Controllo di gestione

Controllo di gestione

22 Ottobre 2019
Come applicare la lean production

Lean production – Definizione e consulenza

La Lean production è un metodo che se applicato in maniera organica riesce a rendere più efficienti tutti i settori produttivi interni all’azienda La Lean  production è un metodo che se applicato in maniera organica riesce a rendere più efficienti tutti i settori produttivi interni all’azienda. Spesso le aziende sono fortemente orientate alla praticità, al tecnicismo, al saper fare che operano trascurando le linee guida per la lean production, commettendo i più grandi errori di cattiva organizzazione e disinformazione. La lean Production definizione Identifica il valore per il cliente un bene prodotto da un’azienda o un servizio offerto deve essere riconosciuto dal cliente come necessario, basilare al soddisfacimento dei suoi bisogni tanto che per averlo il cliente è disposto a pagare un prezzo. Occorre capire quali sono le caratteristiche che rendono appetibile un prodotto e puntare al loro miglioramento. Ciò consente di avere  una efficiente lean production. Tempi e modi giusti per identificare il flusso di valore di un bene o servizio occorre individuare quali sono le attività che non generano valore e quindi sono improduttive e ridurre gli sprechi di produzione attraverso una tecnica definita Value Stream  Mapping. E occorre individuare i tempi giusti di consegna eliminando i ritardi e in che modo realizzarli. Fare in modo che le attività generatrici di valore siano fluide questo significa che si devono svolgere senza interruzioni, si pensi ai ritardi nella consegna di un nuovo macchinario, alle attese dovute alle code, alle scorte di magazzino, la mancanza di informazioni, la inefficienza dei fornitori, alla riorganizzazione di un assetto produttivo, ai rallentamenti e alle riprese, oppure alle rilavorazioni per una partita di merce difettosa. Produrre beni di valore in proporzione alla richiesta  l’azienda non deve produrre beni prima ancora di sapere se quel determinato bene può essere utile al cliente e prima che venga richiesto dallo stesso cliente, né deve produrlo in quantità superiori alla domanda. Il miglioramento non è statico ma dinamico e in continua evoluzione.  Ciò significa che nessuna acquisizione è mai definitiva perché il valore per il cliente cambia nel tempo e ci costringe ad adeguarci continuamente. Tecnica lean production: Just in Time Il Just in Time è una modalità che ha come obiettivo quello di eliminare le scorte intermedie. In che modo? L’azienda tende a produrre solo nel momento in cui è necessario il bene e mira ad acquistare materiali solo nel momento in cui inizia il loro processo di trasformazione. Tale tecnica è stata creata in Giappone, ed ha come finalità di produrre piccole quantità just in time,  al momento giusto, il momento giusto è il momento in cui servono al cliente oggi, a differenza dell’industria occidentale che produce grossi quantitativi just in case, quando serviranno in futuro. Il Just in Time tende a produrre alla giornata, facendo in modo che le quantità prodotte siano uguali alle quantità vendute. Principi nelle Aziende americane e occidentali per la lean production Razionalizzazione degli investimenti in scorte, con eliminazione di sprechi e squilibri; Integrazione tra gestione scorte, programmazione della produzione e altre componenti del sistema logistico-produttivo. Il Modello Giapponese di lean production e motivazione dei lavoratori I lavoratori partecipano attivamente alla gestione dei problemi man mano che si presentano al fine di migliorare la qualità del prodotto; Forte ammodernamento degli impianti per lo più robotizzati; Inserimento di procedure severe nel controllo qualità, al fine di disincentivare gli errori, rendere responsabili i dipendenti e premiare chi produce meglio; Ridurre i tempi di setup; Ridurre l’entità dei lotti, producendo pezzo per pezzo, cosicché il responsabile dell’errore o dello scarto viene individuato subito con notevole riduzione dei tempi di riparazione e rettifica. In conclusione possiamo dire che tutte le volte in cui non sapete gestire un miglioramento dovete porvi le seguenti domande: La mia azienda sta creando valore aggiunto  per il cliente? La mia azienda sta riducendo almeno uno spreco? La mia azienda garantisce la produzione di valore senza interruzioni? La mia azienda consente al cliente di dettare le regole della domanda di quel bene tale da generarne il flusso? La mia azienda è in grado di pensare a un futuro miglioramento? Se l’azienda è in grado di offrire una lean production, ossia una produzione snella, al netto di sprechi, di materiali in esubero rispetto al fabbisogno reale, di ridurre gli eccessi di produzione più di quelli richiesti dal cliente; di evitare di produrre pezzi difettosi; di evitare tempi improduttivi; allora possiamo dire che è un’azienda che applica una buona Lean Production. Per ulteriori approfondimenti su questo metodo ti invito a leggere il seguente link dove troverai informazioni interessanti e pratiche https://www.organizzazioneaziendale.net/ Se hai bisogno di chiarimenti scrivi i tuoi dubbi nei commenti oppure prendi un appuntamento con noi!
6 Ottobre 2019
controllo di gestione

Potere decisionale – come funziona nel controllo di gestione

Controllo di gestione: Cos’è Il potere decisionale in un’azienda e quando bisogna prendere delle decisioni importanti tramite il controllo di gestione Quando in un’azienda bisogna prendere delle decisioni importanti bisogna innanzitutto capire di chi è il potere decisionale ed applicare un buon controllo di gestione. Potere decisionale – Cos’è In un’azienda il potere decisionale è detenuto dal soggetto economico, cioè dalla persona o dal gruppo di persone che rappresentano gli interessi economici dell’azienda. Se il potere decisionale è in mano a una persona singola, probabilmente quell’azienda è economicamente detenuta in toto, o quasi, da quella persona. Il caso di aziende con più azionisti, invece, è quello in cui il potere decisionale è detenuto da tutti gli azionisti con particolare riguardo a quelli di maggioranza. Chi possiede più quote di un’azienda deve necessariamente avere più voce in capitolo sulle modalità di spesa delle finanze. Bisogna tenere presente che nelle aziende esiste anche il soggetto giuridico, ovvero la persona o la società che si assumono le responsabilità legali di tutte le azioni dell’azienda. Anche se formalmente il soggetto giuridico non ha potere decisionale, tutto dipende dalla composizione dell’azienda. Livelli del potere decisionale nel controllo di gestione Il potere decisionale si articola in diversi livelli. Nelle aziende con un solo titolare (generalmente facenti parti della costellazione delle piccole e medie imprese) il soggetto giuridico e quello economico sono uguali, poiché concentrati nella stessa persona: il titolare. In questi casi il potere decisionale è totale, e il titolare non si consulta con nessuno. Lui ha in mano le voci di bilancio e decide quanto spendere per determinati investimenti, ed è sempre lui che risponde legalmente in caso di problemi. Nelle aziende più grandi, che invece applicano un buon controllo di gestione, il potere decisionale si articola in livelli più complessi dal momento che ci sono molti dipendenti, azionisti e collaterali. Potere decisionale nel business plan Per quanto riguarda, ad esempio, i business plan, il potere decisionale spetta all’assemblea degli azionisti con a capo l’amministratore delegato. Nessun progetto commerciale può essere approvato senza questi soggetti. I singoli uffici, invece, hanno potere decisionale ai bassi livelli, ad esempio per quanto riguarda l’applicazione delle regole e per quanto riguarda la gestione del lavoro interno. Gli azionisti e il CEO non si occupano di risorse umane. L’ufficio preposto alla gestione del personale ha il 100% di potere decisionale sulla gestione delle carriere dei dipendenti in relazione alla loro produttività. Tipologie di potere decisionale Il potere decisionale si articola anche per tipologia. Esiste, per esempio, un potere sulle decisioni prese in materia di comunicazione e ufficio stampa. Al netto delle regole concordate ai piani alti dell’azienda, il profilo comunicativo aziendale è interamente gestito dall’ufficio stampa in completa autonomia. Il responsabile ha il potere decisionale sulle comunicazioni istituzionali e sulle notizie da diffondere tramite comunicati e conferenze stampa. il potere decisionale del CEO Quando in un’azienda si tratta di prendere decisioni bisogna convocare immediatamente l’assemblea dei soci. Soprattutto se la decisione riguarda nuovi investimenti o nuovi piani commerciali bisogna seguire un processo logico per prendere decisioni. Fondamentale, in questo momento, è il ruolo del CEO o amministratore delegato. Generalmente ha lui in mano il business plan e il budget generale d’impresa stilato dal commercialista di fiducia aziendale. Tramite questo documento dettagliato, fornito in copia a tutti coloro che devono contribuire alla presa delle decisioni, si inizia ad esaminare la possibilità di portare avanti il nuovo progetto. Il processo di presa della decisione ha inizio generalmente con una fase monologica, durante la quale il CEO spiega le intenzioni del nuovo programma e illustra il business plan. Ha seguito, poi, una fase dialogica in cui tutti i membri del consiglio di amministrazione esprimono la propria opinione alla luce dei dati contenuti nel business plan. Rapporto tra analisi dei mercati e potere decisionale Nel processo di presa della decisione ha un ruolo fondamentale l’analisi dei mercati. Questa parte si svolge nella fase monologica, quindi quando il CEO illustra il business plan. Il CEO fa presente quali sono i dati emersi dall’analisi dei mercati sia empirica che sul web. Quest’ultima, effettuata utilizzando i trend di Google, è molto indicativa soprattutto se si vuole realizzare un piano commerciale che comprenda l’e-commerce. Prima di prendere qualsiasi decisione bisogna conoscere i mercati e i loro andamenti, soprattutto per realizzare una commercializzazione coerente. I manager dell’azienda possono poi proporre strategie di marketing integrato nella fase dialogica, per mettere a punto un piano marketing che sia condiviso da tutti. Ogni decisione, comunque, viene presa in modo consessuale e senza la prevaricazione di un membro sugli altri, seguendo le regole dello statuto dell’azienda. Le conseguenze del potere decisionale Dopo aver sviscerato tutte le idee, il processo di presa di una decisione aziendale ha anche delle conseguenze. Dal punto di vista della produttività, gli operai si mettono subito al lavoro con i progetti davanti a sé per realizzare il nuovo prodotto. Se il meccanismo di produzione non è interno all’azienda (come accade ad esempio nelle multinazionali) ma è suddiviso in più aziende, i comunicati vengono diramati tempestivamente per iniziare la produzione. Anche l’ufficio marketing si mette immediatamente al lavoro per creare una campagna pubblicitaria efficace. L’ufficio amministrazione commerciale, invece, prende accordi con i mercati dove il prodotto verrà commercializzato, trattando su eventuali forniture e prezzi di vendita. Ogni imprenditore si trova di fronte a dubbi e scelte da fare quotidianamente. Il dilemma di chi guida e gestisce un’azienda, almeno il più importante, è rappresentato da una domanda: come prendere decisioni efficaci? Bisogna districarsi tra mille variabili e riuscire a compiere i passi giusti per non perdere terreno o commettere errori che possano arrivare a danneggiare la propria ditta. A suggerire un metodo funzionante sono gli esperti, studiosi con competenza e studi approfonditi. La metodologia predittiva razionale La metodologia predittiva razionale consiste in un processo scientifico di stampo galileiano. In realtà si tratta di un misto tra la scienza e la saggezza popolare. Per fare un esempio utile, si può ipotizzare di avere un grande vaso di vetro colmo di palline e chiedere a una moltitudine di soggetti il numero esatto di palline. Nessuno riuscirà a indovinarlo, ma con il metodo predittivo razionale si fa una media tra le varie risposte e si raggiunge un risultato sorprendente. La questione, però, è capire come applicare il sistema alle imprese per prendere decisioni efficaci. Come utilizzare il metodo predittivo razionale Per utilizzare il metodo predittivo razionale bisogna considerare una cornice temporale, ovvero quella della previsione, lunga nella stessa misura del problema strategico. In quel lasso di tempo possono verificarsi eventi imprevisti ed è proprio in questo aspetto che bisogna usare la razionalità. Le previsioni devono essere fatte, è l’unico vera opzione, conoscendo l’ambiente, l’andamento di determinati fenomeni, sapendo quanto è accaduto prima. Ci sono tuttavia delle trappole cognitive, da quelle semantiche a quelle percettive, che possono indurre chi prende la decisione in errore. Per evitare di cadere nella trappola, bisogna rimanere sulla razionalità, riconoscere i tranelli e ci si trova così ad aver compiuto già i due terzi del percorso decisionale. La sintesi di tutti questi aspetti e il metodo Crowdshang, che si può attuare in pochi e semplici passaggi. Prima si chiede una stima generica alle altre persone, cercando di avere una quantità sensibile, differenziando eventualmente la domanda fatta loro. Si considera che la saggezza popolare ha un margine di errore del 2,5%. A quel punto si cominciano ad analizzare le risposte ottenute, facendo una stima dei dati ottenuti. Così si avranno nuove informazioni e il margine di errore scenderà allo 0,9%. Infine si propone la migliore stima a un gruppo di esperti formati sulle previsioni. Il loro feedback permetterà di ridurre la percentuale di errore allo 0,3%. Adottando questo metodo si riesce a prendere efficacemente le decisioni, ma ciò che viene dimostrato è che si deve sempre condividere e saper ascoltare. Fare delle scelte è una questione di responsabilità, ma fare tutto da soli non è mai una buona idea.  
5 Ottobre 2019
performance aziendale

Performance aziendale: indicatori e valutazione

Performance aziendale : monitoraggio degli indicatori e la valutazione delle performance è presupposto primario per una costante crescita Il monitoraggio del livello delle performance aziendale è presupposto primario per una sua costante crescita ed espansione. Valutazione continua della performance aziendale Un controllo consapevole e intelligente dell’andamento delle performance aziendale permette di valutare quanti e quali obiettivi prefissati siano stati raggiunti, in modo che il professionista a ciò preposto sia in grado di stilare per il futuro un piano aziendale che sappia sopperire alle eventuali mancanze e valorizzare i punti di forza. I fattori rilevanti per un’analisi completa ed un’attività di consulenza professionale proficua per l’impresa sono innanzitutto i comportamenti dei dipendenti aziendali e la loro attitudine a contribuire con efficacia al raggiungimento degli obiettivi. Altro elemento di valutazione è dato dal funzionamento dell’azienda in termini di utilizzo dei fattori di produzione, che deve comportare una massimizzazione e ottimizzazione dei risultati. Le numerose variabili in gioco devono essere valutate alla luce di indici che sappiano realizzare il più elevato grado di sintesi dei dati possibile. Indicatori nella performance aziendale Gli indicatori a disposizione dei professionisti nella performance aziendale sono molteplici, ma nella prassi aziendale se ne sono affermati alcuni che oggi vantano un utilizzo praticamente universale. Bisogna però tenere conto del fatto che la rosa degli indicatori da privilegiare va costantemente aggiornata e adattata all’effettiva realtà aziendale di riferimento, onde evitare pianificazioni basate su risultati distorti o approssimativi. Oltretutto, è senz’altro insufficiente una valutazione delle prestazioni meramente ed esclusivamente basata su dati numerici. La tenuta in considerazione dei soli parametri quantitativi offre uno spaccato limitato di quello che è il mondo interno all’azienda, consentendo di concentrarsi su come renderla il miglior competitore possibile esclusivamente in termini di fatturato e tralasciando altre strategie per più completi margini di miglioramento. Per questi motivi, agli altrimenti insufficienti indicatori di tipo strettamente economico-finanziario, si affiancano oggi altri cosiddetti Key Performance aziendale Indicators (KPI), tra i quali la considerazione del livello di innovazione e di soddisfacimento aziendale interno, o del flusso di clienti nuovi e viceversa persi dell’azienda. L’indicatore ROE Fatte queste premesse, vediamo rapidamente alcuni degli indici di reddittività economico-finanziari più diffusi e funzionali, espressi in termini di percentuale. Il ROE (return on equity) esprime la rendita delle risorse che i soci dell’azienda hanno investito a titolo di capitale di rischio. ROE = reddito netto di esercizio / capitale proprio x 100 L’indicatore ROI Il ROI (return on investment) esprime il rapporto tra reddito operativo (differenza tra ricavi e costi di produzione) e il capitale globale investito (dato dal quantitativo complessivo di tutti gli investimenti, comprensivo non solo dei finanziamenti provenienti dall’imprenditore, ma anche, ad esempio, delle risorse derivanti da prestiti di istituti di credito). ROI = reddito operativo / capitale investito x 100 L’indicatore ROS Il ROS (return on sales) misura infine la redditività media delle vendite dell’azienda, ed è utilissimo indice di comparazione della stessa con gli altri competitori. ROS = reddito operativo / ricavi delle vendite x 100.
5 Ottobre 2019
La cultura organizzativa che sceglie la delega

La Delega: base dell’organizzazione aziendale

Tramite le delega aziendale si trasmettono quel complesso di valori e di norme etiche sviluppate all’interno di un’organizzazione aziendale Definizione di delega nella Cultura organizzativa Questo complesso ha dimostrato di avere una validità tale da essere preso a modello anche per l’insegnamento ai nuovi membri (coloro che entrano in tale cerchia in momenti successivi alla formulazione di valori/tradizioni/norme ecc) Sia per aiutarli a comprendere come il gruppo agisca, sia per contribuire alla loro inclusione positiva. Questo sistema di valori, norme ecc man mano per il gruppo diviene implicito, diviene assunto a priori e condiviso da tutti i suoi membri fino a diventare una sorta di coscienza collettiva. Delega nell’organizzazione aziendale Una visione unitaria ed uniforme mediante la quale la compagine percepisce, valuta ed affronta l’ambiente al di fuori di sé Assume il nome di “core values“, ovvero un sistema di principi che guida l’azione organizzativa fornendo da una parte fondamenta per le pratiche organizzative e dall’altra il contesto in cui gli individui pensano, agiscono e prendono le decisioni. Per semplificare, si può immaginare la cultura organizzativa di un’azienda come un albero, dividendola in elementi costituenti (le radici) ed elementi visibili (tronco, rami, foglie). Le radici sono gli assunti di base dell’azienda: convinzioni, valori, idee e principi che orientano il comportamento, il modo di pensare e le opinioni del gruppo; in sostanza sono il credo dell’azienda in questione. Il tronco è l’insieme dei valori praticati da tale azienda, siano essi etici o non etici. I rami sono i valori dichiarati, ovvero la carta dei valori dell’azienda stessa. Le foglie sono le manifestazioni osservabili del brand linguaggio scritto e parlato, cioè slogan, acronimi, metafore, logo ecc; simboli, storie e miti, con cui si veicolano e si fanno metabolizzare i valori – utili sia in sede di cambiamento, perché lo agevolano, che in sede di continuità, perché consolidano la tradizione; rituali, ovvero azioni collettive ad elevato impatto emotivo con cui una comunità organizzativa celebra i propri valori; Codice di abbigliamento richiesto ed estetica di arredamento degli uffici e degli spazi comuni. Diversi modelli di delega Esistono diversi tipi di delega nella cultura organizzativa. La cultura autoritaria il valore fondamentale è il rispetto dell’autorità e la subordinazione a chi comanda: su questi due parametri si fonda la valutazione dell’operato dei dipendenti e si determinano le scelte in termini di avanzamento di carriera. Il dialogo è inesistente: si ha solo la consegna delle direttive da seguire e al massimo interventi correttivi posteriori. La cultura di tipo burocratico enfatizza l’osservanza delle regole quale valore imprescindibile; la progressione di carriera è basata solo sul criterio dell’anzianità. Ai dipendenti è richiesto il rispetto dei confini del proprio ruolo e l’esecuzione standardizzata dei propri compiti, senza lasciar spazio dunque a iniziative personali. Cultura paternalistico e clientelare il valore dominante è l’appartenenza ad un gruppo privilegiato; la componente paternalistica si concretizza nel momento in cui il capo, dall’alto della propria posizione, magnanimamente distribuisce privilegi ai membri del gruppo che, ricambiando quanto hanno ricevuto, manifestano la loro lealtà al capo stesso. La cultura tecnocratica ha come valore fondamentale la competenza professionale e l’avanzamento in carriera solo ed esclusivamente per meritocrazia. Lo sviluppo professionale è continuo, rendimento ed efficienza sono importantissimi, la fiducia nella razionalità, nell’orientamento verso l’obiettivo e nell’iniziativa personale è enfatizzata al massimo. L’investimento si ha nella conoscenza e nella crescita personali. Infine, l’ultimo topos è quello della cultura cooperativa: è un modello davvero molto raro perché in esso il valore dominante è la partecipazione di tutti i membri del gruppo ad ogni singola decisione. L’affiliazione e la protezione legata all’accoglienza ed al rapporto interpersonale senza conflitti sono i valori fondamentali di questo modello culturale; l’individuo viene molto responsabilizzato e risponde sempre in prima persona dei propri risultati. I principi delle delega Delega, all’interno di una realtà aziendale, è sempre possibile ma solo se c’è l’ambiente favorevole a garantire l’efficacia di questa pratica. È necessario che ci sia una corrispondenza tra responsabilità dei compiti delegati e autorità di svolgere e/o far svolgere tali mansioni. Il sistema dell’autorità in seno all’impresa deve essere definito e sorretto da un principio scalare, ovvero fatto a gradini come fosse una scala, in modo tale che l’autorità possa distribuirsi in maniera ordinata e graduale attraverso una catena di comando che parta dai vertici e raggiunga i livelli inferiori a cascata. La scelta organizzativa inerente al delegare può essere fatta in due modi: Tramite la centralizzazione della delega Tramite il decentramento della delega Quando nell’impresa solo una parte dell’autorità viene delegata, ci si trova davanti ad un modello di centralizzazione: c’è molta uniformità nelle pratiche e nelle procedure che regolano le varie attività e vengono spese molte energie per esercitare un controllo strettissimo ed assai rigoroso. Quando si delega gran parte dell’autorità ai livelli inferiori, ci si trova dinanzi ad un modello decentrato, che ha un indubbio vantaggio rispetto a quello centralizzato: si risparmia sul controllo a vista perché si controllano a distanza le prestazioni ed i risultati intermedi. Tale controllo è attuato mediante lo strumento dei report, verbali o scritti che siano, che consentono in ogni caso di attuare soluzioni tempestive per i problemi riscontrati. Conclusione e consigli per chi delega La scelta di delegare, in seno ad un’azienda, rappresenta un passaggio delicato ma comunque da attuare. Delicato perché implica il doversi fidare di propri collaboratori e/o subalterni; obbligatorio perché se l’azienda è in fase di crescita e di espansione, avocare tutto nelle mani di una sola persona è impensabile, troppo logorante e sfibrante. L’atto del delegare non è ovviamente possibile in tutti i modelli societari proposti nel precedente paragrafo; esso si può attuare in maniera completa e compiuta solo laddove la struttura aziendale lo consenta, ovvero nel modello tecnocratico ed in quello cooperativo, perché sono gli unici due che tendono a responsabilizzare l’individuo. Prefiggersi degli obiettivi la tua impresa è un bene sul quale sicuramente investi in prima persona, risparmi, lavoro, impegno sia fisico che mentale. Nella fase iniziale ti sarai proposto obiettivi precisi. Oltre a quelli soggettivi, ce ne sono alcuni che accomunano chi come te, vuole fare di un’attività, qualcosa che va oltre il mero interesse economico. Ad esempio: Preservare la tua azienda da pericolosi rischi  Creare opportunita’ economiche per tutti quanti ne faranno parte Assicurare solidita’ nel tempo Razionalità senza affidare nulla al caso Creazione di un organico affidabile e motivato circondarsi di persone che condividono i suoi stessi ideali, rientra tra le prerogative di un imprenditore di successo. L’azienda, infatti, è per definizione:” un insieme di persone, beni e mezzi, utilizzati per raggiungere obiettivi comuni e soddisfare i bisogni umani attraverso l’attività economica”. Le migliori risorse umane saranno, la tua maggiore opportunità di crescita non solo economica. Delegare a figure specializzate, alcun impegni per non compromettere l’equilibrio aziendale. Fidarsi ed affidarsi Quindi, in linea con quanto detto, anche se un imprenditore possiede le competenze adatte, per affrontare la gestione della sua azienda a livello economico-finanziario, è bene che si affidi ad un collaboratore esterno specializzato. Delegando questo settore ad altri, avrà più tempo per gestire altri compartimenti come la produzione, e il coordinamento delle varie attività; lo potrà fare al meglio e con più serenità. Naturalmente è necessario che sia una figura di cui ci fidiamo, sulla quale si possa contare per serietà, affidabilità ed esperienza. Come gestire grazie al commercialista l’aspetto economico finanziario Processi mentali efficienti uguale successo La gestione di un’impresa ai nostri giorni richiede grande professionalità. Tutto è caratterizzato da un forte dinamismo, evoluzioni repentine nei mercati così come nelle normative che regolano i rapporti con le istituzioni. Un bravo e fidato commercialista si occuperà, di studiare le azioni migliori da intraprendere in ogni situazione. I processi mentali di razionalità, efficienza, ma anche creativita’ e analisi caratterizzano il lavoro di un esperto contabile. L’imprenditore , non riuscirebbe ad avere tutte queste qualita’ perché in alcune situazioni potrebbero esserci condizionamenti emotivi, trattandosi della sua azienda. Un altra attività fondamentale di cui avvalersi è la tipica capacita’ di persuasione che l’esperto utilizzerà per conto del suo cliente nei confronti di terzi, siano essi istituzioni o soggetti privati. L’imprenditore quindi, affidandosi ad un commercialista iscritto all’albo, proteggerà la sua azienda da situazioni molto spiacevoli, in cui non basterebbero tutti i suoi sforzi mentali.
4 Ottobre 2019
Cos’è Il controllo di gestione?

Controllo di gestione – Definizione e fasi

il controllo di gestione: Grazie ad esso è possibile avere un completo monitoraggio dei processi di un’azienda e verificare l’efficienza e l’economicità il controllo di gestione: Grazie al controllo di gestione è possibile avere un completo monitoraggio dei processi relativi ad un azienda e verificare l’efficienza e l’economicità delle azioni effettuate dal ramo amministrativo e che andranno ad influire su tutto l’andamento economico aziendale. Controllo di gestione definizione Il controllo di gestione è un modo per analizzare e verificare il raggiungimento di determinati obiettivi da parte di un azienda e grazie all’utilizzo di questo strumento è possibile per i dirigenti aziendali prendere le decisioni giuste atte al raggiungimento dei fini prefissati e alla misurazione dei risultati ottenuti. Per questo tipo di operazione è necessario rivolgersi a un commercialista capace di ponderare al meglio ogni valutazione economica misurando adeguatamente ogni risultato e applicando le eventuali correzioni. Sistemi di controllo di gestione Grazie al controllo di gestione si possono individuare adeguatamente i costi dei beni e servizi offerti dall’impresa, individuare tutti i settori che registrano perdite economiche, ed infine evidenziare le responsabilità di ogni dirigente in modo da motivare azioni che abbiano il fine di migliorare il risultato economico aziendale. Grazie a queste specifiche analisi si possono individuare nuove strategie di mercato e la possibilità di ricorrere a risorse esterne come il sistema del make or buy. Pianificazione e controllo di gestione Il processo del controllo di gestione è suddiviso in determinate fasi: La progettazione degli obiettivi aziendali La rilevazione dei risultati ottenuti L’applicazione di azioni correttive Affidarsi a un ottimo commercialista in questi casi è la soluzione migliore e consente di scongiurare scelte non idonee a un futuro aziendale produttivo. Nell’esame di questi fattori infatti sarà indispensabile compiere dei confronti tra indicatori di efficienza, efficacia e relativi alla produttività dell’azienda. Per il compimento di queste delicate operazione è richiesta la professionalità e l’esperienza di un esperto di contabilità che sappia indirizzare le decisioni e l’azione di tutta l’azienda verso scelte economiche e organizzative ottimali. Per l’elaborazione di progetti efficienti è necessario il compimento di calcoli e confronti che solo un commercialista di fiducia è in grado di realizzare offrendo un valido ed essenziale supporto a tutta la gestione aziendale. Se stai gestendo un’azienda, grande o piccola che sia, devi riuscire ad essere sempre attenti ai lavoratori, ma anche agli affari in cui investi tempo e denaro attraverso il controllo di gestione aziendale. L’unico modo infatti per la perfetta riuscita economica di un’impresa è avere una guida salda e valida. Negli ultimi anni sono state studiate moltissime tecniche di gestione aziendale per un’efficiente riuscita negli affari. Il Supporto finanziario nel controllo di gestione Spostando l’attenzione proprio sulle banche, vista la crisi economica e visto anche il rischio che la concessione di un finanziamento comporta, diventa estremamente complicato prestare soldi ad un cliente che, non facendo uso di un prospetto valido, non fornisce le dovute ed opportune garanzie. Del resto, tu ti fideresti nel dare 1000 euro a chi senza alcuna documentazione a supporto ti richiede tale somma? Detto questo,è cosa buona e giusta precisare ed affermare che ovviamente codesto piano non costituisce la cura di tutti i rischi, ma rimane ugualmente uno strumento efficiente per delimitare ed illustrare ogni particolare di una determinata idea imprenditoriale. Il controllo di gestione è uno strumento aziendale che consente di verificare se gli obiettivi prefissati dall’azienda sono stati raggiunti. Esso si concretizza con i processi di pianificazione, si fanno stime e previsioni su quello che sarà l’andamento aziendale, ponendo obiettivi precisi e budget, ossia processi di azione, che se necessari andranno rimodulati individuando tutte le risorse necessarie per realizzarlo. Inoltre il controllo di gestione non è un elemento a sè stante, ma fa parte di un processo  articolato in più fasi, è un elemento integrante. Controllo di gestione e pianificazione finanziaria Per attuare il controllo di gestione occorre predisporre il piano finanziario che mette in evidenza le relazioni tra gli impieghi di capitale e le risorse disponibili nel periodo considerato . Occorre verificare se il piano economico e il piano degli investimenti sotto il profilo finanziario si possono realizzare, individuando anche la compatibilità tra gli impieghi di capitale e le fonti finanziarie. Infatti la composizione delle fonti ci aiuta a capire se l’azienda è solida e stabile, se dobbiamo sostenere costi per l’acquisizione delle risorse all’esterno in quanto non siamo in grado di farvi fronte con le risorse finanziarie  interne. La costruzione di un piano finanziario ci consente di  identificare il fabbisogno finanziario e, di definire un programma di reperimento mezzi o di adeguati impieghi. Solo se conosciamo in anticipo le esigenze di cassa possiamo gestire al meglio le risorse a disposizione dell’azienda e individuare  forme di finanziamento che non compromettono il ciclo vitale dell’azienda.  Per fare ciò occorre determinare gli investimenti in capitale fisso e in capitale circolante. Piano degli investimenti in capitale fisso Il piano degli investimenti ci consente di prevedere le risorse finanziarie di cui si ha bisogno per investire in capitale fisso nell’impresa. Per esempio se l’azienda decide di acquistare un nuovo macchinario il cui investimento è pari a 15.000,00 mila euro occorre capire come questo flusso in uscita si ripartisce in vari anni , alla fine di ogni anno, se ne aggiunge un altro  in virtù delle migliorie  che si prevede di apportare l’anno successivo. Inoltre se l’azienda decide di sostituire alcuni impianti per il valore di 2.500 questo costo si ripartisce tra i tre anni. Il totale dei mezzi finanziari è il fabbisogno lordo, pari a 17.500,00  che però non prende in considerazione  le operazioni di disinvestimento, si pensi che l’azienda voglia cedere sia il macchinario che l’impianto e che dalla vendita realizza 5.000,00 euro di cui la metà li percepisce nel primo anno, la restante nel secondo anno, tali flussi in entrata rettificati determinano il fabbisogno netto, pari a 12.500,00 Voci Ammontare N1 N2 N3 N4 Nuovo macchinario   15.000,00 6.500,00 2.875,00 3.750,00 1.875,00 Sostituzione Impianto 2.500,00 1.500,00 500,00 500,00 Fabbisogno lordo 17.500,00 8.500,00 4.000,00 3.000,00 2.000,00 -Disinvestimenti 5.000,00 2.500,00 2.500,00 Fabbisogno netto 12.500,00 5.000,00 1.000,00 5.500,00 1.000,00   Il fabbisogno lordo per il primo anno è previsto pari a 8.500,00 potendo anche usufruire di dilazioni di pagamento pari a 9.000,00 , mentre il fabbisogno netto è pari a   5.000,00 in funzione della dismissione di 5.000,00 di cui si stima l’incasso solo del 50% nel primo anno . Piano degli investimenti in capitale circolante Il fabbisogno finanziario derivante dagli investimenti in capitale circolante dipende dai crediti previsti e dalle scorte in materie prime e prodotti finiti, dalle dilazioni di pagamento che l’impresa ottiene dai propri fornitori per l’acquisto dei fattori produttivi e, infine, dalla dilazione che l’azienda concede ai clienti. Per poter stabilire se l’azienda ha un buon piano di investimenti in capitale circolante occorre vedere cosa succede nel processo che va dall’acquisizione dei fattori produttivi alla vendita dei prodotti finiti, perché quanto più l’azienda concede dilazione di pagamento ai propri clienti tanto più il fabbisogno in circolante aumenta. Diversamente quanto più l’azienda acquista  a debito e, ottiene una dilazione dai fornitori per poter pagare i suoi acquisti, tanto minore sarà il fabbisogno. Il piano finanziario per essere approvato e rappresentare un adeguato strumento di pianificazione  deve risultare in pareggio. Budget e controllo di gestione aziendale Il budget di cassa raccoglie utili informazioni circa le entrate e le uscite che si prevede nei mesi o nei trimestri, perché l’impresa potrebbe trovarsi in difficoltà se non ha disponibilità liquide per far fronte a eventuali uscite di cassa. Dopo aver stimato le vendite che si presume di realizzare dobbiamo determinare i tempi, ossia entro quanti giorni prevediamo di incassare i nostri soldi? Se la vendita avviene in contanti allora l’incasso è immediato, se la vendita avviene a credito allora bisogna stimare le precedenti vendite tenendo cura di adattarle alle mutate condizioni ambientali e gestionali. Altre entrate derivano da disinvestimenti, nuovi investimenti, royalties, dividendi e interessi. Successivamente occorre prevedere i pagamenti, i quali dipendono dal piano di produzione che si intende realizzare e, dalle vendite. L’azienda, infatti, decide di produrre un dato bene in funzione della sua domanda e, di conseguenza dalla sua vendita. In questo caso i costi di gestione scorte sono più bassi. Diversamente, l’azienda può decidere di mantenerne costante, nel tempo, la produzione, in questo caso la produzione è più efficiente. A questo punto è possibile determinare delle stime in merito alle uscite per gli acquisti di materie prime, di manodopera e spese generali, nuovi investimenti e rimborsi finanziari. Qualora si configura un budget di cassa negativo per coprire il fabbisogno dovremmo utilizzare linee di credito in essere; posticipare i pagamenti ai fornitori, tenendo conto dei costi aggiuntivi che ne conseguono; sollecitare il recupero di crediti esigibili e non ancora incassati;  rinviare gli investimenti approvati e pronti per essere eseguiti; ricorrere a nuovi finanziamenti. DOMANDA DI ESENZIONE DELLA RITENUTA SU INTERESSI ROYALTIES CORRISPOSTE A CONSOCIATA COMUNITARIA (ART. 26-QUATER, D.P.R. 6001973) modelli e moduli excel doc Esempio pratico e modello di organizzazione gestione e controllo Supponiamo un’azienda che compra pomodori, dal suo fornitore, al fine di produrre salsa per la passata, i pelati, la polpa, il concentrato decide di immetterli nella distribuzione-vendita presso i supermercati, i negozi, le grandi catene di ipermercati ect. L’azienda prevede di realizzare 3.150.000,00 euro di ricavi  per la vendita di n. 450 mila bottiglie di passata  e  450  mila barattoli di pelati  al prezzo di 3,50. L’azienda ha sostenuto 400 mila euro di costi per  acquistare n. 80.000 mila cassette di pomodori al prezzo di 5 euro ciascuna. BUDGET Ricavi delle vendite 3.150.000,00 Euro n. Prodotti finiti 900.000,00 Pz Prezzo medio di vendita 3,50 Euro Costi di acquisto 400.000,00 Euro Materie prime 80.000,00 Pz Prezzo medio di acquisto 5,00 Euro   Consuntivo Ricavi delle vendite 3.325.000,00 Euro n. Prodotti finiti 950.000,00 Pz Prezzo medio di vendita 3,50 Euro Costi di acquisto 450.000,00 Euro Materie prime 90.000,00 Pz Prezzo medio di acquisto 5,00 Euro Rimanenze iniziali 12.000,00 Pz Rimanenze finali 13.500,00 Pz Dal confronto dei due prospetti si evince un aumento dei ricavi, a fine esercizio rispetto a quelli precedenti, pari a 175.000,00 euro, allo stesso modo aumentano i costi per l’acquisto di materie prime, ossia di cassette di pomodori, che passano da 400 mila a 450 mila euro, tuttavia è presente un’anomalia economica in quanto il prezzo medio di acquisto è rimasto invariato pari a 5,00 euro. Inoltre notiamo come i ricavi rispetto ai costi sostenuti per l’acquisto della materia prima aumentano ma di poco  rispetto ai costi che, misura un aumento maggiore. Questo significa che sono state acquistate più cassette di pomodori rispetto alle quantità lavorate e vendute, dunque si realizzano sprechi di materie prime in fase di lavorazione e ciò comporta un aumento delle scorte di magazzino. Dal confronto tra il budget e il consuntivo si evincono delle differenze che possono essere favorevoli o meno per l’azienda e, che devono essere analizzate al fine di eliminare la causa che ne determina lo scostamento. Consulente e responsabile controllo di gestione Come hai notato il controllo di gestione è un perfetto strumento di analisi ed è il risultato di una stretta interazione tra le varie aree della gestione aziendale, produzione, marketing e organizzazione e, sarà tanto più valido quanto più sono precise le informazioni di cui si dispone per la sua redazione. Il budget di tesoreria o di cassa dipende per le entrate dal budget delle vendite e, per le uscite dal budget degli approvvigionamenti e dal budget dei costi (costi del personale, commerciali ect.   Il passaggio dai ricavi e costi contenuti nei budget settoriali, alle entrate e uscite del budget di tesoreria richiede che si tenga conto delle modalità e dei tempi di riscossione e pagamenti. Se hai bisogno di essere aiutato nella stesura del budget di cassa o tesoreria e vuoi sapere se la tua impresa è in grado di prevedere i mezzi liquidi esistenti con cui fronteggiare le uscite future, ti possiamo dare una mano. Hai dubbi su come avviare il Controllo di Gestione? Scrivilo nei commenti
3 Ottobre 2019
fideiussione

Fideiussione: Il significato, che cos’è e come funzionano le fideiussioni

Fideiussione: in questo articolo andreamo ad esplorare la fideiussione nel suo significato, che cos’è, i costi e come funziona e il contratto Oggi parliamo della fideiussione, analizzando ogni singolo aspetto che riguarda questo contratto, affinché sia possibile avere ben chiara la situazione in merito a questo particolare tipo di rapporto con banche e assicurazioni. Fideiussione significato Art 1936 Codice Civile Il significato di fideiussione è molto semplice: questo è un rapporto dove il garante, definito fideiussore, si occupa di far fronte a un debito che viene acceso da parte di un soggetto che necessita di una somma di denaro per soddisfare le proprie esigenze. MODELLO DI POLIZZA FIDEIUSSORIA PER RATEAZIONE modelli e moduli excel doc Fideiussione cos’è Art 1936 Codice Civile La fideiussione è quindi un contratto che viene instaurato tra le tre figure, ovvero debitore, ente bancario e garante, nel quale vengono inseriti tutti i termini grazie ai quali i vari soggetti sono a conoscenza dei svariati termini che riguarda il rapporto contrattuale che li lega. Come funziona la fideiussione La fideiussione funziona in modo molto semplice: quando un debitore, che potrebbe essere un cattivo pagatore, richiede un prestito ma non ha una garanzia solida come potrebbe essere lo stipendio, richiede al garante fideiussore, di inserirsi nel rapporto tra lui e la banca, garantendo l’estinzione del debito, utilizzando interamente il suo patrimonio, qualora il debitore non riuscisse a far fronte al medesimo. Fideiussione codice civile Art 1936 e 1950 Codice Civile  A parlare della fideiussione è l’articolo 1936 del Codice Civile che spiega che il fideiussore è colui che garantisce l’adempimento del debito nei confronti del creditore per il debitore, anche se questo non ne ha coscienza secondo quanto riportato nell’articolo 1950: quest’ultimo è leggermente controverso dato che la fideiussione è un contratto quindi è a conoscenza di avere quel debito. Costo fideiussione Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria ha un costo pari all’1% sulla somma di denaro, che rappresenta la commissione che deve essere pagata alla banca. Inoltre vi sono gli interessi pari al 3%, i quali ricadono sul debito acceso da parte del richiedente di un prestito. Revoca e recesso fideiussione Art 1955 Codice Civile Questi due atti, che permettono al fideiussore di uscire dal contratto pur trovandosi costretto ad adempire al debito contratto dal richiedente, possono essere messi in pratica nel momento in cui lo stesso debitore adotta un comportamento, accidentale o intenzionale, che ha l’obiettivo di danneggiare il garante. Questo deve dimostrare l’esistenza dei fatti per poter uscire dal contratto senza ripercussioni negative. Escussione fideiussione Art 1957 Codice Civile L’escussione è una clausola che prevede che il creditore sia totalmente tutelato nel caso di mancato pagamento da parte del debitore: ciò significa che il garante dovrà effettuare il pagamento senza che possa opporsi. Prescrizione fideiussione Art 1957 Codice Civile Generalmente la prescrizione serve per mettere in chiaro quali siano le responsabilità che deve avere il garante nei confronti del finanziatore, prevenendo quindi debiti eccessivi complessi da restituire e che possono avere un impatto negativo sul reddito del garante. Svincolo fideiussione Art 1957 Codice Civile Lo svincolo della fideiussione avviene al termine del rapporto che lega il garante al creditore del richiedente e serve per evitare che il finanziatore possa richiedere al fideiussore ulteriori pagamenti nei confronti di nuovi debiti del richiedente. Fideiussione bancaria o assicurativa Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che la banca copra il debito del richiedente mentre, quella assicurativa, vede presente nel contratto un’agenzia assicurativa che stipula una polizza nella quale si impegna a far fronte al debito del richiedente. Quest’ultimo tipo di contratto è molto diffuso nell’ambito immobiliare, dove la compagnia assicurativa copre l’eventuale mancato pagamento di affitti di locazione. Fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile La fideiussione bancaria è quella che prevede che il richiedente sfrutti la sua banca come garante: in questo caso non vi sono terzi soggetti fisici ma solo giuridici e la banca potrà applicare svariate clausole per tutelarsi nei confronti del debitore. Fideiussione bancaria a prima richiesta Art 1957 Codice Civile La fideiussione bancaria a prima richiesta è la clausola di escussione che viene attivata nel momento in cui il garante è un ente bancario. Chi riveste il ruolo di creditore obbligherà la paga a effettuare il pagamento del debito senza che la banca possa opporsi: spetterà poi all’ente rifarsi sul suo cliente per ottenere indietro la somma di denaro versata nei confronti del debitore. Fideiussione finanziaria Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione viene richiesta agli enti finanziari e a differenza di quella bancaria, non vi è l’immobilizzazione del denaro o dei beni del garante e del richiedente, cosa che invece accade con quella bancaria. Testo fideiussione bancaria Art 1936 Codice Civile Il testo della fideiussione bancaria è il documento nel quale vengono riportati nel dettaglio tutti i termine dell’accordo preso da parte del richiedente, con la banca che renderà noti quali sono i suoi adempimenti nel caso in cui il richiedente non dovesse riuscire a far fronte ai suoi debiti. Fac simile fideiussione bancaria AG.E.A. Agenzia per le erogazioni in Agricoltura Via Palestro, 81 00185 ROMA Fidejussione n. _____(obbligatorio) Premesso che la ditta__________________ ___________________________________________________________ con sede in__________________ ___________________________________________________________ Via________________________ ___________________________________________________________con domanda del _____________ ___intende effettuare l’ammasso privato di tonnellate________________di _________________________ ____per la durata di giorni______________alle condizioni stabilite dai regolamenti CE nn. 826/2008 e 68/2011 e dalla disciplina nazionale – che a garanzia dell’adempimento delle condizioni e delle modalità di esecuzione di detto ammasso la ditta deve prestare cauzione mediante atto di fideiussione pari al 20% dell’importo richiesto e cioè € __________________________(in lettere)__________________________________________________ tutto ciò premesso: La BANCA…………………………………………..……Cod. Fiscale …………………………………….con sede in…………………………………………..iscritta nel Registro delle Imprese di……………………………… al numero………………………………(di seguito indicata come “fideiussore”) in persona del legale rappresentante pro tempore/procuratore speciale Sig………………………………………………………nato a…………………………………………..……… il……………..………………… dichiara di costituirsi, come in effetti si costituisce, fideiussore (oppure, nel caso di impresa ASSICURATRICE, con sede in …………………………………………………………………………….via………………………………………………….. in persona del Sig……………………………………….nella sua qualità di Agente………………………… autorizzata dal Ministero dell’Industria ad esercitare le assicurazioni nel Ramo Cauzioni ed inclusa nell’elenco di cui all’art. 1 lettera C della legge n. 384 del 10.06.1982 pubblicato sulla G.U. n……………………………………..…….del…………………………a cura dell’ISVAP) nell’interesse della ditta …………..…………………………………………………………. indicato/a in premessa, si obbliga nei confronti dell’AGEA, al versamento di un importo pari al 20% dell’aiuto, che ammonta ad €………………………………(in lettere…………………….) a garanzia dell’adempimento degli obblighi derivanti dall’accettazione della domanda di cui in premessa. CONDIZIONI DELLA FIDEIUSSIONE 1 ) L’avviso di pagamento della somma richiesta dall’Agea sarà comunicato dall’Agea medesima all’Ente garante e, contestualmente, al Contraente a mezzo raccomandata R.R.. L’Ente garante si obbliga a versare, sempre che il Contraente non abbia provveduto, entro 30 giorni dalla data di ricezione della suddetta comunicazione Agea, la somma richiesta. 2 ) Il pagamento dell’importo richiesto da AGEA sarà effettuato dalla Società a prima e semplice richiesta scritta, in modo automatico ed incondizionato, entro e non oltre il termine notificato nella richiesta stessa, senza possibilità per il Fideiussore di opporre all’AGEA alcuna eccezione, anche nell’eventualità di opposizione proposta dal Contraente o da altri soggetti comunque interessati ed anche nel caso che il Contraente nel frattempo sia stato dichiarato fallito o sottoposto a procedure concorsuali ovvero posto in liquidazione, ed anche nel caso di mancato pagamento dei premi o di rifiuto a prestare eventuali controgaranzie da parte del Contraente. 3 ) La presente garanzia viene rilasciata con espressa rinuncia al beneficio della preventiva escussione di cui all’art. 1944 cod. civ. e di quanto contemplato agli art. 1955 e 1957 cod. civ. volendo ed intendendo il fideiussore rimanere obbligato in solido con il Contraente fino all’estinzione del credito garantito, nonché con espressa rinuncia ad opporre eccezioni ai sensi degli artt. 1242 e 1247 cod. civ. per quanto riguarda crediti certi, liquidi ed esigibili che il Contraente abbia, a qualunque titolo, maturato nei confronti di AGEA. 4 ) La presente garanzia avrà durata di : – 10 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 90 giorni; – 11 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 120 giorni; – 12 mesi dalla data di emissione nel caso di ammasso per un periodo di 150 giorni; Al termine di ciascun periodo la garanzia verrà a cessare, fatta salva la possibilità da parte di AGEA di richiedere una proroga per un ulteriore semestre. 5 ) In caso di controversie fra AGEA ed il Fideiussore, foro competente sarà esclusivamente quello di Roma. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE ______________________ _____________________________ Si intendono specificamente approvate per iscritto le clausole di cui alla lettera e) delle premesse e le clausole  di cui ai paragrafi 2, 3 4 e 5. IL CONTRAENTE IL FIDEIUSSORE _______________________ __________________________ Fideiussione assicurativa Art 1936 Codice Civile In questo caso la fideiussione viene richiesta a una compagnia di assicurazioni: le modalità sono identiche a quelle del contratto con la banca, anche se i tempi di erogazione e i vari vincoli tendono a essere maggiormente flessibili, avvantaggiando tutti e tre i soggetti legati da questo rapporto. Fideiussione assicurativa a prima richiesta Art 1957 Codice Civile Come nel caso della fideiussione bancaria a prima richiesta, anche in questo caso l’ente assicurativo si troverà a dover saldare il debito del richiedente senza potersi opporre. Fideiussione omnibus Art 1936 Codice Civile Questa fideiussione è caratterizzata da due vincoli, ovvero quello a prima richiesta, già analizzato precedentemente e quello estensivo che prevede che il garante faccia fronte a tutti i successivi debiti del richiedente. Fideiussione omnibus nullità Art 1936 Codice Civile La fideiussione omnibus è nulla quando il garante ha estinto completamente i debiti del richiedente ma su di lui gravano ancora interessi relativi a debiti inesistenti oppure quando manca la buona fede da parte del finanziatore nell’esecuzione e realizzazione del contratto. Fideiussione omnibus limitata Art 1941 Codice Civile Questa clausola limita, come suggerisce il nome stesso, gli adempimenti del garante, il quale sarà responsabile solo dei debiti attuali del richiedente e per la somma di denaro residua, evitando quindi pesante incisioni economiche sul patrimonio del garante. Fideiussione solidale Art 1944 Codice Civile La Fideiussione solidale è quella che prevede diversi garanti, che possono essere soggetti fisici o enti bancari, che suddividono il debito in parti uguali. Per esempio due banche possono decidere di dividere un debito di 10 mila euro per poi richiedere al debitore la restituzione della somma di denaro una volta che il debito principale viene estinto. Fideiussione specifica Art 1944 Codice Civile Questo contratto, invece, prevede che la banca o il garante fisico si impegnino a pagare solamente la parte restante del debito contratto dal richiedente. Fideiussione affitto – contratto locazione Art 1936, 1957 e 1958 Codice Civile Questo contratto prevede che coloro che affittano un locale, oppure un appartamento, richiedano alla banca oppure a una compagnia assicurativa di far fronte al pagamento delle rate del contratto di locazione o affitto nel momento in cui il richiedente non riesce a far fronte a tale costo. Fideiussione per visto turistico Questa fideiussione serve al cittadino straniero per poter entrare nel nostro Paese senza dover dimostrare al consolato le sue disponibilità economiche: generalmente questo contratto viene acceso quando gli stranieri vengono invitati da altri connazionali già residenti in Italia oppure per permessi di studio. Fideiussione immobili da costruire giurisprudenza Art 3 del d.lgs. 122/200 Questa è invece una garanzia per gli acquirenti che vogliono far costruire un nuovo immobile e li tutela nel caso in cui lo stesso non dovesse rispondere a tutte le proprie esigenze e non raggiunga il valore previsto dal contratto di realizzazione dello stesso immobile. Pertanto la fideiussione e un contratto facilmente accessibile ma che si presenta come leggermente rischioso per il garante.
20 Settembre 2019
Recupero crediti: Prescrizione e decadenza delle Fatture

Recupero crediti: Prescrizione e decadenza delle Fatture

Un credito insoluto è la somma di denaro che ci spetta per aver effettuato una prestazione, per aver venduto un bene o un servizio. Tutte le volte in cui questa somma di denaro non ci viene consegnata siamo di fronte ad un insoluto, ossia ad un credito impagato. Questa situazione può ricorrere nel caso in cui abbiamo un’azienda e i nostri clienti non hanno provveduto a pagare la merce acquistata in seguito all’emissione della nostra fattura; dal lato dell’acquirente  nasce un debito nei confronti dell’azienda, da parte dell’azienda sorge un credito. Chi può svolgere il recupero crediti Nel momento in cui ci accorgiamo che non siamo in grado di recuperare il nostro credito da soli, nonostante i continui solleciti, telefonate, e-mail, dobbiamo delegare qualcuno che lo faccia al posto nostro. Una persona esterna alla nostra azienda, competente e professionale, che intima il debitore insolvente al pagamento di quanto dovuto. In genere si occupano del recupero crediti gli avvocati abilitati alla professione forense, iscritti nell’apposito Albo, presso il Tribunale del territorio di residenza, oppure sono società di recupero crediti autorizzate dalla Questura del luogo dove ha la sede l’azienda. Lavorare nel recupero crediti A causa della grave congiuntura economica, oggi si assiste sempre di più alla richiesta di profili specializzati nel settore del recupero crediti a cui affidare la gestione e il maneggio del proprio denaro. Sono molte le agenzie di lavoro che pubblicano annunci di ricerca personale nel settore recupero crediti. Le aziende cercano persone fidate, preparate, organizzate e lungimiranti  che rappresentano  l’azienda e ne tutelino la reputazione. Occorre un professionista del recupero crediti, a cui affidare la riscossione del pagamento di un insoluto del debitore. In genere le aziende cercano persone qualificate con conoscenze contabili e giuridiche. All’inizio del suo percorso nel ramo del recupero credito, la persona selezionata a lavorare per conto di aziende specializzate dovrà seguire un corso interno per capire come gestire la clientela, i crediti scaduti, le lettere di diffida e altri strumenti di risoluzione. Organizzazione recupero crediti aziendali In alcune società specializzate nel recupero crediti esistono due figure entrambe apicali, legate da un rapporto di funzionalità, anziché gerarchico, in cui troviamo il Direttore Recupero Crediti responsabile della soddisfazione del cliente e della redditività della propria strategia di business e il Responsabile di Mandato che persegue gli obiettivi ed è responsabile dei risultati del mandato che gli è stato conferito. Esistono dei servizi avanzati che consentono di monitorare tramite circuiti bancari e di capire in anticipo se esistono motivi ostativi all’esito della operazione. E’ possibile recuperare il credito mediante un primo contatto telefonico, successivamente è prevista la visita al domicilio del debitore insolvente. Come funziona nelle società di capitali e di persone Quando una società sia essa di capitali, che di persone viene cancellata dal Registro delle Imprese si estingue e i creditori al fine di recuperare il legittimo credito nei confronti della società cancellata dal Registro delle Imprese, la quale perde soggettività e capacità processuale, dovranno agire nei confronti dei soci e dei liquidatori al fine di veder soddisfatto il proprio credito. In definitiva, la cancellazione della società debitrice dal Registro delle Imprese, pur determinandone l’estinzione e dunque precludendo la possibilità di agire direttamente nei confronti della stessa per il recupero del proprio credito, non preclude al creditore la possibilità di far valere comunque la propria pretesa, potendo agire sia nei confronti dei soci  sia nei confronti del liquidatore, qualora si evinca che il mancato pagamento dipende da sua colpa. Recupero crediti finanziari I crediti finanziari hanno ad oggetto i prestiti, i mutui e i finanziamenti non rimborsati . Qualora si verifica una insolvenza la banca può recuperare il credito attraverso i propri uffici legali; affidare il recupero credito a professionisti esterni; cedere il  credito ad aziende specializzate nel recupero Documentazione che serve per recuperare i crediti Occorre allegare alla procedura usata per il recupero del credito vantato sempre il titolo giustificativo dello stesso, ossia il titolo da cui trae origine appunto il credito. Esempio per un’azienda commerciale il credito trae origine dalle fatture insolute, dunque la fattura rappresenta il mezzo con il quale si può adire il Giudice per chiedere  un decreto ingiuntivo, però la sola fattura non ha alcun valore di prova dell’esistenza del credito, in quanto la fattura è un documento  che l’azienda creditrice invia al suo debitore affinché lo stesso adempia  al suo pagamento, dunque è un atto unilaterale, però deve essere corredata da documenti che attestino l’esistenza di un rapporto di natura commerciale tra il creditore e il debitore sorto anteriormente  all’emissione della fattura che ne rappresenta l’atto conclusivo, esempio  un ordine di acquisto merce firmato dal debitore, una e-mail dove il debitore conferma l’esistenza del proprio debito, la firma leggibile e  il timbro aziendale sul documento di trasporto. Suggerisco di leggere l’apposita sentenza in merito alla prova documentale La gestione dei crediti commerciali Per tutelarsi dal rischio di insolvenza, di inadempimento a pagare i debiti da parte dei clienti l’azienda può ricorrere a tecniche di credit scoring e ricavare uno score che mira a fornire elementi indicativi sulla probabilità di insolvenza del debitore. A ciò vanno ad aggiungersi elementi quantitativi, come i dati di bilancio, qualitativi, quali: il settore in cui opera l’azienda cliente e la reputazione del cliente. L ’obiettivo dell’applicazione di procedure di questo tipo è quello di ridurre al minimo i rischi causati dalla scarsa conoscenza del cliente, della sua azienda,  delle informazioni di natura bancaria e di natura commerciale, che costituisce un elemento per la valutazione della solvibilità del cliente e per catturare eventuali rischi e procedere a bloccare o non iniziare la fornitura o l’erogazione del servizio. Scadenza crediti Anche i crediti hanno una scadenza che varia a seconda della tipologia del credito. Infatti ci sono alcune categorie di crediti che hanno una scadenza decennale, altri quinquennale, altri ancora triennali e infine esistono alcuni che hanno una scadenza biennale. Citiamo alcuni crediti con prescrizione decennale:  crediti con banche e finanziarie e rate di mutuo; crediti derivanti da contratti o atti leciti; crediti con prescrizione quinquennale: pagamento dei contributi da parte del datore di lavoro; pagamento della busta paga del lavoratore dipendente part time o full time, sia nel pubblico che nel privato, diritto al pagamento dello stipendio per il lavoratore dipendente, spese condominiali, canone d’affitto, pagamento degli utili da parte della società; crediti con prescrizione triennale  pagamento compensi a notai e a professionisti, pagamento lezioni private e corsi di lingua inglese; crediti con prescrizione biennale sono il diritto al risarcimento danni in caso di incidenti stradali;  per un maggiore approfondimento consiglio di leggere il seguente articolo: https://www.laleggepertutti.it    Responsabili della gestione crediti Il responsabile della gestione dei crediti è il Credit Manager, il quale deve avere una buona conoscenza delle linee di credito finanziarie e bancarie, deve avere ottime conoscenze sui mutui, sugli acconti di garanzie e sui titoli. Per poter svolgere un ruolo chiave così cruciale nel settore del recupero crediti bisogna essere in possesso di una laurea in materie economiche e giuridiche, nonché occorre aver seguito un corso di aggiornamento e di formazione, relativi ai sistemi software ERP e SAP.     Problematiche e motivi per recuperare i crediti Esistono politiche aggressive nel recupero crediti che minano alla correttezza dell’operazione. Vengono poste in essere pratiche scorrette da parte degli addetti al recupero crediti che lavorano per conto di società attive nel recupero crediti che pretendono di riscuotere crediti presunti, talvolta addirittura infondati, o prescritti. Molti addetti hanno addirittura intimato i clienti con telefonate e visite a casa al fine di esperire una composizione bonaria del debito. Ogni modalità di contatto e ricerca del debitore che lede la sua riservatezza è illegittima e invasiva; si pensi alle ripetute telefonate a casa o sul cellulare oppure alle comunicazioni telefoniche il cui contenuto è preregistrato rischiando che soggetti diversi dal destinatario vengano a conoscenza del contenuto di chiamata. Quali rischi d’impresa I rischi d’impresa sono tutti i rischi che un imprenditore preventivamente tiene in considerazione quando deve investire capitali nell’impresa,  i rischi di impresa prevedono valutazioni economiche, tecniche, ambientali, analisi di mercato che gli consentono di stabilire se l’azienda in cui ha deciso investire è in grado di fornirgli in tempi utili un ritorno di capitali investiti e di procurargli gli utili. Ritardi pagamento fatture I tempi di pagamento delle fatture sempre concordati anticipatamente possono variare da 30, 60 e 90 giorni, oppure è possibile richiedere il saldo a vista, nel momento in cui viene esibita la fattura immediata viene anche pagata. Qualora il tempo per pagare le fatture scada, il cliente diventa insolvente e l’azienda creditrice agirà come ritiene più opportuno, procederà a fare solleciti per e-mail o tramite telefono. Decadenze e Prescrizioni Secondo l’art. 2394 del codice civile in tema di prescrizione “Ogni diritto si estingue per prescrizione, quando il titolare non lo esercita per il tempo determinato dalla legge”. La prescrizione delle fatture non pagate determina l’estinzione del diritto a riscuotere un credito. In genere, le fatture  commerciali si prescrivono in 5 anni dalla loro emissione. Per interrompere gli effetti della prescrizione è possibile compiere un atto che la interrompe, occorre inviare una semplice raccomandata con ricevuta di ritorno, con cui sollecitare il pagamento della fattura. Soluzione per il recupero crediti Uno strumento che consente di risolvere prevenendo le sofferenze nei pagamenti e i conflitti ad essa legati è il procedimento di Mediazione e l’Arbitrato amministrato. La Mediazione rappresenta una forma di dialogo con la quale le parti, debitore insolvente e azienda creditrice giungono ad un accordo sottoscritto dagli avvocati delle parti e immediatamente esecutivo. L’Arbitrato amministrato si compone di un Arbitro, ossia di un Giudice Privato, all’interno di un Tribunale Privato, ossia  Camera Arbitrale che decide la controversia con un Lodo Arbitrale, che ha valore di sentenza. In genere i tempi per emettere un giudizio definitivo sono molto rapidi, ossia una settimana contro la media di 10 anni per una sentenza definitiva in Tribunale, anche i costi sono minori rispetto al giudizio ordinario. Verifica crediti insoluti Su internet esistono diverse piattaforme telematiche che consentono di verificare l’affidabilità commerciale e la solvibilità dei clienti, dei fornitori e dei concorrenti. Inserendo nella apposita sezione il nome dell’azienda, l’indirizzo e-mail, il codice identificativo inviato a mezzo e-mail e cliccando sull’apposita sezione Verifica Impresa è possibile accertarsi della presenza di eventuali pregiudizievoli . https://www.lgv-creditinsoluti.com/verifica-clienti/ Come ridurre i crediti insoluti I crediti insoluti vanno ridotti mediante una attività di prevenzione mirata, infatti  per  ridurre il rischio di insolvenza occorre valutare anticipatamente  la solidità finanziaria di nuovi clienti sia nella fase preliminare che nella fase successiva alla conclusione di una trattativa  commerciale, esempio nel caso di una concessione di un affidamento e nel caso di controllo e monitoraggio costante della reale solvibilità del proprio cliente. Prevenzione del rischio un  modo per prevenire il rischio dei crediti insoluti e di evitare che i nostri clienti non paghino per i prodotti e i servizi che noi abbiamo garantito è quello di condurre indagini preventive sul cliente per capire se il cliente è un cattivo pagatore e valutare situazioni che in futuro potrebbero rivelarsi problematiche. Inoltre occorre saper gestire reclami, contestazioni, cessazioni di contratto e richieste nella maniera più efficiente e soddisfacente possibile sia per l’utente o il cliente che per l’azienda. Invito a leggere il seguente articolo in merito alla prevenzione del rischio insoluti. http://www.unioneconsulenti.it/ Garantire il credito  Un modo per garantire il credito è procedere con l’attività di recupero crediti la quale  richiede la capacità di rintracciare il cliente e concordare insieme un piano di recupero dello stesso. Se svolta in maniera efficace ed immediata questa attività può consentire di  recuperare un cliente perso, può eliminare il rischio di abbandono e favorire il rientro della liquidità mancante. Il contenzioso stragiudiziale e azione legale La gestione stragiudiziale del contenzioso consente di evitare l’aggravio di costi e tempi delle vie legali attraverso azioni di recupero condotte con l’uso simultaneo di strumenti di collection che esulano dall’avvio delle procedure del contenzioso. La caratteristica principale della procedura stragiudiziale è che, non segue regole di forme, tempi e può essere messa in pratica anche senza avvocati o consulenti legali. Un esempio è la transazione, ossia un accordo che pone fine a una lite in corso o che potrebbe sorgere, le parti senza essere assistite dal giudice firmeranno un contratto in cui ciascuna delle due riconoscerà all’altra qualcosa, in cambio della cessazione della causa. Altra modalità è la forma epistolare, lo scambio di lettere Prima di andare in causa, le parti tendono sempre a evitare il conflitto giudiziale con una serie di scambi di lettere, di diffide, di intimazioni, con l’assegnazione di un termine ultimo per adempiere o per eliminare una situazione di illegalità http://www.azholding.it/ Differenza sostanziali le parti con l’azione legale cercano di risolvere la loro controversia in Tribunale; con il contenzioso stragiudiziale le parti non risolvono la vertenza davanti al giudice, ossia in Tribunale, ma attraverso una serie di trattative con il ricorso ai propri legali, il cui approccio è di tipo negoziale.  Inoltre gli strumenti stragiudiziali sono molto più rapidi rispetto ad una causa in tribunale, che normalmente richiede tempi più lunghi. Vantaggi e svantaggi I vantaggi sono legati ai costi minori degli strumenti messi a disposizione del contenzioso stragiudiziale; gli svantaggi sono i costi esosi di una causa in Tribunale. A ciò vanno aggiungersi i tempi rapidi, veloci in cui esperire l’azione stragiudiziale piuttosto che l’azione legale. Condanna del debitore al pagamento qualora il debitore è stato condannato al pagamento delle somme dovute e non adempie a tale obbligo per recuperare le somme si può procedere al pignoramento di beni mobili solo se il debitore possegga beni di valore  presso la propria abitazione e se qualcuno sia disposto ad acquistarli ad un’asta pubblica. Si può ricorrere al pignoramento crediti  presso terzi  qualora il debitore percepisca una pensione oppure reddito di lavoro autonomo; oppure sia intestatario di un conto corrente e il creditore sappia presso quale banca. Quando conviene effettuare il recupero crediti forzato? In conclusione possiamo affermare con certezza che è opportuno effettuare il recupero crediti forzato quando l’importo da recuperare è ingente. Se il tuo credito insoluto è di importo troppo basso, non è opportuno agire per investire tempo e denaro per avviare un’azione di recupero. Faccio un esempio è possibile definire l’azione di recupero come un’ investimento in cui tu paghi una somma iniziale per cercare di ottenere un profitto maggiore in futuro. Ma se non esistono i presupposti economici che possono garantirti un ritorno futuro dell’investimento allora non conviene agire per il recupero del credito. Qualora sei un’azienda e il tuo cliente ti ha riconosciuto il debito in un documento scritto puoi da subito  avviare un’azione di recupero in tempi brevi, in quanto tale documento ha valore legale a tal punto che il giudice potrebbe pretendere la soddisfazione del tuo credito in tempi brevi. Se sei un’azienda e devi recuperare il tuo credito ma non sai a quale professionista rivolgerti,  affidati pure alla nostra consulenza aziendale saremo lieti di aiutarti. Se hai qualche dubbio in merito al tuo credito, non esitare a scriverci le tue perplessità nei tuoi commenti.  
18 Settembre 2019
Organigramma aziendale: Definizione ed Esempio funzionale

Organigramma aziendale: Definizione ed Esempio

L’organigramma aziendale fornisce informazioni sulla tipologia di struttura aziendale utilizzata dall’impresa. Vediamo insieme quali sono Dopo aver individuato la struttura formale di una azienda, le componenti presenti,  i legami e le relazioni esistenti tra di esse, si può rappresentare la stessa mediante un organigramma aziendale che fornisce informazioni sulla tipologia di classificazione utilizzata: funzione, per prodotti, per processi, per territorio, nonché i diversi livelli di autorità, di comando e di controllo. Definizione di organigramma aziendale Dunque è una sorta di mappa, una fotografia aziendale che vuole informare sulla suddivisione delle varie funzioni – attività aziendali tra le varie posizioni che compongono l’organizzazione e l’importanza dei livelli delle posizioni organizzative. La finalità dell’organigramma L’organigramma permette di identificare i ruoli affinché i soggetti che ricoprono quel ruolo determinato siano riconoscibili sia all’interno della struttura aziendale che all’esterno della stessa affinché si possano attribuire anche le eventuali responsabilità; inoltre evidenzia i tratti di dipendenza gerarchica e funzionale esistenti. Validità dell’organigramma L’organigramma rappresenta un valido strumento per capire se l’azienda ha al suo interno ruoli scoperti da riempire o se vi sono più persone che esercitano le stesse competenze venendosi a creare così una sovrapposizione funzionale. Tipologie di organigrammi aziendali Un organigramma è una mappa che mediante la rappresentazione grafica ci consente di capire se all’interno di una azienda prevale una forma di accentramento di potere decisionale o una forma di decentramento. Quanto più l’organigramma si presenta ad albero, di tipo lineare, dunque dall’alto verso il basso tanto più abbiamo una forma  di potere accentrato. Organigramma lineare verticale Nell’organigramma  lineare verticale le varie posizioni sono collegate tra loro in verticale, mettendo in rilievo la linea gerarchica diretta e gli organi consultivi di staff . L’organigramma si presenterà tanto più esteso quante più informazioni si vogliono condividere, dunque avremmo organigramma appiattiti nelle imprese di produzione per piccole unità e organigramma più sviluppati in altezza e larghezza nelle aziende di produzione per grandi unità. Organigrammi lineari orizzontali Lo sviluppo gerarchico avviene in orizzontale, da sinistra verso destra; Organigrammi circolari Gli organigrammi di questo tipo presentano il massimo grado gerarchico verso il centro e le funzioni si sviluppano lungo i cerchi. Organigramma funzionale In questo modello di organigramma funzionale, tra il vertice e il reparto operativo, esiste un livello intermedio che si occupa delle funzioni di coordinamento, che non ha però alcun reale potere decisionale. L’azienda viene ripartita in diverse aree funzionali a seconda delle attività svolte. Organigramma divisionale L’azienda si organizza in base ai processi o alle tipologie dei clienti. Abbiamo diverse aree divisionali  rappresentate dalla direzione generale dalla quale si diramano altre direzioni divisionali a cui fanno capo diversi e distinti reparti: acquisti, produzione, marketing, personale, amministrazione. Organigramma a matrice L’organigramma a matrice è utilizzato nelle aziende di grandi dimensioni, ed è la combinazione dei due organigrammi precedenti, funzionale e divisionale, dunque si hanno due direzioni, l’una regola le funzioni, l’altra le divisioni a seconda della tipologia di attività. Disciplina normativa: organigramma L’ANFOR ha emesso  una apposita norma, definita MFZ  12-001,  che pur avendo trovato modesta applicazione e diffusione, è l’unica norma in vigore a dettare i contenuti informativi e le modalità per costruire graficamente gli organigrammi.  Essi rappresentano la fotografia di un evento aziendale in un dato periodo, dunque gli organigrammi sono strumenti statici di una realtà aziendale che subisce continue evoluzioni.   Inoltre gli organigrammi mettono in evidenza chi detiene una certa autorità o potere decisionale all’interno dell’azienda, chi è il responsabile di un settore o più settori economici, chi è delegato ad effettuare controlli e verifiche, chi può impartire comandi. Grazie all’organigramma si ha una chiara visione d’insieme ed è possibile apportare migliorie. In conclusione possiamo dire che una forma di organigramma non può durare per tutto il ciclo della vita aziendale perché altrimenti ci troveremmo difronte ad una azienda statica, poco reattiva ai mutamenti del mercato e agli stimoli dell’ambiente e del territorio. Per evitare ciò i responsabili aziendali devono mettere a punto strategie e devono sfruttare in modo ottimale le risorse di cui dispongono all’interno, anticipando i cambiamenti sociali per rispondere prontamente alle nuove esigenze. Suggerisco di leggere i seguenti link per eventuali approfondimenti sugli organigrammi: http://www.sistemiamolitalia.it https://www.pmi.it https://www.organizzazioneaziendale.net Hai bisogno di un consiglio su quale tipologia di organigramma aziendale adottare per la tua azienda, chiedici subito una consulenza Hai qualche dubbio? Scrivici le tue domande nei commenti e risolveremo insieme le tue perplessità
11 Settembre 2019
Come diventare Advisor (M&A)

M&A e advisor – significato e difinizione

M&A e Advisor – significato e difinizione: Il corporate finance advisor M&A analizza tutti gli aspetti aziendali e ne sintetizza i punti cruciali da migliorare. il corporate finance Advisor M&A è un consulente esterno all’azienda specializzato in operazioni straordinarie, dotato di particolari abilità e competenze tecnico-professionali risultato di un percorso accademico e formativo dinamico. L’Advisor è colui che analizza tutti gli aspetti di un’azienda e che sintetizza i punti cruciali da migliorare, da sviluppare o da eliminare dal processo produttivo o dall’organigramma aziendale. Valorizza i punti di forza e cerca di semplificare i punti di debolezza societari. Deve avere una chiara visione del posizionamento competitivo dell’azienda sul mercato. L’Advisor m&a è investito di fiducia da parte dell’azienda mediante un mandato, con il quale l’azienda investe denaro nell’acquisto di competenze tattiche e strategiche, che gli consentiranno di conoscere notizie e di disporre di informazioni sui valori correnti di mercato, che in sede di trattativa, lo porranno in una posizione privilegiata rispetto al venditore. M&A significato Considerata la complessità delle operazioni per quanto riguarda le operazioni di M&A (Merger and Acquisition) nelle quali deve essere gestita l’integrazione di due strutture aziendali, o di fusioni per incorporazioni o di acquisizioni aziendali è richiesta una elevata specializzazione che un singolo Advisor m&a deve aver maturato dopo il conseguimento di una laurea a indirizzo economico-finanziario-aziendale e una buona pratica professionale presso studi internazionali specializzati in operazioni di (M&A); oppure possono essere chiamate a ricoprire tale incarico società specializzate operanti a livello internazionale, oppure banche che dispongono di una divisione corporate banking e/o private equity. Cosa fa il corporate finance advisor m&a Quando una società decide di acquisire un’altra e non dispone di tutte le risorse finanziarie per procedere interviene l’Advisor che pone in essere alcuni interventi di delibera aumento capitale, ricorso al finanziamento bancario, emissioni di  obbligazioni, vendita di asset non strategici. Oppure interviene in operazioni di ristrutturazione dei debiti aziendali, infatti, nel caso in cui la società non riesce a pagare i creditori con i quali ha dei contratti in essere, l’Advisor m&a ricorre all’uso di strumenti finanziari come il debt-to-equity swaps oppure,  cerca di procedere alla ristrutturazione dei debiti mediante accordi con i creditori o ancora, cerca investitori interessati all’operazione. Quando una società per azioni non quotata su di un mercato azionario decide di entrare in borsa l’Advisor indirizza e segue l’azienda nella scelta dei soggetti  che intervengono nell’operazione e ne gestisce il lavoro durante la fase che porta al collocamento dei titoli. Conferimento del mandato m&a al corporate finance  I motivi per cui un’azienda debba delegare un consulente esterno nell’assolvimento delle operazioni straordinarie sono da rinvenire nella esigenza di avvalersi di competenze specializzate che solo un Advisor possiede e di cui l’azienda ha bisogno. Rivolgersi ad un Advisor significa avere la certezza e la garanzia che le notizie e le informazioni, che l’Advisor è riuscito ad acquisire mediante le sue analisi, ricerche di mercato o  i suoi contatti in merito ai potenziali venditori o compratori interessati alla trattativa, siano state condotte con riservatezza, al fine di non compromettere l’esito dell’accordo. Inoltre l’Advisor m&a grazie all’uso di provider dedicati e a una serie di contatti all’interno del team di Advisory è capace di ottenere informazioni privilegiate di natura finanziaria, economica e industriale sui potenziali venditori e compratori. E’ capace di attrarre un numero elevato di potenziali acquirenti a livello internazionale e di aumentare le probabilità di concludere affari importanti. Funzioni del corporate finance advisor Prepara tutta la documentazione aziendale utile ad elaborare il progetto mediante la predisposizione del profilo anonimo, l’information memorandum, la company presentation, la lettera di intenti, attiva  analisi e modelli finanziari, evitando che di questi aspetti se ne occupino le risorse interne all’azienda prive di esperienza maturata nel settore che non potrebbero svolgere in maniera puntuale tali adempimenti. Obiettivi del corporate finance advisor L’Advisor agirà in nome e per conto dell’azienda, apportando non solo abili competenze negoziali ma anche giudizi esterni fondamentali per interpretare le situazioni in maniera chiara, razionale e con meno coinvolgimento emotivo. L’obiettivo dell’Advisor m&a è quello di massimizzare il profitto, infatti il contratto inziale, o meglio il mandato conferito è stato sottoscritto con una commissione a success fee, con la finalità di negoziare il miglior prezzo per entrambe le parti. Conclusione e consigli sulla professione di corporate finance In conclusione possiamo affermare che l’Advisor m&a gioca un ruolo chiave, determinante in tutte le fasi del processo. Deve essere in grado di esercitare il suo ruolo e mantenere la giusta tensione e attenzione all’affare, deve saper coordinare il flusso di informazioni di cui viene a conoscenza grazie alle sue abilità, ricerche, conoscenze e deve sfruttarlo a vantaggio dell’operazione che sta per concludere. Deve porsi come fulcro aziendale nella fase di operazione straordinaria a cui tutti i soggetti interessati all’operazione devono rivolgersi e deve organizzare i compiti di ciascuno dei soggetti che agiscono nell’operazione, garantendo un giusto equilibrio tra tutte le parti coinvolte nel processo. Consiglio di leggere alcuni articoli interessanti sul ruolo dell’ Advisor nelle più disparate operazioni di finanza straordinaria ai seguenti link: https://www.fpcu.it http://www.knetproject.com https://www.borsaitaliana.it Se hai un’azienda e devi porre in essere un’operazione straordinaria, ma non sai a chi chiedere aiuto, puoi affidarti alla nostra consulenza Inoltre se hai bisogno di individuare un advisor competente puoi  scrivere la tua domanda nei commenti così cercheremo di individuare al posto tuo chi meglio soddisfa le tue esigenze e chi, rispetta meglio degli altri, i requisiti professionali richiesti per concludere la trattativa.  
31 Agosto 2019
Fondo patrimoniale

Fondo patrimoniale – una mini guida

Hai sentito parlare dei fondo patrimoniale? Ottima garanzia per difendere i propri beni immobiliari. Leggi la mini guida Non hai mai sentito parlare dei fondo patrimoniale non aggredibile? Eppure si tratta un’ottima garanzia per difendere i propri beni immobiliari o beni mobili dalle aggressioni del Fisco o dagli altri imprevisti economici. Come stabilito dalla legge, difatti, Equitalia e i creditori non possono iscrivere ipoteca su un immobile registrato per il fondo patrimoniale non aggredibile. Questo poiché il fondo patrimoniale rappresenta un vincolo individuato da un componente della famiglia che individua in determinati titoli, beni o immobili degli oggetti finalizzati al bisogno esclusivo famigliare. finalità e costituzione fondo patrimoniale Come accennato precedentemente, il fondo patrimoniale protegge i beni famigliari (e persino dei redditi derivanti dai titoli) dall’aggressione dei creditori. Il tutto a patto che i creditori siano sorti dopo la costituzione del fondo. Lo stesso discorso vale, come citato nel codice civile, anche per quanto concerne i debiti fiscali e la possibilità dell’ipoteca su di un immobile da parte dell’Equitalia. Grazie al fondo patrimoniale non aggredibile, insomma, è possibile aggirare una pericolosa evenienza come il pignoramento La durata e revocatoria fondo patrimoniale Quest’istituto è caratterizzato da un vincolo di temporaneità legato alla costituzione coniugale. Qualora tale vincolo dovesse venire meno con il divorzio, il fondo patrimoniale verrebbe annullato tramite lo scioglimento. L’unica eccezione a quest’evenienza è la presenza di figli minori. In questo caso il fondo patrimoniale durerà fino a che il minore raggiungerà la maggiore età. Ovviamente la presenza di più figli minori comporta che il fondo patrimoniale duri fino a che l’ultimo figlio non diventi maggiorenne. Quali beni protegge con il fondo patrimoniale Sarebbe gravemente erroneo pensare che la difesa del fondo patrimoniale valga per tutti i debiti. Tutt’altro, lo scudo protettivo contro i creditori offerto dal fondo patrimoniale e citato in diritto privato non vale per le esigenze che sono estranee alle esigenze della famiglia. Il patrimonio patrimoniale non aiuterebbe nel caso in cui ci fosse il mancato pagamento delle varie imposte sull’abitazione oppure nel caso in cui nel condominio vi fosse la morosità degli oneri mensili. Pignoramento beni fondo patrimoniale familiare I beni mobili o immobili iscritti al fondo patrimoniale sono di proprietà di entrambi i coniugi. Nell’atto di costituzione del fondo patrimoniale può essere specificato diversamente, anche se i redditi o i frutti prodotti dai beni del fondo patrimoniale possono essere utilizzati esclusivamente per il bene della famiglia. In caso di separazione i beni vengono suddivisi a metà tra i due coniugi. Il patrimoniale famigliare è in grado di evitare numerosi problemi. Perché privarsi di questo scudo?
28 Agosto 2019
Business Coach - coaching aziendale

Coach significato

La professione di Business Coach è molto importante è ambita per l’organigramma e l’abitat dei nostri clienti. Scopri come operiamo Coach significato: Perché Business Coach – coaching aziendale? Il coaching aziendale è il coaching rivolto alle risorse umane delle aziende. I due principi fondamentali su cui si basa sono: la consapevolezza e la responsabilità. Consapevolezza significa percepire a cosa le persone fanno riferimento nella realtà. La responsabilità è presa in carico delle loro funzioni, con una chiara definizione delle aspettative e scopi. Questo nuovo modo di gestione delle persone è la naturale evoluzione dei cambiamenti sociali ed economici degli ultimi anni. Si passa infatti dalla vecchia organizzazione fordista-taylorista, vecchia di un centenario, al nuovo modello più moderno e rispondente alle mutevoli esigenze del contesto economico mondiale: il coaching aziendale. Chi è il business Coach? definizione e significato E’ un modo altamente personalizzato ” action learning ” per imparare ad affrontare e superare le sfide di tutti i giorni. Insieme, ci si mette d’accordo su un piano di sviluppo che come un’obiettivo a ritmo, seguiremo i tempi e gli obiettivi prefissi. Serve per migliorare l’abilità e i comportamenti attraverso l’esperienza quotidiana attraverso l’utilizzo di una attività di sostegno individuale e programmi specifici. L’approccio metodologico del business Coach La Coaching mira a rendere la persona consapevole delle risorse a sua disposizione, i veri punti di forza, le competenze e migliorare il proprio stile relazionale e di leadership, concordando di volta in volta piani di azione da seguire. Il Coach aiuta il cliente per sviluppare le modifiche rese necessarie dalla analisi della realtà ed i risultati che si ottengono. In particolare, il cliente migliorerà la consapevolezza (dei suoi punti di forza, del suo talento, della resistenza, delle aree da sviluppare), senso di responsabilità, e la motivazione al cambiamento. Lo fa utilizzando le domande. domande strutturate in modo da facilitare risposte creative, efficaci e completamente sfruttando maturità e clienti competenze. L’allora Coaching è un programma assolutamente su misura. Attraverso l’uso sapiente delle domande, il coach aiuta il cliente a prendere coscienza dei propri mezzi, per sviluppare strategie efficaci, e per trovare la soluzione ai problemi operativi o comportamentali. Coaching un percorso efficace, rispetto alla formazione in aula, produrrà 89% in più in termini di obiettivi raggiunti (fonte: americana Management Association). I vantaggi del business Coach Coaching, come uno strumento di sviluppo, accelera il progresso della persona, perché aiuta ad orchestrare e pianificare lo sviluppo delle loro capacità per ottenere risultati significativi e specifici e misurabili nel tempo I vantaggi più spesso che ne derivano dalla coaching sono: l’acquisizione di autonomia e coscienza, che si esprime nell’uso della loro capacità di autonoma e di impostazione del lavoro; maggiore coinvolgimento della persona; maggiore chiarezza e senso di decisione alta concentrazione sugli obiettivi una maggiore attenzione allo sviluppo di gruppi e individui più proattivo una padronanza nell’uso della leadership situazionale una resilienza maggiore una intelligenza emotiva consapevole un miglioramento della sua motivazione, essendo il coaching segnato azione; • una maggiore responsabilità, perché le azioni hanno scelte e perseguita dalla • Sviluppo delle persone con il business Coach Lo sviluppo delle persone può avvenire anche all’interno dell’organizzazione. Ma solo un approccio sistematico in grado di garantire uno sviluppo ordinato, capacità critiche veloce e costante per l’organizzazione e la cultura aziendale. Per garantire che questo approccio sistematico diventa realtà è necessario che i leader agiscono concretamente considerando istruire una priorità. E ‘importante considerare i prossimi 3 punti: Il cambiamento è inevitabile Anche le organizzazioni di maggior successo subiscono un grosso rischio se pensano di poter riposare sugli allori. l’eccellenza di oggi non garantisce nulla circa il successo di domani. Le persone hanno bisogno di imparare e adattarsi molto rapidamente Le personali competenze diventano obsolete in fretta come la tecnologia. Per affrontare con successo la sfida del cambiamento continuo, le organizzazioni hanno bisogno di persone che sono in grado di imparare e adattarsi molto rapidamente. L’esperienza e data dal capire quando è tempo di essere “aiutati” da nuove strategie per promuovere l’apprendimento. La gente vuole crescere Una delle poche cose che motiva le persone nelle organizzazioni è la migliore opportunità per imparare e crescere nel lavoro. Le persone che si sentono sottodimensionate potrebbero decidere di andare a lavorare altrove. Per evitare tale concorrenza è utile e necessario investire nel loro sviluppo. Perché rivolgersi ad un business Coach? • per raggiungere i tuoi obiettivi individuali di miglioramento grazie al supporto personalizzato del coaching; • per diventare un manager efficace nel sostenere i dipendenti e / o partner che vogliono crescere. Corso di business Coach aziendale a Roma Per aumentare le prestazioni lavorative facendo leva su motivazione obiettivi delle aziende è ora del business coaching. Queste brevi sessioni di due ore al massimo, durante il qualeun coach lavora con il cliente in modo personalizzato. No chiacchiere generiche, ma concentrarsi sugli obiettivi. Ogni sessione di coaching ha un obiettivo specifico da mirare. Questo meccanismo consente di motivare e preparare da una parte e dall’altra la potente prestazione delle organizzazioni che adottano questo modello. Il business coaching finale è la soluzione per i grandi cambiamenti che le aziende sono ritenuti responsabili ed è fornito principalmente dalla sede di Roma. Comunicare in business Coach La formazione aziendale è spesso confuso con consulenza generica. Niente di più sbagliato. La consulenza ha come oggetto la prestazione di conoscenza o di problem solving. Coaching funziona con la gente, ed ha l’obiettivo di ottenere il meglio dalle persone. A differenza di consultazione del Business coaching si prevede di creare un percorso di crescita e di miglioramento delle prestazioni. E ‘un po’ quello che succede nello sport. Ogni atleta ha il suo preparatore atletico. Lo stesso principio vale per business coaching, che da un nuovo modo di lavorare in azienda.
27 Agosto 2019
Budget aziendale

Budget aziendale – Cos’è

Grazie al Budget aziendale, i CEO possono rendersi conto di quanto denaro andrà convogliato negli investimenti aziendali, ecco cos’è il budget aziendale Quando si parla di investimenti e di imprese, una parola che viene molto usata è Budget aziendale. I non addetti ai lavori sono abituati a pensare al budget come a un ammontare di denaro che si può usare, ma non è proprio così. Definizione di budget aziendale Il Budget aziendale è un documento redatto da un contabile di fiducia (sia esso interno all’azienda o assunto in consulenza esterna). All’interno di questo documento sono comprese tutte le voci di spesa e di guadagno, quindi l’attivo e il passivo dell’azienda. Grazie al Budget aziendale, i CEO possono rendersi conto di quanto denaro andrà convogliato negli investimenti (quindi la porzione i budget attivo) e quanto nelle spese di mantenimento dell’azienda. Quest’ultima voce comprende anche gli stipendi di tutti i dipendenti. Funzione del budget generale nel budget aziendale Tutte queste dinamiche di redazione del Budget aziendale servono a gettare le basi per fare un bilancio, che di solito ha cadenza annua. Il commercialista, basandosi sul budget generale, calcola il rapporto tra spese e guadagni. Se le spese superano i guadagni, l’impresa è in negativo, o in passivo. Se i guadagni sono più elevati delle spese, l’impresa è in attivo. A cosa serve il budget aziendale Le sue funzioni sono molteplici. Innanzitutto, il budget generale d’impresa ha una funzione direzionale, cioè deve rappresentare un punto di partenza. A seconda del budget calcolato dal commercialista aziendale, i vertici dell’azienda devono fare delle previsioni per l’anno che verrà. Questo implica una certa direzione degli investimenti (anche in base a cosa chiede il mercato), una eventuale spinta su quelli che sembrano gli investimenti più redditizi e una inevitabile previsione di possibili perdite da tamponare. Previsioni di budget aziendale Dopo che le previsioni sono state fatte, il budget generale d’impresa serve anche a monitorare il rispetto delle previsioni. Durante lo svolgimento del periodo per cui sono stati fatti determinati calcoli (di solito un anno solare), il budget serve a controllare che questi calcoli vengano rispettati. Eventualmente si possono cambiare le carte in corsa se stanno emergendo problemi contingenti di tipo emergenziale, ma sempre tenendo sotto mano il budget per avere idea del terreno su cui muoversi. Gestire il budget aziendale Saper gestire il budget è molto importante quando si sceglie di fare qualsiasi tipo di investimento. La gestione a priori dei fondi disponibili è molto importante per tutti quelli che vogliono avere uno strumento organizzativo. Si può infatti partire proprio da questo per poter il massimo per la propria azienda e avere di conseguenza uno strumento di controllo. Il budget aziendale come strumento organizzativo Il sistema budget può essere utilizzato in diversi modi, ma saper avere il polso della situazione è davvero molto importante. Infatti saper gestire dei fondi aiuta anche a creare delle risorse molto importanti. Qualsiasi progetto parte proprio dal concetto di budget: le tre fasi di pianificazione, programmazione e controllo delle attività si basa proprio sulla definizione di questo strumento. In primo luogo si individua come gestire il tutto, per poi avere una ripartizione uniforme. In questo modo sarà possibile impostare al meglio le tre fasi precedentemente elencate per poter iniziare a sviluppare qualsiasi progetto. La definizione dei fondi e di conseguenza la redistribuzione delle risorse permette di avere un vero e proprio strumento di controllo e organizzativo. Senza la gestione non si ottiene praticamente nulla, anzi l’effetto potrebbe essere contrario. Proprio per questo motivo è necessario stabilire sin da subito come muoversi, per evitare problemi successivamente. Quali sono i diversi tipi di budget aziendale? Ci sono diversi tipi di budget che permettono appunto di capire come questo possa diventare un vero e proprio strumento di controllo. 4 tipi di budget aziendale Il budget aziendale economico che prevede tutti i servizi compresi, come ad esempio i ricavi delle vendite e tutto ciò che ne concerne. È molto importante gestire bene questo tipo di risorsa anche per via dei guadagni; Il budget aziendale dervivante dalle vendite ovvero determinato da tutti quei prodotti vendibili. In questo modo si potrà capire quale saranno i prodotti vendibili e a quanto ammonterà il ricavo; I costi indiretti e diretti nel budget aziendale che riguardano tutti quei costi di produzione che influiscono direttamente o indirettamente; I costi generali budget aziendale che riguardano tutte le pratiche amministrative e non. Come abbiamo visto avere chiaro il concetto di budget come strumento organizzativo è necessario per poter programmare e ottenere dei risultati importanti. Il budget aziendale diventa un vero e proprio strumento di controllo, in grado di influenzare le tre fasi. Dalla pianificazione fino ad arrivare al monitoraggio di tutte quelle attività necessarie per poter competere nel mercato. Coclusioni e consigli sul budget aziendale Infine, stilare un Budget aziendale aiuta molto la crescita dello spirito aziendale. La quasi totalità delle aziende odierne, infatti, si comporta con dipendenti e affiliati secondo il metodo americano, ovvero quello di far sentire tutti parti importanti di una grande famiglia che funziona come una macchina. Una volta stilato il Budget aziendale, ognuno è più motivato a fare la sua parte, aumentando i rendimenti dell’impresa. Budget aziendale Quanto è importante il posizionamento aziendale all’interno del mercato? Oggi giorno sul mercato nazionale e internazionale nascono e si sviluppano sempre più nuove società di produzione di beni e servizi. Ma quante di queste restano posizionate sul mercato? Studi di ricerca hanno stabilito che solo una piccola parte di queste sopravvive all’anno di vita, e meno della metà raggiungono tre anni di produzione. Questo avviene non perché i beni o i servizi vengono prodotti in maniera errata o poco funzionale, ma semplicemente perché il processo di gestione e organizzazione e di direzione aziendale applicato non sempre risulta essere funzionale. Gestire un’azienda è molto più complesso di quanto si possa immaginare, e questo è un concetto che vale sia per le Start-up che per le imprese già esistenti. Cosa vuol dire essere in grado di gestire un’impresa nel budget aziendale Gestire un’attività imprenditoriale, non vuole dire solamente occuparsi di produrre beni o servizi, ma comprende una serie di dinamiche organizzative, che hanno delle funzioni specifiche e che toccano diversi ambiti all’interno dell’organizzazione aziendale. Se questo sistema , che comprende la conoscenza e l’attuazione della mission aziendale, la creazione di un progetto di produzione di beni e/o servizi, la gestione del personale, la formazione e la specializzazione del personale, la gestione del supply chain management, non funziona o non viene gestito e coordinato bene, tutta l’organizzazione va in tilt. Come organizzare in maniera funzionale la propria impresa con il budget aziendale Sicuramente è necessario che venga prima di tutto supportato da professionisti qualificati, come commercialisti o consulenti aziendali, che siano in grado di fornirgli le conoscenze necessarie e le consulenze utili nella gestione complessiva patrimoniale dell’attività. Attraverso il supporto di queste figure qualificate l’imprenditore sarà in grado di : – pianificare, programmare e controllare la propria attività aziendale, attraverso lo studio e il controllo periodico della gestione organizzativa. – gestire il Budget aziendale  attraverso un’analisi contabile con metodo analitico a breve e lungo termine. – gestire il piano di affari con analisi dei settori di mercato e dei piani di investimento utili al raggiungimento degli obiettivi economici, patrimoniali e finanziarie. – eseguire delle analisi tecniche dei dati contabili e dei bilanci con rilevazione del Break event. – Migliorare le skills del personale aziendale. – valutare nuove possibilità di accrescimento, con ricerche di sviluppo e strategie di posizionamento applicate al marketing. Attraverso il controllo di questi elementi si avrà cosi la possibilità di creare e mantenere un’organizzazione che sia in grado di essere efficace, efficiente e che abbia un valore in più rispetto ai competitor presenti sul settore. Il budget economico è un documento amministrativo in cui si evidenziano le varie attività messe in atto per raggiungere gli obiettivi dell’impresa. Il bilancio commerciale è uno dei più operativi e quindi è fondamentale per lo sviluppo aziendale. Nell’ambito del marketing, il budget economico prende forma quando sono stati definiti i traguardi commerciali, finanziari e della comunicazione. Struttura del budget economico Nella definizione del bilancio possono essere commessi alcuni errori, che se fossero evitati andrebbero a garantire un maggiore profitto. In realtà uno degli sbagli principali è la redazione del piano di marketing in ritardo e soprattutto l’assenza di una revisione periodica. Se non si conoscono le azioni da compiere, quindi i canali da usare, non si possono fare i conti precisi e ciò comporta lo stanziamento di una somma non perfettamente calibrata alle reali esigenze. Il problema è rappresentato dal fatto che la crisi economica ha portato le aziende a ridurre drasticamente le risorse economiche destinate alla promozione, peggiorando la situazione dell’impresa. Budget economico nel marketing Se si vuole avere successo, non bisogna mai, in nessun caso, smettere di investire nel marketing, perché questo implica il blocco dello sviluppo commerciale. Se le risorse vanno ottimizzate e quindi riallocate, non bisogna mai pensare di tagliare il budget economico della pubblicità, perché è proprio quello che determina il cambiamento nelle vendite e nei profitti. Vanno calibrati i fondi destinati al bilancio commerciale e di marketing, valutando con attenzione gli obiettivi dell’impresa e le condizioni del mercato in cui si lavora. Evidentemente il budget economico è variabile a seconda degli impegni presi per il marketing, in base alle attività promozionali previste, ma ci potrebbero essere costi fissi, se ad esempio si decidesse di partecipare annualmente ad alcune fiere. Bisogna, nell’ambito del marketing, fare valutazioni precise circa la destinazione dei vari importi, così da decidere gli investimenti e controllarne il ritorno. Budget economico nel commerciale La funzione commerciale del budget economico aziendale è essenziale, quindi gli elementi da considerare sono: il valore del brand aziendale, i mezzi di comunicazione scelti, le intenzioni circa la pubblicità da svolgere, il mercato da scegliere per destinare la propria campagna di comunicazione, il target di potenziali clienti ai quali rivolgersi per la vendita dei prodotti o dei servizi. Prima si decide la percentuale del budget economico da destinare al marketing e quindi si suddivide l’importo a seconda delle singole voci, come ad esempio spazi pubblicitari, materiali di stampa, promozione sul web, consulenze e così via. Si avranno azioni precise per controllare gli esiti ottenuti e decidere, in fase di revisione del bilancio, di riallocare le risorse in modo più appropriato. Il budget economico aziendale si configura come un documento stilato dagli enti sia pubblici che privati come base per creare poi un bilancio. Il budget economico comprende tutto il budget, appunto, di cui l’azienda dispone per lanciare un nuovo business plan, per pubblicizzarlo o per implementare la produzione di un determinato prodotto. Normalmente il budget economico d’impresa viene redatto da un commercialista che acquisisce tutti i dati economici dai vertici dell’azienda. Controllo disponibilità finanziaria budget economico Se l’azienda lo chiede, il commercialista è anche tenuto a fare il bilancio. Per la realizzazione del bilancio si prendono le voci del budget economico e si sottraggono le spese per la manutenzione dell’azienda e per gli stipendi dei dipendenti. Tutto quello che avanza è il budget economico, cioè quello che si può spendere per piani commerciali, campagne marketing, aumento della produzione e altre questioni. Da questo investimento bisogna cercare non solo di rientrare delle spese, ma anzi di guadagnare. Se si spende più di quanto si è guadagnato, l’azienda è in debito, detto anche passivo. Se si riesce a superare di molto la spesa per l’investimento l’azienda ha avuto un guadagno, cioè è in attivo.   Funzione amministrativa budget economico Il budget economico ha diverse funzioni. La funzione amministrativa è la più importante, perché è il modo in cui ci si serve del budget d’impresa per determinare i futuri investimenti dell’azienda. Innanzitutto, questa funzione amministrativa serve a far sì che il budget economico preveda le spese e i guadagni che si otterranno dall’attuazione di un business plan. Ovviamente se le previsioni indicano un certo guadagno, tutte le aree dell’azienda devono mobilitarsi per massimizzare l’efficacia del business plan. Questo implementa anche la coesione aziendale e il fatto che i dipendenti si sentano effettivamente parte di una famiglia. Se ognuno è orientato al profitto comune perché poi si traduca in profitto personale (bonus, aumento di stipendio, tredicesima più corposa) tutti sono impegnati a rispettare i dettami del budget economico. Funzione controllo budget economico Dopo aver fatto delle previsioni di spesa e di guadagno, il budget economico serve per non sforare queste previsioni. Eventualmente si possono fare delle modifiche e degli aggiustamenti durante il periodo di attuazione del business plan per fare in modo che tutte le previsioni vengano rispettate. Se le performance hanno deluso, hanno rispettato le previsioni o le hanno addirittura superate si può anche pensare di fare una relazione sulle performance stesse che sia di memoria per il futuro: anche in questo caso il business plan serve ad avere una linea tracciata da seguire.
16 Agosto 2019
gestione delleriunione

Riunione aziendale: Come organizzarla e condurla

La riunione aziendale è un momento in cui si fa il punto della situazione, in cui ci si confronta, si discute su ciò che va migliorato. Come organizzarla e condurla La riunione aziendale è un momento in cui si fa il punto della situazione, in cui ci si confronta, si discute su ciò che va migliorato e in che modo migliorarlo, si pongono gli obiettivi da raggiungere, analizzando il ruolo e le competenze di ogni risorsa umana, all’interno dell’azienda. Quando fare una Riunione aziendale Occorre capire però quando è necessario fare una riunione, quali sono le tempistiche per interrompere l’ordinario orario di lavoro e sospendere le attività per riunirsi intorno ad un tavolo; dunque occorre capire come rendere produttiva ed efficace la riunione, ottimizzando il tempo a disposizione. Una riunione può essere svolta per prendere decisioni in merito ad un nuovo progetto, per superare periodi di crisi, oppure per capire quali sono le esigenze dell’azienda in termini di assunzione di personale per incrementi di produttività. Se l’azienda è piccola, e non ha particolari esigenze di aumentare il fatturato, di fare nuovi investimenti, di ristrutturare l’assetto interno, allora si può stabilire una riunione ogni due mesi o, qualora ricorrano esigenze diverse, è possibile anticiparla. Il dirigente deve saper interpretare i bisogni, le necessità del team e capire quando è il momento cruciale,  per riunirsi insieme e discutere.  Come organizzare una Riunione aziendale E’ consigliabile seguire uno schema, organizzare delle slide in Power Point, che descrivono gli argomenti da trattare in seno alla riunione, dunque occorre organizzare la parte descrittiva e le parti grafiche che a volte aiutano a spiegare meglio i concetti, infatti le immagini chiariscono meglio un’ idea. Bisogna preparare il materiale cartaceo necessario, brochure, dépliant, cartelline con fogli e penne per consentire ai partecipanti di prendere appunti, di annotare dubbi o di scrivere domande che saranno rivolte nel corso della riunione ; occorre prevedere la durata della stessa, in genere, non può superare le due con un intervallo di pausa per consentire un’agevole attenzione. Occorre predisporre un computer portatile e un proiettore per far scorrere le slide e le immagini grafiche. Successivamente occorre scrivere l’oggetto della riunione, un titolo che racchiude la motivazione della riunione, con i nomi dei partecipanti e dei relatori, dirigenti, titolari, segretari coloro che prenderanno la parola per primi nel corso del dibattito e predisporre la sala, accogliente, pulita, ordinata e attrezzata di tutto il necessario, dalle bottiglie di acque e bicchieri, pacchetti di fazzoletti, salviettine imbevute, aria condizionata se è il periodo estivo, riscaldamenti adeguati nel periodo invernale. In che modo è davvero efficace la Riunione aziendale Una riunione è efficace se è stata capace di entusiasmare, di incuriosire, di chiarire tutti i dubbi e di porre le basi per una futura collaborazione sempre più rappresentativa degli interessi aziendali comuni. La riunione deve consentire la partecipazione di tutti attivamente, deve sollevare incertezze, deve indurre tutti a fare domande, a parlare, ma soprattutto deve consentire un ascolto attivo, il dirigente che dialoga deve mantenere una discussione aperta tutti devo manifestare ciò che pensano senza timore, senza sentirsi a disagio. Dunque la riunione deve essere dinamica, energica, vivace capace di destare meraviglia e di rendere tutti più laboriosi, intraprendenti, deve far nascere una crescente voglia di fare,  di prevalere sulla concorrenza e di essere più operosi. Portiamo in azienda i risultati con la Riunione aziendale La riunione si concluderà con un verbale che riporterà tutti i punti discussi in seno alla riunione, le decisioni assunte e le azioni da mettere in atto per realizzare quanto detto. La pianificazione servirà a portare in azienda i risultati. Ogni partecipante esprimerà un giudizio, un feedback su quanto appreso durante la riunione. Un consiglio potresti organizzare le riunioni anche fuori dall’ ambiente aziendale, magari potresti scegliere una location suggestiva e far precedere la riunione da inviti formali, bigliettini scritti con la data, l’ora e l’oggetto della riunione. Potrebbe essere una sorta di meeting di lavoro, che può svolgersi all’aperto, nei giardini di un hotel o in un’ampia sala di un ristorante adibita a riunione aziendale, ciò per consentire a tutti di essere più liberi di esprimersi e maturare idee e soluzione più creative. A questo proposito ti suggerisco un sito che ti consente di scegliere il luogo che meglio soddisfa le tue aspettative. Il sito si compone di varie sezioni dalla location eventi, al marketing alberghiero, all’organizzazione di eventi, cliccando su ognuna di esse scoprirai quale è la struttura più adatta a te, inoltre il sito di si compone di un assistente virtuale che può darti una mano nella ricerca e di una chat  attiva per il servizio clienti che allo stesso modo può aiutarti per qualsiasi problema. Se hai un’azienda e non sai come organizzare e gestire una riunione, in modo vincente, affidati a noi ti daremo suggerimenti utili per la pianificazione
16 Agosto 2019
Come fare il Project Manager

Project manager – Lavoro, stipendio e cosa fa

Il Project Manager è il responsabile che da vita ad un progetto partendo solo da un’idea; inoltre segue la direzione dei lavori, coordina tutte le attività Il Project Manager è il responsabile di progetto, colui che da vita ad un progetto partendo solo da un’idea; inoltre segue la direzione dei lavori, coordina tutte le attività, supervisiona  i materiali utilizzati e le risorse impiegate. E’ dotato di ottime capacità organizzative ed è un buon conoscitore del prodotto. Il Project Manager si occupa di tutte le fasi del progetto, coordina il team di risorse umane che realizzeranno concretamente il progetto, pertanto a lui non sono richieste particolari competenze tecniche Cosa fa il project manager Il Project Manager deve: seguire l’inizio del progetto fino alla chiusura dello stesso; deve garantire elevati standard di qualità dei prodotti o materia prime utilizzate; deve coordinare le risorse umane impiegati nel progetto; deve garantire che i costi del progetto, i tempi e le modalità di realizzo siano rispettate; deve supervisionare lo stato di avanzamento dei lavori, riducendo al minimo i rischi; deve essere un buon comunicatore; deve saper risolvere situazioni complesse, pianificando una soluzione; deve riuscire a resistere a periodi di stress; deve avere qualità di leadership; deve contabilizzare le risorse impiegate nel progetto per conto della sua azienda committente ; deve essere disponibile a trasferte. Lavoro del project manager In Italia  la legge del 14 gennaio 2013 n. 4 disciplina l’attività di Project Manager come attività professionale non organizzata in ordini e collegi, con la quale si intende qualsiasi attività economica, anche organizzata, che mira ad offrire servizi o opere a favore di terzi, esercitata abitualmente e prevalentemente attraverso il lavoro intellettuale, ad esclusione di quelle previste dall’art. 2229 del codice civile. Chiunque eserciti un’attività non organizzata in ordini e collegi deve regolare il rapporto con il cliente mediante un atto scritto , indicando la disciplina applicabile e gli estremi della presente legge. Ogni professionista è dotato di libertà e di autonomia nell’espletamento del suo incarico, di indipendenza intellettuale e tecnica, osservando però i principi di buona fede e correttezza. La libera professione può essere esercitata in forma individuale, associata, sotto forma di cooperativa e di lavoro dipendente. Come si diventa project manager Non è prescritta dalla legge alcuna laurea specifica, in quanto i contesti in cui opera il Project Manager sono multidisciplinari pertanto a meno che l’azienda committente non abbia particolari pretese, sono ammesse tutte le lauree. Inoltre vengono organizzati appositi master e corsi di specializzazione in scuole di business management. Certificazioni del project manager Non è previsto nessun  percorso standardizzato per diventare Project Manager, ma è necessario conseguire alcune certificazioni che  caratterizzano l’identità del Project Manager. Il 29 novembre 2016 è stata pubblicata dall’ Ente nazionale italiano di unificazione la norma UNI 11648:2016. La norma prescrive le abilità professionali e le qualità, attitudini e predisposizioni naturali e caratteriali che un professionista deve possedere  e definisce i requisiti relativi all’attività professionale del Project Manager Anche in sede internazionale è stata recepita la UNI ISO 21500:2012 che disciplina la figura del Project Manager. Inoltre alcuni Organismi di Certificazione tra i quali Aicq-Sicev, Cepas, e Aica hanno provveduto ad accreditare i Project Manager in conformità alla norma UNI 11648:2016. Ti suggerisco di leggere la normativa  al seguente link –> http://www.normattiva.it Allo stesso modo consiglio di leggere la norma UNI 11648:2016 che ingloba la UNI ISO 21500:2012 al seguente link –> http://www.uni.com e invito a seguire la videointervista,  al coordinatore del gruppo di lavoro UNI, Pier Luigi Guida sul Project Manager , molto interessante ed esaustiva, al seguente link:    https://www.youtube.com/ dubbi su Come fare il Project Manager o vuoi sapere quanto guadagna? scrivilo nei commenti a presto
9 Agosto 2019
Break Even Point: cos’è, definizioni e managment

Break Even Point, calcolo del punto di pareggio

Il Break Even Point è il punto di pareggio detto anche punto di rottura in cui i ricavi totali previsti eguagliano i costi previsti per produrlo Il break Even Point è il punto di pareggio detto anche punto di rottura. Definizione di break even point E’ un punto di pareggio in cui i ricavi totali previsti per la vendita di un prodotto eguagliano i costi previsti per produrlo, ovvero quante unità produrre per arrivare a coprire i costi della produzione. In corrispondenza di questo punto di rottura o di equilibrio nel Break Even Point, le quantità prodotte di un bene sono esattamente uguali alle quantità vendute dello stesso bene, pertanto i ricavi totali presunti saranno uguali ai costi totali presunti. Presupposti del break even point Il punto di pareggio e di equilibrio o Break Even Point si realizza se sono soddisfatti i seguenti presupposti: il volume di produzione deve essere uguale al volume delle vendite, i costi variabili devono essere proporzionali, i costi fissi devono essere costanti  nonostante il variare della quantità prodotta complessiva, il prezzo di vendita unitario deve essere fisso. Esempi excel di costi fissi nel break even point I costi sono definiti fissi se restano costanti entro un intervallo di tempo definito relevant range  e non variano al variare delle quantità prodotte e vendute. Si pensi all’affitto dei locali, ai costi di riscaldamento, ai costi di pulizia, alla vigilanza, alla pubblicità,  agli ammortamenti, agli stipendi per il personale, che un imprenditore piccolo o grande che sia sostiene, indipendentemente dal volume d’affari e dalla produzione. Infatti l’imprenditore potrebbe anche attraversare periodi di forte crisi in cui a fronte di una adeguata ed equa produzione  non riesce a realizzare grandi volumi di vendita con la conseguenza che a stento riesce a fronteggiare le spese e ad adempiere a tutti gli impegni assunti con i fornitori. Spese e impegni fissi che è obbligato ad onorare. Esempi excel di costi variabili nel break even point I costi variabili invece variano al variare dei livelli di attività. Si pensi ai costi sostenuti per l’acquisto di materie prime, costi per la manodopera diretta, costi per lavorazioni esterne, provvigioni pagate ad agenti e rappresentanti di commercio. In questo caso l’imprenditore può decidere se acquistare o meno e se sostenere tali costi, in quanto ha più autonomia, perché tali spese si riferiscono alla produzione di un bene in senso stretto per il quale se non vi è richiesta da parte del mercato l’imprenditore non affronta le spese di materie prime, non si approvvigiona e non si indebita nei confronti dei fornitori, allo stesso modo non ha bisogno di dipendenti che lavorano alla produzione del suo bene, né di chi promuove il suo bene sul mercato, quali agenti e rappresentanti. L’insieme di questi costi fissi e costi variabili che fanno parte di uno specifico Conto Economico determinano il margine di contribuzione, ossia la misura in cui le vendite sono in grado di coprire tutti i costi fissi. Cos’è il relevant range nel break break even point È un indicatore che misura la velocità di movimento di prezzo di un prodotto, ossia la differenza tra il prezzo di mercato più alto e quello più basso all’interno di un determinato periodo di tempo. Un vasto range di prezzo in un determinato mercato, indica alta volatilità in un dato periodo. Se si opera a lungo in un mercato con un determinato range di prezzo, il limite più alto e quello più basso possono essere assunti come solide aree di supporto e resistenza. Rappresentazione grafica e formula break even point Il Break Even Point può essere rappresentato graficamente. Poniamo sull’asse delle ascisse le quantità prodotte  del bene P, che sta per pomodoro e vendute dello stesso bene, su quello delle ordinate l’ammontare dei costi sostenuti per produrre i pomodori e dei ricavi incassati dalle vendite e rappresentiamo il tutto con delle rette. La retta dei ricavi totali parte dall’origine degli assi, in corrispondenza del quale il volume è zero e il ricavo è zero perché ancora non abbiamo iniziato la nostra produzione, man  mano che iniziamo a produrre e vendere i pomodori la retta si inclina in proporzione al prezzo unitario del pomodoro. I costi fissi sono rappresentati da una retta parallela all’asse delle ascisse perché non variano al variare delle quantità prodotte e vendute, invece i costi totali, somma dei costi variabili e dei costi fissi, sono rappresentati da una retta che ha per intercetta, sull’asse delle ordinate, l’ammontare dei costi fissi e la cui pendenza dipende dal tasso di crescita dei costi variabili al variare delle quantità prodotte e vendute. Il punto di pareggio in cui si incrociano per il Break Even Point, o meglio si intersecano la retta dei ricavi totali e la retta dei costi totali rappresenta il volume  minimo di produzione-vendita al di sotto del quale entriamo nell’area della perdita e al di sopra del quale, si hanno margini crescenti di utile, ossia di guadagno,  fino a raggiungere il massimo guadagno in corrispondenza del massimo volume di produzione e vendita. Le aziende industriali, produttrici di pomodori presentano costi fissi elevati in corrispondenza dei quali il punto di equilibrio nel Break Even Point è più elevato. Margine di sicurezza nel break even point Un indice molto importante da tenere in considerazione è il margine di sicurezza che indica di quanto possono contrarsi le vendite attuali prima che l’impresa inizi a realizzare perdite. Di quanto l’impresa può sopportare una contrazione dei ricavi di vendita attuali prima di entrare nell’area delle perdite. Ovviamente si deve verificare una riduzione fisica di produzione del bene prodotto  a prescindere dalla riduzione del prezzo unitario di vendita, il quale, pur contraendo il fatturato, potrebbe non comportare alcuna riduzione nei volumi prodotti e venduti e, di conseguenza, a nessuna riduzione dei costi variabili, portando in questo caso a variare la retta dei ricavi, a spostare il punto di pareggionel Break Even Point e a far perdere di significato il margine di sicurezza. In conclusione il margine di sicurezza evidenzia la capacità di resistenza dell’impresa di fronte ad un calo della domanda. Il margine di sicurezza è legato alla dimensione delle vendite di equilibrio quanto più queste sono basse tanto più il BEP cade in prossimità dell’origine degli assi e quindi tanto più ampio può essere il margine di sicurezza ed elevata la potenzialità economica strutturale dell’impresa. Il Break Even Point è un valido e affidabile strumento operativo per prevedere i profitti in funzione del livello produttivo, anche, perché rispetto alle rappresentazioni statiche date dalla normale contabilità, introduce un elemento più dinamico nella rappresentazione delle componenti di reddito. Ancora dubbi sul Break Even Point? scrivilo nei commenti
9 Agosto 2019
Crediti non incassati: Cosa succede all’IVA?

Svalutazione crediti – Fondo, accantonamento e utilizzo

Nella svalutazione crediti, i crediti non incassati sono somme di denaro che il creditore deve avere da un soggetto cliente i crediti non incassati Svalutazione crediti: I crediti non incassati sono somme di denaro che il creditore, fornitore di un servizio o produttore di un bene, deve avere da un altro soggetto, suo debitore che non ha ancora provveduto a pagargli le somme dovute a fronte del servizio reso o di un  bene consegnato. Recupero IVA sulla svalutazione crediti Il creditore può recuperare l’IVA sulle somme che non ha incassato portandola in detrazione. Infatti il cedente del bene o il prestatore di servizi ha diritto di portare in detrazione l’imposta che corrisponde alla variazione, secondo l’art. 19 del D.P.R. 633/72,  tutte le volte in cui un’operazione per la quale è stata emessa la fattura viene meno o si riduce l’ammontare dell’imponibile  come conseguenza a  un mancato  pagamento a causa di procedure concorsuali o procedure esecutive rimaste infruttuose, provvedendo alla corretta registrazione della stessa come stabilisce l’art. 25 del D.P.R. 633/72, che detta le norme sulla registrazione delle fatture acquisti. L’IVA di riferimento è quella addebitata sulla fattura originaria, di conseguenza anche se nel corso del tempo l’aliquota IVA è aumentata, occorre sempre fare riferimento a quella vigente nel momento in cui è stata emessa l’originale. Svalutazione crediti – l’iva sui crediti non incassati L’IVA sulla svalutazione crediti non incassati può essere recuperata secondo le disposizioni contenute nell’art. 26 del D.P.R. 26 ottobre 1972, n. 633 tutte le volte che, dopo l’emissione della fattura e la registrazione,  l’imponibile o l’imposta subiscano  variazioni; esempio potrebbero aumentare, a causa di inesattezze sulla fattura o errori commessi, quando si registra una fattura con il software di contabilità. Qualora si verificano errori materiali o di calcolo nella registrazione delle fatture emesse e nelle liquidazioni periodiche IVA dalle quale si origina  un debito o un credito, deve essere fatta una variazione dell’IVA in aumento nel registro vendite di cui all’art. 23 del D.P.R 633/72, e variazioni in diminuzione dell’IVA nel registro acquisti di cui all’art. 25 del D.P.R 633/72. Nota di credito per il recupero dei crediti svalutati La nota di credito, nel caso di recupero e svalutazione crediti è un documento fiscale che deve essere emessa secondo le modalità previste per la fattura ai sensi l’art. 21 del DPR 633/72. Si ricorre ad essa quando l’azienda deve stornare in tutto o in parte una fattura precedentemente emessa. L’azienda che si accorge di aver commesso errori mentre compilava la fattura emessa, perché  ad esempio ha sbagliato a calcolare l’imposta o l’imponibile, o perché il prestatore di servizi non ha ultimato la sua opera e deve annullare la fattura emessa, o ancora perché l’azienda ha consegnato quantitativi di merce difettosa, in tutti questi casi può recuperare il credito sanando la fattura con l’emissione di una nota di credito. Esempio svalutazione crediti Si pensi a una grande azienda produttrice di vernice ad acqua che riceve un ordinativo da parte di una carrozzeria industriale di produrre 3000 barattoli da kg di vernice ad acqua, del valore di 70 euro ciascuna + Iva al 22%, per un valore di  85,40 euro a barattolo. Il totale della fattura sarà pari 256.200,00 euro. Quando i barattoli di vernice ad acqua sono pronti, l’azienda emette fattura in data 20/05/2018 n. 350. La carrozzeria industriale che ha commissionato l’ordine quando riceve l’ordinativo si accorge che 1000 barattoli di vernice ad acqua sono scaduti, ovviamente non pagherà tutti i barattoli. Allora l’azienda produttrice per recuperare il suo credito è obbligata ad emettere una nota di credito a storno parziale della fattura originale n. 350 per n.1000 barattoli di vernice ad acqua scaduta, il  prezzo sarà il seguente 85.400,00, euro. Importo fattura originaria 256.200,00 euro Importo nota di accredito -85.400,00 euro Importo a pagare 170.800,00 euro A questo punto la carrozzeria industriale potrà  stornare parte della merce già fatturata, insieme al relativo importo iscritto nei libri contabili e l’IVA. Pertanto l’azienda produttrice di vernice ad acqua emetterà la nota di variazione a favore della carrozzeria industriale committente, indicando l’IVA addebitata nella fattura originaria e non riscossa e riportando nel documento la seguente annotazione “Documento di accredito emesso ai sensi dell’art. 26 del D.P.R. n. 633/1972, al solo fine di recuperare l’imposta IVA. Non comporta rinuncia al credito rimasto insoddisfatto” Affinché sia sempre ammesso il recupero dell’IVA è fondamentale che sia dimostrata dalla fattura, diversamente non è riconosciuta la possibilità di recuperare l’IVA qualora il documento fiscale che testimonia l’esistenza del credito è una ricevuta fiscale o uno scontrino. E’ utile e opportuno ricordare che  la nota di credito segue un termine oltre il quale non è consentito alcun recupero. L’art. 26 del D.P.R 633/1972, infatti, stabilisce che la nota di credito non può essere emessa dopo il decorso di un anno da quando è stata effettuata l’operazione imponibile, ossia da quando è stata emessa la fattura di pagamento di un bene o la prestazione di un servizio, qualora gli eventi indicati, ossia, la variazione dell’imponibile deriva da un accordo tra le parti. Lo stesso termine di un anno e le stesse disposizioni summenzionate valgono anche per le rettifiche o le inesattezze della fatturazione, esempio se viene emessa fattura per operazioni inesistenti, ai sensi dell’art. 21 comma 7 del D.P.R. 633/1972,  l’IVA è dovuta per l’intero ammontare risultante in  fattura. Pertanto è sempre ammissibile recuperare l’IVA per i crediti non riscossi.
6 Agosto 2019
Regime fiscale

Il regime fiscale – Ordinario e semplificato

Il regime fiscale – in questa breve guida vedremo come effettuare il Controllo del regime fiscale prendendo come il regime Ordinario e semplificato Con il termine “regime fiscale” è indicato un insieme di documenti che riguardano il calcolo preciso del risultato dello specifico esercizio e quindi la messa in regola con il fisco. È importante inoltre per la compilazione della dichiarazione dei redditi e del bilancio complessivo. In questo articolo approfondiremo le nozioni principali dei diversi regimi contabili, con alcuni consigli ad hoc per farti scegliere il più adatto in base alla tua impresa.regime fiscale semplificato Tipologie di regime fiscale Il tipo di regime fiscale che gli imprenditori e le imprese possono adottare è suddiviso essenzialmente in 3 forme, ovvero, quello ordinario, quello agevolato e quello per le imprese minori. Con la Legge di bilancio 2017 la nuova normativa sul regime di cassa per tutte le partite ive si trasforma in regime semplificato. Ogni ditta ha quindi l’obbligo di avere un regime contabile. Regime fiscale ordinario Il primo è proprio quello ordinario, che riguarda tutte le S.r.l, S.p.a, S.a.p.a, Soc.coop.ve ed è obbligatorio per le società capitali; esso include i libri e i registri contabili/societari, quelli per l’iva e per gli eventuali dipendenti. I vantaggi sono: -ottimi dettagli sull’andamento dell’azienda; -bilanci con informazioni economiche e finanziarie; -elasticità per l’accertamento sul reddito. Tra gli svantaggi si possono elencare i numerosi adempimenti formali, l’assoluta necessità di una buona conoscenza contabile ed un costo più alto per la tenuta del regime. Regime fiscale semplificato Il regime contabile semplificato è il cosiddetto regime naturale, applicabile per le ditte individuali, le s.n.c., le s.a.s e i lavoratori autonomi. Con questo regime è possibile tenere i registri dei dipendenti e dell’iva, sui quali vengono poi registrati i fatti di gestione. I costi minori e le conoscenze di base rientrano sicuramente fra i vantaggi di avere un regime semplificato, gli svantaggi potrebbero invece essere collegati alla difficoltà di avere un bilancio periodico e ai pochi elementi informativi per il controllo della gestione. Oltre ad essere obbligatorio per legge avere un regime contabile, scegliere quello adatto al tuo tipo di impresa è molto importante, perché permette di tenere conto di tutte le caratteristiche della società e di accedere in qualunque momento ai controlli per l’andamento della stessa. Regime fiscale fofettario Il regime forfettario (con partita iva agevolata) è adatto alle ditte individuali, i professionisti e le aziende familiari. Bisogna tener conto però del tipo di attività svolta e dei ricavi, oltre ad avere dei requisiti minimi per potervi accedere. È fruibile sia da coloro che hanno già un’azienda sia per le nuove iniziative imprenditoriali, infatti la nuova normativa prevede la soddisfazione di “molti” requisiti per accedervi e per rimanervi. Consigli sul regime fiscale Il consiglio è quindi quello di raccogliere tutte le informazioni possibili sulla tua azienda ed optare per il regime contabile migliore per te, in base alle tue conoscenze tecniche e alle tue esigenze. In questo modo avrai il controllo completo della gestione della tua società, con registri e libri sempre a portata di mano.