelte, in quanto ha il potere di influenzarle considerevolmente. Modalità di acquisto con E-commerce  diretto e E-commerce indiretto  Quando acquistiamo un bene online, per esempio un e-book, che mediante la registrazione al sito e l’accesso con propria password e account , abbiamo provveduto a scaricare  direttamente sul nostro pc e ci viene consegnato in formato digitale, se non abbiamo la partita iva perché siamo consumatori finali privati, non titolari di partita IVA, allora il nostro editore o società editrice non ci addebita l’IVA, anzi non emette nemmeno fattura nei nostri confronti, ma annoterà la transazione di acquisto nel suo registro di corrispettivi. In questo caso siamo in presenza di E-commerce diretto disciplinato dall’ art. 1 del D.lgs. n. 42/2015 che stabilisce che i servizi elettronici di telecomunicazione e teleradiodiffusione, sono rilevanti ai fini fiscali nel Paese del committente, indipendentemente dal luogo di stabilimento del prestatore. Diversamente dall’ e-commerce diretto, abbiamo  l’E-commerce indiretto con il quale anche se acquistiamo online con i mezzi di pagamento più noti e sicuri, quali paypal, carte di credito, carte di debito prepagate rientranti nel circuito mastercard, visa ecc. non possiamo usufruire del bene scaricandolo telematicamente con il download sul nostro pc, ma il bene ci verrà consegnato materialmente dal Corriere. Disciplina IVA nell’ E-commerce diretto Per gli acquisti tra soggetti titolari di azienda, dunque imprenditori, che per esercitare la loro attività hanno bisogno di aprire la partita IVA la fattura non sarà soggetta ad IVA e l’imposta verrà applicata dal committente con il meccanismo del reverse charge, inversione contabile , con la quale l’onere della prova ricade sul cliente, il quale sarà tenuto a versare l’IVA dovuta sostituendosi al suo fornitore che non addebiterà più l’IVA in fattura. Se il soggetto è un utente privato residente in Italia, allora l’operazione di acquisto sarà soggetta ad IVA in Italia, qualora, invece, si tratta di un consumatore finale, o meglio, un cliente che risiede in uno dei Paesi dell’UE, il prestatore del servizio o fornitore del bene, farà pagare l’IVA prevista nel Paese dell’UE del committente, prima di aver proceduto all’identificazione ai fini IVA nel Paese UE del committente, oppure potrà ricorrere al regime speciale del Mini Sportello Unico (MOSS). Mini Sportello Unico: MOSS Questo Mini Sportello Unico consente a chi opera online di vendere a clienti privati, non soggetti passivi IVA, privi di partita IVA, i propri prodotti digitali in diversi Paesi europei, oltre i confini nazionali, per servizi di telecomunicazione; di teleradiodiffusione; prodotti digitali come info-prodotti digitali video-corsi in formato digitale, e-book, software, lezioni in modalità e-learning ( a distanza), giochi, musica,  senza doversi registrare e presentare la dichiarazione IVA in tutti i Paesi in cui si hanno scambi commerciali. Inoltre viene data la possibilità di scegliere questo anche ai titolari di partita IVA sia europei che extra-europei. E-commerce indiretto: disciplina IVA Anche nel E-commerce indiretto le operazioni sono rilevanti nel Paese del soggetto cliente però la disciplina IVA è diversa. Se un soggetto titolare di partita IVA acquista un bene, il fornitore che gli ha venduto quel bene emetterà una fattura non soggetta ad IVA e l’imposta sarà applicata dal cliente-committente, soggetto passivo IVA, ricorrendo allo strumento del reverse charge. Qualora ad acquistare il bene sia un cliente privato residente in Italia allora l’operazione sarà soggetta ad IVA in Italia. Caso particolare: Vendite a distanza Un breve cenno meritano le vendite a distanza effettuate nei confronti dei clienti privati che risiedono in uno dei Paesi dell’UE, per le quali viene applicata l’IVA italiana se le operazioni effettuate non superano la soglia dei 100.000,00 mila euro nell’anno in corso o nell’anno solare precedente. Qualora questo limite venga superato verrà applicata l’IVA nel Paese di destinazione e il fornitore del bene o prestatore del servizio è tenuto a nominare un rappresentante fiscale, a emettere fattura nei confronti del cliente; a compilare e presentare il modello INTRA 1-bis, ad assolvere agli adempimenti IVA previsti nel Paese estero. E-commerce: nessun obbligo di emissione fattura L’Agenzia delle Entrate con la risoluzione  274/E/2009 ha stabilito che i fornitori non sono obbligati a emettere fattura, scontrini, ricevute fiscali per le cessioni nei confronti di clienti privati sia esso E-commerce diretto che indiretto. E’ necessario emettere fattura solo quando lo richiede il cliente al momento dell’operazione. Nell’E-commerce diretto è obbligatorio invece certificare i corrispettivi pe r le operazioni effettuate nei confronti di committenti titolari di partita IVA, sia residenti che non, ed è obbligatorio emettere la fattura in ordine di data e di numero progressivo. I corrispettivi devono essere annotati nel registro dei corrispettivi di vendita entro il giorno successivo, non festivo alla consegna del bene o all’incasso del corrispettivo e il venditore è soggetto alle liquidazioni periodiche IVA e deve conservare tutta la documentazione. Il commercio online si è imposto a tal punto da modificare il nostro stile di vita. Basti pensare a tutte le volte che acquistiamo un vestito, su un sito online, comodamente da casa, che ci verrà consegnato successivamente dal Corriere, o quando usufruiamo di un video-corso in modalità e-learning, o quando compriamo un info prodotto digitale e dopo averlo scaricato sul nostro pc, lo possiamo usare subito, evitando di recarci personalmente al negozio e di restare imbottigliati nel traffico.   Se hai bisogno di aiuto perché intendi avviare un’attività di E-commerce, o semplicemente vuoi sapere se la fattura che hai ricevuto dal tuo fornitore rispetta la normativa vigente in tema di commercio online, non rimandare, contattaci subito, ti forniremo una consulenza puntuale e su misura per te. Ancora dubbi sull’argomento? Srivilo nei commenti
9 Agosto 2019
Smart working: cos’è il contratto di telelavoro?

Smart working: Cos’è il contratto di telelavoro

Il contratto di telelavoro è una nuova forma di lavoro subordinato, introdotta dalla Legge n. 81/2017, che per concretizzarsi non presuppone la presenza fisica a Smart working Il contratto di telelavoro è una nuova forma di lavoro subordinato,  introdotta dalla Legge n. 81/2017,  che per concretizzarsi non presuppone la presenza fisica del lavoratore dipendente in ufficio o in azienda,  ad orario prestabiliti. Al lavoratore è riconosciuta ampia libertà decisionale e autonomia organizzativa nell’adempiere alla sue prestazioni lavorative, in quanto le stesse si esplicano mediante l’ausilio di Tecnologia Informatica e della Comunicazione, quale pc, connessione a internet, l’uso del telefono, fax, stampante, fotocopiatrice e scanner, in ogni luogo attrezzato a ciò, diverso dal posto di lavoro tradizionale a cui siamo abituati. Dunque il lavoratore può onorare gli impegni assunti verso l’azienda anche all’esterno della stessa in qualsiasi momento usando gli strumenti telematici. Il telelavoro flessibile Una sorta di telelavoro era già presente in Italia prima della Legge n. 81/2017, con l’accordo  interconfederale del 9 giugno 2004 che disciplinava il telelavoro domiciliare. L’art. 18 del Testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017 “promuove il lavoro agile quale modalità di esecuzione del rapporto di lavoro subordinato, stabilita mediante accordo tra le parti, anche con forme di organizzazione per fasi, cicli e obiettivi e senza precisi vincoli di orario o di luogo di lavoro, con il possibile utilizzo di strumenti tecnologici per lo svolgimento dell’attività lavorativa. La prestazione lavorativa viene eseguita, in parte all’interno di locali aziendali e in parte all’esterno senza una postazione fissa, entro i soli limiti di durata massima dell’orario di lavoro giornaliero e settimanale, derivanti dalla legge e dalla contrattazione collettiva.” Contratto di telelavoro in forma scritta L’art. 19 del Testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017 stabilisce che la forma che deve assumere il contratto di telelavoro non può esulare dalla forma scritta, ai fini della sua regolarizzazione e della prova legale dello stesso tra le parti.  L’art. 21 del testo di legge in vigore dal 14 giugno 2017  “Disciplina l’esecuzione della prestazione lavorativa svolta all’esterno dei locali aziendali, anche con riguardo alle forme di esercizio del potere direttivo del datore di lavoro ed agli strumenti utilizzati dal lavoratore. L’accordo individua altresì i tempi di riposo del lavoratore nonché le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro” Assenza di controllo del datore di lavoro Diciamo che è impossibile per il datore di lavoro controllare l’attività del dipendente dal momento che la stessa si svolge fuori dai locali aziendali,  però se è stata assicurata la possibilità di svolgere la propria prestazione lavorativa da casa, vuol dire che la fiducia è già stata data al lavoratore, dunque parlare di un potenziale esercizio di potere sembra un controsenso. Piuttosto il datore di lavoro dovrebbe mettere in atto tutte le misure cautelative e preventive in materia di sicurezza sul lavoro e di tutela della salute del lavoratore dai rischi derivanti dall’esercizio della sua prestazione  lavorativa al di fuori dei locali aziendali. Diritto di disconnessione La Circolare n. 48 dell’INAIL e gli artt. 22-23 della Legge 81/2017 riconoscono al lavoratore il cd. diritto alla disconnessione, ossia il diritto al riposo settimanale e alle pause giornaliere alla stessa stregua di un normale rapporto di lavoro subordinato. Infatti l’accordo in materia di Smart working  individua anche le misure tecniche e organizzative necessarie per assicurare la disconnessione del lavoratore dalle strumentazioni tecnologiche di lavoro. Allo stesso modo il lavoratore ha diritto ad un trattamento economico e normativo non inferiore a quello complessivamente applicato, in attuazione dei contratti collettivi nazionali e aziendali, nei confronti dei lavoratori che svolgono le medesime mansioni esclusivamente all’interno dell’azienda. Vantaggi per il lavoratore Per i lavoratori i vantaggi sono diversi. Innanzitutto eviteranno di prendere l’auto, o qualsiasi altro mezzo di trasporto pubblico o privato, bus, treno, taxi, per raggiungere la propria sede di lavoro e di restare imbottigliati nel traffico. Inoltre ridurranno i ritmi frenetici, lo stress e i costi che comporta il carburante, la manutenzione alla propria auto e gli abbonamenti ai mezzi pubblici. Il dipendente potrà contare su un miglioramento qualitativo della propria  vita, in quanto potrà gestire meglio gli impegni familiari e sociali. Lavorare comodamente da casa  riduce i costi di un pranzo fuori casa, spesso disordinato e ricco di grassi e zuccheri , a differenza di un pranzo nutriente e proteico, fatto di verdura, frutta, carboidrati  che ristabilisce il nostro equilibrio alimentare con continuità settimanale, aiutandoci a sentirci in forma, energici, di buon umore e contribuisce a non avere cali di concentrazione e rendere al massimo. A ciò va unita anche una adeguata attività fisica, infatti lavorando agevolmente da casa è possibile conciliare il lavoro con i propri hobby, come dedicarsi a una passeggiata salutare o a un giro in mountain bike. Vantaggi per l’azienda L’azienda  vedrà  diminuiti  poco a poco i permessi di lavoro richiesti dai propri dipendenti, caleranno le giornate non lavorate. In virtù di una norma contenuta nell’articolo 23 del D.Lgs 15 giugno 2015, n. 80  i datori di lavoro privati che ricorrono  all’istituto del telelavoro per motivi legati ad esigenze di conciliazione dei tempi di vita e di lavoro in forza di accordi collettivi stipulati da associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale, possono escludere i lavoratori ammessi al telelavoro dal computo dei limiti numerici previsti da leggi e contratti collettivi per l’applicazione di particolari normative e istituti. Ne consegue che non saranno più attive politiche fiscali volte a favorire,  con incentivi e agevolazioni, le aziende che assumono con contratti di apprendistato e di tirocinio professionalizzante, o aziende che assumono disabili. Le aziende potranno risarcire il lavoratore licenziato illegittimamente con somme irrisorie. Inoltre l’azienda ridurrebbe i costi inerenti al pagamento del fitto per l’utilizzo di un locale commerciale o di un locale da adibire ad attività professionali, nonché le spese da sostenere per l’ acquisto di attrezzature e arredi. Smart Working non prende il volo in Italia In Italia, lo Smart Working, nonostante abbia rappresentato un’alternativa alla crisi occupazionale, non ha trovato solide radici; sia perché, sembra un paradosso, i lavoratori hanno interpretato in negativo questa forma flessibile di lavoro che, anziché incentivarli a vedere positivamente e in ottica moderna un cambiamento nel rapporto qualità  lavorativa e vita privata, li ha scoraggiati. Infatti i lavoratori hanno temuto il peggio, ossia che dietro questa apparente opportunità si nascondesse una triste e amara verità, quale il presagio di un imminente licenziamento a fronte di una riduzione dei costi del lavoro, quali spese inerente al personale, il peso dei contributi inps, gli adempimenti INAIL, accantonamento TFR,  i premi produttivi per anzianità di servizio, e tante altre voci che gravano sul budget aziendale. C’è da ricordare che la normativa sul lavoro agile è entrata in vigore il 14 giugno, ma il decreto che disciplinava le modalità per la richiesta degli incentivi è arrivato solo a settembre del 2017. A questo si aggiunge che la richiesta presupponeva un accordo con le rappresentanze sindacali aziendali, che in molti casi non è stato possibile realizzare in tempi brevi. Come si evince dai siti che seguono: https://www.agi.it/economia/lavoro_smart_working_flop_dati-3864387/news/2018-05-08/ https://www.italiaoggi.it/news/dai-primi-dati-lo-smart-working-si-rivela-un-flop-2266548 A San Francisco la settimana si divide in due Se in Italia lo Smart Working viene vissuto come una forma disincentivante, dall’altra parte del mondo, nel Nord della California, c’è chi ha trovato un accordo con un giorno della settimana… Shari Buck, co-fondatore di Domixity, piattaforma americana di servizi di social networking con base a San Francisco, ha deciso che, per ridurre i costi, tutti i suoi 298 impiegati lavorassero da casa il mercoledì, organizzando, nei primi due giorni della settimana e negli ultimi due, una ingente mole di lavoro e riunioni. Ciò ha fatto sorgere nei dipendenti un senso di responsabilità maggiore in quanto non hanno vissuto il mercoledì come un giorno di riposo settimanale, ma un giorno qualsiasi di lavoro da svolgere, e concludere, comodamente da casa, senza rimandare, in quanto il giovedì si sarebbe ritornati in ufficio. https://work.qz.com/1268092/why-wednesday-is-the-best-day-to-work-from-home/ https://www.doximity.com/ Questa nuova modalità lavorativa di Smart Working, cosiddetto Telelavoro, promosso dal Jobs Act, tipico di un modello economico on demand, che sta prendendo piede, in quanto consente di lavorare solo quando sono richieste determinate prestazioni, senza avere la certezza e la stabilità economica di un posto fisso e a tempo indeterminato, desta molti interrogativi in quanto il pericolo è che vengano incentivate sempre di più forme di lavoro autonomo precarie rispetto al più tutelato lavoro dipendente. Dubbi su Smart working e contratto di telelavoro? scrivilo nei commenti
4 Agosto 2019
Cinque spunti vincenti per aprire un negozio di scarpe: la guida definitiva!

Come aprire un negozio di scarpe

Aprire un negozio di scarpe è un’attività che potrebbe rivelarsi redditizia per ogni giovane impreditore intenzionato a lanciarsi in una simile impresa Aprire un negozio di scarpe è un’attività che potrebbe rivelarsi redditizia per ogni giovane impreditore intenzionato a lanciarsi in una simile impresa, quasi a voler emulare le gesta di imprenditori di successo come Diego Della Valle. Il mercato delle calzature, infatti, da anni è in trend positivo anche grazie a figure del genere, per cui è possibile riuscire ad avere un guadagno costante in un settore che è una parte importantissima del Made in Italy, se si agisce in maniera intelligente e oculata. Andiamo a vedere cosa occorre fare per se il tuo sogno è avviare una rivendita di calzature, andando a spulciare cinque punti vincenti per riuscirci facilmente e in maniera intelligente. Occhio alle agevolazioni per aprire un negozio di scarpe I giovani che intendono aprire un negozio di scarpe sono aiutati dallo Stato Italiano, che stanzia finanziamenti e agevolazioni a favore delle piccole e medie imprese, come è espresso chiaramente dalla Legge 95/95: l’obiettivo di questa norma è di favorire la nascita di nuove imprese costituite da giovani di età inferiore ai 36 anni. Occorre dunque un buon business plan e l’aiuto di professionisti capaci per poter disporre di tutti i fondi necessari in modo da partire subito con il piede giusto. Avere le idee chiare su prodotti e clientela per aprire un negozio di scarpe Questo punto sta alla base di ogni attività commerciale: se non sai che scarpe ti piacciono, sarà difficile venderle al cliente che entra nel tuo negozio e che vuole uscire soddisfatto! Siano essi modelli eleganti o calzature sportive, devi avere le idee chiare su ciò che vuoi offrire al mondo e a chi. Senza passione e obiettivi chiari, non si va da nessuna parte! L’analisi della concorrenza dei negozi di scarpe Dare vita ad un’attività del genere vuol dire immettersi in un mercato competitivo, per cui occhio ai tuoi rivali. Devi analizzare bene i loro punti di forza e i punti di debolezza, scegliere bene la zona, ne concreto visitarla bene di persona e conoscerne ogni centimetro, in cui aprire la tua attività e saperti differenziare dagli altri perché al giorno d’oggi essere originali paga…spesso profumatamente! Cautela negli investimenti per aprire un negozio di scarpe La capacità di investire ha un grande impatto su una rivendita di calzature: devi essere in grado di sfruttare al meglio le risorse economiche di cui disponi, spendendo il giusto per la pubblicità, lavorando con fornitori seri e assumendo personale gentile e motivato. Realizza un piano di marketing dettagliato e rivolgiti a professionisti della comunicazione validi per poter promuovere al meglio la tua proposta! Curare il proprio rapporto con la burocrazia Per avviare il tuo negozio di calzature dovrai aprire una tua partita iva e le posizioni di INPS ed INAL. Oltre a questo, ci si deve iscrivere al registro delle imprese presso la Camera di Commercio locale e presentare la S.C.I.A. all’ufficio preposto del tuo comune. Nonostante non siano molte cose da fare, occorre farle bene, altrimenti rischi di aprire tardi! Chiedi aiuto ad un bravo commercialista e comicnia il laoro subito, perché ci sarà da sudare per arrivare a risultati di rilievo! aprire un negozio di scarpe, conclusione  Se analizzi bene questi cinque punti, capirai che per aprire un negozio di scarpe occorre una strategia di azione ben definita, che ti permetterà di introdurti in un settore capace di darti soddisfazioni solo se sarai in grado di fare un planning adeguato. Se questo è il tuo sogno, perché non iniziare subito a fare un piano di azione per realizzarlo?
4 Agosto 2019
Aprire un ristorante a casa tua? si può fare

Come Aprire un Home Restaurant – il ristorante a casa

Home Restaurant: i fornelli sono la tua passione? esiste un’interessante e possibilità per far diventare questa tua passione una fonte di guadagno Home Restaurant: Se sei abile in cucina ed i fornelli sono la tua passione, esiste un’interessante e poco conosciuta possibilità per far diventare questa tua passione una fonte di guadagno ed un modo per trascorrere del tempo in compagnia con degli ospiti, anche sconosciuti: aprire a casa tua un home restaurant, un vero e proprio ristorante nella propria abitazione. Guida all’apertura di un home restaurant Aprire un home restaurant è più semplice di quanto si pensi. Infatti non è necessario avere una partita IVA, se i guadagni rimangono sotto la soglia dei 5000 euro all’anno, ma basta una semplice ritenuta d’acconto per prestazione occasionale. Inoltre non è necessario richiedere alcuna autorizzazione poiché essendo un’attività svolta nella propria abitazione non è ritenuta a tutti gli effetti un’attività commerciale di ristorazione con somministrazione di bevande e cibi, ma un semplice invito di “amici”, anche se conosciuti attraverso internet, più vicina quindi ad un’attività di “social eating” con compensi per l’organizzatore molto bassi. Attualmente non è ancora necessario richiedere quindi un’autorizzazione al proprio comune di residenza, nel caso si voglia avviare questo tipo di attività presso il proprio domicilio, e non sono richieste neppure autorizzazioni di carattere sanitario rilasciate dalla propria Asl di competenza ma seguire solo il quadro regolamentare normativo sulla sicurezza alimentare. Per partire con l’attività è necessario solo registrarsi su una piattaforma dedicata a questo tipo di servizi (su internet se ne trovano molte) oppure creare una vostra pagina su Facebook per iniziare a trovare i potenziali clienti. Poi dovrete avere degli spazi nella vostra casa abbastanza accoglienti per ricevere piccoli gruppi di persone, alle quali offrirete le vostre “specialità”. Come regolarizzare i pagamenti home restaurant Dopo avere avviato la vostra attività, per regolarizzare i pagamenti, se l’incasso annuo rimane sotto la soglia dei 5000€ lordi, dovrete rilasciare solo una semplice fattura con ritenuta d’acconto per prestazione occasionale, e sarete esentati dagli obblighi contributivi. Se i compensi superano invece i 5000€ lordi annui, allora sarà inevitabile aprire una partita IVA. Novità home restaurant Attualmente in Parlamento è in discussione un disegno di legge che dovrebbe colmare il vuoto normativo sull’Home Restaurant, che ha permesso di svolgere fino ad ora questa attività in modo semplice e senza nessuna autorizzazione o iscrizione in appositi registri, che prevede numerose restrizioni. Il testo è stato già approvato alla Camera a Gennaio 2018 ed è ora in attesa del parere del Senato. Allora ti abbiamo convinto? Sei pronto anche tu ad aprire un Home Restaurant? Se hai bisogno di una consulenza ed avere informazioni più dettagliate su come diventare anche tu un organizzatore o cuoco di ristoranti a domicilio, puoi contattarci, ed avrai tutte le risposte che desideri.
3 Agosto 2019
Ecco come avviare un’attività di affittacamere

Aprire un affittacamere professionale – requisiti e normativa

aprire un affittacamere significa avviare un’azienda vera e propria. Apertura di una partita Iva e iscrizione al Rec saranno dei passi fondamentali. Ma vediamo nel dettaglio quali sono gli adempimenti necessari. I requisiti per aprire un affittacamere Per partire con la tua attività di affittacamere professionale dovrai necessariamente aprire una partita Iva entro 30 giorni dall’avvio, iscriverti al Rec e alla Camera di commercio. Dovrai inoltre recarti presso gli uffici del comune in cui avrà sede l’attività per presentare la Scia (Segnalazione certificata di inizio attività) corredata da documento d’identità e codice fiscale, informazioni relative alla capienza ed ai servizi igienici della struttura. Sempre al Comune andranno anche comunicati i prezzi applicati per i pernottamenti. La normativa per aprire un affittacamere La legge regolamenta l’attività di affittacamere come quella che avviene in “strutture composte da non più di 6 camere ubicate in non più di 2 appartamenti ammobiliati in uno stesso stabile, nei quali sono forniti alloggio ed eventualmente servizi complementari“. E tra gli ulteriori servizi che si possono offrire c’è la prima colazione aprire un affittacamere non professionale Se preferisci evitare tutti gli adempimenti, puoi optare per avviare un’attività non professionale. In questo caso la residenza del titolare deve corrispondere alla sede dell’attività che deve avere carattere di occasionalità. Non ti servirà né aprire una partita Iva né iscriverti al Registro imprese della camera di commercio. Rimane invece l’obbligo di presentare la Scia al Comune. Gli adempimenti fiscali per aprire un affittacamere Se per un’attività di tipo professionale ti rivolgerai quasi certamente a un commercialista, per l’attività occasionale sarà più semplice: basterà indicare le entrate nel modello unico o nel 730 all’interno del campo dei redditi diversi. Sarà semplificata anche la gestione dei pagamenti: ai clienti dovrai rilasciare soltanto una semplice ricevuta non fiscale in duplice copia (una va consegnata sl cliente, l’altra resta a tw). Se l’importo da pagare sarà superiore ai 77,47 euro sulle ricevute andrà apposta una marca da bollo da 2 euro. Le caratteristiche della struttura di affittacamere La struttura che ospita l’attività di affittacamere deve rispondere a una serie di requisiti. Innanzi tutto le camere dove alloggiano gli ospiti devono essere dotate di un letto, una sedia e una scrivania, un armadio, un cestino per i rifiuti. L’edificio deve essere dotato di un bagno destinato si disabili ed avere a disposizione almeno un bagno ogni tre camere. Ti è quindi chiaro che la legge prevede vari adempimenti e diversi requisiti da rispettare per avviare un’attività di affittacamere, sia in forma professionale che occasionale. Perché quindi non rivolgerti a un professionista del settore per evitare inutili perdite di tempo e scongiurare il rischio di pesanti multe e sanzioni?
3 Agosto 2019
Come Aprire un Bed and Breakfast

Aprire un bed and breakfast

aprire un bed and breakfast – Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di nuove aperture di b&b, ecco come aprirlo Definizione di aprire un bed and breakfast Negli ultimi anni abbiamo assistito ad una crescita esponenziale di nuove aperture di b&b. Sono molte, infatti, le persone che decidono di aprire la propria casa agli ospiti, mettendo il cuore e l’anima in questo tipo di attività, ottenendo spesso anche un buon introito extra! Vediamo quindi come aprire un b&b. La regolamentazione: potere alle regioni per aprire un bed and breakfast Aprire la propria dimora agli ospiti di tutto il mondo è relativamente semplice. Le normative europee e nazionali sono piuttosto vaghe sulla regolamentazione che gestisce questo tipo di attività, difatti i poteri legislativi in materia sono stati largamente demandati alle regioni, che hanno legiferato autonomamente in merito. Le più rilevanti differenze riguardano il numero massimo di posti letto e di camere di cui è consentito disporre, oltre a pochi dettagli inerenti i servizi obbligatori da offrire agli ospiti. L’iter burocratico: presentazione della scia per aprire un bed and breakfast I passaggi da seguire per aprire la tua attività sono pochi e semplici: innanzi tutto bisogna recarsi allo sportello suap del comune dove si intende aprire il b&b (in alcune località è necessario essere residenti nello stesso comune dove si intende aprirlo) e ritirare i modelli necessari per presentare la scia (segnalazione certificata di inizio attività). L’apertura è contemporanea al momento in cui la scia verrà presentata (per questa operazione, i costi variano dai 30 ai 150 euro). Gli allegati da accludere alla scia per aprire un bed and breakfast Come detto, sono le normative regionali a stabilire quali siano gli allegati da presentare all’apertura; i più comuni sono le planimetrie dello stabile ove si intende esercitare l’attività, il certificato di agibilità dell’edificio rilasciato da un tecnico ed i certificati di conformità dell’impianto idrico e elettrico. Le spese da affrontare sono generalmente tra i 300 ed i 1000 euro. aprire un bed and breakfast: La classificazione del b&b Dopo aver presentato la scia allo sportello suap del comune, il passaggio immediatamente successivo è quello dell’avvio delle pratiche inerenti la classificazione della propria attività. Questo passaggio è gestito dalle aziende di promozione turistica territoriale (aaipt, apt). Solitamente, questo passaggio si riduce ad una semplice verifica dei dati dichiarati, a patto che si siano seguiti scrupolosamente le indicazioni dettate dalla normativa regionale. Servizi e arredi per aprire un bed and breakfast Sono due i servizi che un b&b deve offrire: la colazione e le pulizie quotidiane degli spazi; entrambe devono essere eseguite da persone di famiglia. In merito agli arredi, basta l’essenziale: letti, comodini, sedie, armadio ed una scrivania. Contattaci se vuoi ricevere maggiori informazioni per aprire un bed and breakfast
3 Agosto 2019
Guadagnare aprendo un negozio online: consigli e indicazioni

Ecommerce – Come guadagnare con un negozio online

L’e-commerce o negozio online è un settore vitale ed in continua espansione. Vediamo in questo articolo come Avviare un’attività di vendita online L’e-commerce o negozio online è un settore vitale ed in continua espansione. Avviare un’attività di vendita online non è poi così diverso dall’aprire un negozio tradizionale, è più semplice e presenta alcuni indubbi vantaggi. Come fare? E, soprattutto, è una buona idea? L’indagine di mercato per aprire un ecommerce Se hai in mente di aprire un negozio online, devi partire da un’indagine che ti permetta di valutare la domanda sul mercato dei prodotti di cui intendi effettuare la vendita: sono richiesti e appetibili? In secondo luogo, con l’indagine devi arrivare a stabilire a quale clientela rivolgerti: l’utilizzatore finale o – operando come grossista – altri rivenditori dei tuoi prodotti (per esempio, negozi tradizionali). Non solo: un’approfondita conoscenza del mercato ti permetterà di valutare con quali e quanti concorrenti dovrai vedertela. Il Business Plan per l’ecommerce Devi redigere un business plan, ovvero un piano di sviluppo per la tua attività, nel quale stabilire prezzi dei prodotti e strategie di vendita, aspettative di fatturato e crescita. Accertate la fattibilità e le previsioni di guadagno futuro, puoi passare alla fase successiva. Gli obblighi burocratici dell’ecommerce Per avviare un negozio online devi aprire partita IVA ed iscriverti alla Camera di Commercio. Non è tutto: devi comunicare l’inizio della tua attività al comune di residenza (presentando la S.C.I.A. entro 30 giorni dalla partenza), ed iscriverti alla Gestione Separata Inps Commercianti per il versamento dei contributi previdenziali. Se pensi poi di rivolgerti a clienti in ambito comunitario, allora ti sarà necessaria anche l’iscrizione al V.I.E.S. Ecommerce – Il tuo sito web Hai deciso di avviare un’attività di vendita online? Allora è fondamentale che tu disponga di un sito web performante, tramite il quale la clientela possa trovarti facilmente ed apprezzare tipologia, qualità e prezzo dei prodotti offerti. Il sito è uno di quei fattori che deve renderti maggiormente appetibile rispetto alla concorrenza. Una piattaforma software performante per ecommerce Dovrai disporre inoltre di un software che ti permetta di gestire gli aspetti amministrativi dell’attività: richieste e ordini, spedizioni, fatture e giacenze di magazzino. Vendita on-line con ecommerce: conviene? vediamo se iniziare a vendere online con un’ecommerce conviene veramente. Abbatti le spese fisse con il negozio online ecommerce Considera che aprendo un negozio online non hai a che fare con le spese fisse tipiche di un negozio tradizionale (affitto o mutuo, bollette per gas o elettricità). Non male, no? Negozio ecommerce aperto 24 ore al giorno L’attività di vendita online può essere attiva a tutte le ore, non ti richiede di essere sempre fisicamente presente, il che è un buon viatico per un maggior fatturato ed un possibile ampliamento della clientela. Ti basta un’unica piattaforma software per gestire tutta la parte amministrativa: ciò rende meno oneroso dedicarsi agli aspetti burocratici. Aprire un negozio online può essere la risposta che cerchi per realizzare la tua vena imprenditoriale. La concorrenza è certo nutrita e agguerrita, ma perché non farci un pensierino? Richiedi maggior informazioni, che aspetti?